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	<title>William Burns Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 26 Feb 2026 17:21:02 +0000</lastBuildDate>
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	<title>William Burns Archives - InsideOver</title>
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		<title>Glenn Diesen all&#8217;Onu: all&#8217;Occidente interessa più logorare la Russia che aiutare l&#8217;Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 17:17:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen.webp 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-1024x576.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-600x338.webp 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Secondo il politologo norvegese, intervenuto al'Onu, all'Occidente interessa molto più logorare la Russia che aiutare l'Ucraina. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/glenn-diesen-allonu-alloccidente-interessa-piu-logorare-la-russia-che-aiutare-lucraina.html">Glenn Diesen all&#8217;Onu: all&#8217;Occidente interessa più logorare la Russia che aiutare l&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen.webp 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-1024x576.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/glenn-diesen-600x338.webp 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>L’intervento tenuto da <strong>Glenn Diesen </strong>al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 22 febbraio 2026, e pubblicato poi in traduzione italiana, non è stato un semplice contributo accademico sul conflitto ucraino. È stato, piuttosto, <strong>un atto d’accusa contro il modo in cui l’Occidente ha raccontato, deformato e infine irrigidito politicamente la guerra in Ucraina. </strong>Il cuore del suo ragionamento è netto: il conflitto non si combatte solo sul terreno, nelle trincee e nei centri di comando, ma anche nello spazio informativo, dove i media modellano la percezione pubblica, delimitano ciò che è dicibile e, soprattutto, rendono possibili o impossibili determinate scelte politiche. In questo senso, il ruolo della propaganda non è accessorio. È parte integrante della guerra.</p>



<p>Diesen avrebbe dovuto essere presente di persona a New York, ma il suo volo è stato cancellato senza possibilità di una sostituzione utile ad arrivare in tempo. Ha quindi affidato il proprio intervento a un collegamento, spiegando sin dall’inizio di voler affrontare esattamente questo punto: come si è sviluppato il conflitto in Ucraina sia sul campo di battaglia sia nel dominio informativo, e perché <strong>la manipolazione delle narrazioni da parte dei media</strong>, insieme alla demonizzazione dell’avversario, rappresenti un pericolo diretto per ogni prospettiva di pace.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Walter Lippmann e la propaganda di guerra</h2>



<p>Per costruire la sua argomentazione, Diesen richiama uno dei grandi classici della riflessione sulla propaganda politica: <strong>Walter Lippmann</strong>. Il riferimento non è ornamentale, ma decisivo. Lippmann, dopo aver lavorato per il governo degli Stati Uniti durante la Prima guerra mondiale, comprese che <strong>le democrazie liberali tendono a presentare i conflitti come scontri assoluti tra il Bene e il Male.</strong> Non si tratta soltanto di una semplificazione retorica: è uno strumento per mobilitare il consenso, disciplinare l’opinione pubblica e rendere moralmente obbligatoria la prosecuzione della guerra.</p>



<p>Il rischio, osservava Lippmann e riprende Diesen, è che una volta convinta l’opinione pubblica che il nemico incarni il male assoluto, diventi quasi impossibile accettare una soluzione realistica. In una guerra descritta come lotta metafisica, il compromesso non appare come un atto di prudenza, ma come una forma di pacificazione del male. <strong>La pace non è più l’obiettivo; l’unico esito ammesso diventa la sconfitta totale dell’avversario.</strong> Ecco il passaggio cruciale: la propaganda non si limita a sostenere la guerra, ma elimina il terreno stesso su cui potrebbe nascere una pace praticabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza reciproca contro moralismo ideologico</h2>



<p>Diesen insiste su un principio elementare della strategia internazionale: <strong>la sicurezza non può essere pensata solo dal proprio punto di vista. </strong>Ogni Stato cerca di aumentare la propria sicurezza, ma così facendo spesso riduce quella altrui. Questa competizione per la sicurezza è il nucleo della politica internazionale. Il primo passo verso una pace comune, dunque, non consiste nel proclamare la propria superiorità morale, ma nel mettersi nei panni dell’avversario e riconoscere l’esistenza di preoccupazioni reciproche.</p>



<p>Qui entra in scena il nodo più inquietante della sua critica. Se il conflitto è narrato come lotta del Bene contro il Male, allora anche solo provare a comprendere le ragioni dell’avversario diventa un tradimento. C<strong>hiunque tenti di guardare il mondo da un’altra prospettiva viene immediatamente bollato come “putiniano”, come sostenitore del nemico, come apologeta. </strong>Diesen allarga il ragionamento oltre il caso russo e osserva che lo stesso schema vale altrove, per esempio quando il dissenso viene liquidato con etichette simili in altri teatri di crisi. In altre parole, non è più consentita un’analisi strategica: resta soltanto una liturgia morale di appartenenza.</p>



<p>Egli formula qui una considerazione durissima: se le generazioni della Guerra Fredda avessero avuto questo stesso livello di immaturità politica, <strong>probabilmente il mondo non sarebbe sopravvissuto. </strong>Il punto non è polemico, ma storico. La gestione del confronto nucleare richiedeva la capacità di comprendere il punto di vista dell’avversario. Oggi, invece, tale esercizio viene spesso denunciato come slealtà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I media come costruttori di realtà</h2>



<p>Secondo Diesen, i media non si limitano a raccontare i fatti. Spesso li costruiscono socialmente, selezionando ciò che deve entrare nel quadro, ciò che va taciuto e ciò che deve essere interpretato in un solo modo. I giornalisti, in questo contesto, cessano di essere osservatori e <strong>diventano combattenti nello spazio informativo.</strong></p>



<p>Gli esempi citati sono molto precisi. Riconoscere apertamente le perdite delle forze armate ucraine diventa problematico perché potrebbe ridurre il sostegno dell’opinione pubblica alla prosecuzione della guerra. Ammettere che le sanzioni non stanno raggiungendo i risultati promessi diventa altrettanto scomodo, perché potrebbe indebolire il sostegno all’arma economica. Perciò <strong>la realtà viene spesso subordinata alla tenuta della narrazione.</strong> La funzione dell’informazione non è più spiegare il conflitto, ma impedire che il consenso si incrini.</p>



<p>Questo, osserva Diesen, conferma esattamente il timore di Lippmann: <strong>la fedeltà alla narrazione finisce per chiudere ogni spazio per una soluzione pacifica. </strong>Se il pubblico viene educato a pensare che ogni dubbio sia una resa e ogni negoziato un premio all’aggressore, allora qualunque proposta diplomatica nasce già delegittimata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nemico russo: debole e onnipotente</h2>



<p>Uno dei passaggi più acuti del discorso riguarda la doppia immagine della Russia proposta dai media occidentali. Da un lato, Mosca viene descritta come arretrata, inefficiente, incapace di successi duraturi, segnata da limiti strutturali e da un apparato militare inferiore. Dall’altro, la stessa Russia viene rappresentata come una minaccia quasi inarrestabile, potenzialmente capace di travolgere l’Europa se non fermata subito.</p>



<p>Questa contraddizione non è casuale. Serve a produrre due effetti simultanei: <strong>alimentare la paura e, nello stesso tempo, rassicurare il pubblico occidentale sulla possibilità di una vittoria.</strong> Il nemico deve apparire abbastanza pericoloso da giustificare sacrifici, ma anche abbastanza vulnerabile da rendere credibile la promessa del successo finale. È un meccanismo tipico della propaganda di guerra: creare un avversario mostruoso ma alla portata della sconfitta, purché si continui a sostenere il conflitto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’invasione &#8220;non provocata” come dogma politico</h2>



<p>Diesen individua nella formula dell’“invasione non provocata” la narrazione fondamentale dell’intero conflitto. È una formula politicamente decisiva perché non si limita a qualificare l’atto militare russo, ma stabilisce il perimetro del discorso consentito. <strong>Se la guerra è “non provocata”, allora la Russia appare come una potenza puramente espansionista e imperialista</strong>, mossa da una volontà di conquista senza alcuna relazione con il contesto strategico precedente. Ne deriva che discutere delle cause, delle linee rosse, delle dinamiche di sicurezza diventa sospetto. Ogni tentativo di farlo viene accusato di voler “legittimare” l’invasione.</p>



<p>Diesen ritiene questa narrazione estremamente pericolosa per un motivo preciso: se si esclude a priori la dimensione provocatoria, allora qualsiasi compromesso viene presentato come una ricompensa all’aggressore. Di conseguenza, <strong>la pace non può più passare per la diplomazia, ma solo attraverso l’aumento dei costi militari per il nemico. </strong>Da qui discende l’idea, divenuta quasi senso comune in molti ambienti occidentali, che la pace si costruisca inviando più armi. Non a caso, ricorda Diesen, anche figure apicali dell’Alleanza Atlantica hanno sostenuto che “le armi sono la via per la pace”. È la completa inversione del linguaggio politico: la guerra viene venduta come strumento di stabilizzazione, mentre la diplomazia viene sospinta nel campo della complicità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio di escalation con una potenza nucleare</h2>



<p>La conseguenza strategica di questa cecità narrativa è, per Diesen, spaventosa. Se il conflitto è stato effettivamente provocato dall’erosione sistematica della sicurezza russa, dall’avanzata della Nato e dalla trasformazione dell’Ucraina in Stato di prima linea, allora l’Occidente non si sta misurando con una guerra periferica, ma con una spirale di escalation nei confronti della più grande potenza nucleare del mondo, <strong>convinta di trovarsi dentro un conflitto esistenziale.</strong></p>



<p>Qui la sua tesi non è morale, ma militare. Una potenza nucleare che percepisce minacciata la propria sopravvivenza non ragiona secondo i criteri rassicuranti della comunicazione politica occidentale. Ignorare questa percezione significa rendere la crisi più instabile e più pericolosa. Ecco perché Diesen invita a recuperare il linguaggio della sicurezza reciproca: non per assolvere la Russia, ma per evitare un errore di calcolo catastrofico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’espansione della Nato</h2>



<p>Per sostenere la tesi della provocazione, Diesen richiama una lunga serie di avvertimenti formulati, a partire dagli anni Novanta, da figure occidentali di primo piano: politici, capi dell’intelligence, ambasciatori, diplomatici. <strong>Tutti avevano messo in guardia dalle conseguenze dell’espansione della Nato verso Est. </strong>Secondo il professore norvegese, quell’espansione non ha ampliato la sicurezza, ma ha demolito i presupposti di una sicurezza paneuropea condivisa, sostituendola con una nuova logica di divisione del continente, con linee di frattura e frontiere strategiche sempre più esposte.</p>



<p>Il riferimento a <strong>George Kennan </strong>è centrale. Kennan aveva previsto che l’allargamento della Nato avrebbe innescato una nuova Guerra Fredda. E aveva aggiunto un’osservazione di straordinaria lucidità: una volta provocata la reazione russa, gli stessi sostenitori dell’espansione l’avrebbero usata come prova del fatto che “i russi sono fatti così”. È un meccanismo circolare: prima si crea la dinamica di attrito, poi si presenta la risposta dell’avversario come conferma della sua aggressività originaria.</p>



<p>Diesen denuncia il rifiuto dei media di riconoscere questa evidenza, perché farlo significherebbe <strong>ammettere che l’Occidente ha concorso a creare le condizioni del conflitto.</strong> E ammetterlo, nell’attuale regime narrativo, equivarrebbe a incrinare il dogma della purezza occidentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le linee rosse ignorate: Merkel, Lyne e Burns</h2>



<p>Il discorso si sofferma poi su una serie di dichiarazioni occidentali che, prese insieme, definiscono con impressionante chiarezza il concetto stesso di “guerra provocata”.</p>



<p><strong>Angela Merkel</strong>, ricorda Diesen, aveva riconosciuto che offrire all’Ucraina un piano d’azione per l’adesione alla Nato sarebbe stato interpretato da Mosca come una dichiarazione di guerra. L’ex ambasciatore britannico in Russia, <strong>Roderic Lyne,</strong> definì quel percorso <strong>“stupido sotto ogni aspetto”</strong>, aggiungendo che, se si fosse voluto iniziare una guerra con la Russia, quello sarebbe stato il modo migliore per farlo. E <strong>William Burns</strong>, all’epoca direttore della Cia, aveva segnalato che il tentativo di portare l’Ucraina nella Nato avrebbe con ogni probabilità innescato un intervento militare russo, che Mosca avrebbe preferito evitare ma che avrebbe considerato necessario.</p>



<p>Per Diesen, queste affermazioni sono talmente esplicite da sembrare esse stesse una definizione di provocazione strategica. E tuttavia, osserva, nel discorso mediatico occidentale il termine non può essere usato. È vietato non perché falso, ma perché politicamente intollerabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il 2014: Maidan e l’Ucraina nell’orbita atlantica</h2>



<p>La ricostruzione di Diesen dedica ampio spazio al 2014, indicato come l’anno della svolta decisiva. Secondo il professore, <strong>i Paesi Nato sostennero il colpo di Stato che portò l’Ucraina nell’orbita occidentale, presentandolo come trionfo della democrazia.</strong> Ma questa rappresentazione, a suo giudizio, ha occultato la sostanza del processo.</p>



