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	<title>Khalifa Haftar Archives - InsideOver</title>
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	<title>Khalifa Haftar Archives - InsideOver</title>
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		<title>La lotta per il potere a Tripoli e le incertezze di una Libia al bivio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 10:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Tripoli) &#8211; La grande città di Tripoli accoglie con una sensazione di calma apparente in un sabato mattina dove sulla strada dell’aeroporto si incontrano poche auto. La capitale libica conta oltre 3 milioni di abitanti e come la maggior parte delle metropoli arabe di solito è un formicaio brulicante. Le strade sono ampie, soprattutto le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-lotta-per-il-potere-a-tripoli-e-le-incertezze-di-una-libia-al-bivio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250715124305508_9df96b04776555a2e1b75de7112dd94c-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>(Tripoli)</strong> &#8211; La grande città di <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-eliminazione-del-boss-di-tripoli-e-le-nuove-incognite-sulla-libia.html">Tripoli </a>accoglie con una sensazione di calma apparente in un sabato mattina dove sulla strada dell’aeroporto si incontrano poche auto. La <strong>capitale libica conta oltre 3 milioni di abitanti</strong> e come la maggior parte delle metropoli arabe di solito è un formicaio brulicante. Le strade sono ampie, soprattutto le principali, poichè venivano utilizzate dal regime di <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/a-sirte-si-torna-ad-invocare-il-nome-dei-gheddafi.html">Muammar Gheddafi </a></strong>per imponenti parate militari. Nella parte della città che si allunga verso il Mediterraneo restano importanti vestigia del passato con architetture ottomane ed europee che si sovrappongono, mentre svettano sulla città il pugno di grattacieli del Centro Direzionale per gli Affari di Tripoli. </p>



<p>Lontano dal mare e soprattutto dal porto, zona nevralgica e di importanza strategica, diversi quartieri sono ridotti in macerie dagli scontri fra le milizie che incontrandole per la strada non sono facilmente riconoscibili da polizia ed esercito. Spostandosi da un quartiere all’altro cambiano però le divise e <strong>spesso anche l’umore dei miliziani,</strong> indizi utili per comprendere quali gruppi ancora sostengano il debole Governo di Unità Nazionale del Primo ministro Abdul Hamid Dbeibah. La città vive in una specie di limbo dove è difficile comprendere quello che potrebbe accadere. I giornalisti libici sono molto restii a nominare il  <strong>governo di Tobruk </strong>e soprattutto il generale <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-lezione-libica-mai-imparata-dal-premier-ddeibah.html">Haftar</a>, considerato in Tripolitania alla stregua di un criminale. Ma l’autonominato Feldmaresciallo di Libia non è soltanto un minaccioso fantasma, ma una realtà che ha spostato l’Esercito Nazionale Libico, la sua milizia personale, a Sirte, città natale del clan Gheddafi dopo aver trovato un accordo con le milizie locali. Il premier Dbeibah sa bene che con Haftar a 400 chilometri dalla capitale sulla costa e con il figlio del generale a circa 300 a sud, Tripoli si trova in una morsa dalla quale difficilmente potrà liberarsi. Dopo le cosiddette “primavere arabe” e la caduta del regime di Gheddafi, la Libia non ha mai trovato pace ed il paese nordafricano si ritrova spaccato a metà con due governi che si combattono. </p>



<p>A dire la verità la Libia non è esattamente divisa in due perché l’esecutivo di Tobruk, grazie ad una serie di alleanze,<strong> ha preso il controllo di quasi il 70% del territorio e ora minaccia Tripoli.</strong> L’ultima mossa del clan Haftar è stata quella di trovare un accordo con la Turchia, principale mentore di Dbeibah, che adesso sembra meno propenso a difendere un governo morente. Nel 2019 erano stati i russi a fermare l’avanzata del generale verso Tripoli, proprio per evitare lo scontro con Ankara, ma oggi tutto è cambiato e la sopravvivenza di due Libie sembra appesa ad un filo.</p>



<p> Imad Mustafa Trabelsi guida il ministero degli Interni del Governo di Unità Nazionale di Tripoli da oltre due anni e mezzo e racconta una situazione molto diversa. “Noi siamo il vero governo della Libia, le Nazioni Unite  e l’Unione Europea appoggiano il nostro operato, mentre il sedicente Governo di Stabilità Nazionale di Tobruk e Bengasi è soltanto una copertura per gli affari della famiglia Haftar. La capitale è tranquilla e gli scontri delle settimane scorse sono stati necessari per arrestare o eliminare dei capi-milizia che avevano creato dei domini personali. Il nostro obiettivo è sciogliere tutte le milizie ed integrarle nelle forze armate. Adesso l’aeroporto è aperto e la attività sono riprese regolarmente. Abbiamo anche ospitato il <strong>Team Europe </strong>a testimonianza di quando sia forte il nostro rapporto con l’Unione Europea.” </p>



<p>Il ministro, che è anche leader di una milizia, la Forza per le operazioni speciali di Zintan, disegna un quadro lontano dalla realtà. L’uccisione di al Kikli da parte di forze fedeli al governo ha scatenato una battaglia durata tre giorni e l’operazione per eliminare la potente milizia Rada è stata un completo fallimento e soltanto un nuovo accordo con questi uomini ha permesso la riapertura dell’aeroporto. </p>



<p>Molti di questi gruppi sono pronti a passare con Haftar appena si presenterà alle porte di Tripoli e <strong>senza i mercenari siriani pagati dai turchi la città appare indifendibile</strong>. La storia del paese nordafricano sembra davvero ad un bivio e per le strade la gente è stanca di questa insicurezza che da anni caratterizza la società libica. A Tripoli la presenza degli africani provenienti dal sub-sahara resta sommersa e sono pochi quelli che si vedono in giro per la città, ma fuori dai principali centri abitati la stima del ministero degli interni libico parla di 4 milioni di persone. “Noi controlliamo la nostra costa e manteniamo gli accordi con l’Europa per la gestione dei flussi- sottolinea con forza il ministro Trabelsi- è il <strong>falso governo di Tobruk</strong> che usa i migranti per minacciare Grecia ed Italia. Le partenze vengono quasi totalmente dalla Cirenaica e sono i mano a gruppi criminali che noi abbiamo debellato.” Se è vero che la maggioranza delle partenze viene dalla Libia orientale e si tratta di una forma di ricatto, anche in Tripolitania i numeri sono in crescita ed il governo Dbeibah non può davvero impedire a nessuno di lucrare sui migranti perché sono proprio le milizie che gli permettono di restare in piedi, almeno per ora. </p>
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		<title>A Bengasi come ad Aleppo?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/a-bengasi-come-ad-aleppo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2024 17:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="581" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il generale libico Khalifa Haftar (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-300x125.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-768x319.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-1024x425.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nell&#8217;intricata matassa mediorientale, ogni evento rischia di incidere sugli equilibri dei Paesi vicini e non solo. L&#8217;avanzata delle fazioni islamiste e il loro dilagare in tutta l&#8217;area centro settentrionale della Siria, potrebbe avere importanti ripercussioni in tutti gli altri scenari delicati della regione. A partire dalla Libia, Paese entrato in uno stato di guerra latente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-bengasi-come-ad-aleppo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="581" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il generale libico Khalifa Haftar (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-300x125.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-768x319.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-1024x425.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nell&#8217;intricata matassa mediorientale, ogni evento rischia di incidere sugli equilibri dei Paesi vicini e non solo<a href="https://it.insideover.com/guerra/ribelli-entrano-ad-aleppo-siria-sempre-piu-nel-caos.html">. L&#8217;avanzata delle fazioni islamiste </a>e il loro dilagare in tutta l&#8217;area centro settentrionale della Siria, potrebbe avere importanti ripercussioni in tutti gli altri scenari delicati della regione. A partire dalla <strong>Libia</strong>, Paese entrato in uno stato di guerra latente nello stesso anno della Siria, ossia in quel 2011 caratterizzato dal vento pesante delle primavere arabe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Haftar teme la ripetizione dello scenario siriano </h2>



