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Come funziona l’intelligence italiana

Difesa /

servizi segreti italiani sono una componente fondamentale del perimetro della sicurezza nazionale e della tutela degli interessi del sistema-Paese in un’era di minacce sempre più complesse. Il comparto intelligenceincardinato nel Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica (Sisr) si occupa dell’attività di ricerca e analisi delle minacce, della raccolta informativa sul campo e dello scrutinio avanzato sulle sfide che l’Italia deve affrontare. Regolato da una precisa normativa e da una chiara catena di comando, il Sisr ha assieme ai suoi organi acquisito sempre più rilevanza nel quadro del sistema Paese negli ultimi decenni.

Inizialmente, nell’immediato secondo dopoguerra l’intelligence italiana fu ricostruita attorno a un unico ente di carattere militare, il Servizio Informazioni Forze Armate (Sifar) alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, a cui informalmente faceva da parallelo l’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno, alla cui guida si distinse la sulfurea e controversa figura di Federico Umberto d’Amato.

A partire dal luglio 1966 il Sifar divenne il Servizio Informazioni della Difesa (Sid), cui vennero conferiti compiti di informazione, prevenzione e tutela del segreto militare e di ogni altra attività di interesse nazionale volta alla sicurezza e alla difesa dell Stato. Undici anni dopo, nel 1977, dopo anni di sospetti legati al possibile coinvolgimento di elementi deviati dei servizi nelle questioni più spinose della strategia della tensione e degli anni di piombo il governo italiano modificò, sdoppiandoli, i servizi.

Nacquero così il Servizio informazioni e sicurezza militare (Sismi), in capo alla Difesa, e il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (Sisde), posto in capo al Viminale col fine di agire per la difesa dello Stato democratico contro chiunque attentasse alla sua sicurezza e contro ogni forma di eversione, sulla scia dei risultati ottenuti dai nuclei anti-terrorismo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e dell’Ispettorato generale per l’azione contro il terrorismo (Igat) del Ministero dell’Interno, ridefinito nel 1976 come Servizio di Sicurezza (Sst), con un ruolo prevalentemente operativo.

La riforma, oltre alla divisione tra comparto operativo di carattere militare e servizio legato ad apparati civili, introduceva la messa in capo alla presidenza del Consiglio dei poteri di controllo sugli apparati. Poteri ad ora ancora indiretti, data l’intermediazione del Comitato esecutivo sui servizi di informazione e sicurezza (Cesis) tra premier e apparati, ma che avrebbe segnato la strada per il futuro.

Nel corso del secondo governo Prodi la convergenza tra la maggioranza di centro-sinistra e l’opposizione di centro-destra portò a una riforma bipartisan dei servizi segreti con la Legge 124/2007, che ha dettato la linea per l’attuale assetto del comparto intelligence.

La Legge 124 ha operato sul solco tracciato già nel 1977, portando però i servizi segreti nel cuore della stanza dei bottoni del potere italiano e creando un filo diretto tra il potere esecutivo e quella che è la prima e più importante sorgente di informazioni riservate per la sua azione.

Con la Legge 124/2007 il vertice dell’intelligence italiana fu identificata con la figura del presidente del Consiglio, che ex lege ne nomina i vertici, può autorizzarne le operazioni ed esercita un potere di controllo e di coordinamento che da allora, per prassi, gli inquilini di Palazzo Chigi hanno affidato a un’apposita autorità delegata che può esser da loro individuata.

Al di sotto del premier è individuato con precisione il perimetro del Sisr. Esso comprende organi di coordinamento, strutture operative e il comitato di controllo, il Copasir.

Il coordinamento dell’intelligence italiana è affidata al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza costituita in seno alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Dis, oggi diretto dall’ambasciatrice Elisabetta Belloniè la struttura chiave per il funzionamento del comparto intelligence. Esso elabora linee guida strategiche per le agenzie, fornisce rapporti e relazioni al governo, garantisce il rapporto operativo annuale al Parlamento, fa da camera di compensazione tra Sisr, forze di polizia, Carabinieri e altre strutture securitarie, analizza le dinamiche per l’apposizione di segreti di Stato e la concessione di nulla osta di sicurezza. Il Dis ha messo direttamente in capo a Palazzo Chigi responsabilità e azioni dell’intelligence italiana.