<p><strong>Viktor Janukovyč</strong>, ricorda, era stato eletto in consultazioni libere e regolari. La sua rimozione non fu una normale alternanza politica, ma una rottura che violò la costituzione ucraina. Anche le rivolte di Maidan, aggiunge, non godevano del sostegno della maggioranza degli ucraini. In altre parole, la narrazione occidentale di una spontanea e lineare rivoluzione democratica avrebbe cancellato la natura profondamente divisiva e conflittuale di quel passaggio.</p>



<p>Diesen sottolinea anche un fatto significativo: per un breve periodo, nel 2014, gli stessi media occidentali riferirono che il nuovo governo di Kiev stava attaccando il Donbass e colpendo civili che rifiutavano la legittimità del nuovo ordine politico. La stessa CNN arrivò a porsi una domanda fondamentale: <strong>se la popolazione del Donbass avrebbe mai più accettato di essere governata da Kiev</strong>. Ma questa finestra durò poco. Ben presto, sostiene Diesen, prevalse la narrazione completa della demonizzazione della Russia, e la resistenza nel Donbass venne ridotta a semplice operazione russa contro la democratizzazione dell’Ucraina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Servizi segreti, epurazioni e mutamento dell’Ucraina</h2>



<p>Dopo il 2014, prosegue Diesen, sarebbe emersa una realtà che i media hanno trattato con estrema cautela o ignorato del tutto. Già il giorno successivo al cambio di potere, le agenzie di intelligence statunitensi e britanniche avrebbero stabilito una partnership con il nuovo capo dell’intelligence ucraina per ricostruire i servizi segreti come strumento anti-russo. Il procuratore generale ucraino, ricorda Diesen, arrivò a sostenere che gli Stati Uniti stessero governando il Paese dopo il colpo di Stato.</p>



<p>A ciò si aggiungerebbero arresti di membri del Parlamento, revoche della cittadinanza, epurazioni mediatiche, marginalizzazione della lingua russa, attacchi contro la Chiesa ortodossa e, <strong>anno dopo anno, l’uccisione di civili nel Donbass. </strong>Tutto questo, secondo Diesen, è stato largamente rimosso dal discorso dominante occidentale, perché incompatibile con l’immagine di un’Ucraina puramente democratica e integralmente allineata ai valori proclamati dall’Occidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli accordi di Minsk sabotati</h2>



<p>Un altro punto centrale riguarda il fallimento degli accordi di Minsk. Diesen sostiene che nazionalisti ucraini, giornalisti e politici occidentali abbiano minato dall’interno quella possibilità di composizione del conflitto, impedendo una soluzione che avrebbe potuto stabilizzare il Paese. In questo contesto, ricorda che <strong>Zelensky era arrivato al potere nel 2019 con un mandato orientato alla pace,</strong> ma venne subito circondato da “linee rosse” interne che gli impedirono di attuarlo.</p>



<p>Non si tratta di un dettaglio secondario. Per Diesen, il sabotaggio di Minsk segnala che il problema non è stato solo l’intransigenza di Mosca, ma l’esistenza di un blocco politico e mediatico che ha impedito di percorrere la via del compromesso anche quando essa era formalmente sul tavolo.</p>



<p>A rafforzare questo quadro, egli cita il giudizio del principale consigliere dell’ex presidente francese, secondo cui <strong>la firma della Carta del partenariato strategico tra Stati Uniti e Ucraina, nel novembre 2021, convinse la Russia che doveva “attaccare o essere attaccata”</strong>. È un passaggio di enorme rilievo, perché colloca l’escalation non dentro un vuoto, ma dentro una sequenza precisa di mosse politico-strategiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Se fosse accaduto in Messico</h2>



<p>Diesen usa poi un paragone volutamente provocatorio ma efficace. Se la Russia o la Cina avessero compiuto in Messico le stesse mosse che l’Occidente ha compiuto in Ucraina, sostiene, nessuno in Occidente avrebbe esitato a definirle provocazioni intollerabili. Questo doppio standard, secondo lui, è la prova che il problema non è l’analisi dei fatti, ma <strong>la subordinazione del giudizio alla collocazione geopolitica di chi agisce.</strong></p>



<p>Il valore strategico di questo passaggio sta proprio qui: <strong>il principio di sicurezza non può valere solo per sé stessi.</strong> Se una determinata penetrazione politico-militare in un’area sensibile viene considerata legittima quando la compie l’Occidente e intollerabile quando la compiono altri, allora non siamo più nel campo del diritto o della sicurezza, ma in quello della pura egemonia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi russi del 2022 e la neutralità</h2>



<p>Diesen contesta anche un altro elemento chiave della narrazione mediatica: l’idea che sin dal primo giorno la Russia intendesse usare tutta la propria potenza per conquistare l’intera Ucraina. Secondo la sua lettura, il numero relativamente basso di truppe impiegate all’inizio e la natura delle prime mosse militari sarebbero stati <strong>poco coerenti con un piano di conquista totale. </strong>Indicherebbero, piuttosto, un obiettivo politico-strategico più circoscritto: costringere Kiev a ripristinare la neutralità e a rinunciare all’ingresso nella Nato.</p>



<p>Non si tratta, per Diesen, di assolvere l’iniziativa militare russa, ma di comprenderne la razionalità strategica. I media, a suo giudizio, hanno evitato questa analisi perché ammetterla avrebbe significato riconoscere che la guerra non nasceva da un impulso irrazionale di conquista, ma da <strong>un conflitto attorno all’assetto di sicurezza europeo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">I negoziati del marzo 2022 e il sabotaggio di Istanbul</h2>



<p>Uno dei passaggi più pesanti dell’intervento riguarda il primissimo periodo dell’invasione. Diesen afferma che i media non hanno informato correttamente l’opinione pubblica del fatto che <strong>già il primo giorno dell’offensiva i vertici ucraini confermarono di essere stati contattati da Mosca per discutere negoziati </strong>di pace basati sulla non adesione dell’Ucraina alla Nato. Lo stesso Zelensky, ricorda, aveva dato il proprio assenso a questa impostazione.</p>



<p>Diesen cita poi una dichiarazione di Zelensky del marzo 2022, in cui il presidente ucraino osservava che in Occidente vi erano persone a cui non dispiaceva una guerra lunga, perché <strong>essa avrebbe logorato la Russia, anche al prezzo della dissoluzione dell’Ucraina.</strong> È una frase che, nella ricostruzione di Diesen, smonta l’idea di una totale convergenza tra interesse ucraino e interesse occidentale.</p>



<p>Subito dopo, il professore richiama la vicenda dei negoziati di Istanbul, che a suo dire furono sabotati da <strong>Boris Johnson.</strong> E ricorda anche il giudizio del ministro degli Esteri turco, il quale dichiarò di aver avuto l’impressione che vi fossero, negli Stati occidentali, persone interessate a far continuare la guerra per indebolire la Russia, <strong>senza grande preoccupazione per la sorte dell’Ucraina.</strong> Per Diesen, questo è uno dei punti più rivelatori dell’intera vicenda: un’occasione negoziale venne sacrificata sull’altare di obiettivi strategici più ampi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla solidarietà proclamata al disastro ucraino</h2>



<p>Il quadro che emerge dalla sua analisi è spietato. Invece di promuovere una nuova architettura di sicurezza europea capace di contenere la competizione strategica e impedire che l’Ucraina diventasse un campo di battaglia, i media occidentali hanno scelto di demonizzare la Russia fino a trasformare la diplomazia stessa in un oggetto sospetto.</p>



<p>Mentre centinaia di migliaia di uomini morivano nelle trincee, <strong>la narrazione dominante continuava a insistere sulla vittoria ucraina imminente,</strong> sulla presunta volontà russa di ricostruire l’Unione Sovietica, sulla minimizzazione delle perdite di Kiev, sul silenzio riguardo alle politiche di de-russificazione e alla durezza della coscrizione. Tutto è stato raccontato sotto la bandiera della solidarietà con l’Ucraina, ma – questo è il punto più cinico messo in luce da Diesen – senza interrogarsi davvero su ciò che il popolo ucraino desiderasse o su quale fosse il prezzo reale di questa “solidarietà”.</p>



<p>Il risultato, nella sua lettura, è che <strong>l’Ucraina si trova oggi davanti a un disastro umano, demografico, economico e istituzionale</strong>, mentre l’Occidente rischia una guerra diretta con la Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/glenn-diesen-allonu-alloccidente-interessa-piu-logorare-la-russia-che-aiutare-lucraina.html">Glenn Diesen all&#8217;Onu: all&#8217;Occidente interessa più logorare la Russia che aiutare l&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Epstein aveva legami con la Cia&#8221;: negli Usa si indaga sui rapporti tra il finanziere e l&#8217;agenzia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 09:43:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
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<p>Jeffrey Epstein e i legami con l'intelligence Usa, Cia in particolare: una deputata repubblicana chiedere di fare chiarezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/epstein-aveva-legami-con-la-cia-negli-usa-si-indaga-sui-rapporti-tra-il-finanziere-e-lagenzia.html">&#8220;Epstein aveva legami con la Cia&#8221;: negli Usa si indaga sui rapporti tra il finanziere e l&#8217;agenzia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218102448334_dba80ab8cd447438731ca970398f35ad.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218102448334_dba80ab8cd447438731ca970398f35ad.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218102448334_dba80ab8cd447438731ca970398f35ad-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218102448334_dba80ab8cd447438731ca970398f35ad-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218102448334_dba80ab8cd447438731ca970398f35ad-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218102448334_dba80ab8cd447438731ca970398f35ad-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260218102448334_dba80ab8cd447438731ca970398f35ad-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Central Intelligence Agency (Cia)</strong> ha affermato in più occasioni di non possedere alcuna informazione relativa a <strong>Jeffrey Epstein</strong>, il finanziere condannato per traffico sessuale di minori e morto in carcere nel 2019, in una risposta fornita nel 2011. «Abbiamo cercato documenti responsive originati dalla Cia che potrebbero riflettere un&#8217;affiliazione aperta o altrimenti riconosciuta con l&#8217;Agenzia dal 5 novembre 1999», ha scritto la Cia in una lettera all&#8217;avvocato di Epstein, «al 25 luglio 2011&#8230; <strong>Non siamo stati in grado di localizzare alcuna informazione o record</strong>». Questa, tuttavia, è stata la versione ufficiale fino ad oggi; una versione che comincia a scricchiolare sotto il peso delle recenti rivelazioni sul finanziere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">S&#8217;indaga sui legami tra Epstein e la Cia</h2>



<p>Ci sono motivi per credere che la Cia disponga effettivamente di documenti su Epstein, come sostenuto dalla deputata repubblicana <strong>Nancy Mace</strong> (R-SC) in una lettera inviata ieri al direttore della Cia, <strong>John Ratcliffe</strong> e pubblicata da Public, <a href="https://www.public.news/p/exclusive-cia-must-reveal-what-it">il sito web del giornalista investigativo americano Michael Shellenberger</a>. «Epstein ha condotto affari o aveva legami con individui coinvolti nello scandalo Iran-Contra della CIA», ha sottolineato Mace.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="879" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-18-alle-10.22.43-1024x879.jpg" alt="" class="wp-image-505879" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-18-alle-10.22.43-1024x879.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-18-alle-10.22.43-300x258.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-18-alle-10.22.43-768x659.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-18-alle-10.22.43-1536x1318.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-18-alle-10.22.43-600x515.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-18-alle-10.22.43.jpg 1638w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>«Epstein aveva contatti con potenti diplomatici, tra cui l&#8217;ex direttore della Cia <strong>William Burns</strong>, e rappresentanti di governi stranieri, tra cui un funzionario britannico che recentemente è stato costretto a dimettersi dopo che è emerso che aveva fornito a Epstein informazioni finanziarie confidenziali». La lettera di Mace, datata 17 febbraio 2026 e indirizzata al direttore Ratcliffe, richiede l&#8217;accesso a tutte le <strong>registrazioni, documenti, immagini, video, fotografie, comunicazioni, passaporti e altri materiali</strong> in possesso Cia riguardanti Jeffrey Epstein e <a href="https://it.insideover.com/politica/maxwell-non-solo-epstein-dal-mossad-alla-silicon-valley-ai-clinton-linfluenza-di-un-clan-globale.html">Ghislaine Maxwell</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia per la trasparenza</h2>



<p>La deputata cita file rilasciati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ai sensi dell&#8217;<em>Epstein Files Transparency Act </em>(Legge Pubblica 119-38), che rivelano come nel 2011 gli avvocati di Epstein avessero presentato una richiesta FOIA per verificare eventuali affiliazioni con la Cia. Nella risposta del 2011, la Cia aveva osservato di <strong>non poter confermare né negare l&#8217;esistenza di materiale classificato</strong>, invocando esenzioni per proteggere fonti e metodi di intelligence. «Il fatto dell&#8217;esistenza o non esistenza dei record richiesti è attualmente e correttamente classificato», si legge nella lettera dell&#8217;agenzia, che Mace interpreta come un rifiuto a rivelare potenziali legami. Mace è una delle quattro deputate repubblicane che hanno sfidato l&#8217;ex presidente Donald Trump per forzare un voto sull&#8217;<em>Epstein Files Transparency Act</em>, una legge che non obbliga la Cia o altre agenzie di intelligence a divulgare le loro informazioni. <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/massie-il-ribelle-gop-che-sfida-trump-sui-file-epstein-bloccati-per-proteggere-israele-e-gli-amici-del-presidente.html">Gli altri sono Thomas Massie</a>, Lauren Boebert e Marjorie Taylor Greene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Contatti estesi tra intelligence ed Epstein&#8221; </h2>