<p>L&#8217;avanzata delle milizie anti governative non è soltanto un duro colpo per il presidente siriano Bashar Al Assad, la cui permanenza al potere appare sempre più in bilico. Al contrario, r<strong>appresenta anche un problema molto serio per gli interessi russi nella regione</strong>. Del resto, lo stesso ingresso della Russia nel pantano siriano, avvenuto nel 2015, è stato dovuto principalmente alla difesa della base navale di <strong>Tartus</strong>, da tempo avamposto fondamentale nel Mediterraneo per Mosca. </p>



<p>&#8220;A Bengasi &#8211; ha dichiarato su InsideOver una fonte diplomatica &#8211; non sono rimasti a guardare:<strong> se può cadere una base russa in Siria, analoga sorte può avere una base russa in Libia&#8221;</strong>. E in effetti, la Cirenaica da almeno otto anni rappresenta un hub importante per il Cremlino. Qui, nel territorio dominato dal generale<strong> Khalifa Haftar</strong> e dal suo Libyan National Army (<strong>Lna</strong>), in molti adesso temono un effetto domino: &#8220;Il vero timore del generale &#8211; prosegue la fonte &#8211; è che gli alleati di Mosca nella regione<strong> vengano percepiti come deboli o sacrificabili</strong>&#8220;. E in medio oriente essere percepiti come deboli vuol dire essere percepiti come obiettivi facilmente attaccabili. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mosse dell&#8217;uomo forte della Cirenaica </h2>



<p>Per Assad comunque non è detta l&#8217;ultima parola e le ritirate da Aleppo e Hama potrebbero preludere a un possibile contrattacco. Alla stesso tempo dunque, anche per le basi russe in Siria il destino è tutt&#8217;altro che pronto a essere segnato: &#8220;Haftar però &#8211; ha voluto ribadire la fonte &#8211; sa vedere molto lontano e sa che, se dovesse passare il messaggio che ha nei russi gli unici protettori, il suo dominio nella Cirenaica verrebbe messo in discussione&#8221;. </p>



<p>Questo spiega dunque gli avvicinamenti, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sfida-della-turchia-all-italia-sulla-libia.html">evidenziati già nei giorni scorsi su InsideOver</a>, tra membri molto stretti dell&#8217;entourage di Haftar e alcuni funzionari turchi. In particolare, tra ottobre e novembre sono apparse foto che ritraggono, all&#8217;interno del quartier generale di Bengasi dell&#8217;Lna, funzionari e inviati di <strong>Ankara</strong> a colloquio con collaboratori di Haftar. Mentre uno dei figli del generale, Saddam Haftar, è stato tra gli invitati del <em>Saha Expo 2024</em>, l&#8217;evento dedicato alla Difesa che annualmente si svolge a Istanbul. </p>



<p><strong>Segnali</strong> che fanno intuire come, in quel di Bengasi, già da tempo si teme una profonda destabilizzazione del quadro locale. Con Haftar che, a prescindere poi dagli esiti del conflitto siriano e dalla tenuta o meno di Assad, ha un disperato bisogno di diversificare i suoi alleati soprattutto sul fronte militare. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-bengasi-come-ad-aleppo.html">A Bengasi come ad Aleppo?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Libia: la Turchia di Erdogan parla con il generale Haftar e sfida il ruolo dell&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-sfida-della-turchia-all-italia-sulla-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 15:23:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo Allargato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-2048x1362.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ankara si riavvicina anche ad Haftar e lancia una sfida aperta all'Italia sul fondamentale dossier riguardante la Libia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Recep-Tayyip-Erdogan-Turkish-president-2560x1703-1-2048x1362.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal novembre 2019 la Turchia è identificata, con riferimento al dossier libico,<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-libia-ha-chiesto-ufficialmente-alla-turchia-di-intervenire.html"> come principale alleata del governo di Tripoli</a>. Di quell&#8217;esecutivo cioè che rappresenta l&#8217;unico, dei due in carica in Libia da diversi anni, riconosciuto a livello internazionale. Ma da qualche mese la situazione sta cambiando. In particolare, Ankara sta sviluppando rapporti molto importanti anche con il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">generale Khalifa Haftar</a>. Ossia con l&#8217;uomo forte dell&#8217;Est della Libia e che ha impiantato a Bengasi le sue strutture di potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I rapporti tra Haftar e la Turchia</h2>



<p>A ottobre ha suscitato scalpore la foto che ritraeva seduto l&#8217;uno accanto all&#8217;altro due personaggi che, almeno sulla carta, appaiono come due dei più acerrimi rivali nel contesto libico. Da un lato infatti c&#8217;era <strong>Saddam Haftar</strong>, figlio del generale con velleità di successione, al suo fianco invece era ben riconoscibile <strong>Imed Trabelsi</strong>, ossia il ministro dell&#8217;Interno del governo di Tripoli. </p>



<p>La foto è stata scattata nell&#8217;ambito del <em>Saha Expo 2024</em>, l&#8217;appuntamento che riunisce annualmente a Istanbul espositori e investitori del settore della Difesa. Dunque, sia Haftar che Trabelsi hanno ricevuto e accettato l&#8217;invito proveniente direttamente dalle autorità turche. In un dossier intricato come quello libico, questo non costituisce un dettaglio affatto secondario ma, al contrario, ha dato il segno del lavoro diplomatico di questi mesi da parte di Ankara. </p>



<p>L&#8217;obiettivo della Turchia sembra infatti essere quello di<strong> riuscire a dialogare con entrambe le principali parti libiche</strong>. Un obiettivo che è apparso ancor più palese pochi giorni fa, quando i canali social dell&#8217;esercito di Haftar hanno mostrato un incontro avvenuto tra propri generali e l&#8217;<strong>addetto militare turco inviato a Bengasi.</strong> Anche se ai colloqui non ha preso parte lo stesso Haftar, tuttavia la presenza di funzionari turchi a Bengasi è alquanto indicativa sulle vere velleità di Erdogan. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Libyan General Khalifa Haftar’s forces recently met with Turkish military attaché in Benghazi to discuss strengthening military cooperation, marking the first publicly acknowledged meeting between Turkish officials and Haftar’s forces. <a href="https://t.co/6vZmnxx2xP">pic.twitter.com/6vZmnxx2xP</a></p>&mdash; Mike (@Doranimated) <a href="https://twitter.com/Doranimated/status/1855593274825744529?ref_src=twsrc%5Etfw">November 10, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Brutte notizie per l&#8217;Italia</h2>



<p>Fino a oggi a poter vantare rapporti importanti sia con Tripoli che con Bengasi è stata l&#8217;Italia. Il nostro Paese, per esempio, è l&#8217;unico tra quelli occidentali ad avere un&#8217;<strong>ambasciata operativa a Tripoli </strong>e ad avere riaperto un<strong> consolato a Bengasi</strong>. I vari governi alternatisi a Palazzo Chigi nell&#8217;ultimo decennio, pur riconoscendo solo le autorità tripoline, hanno intrattenuto rapporti anche con il generale Haftar. </p>



<p>Il tutto per sfruttare al meglio il <strong>know how italiano in Libia</strong> e accreditare Roma quale principale attore capace di mediare. Questo ha permesso di ridimensionare la portata dell&#8217;alleanza siglata nel 2019 tra Ankara e Tripoli e di continuare a recitare un<strong> ruolo di primissimo piano</strong>, specie a livello economico. </p>



<p>Ma con la nuova strategia inaugurata dalla Turchia, il ruolo dell&#8217;Italia potrebbe essere messo ancora una volta in discussione. L&#8217;impressione è che il presidente turco Erdogan, rimasto insoddisfatto per i pochi guadagni in termini economici e strategici dall&#8217;alleanza con Tripoli, adesso voglia sfidare direttamente Roma e giocarsi il tutto e per tutto in ogni area del Paese nordafricano. Mettendo sul piatto preziose collaborazioni sul piano militare, vitali per evitare di far dipendere Haftar dalle milizie o dall&#8217;aiuto degli ex miliziani Wagner arrivati dalla Russia nel 2016. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-sfida-della-turchia-all-italia-sulla-libia.html">Libia: la Turchia di Erdogan parla con il generale Haftar e sfida il ruolo dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Libia: Haftar muove le sue truppe. O forse sono i russi che muovono lui&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/libia-haftar-muove-le-sue-truppe-o-forse-sono-i-russi-che-muovono-lui.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Aug 2024 16:19:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-1536x862.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il generale Haftar muove le sue truppe e molti temono che voglia riprovare a conquistare Tripoli. e se invece...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/libia-haftar-muove-le-sue-truppe-o-forse-sono-i-russi-che-muovono-lui.html">Libia: Haftar muove le sue truppe. O forse sono i russi che muovono lui&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1078" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-1536x862.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810165035205_3af03c29a03957db5ba6ebd19403aab6-1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Che cosa va cercando il generale Haftar? Quello che si sa è che in questi giorni i reparti del suo Esercito di Liberazione Nazionale, che già controllano l&#8217;Est e il Sud della Libia, si stanno spostando verso Sud-Ovest, in particolare verso la città di <strong>Ash Shwayrif</strong>, che si trova a circa 400 chilometri da Tripoli, da dove il Governo di Unità Nazionale presieduto da <strong>Abledhamid Dbeibah</strong> osserva con comprensibile preoccupazione. Già nel 2019, infatti, Khalifa Haftar aveva cercato di porre l&#8217;assedio a Tripoli, scontrandosi senza successo con le milizie che allora sostenevano Fayez al-Serraj, allora primo ministro del Governo di Unità Nazionale  insediatosi dopo gli accordi firmati nel dicembre 2015 a&nbsp;<strong>Skhirat</strong>, in Marocco.</p>



