L’ex “deputato più conservatore del Texas” guiderà la Cia nell’era Trump, sostituendo William Burns che ne è stato direttore nell’amministrazione Biden: John Ratcliffe, 59 anni, già Direttore dell’Intelligence Nazionale nel finale della prima amministrazione Trump e dal 2015 al 2020 deputato del 4° Distretto del Texas, sarà alla guida della maggiore agenzia d’intelligence di Washington. Dopo l’era Burns, in cui si sostanziò il matrimonio tra diplomazia e intelligence sotto la guida dell’ex ambasciatore in Russia, un politico di professione torna a guidare Langley.
Trump sceglie un fedelissimo, una figura già nota al Partito Repubblicano ed esponente della sua ala più conservatrice su immigrazione, lotta al crimine, politica estera ma anche un funzionario che conosce molto bene i servizi avendo già lavorato nei comitati del Congresso che li supervisionavano e servito come coordinatore delle agenzie federali. Soprattutto, ricorda Military.com, Ratcliffe ha dalla sua il “timbro” delle credenziali anticinesi di ferro, requisito fondamentale per accreditarsi nello Stato profondo di Washington.
“Ratcliffe ha più volte lanciato l’allarme sulla Cina, definendo il paese la principale minaccia per gli interessi degli Stati Uniti e del resto del mondo libero”, ha scritto la testata di informazione sulla sicurezza nazionale, aggiungendo che questo lo pone in continuità con le altre nomine di The Donald per le posizioni apicali della diplomazia e della strategia geopolitica. “Pechino intende dominare gli Stati Uniti e il resto del pianeta economicamente, militarmente e tecnologicamente”, ha scritto Ratcliffe a fine 2020 sul Wall Street Journal. La sua nomina alla Cia la renderà sempre più una proiezione diretta dell’agenda securitaria della Casa Bianca o si inserirà nel solco tracciato da Burns, che ha messo Langley nel ruolo di servizio verso l’elaborazione della strategia che poi Biden si è trovato a guidare e applicare?
Il primo approccio valorizzerebbe il ruolo operativo, il secondo quello informativo dell’agenzia di spionaggio per eccellenza. Trump sembra voler un team coeso e capace di remare nella sua stessa direzione sulle principali politiche, e ad oggi non è ancora chiaro quanto e in che misura i vari scenari globali avranno peso nell’agenda della superpotenza della seconda presidenza di The Donald.
Per ora due cose uniscono Ratcliffe, il prossimo segretario alla Difesa Pete Hessgeth, il segretario di Stato Marco Rubio e Mike Waltz, consigliere alla sicurezza nazionale: l’assoluta fedeltà a Trump e la priorità data alla Cina come rivale strategico. Sembra venire meno il “quadrilatero” rappresentato nell’era Biden da Burns, Lloyd Austin, Tony Blinken e Jake Sullivan come prima linea dell’elaborazione strategica e sembra emergere un’amministrazione in cui è il comandante in capo a guidare ogni piano e il governo ne rappresenta il braccio operativo. Ma questo troverà conferma solo dopo il 20 gennaio, giorno dell’inizio del Trump 2.0 che fa già parlar di sé prima di nascere.