<p>Tra le evidenze citate da Mace per sospettare un coinvolgimento della CIA vi sono i legami di Epstein con <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/epstein-e-i-mercanti-darmi-linchiesta-che-svela-il-ruolo-del-finanziere-nello-scandalo-iran-contra.html">figure chiave dello scandalo Iran-Contra</a>, come l&#8217;intermediario saudita Adnan Khashoggi, uno dei primi clienti di Epstein. Il finanziere gestì anche la riconversione della <strong>Southern Air Transport</strong>, una compagnia aerea usata come copertura dalla CIA, per conto del miliardario Leslie Wexner. Inoltre, Epstein aveva contatti con <strong>Douglas Leese</strong>, un trafficante d&#8217;armi che lo introdusse a Khashoggi, e con il cofondatore di DynCorp, un contractor della difesa statunitense.</p>



<p>La lettera sottolinea anche un&#8217;email del 2015 tra Epstein e <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/epstein-lo-scandalo-travolge-anche-kathy-ruemmler-ex-consigliera-di-obama-dimissioni-da-goldman-sachs.html">l&#8217;avvocato Kathryn Ruemmler, ex consigliera della Casa Bianca sotto Barack Obama</a>, in cui Epstein descrive un messaggio come «un drop della CIA». Ruemmler, che ricevette un&#8217;onorificenza dalla Cia dall&#8217;allora direttore <strong>John Brennan</strong>, è menzionata come ulteriore indizio di possibili connessioni.</p>



<p>«Al minimo, la Divisione Risorse Nazionali (Nr) della Cia avrebbe probabilmente avuto contatti estesi con Epstein nel corso degli anni, data la sua attenzione a <em>debriefing</em> di uomini d&#8217;affari e investitori di alto livello che viaggiano spesso all&#8217;estero», scrive Mace, chiedendo una ricerca completa di tutto il materiale, classificato e non, e la sua <strong>divulgazione al pubblico nella misura massima consentita dalla legge.</strong></p>



<p></p>
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		<title>John Ratcliffe, la visita in Venezuela e il ruolo della Cia nella nuova strategia americana</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/john-ratcliffe-la-visita-in-venezuela-e-il-ruolo-della-cia-nella-nuova-strategia-americana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 10:40:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Central Intellicence Agency (Cia)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La scelta del capo della Cia Ratcliffe per la prima visita "politica" nel Venezuela del dopo-Maduro spiega bene il nuovo ruolo dell'Agenzia. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G-170GpWMAEB2ES-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Meno visibile finora del predecessore <strong>William Burns</strong>, il direttore della <strong>Central Intelligence Agency (Cia) John Ratcliffe</strong> ha perseguito il suo primo, importante obiettivo di &#8220;diplomazia dell&#8217;intelligence&#8221; incontrando giovedì 15 gennaio la <strong>neo-presidente venezuelana Delcy Rodriguez</strong>. Un passaggio repentino per gli Stati Uniti, a due settimane <a href="https://it.insideover.com/politica/rodriguez-lopez-cabello-chi-comanda-a-caracas-dopo-la-cattura-di-maduro.html">dall&#8217;operazione che ha portato alla cattura di <strong>Nicolas Maduro</strong></a> e a una decapitazione del regime chavista a cui la Rodriguez, vice del deposto leader, è subentrata come nuova capa dello Stato provando a stabilire un rapporto pragmatico con gli Usa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ratcliffe, la nuova Cia e l&#8217;operazione Venezuela</h2>



<p>Non a caso tale rapporto passa, in attesa del ristabilimento dei pieni canali diplomatici, per l&#8217;intelligence. La quale possiede il capitale informativo necessario a poter esprimere appieno la posizione Usa sul Venezuela. La Cia stava operando in Venezuela da tempo, per stessa ammissione dei vertici politici Usa. E per il texano Ratcliffe, scelto per guidare la principale agenzia d&#8217;intelligence Usa da Donald Trump, il <strong>test diplomatico peserà il ruolo dello spionaggio americano nella nuova architettura di sicurezza &#8220;emisferica&#8221;</strong> di Washington. </p>



<p><a href="https://www.intelligenceonline.com/americas/2026/01/06/cia-returns-to-trump-s-good-books-after-venezuela-operation,110591839-eve">La Cia del Trump 2.0</a> si è mossa come agenzia più <strong>assertiva, radicata in profondità nel sostegno agli obiettivi dell&#8217;amministrazione,</strong> è tornata nel lato degli asset, agli occhi del presidente, rispetto al primo mandato, quando spesso The Donald l&#8217;aveva inserita nel calderone dello &#8220;Stato Profondo&#8221; contro cui si riteneva in conflitto. <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/profili-john-ratcliffe-il-texano-di-ferro-che-guidera-la-cia.html#google_vignette">Ratcliffe</a>, già deputato d&#8217;alto rango del Partito Repubblicano nelle commissioni dell&#8217;intelligence, condivide la visione di Trump su <strong>immigrazione, lotta al crimine, contrasto al narcotraffico e politica estera</strong> e ha schierato la Cia per agire di conseguenza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La diplomazia dell&#8217;intelligence</h2>



<p>La continuità degli attacchi ai presunti narcotrafficanti nel Mar dei Caraibi presuppongono una <strong>manovra costante di raccolta informativa a Langley,</strong> le <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/piu-humint-per-una-cia-aggressiva-la-visione-del-direttore-ratcliffe.html">missioni di ricognizione aerea sui <strong>cartelli messicani</strong></a> iniziate lo scorso anno sono state una conferma della volontà di Ratcliffe di suonare lo spartito del presidente ma l&#8217;incontro con Rodriguez porta il suo ruolo, finora ritenuto meno vistoso di quello giocato da Burns nell&#8217;era di Joe Biden, su una nuova scala. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/diplomazia-e-intelligence-un-connubio-sempre-piu-forte.html">La <strong>diplomazia dell&#8217;intelligence</strong></a><strong>, orientata a informazioni spendibili, sicurezza e risultati,</strong> si palesa in tutta la sua forza. E simbolicamente lo fa proprio in America Latina, quell&#8217;area di mondo che più di tutte Langley ha visto, nell&#8217;era della Guerra Fredda, come un grande laboratorio politico-militare. Da Iran-Contras al sostegno alle dittature militari, per arrivare alla famigerata Operazione Condor, con cui i servizi segreti dei regimi di Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay, Uruguay, Perù (dal 1978) e Brasile (dal 1980) coordinarono con Langley lo scambio di informazioni sensibili sui dissidenti comunisti della regione. </p>



<p>Il rilancio esplicito della Cia in America Latina parte, in questo contesto, proprio dal Paese dove essa si è con più forza infiltrata e ha operato e <strong>Ratcliffe, politicamente, si è trovato dunque in una posizione complessa,</strong> come portavoce della nuova assertività americana chiamato a gettare teste di ponte strategiche e diplomatiche con la Rodriguez. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Cia ritorna in America Latina</h2>



<p><strong>La scelta del deputato conservatore divenuto capo della Cia</strong> come primo alto ufficiale Usa a visitare il Venezuela dopo la caduta di Maduro racconta, con ogni probabilità, di movimenti sotterranei che hanno preceduto il raid del 3 gennaio e che possono aver coinvolto alti funzionari del governo di Caracas, infiltrati statunitensi e figure di primo piano del regime per preparare il terreno a una transizione interna rivelatasi tutt&#8217;altro che drastica. </p>



<p>Non a caso la visita di Ratcliffe a Caracas è stata ben coperta mediaticamente dal <strong>rumore generato dall&#8217;invito alla Casa Bianca di Donald Trump a </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/piu-rodriguez-che-machado-i-calcoli-di-trump-per-gestire-il-futuro-del-venezuela.html"><strong>Maria Corina Machado, leader di un&#8217;opposizione venezuelana</strong> che la caduta di Maduro </a>ha paradossalmente allontanato dal potere. Il viaggio del capo della Cia dalla Rodriguez, dopo la sua telefonata con The Donald, è stato politicamente ben più significativo. E parla di una nuova assertività americana in quello che a lungo è stato un &#8220;cortile di casa&#8221; anche per la presenza incombente della Cia. Da cui riparte la nuova proiezione statunitense.</p>



<p><strong><em>Nella nuova “era dei predatori”, in cui tendenze conflittuali crescenti su scala globale, rivalità tra potenze e ambizioni imperiali ridisegnano l’ordine mondiale, InsideOver prova a tracciare una bussola per un’informazione equilibrata e orientata ad analizzare i grandi trend, senza ansie o preclusioni ideologiche. Se vuoi sostenere la missione di questa testata dinamica e ambiziosa,&nbsp;</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><strong>abbonati e diventa uno di noi!</strong></a></p>
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		<title>Politica estera Usa: tempo di compromessi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/politica-estera-usa-tempo-di-compromessi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2025 13:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-600x330.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-1024x563.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-1536x845.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> "Meno di 48 ore dopo aver cenato con il negoziatore inviato dal presidente russo Vladimir Putin a Washington la scorsa settimana, Steve Witkoff, l'inviato speciale degli Stati Uniti che guida i colloqui con Mosca, si è incontrato con il presidente Donald Trump alla Casa Bianca e gli ha trasmesso un messaggio chiaro".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/politica-estera-usa-tempo-di-compromessi.html">Politica estera Usa: tempo di compromessi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-600x330.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-1024x563.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/PUTIN-WITKOFF-copia-1536x845.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Iniziano oggi in <strong>Oman</strong> le trattative sul nucleare iraniano tra la delegazione di Washington guidata da <strong>Steve Witkoff</strong> e quella di Teheran. Prima dell&#8217;incontro Witkoff, reduce da un faccia a faccia di quattro ore con Putin, ha detto che l&#8217;America è pronta a &#8220;<a href="https://www.timesofisrael.com/us-signals-openness-to-compromise-in-iran-talks-red-line-is-nuclear-weaponization/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un compromesso</a>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-TOI-1-1024x594.jpg" alt="US signals openness to compromise in Iran talks: ‘Red line’ is nuclear weaponization" class="wp-image-75813"/></figure>



<p>Dichiarazione che va letta in parallelo alle parole di Trump, il quale ha tracciato una linea rossa per l&#8217;Iran: &#8220;<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog-april-12-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non può avere l&#8217;arma atomica</a>&#8220;. Affermazione, quest&#8217;ultima, che appare ovvia, ma che ovvia non è, dal momento che i falchi anti-Teheran stanno tentando di inserire nel negoziato altre linee rosse, che vedono lo smantellamento delle milizie armate sciite in Medio oriente &#8211; Hezbollah, le milizie irachene e quelle Houti &#8211; e il ridimensionamento delle capacità belliche di Teheran.</p>



<p>Sono tali pressioni a rendere difficile un negoziato di per sé facilissimo, dal momento che l&#8217;Iran non ha mai perseguito l&#8217;arma atomica, sviluppo impedito peraltro da una specifica fatwa &#8211; divieto di ordine religioso &#8211; dell&#8217;ayatollah Khamenei del 2012 e mai revocata (rimandiamo a uno <a href="http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://ciaotest.cc.columbia.edu/journals/irfa/v4i2/f_0029607_23960.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio della Columbia University</a> sulla forza vincolante di tale pronunciamento, che in Iran ha più forza di una specifica giuridica).</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;atomica che non c&#8217;è</h2>



<p>Non solo, nonostante lo spettro del nucleare iraniano sia brandito da decenni, tante, pubbliche e autorevoli sono state le smentite. Per citare solo le più recenti, si può ricordare la dichiarazione del capo della Cia William Burns dell&#8217;ottobre scorso, il quale ha <a href="https://www.nbcnews.com/investigations/no-evidence-iran-rushing-build-nuclear-weapon-cia-director-says-rcna174004" target="_blank" rel="noreferrer noopener">affermato</a> che non c&#8217;era alcuna prova che Teheran abbia deciso di costruire l&#8217;atomica e le parole dell&#8217;attuale capo dell&#8217;intelligence nazionale Usa Tulsi Gabbard che, a marzo, ha <a href="https://www.ndtv.com/world-news/us-intel-report-iran-not-building-nuclear-weapons-but-its-uranium-stockpile-growing-8012354" target="_blank" rel="noreferrer noopener">affermato</a>: &#8220;Le Agenzie di intelligence [americane] continuano a ritenere che l&#8217;Iran non stia costruendo un&#8217;arma nucleare e che la Guida suprema Khamanei non abbia autorizzato il programma delle armi nucleari da lui sospeso nel 2003&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ndtv.com/world-news/us-intel-report-iran-not-building-nuclear-weapons-but-its-uranium-stockpile-growing-8012354"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-NDTV-1024x553.jpg" alt="US Intel Report Finds Iran &quot;Not&quot; Building Nuclear Weapon Despite Strategic Losses" class="wp-image-75814"/></a></figure>



<p>Da parte loro, le autorità iraniane hanno ribadito più volte tale determinazione, ma tutto ciò non è servito ad allentare la spinta per incenerire l&#8217;Iran, se non per brevi periodi. Spinta che si è riproposta con forza con la presidenza Trump e che ora si trova a un bivio cruciale: se i negoziati dovessero fallire, la guerra sarebbe pressoché inevitabile. Da qui la drammaticità del momento.</p>