<p>Dopo lunghi e infruttuosi combattimenti, Haftar e i suoi si rintanarono nella &#8220;loro&#8221; Cirenaica, contentandosi di sfruttare i giacimenti locali e di lucrare sul traffico di migranti in arrivo dai Paesi dell&#8217;Africa sahariana e sub-sahariana. Molti hanno dunque il sospetto che ora il generale sia pronto a riprovarci. D&#8217;altra parte era stato proprio Haftar, durante le esercitazioni militari Dignity Shield 2024, tenute nella città di Sirte, a lanciare un duro ultimatum: &#8220;La sicurezza della Libia dipende dai progressi sul percorso politico, ma alcune parti coinvolte creano deliberatamente ostacoli e usano argomenti fragili per lasciare la situazione invariata e preservare le loro conquiste&#8230; Diamo una notizia agli ostruzionisti: non ce la farete. Il margine per concedervi opportunità si è ridotto, la pazienza è sul punto di esaurirsi. Rifate i vostri calcoli prima che gli eventi prendano il sopravvento&#8221;.</p>



<p>Non c&#8217;è da stupirsi, quindi, se <strong>a Tripoli tira aria di mobilitazione</strong>. Un&#8217;aria che arriva fino al confine con l&#8217;Algeria, visto che uno dei timori di queste re è che Haftar voglia prendere il controllo del valico di frontiera che porta alla città algerina di Debdeb, ora sotto l&#8217;autorità delle truppe del Governo tripolino di Unità Nazionale.</p>



<p>La spiegazione di tanta agitazione da parte di Haftar, però, potrebbe essere al contempo più semplice e più complicata. La spina dorsale del contingente ora in movimento è formata da mercenari russi dell&#8217;ex Gruppo Wagner, ora ribattezzato Africa Corps. Nome diverso, ma il fine è lo stesso: garantire l&#8217;influenza russa nell&#8217;Africa subsahariana, in particolare nei tre Paesi, Niger, Mali e Burkina Faso che hanno deciso di sbarazzarsi dell&#8217;influenza francese. Gli uomini della Wagner erano stati decisivi, nella primavera scorsa, per garantire al governo maliano la riconquista di Kidali, città che da un decennio era la roccaforte del separatismo tuareg di marca qaedista. </p>



<p>600 russi avevano partecipato a quella spedizione, cosa che gli islamisti del Mali non hanno certo dimenticato. Appena hanno potuto, infatti, si sono vendicati: ai primi di agosto, nel deserto presso il confine con l&#8217;Algeria, hanno teso un&#8217;imboscata a un convoglio di soldati Mariani e uomini Wagner, uccidendo decine degli uni e degli altri. con l&#8217;aiuto, dichiarato e rivendicato, dei servizi segreti ucraini ( loro volta, probabilmente, imbeccati dai colleghi francesi e algerini).</p>



<p>I movimenti di Haftar e dell&#8217;Africa Corps che lo accompagna, quindi, sembrano più un modo per dare una mano all&#8217;alleato russo e andare a rinforzare un quadrante fondamentale dal punto di vista politico ma dove la Russia incontra più difficoltà del previsto dal punto di vista militare. I prossimi giorni ci diranno qualcosa in più.</p>



<p><strong>Fulvio Scaglione</strong></p>



<p></p>
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		<title>Il derby per lo scudetto libico si gioca in Italia. Ed è molto più di una partita di calcio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-derby-tra-est-e-ovest-della-libia-si-sposta-in-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 14:04:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Soft power]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, Tripoli (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si tengono in Italia le partite che assegnano lo scudetto libico. Roma rafforza i legami, perché c'è molto più del calcio in ballo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-derby-tra-est-e-ovest-della-libia-si-sposta-in-italia.html">Il derby per lo scudetto libico si gioca in Italia. Ed è molto più di una partita di calcio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, Tripoli (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Libia-Tripoli-proteste-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È ben noto che subito dopo la fine di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a>, la Libia si è tendenzialmente spaccata a metà: da una parte<strong> l&#8217;Ovest del Paese</strong>, con Misurata e Tripoli quali principali centri economici e politici, dall&#8217;altra<strong> l&#8217;Est</strong>. Una divisione figlia di <strong>fratture storiche e sociali pluridecennali</strong>, risalenti anche a ben prima dell&#8217;era coloniale italiana. La parte orientale della Libia, dominata dalla regione della Cirenaica e con Bengasi quale centro principale, ha sempre lamentato discriminazioni dall&#8217;Ovest e da Tripoli in particolar modo.</p>



<p>Sotto il profilo politico e militare, oggi questa spaccatura è ravvisabile soprattutto dal <strong>dualismo</strong> tra le istituzioni che hanno sede nell&#8217;Ovest, il cui governo guidato dal premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html">Ddeibah</a> è quello internazionalmente riconosciuto, e l&#8217;esercito del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar </a>che dal 2014 controlla buona parte della Cirenaica. <strong>Il &#8220;derby&#8221; tra le due Libie a breve si riproporrà sui campi di calcio</strong>: il locale campionato infatti, si chiuderà con il confronto tra tre squadre dell&#8217;Ovest e tre dell&#8217;Est. Come campo di battaglia, per fortuna stavolta solo sportiva, è stato scelto un luogo neutro e che riguarda da vicino il nostro Paese: le sfide infatti, si svolgeranno in tre stadi della <strong>Toscana</strong> a partire dal prossimo 27 giugno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore del calcio in Libia</h2>



<p>Per capire cosa rappresenta lo sport più popolare al mondo per i libici, basta pensare all&#8217;era di Gheddafi e alle imprese, più politiche che sportive a dire il vero, del figlio <strong>Saadi</strong>. Quest&#8217;ultimo, il più appassionato di calcio della famiglia del rais, ha fatto parlare di sé per essere stato tesserato in<strong> Serie A </strong>con le maglie del Perugia, dell&#8217;Udinese e della Sampdoria, mettendo a referto però in totale due presenze e tre mesi di squalifica per doping. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Libyan leader&#039;s son joins Italian soccer club" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/_PAMSqDAd2w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube__PAMSqDAd2w");</script>
</div></figure>



<p>Ma in realtà, Saadi e il padre hanno provato tramite il calcio a fare <strong>affari</strong> e a tracciare una via al<strong> soft power libico</strong>. I Gheddafi sono stati negli anni azionisti della Juventus e della Triestina, con il figlio in particolare promotore dell&#8217;organizzazione della finale di supercoppa italiana del 2002 a Tripoli, disputata allo stadio 11 giugno, e della candidatura (non andata in porto) della Libia al mondiale del 2010. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="25/08/2002 - Italian Super Cup - Juventus-Parma 2-1" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/NKiXQ4mzGpo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_NKiXQ4mzGpo");</script>
</div></figure>



<p>Il calcio però per la famiglia del rais ha rappresentato anche fonte di <strong>dolori e contestazioni</strong>. A <strong>Bengasi</strong> ad esempio, nel settembre del 2000 sono scoppiate manifestazioni e proteste dopo che la locale squadra dell&#8217;<strong>Al Alhy</strong>, durante una partita contro l&#8217;Al Alhy di Tripoli in cui all&#8217;epoca militava lo stesso Saadi Gheddafi, ha lamentato un arbitraggio considerato e orientato a favore dei tripolini.</p>



