diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Joe Biden sta via via costruendo la sua squadra per il governo degli Usa nei prossimi quattro anni e si trova davanti a due impellenti esigenze: da un lato, scegliere nomi capaci di passare il processo di ratifica in un Senato controllato dai repubblicani; dall’altro, ristabilire una continuità con la tradizionale scuola politica democratica.

I nomi scelti per i ruoli di sicurezza nazionale confermano in particolare quest’ultima tendenza, con la nomina a ruoli apicali di ex alti funzionari dell’amministrazione Obama, molti dei quali facenti riferimento all’ideologia dell’interventismo liberal che ha, in particolare, connotato il mandato di Hillary Clinton come Segretario di Stato. Tramontata l’ipotesi Susan Rice, il ruolo di Segretario di Stato è andato a Antony Blinken, mentre Michele Flournoy è data come favorita per il Pentagono. Ma il nome più interessante e da tenere d’occhio è quella della 51enne Avril Haines, scelta come direttore dei dipartimenti dell’intelligence.

Cintura marrone di judo, laureata in fisica teorica, tenutaria di un caffè letterario a Baltimora col marito, ex istruttore di volo la Haines, sottolinea Repubblica, “ha 31 anni quando siiscrive alla scuola di Legge dii Georgetown, nella vicina Washington, laureandosi in diritto internazionale”.

Entrata nel foro nel 2001, nel 2003 per l’avvocatessa newyorkese inizia una lunga carriera negli uffici legali del governo all’interno del team del Dipartimento di Stato. La Haines ha acquisito rilevanza durante i mandati di Barack Obama entrando nello staff per la sicurezza nazionale del presidente nel 2010 e contribuendo a elaborare gli scudi legali per le uccisioni mirate coi droni, mentre dal 2013 al 2015 è stata vicedirettrice della Cia.

Due giudizi sono concordi sulla figura della Haines: la sua predisposizione a ritmi di lavoro incalzanti (“Lavora 23 ore al giorno, non si ferma mai”, ha dichiarato l’ex funzionario dell’amministrazione Bush John B. Bellinger III), e il suo approccio pragmatico ai dossier (“Non è ideologica, semmai il suo approccio pragmatico la renderà bersaglio di destra e sinistra”, ha dichiarato al New York Times John Brennan, suo capo alla Cia). Il passato difficile, indubbiamente, l’ha temprata. Ma la parte più interessante della biografia dell’ex avvocatessa newyorkese non è quella del cursus honorum istituzionale.

L’attenzione va spostata al triennio compreso tra il ritorno al settore privato, nel 2017, e la nomina di Biden. La Haines ha svolto ruoli di ricerca alla Columbia University e, soprattutto, è stata attiva nel business numerose imprese attive nel sottobosco dei legami tra politica, sicurezza, tecnologia. Tra queste la società di consulenza WestExec, formata da diversi ex membri dell’amministrazione Obama tra cui la Flournoy, e la controversa Palantir, azienda estremamente complessa di cui ci eravamo occupati al momento dello sbarco in borsa.

Palantir, il colosso del data mining fondato da Peter Thiel, creatore di PayPal, utilIzza sofisticati algoritmi predittivi e strumenti di intelligenza artificiale per elaborare strategie fondate sui big data e consigliare da vicino gli apparati governativi e della sicurezza nazionale. Come ha scritto Alessandro Aresu su Limes, tra i suoi clienti istituzionali si segnalano l’Fbi, il Pentagono, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ma anche l’Ice, l’agenzia che monitora l’immigrazione clandestina. L’opacità delle attività di Palantir, l’alone di segretezza e le incertezze sulla reale destinazione dei dati, oltre che la natura di confine tra pubblico e privato della sua azione hanno attratto su Palantir numerose critiche e portato all’attenzione dell’opinione pubblica il tema spinoso del massiccio arruolamento delle imprese private negli apparati di potere di Washington.

Palantir è stata fortemente valorizzata dal Pentagono e dagli altri apparati durante l’amministrazione Trump, ed è forse per questo che Thiel è stato accomunato al presidente uscente e che la Haines ha rimosso dal suo curriculum ogni riferimento alla sua attività consulenziale per Palantir quando nell’estate scorsa Biden l’ha arruolata nel team per la corsa alla Casa Bianca. Mur­taza Hus­sain ha riportato per The Inter­cept che il maggiore punto di controversia rimane la scarsa chiarezza sul suo ruolo nell’impresa che, contrariamente alle aspettative, si è svincolata dal rapporto privilegiato con l’era trumpiana. Gli analisti hanno notato una svolta dell’andamento di Palantir a Wall Street dopo l’annuncio della vittoria di Biden: nella prima settimana dopo il 3 novembre il titolo è salito del 30% e ora è più che raddoppiato, passando da circa 10 dollari ad azione a quasi 24, portandone la capitalizzazione oltre quota 40 miliardi.

Avril Haines gioca sicuramente un ruolo in questo decollo, ma il dibattito che la sua nomina apre è sui cambiamenti conosciuti dal meccanismo di “porte girevoli” tra il governo federale e gli apparati militar-industriali. Una volta sostanzialmente unidirezionale (ex esponenti del governo lucravano lauti stipendi in imprese private), ora sempre più osmotico. Con una zona grigia di imprese che lavorano a stretto contatto con il governo che sono sia private che “pubbliche”, avendo in mano gangli fondamentali della sicurezza nazionale. Condizione che aumenta enormemente il potere politico degli insider, di cui Avril Haines, silenziosa, non appariscente e implacabile nella sua ascesa, conoscitrice e contributrice dei dossier più controversi dell’era Obama, è un’esponente tipo. L’amministrazione Biden in questo senso non nasce con auspici diversi dalla precedente era Trump.