<p>Anche perché, al solito, <strong>Trump ha imposto un&#8217;accelerazione drammatica alla querelle</strong>, indicando una scadenza davvero breve ai negoziati: due mesi. Una scadenza pone gravi criticità alle trattative, dal momento che ai falchi basterà creare difficoltà capaci di allungare i tempi per poi chiedere al presidente americano di essere conseguente alle sue roboanti minacce.</p>



<p>Ciò spiega perché le autorità iraniane puntino a un accordo temporaneo, come riporta <a href="https://www.axios.com/2025/04/10/iran-nuclear-deal-us-interim-agreement" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Axios</a>, che dia modo di allungare i tempi così da poter affrontare in maniera esaustiva la materia disinnescando la tagliola temporale. <strong>Perché le</strong> <strong>trattative saranno per forza di cose complesse</strong>, dal momento che non potranno limitarsi solo al nucleare iraniano, ma dovranno necessariamente affrontare anche le tante criticità mediorientali che interessano sia Teheran che Washington, oltre che dirimere i rapporti tra i due Paesi, logorati da decenni di duro confronto a distanza.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.axios.com/2025/04/10/iran-nuclear-deal-us-interim-agreement"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A3-AXIOS-1-1024x348.jpg" alt="Scoop: Iran wants to explore interim nuclear deal in talks with U.S., sources say" class="wp-image-75815"/></a></figure>



<p>Da notare, come da cenno iniziale, che Witkoff ieri ha incontrato Putin. Nei report odierni si riferisce che i due hanno parlato solo della guerra ucraina, cosa confermata dalle parole di Trump, il quale, al solito, ha dichiarato che i negoziati sono andati avanti e che un accordo si appressa (facile a dirsi, difficile a farsi).</p>



<p>Ma è ovvio che abbiano parlato anche, e soprattutto, dell&#8217;appuntamento cruciale in <strong>Oman</strong>, tanto cruciale che resta indicibile. E che la dichiarazione previa di Witkoff sull&#8217;apertura al compromesso con l&#8217;Iran sia da ricollegarsi a quel colloquio, dal momento che la Russia ha stretti rapporti con Teheran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Di Ucraina e compromessi</h2>



<p>Quanto all&#8217;esito dei colloqui tra Witkoff e Putin sull&#8217;Ucraina, non si sa molto. Si sa che la querelle attuale verte sul destino del Donbass. Ne accennava la <a href="https://www.reuters.com/world/trump-envoys-embrace-russian-demands-worries-republicans-us-allies-2025-04-11/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Reuters</a> riferendosi all&#8217;incontro della settimana scorsa a Washington tra Witkoff e <strong>Kirill Dmitriev</strong>: &#8220;Meno di 48 ore dopo aver cenato con il negoziatore inviato dal presidente russo Vladimir Putin a Washington la scorsa settimana, Steve Witkoff, l&#8217;inviato speciale degli Stati Uniti che guida i colloqui con Mosca, si è incontrato con il presidente Donald Trump alla Casa Bianca e gli ha trasmesso un messaggio chiaro&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.reuters.com/world/trump-envoys-embrace-russian-demands-worries-republicans-us-allies-2025-04-11/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A4-REUTERS-1024x258.jpg" alt="Trump envoy's embrace of Russian demands worries Republicans, U.S. allies" class="wp-image-75816"/></a></figure>



<p>&#8220;Secondo Witkoff, il modo più rapido per mediare un cessate il fuoco è sostenere una strategia che darebbe alla Russia la sovranità su quattro regioni ucraine orientali&#8221;. L&#8217;inclinazione al compromesso di Witkoff è stata duramente contestata dall&#8217;uomo che Trump ha designato come suo inviato per l&#8217;Ucraina, l&#8217;ex generale <strong>Keith Kellogg</strong>, scelto proprio perché dà voce ai falchi che Trump ha imbarcato nella sua amministrazione per coprirsi le spalle.</p>



<p>Detto questo, sicuramente sono stati fatti passi avanti, ma quali e quanti non è dato sapere. D&#8217;altronde non è facile fermare la corsa verso la terza guerra mondiale avviata con l&#8217;incendio ucraino.</p>



<p>Proprio perché è una guerra mondiale, per risolverla occorrerà mano a mano spegnere gli incendi collaterali, avviare processi di de-escalation globali, forzare dove è possibile forzare (i dazi imposti da Trump in modalità <em>schok and hawe</em> servivano anzitutto a questo: <strong>indurre i circoli internazionali che spingono per la terza guerra mondiale a più miti consigli</strong>; mossa non riuscita dal momento che in risposta minacciavano una recessione globale in stile &#8217;29, ma qualche esito l&#8217;ha avuto). Non resta che attendere gli sviluppi.</p>



<p>Concludiamo con un commento al titolo: nonostante le buffonate e la spavalderia da bullo &#8211; bullismo che vede drammatici picchi negli States, dove si sta consumando una tragica repressione contro la manifestazioni di solidarietà verso il popolo palestinese, una brutale stretta sull&#8217;immigrazione clandestina e altro &#8211; la <strong>presidenza Trump in politica estera</strong> <strong>vede un mix di forza e compromesso</strong>, laddove l&#8217;idealismo pregresso non ammetteva neanche all&#8217;orizzonte l&#8217;idea del compromesso, essendo l&#8217;America consegnata all&#8217;idea di realizzare a suon di bombe (guerra infinita) l&#8217;impero globale.</p>
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		<title>Siria, Gaza e non solo: Roma crocevia del dialogo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/siria-gaza-e-non-solo-tra-diplomazia-e-intelligence-roma-crocevia-del-dialogo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 09:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mossad]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1338" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-600x418.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-1536x1070.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Siria, Gaza e non solo: tra diplomazia e intelligence, Roma è crocevia del dialogo. Meloni non deve perdere l'occasione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1338" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-600x418.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024072814002184_ed4f918de5999574e8dbe8bf1d2f6674-1536x1070.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Roma </strong>è <strong>attraversata da un fermento diplomatico</strong> legato alle questioni diplomatiche mediorientali nelle ultime giornate. <strong>La Città Eterna,</strong> crocevia di diplomazia, uomini d&#8217;intelligence e funzionari, ha visto infatti almeno due filoni prender piede in forma concreta per quanto riguarda il <strong>futuro del Medio Oriente</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A Roma politica e intelligence dialogano su Gaza</h2>



<p>Il primo è stato l&#8217;incontro, tenutosi domenica a Roma, tra i vertici <strong>d&#8217;intelligence</strong> di Israele, Usa e Egitto e il primo ministro del Qatar, Mohammed Al-Thani, mediatore più attivo per la ricerca di una soluzione nella <strong>sanguinosa guerra di Gaza</strong>. Al-Thani ha avuto modo di confrontarsi con <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/israle-gaza-la-diplomazia-delle-intelligence.html">David Barnea, direttore del Mossad, </a>William Burns, direttore della Cia</strong> e il capo dell&#8217;intelligence egiziana, <strong>Abbas Kamal</strong> in un incontro quadrilaterale sulla cui organizzazione non è difficile vedere l&#8217;impronta del grande connubio tra diplomazia e intelligence del sistema-Paese Italia. Rappresentato da <strong>Elisabetta Belloni, ambasciatrice di rango, direttrice del Dis, organo di coordinamento dei servizi segreti</strong>, sherpa del G7 e a lungo segretaria generale della Farnesina.</p>



<p>Scegliere Roma come <strong>sede dell&#8217;incontro</strong> significa non solo dare legittimità al ruolo dell&#8217;Italia come presidente di turno del G7 ma anche mettere il cappello sul ruolo di Roma tra i Paesi del campo euroatlantico come <strong>possibile pivot di mediazione</strong>, una posizione che l&#8217;Italia ha sempre mantenuto anche ai tempi della Guerra Fredda e di figure come <strong>Giorgio <a href="https://it.insideover.com/storia/il-ritorno-della-frontiera-dellapocalisse-il-mondo-e-lincubo-atomico.html">La Pira</a>, Aldo <a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html">Moro, Giulio Andreotti </a>e Bettino</strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/italia-sovrana-di-bettino-craxi.html"><strong> Craxi</strong>.</a> Nei giorni in cui <strong>Giorgia Meloni</strong> compie in Cina una visita distensiva e che può, in prospettiva, mostrare la recettività dell&#8217;Italia a essere, nel campo del &#8220;West&#8221;, roccaforte diplomatica verso &#8220;The Rest&#8221;, l&#8217;incontro politico, diplomatico e d&#8217;intelligence di Roma è analizzabile in una prospettiva ampia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il riavvicinamento tra Italia e Siria</h2>



<p>In quest&#8217;ottica, l&#8217;iniziativa diplomatica che riguarda l&#8217;Italia non solo come piattaforma ma anche come attore operativo si può estendere, in campo regionale, alla <strong>Siria. Nella giornata di venerdì 26 luglio</strong> il ministro degli Esteri <strong>Antonio Tajani</strong> ha confermato la volontà italiana di riaprire canali diplomatici pienamente funzionanti con il <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-siria-dopo-50-anni-di-governo-degli-assad.html">governo di Bashar al-Assad.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Italia, diventando primo paese G7 a tornare in Siria, fa scelta lungimirante e mostra consapevolezza situazionale.<br>Non è più il 2012: governo centrale ha ripreso controllo di quasi tutto territorio e stabilità garantita da Russia (e Iran) ha innescato &quot;great rapprochment&quot;. /1</p>&mdash; Emanuel Pietrobon (@emanuelpietrob1) <a href="https://twitter.com/emanuelpietrob1/status/1817209007439769942?ref_src=twsrc%5Etfw">July 27, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L&#8217;obiettivo formale? Secondo il segretario di Forza Italia e titolare della Farnesina, <strong>non lasciare alla Russia l&#8217;egemonia della diplomazia verso Damasco</strong>, da tempo satellite del governo di Vladimir Putin. Vero, ma non solo: <strong>aprire una nuova stagione di rapporti con Damasco</strong> e rafforzare la presenza diplomatica dell&#8217;Italia nel Levante faciliterebbe per Roma la possibilità di dare inizio a una <strong>tendenza alla de-escalation</strong> delle conflittualità che non solo può far rimettere piede ai Paesi europei e occidentali nella regione ma anche può creare <strong>onde telluriche</strong> negli Stati vicini. <strong>Ad aprire all&#8217;avvicinamento italo-siriano</strong> è stato, non a caso, il citato <strong>connubio tra <a href="https://it.insideover.com/politica/diplomazia-e-intelligence-un-connubio-sempre-piu-forte.html">diplomazia e intelligence</a></strong> andato in scena a Roma sul caso-Gaza.</p>



<p>A fine maggio si era diffusa la voce, mai smentita da Roma, del viaggio del generale <strong>Giovanni Caravelli</strong>, capo del <strong>servizio segreto estero italiano, l’Aise</strong>, a Damasco. <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/il-capo-dellaise-ha-incontrato-assad-dalla-siria-roma-apre-a-allentare-le-sanzioni.html">Caravelli avrebbe incontrato <strong>Bashar al-Assad </strong></a>al fine di discutere l&#8217;<strong>allentamento delle sanzioni e una roadmap diplomatica</strong> per far tornare a dialogare l&#8217;Italia e la Siria. Un viaggio avvenuto in scia a quello in <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-resta-in-niger-la-missione-africana-dellintelligence.html">Niger in cui Caravelli </a></strong>è andato a parlare con la giunta militare vicina alla Russia in un&#8217;altra area divenuta <em>terra infidelium</em> per buona parte delle nazioni alleate all&#8217;Italia.</p>



<p>Le voci che filtrano dalla Farnesina parlano della possibile promozione a ambasciatore a Damasco, primo in carica dal 2012, dell&#8217;<strong>inviato speciale Stefano Ravagnan</strong>, attivissimo negli ultimi mesi a costruire un&#8217;agenda italiana per il Paese mediorientale passante anche per il sostegno umanitario alla popolazione che vive ancora l&#8217;onda lunga della guerra civile.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Education and health projects to support the Syrian people discussed in Doha in a meeting with Mrs. Aisha Al Kuwari, manager at the the Qatar Fund for Development <a href="https://twitter.com/qatar_fund?ref_src=twsrc%5Etfw">@qatar_fund</a>. We agreed to keep sharing updates on respective initiatives in order to envisage potential synergies. <a href="https://t.co/UbC8hCq2MP">pic.twitter.com/UbC8hCq2MP</a></p>&mdash; Stefano Ravagnan (@Ste_Ravagnan) <a href="https://twitter.com/Ste_Ravagnan/status/1811489932386443708?ref_src=twsrc%5Etfw">July 11, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Qualcosa si muove&#8230;</h2>



<p>Qualcosa si muove, dunque. <strong>L&#8217;Italia ha la possibilità di creare e offrire</strong> spazi di sostegno a manovre diplomatiche che <strong>contraddicano l&#8217;inevitabile tendere del pendolo</strong> della contrapposizione strategica tra potenze verso l&#8217;<strong>anarchia e la conflittualità</strong>. Non cambieremo il mondo da soli, ma possiamo fornire elementi capaci di aprire la strada a un multilateralismo euro-mediterraneo in grado di garantire spazi alla tutela degli interessi dei Paesi maggiormente coinvolti nel nostro estero vicino nelle pieghe di una &#8220;Guerra Fredda 2.0&#8221; che vede schierati da un lato gli Usa e dall&#8217;altro l&#8217;asse russo-cinese con relativi satelliti. </p>