<p>Dopo gli scontri, nei giorni successivi i tifosi dell&#8217;Al Alhy di Bengasi hanno fatto sfilare per le strade della città<a href="https://libyaherald.com/2017/04/al-ahly-benghazi-celebrates-its-70th-birthday/"> un asino adornato con la maglia di Saadi Gheddafi. </a>Per tutta risposta, da Tripoli le autorità hanno arrestato decine di sostenitori della squadra di Bengasi e hanno sciolto il club, a cui è stata concessa la possibilità di ripartire soltanto nel 2005. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il derby tra Est e Ovest passa dai campi di calcio</h2>



<p><strong>Dualismo tra Tripoli e Bengasi</strong>, contestazioni contro il sistema di potere dei Gheddafi: nella faida tra le due Al Alhy del 2000 è descritto tutto il valore extra sportivo del calcio nel Paese. Oggi la situazione non è molto diversa: il calcio ancora adesso è lo <strong>specchio del mosaico politico e sociale della Libia</strong>. Non c&#8217;è più un unico rais, ma ci sono una serie di potentati locali, di capi tribali e di signori della guerra che, tramite il pallone, provano a trovare e a rafforzare il consenso tra la popolazione. </p>



<p>A sottolinearlo nei giorni scorsi è stato il giornalista <strong>Wolfram Lacher</strong>: &#8220;Quanto più la politica libica si limita ad accordi dietro le quinte tra due gruppi di attori &#8211; si legge in un post pubblicato su X &#8211; tanto più questi attori investono nel calcio per rafforzare il loro sostegno sociale&#8221;. Secondo Lacher, ogni squadra in Libia è ricollegabile ai vari potentati locali: i figli di Haftar, in particolare, finanzierebbero una o più squadre a Bengasi, così come il premier Ddeibah, anche in qualità di imprenditore, avrebbe nel suo portafoglio almeno una società stanziata nell&#8217;Ovest del Paese.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The more Libyan politics becomes confined to backroom deals between two handfuls of actors, the more these actors invest in football to bolster their social support. The Haftar sons, the Dabeibas, Zawiya&#39;s Bahroun &#8211; and here Ghnewa, as the sponsor of a local team in Buslim. <a href="https://t.co/lxxAyJRoIt">pic.twitter.com/lxxAyJRoIt</a></p>&mdash; Wolfram Lacher (@W_Lacher) <a href="https://twitter.com/W_Lacher/status/1802963050044993756?ref_src=twsrc%5Etfw">June 18, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Ne consegue che il torneo per l&#8217;assegnazione dello scudetto, riproporrà sul campo la spaccatura tra Est e Ovest. <a href="https://www.agenzianova.com/news/in-corso-gli-ultimi-preparativi-per-giocare-in-italia-lo-scudetto-di-calcio-della-libia/">Così come riportato da AgenziaNova</a>, si sfideranno le due Al Alhy, quella di Tripoli e quella di Bengasi, con i tripolini che terranno a vincere anche contro l&#8217;Asswehly di <strong>Misurata</strong>. La città cioè del premier e sede delle principali milizie che sorreggono le istituzioni dell&#8217;Ovest. I vari derby porteranno sul campo gli scontri che, da più di un decennio a questa parte, caratterizzano la vita politica e sociale di un Paese perennemente in guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa significa per l&#8217;Italia ospitare il campionato libico</h2>



<p>Le partite si terranno tra Pisa, Empoli e Firenze. Saranno elevate le misure di sicurezza in tutta la Toscana, anche perché sugli spalti dovrebbero esserci spettatori di eccezione come, tra tutti, il premier Ddeibah. Per l&#8217;Italia comunque, ospitare il torneo libico potrebbe avere una connotazione anch&#8217;essa non limitata all&#8217;aspetto sportivo. </p>



<p>Roma si conferma come molto vicina alla Libia sotto il profilo del <strong>soft power</strong>. Il nostro Paese, ancora una volta, viene visto come riferimento dalla controparte libica. Un&#8217;occasione in più, anche per la nostra diplomazia, per ribadire l&#8217;importanza strategica dell&#8217;Italia nel processo di riunificazione della Libia. Il mondo del pallone poi, è un&#8217;arma in più a nostra disposizione per avere un ruolo nel Paese a noi dirimpettaio: i libici seguono molto il nostro calcio, nel 2006 hanno festeggiato la vittoria degli azzurri ai mondiali (non senza, anche in quel caso, rimostranze da parte di Gheddafi), negli stadi è possibile notare la presenza di striscioni esclusivamente in italiano. &#8220;Fossa dei Leoni&#8221;, &#8220;Curva Sud&#8221; e &#8220;Forza ragazzi&#8221;, sono frasi molto usuali tra gli spalti sia tripolini che della Cirenaica. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Al Ahly Benghazi  v Enyimba  CAF champions league highlights 19.8.23" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/F9wNSw7PVs8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_F9wNSw7PVs8");</script>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-derby-tra-est-e-ovest-della-libia-si-sposta-in-italia.html">Il derby per lo scudetto libico si gioca in Italia. Ed è molto più di una partita di calcio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>La Libia è un inferno ma a Usa, Europa e Russia va bene così. E il generale Haftar&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-libia-e-un-inferno-ma-a-usa-europa-e-russia-va-bene-cosi-e-il-generale-haftar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 May 2024 05:14:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="581" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il generale libico Khalifa Haftar (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-300x125.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-768x319.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-1024x425.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>A dieci anni dall'"operazione dignità" di Haftar, la Libia è un inferno in terra, nell'indifferenza delle grandi potenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-libia-e-un-inferno-ma-a-usa-europa-e-russia-va-bene-cosi-e-il-generale-haftar.html">La Libia è un inferno ma a Usa, Europa e Russia va bene così. E il generale Haftar&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="581" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il generale libico Khalifa Haftar (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-300x125.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-768x319.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Khalifa-Haftar-e1578930910535-1024x425.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La morte di <strong>Mu&#8217;ammar Gheddafi</strong>, ormai tredici anni fa, scardinò completamente le basi della società e dello stato libico. Una nazione acerba che non ha saputo reggere all&#8217;urto violento che la tragica fine del colonnello aveva rappresentato. Nell&#8217;entroterra di <strong>Sirte</strong>, infatti, non solo aveva brutalmente fine l&#8217;epopea del &#8220;Nasser libico&#8221; ma anche la <strong>Gran <em>Jamāhīriyya</em> </strong> come l&#8217;abbiamo conosciuta fino al 2011. </p>



<p>Tre anni dopo, nel Paese percosso e attonito dalla morte di quell&#8217;istrione discutibile che fu Gheddafi, toccava a un altro uomo in divisa, il generale <strong>Khalifa Haftar</strong>, prendersi la scena. Figura dal background complesso, con una parabola che passa da fedelissimo ad acerrimo nemico di Gheddafi, il 26 maggio 2014 lancia la cosiddetta &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cos-e-l-operazione-dignita.html">Operazione dignità</a></strong>&#8220;, una campagna condotta dall&#8217;Esercito Nazionale libico e che aveva come obiettivo quello di fare piazza pulita dei gruppi islamisti nella Libia orientale, compresa <strong>Bengasi</strong>. Per contrastare questa iniziativa, gruppi militanti islamici e armati, tra cui Ansar al-Sharia, mettono insieme la loro coalizione &#8220;Alba libica&#8221;. </p>



<p>Il Paese si trasforma nel terreno di scontro fra la coalizione <em>Libya Dawn</em>, con stretto controllo su <strong>Tripoli </strong>e gran parte della fetta occidentale del Paese, e la coalizione<em> Dignity</em>, collocata su parte della Cirenaica e Bengasi, trasformando il conflitto in una vera <strong>guerra civile</strong>. Luogo simbolo di questa guerra fratricida, l&#8217;aeroporto internazionale di Tripoli. La battaglia all&#8217;ultimo sangue per la Libia fende i confini tribali, politici, regionali e le faglie religiose che attraversano una nazione ridotta a una polveriera. Intanto, Haftar si guadagna il sostegno di Emirati Arabi, Egitto e una certa benevolenza francese, con Parigi pronta a fregarsi le mani al pensiero della <em>petroCirenaica</em>. Il resto è già storia, si può dire.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Derna community hit by devastating Libya flooding struggling in aftermath" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/5yam2RagZHY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_5yam2RagZHY");</script>
</div></figure>



