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Un’agenzia più “aggressiva”, ovvero proiettata a contenere in profondità le minacce strategiche degli Stati Uniti e orientata a raccogliere “informazioni di intelligence, in particolare umane, in ogni angolo del globo, non importa quanto oscuro o difficile”. Sono (parole sue) le linee guida che John Ratcliffe, il deputato conservatore texano scelto da Donald Trump per guidare la Central Intelligence Agency (Cia) e farne uno strumento sempre più strategico e al passo coi tempi per coltivare l’interesse nazionale americano.

Una Cia per la sfida globale di Trump

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale e dell’asserito dominio totale delle tecnologie a Langley la Cia intende riscoprire il ruolo centrale dell’intelligence umana (Humint) costruita con l’infiltrazione, la costruzione di contatti, la presenza sul terreno in Paesi remoti. Inoltre, in direzione di una politica estera più assertiva della nuova amministrazione, cambierà il ruolo della Cia nell’architettura degli apparati securitari.

Se nell’era di Joe Biden la Cia guidata da William Burns era parte di un triangolo di elaborazione strategica col Dipartimento di Stato di Tony Blinken e il National Security Advisor Jake Sullivan, prendendo anche funzioni di fatto diplomatiche e ben oltre il ruolo cardine dell’intelligence, con Trump Ratcliffe intende rimettere le informazioni al centro dell’attività dell’agenzia. Informazioni securitarie, come quelle che sembrerebbero esser già gradualmente raccolte dagli aerei-spia americane sui narcos messicani; informazioni Humint tramite la ricerca di agenti sotto copertura e informatori nei Paesi critici come Russia, Iran, Cina; informazioni di sicurezza economica e tecnologica, da costruire con un rafforzamento del capitale umano, per supportare l’amministrazione nelle sue strategie di proiezione e valutare, passo dopo passo, una competizione tra grandi potenze in cui Washington non intende sottovalutare i rivali di fronte a un innalzamento del livello del confronto sul fronte militare (si pensi ai nuovi assetti russi) e dell’innovazione (DeepSeek e l’Ia cinese insegnano). Informazioni, in definitiva, orientate all’uso concreto e all’azione per tutelare l’interesse nazionale americano.

Perché Ratcliffe vuole una Cia più “aggressiva”

In quest’ottica, per Ratcliffe e l’amministrazione Trump la Cia deve riprendere la citata “aggressività”. Il repubblicano del Texas ha detto che la Cia deve operare “senza mai permettere a pregiudizi politici o personali di offuscare il nostro giudizio o infettare i nostri prodotti”, sburocratizzarsi e operare come un “dottore di ricerca in grado di vincere una rissa da bar” durante la sua audizione di conferma. Un richiamo all’Office of Strategic Services che precedette l’attuale agenzia, che lascia prefigurare un aumento della presenza sul campo sulla scia di attività come quella condotta in Ucraina dall’invasione russa ad oggi.

Sempre più si delinea, dunque, una Cia destinata a tracciare una nuova rotta per i servizi segreti a stelle e strisce, in cui l’intelligence fondata sul fattore umano e l’operatività, con al centro come detto le informazioni adeguatamente raffinate per divenire la base delle azioni precise dell’apparato, si dovrà complementare con quella orientata all’uso delle tecnologie (Singal Intelligence, Sigint) per raccogliere big data e processarli. E qui il richiamo va al National Reconnaisance Office, alle Space Forces e agli apparati che muovono la flotta-ombra di satelliti e gestiscono le reti da cui Washington trae buona parte del gigantesco flusso informativo poi processato dagli apparati.

Si capisce, dunque, perché Ratcliffe abbia al centro del suo cambio passo anche l’obiettivo di rinnovare profondamente il capitale umano della Cia. Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia che anche a Langley è stato offerto ai circa 20mila dipendenti la possibilità di congedo e uscita dalla Cia nel quadro del buyout, il processo di rinnovo degli apparati federali al cambio di amministrazione e di partito al potere.

La svolta sul personale

“Ratcliffe ha detto che voleva che gli ufficiali della CIA avessero le stesse opportunità degli altri dipendenti federali di andarsene se avessero deciso di non poter lavorare per l’amministrazione Trump”, nota The Atlantic, aggiungendo che “coloro che erano a bordo con la visione dell’amministrazione, che ha descritto come contrastare la Cina e proteggere gli Stati Uniti dai terroristi, erano benvenuti a restare“.

Il focus, più che sugli obiettivi strategici (condivisi a livello di apparati e Stato profondo), sembra essere sul metodo e sul percorso che il “texano di ferro” alla guida della Cia intende imporre. Si tornerà a muoversi sul campo prima che nei corridoi. Si cercheranno azioni concrete da intraprendere, per operare in profondità a tutela degli Usa. In un certo senso, un ritorno al passato, a una storia di gloria e torbidi per rendere il nome della Cia temuto prima ancora che rispettato dagli avversari. Burns con la sua linea di diplomazia dell’intelligence ha prodotto risultati eccellenti. Sulla linea Ratcliffe è difficile giudicare in anticipo. Ma è chiaro che l’amministrazione Trump si prepari al braccio di ferro globale con gli avversari degli Usa. E una Cia allineata serve alla bisogna.

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