<p><strong>La sponda con la diplomazia pontifica,</strong> vera superpotenza negoziale di Roma, può esser un ulteriore asset per l&#8217;Italia. E Giorgia Meloni ora dovrà dimostrare di saper concretizzare risultati: l&#8217;ufficializzazione di nuovi rapporti con la Siria, una road map sulla Palestina che dia all&#8217;Italia voce in capitolo su soluzione a due Stati e cessate il fuoco a Gaza, in prospettiva il Piano Mattei per l&#8217;area afro-mediterranea sono tutti obiettivi concretizzabili, a patto di inserirli in una coerente visione del mondo e non in una unicamente estemporanea e episodica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-gaza-e-non-solo-tra-diplomazia-e-intelligence-roma-crocevia-del-dialogo.html">Siria, Gaza e non solo: Roma crocevia del dialogo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israle-Gaza, la diplomazia delle intelligence</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/israle-gaza-la-diplomazia-delle-intelligence.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 13:41:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Central Intellicence Agency (Cia)]]></category>
		<category><![CDATA[guerra a gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>William Burns, direttore della Cia e già ambasciatore, si trova in Israele per incontrare il direttore del Mossad David Barnea e il premier Benjamin Netanyahu. Per la prima volta dall&#8217;inizio della guerra a Gaza il più importante esponente della comunità dell&#8217;intelligence a stelle e strisce è nello Stato ebraico. Burns aveva nell&#8217;agenda del suo viaggio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/israle-gaza-la-diplomazia-delle-intelligence.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/israle-gaza-la-diplomazia-delle-intelligence.html">Israle-Gaza, la diplomazia delle intelligence</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508153911678_e36d234179a663a870ca258bf0c40f28-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>William </strong><a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/chi-e-william-burns-il-direttore-della-cia.html"><strong>Burns</strong>, direttore della<strong> Cia</strong></a> e già ambasciatore, si trova in <strong>Israele</strong> per incontrare il direttore del Mossad <strong>David Barnea e il premier Benjamin Netanyahu</strong>. Per la prima volta dall&#8217;inizio della guerra a Gaza il più importante esponente della<a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/la-complessa-comunita-dellintelligence-usa.html"> <strong>comunità dell&#8217;intelligence </strong></a><strong>a stelle e strisce</strong> è nello Stato ebraico. Burns aveva nell&#8217;agenda del suo viaggio mediorientale solo l&#8217;Egitto e il Qatar, dove è stato nei giorni scorsi, ma dopo il recente naufragio della prospettiva di un cessate il fuoco a Gaza tra Israele e Hamas e l&#8217;avanzata dell&#8217;Israel Defense Force verso Rafah, culminata nella presa del valico con l&#8217;Egitto, è piombato in Israele. <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-ora-deve-scegliere-tra-biden-e-la-sua-destra.html">Anticipato dalla notizia che gli Usa avevano temporaneamente messo in pausa le consegne di alcuni lotti di armamenti all&#8217;Idf.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Confirmed. CIA Director William Burns now in Cairo for talks on Israel-Hamas war: U.S. official and a source familiar. H/t to <a href="https://twitter.com/CBSNews?ref_src=twsrc%5Etfw">@cbsnews</a>’ <a href="https://twitter.com/margbrennan?ref_src=twsrc%5Etfw">@margbrennan</a>. Burns’ arrival means ceasefire decision may be near. We got confirmation seconds before air Friday night. <a href="https://t.co/dP5abfmy2L">https://t.co/dP5abfmy2L</a> <a href="https://t.co/Lq1RYvSLzA">pic.twitter.com/Lq1RYvSLzA</a></p>&mdash; Ramy Inocencio 英若明 (@RamyInocencio) <a href="https://twitter.com/RamyInocencio/status/1786636460285685891?ref_src=twsrc%5Etfw">May 4, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Burns dal 2021 è l&#8217;uomo dei momenti più duri per Joe Biden. Il &#8220;supplente&#8221; del Dipartimento di Stato e di Tony Blinken nelle ore in cui alla feluca dei diplomatici deve sommarsi la capacità di visione degli uomini d&#8217;intelligence. A suo modo, da inizio amministrazione è la figura più di successo del team della Casa Bianca. Spesso suo malgrado. <strong>Burns aveva avvertito del collasso dell&#8217;Afghanistan</strong> di fronte ai Talebani nel 2021 e si è trovato a volare a Kabul a organizzare la ritirata americana nel caldo agosto di quell&#8217;anno; la Cia aveva correttamente <strong>previsto la possibilità che la Russia invadesse l&#8217;Ucraina</strong> nel 2022 e <strong>Biden ha fatto poco per evitare</strong> o, a guerra iniziata, inchiodare sul nascere l&#8217;azione di Vladimir Putin. Salvo poi rivolgersi a Burns per puntellare da un lato i servizi di Kiev e dialogare, via Turchia, con quelli russi per discutere delle <strong>linee rosse del conflitto</strong>. Sul Medio Oriente, da tempo la <a href="https://it.insideover.com/difesa/lintelligence-usa-sgonfia-la-minaccia-iraniana-su-programma-nucleare-e-hamas.html">Cia supporta l&#8217;<strong>Office of Director of National Intelligence (Odni</strong></a><strong>)</strong> nel ridimensionare le minacce di attori come <strong>l&#8217;Iran alla sicurezza nazionale Usa</strong> e avverte sul fatto che a Gaza la stabilità è a rischio per la regione intera. Ma Biden da un lato e l&#8217;apparato politico Usa dall&#8217;altro <strong>sono magnetizzati dall&#8217;influenza di Netanyahu</strong> e dal timore di perdere il pivot mediorientale contro i rivali di Washington rappresentato da Israele.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Times of Israel: The meeting between CIA chief William Burns and PM Netanyahu is ongoing, an Israeli source tells The Times of Israel.<br>Netanyahu is joined by Mossad head David Barnea, Strategic Affairs Minister Ron Dermer and other top Israeli officials.<a href="https://t.co/7JGqqAOV4K">https://t.co/7JGqqAOV4K</a></p>&mdash; Laura Rozen (@lrozen) <a href="https://twitter.com/lrozen/status/1788187878591234380?ref_src=twsrc%5Etfw">May 8, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Per Burns gli appigli <strong>politico-diplomatici ottimali</strong> sono nelle <a href="https://it.insideover.com/politica/inside-the-mossad-la-storia-del-servizio-segreto-israliano.html">alte sfere dell&#8217;intelligence</a> dello Stato Ebraico.<a href="https://it.insideover.com/guerra/le-enigmatiche-dimissioni-del-capo-dellintelligence-militare-israeliana.html"> Un&#8217;intelligence terremotata</a> da accuse di scarsa prontezza per i massacri del 7 ottobre e che ha visto scaricata dalla politica buona parte delle responsabilità dell&#8217;infiltrazione di Hamas. Ma nel frattempo, iniziata la guerra, l&#8217;intelligence di Israele si è rimboccata le maniche. Lavorando alla liberazione degli ostaggi da un lato, aprendo ponti diplomatici e securitari dall&#8217;altro: Barnea, capo del Mossad, ha ad esempio <strong>a lungo discusso col Qatar</strong> per aprire piattaforme diplomatiche. In un contesto liquido e poco regolare, ove spesso mancano le legazioni diplomatiche, l&#8217;intelligence offre la <strong>piattaforma di confronto ottimale, e soprattutto informale</strong>, tra attori aventi accesso a informazioni privilegiate. Che i decisori talvolta by-passano o ignorano completamente. E in quest&#8217;ottica l&#8217;asse tra Burns e i colleghi israeliani può dare l&#8217;ultima chance per presentare a Netanyahu le controindicazioni legate a un&#8217;escalation su Rafah e un prosieguo dell&#8217;offensiva in forma destabilizzante per la stabilità regionale. Il &#8220;pontiere&#8221; per eccellenza dell&#8217;amministrazione è in campo. E segnala che forse gli Usa hanno scelto di giocarsi l&#8217;ultima carta. In asse con i settori dell&#8217;apparato di Tel Aviv più distanti dalla logica della guerra per la guerra coltivata dall&#8217;amministrazione israeliana di ultradestra.</p>
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		<title>L&#8217;intelligence Usa sgonfia la &#8220;minaccia&#8221; iraniana su programma nucleare e Hamas</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lintelligence-usa-sgonfia-la-minaccia-iraniana-su-programma-nucleare-e-hamas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 08:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Hamas-Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2200" height="990" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;ayatollah Ali Khamenei (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 2200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 2200px) 100vw, 2200px" /></p>
<p>L&#8217;intelligence Usa non ritiene che l&#8217;Iran stia sviluppando un programma atomico capace di portarlo in tempi brevi alla creazione di un ordigno funzionante e non vede la lunga mano di Teheran dietro gli attacchi del 7 ottobre di Hamas in Israele. Parola dell&#8217;organo di coordinamento dell&#8217;intelligence Usa, l&#8217;Office of the Director of National Intelligence presieduto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/lintelligence-usa-sgonfia-la-minaccia-iraniana-su-programma-nucleare-e-hamas.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2200" height="990" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="L&#039;ayatollah Ali Khamenei (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 2200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Ayatollah-Ali-Khamenei-e1710231758900.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 2200px) 100vw, 2200px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>intelligence Usa</strong> non ritiene che l&#8217;<strong>Iran stia sviluppando un programma atomico</strong> capace di portarlo in tempi brevi alla creazione di un ordigno funzionante e non vede la lunga mano di Teheran dietro gli attacchi del 7 ottobre di Hamas in Israele. Parola dell&#8217;<strong>organo di coordinamento dell&#8217;intelligence Usa</strong>, l&#8217;Office of the Director of National Intelligence presieduto da<a href="https://it.insideover.com/politica/i-legami-con-palantir-di-avril-haines-la-nuova-zarina-dellintelligence-usa.html"> <strong>Avril Haines, membro dell&#8217;amministrazione di Joe Biden</strong>.</a></p>



<p>L&#8217;Odni coordina le <a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/la-complessa-comunita-dellintelligence-usa.html"><strong>diciassette agenzie di spionaggio americane</strong>, dalla </a><strong>celeberrima Cia</strong> all&#8217;Nsa, passando per le agenzie che si occupano di rilevamento spaziale, il ramo d&#8217;intelligence dell&#8217;Fbi e i servizi segreti militari. Svolge, in scala moltiplicata e con raggio ben più ampio, quello che in Italia è il compito del <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/come-funziona-lintelligence-italiana.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis)</a></strong> della presidenza<a href="https://www.true-news.it/politics/intelligence-italia-caos-globale-documento" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> del Consiglio dei Ministri: </a>creare un <strong>raccordo tra decisori politici e agenzie</strong>, compensare interessi e obiettivi, declinare le informazioni in linee guida per gestire scenari complessi suggerite alle istituzioni e le strategie politiche in priorità operative per i servizi. Un ruolo decisivo, che si sostanzia nell&#8217;Annual Threat Assessment, un documento rinnovato anno dopo anno in cui l&#8217;Odni rende edotta l&#8217;opinione pubblica delle priorità securitarie per <strong>gli Stati Uniti e il loro sistema di alleanze</strong>.</p>



<p>Il documento per l&#8217;anno 2024 pubblicato nella giornata dell&#8217;11 marzo si concentra, chiaramente, sulla sfida di <strong>Cina e Russia</strong> ma sembra essere attento a non inserire l&#8217;<strong>Iran</strong> nella scala dei rivali maggiormente attenzionati dall&#8217;amministrazione Biden.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Today, ODNI released the U.S. Intelligence Community&#39;s 2024 Annual Threat Assessment. Read the report here: <a href="https://t.co/AlLUbVUVnr">https://t.co/AlLUbVUVnr</a> <a href="https://t.co/0r9OtLwATw">pic.twitter.com/0r9OtLwATw</a></p>&mdash; Office of the DNI (@ODNIgov) <a href="https://twitter.com/ODNIgov/status/1767261540221116629?ref_src=twsrc%5Etfw">March 11, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nel documento <strong><a href="https://www.dni.gov/files/ODNI/documents/assessments/ATA-2024-Unclassified-Report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">liberamente consultabile</a></strong> sulla Repubblica Islamica la posizione è chiara: <strong>competizione senza allarmismo</strong>. Un messaggio dell&#8217;amministrazione di Joe Biden ai falchi di Teheran ma anche, se non soprattutto, a chi come il <strong>governo israeliano di Benjamin Netanyahu vede o suppone la <em>longa manus</em> persiana</strong> dietro gli attacchi del 7 ottobre e da tempo conduce una &#8220;guerra-ombra&#8221; contro l&#8217;Iran. Giustificando con la minaccia nucleare in potenza l&#8217;idea del confronto muscolare con la Repubblica Islamica.</p>