<p><strong>Che Paese è la Libia oggi?</strong> Si direbbe un puzzle, più che un Paese. L&#8217;immagine delle inondazioni che hanno colpito la città di <strong>Derna</strong> nel settembre scorso (quasi 6mila morti e 8mila dispersi) sembrano essere il fedele ritratto per una nazione a pezzi. A tredici anni dall&#8217;inizio del caos, in Libia <strong>l</strong><a href="https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/north-africa/libya/report-libya/#:~:text=Security%20forces%2C%20armed%20groups%2C%20militias,the%20Libyan%20coast%20in%202023."><strong>e violazioni dei diritti umani</strong> </a>e gli abusi da parte delle milizie rimangono pervasivi, mentre una grande quantità di élite politiche e di quasi-autorità si giocano a dadi la legittimità e il controllo del territorio. <strong>I cittadini libici non votano</strong> alle elezioni presidenziali o parlamentari dal 2014, quando un voto contestato portò alla guerra e a un Governo diviso. Nei fatti, la sgangherata Costituzione provvisoria del 2011 è l&#8217;unica a restare in vigore, mentre la nuova Carta costituzionale non riesce ancora a vedere l&#8217;alba. Difficile in un Paese in cui la <em>rule of law</em> è andata completamente a farsi benedire. </p>



<p>Nel frattempo, dalla sponda Nord del Mediterraneo si sprecano i proclami in favore di prossime libere elezioni libiche nemmeno si trattasse della Svezia. Un processo elettorale auspicato da tutti nel quadro della mediazione delle Nazioni Unite che andrebbe, sì, rilanciata, ma non è ancora chiaro come e da chi se il Palazzo di Vetro è alle prese con una faida interna, alimentata dal conflitto in Medio Oriente e da quello in Ucraina.</p>



<p>Nel frattempo, la Libia è una <em>banana republic</em>: si demoliscono unità residenziali, compresi i quartieri storici e siti del patrimonio protetti per far posto a nuovi sviluppi edilizi, residenziali e commerciali, e si arrestano residenti che protestano contro gli sfratti a Bengasi. Ci sono realtà come <strong>Tarhuna</strong>, &#8220;la Ciudad Juarez libica&#8221;, in cui centinaia di persone sono scomparse tra il 2014 e il 2020 quando una delle tante milizie del caleidoscopio libico- la <em>al-Kaniyat</em>-ottenne il controllo della città. Qui si continuano a identificare i resti di centinaia di persone trovate nelle <strong>fosse comuni</strong> senza che alcun processo abbia inizio per rintracciare le persone presumibilmente coinvolte negli omicidi. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://libyanamericanalliance.org/wp-content/uploads/2022/11/t_5df665bfed3a4ad4ae040bda113cfced_name_20210429_tarhuna_drone_image2_scaled.jpg" alt=""/><figcaption class="wp-element-caption">Fosse comuni a Tarhun</figcaption></figure>
</div>


<p>La <strong><a href="https://www.ohchr.org/en/hr-bodies/hrc/libya/index">missione di inchiesta indipendente sulla Libia</a></strong> è stata istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite con la risoluzione 43/39 del 22 giugno 2020, per indagare sulle violazioni e sugli abusi dei diritti umani in tutta la Libia dall&#8217;inizio del 2016, al fine di prevenire un ulteriore deterioramento della situazione e di garantire l&#8217;assunzione delle responsabilità. La missione di inchiesta ha concluso il suo rapporto finale sostenendo che esistono fondati motivi per ritenere che in Libia siano stati commessi <strong>crimini contro l&#8217;umanità</strong>, tra cui detenzioni arbitrarie, omicidi, torture, stupri, riduzione in schiavitù, soprattutto di tipo sessuale.</p>



<p><strong>La Libia è oggi un campo minato a cielo aperto</strong>. Mine anti-uomo e ordigni inesplosi (compresi i residui di munizioni a grappolo) continuano a rappresentare una quotidiana lotta con la vita, soprattutto a Tripoli e nel suo circondario, dove uccidono e feriscono decine di civili dal 2019 . La Libia tra l&#8217;altro non ha ratificato il <strong>Trattato internazionale per la messa al bando delle mine</strong> né la Convenzione sulle munizioni a grappolo. Su questo stato di cose, lo scorso autunno, si è abbattuta la tragedia delle inondazioni a Derna, che hanno spostato ordigni inesplosi in aree precedentemente incontaminate. Anche il <strong>sistema scolastico</strong> si è polverizzato: qui infatti non è stata approvata la Dichiarazione sulle scuole sicure per proteggere l&#8217;istruzione e gli educandi durante i conflitti armati. E senza la scuola non solo non c&#8217;è futuro, ma si bruciano le papabili classi dirigenti dei decenni a seguire, lasciando il Paese implodere nelle mani di un manipolo di statue di cera ottuagenarie.<br>Anche la <strong>Giustizia</strong> ha smesso di esistere. Giudici, pubblici ministeri e avvocati rischiano tutti i giorni vessazioni e attacchi fisici da parte dei gruppi armati: se non fosse una tragedia, farebbe quasi sorridere il candore e la solerzia con la quale si recano ogni giorno nei tribunali. Una giustizia dai piedi di argilla genera ovviamente <strong>un sistema carcerario da incubo</strong>. Sono circa una trentina gli istituti penitenziari-che a chiamarli così si fa peccato contro la verità- sotto la giurisdizione del ministero della Giustizia: qui centinaia di esseri umani stipati in detenzione prolungata senza processo, tediati da sovraffollamento e torture.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://globaldetentionproject.org:3000/api/gdpUploadFiles/sources/download/Libya-The-Independent.jpeg" alt="" style="width:434px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Un carcere libico</figcaption></figure>
</div>


<p>Il caso di Derna ha messo in evidenza un altro dramma di un Paese del quale riusciamo a sapere poco, troppo poco, ovvero la grave compromissione della <strong>libertà di espressione</strong>. Un esempio fra tutti: nel settembre scorso era stato ordinato alla maggior parte dei media e dei giornalisti di lasciare i luoghi delle inondazioni, generando <strong>un buco nero mediatico</strong> sulle operazioni di soccorso. Poco dopo, un docente universitario e i due attivisti politici, che avevano preso parte a un simposio sulle ripercussioni legate alla vicenda, sono finiti in carcere senza alcuna accusa formale. Per quanto riguarda invece <strong>l&#8217;uso del web e delle nuove tecnologie</strong>,  il Paese sembra andare verso forme sempre più estreme di controllo dei privati cittadini. Due anni fa, infatti, veniva approvata una &#8220;legge contro il crimine informatico&#8221; che non ha avuto altre ripercussioni se non quelle di monitorare i contenuti online dei cittadini libici, rei di violare &#8220;l&#8217;onore e la morale pubblica&#8221;. Sorti simili, con tanto di condanne, per chi promuove valori come l&#8217;ateismo o il femminismo.</p>



<p>In una simile realtà bifronte, spaccata a metà fra due esecutivi, vi è tutto l&#8217;interesse delle parti in causa a <strong>rimandare <em>sine die</em> il processo elettorale</strong>: questo permette di seguitare a mantenere in piedi gli accordi informali che consentono la ripartizione degli introiti del petrolio, consolidando la spirale clientelistica. Con un tale Frankenstein politico quale è la Libia oggi, l&#8217;Europa ha pensato bene di stipulare qualsivoglia tipo di accordo. Haftar è il primo ad approfittare di questo quadro sconquassato, cercando di consolidare il controllo economico della Cirenaica attorno ai suoi figli, in particolare <strong>Saddam</strong>, comandante della <strong>brigata Tareq Bin Zeyad</strong>. Classe 1991, è un &#8220;figlio&#8221; di Bengasi ivi cresciuto con sua madre. Anche se giovanissimo, è un piccolo grande signore della guerra privo degli scrupoli del padre in divisa: dalle sue mani passano <strong>traffici di ogni tipo</strong>, compreso quello del <em>Captagon</em>, &#8220;la droga dell&#8217;Isis&#8221;. Ma il giovane Haftar è presente in tutti i mercati, compreso quello del <strong>traffico internazionale di esseri umani</strong>. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://prod.cdn-medias.theafricareport.com/cdn-cgi/image/q=auto,f=auto,metadata=none,width=732,height=419,fit=cover/https://prod.cdn-medias.theafricareport.com/medias/2023/07/14/screenshot-2023-07-14-at-131140-e1693839809958.png" alt="" style="width:330px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption">Saddam Haftar</figcaption></figure>
</div>


