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Roma è attraversata da un fermento diplomatico legato alle questioni diplomatiche mediorientali nelle ultime giornate. La Città Eterna, crocevia di diplomazia, uomini d’intelligence e funzionari, ha visto infatti almeno due filoni prender piede in forma concreta per quanto riguarda il futuro del Medio Oriente.

A Roma politica e intelligence dialogano su Gaza

Il primo è stato l’incontro, tenutosi domenica a Roma, tra i vertici d’intelligence di Israele, Usa e Egitto e il primo ministro del Qatar, Mohammed Al-Thani, mediatore più attivo per la ricerca di una soluzione nella sanguinosa guerra di Gaza. Al-Thani ha avuto modo di confrontarsi con David Barnea, direttore del Mossad, William Burns, direttore della Cia e il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamal in un incontro quadrilaterale sulla cui organizzazione non è difficile vedere l’impronta del grande connubio tra diplomazia e intelligence del sistema-Paese Italia. Rappresentato da Elisabetta Belloni, ambasciatrice di rango, direttrice del Dis, organo di coordinamento dei servizi segreti, sherpa del G7 e a lungo segretaria generale della Farnesina.

Scegliere Roma come sede dell’incontro significa non solo dare legittimità al ruolo dell’Italia come presidente di turno del G7 ma anche mettere il cappello sul ruolo di Roma tra i Paesi del campo euroatlantico come possibile pivot di mediazione, una posizione che l’Italia ha sempre mantenuto anche ai tempi della Guerra Fredda e di figure come Giorgio La Pira, Aldo Moro, Giulio Andreotti e Bettino Craxi. Nei giorni in cui Giorgia Meloni compie in Cina una visita distensiva e che può, in prospettiva, mostrare la recettività dell’Italia a essere, nel campo del “West”, roccaforte diplomatica verso “The Rest”, l’incontro politico, diplomatico e d’intelligence di Roma è analizzabile in una prospettiva ampia.

Il riavvicinamento tra Italia e Siria

In quest’ottica, l’iniziativa diplomatica che riguarda l’Italia non solo come piattaforma ma anche come attore operativo si può estendere, in campo regionale, alla Siria. Nella giornata di venerdì 26 luglio il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la volontà italiana di riaprire canali diplomatici pienamente funzionanti con il governo di Bashar al-Assad.

L’obiettivo formale? Secondo il segretario di Forza Italia e titolare della Farnesina, non lasciare alla Russia l’egemonia della diplomazia verso Damasco, da tempo satellite del governo di Vladimir Putin. Vero, ma non solo: aprire una nuova stagione di rapporti con Damasco e rafforzare la presenza diplomatica dell’Italia nel Levante faciliterebbe per Roma la possibilità di dare inizio a una tendenza alla de-escalation delle conflittualità che non solo può far rimettere piede ai Paesi europei e occidentali nella regione ma anche può creare onde telluriche negli Stati vicini. Ad aprire all’avvicinamento italo-siriano è stato, non a caso, il citato connubio tra diplomazia e intelligence andato in scena a Roma sul caso-Gaza.

A fine maggio si era diffusa la voce, mai smentita da Roma, del viaggio del generale Giovanni Caravelli, capo del servizio segreto estero italiano, l’Aise, a Damasco. Caravelli avrebbe incontrato Bashar al-Assad al fine di discutere l’allentamento delle sanzioni e una roadmap diplomatica per far tornare a dialogare l’Italia e la Siria. Un viaggio avvenuto in scia a quello in Niger in cui Caravelli è andato a parlare con la giunta militare vicina alla Russia in un’altra area divenuta terra infidelium per buona parte delle nazioni alleate all’Italia.

Le voci che filtrano dalla Farnesina parlano della possibile promozione a ambasciatore a Damasco, primo in carica dal 2012, dell’inviato speciale Stefano Ravagnan, attivissimo negli ultimi mesi a costruire un’agenda italiana per il Paese mediorientale passante anche per il sostegno umanitario alla popolazione che vive ancora l’onda lunga della guerra civile.

Qualcosa si muove…

Qualcosa si muove, dunque. L’Italia ha la possibilità di creare e offrire spazi di sostegno a manovre diplomatiche che contraddicano l’inevitabile tendere del pendolo della contrapposizione strategica tra potenze verso l’anarchia e la conflittualità. Non cambieremo il mondo da soli, ma possiamo fornire elementi capaci di aprire la strada a un multilateralismo euro-mediterraneo in grado di garantire spazi alla tutela degli interessi dei Paesi maggiormente coinvolti nel nostro estero vicino nelle pieghe di una “Guerra Fredda 2.0” che vede schierati da un lato gli Usa e dall’altro l’asse russo-cinese con relativi satelliti.

La sponda con la diplomazia pontifica, vera superpotenza negoziale di Roma, può esser un ulteriore asset per l’Italia. E Giorgia Meloni ora dovrà dimostrare di saper concretizzare risultati: l’ufficializzazione di nuovi rapporti con la Siria, una road map sulla Palestina che dia all’Italia voce in capitolo su soluzione a due Stati e cessate il fuoco a Gaza, in prospettiva il Piano Mattei per l’area afro-mediterranea sono tutti obiettivi concretizzabili, a patto di inserirli in una coerente visione del mondo e non in una unicamente estemporanea e episodica.

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