<p>L&#8217;intelligence Usa sembra vederla diversamente. A pagina 19 si legge chiaramente la visione, realista, dell&#8217;intelligence sul <strong>caso del nucleare iraniano</strong>: &#8220;L&#8217;Iran non sta attualmente intraprendendo le principali attività di sviluppo di armi nucleari necessarie per produrre un dispositivo nucleare testabile&#8221;, dice testualmente il rapporto. Aggiungendo che <strong>la sfida nucleare dell&#8217;Iran</strong> è legata alla necessità di <strong>valorizzare il potenziale negoziale del Paese</strong> in prospettiva di un rilancio dei negoziati sull&#8217;accordo nucleare fatto tramontare da Donald Trump.</p>



<p>Per l&#8217;intelligence Usa la proiezione iraniana si manifesta in altri modi: &#8220;Le operazioni di guerra non convenzionale dell’Iran e la rete di partner militanti e delegati consentono a Teheran di perseguire e mantenere i propri interessi con profondità strategica senza muoversi in prima persona&#8221;. Una linea operativa <strong>accettata dagli Usa quando hanno, nelle scorse settimane, colpito le milizie sciite in Iraq</strong> in risposta ad attacchi contro le basi militari in Giordania. Accettando di fatto le linee rosse di Teheran.</p>



<p>Tra questi <em>proxy</em>, però, l&#8217;Odni ricorda non esserci l&#8217;Iran. &#8220;I leader iraniani non hanno orchestrato né erano a conoscenza&#8221; dell&#8217;attacco di Hamas del 7 ottobre&#8221;, dice il documento a <strong>pagina 25</strong>, in un certo senso negando quanto il 28 ottobre <strong>Benjamin Netanyahu </strong>aveva affermato sul rapporto Iran-Hamas: &#8220;l&#8217;Iran sostiene Hamas, fornisce oltre il 90% del budget di Hamas.&nbsp;Finanzia, organizza, dirige, guida le sue operazioni&#8221;, aveva dichiarato il premier israeliano in conferenza stampa. Una presa di posizione, quella dell&#8217;intelligence Usa, che sembra orchestrata a quel realismo strategico a cui da tempo la Haines e altri direttori d&#8217;agenzia come <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-rete-di-william-burns-e-la-diplomazia-coperta-della-cia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>William Burns, a capo della Cia</strong>, </a>la stanno conducendo. Capire il mondo significa evitare colpi di testa come collegare le minacce a un&#8217;unica moltiplicazione di fattori o applicare logiche lineari che in passato hanno fuorviato gli Usa e fuorviano oggi la lettura di Tel Aviv sui conflitti mediorientali.</p>



<p>Una chiosa finale, a proposito di Netanyahu. Il documento ricorda che &#8220;la sfiducia nella capacità di Netanyahu di governare si è approfondita e ampliata tra l’opinione pubblica israeliana. Era già a livelli elevati prima della guerra, e ci aspettiamo grandi proteste che chiedono le sue dimissioni e nuove elezioni&#8221;, dice il documento. &#8220;<strong>Un governo diverso e più moderato è una possibilità&#8221;, </strong>aggiunge sibillina la comunità dell&#8217;intelligence. Ogni riferimento alla recente visita di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-casa-bianca-e-il-piano-per-il-dopo-netanyahu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Benny Gantz, prossimo premier <em>in pectore</em> dello Stato ebraico</a></strong> nei desideri di Washington, appare più che casuale&#8230;</p>
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		<title>Dagli errori sul terrorismo alla sfida con la Cina: cosa è successo (e cosa succederà) alla Cia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-cia-e-le-sfide-del-ventunesimo-secolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2023 08:52:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Central Intellicence Agency (Cia)]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-scaled-600x479.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-300x239.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-1024x817.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-768x613.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-1536x1226.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/21394517746_9a77570fae_o-2048x1634.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Come l'Agenzia di Langley ha affrontato le principali minacce alla sicurezza degli Stati Uniti: il terrorismo, la Russia e la Cina </p>
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<p>Non è un buon segno quando il capo della <strong>Cia </strong>compie una <a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-ombra-della-casa-bianca-cosa-svelano-i-viaggi-del-capo-della-cia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">missione</a> all’estero. Potrebbe voler dire che un conflitto è imminente e che la Casa Bianca, a corto di soluzioni, intende giocare la sua carta migliore per scongiurare il peggio. Una circostanza che accade sempre più di frequente negli ultimi anni. Ma quanto l&#8217;Agenzia e i suoi uomini sono davvero efficaci nell&#8217;affrontare le principali sfide geopolitiche degli ultimi decenni?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli anni del terrorismo&nbsp;</h2>



<p>“Stanno arrivando qui”. Per la Cia il nuovo secolo non è si è aperto sotto i migliori auspici. Un incontro avvenuto a luglio 2001 tra i principali responsabili della sicurezza americana alla presenza dell’allora consigliere per la Sicurezza nazionale Condoleeza Rice non aveva sortito i suoi effetti. Richard Blee, il responsabile del team <strong>Bin Laden</strong> aveva suonato l’allarme per un probabile attacco negli Stati Uniti e nulla era stato fatto davvero per sventarlo.&nbsp;Eppure, i segnali che per Washington il <strong>terrorismo </strong>stesse per balzare in cima alla lista delle minacce erano evidenti.&nbsp;L&#8217;attentato al <em>Word Trade Center</em> del 1993, le bombe in Kenya e Tanzania del 1998, l’attacco alla <em>Uss Cole</em> nel porto di Aden nello Yemen del 2000. L&#8217;impiego degli integralisti islamici foraggiati dall&#8217;America in Afghanistan negli anni Ottanta in funzione antisovietica stava per ritorcersi contro i loro “vecchi padroni” colpendo duro a New York e a Washington e monopolizzando così per i due decenni successivi l’attenzione degli americani.&nbsp;</p>



<p>George J. Tenet, l’allora direttore della Cia, appare oggi ancora incredulo su come sia stato possibile un fallimento così eclatante dell’intelligence Usa e come la classe politica abbia sottovalutato le conclusioni degli 007. Dopo l’11 settembre però per l’Agenzia di Langley non c’è stato tempo per riflettere. “Ricevemmo un rapporto secondo cui <strong>Al Qaeda </strong>aveva collocato una<strong> bomba nucleare</strong> a New York. Non l’abbiamo mai trovata. Ma venimmo a conoscenza di progetti contro infrastrutture, edifici residenziali, ponti. Quello che vedevamo ci faceva sentire come se fossimo ogni giorno su una bomba ad orologeria” ricorda Tenet. Da quel momento in poi l’imperativo per la Cia e per la Casa Bianca di <strong>George W. Bush</strong> è impedire ai terroristi di colpire ancora. Di qui la caccia  senza confini ai terroristi, la pratica delle <em>extraordinary rendition</em> e l’utilizzo dei <em>black hole</em>, i siti dove interrogare i terroristi con metodi classificati come <strong>torture</strong>. È in una di queste strutture in Thailandia in cui le spie hanno praticato anche il <em>waterboarding </em>che si distingue un futuro capo dell’Agenzia, Gina Haspel.  </p>



<p>Ad infliggere un altro duro colpo alla reputazione dell’Agenzia arriva la segnalazione, rivelatasi infondata, di armi di distruzione di massa in mano a Saddam Hussein. Il pretesto che porta nel 2003 al <em>regime change</em> in Iraq. È in quegli anni che vengono gettati i semi per la nascita dell’Isis, l’erede di Al Qaeda, che prende piede in Medio Oriente facendo deragliare, insieme alla guerra civile in Siria, l’<em>exit strategy </em>dalla regione<em> </em>di <strong>Barack Obama</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Vecchi e nuovi nemici&nbsp;</h2>



<p>Mentre la cacciata dei talebani in Afghanistan, la guerra in Iraq, la neutralizzazione di Bin Laden e la guerra dei droni si dimostrano insufficienti&nbsp;a porre fine alla minaccia terroristica emergono attori internazionali sempre più assertivi ed intenzionati ad ostacolare i piani per un nuovo secolo americano. Cina e Russia compaiono infatti sempre più spesso nei <strong>President’s daily brief</strong> (Pdb), i rapporti redatti dalla Cia e consegnati ogni mattina sulla <em>resolute desk</em> dello Studio Ovale. Durante l’amministrazione Obama una ventina di spie dell’Agenzia vengono uccise o imprigionate in Cina compromettendo la raccolta di informazioni nel Paese del dragone. Un pericoloso blackout che porta gli Stati Uniti a non decifrare per tempo le iniziative espansionistiche del regime di <strong>Xi Jinping</strong> nel <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/che-cose-la-nine-dash-line-la-linea-della-tensione-nel-mar-cinese-meridionale.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mar cinese meridionale</a>.&nbsp;</p>



<p>Sono però la Russia e le sue mire sull’<strong>Ucraina</strong> a rappresentare per gli Stati Uniti la maggiore fonte di preoccupazione. Anche in questo caso Langley non riesce ad anticipare le manovre di <strong>Vladimir Putin</strong> contro Kiev. Comunque, come accaduto nel 2001, non sempre è sufficiente che la Cia colga i segni del pericolo imminente in quanto è necessario che il presidente sia convinto delle valutazioni delle spie e prenda le decisioni adeguate. Un esempio di ciò è l’avvertimento, caduto nel vuoto, lanciato ad Obama nel 2016 da John Brennan, l&#8217;allora capo della Cia, il quale aveva realizzato che il candidato repubblicano <strong>Donald Trump</strong> fosse l’”utile idiota” usato da Mosca per far avanzare la sua agenda. Dopo il difficile mandato del <em>tycoon</em>, diffidente dei servizi segreti ritenendoli un elemento del <em>deep State</em> a lui ostile, Biden sembra aver deciso di assegnare all&#8217;attuale capo delle spie, <strong>William Burns</strong>, una visibilità maggiore e un ruolo strategico nella definizione della politica estera di Washington.&nbsp;</p>



<p>Da un’analisi delle imprese degli 007 americani nei primi decenni del nuovo secolo e considerando le guerre nell’est Europa e in <strong>Medio Oriente </strong>potrebbe sembrare che la Cia abbia collezionato solo fallimenti. Sarebbe ingiusto però raggiungere questa conclusione. Come afferma Brennan “quando sei direttore della Cia a volte leggi un’informazione chiara che dice ‘ci sarà un attacco domani’. Altre volte realizzi invece che c’è qualcosa che sta accadendo”. Per l&#8217;Agenzia comprendere quali allarmi tra i rumori di fondo siano reali rimane ancora una sfida al limite dell&#8217;impossibile ma se anche oggi il mondo non è scivolato in un caos senza ritorno è probabile che sia un po&#8217; anche merito delle spie di Langley.</p>
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		<title>La guerra clandestina della Cia in Ucraina: a cosa puntano gli 007 Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-clandestina-della-cia-in-ucraina-a-cosa-puntano-gli-007-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2023 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Central Intellicence Agency (Cia)]]></category>
		<category><![CDATA[esercito ucraino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un anno la Cia opera con operazioni clandestine in Ucraina. Come fuzionano e a cosa puntano i servizi segreti Usa</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_2023072416382059_67b1b7c3306b0ec14f0d56ac7c357a8e-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;In Ucraina è un corso una guerra clandestina, con regole clandestine&#8221;. Parola di uno dei funzionari della <strong>Casa Bianca</strong> che gestisce il dossier del conflitto in Ucraina. La rivelazione arriva da una <a href="https://www.newsweek.com/2023/07/21/exclusive-cias-blind-spot-about-ukraine-war-1810355.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lunga inchiesta del settimanale <em>Newsweek</em></a>, che ha analizzato il coinvolgimento degli 007 americani in Est Europa. Le fonti che hanno parlato con la testata americana sono state molto chiare: gli americani sono coinvolti e agiscono sul territorio ucraino da oltre un anno e mezzo.</p>



<p>Nessuno scandalo, nessuna sorpresa. In tutti i conflitti gli 007 delle maggiori potenze sono coinvolti e in questo senso l’Ucraina non fa eccezione. Gli stessi funzionari sentiti da <em>Newsweek</em> hanno confermato come la <strong>Cia</strong> nel corso dei decenni abbia elaborato una propria dottrina su come condurre operazioni clandestine, e quello che avviene nel conflitto tra Mosca e Kiev non fa eccezione. </p>



<p>Queste regole prevedono un ruolo degli operativi a 360 gradi. Dalla raccolta di dati, al ruolo di negoziatore, senza dimenticare il supporto come fornitore di ultima istanza di servizi informativi. In mezzo compiti legati alla logistica e alle attività di collettore tra le varie esigenze <strong>Nato</strong> nella regione. Ma di contorni di queste operazioni “clandestine” sono estremamente sfumati, ricchi di informazioni mancanti e soprattutto mostrano che forse l’occhio della Cia non è in grado di vedere tutto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il framework politico in cui opera la Cia</h2>



<p>Le operazioni della Cia sul suolo ucraino seguono uno strano copione all’interno di un <strong>framework politico</strong>. Il punto fondamentale è che, a livello formale, gli Stati Uniti non sono in guerra contro la Russia. Questo concetto, che potrebbe essere contestato sul piano politico e simbolico visto il supporto di Washington a Kiev, si traduce in una gestione delle operazioni esclusivamente in mano all’Agenzia. Le operazioni della Cia godono di una libertà di manovra e una segretezza che il Pentagono non si potrebbe permettere. Non a caso all’inizio dell’anno è emersa un’indiscrezione che vorrebbe il <strong>Pentagono</strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-piano-del-pentagono-per-riattivare-le-operazioni-top-secret-in-ucraina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in pressing sul Congresso</a> per riattivare le operazioni <strong>top secret</strong> in terra ucraina.</p>