<p>A nessuno sano di mente verrebbe da stringere accordi con uno Stato allo sbando, nelle mani di soldataglia di ogni genere, pur di tener fuori dall&#8217;Europa migranti e richiedenti asilo attraverso la famigerata <strong>guardia costiera libica</strong>, che a definirla tale si fa un torto a chi rischia in mare ogni giorno per la sicurezza altrui. A siffatta organizzazione vengono concessi mezzi, fondi, addestramento. Foraggiare questo sistema non solo rende complici dei respingimenti ma condanna i migranti rintracciati in mare alle torture nei <strong>centri di detenzione</strong>, dove ad attendere c&#8217;è un fine pena mai fatto di ginocchia al petto, latrine putride, piaghe, pus e abusi di ogni tipo. Anche la Tareq Bin Zeyad si occupa di respingimenti e lo fa in modo violento, se non addirittura per sequestrare i migranti e chiedere un riscatto. Alla faccia delle operazioni di salvataggio. Questo accade anche nell&#8217;Ovest della Libia, dove sono documentanti ampiamenti i sequestri da parte delle milizie a scopo estorsivo. Un pizzo, più che un prezzo, da pagare, soprattutto per l&#8217;Italia.</p>



<p>Al complesso puzzle mediterraneo compartecipano tutte le nazioni che in questo momento sono investite dalle turbolenze del sistema internazionale. Ma se l&#8217;Europa è atterrita dalla presunta invasione programmata di migranti,  gli <strong>Stati Uniti </strong>invece hanno in cima ai propri desiderata il contenimento delle organizzazioni islamiste. Nonostante questo però, Washington ha scelto la strada del progressivo disinteresse per l&#8217;area e per le sorti della Libia, aggravate anche da un&#8217;infinita sequela di inviati speciali che non sono stati in grado di riportare  il caos libico nell&#8217;agenda internazionale. Da qui, una sorta di <strong>tacita intesa sull&#8217;accettazione del disordine</strong>, a patto che movimenti islamisti e flussi migratori siano sotto controllo. Ma questa non è una strategia, tantomeno un impegno verso il <em>peace-rebuilding</em>. </p>



