La diplomazia africana dell’intelligence italiana si rafforza. E lo fa per mezzo di una visita di alto profilo del direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (Aise), Giovanni Caravelli, a Niamey, capitale del Niger governato dal 26 luglio 2023 dalla giunta militare denominatasi Consiglio Nazionale per la Protezione della Patria (Cnsp) che ha detronizzato il capo di Stato Mohamed Bazoum.
Caravelli alla corte di Tiani: una missione diplomatica e d’intelligence?
Caravelli, abruzzese, 63 anni, generale di corpo d’armata con alle spalle una lunghissima carriera nei reparti del Sismi, da comandante della Brigata Informazioni, Ricognizione e Guerra Elettronica dell’Esercito e dello strategico II Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa, dal 2020 guida attivamente l’Aise, inserendo il servizio esterno della Repubblica nel quadro di quella consolidata “diplomazia dell’intelligence” sempre più consolidata a livello internazionale. E l’Aise, come conferma una serie di operazioni ben consolidate nell’ultimo periodo e il resoconto delle attività del recente rapporto dei servizi al Parlamento, ha l’Africa come spazio d’azione sempre più privilegiato.
Nella giornata del 28 marzo Caravelli è stato Niamey per incontrare il Generale di Brigata Abdourahamane Tiani, presidente del Cnsp, organo padrone di fatto del Paese che nelle scorse settimane ha avviato una serie di svolte, come la decisione di chiudere le porte del Paese ai militari americani dopo che anche la Francia aveva scelto di ritirare le sue forze presenti nell’ex colonia di Parigi. L’Italia si trova oggi nella complessa situazione di doversi sobbarcare militarmente l’intera presenza occidentale in uno Stato dove la condotta politica non può esser letta in bianco e nero.
Da un lato, il Niger è governato da una giunta golpista che ha deposto Bazoum, leader vicino alla premier Giorgia Meloni, e ha mostrato attenzioni calorose per le altre giunte golpiste di Mali, Guinea e Burkina Faso, apertamente vicine alla Russia e al Gruppo Wagner. Ma dall’altro, è il pied-a-terre necessario su cui ogni strategia politica volta a stabilizzare l’Africa subsahariana deve incardinarsi. Un Paese in cui l’esercito combatte duramente contro un’escalation terroristica che di recente ha prodotto un violento attacco dell’Isis contro le forze dell’esercito nazionale, oscurato dai paralleli fatti russi, che ha causato 30 morti.
L’Italia che resta in Africa
L’Italia non ha abbandonato la missione di sostegno alle forze nigerine contro il terrorismo. Il comunicato del Cnsp che offre il resoconto del colloquio tra Caravelli e Tiani, capo di Stato di fatto del Niger, dice esplicitamente che la giunta nigerina “ha elogiato la professionalità e l’esemplarità degli istruttori italiani durante le loro missioni con le Forze Armate nigerine. Infine, l’Italia è impegnata a sostenere il Niger sia materialmente che in termini di capacità, per affrontare al meglio le sfide alla sicurezza”. Nella geopolitica africana non esiste, come detto bianco e nero. Anche gli Stati Uniti si sono trovati di fronte al dilemma securitario in Burkina Faso: sostenere la giunta militare filorussa contro i jihadisti o lasciare il campo, favorendo l’inserimento dei gruppi militanti e dei rivali come la Wagner? La scelta è andata sulla prima ipotesi.
Per l’Italia in Niger la questione è più lineare: Roma dall’inizio della crisi nigerina ha sempre evitato di alzare eccessivamente i toni, conscia della presenza dei militari italiani in loco e della delicatezza della loro missione. Al contempo, lo sdoganamento del Piano Mattei immaginato da Meloni e dal suo governo per rafforzare la presenza italiana in Africa impone un surplus di equilibrio e attenzione. A cui si aggiunge il vero asset strategico italiano in Africa: l’attività, pervasiva e dinamica, dei servizi segreti di cui su queste colonne si era scritto.
La postura securitaria dell’Aise in Africa
L’obiettivo dell’intelligence, Aise in testa, è alzare il livello e aumentare la profondità delle informazioni della sicurezza del sistema-Paese e della prevenzione espandendo il raggio d’azione in Africa dell’operatività del sistema informativo per la sicurezza della Repubblica. La recente liberazione in Mali di tre ostaggi italiani, Maria Donata Caivano, Rocco Langone e il figlio Giovanni, rapiti nel 2022 si somma all’attiva presenza in Niger e, in secondo luogo, Burkina Faso degli addestratori italiani. Nel grande “buco nero” africano segnato da una cintura di golpe e crisi che va dall’Atlantico al Mar Rosso attraverso i cambi di regime, le guerre civili o le tensioni in diversi Paesi divenuti sempre più instabili negli ultimi anni (Mali, Niger, Guinea, Repubblica Centrafricana, Burkina Faso, Ciad, Sudan, Sud Sudan) mantenere un punto d’appoggio in profondità è fondamentale. Anche, se non soprattutto, per espandere oltre il Maghreb la presenza di Roma, già ben chiara in Libia e in Paesi con cui i rapporti politici, economici e securitari sono importanti come Algeria, Tunisia ed Egitto.
Nel gioco di bilanciamento, il flusso costante di informazioni è vitale. E i servizi segreti italiani ne rappresentano la garanzia operativa e strategica. Un’assicurazione sulla vita della proiezione dell’interesse nazionale italiano. Roma, oggigiorno, può dire di potersi spingere laddove altri Stati hanno le porte chiuse. In Niger questo rende Roma strategica per l’Occidente e il campo euro-atlantico. Far buon uso di questa proiezione, contribuendo a stabilizzare un quadrante di mondo oggetto delle pressioni e degli appetiti di diverse potenze, è vitale per ridurre le tensioni su fronti come l’escalation terroristica, la competizione tra Stati nell’Africa occidentale, i traffici di esseri umani. La sicurezza nazionale si difende anche, se non soprattutto, fuori dai confini del Paese. E l’Africa non può essere ignorata. Caravelli e l’Aise, che ereditano la postura “africana” dei servizi plasmata nell’era di Alberto Manenti, lo sanno bene. E agiscono di conseguenza tenendo attivi rapporti delicati ma strategici.