<p>Il livello di mistero dietro queste operazioni è elevato anche per la posizione ufficiale della Casa Bianca. <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Joe Biden</a></strong> ha ripetuto più volte che non ci sono “<em>boots on the ground</em>” americani nel Paese. La realtà, però, è molto più opaca. Secondo delle <a href="https://theintercept.com/2022/10/05/russia-ukraine-putin-cia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fonti sentite da <em>The Intercept</em></a> la Casa Bianca avrebbe dato il via libera a operazioni sul terreno grazie a un <em>presidential finding</em>, un documento nel quale la presenza notifica ad alcune commissioni o leader del Congresso, che la Cia è impegnata in operazioni clandestine.</p>



<p>Secondo un ex funzionario, il documento firmato da Biden sarebbe una modifica di un <em>presidential finding</em> precedente formalizzato durante l’<strong>amministrazione Obama</strong> che mirava a contrastare “iniziative maligne di agenzie straniere”. Accanto a questo Biden ha firmato altre direttive per implementare il coordinamento tra le varie agenzie. In più sarebbe stato aperto un canale diretto tra Pentagono e Cia sul dossier ucraino, sulla falsariga di quanto avvenne nell’ottobre del 2001, all’inizio dell’invasione americana dell’<strong>Afghanistan</strong>.</p>



<p>È sotto questo complesso ombrello che la Cia deve muoversi. Che operativi dell’intelligence americana agiscano nel Paese è noto anche al Cremlino. Quando, nel novembre del 2021, il capo della Cia, <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/chi-e-william-burns-il-direttore-della-cia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">William Burns</a></strong>, volò a Mosca per avvertire che gli Usa sapevano dell’imminente operazione militare speciale, lo stesso Burns <a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-ombra-della-casa-bianca-cosa-svelano-i-viaggi-del-capo-della-cia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ebbe una telefonata molto accesa con Vladimir Putin</a>, che in quelle settimane non si trovava nella capitale ma a Sochi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="711" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-1024x711.jpg" alt="" class="wp-image-402811" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-1536x1066.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-2048x1421.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il capo della Cia William Burns <br>Foto: EPA/TOM BRENNER / POOL</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le regole non scritte</h2>



<p>Secondo alcune ricostruzioni quella telefonata gettò le basi per un quadro informale di ingaggio tra Mosca e Washington. Uno dei funzionari sentiti da <em>Newsweek</em> ha spiegato che in questo intreccio di regole non scritte sembrano incontrarsi i due Paesi. Regole che prevedono di non superare mai determinate <strong>linee rosse</strong>, uno spionaggio noto ma che non oltrepassi mai il confine. </p>



<p>Mosca avrebbe garantito agli Usa di dedicarsi esclusivamente a operazioni sul suolo ucraino. Gli Usa, sempre informalmente, avrebbero promesso di limitarsi allo scenario ucraino senza cercare un “<em>regime change</em>” a Mosca. Promesse, linee rosse informali, fumo negli occhi per chi cerca di capire cosa succede davvero ai confine d’Europa. Eppure questa <strong>guerra clandestina</strong> con regole clandestine ha perdurato per oltre un anno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra clandestina</h2>



<p>Il modo in cui gli Stati Uniti sono scivolati sempre di più nel conflitto, superando una <strong>linea rossa</strong> dietro l’altra sulle <strong>forniture di armamenti</strong>, è la dimostrazione di una tensione con gli alleati nell’area. Una tensione tra l’interventismo di Paesi come Regno Unito e Polonia e la prudenza di altri come la Germania. Questa tensione è ricaduta a cascata sulla Cia, sui meccanismi operativi in azione sul terreno.</p>



<p>Come detto i ruolo degli operativi sono diversi, stratificati. In breve tempo, complice anche il riavvicinamento tra Kiev e Washington dopo la vittoria di Joe Biden alle <strong>presidenziali del 2020</strong>, l’Agenzia ha stabilito basi operative e centri di smistamento egli operativi in Paesi del blocco Nato nell&#8217;Est dell&#8217;Europa. Da queste basi informali gli agenti della Cia entrano ed escono in Ucraina per <strong>missioni segrete</strong> di ogni tipo. Fonti riservate hanno anche detto che l’obiettivo primario di ogni missione è interfacciarsi sempre con ucraini ed evitare contatti diretti con forze russe.</p>



<p>Secondo le informazioni raccolte dal <em>Newsweek</em> queste operazioni vengono condotte da cellule molto piccole, limitate nel numero e nel compito. Stabilire quanti siano questi agenti operativi che agiscono in Ucraina è quasi impossibile. L’unico numero raccolto parlerebbe di <strong>100 agenti</strong>, ma sembra riferirsi al numero massimo di persone impiegabili in una singola operazione. Non è dato sapere quanti altri siano quelli che si muovono fuori dai confini ucraini.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/Agenzia_Fotogramma_IPA31f246654-edited-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-385500" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/Agenzia_Fotogramma_IPA31f246654-edited-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/Agenzia_Fotogramma_IPA31f246654-edited-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/Agenzia_Fotogramma_IPA31f246654-edited-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/Agenzia_Fotogramma_IPA31f246654-edited-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/Agenzia_Fotogramma_IPA31f246654-edited.jpg 1088w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sistemi Himars forniti dagli Usa all&#8217;Ucraina</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo delle forniture</h2>



<p>Uno dei compiti costanti della Cia rimane quello della gestione dei flussi di armi che gli Stati Uniti inviano in Ucraina, in particolare quelli clandestini. Attualmente le rotte per i beni che Washington manda a Kiev sono due. Una legale, che prevede forniture via mare che arrivano ai porti di Olanda, Belgio, Germania e Polonia e da lì verso i confini ucraini; e una clandestina. Un sistema di voli commerciali anonimi, la cosiddetta “flotta grigia”, atterra da mesi nel <strong>Centro-Est Europa</strong> e da lì le armi entrano in clandestinità in Ucraina sotto in collaborazione con la Cia.</p>



<p>Con buona approssimazione possiamo dire che questa flotta grigia atterra nelle città polacche. Varsavia poco tempo si è conquistata l’appellativo di più anti-russa tra gli anti-russi, e stretto un legame ancora più forte con gli Usa (e la Nato). Negli ultimi anni è stata anche al centro di diversi viaggi di Burns, uno a novembre 2021, tre mesi prima della guerra, e un’altro a marzo 2022, un mese circa dopo l’inizio dell’<strong>invasione Russa</strong>. Ultimo in ordine di tempora missione dello scorso aprile dove ha incontrato il ministro dell’Interno per discutere della cooperazione tra i due Paesi.</p>



<p>L’Agenzia e gli omologhi polacchi non confermano, ma sul piatto è finito certamente il ruolo della Cia e una serie di intese che permettessero agli operativi americani di usare il suolo polacco come base per le operazioni. Dopo lo scioglimento del <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/storia/insideover-dossier/la-fine-del-patto-di-varsavia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Patto di Varsavia</a></strong> e il progressivo scivolamento nella Nato, la Polonia si è confermato un hub perfetto per gli americani. Non a caso dopo il 2003 il Paese (insieme ad altri due stati Ue, Lituania e Romania) è stato uno degli snodi della <strong>guerra al terrore</strong> della Cia, <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2020/02/european-complicity-in-cia-torture-in-black-sites/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ospitando uno dei famosi “black sites” dell’agenzia</a> nei quali avventavo le torture di presunti membri di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Al Qaeda</a></strong>. Oggi la Polonia è un hub per le spie di quasi tutti i Paesi Nato e funge da raccordo tra di loro, con in testa la Cia, che continua a raccogliere informazioni.</p>



<iframe title="Reti di rifornimento americane (non clandestine) in Ucraina " aria-label="Locator maps" id="datawrapper-chart-UDsRX" src="https://datawrapper.dwcdn.net/UDsRX/1/" scrolling="no" frameborder="0" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" height="685" data-external="1"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"]){var e=document.querySelectorAll("iframe");for(var t in a.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<e.length;r++)if(e[r].contentWindow===a.source){var i=a.data["datawrapper-height"][t]+"px";e[r].style.height=i}}}))}();
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<h2 class="wp-block-heading">I punti ciechi della Cia tra Kiev e Mosca</h2>



<p>Eppure l’intero dispositivo della Cia ha degli enormi punti oscuri. Per prima cosa, ha scritto <em>The Intercept</em> non tutta la comunità dell’intelligence è stata contenta del <em>presidential finding</em> applicato dalla Casa Bianca, in secondo luogo perché i risultati che ha portato sono ricchi di chiaro-scuri. Partiamo dai primi. La grande fornitura di dati di intelligence da parte di Washington alle forze Ucraine è risultata determinante nelle prime fasi di attacco, <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/interactive/2022/ukraine-road-to-war/#:~:text=On%20Jan.%2012,personal%20security%20seriously." target="_blank" rel="noreferrer noopener">come ricorda il fallito blitz russo all’<strong>aeroporto di Hostomel</strong></a>.</p>



<p>Gli eventi degli ultimi mesi, però, hanno aperto una crepa nel complesso sistema messo in piedi dalla Casa Bianca, e qui veniamo ai punti oscuri. Dai due lati del fronte sono arrivati segnali inquietanti. Per prima cosa quello Ucraino. Secondo l’amministrazione Biden ultimamente Kiev avrebbe superato troppo spesso i limiti. È il caso ad esempio del blitz coi droni contro il Cremlino a fine maggio. Fonti dei servizi <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/kiev-dietro-blitz-contro-cremlino-rivelazione-degli-007-usa-2156659.html?_ga=2.226091283.864841532.1690191081-932924004.1648462170" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avrebbero spiegato al <em>New York Times</em></a> come dietro all’operazione ci fossero operativi ucraini, anche se non è chiaro se vicini all’esercito o ai servizi segreti ucraini. Quello stesso articolo, però, gettava un’altra ombra inquietante: <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-e-volodymyr-zelensky.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Volodymyr Zelensky</a></strong> sapeva, oppure no, dell’attacco contro il Cremlino? Un quesito che ancora non ha risposta, ma che si può replicare anche per le sortite nell’area di Belgorod e per gli attacchi in Crimea o per la morte di <strong>Darya Dugina</strong>.</p>



<p>Come ha notato il <em>Times</em> qualche mese fa, la struttura stessa delle varie componenti dello stato ucraino permette sovrapposizioni e operazioni senza che altre parti siano al corrente. Un sistema che deresponsabilizza lo stesso Zelensky che resterebbe ignaro di tutto, anche se non è dato sapere quanto questa “non conoscenza” sia volontaria o meno. Un funzionario dell’intelligence americana ha candidamente ammesso come la Cia non sapesse niente dell’attacco contro il ponte di Kerch dell’ottobre 2022 e soprattutto non fosse chiaro se Zelensky avesse il controllo dei militari che hanno compiuto il raid.</p>



<p>I <strong>punti ciechi della Cia</strong> riguardano pure il lato russo del fronte. Il tentato colpo di stato di <strong>Evgenij Prigozin</strong> di un mese fa ha sollevato molti dubbi su quale sia la presa di <strong>Vladimir Putin</strong>. Oggi la Cia guarda con un certo interesse a quello che avviene a Mosca e d’intorni. La sensazione a Langley è che sia sempre più difficile capire cosa passa nella tesa di Putin e tra i corridoi del Cremlino.</p>



<p>Rhodri Jeffreys-Jones, docente di storia americana all’università di Edimburgo si è occupato a fondo degli intrecci tra servizi segreti e <a href="https://theconversation.com/the-inside-story-of-the-cia-v-russia-from-cold-war-conspiracy-to-black-propaganda-in-ukraine-188550" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha sottolineato in un lungo articolo su <em>The Conversation</em></a> come le attività della Cia in Russia e intorno al mondo russo siano claudicanti. Un punto cieco dovuto alla grossa carenza creata dagli eventi dell’11 settembre 2001, quando l’intera forza della Cia venne messa al servizio della risposta al terrorismo islamico. Gran parte degli esperti del mondo russo vennero dirottati in altri dipartimenti di fatto depotenziando le attività dei servizi su questo dossier, in particolare sui meccanismi di funzionamento del potere moscovita.</p>