<p>Non è, dunque un caso se all&#8217;interno di questo vuoto politico e di idee, <strong>Mosca ha avuto la possibilità di infiltrarsi</strong> con sempre maggior vigore. Schierata con il generale Haftar, la Federazione russa è riuscita a ottenere sempre maggior spazio di manovra anche al di là di Bengasi. Lo dimostrano non solo gli scambi diplomatici fra la cricca del generale e le istituzioni russe, ma anche nuove evidenze che testimonierebbero come la <strong>Brigata Wagner </strong>abbia utilizzato la Libia come hub logistico per destabilizzare l&#8217;Africa, e il <strong>Sahel </strong>in particolare (attraverso la<a href="https://alleyesonwagner.org/2024/03/19/la-base-aerienne-dal-khadim-un-avant-poste-russe-incontournable-en-libye/"> base di Al Khadim</a>, anello di congiunzione tra la Wagner in Libia e i sommovimento nella Repubblica centrafricana). Circa 1.800 mercenari russi, infatti, sarebbero oggi dislocati tra Cirenaica e Fezzan: un lascito di Prigozhin, di cui ora Mosca vuole cogliere ogni eredità.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-libia-e-un-inferno-ma-a-usa-europa-e-russia-va-bene-cosi-e-il-generale-haftar.html">La Libia è un inferno ma a Usa, Europa e Russia va bene così. E il generale Haftar&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La chimera della Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-sicurezza-in-libia-continua-ad-apparire-un-autentica-chimera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 16:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=299158</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, soldato combatte a Sirte (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Se da un lato è vero che in Libia dallo scorso agosto vige il cessate il fuoco, è altrettanto vero però che i libici in questi mesi non hanno visto una stabilizzazione della situazione. Soprattutto sul sentito, vitale e delicato problema legato alla sicurezza. Non ci sono più bombardamenti, attorno a Tripoli sono state sgomberate &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-sicurezza-in-libia-continua-ad-apparire-un-autentica-chimera.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-sicurezza-in-libia-continua-ad-apparire-un-autentica-chimera.html">La chimera della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia, soldato combatte a Sirte (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Libia-soldato-combatte-a-Sirte-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Se da un lato è vero che in Libia <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-trattativa-decisiva-sulla-libia.html">dallo scorso agosto vige il cessate il fuoco</a>, è altrettanto vero però che i libici in questi mesi non hanno visto una stabilizzazione della situazione. Soprattutto sul sentito, vitale e delicato problema legato alla <strong>sicurezza</strong>. Non ci sono più bombardamenti, attorno a Tripoli sono state sgomberate molte delle trincee usate negli scontri tra il <strong>Gna</strong> legato al premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Al Sarraj</a> e l&#8217;<strong>Lna</strong> di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Haftar</a>, ma nel Paese si continua a morire. O per mezzo di imboscate oppure per colpi d&#8217;arma da fuoco sparati tra clan e gruppi rivali. E questo è destinato a rallentare ogni tentativo di <strong>normalizzazione</strong> portato avanti nelle ultime settimane sia a livello interno che internazionale.</p>
<h2>L&#8217;omicidio di Hanan al -Barassi</h2>
<p>Uno degli episodi che ha maggiormente scosso l&#8217;opinione pubblica è avvenuto lo scorso 10 novembre, <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-sfuma-l-accordo-sul-governo-vincono-erdogan-e-putin.html">quando ancora a Tunisi era in corso il vertice</a> organizzato dalla missione Onu in Libia per trovare un accordo sul futuro del Paese.<strong> Hanan Al Barassi</strong>, avvocatessa di 46 anni nativa di <strong>Bengasi</strong>, <a href="https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Libia-Uccisa-a-Bengasi-attivista-Hanan-al-Barassi-ecaa4f7c-afd5-4de9-9701-cbcf63cb8b11.html?refresh_ce">è stata uccisa mentre camminava in una via del centro della sua città</a>. Era soprannominata <em>Azouz Barqua</em>, ossia &#8220;La signora della Cirenaica&#8221;. Più volte infatti in passato aveva denunciato <strong>abusi</strong> e <strong>corruzione</strong> nella regione orientale della Libia, quella in gran parte controllata dal generale Khalifa Haftar. E in uno dei suoi ultimi post su <em>Facebook</em>, Al Barassi si era detta pronta a denunciare casi di corruzione riguardanti proprio il figlio di Haftar, Saddam.</p>
<p>&#8220;Barassi si è espressa pubblicamente sui casi di presunta aggressione e stupro di donne a Bengasi &#8211; ha dichiarato, <a href="https://specialelibia.it/2020/11/10/le-organizzazioni-internazionali-condannano-luccisione-di-hanan-al-barassi-a-bengasi/">così come riportato su <em>SpecialeLibia.it</em></a>, la ricercatrice libica<strong> Hanan Salah</strong> &#8211; in cui erano implicati membri dei gruppi armati a Bengasi, anche accusati di frode finanziaria&#8221;. La sua attività, riportano molte fonti locali, ha spesso svelato casi scottanti per le autorità della Cirenaica. Tuttavia, non tutti sono propensi a credere che la sua morte sia direttamente collegabile alle sue possibili denunce contro il figlio di Haftar. A prescindere dal movente, la morte di una giovane donna attivista nel cuore di Bengasi ha drammaticamente riproposto due temi essenziali per il futuro dell&#8217;intera Libia: la libertà di <strong>espressione</strong> e la sicurezza. Anche perché Al Barassi non è la prima vittima il cui nome è legato alle attività di denuncia politico &#8211; sociale: un anno e mezzo fa, sempre in Cirenaica, è stata rapita la deputata e psicologa <strong>Siham Sergewa</strong>. Di lei ancora oggi non si sa più nulla.</p>
<h2>Gli scontri tra le fazioni a Tripoli</h2>
<p>Il problema della sicurezza non riguarda certamente soltanto l&#8217;est della Libia. Anche la <strong>Tripolitania</strong> non è immune da episodi di violenza. Anzi, l&#8217;instabilità attorno <strong>Tripoli</strong> è ancora più evidente. La fine della battaglia con il generale Haftar, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/haftar-annuncia-ritiro-tripoli-sarraj-annienteremo-nemico-1867956.html">ritiratosi nello scorso mese di giugno</a>, non ha coinciso con una pacificazione del settore occidentale del Paese nordafricano. Al contrario, le tante milizie che compongono il Gna faticano a trovare equilibri interni non avendo più un nemico in comune contro cui combattere. Un primo campanello d&#8217;allarme è arrivato a settembre, quando nell&#8217;area tripolina di <strong>Tajoura</strong> <a href="https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/09/26/libia-lonu-condanna-gli-scontri-le-milizie-tripoli/">due gruppi appartenenti al Gna per diverse ore hanno usato l&#8217;uno contro l&#8217;altro armi pesanti</a> per contendersi il territorio. Oltre ai danni procurati alla popolazione locale, l&#8217;episodio ha messo in evidenza un profondo problema di sicurezza soprattutto nella periferia attorno la capitale.</p>
<p>A questo occorre aggiungere l&#8217;insofferenza di numerosi gruppi tripolini contro i <strong>mercenari</strong> siriani filo turchi trasferiti dal governo di Ankara in Libia a inizio anno. Il loro apporto è stato decisivo per respingere Haftar, al tempo stesso però la loro presenza a lungo termine potrebbe creare ulteriori tensioni e instabilità. Lo smantellamento delle milizie è uno dei temi al centro anche delle ultime discussioni portate avanti in ambito internazionale. Il ministro dell&#8217;Interno<strong> Fathi Bashaga</strong> sta provando ad accreditarsi come figura di polso contro i gruppi armati, specialmente quelli legati al traffico di migranti. Una dimostrazione è data <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/l-arresto-di-bija-potrebbe-far-ripartire-l-immigrazione-verso-l-italia.html">dall&#8217;arresto del trafficante Bija avvenuto a inizio ottobre</a>. Ma la mancanza di un governo più stabile e di accordi unitari con le autorità dell&#8217;est rendono l&#8217;obiettivo un&#8217;autentica chimera.</p>
<h2>Quell&#8217;instabilità che vanifica ogni sforzo</h2>
<p>Il mosaico libico è tutt&#8217;altro quindi che pronto ad affrontare le sfide di quella <em>road map</em> imposta già a gennaio, in occasione del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-conferenza-di-berlino-sulla-libia-spiegata.html">vertice di Berlino</a> promosso dalla Germania. Le Nazioni Unite in particolar modo stanno provando a creare le condizioni per la formazione di nuove istituzioni comuni in grado di portare la Libia alle <strong>elezioni</strong> il 25 dicembre 2021. Ma le tappe forzate ipotizzate dalla missione Onu appaiono più che altro un insieme di vaghe promesse slegate dalla realtà. La Libia si sta avvicinando al suo decimo anno di guerra. L&#8217;aspetto è quello di un Paese distrutto, incapace di ritrovare serenità e stabilità. Senza alcun intervento decisivo sul fronte della sicurezza, difficilmente i libici potranno intraprendere un percorso volto a sostituire, a quel <em>buco nero</em> del <strong>Mediterraneo</strong> creatosi dopo l&#8217;uccisione di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Gheddafi</a>, un vero e proprio nuovo Stato.</p>
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		<title>La sottile linea rossa tra Libia e Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-sottolinea-linea-rossa-tra-libia-e-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2020 12:05:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="705" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La Libia riapre l&#039;ambasciata a Damasco (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586-300x110.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586-768x282.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586-1024x376.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è una sottile linea rossa che collega i conflitti in Libia e in Siria. Due guerre per procura &#8211; a bassa intensità la prima, di impatto devastante la seconda &#8211; che rientrano, in una misura o nell’altra, nella grande battaglia intra-sunnita che schiera Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto da una parte, Qatar e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-sottolinea-linea-rossa-tra-libia-e-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="705" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La Libia riapre l&#039;ambasciata a Damasco (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586-300x110.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586-768x282.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/La-Libia-riapre-lambasciata-a-Damasco-e1583237151586-1024x376.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>C’è una sottile linea rossa che collega i conflitti in <strong>Libia</strong> e in <strong>Siria</strong>. Due guerre per procura &#8211; a bassa intensità la prima, di impatto devastante la seconda &#8211; che rientrano, in una misura o nell’altra, nella grande battaglia intra-sunnita che schiera Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto da una parte, Qatar e Turchia dall&#8217;altra. &#8220;Credo che ora ci siano dei player molto attivi sia in Siria che in Libia. E credo che ci sia una sorta di interazione reciproca tra i due conflitti che non favorisce la pace in nessuno dei due casi&#8221;, ha detto la scorsa settimana un dimissionario e sconsolato inviato delle Nazioni Unite, <strong>Ghassan Salamé</strong>, dopo il fallimento dei colloqui politici intra libici di Ginevra. In molti hanno puntato il dito contro l’intervento a gamba tesa del presidente turco <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Recep Tayyip Erdogan </strong></a>a sostegno del Governo di accordo nazionale (Gna) in Libia. Del resto lo stesso &#8220;sultano&#8221; di Ankara <a href="https://gulfnews.com/world/mena/erdogan-admits-pro-turkish-syrian-fighters-are-in-libya-1.69859891" target="_blank" rel="noopener">ha ammesso</a> di aver inviato dei mercenari siriani a combattere al fronte in <strong>Tripoli</strong>. In pochissimi, tuttavia, hanno parlato degli sponsor che sostengono il generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Khalifa Haftar</strong></a>: tra questi c’è anche il governo baathista del presidente della Siria, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Bashar al Assad</strong></a>.</p>