Il presidente del Consiglio presiede inoltre il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr), ulteriore organismo di coordinamento che si confronta col Dis per strutturare le linee guida politiche di riferimento per i servizi e che ha il fondamentale compito di definire operativamente le nomine dei vertici su proposta del capo del governo. Oltre all’inquilino di Palazzo Chigi lo compongono il direttore del Dis, che fa da segretario, l’Autorità delegata per la sicurezza (se nominata) e i ministri degli Esteri, dell’Interno, dell’Economia, dello Sviluppo Economico, della Giustizia e della Difesa.

A partire dal 2007 il Sisr ha il suo braccio operativo in due agenzie: l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi), responsabile della lotta alla criminalità organizzata, dell’antispionaggio e del contrasto al terrorismo interno oltre che di tutte le attività che competono indagini interne ai confini nazionali, e l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise) che si occupa di tutela del sistema-Paese dalle minacce guardando soprattutto alle sfide esterne.

Dal 2007, dunque, il confine tra le due agenzie è nell’area geografica di riferimento. Nel corso degli anni, in particolare, l’Aise ha agito in coordinamento con il Dis per l’acquisizione informativa  in sostegno alla politica estera, il contrasto alle infiltrazioni straniere nell’economia, la ricerca di cittadini italiani caduti ostaggio di gruppi terroristici, mentre l’Aisi si è concentrata sulla repressione anti-terroristica e sulla lotta alle mafie.

Aisi e Aise cooperano attivamente nel definire la relazione annuale al Parlamento. Oggigiorno, le principali richieste di modifica della Legge 124/2007 si concentrano proprio sulla difficoltà di imporre confini geografici precisi alle minacce al sistema-Paese e propongono un’evoluzione della divisione pienamente operativa, tra un organo di human intelligence volto a raccogliere informazioni e uno di signal intelligence in grado di operare sul campo.

Perno conclusivo del Sisr è il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, o Copasir, avente sede a Palazzo San Macuto a Roma. Costituito da dieci tra deputati e senatori, il Copasir ha poteri di vigilanza attiva sulla condotta dei servizi e spesso non ha lesinato un’applicazione profonda di queste facoltà, puntando ad indagare attentamente le sfide sistemiche del Paese acquisendo rivelazione e rapporti sulle attività dei servizi.

I suoi membri sono tenuti a un chiaro e preciso silenzio duante l’attività in carica e il Copasir ha la facoltà di convocare ministri, direttori d’agenzia, politici, manager, finanzieri per completare la sua opera. Per legge la presidenza del Copasir spetta a un esponente dell’opposizione parlamentare, a testimonianza della volontà del  Legislatore di fare dei servizi un patrimonio comune della Repubblica.

La piramide del Sisr è quella più ampia e strutturata, ma fuori dal Comparto intelligence propriamente detto gli apparati pubblici non mancano di strumenti operativi per definire una strutturata attività d’intelligence.

In particolare, il II reparto della Guardia di Finanza e il Centro intelligence interforze dell’Esercito di Casal Malnome sono esempi di strutture che compiono attività di raccolta informativa di natura molto ben specifica e funzionale agli apparati di riferimenti. Nel quadro della Difesa ha peso anche il Raggruppamento Unità Difesa, dotato di compiti di vigilanza e difesa della logistica delle installazioni preposte ad attività di intelligence.

Meno nota, ma secondo gli addetti ai lavori estremamente efficace, è l’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) della Banca d’Italia, istituita nel 2007, che opera nella raccolta informativa contro i flussi di denaro sporco ai terroristi o alla criminalità organizzata. Si attiva principalmente attraverso le segnalazioni di operazioni sospette trasmesse da intermediari finanziari, professionisti e altri operatori.

Analogamente esterno al Sisr, ma parallelo, sarà invece il perimetro dell’Agenzia di cybersicurezza nazionale (Acn), integrato come nuovo apparato dopo l’approvazione del suo formato da parte del governo Draghi. L’Acn compartimenterà tra intelligenze e nuovi organi le attività legate al cyber, dominio multiforme di scontro dell’era contemporanea. Espandendo le prerogative della sicurezza nazionale pur restando al di fuori del Sisr. Anno dopo anno, lo scrutinio delle attività di intelligence in Italia riguarderanno, gradualmente, domini sempre più estesi.