<p>Si capisce quindi come <a href="https://it.insideover.com/guerra/mossa-della-cia-in-russia-ecco-come-gli-007-americani-sfidano-il-cremlino.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le recenti parole di Burns</a> sui reclutamenti da portare avanti nel Paese rispondano a un’esigenza primaria dell’Agenzia: sapere cosa succede davvero nella mente dello Zar. Capire quanto si senta con le spalle al muro, e capire se sia incline a risposte più radicali, oltre le linee rosse clandestine stabilite tra i due Paesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-clandestina-della-cia-in-ucraina-a-cosa-puntano-gli-007-usa.html">La guerra clandestina della Cia in Ucraina: a cosa puntano gli 007 Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La diplomazia ombra della Casa Bianca: cosa svelano i viaggi del capo della Cia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-ombra-della-casa-bianca-cosa-svelano-i-viaggi-del-capo-della-cia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2023 05:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Central Intellicence Agency (Cia)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-1536x1066.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-2048x1421.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il capo della Cia ha effettuato oltre 16 missioni all'estero in due anni, un piano complesso che funge da diplomazia ombra per la Casa Bianca</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-ombra-della-casa-bianca-cosa-svelano-i-viaggi-del-capo-della-cia.html">La diplomazia ombra della Casa Bianca: cosa svelano i viaggi del capo della Cia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-1536x1066.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230707160948917_89aa929c53f32d11512b6351d3a55938-2048x1421.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È l’uomo da chiamare per incontrare “persone con cui non vuoi parlare ma con le quali devi farlo”. La rivelazione è di un funzionario della Casa Bianca e il Mr. Wolf del caso è <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/chi-e-william-burns-il-direttore-della-cia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">William Burns</a></strong>, il direttore della Cia nominato da <strong>Joe Biden</strong> all’inizio del 2021. Da oltre due anni Burns è impegnato in viaggi intorno al mondo per conto della Casa Bianca. Viaggi che anche i predecessori facevano, ma che con il nuovo direttore hanno subito un significato strategico più profondo.</p>



<p>Con un passato da ambasciatore in Giordania e Russia, Burns ha un lungo curriculum come diplomatico. Esperienze da cui ha attinto a piene mani per portare avanti un poderoso riposizionamento dell’agenzia, diventata di fatto la diplomazia parallela dell’amministrazione Biden. Osservare i viaggi che ha compiuto danno una cartina al tornasole interessante su come si muove questa “<strong>diplomazia ombra</strong>” e passarli in rassegna dà un’idea di dove si stia posando l’occhio di Washington.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le missioni chiave in Ucraina e Cina</h2>



<p>L’ultima missione, in ordine di tempo, di cui siamo a conoscenza è un viaggio a Kiev compiuto in gran segreto all’inizio di giugno. La notizia, <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2023/06/30/cia-director-burns-ukraine-counteroffensive/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rivelata dal <em>Washington Post</em></a>, è stata la conferma di come gli Stati Uniti tengano un occhio molto vigile sul Paese, in particolare con l’esercito ucraino impegnato nella famosa <strong>controffensiva</strong>. Sul tavolo dell’incontro funzionari ucraini avrebbero esposto la strategia per riprendere i territori del sud, ma soprattutto la <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-viaggio-segreto-a-kiev-e-la-telefonata-a-mosca-cosa-rivelano-le-operazioni-del-capo-della-cia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">possibile trattativa con Mosca</a> per un cessate il fuoco. Quello di giugno è stato il quarto viaggio a Kiev. In precedenza il direttore aveva visitato il Paese nel gennaio del 2022 (un mese prima della guerra), poi a novembre 2022, e ancora a gennaio di quest’anno.</p>



<p>Un mese prima della tappa a Kiev, Burns ha compiuto un altro viaggio vitale per le strategie della Casa Bianca. A maggio è infatti <a href="https://it.insideover.com/politica/il-viaggio-segreto-del-capo-della-cia-in-cina-perche-e-andato-li.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">volato a Pechino</a>. Nessuna visita con gli esponenti politici del Partito comunista, ma incontri con le controparti dell’intelligence cinese. Nonostante questo il viaggio è servito per continuare la strada verso il disgelo tra Pechino e Washington facendo da ponte per il successivo viaggio di Antony Blinken in Cina avvenuto tra il 18 e il 19 giugno.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/07/missioni-di-Burns.mp4"></video><figcaption class="wp-element-caption">I principali viaggi di Burns tra Europa e Medio Oriente (Mappa di Alberto Bellotto)</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli altri viaggi e il caso saudita</h2>



<p>Ucraina e Cina, due dossier caldissimi per Biden ma non i soli a preoccupare la Casa Bianca. Calcolare tutti i viaggi di Burns negli ultimi anni non è facile perché a differenza di altri dipartimenti, come quello di Stato o quello della Difesa, non ci sono registri pubblici sulle missioni. Una portavoce della Cia <a href="https://www.wsj.com/amp/articles/the-spy-diplomat-sent-on-bidens-toughest-missions-11654430401" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha rivelato al <em>Wall Street Journal</em></a> che, da quando ha preso l’incarico, Burns ha compiuto almeno 16 missioni all’estero, ma potrebbero essere di più. L’elenco dei Paesi è lungo e interessante:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Afghanistan (aprile e agosto 2021)</li>



<li>Russia (novembre 2021)</li>



<li>Israele e Palestina (agosto 2021 e gennaio 2023)</li>



<li>Germania (gennaio 2022)</li>



<li>Ucraina (gennaio 2022)</li>



<li>Arabia Saudita (aprirle 2022)</li>



<li>Ucraina (novembre 2022)</li>



<li>Turchia (gennaio 2023): incontro con funzionari russi</li>



<li>Egitto (gennaio 2023)</li>



<li>Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, Qatar, Oman (aprile 2023)</li>



<li>Grecia (maggio 2023)</li>
</ul>



<p>La lista rappresenta tutti i puntelli dell’amministrazione Biden nel mondo. Tolte le missioni in Cina e Ucraina c’è un tour che aiuta più di altri a capire il ruolo del direttore della Cia. Ad aprile ha compiuto quattro tappe chiave nella <strong>Penisola arabica</strong>. Un viaggio tra Arabia Saudita, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti. Da un lato la tappa in Arabia è servita a tenere vivo un collegamento con il principe <strong>Mohammad bin Salman</strong>, una personalità ingombrante per l’America dopo la morte del giornalista saudita <strong>Jamal Khashoggi</strong>. Dall’altro lato la missione è servita a dare un segnale alle petromonarchie dopo i <a href="https://it.insideover.com/politica/petrolio-rotte-commerciali-e-sfida-agli-usa-il-piano-della-cina-per-il-medio-oriente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">segnali di avvicinamento alla Cina</a>. E infatti è arrivata dopo circa quattro mesi dal viaggio di <strong>Xi Jinping</strong> a Riad. Analogamente il passaggio in Oman è servito a chiedere a Mascate maggiore impegno per bloccare i traffici di armi dell’Iran intorno allo stretto di Hormuz.</p>



<p>In breve tempo Bill Burns è diventato una sorta di <strong>inviato speciale</strong> per gli Stati Uniti, un elemento chiave dell’amministrazione chiamato per risolvere dossier di particolare complessità. È il caso della <a href="https://www.nytimes.com/2021/11/02/world/europe/united-states-russia-william-burns.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">missione a Mosca</a> condotta due mesi prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Un altolà a <strong>Vladimir Putin</strong> lanciato dalla Cia per fargli sapere che gli Usa erano a conoscenza dei piani d’invasione e delle successive mosse che avrebbe fatto il Cremlino. Qualche mese prima, nel pieno del caos afghano Burns era stato invece a Kabul per incontrare la leadership dei talebani. Un altro incontro necessario, ma scomodo, per l’amministrazione americana e quindi, ancora una volta nelle mani di Burns.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come viene gestito dalla Casa Bianca</h2>



<p>Afghanistan, Russia e Cina, tre dossier delicati. Tre dossier da maneggiare con cura. Affidarsi a Burns ha molti vantaggi per la Casa Bianca. I viaggi non si muovono con il consueto carrozzone di <strong>giornali</strong> e giornalisti al seguito del segretario di Stato. Non vengono registrati e resi pubblici e permettono di parlare con personaggi discutibili. Burns, che parla arabo, russo e francese, viene considerato l’uomo giusto in virtù del suo passato da diplomatico. Eric Traupe, ex funzionario della Cia, ha presentato il direttore come l’uomo giusto “che non ha bisogno di mappe o a cui non devi spiegare perché a turchi non piacciono i curdi”. Ma non solo. Il legame con Biden è solido e di lunga data e risale a oltre 25 anni fa, quando Burns era ambasciatore ad Amman e Biden un esponente senior del <strong>Comitato Affari esteri</strong> del Senato.</p>



<p><a href="https://www.nytimes.com/2023/05/09/us/politics/william-burns-cia-biden.html?utm_campaign=wp_the_daily_202&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=newsletter&amp;wpisrc=nl_daily202" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come ha scritto il <em>New York Times,</em></a> lo stesso Biden chiede spesso che Burns sia presente durante la lettura del briefing quotidiano fornito dall’ufficio del direttore dell’Intelligence nazionale e altrettanto spesso chiede la sua diretta opinione. Un funzionario, sentito al <em>Wsj</em>, ha detto che in diversi casi l’enturage del presidente invita Burns durante i meeting nello Studio ovale sulle crisi globali puntando poi a inviarlo negli scenari di crisi, forte dell’anonimato che le sue missioni possono garantire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché è l’arma in più di Biden</h2>



<p>L’ex diplomatico gode anche di una fiducia trasversale tra democratici e repubblicani e questo perché negli anni ha servito in amministrazioni di entrambi i partiti. In più, i dipendenti dell’agenzia hanno apprezzato le novità che ha introdotto nell’ultimo anno, a partire dalla gestione del personale. Persino all’esterno in molti preferiscono la sua presenza discreta. Larry Pfeiffer, già capo dello staff alla Cia del direttore Michael Hayden, ha spiegato al <em>Journal</em> che molti Paesi preferiscono aver a che fare con ufficiali dell’intelligence americana: “Prendono più seriamente uno come Burns che un qualsiasi diplomatico”.</p>



<p>Sulla scena diplomatica da oltre 30 anni, Burns conosce personalmente moltissimi funzionari, ha passato anni a intessere relazioni, raccogliere informazioni e consegnare messaggi. L’attitudine giusta per il lavoro di cui la Cia ha bisogno. Questi viaggi ombra, uniti alla rete di cui Burns è già in possesso, si completano con il suo ruolo peculiare. Il direttore della Cia, infatti, risponde direttamente e solo al <strong>presidente</strong>. Questo da un lato gli garantisce carta bianca durante gli incontri, e dall’altro fornisce una grande autorità in fase di colloquio perché restituisce all’interlocutore la sensazione di parlare direttamente con la Casa Bianca.</p>



<p>Il <em>Washington Post</em> <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/2023/06/07/where-world-iscia-director-burns/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha notato</a> come anche all’esterno questa tendenza non è passata inosservata, come nel caso di Gérard Araud, già <strong>ambasciatore francese</strong> negli Stati Uniti: “Burns, che conosco bene, sta giocando un ruolo centrale in questa amministrazione”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Burns, a seasoned diplomat, I know well, is playing a discreet and central role in this administration. He is one of the most balanced, realistic and constructive US diplomats I have ever met. <a href="https://t.co/k2mCLIdaBg">https://t.co/k2mCLIdaBg</a></p>&mdash; Gérard Araud (@GerardAraud) <a href="https://twitter.com/GerardAraud/status/1664636948990836793?ref_src=twsrc%5Etfw">June 2, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il nodo dei risultati</h2>



<p>L’arrivo di Burns alla Cia ha rivitalizzato l’agenzia dopo gli anni della dura contrapposizione con l’amministrazione Trump. Un cambio di passo impresso da Biden e dal nuovo interventismo americano. Al momento il risultato più tangibile della gestione Burns riguarda il dossier ucraino. Una grossa fetta dei <strong>successi di Kiev</strong>, soprattutto nelle fasi iniziali, derivano dalla condivisione di dati di intelligence, come ha insegnato il blitz russo <a href="https://it.insideover.com/guerra/che-fine-ha-fatto-31a-brigata-dassalto-russa-cosi-kiev-ha-decimato-lunita-delite-di-mosca.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fallito all’aeroporto di Hostomel</a>.</p>



<p>Nell’ultimo anno la pressione su Mosca è stata altissima. E potrebbe aumentare ancora nei prossimi mesi. La Cia, visto anche lo scenario caotico russo culminato con la fallita rivolta di Prigozhin, sta cercando di migliorare <a href="https://it.insideover.com/guerra/mossa-della-cia-in-russia-ecco-come-gli-007-americani-sfidano-il-cremlino.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il reclutamento in terra russa</a>. Come spiegato dallo stesso Burns durante un evento alla Ditchley Foundation di Londra: “L&#8217;insoddisfazione per la guerra continuerà a erodere la leadership russa nonostante la costante propaganda di Stato e le pratiche di repressione. Questa insoddisfazione crea un&#8217;opportunità di portata generazionale per noi della Cia, che è fondamentalmente un servizio di intelligence basato su fonti umane. È un&#8217;opportunità che non stiamo sprecando”.</p>



<p>In prospettiva il dossier più scottante per Burns sarà quello cinese. Il direttore ha definito Pechino come <strong>avversario principale</strong>, un’entità che pervade ogni aspetto dell’attività dell’agenzia. Dall’esercito fino alle operazioni del campo cyber o la lotta per le risorse. E infatti lo stesso Burns ha radunato tutta una serie di dipartimenti che si occupavano di Cina in un unico centro. Una mossa anche dal sapore politico, nota il <em>Times</em>, in vista di una campagna elettorale per il 2024 che tra i temi avrà anche la sfida tra Usa e Cina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-ombra-della-casa-bianca-cosa-svelano-i-viaggi-del-capo-della-cia.html">La diplomazia ombra della Casa Bianca: cosa svelano i viaggi del capo della Cia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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