<h3>Chi sostiene chi in Libia?</h3>
<p>Oltre a <strong>Egitto</strong> ed <strong>Emirati</strong>, infatti, diversi altri attori appoggiano in seconda battuta (chi in modo più discreto, chi in maniera più diretta) l’offensiva dell’Esercito nazionale libico (Lna) per strappare Tripoli al controllo della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratellanza musulmana</a>. La <strong>Francia</strong>, per esempio, è stata colta con le <a href="https://it.insideover.com/guerra/missili-javalin-francia-libia.html">mani nella marmellata</a> a sud di Tripoli, sostenendo nei fatti il tentativo di spallata di Haftar forse in cambio di commesse petrolifere per <strong>Total</strong> a scapito dell’italiana Eni. La <strong>Giordania</strong> ha ospitato più volte il generale Haftar in visita ufficiale e ha inviato mezzi a sostegno delle forze della Cirenaica. La <a href="https://it.insideover.com/guerra/contractors-mercenari-nel-mondo.html"><strong>Russia</strong> </a>ha mandato dei contractor a sostegno delle forze del generale Haftar non solo a Tripoli, ma probabilmente anche a Derna e dunque ben prima dell’offensiva lanciata il 4 aprile del 2019 in Tripolitania. Il Sudan ha fornito carne da macello per entrambi gli schieramenti che finiscono per reclutare combattenti anche tra i detenuti e i migranti. Perfino <strong>l’Eritrea</strong> avrebbe <a href="https://twitter.com/EMINETTI1/status/1234119603682410496">inviato</a> un contingente di 150 soldati in Libia a sostegno dell’Lna. Questo affollamento di attori stranieri ha finito per creare delle “strane alleanze” ed è in questo ambito che va letta la <a href="https://www.sana.sy/en/?p=187087&amp;fbclid=IwAR0cwLK8wZD0rm8MnzchRFxumJfxosvei3qN-8FrBN6mOGlpXxWf4b3a7PE">visita</a> a Damasco di una delegazione del governo “orientale” della Libia.</p>
<h3>Nasce l’asse Bengasi-Damasco</h3>
<p>Una missione del governo della <strong>Cirenaica</strong> ha firmato nel fine settimana a Damasco un protocollo d’intesa per la ripresa delle relazioni diplomatiche e per il coordinamento bilaterale nei consessi internazionali. Dopo lo scoppio del conflitto in Siria nel 2011, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5e5d160ea75470.80307960/2832978/2020-03-02/siria-libia-tobruk-riapre-l-ambasciata-libica-a-damasco-dopo-8-anni" target="_blank" rel="noopener">sottolinea <em>Agenzia Nova</em></a>, la Libia era stata tra i Paesi che avevano interrotto i rapporti diplomatici con Damasco, nel frattempo esclusa anche dalla Lega araba. La situazione è cambiata in particolare a partire dal dicembre del 2018, quando gli Emirati Arabi Uniti sono stati il primo paese a riaprire l’ambasciata nella capitale siriana, seguiti dal Bahrein: tant&#8217;è che si sente sempre più spesso parlare di un ritorno di Damasco nel consesso arabo. Ora il governo “ad interim” della Libia (che nel frattempo ha deciso ufficialmente di trasferire la sua sede dalla città di Al Baida a <strong>Bengasi</strong>) è pronto ad aprire una sua ambasciata nella capitale siriana, una mossa sostenuta dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, il parlamento che appoggia l’Esercito nazionale libico di Haftar e che ha boicottato i negoziati Onu di Ginevra. Non a caso la stessa Camera ha recentemente votato sulla modifica del nome del governo di Bengasi da &#8220;governo ad interim&#8221; a &#8220;governo libico&#8221;, in aperta competizione per il potere in Libia con il Gna di Tripoli.</p>
<h3>E l’Italia da che parte sta?</h3>
<p>L’<strong>Italia</strong>, da parte sua, spinge da almeno due anni a questa parte per riaprire l’ambasciata a Damasco, ma non vuole “fughe in avanti” in attesa di vedere come si evolverà la situazione e di capire come si muoveranno le Nazioni Unite e l&#8217;Unione Europea. Quanto alla Libia, ha suscitato sorpresa a Tripoli (e probabilmente anche ad Ankara) il <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-aria-di-contrasti-all-interno-delle-milizie-fedeli-ad-al-sarraj.html">presunto incontro</a>, denunciato pubblicamente dal ministro dell’Interno del Gna, Fathi Bashaga, e finora non smentito, che i servizi d’intelligence italiani avrebbero organizzato a Roma tra il responsabile per la Libia dei servizi emiratini ed il comandante della milizia <strong>Nawasi</strong>: una formazione che controlla la base navale di Abu Seta, a Tripoli, dove ha sede il Gna, e dove si trova il comando della <a href="http://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Libia_Missione_bilaterale_di_supporto_e_assistenza/Pagine/default.aspx">missione italiana</a> in Libia. L&#8217;Italia sostiene, anche se piuttosto timidamente, il Governo di accordo nazionale appoggiato da Turchia, che dopo aver esteso la propria area d’influenza strategica, inviando navi militari a Sud di Cipro e truppe in Siria, Somalia, Sudan e Libia, rischia adesso vedere le sue ambizioni ridimensionate. L&#8217;accusa velata di Bashaga è quella di tradimento e voltafaccia, anche se il governo di Roma da tempo &#8220;dialoga&#8221; con tutte le parti del conflitto libico e lo dimostrano le recenti visite (a dicembre e febbraio) compiute sia a Tripoli che a Bengasi da parte del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.</p>
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		<title>Libia, l&#8217;Egitto potrebbe rivedere l&#8217;alleanza con Haftar</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-l-egitto-potrebbe-rivedere-l-alleanza-con-haftar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 17:18:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1368" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-768x547.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-1024x730.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;alleanza tra l&#8217;Egitto e l&#8217;esercito guidato da Khalifa Haftar fino ad oggi è stato uno dei punti fermi dell&#8217;intricata matassa libica. Tuttavia, secondo alcune fonti di stampa, questa circostanza potrebbe adesso essere stata messa in discussione dallo stesso governo egiziano. Il presidente Al Sisi, in particolare, sarebbe rimasto turbato dal comportamento del generale uomo forte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-l-egitto-potrebbe-rivedere-l-alleanza-con-haftar.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1368" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-768x547.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Al-Sisi-1024x730.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;alleanza tra l&#8217;Egitto e l&#8217;esercito guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a> fino ad oggi è stato uno dei punti fermi dell&#8217;intricata matassa libica. Tuttavia, secondo alcune fonti di stampa, questa circostanza potrebbe adesso essere stata messa in discussione dallo stesso governo egiziano. Il presidente <strong>Al Sisi</strong>, in particolare, sarebbe rimasto turbato dal comportamento del generale uomo forte della Cirenaica, nonché dai tanti mesi di battaglia attorno a <strong>Tripoli</strong>.</p>
<h2>&#8220;Livello di comunicazione tra Bengasi ed Il Cairo notevolmente deteriorato&#8221;</h2>
<p>A rilanciare questa indiscrezione, è stato nei giorni scorsi il sito &#8220;<em>Middle East Eye</em>&#8220;, un quotidiano con sede a Londra ma ben ramificato nella regione mediorientale. Fonti governative egiziane, hanno riferito di un importante indietreggiamento nei rapporti bilaterali tra Il Cairo e l&#8217;esercito che ha il quartier generale a Bengasi: &#8220;I livelli di comunicazione tra le due parti &#8211; ha ammesso la fonte interpellata da Middle East Eye &#8211; nelle ultime settimane è notevolmente deteriorato&#8221;. E questo sia a livello politico che militare, con il presidente Al Sisi che già da tempo non seguirebbe più in prima persona i rapporti con i vertici del <strong>Libyan National Army</strong>.</p>
<p>Ad ulteriore riprova di questa ipotesi, anche un viaggio ad Il Cairo che Haftar avrebbe dovuto compiere nei giorni scorsi e che poi è stato improvvisamente annullato. Una circostanza quest&#8217;ultima, che sarebbe stata confermata anche da fonti diplomatiche algerine. Dunque, tra Al Sisi ed il generale non scorrerebbe più buon sangue. L&#8217;alleanza al momento rimane, tuttavia il quotidiano sopra citato non ha escluso un &#8220;<em>ripensamento</em>&#8221; da parte egiziana sulla posizione del paese arabo all&#8217;interno dello scacchiere libico.</p>
<h2>Pesa lo stallo nella battaglia per Tripoli</h2>
<p>Sotto accusa da parte del governo egiziano, sarebbe soprattutto l&#8217;andamento della guerra attorno la capitale libica. In particolare, da Il Cairo emergerebbe, sempre secondo il Middel East Eye, una certa <strong>insofferenza</strong> per la gestione della battaglia da parte del generale Haftar. Un conflitto giudicato adesso troppo lungo, che sotto il profilo politico sta rischiando di mettere in ancora più netta contrapposizione l&#8217;Egitto con la <strong>Turchia</strong>: &#8220;Le massime autorità egiziane &#8211; si legge ancora sul quotidiano londinese &#8211; sono infastidite da quello che considerano come un fallimento militare&#8221;, con esplicito riferimento proprio alla battaglia di Tripoli.</p>
<p>Difficile comunque prevedere come evolverà questa situazione in futuro. Di certo, l&#8217;Egitto non scaricherà di punto in bianco il generale Haftar, sostenuto già dal 2014 e la cui funzione è stata importante per mantenere sotto controllo le zone di confine tra i due paesi. Ma un &#8220;raffreddamento&#8221; dei rapporti a lungo termine non è da escludere. Proprio per questo motivo, l&#8217;uomo forte della Cirenaica si sarebbe sempre più rivolto nelle ultime settimane ad altri alleati, in primis la <strong>Russia</strong>.</p>
<p>C&#8217;è però da aggiungere come, da Il Cairo, al momento smentiscano questa ricostruzione dei fatti. Una fonte giornalistica egiziana sentita da <em>InsideOver</em>, ha sottolineato come al momento non emergano nel paese nordafricano elementi in grado di dare per certo un ridimensionamento dell&#8217;alleanza tra Haftar ed Al Sisi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-l-egitto-potrebbe-rivedere-l-alleanza-con-haftar.html">Libia, l&#8217;Egitto potrebbe rivedere l&#8217;alleanza con Haftar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;evoluzione del conflitto in Libia, dallo stallo alla guerra aerea</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-del-conflitto-in-libia-dallo-stallo-alla-guerra-aerea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 05:42:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Droni armati]]></category>
		<category><![CDATA[guerra aerea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da almeno otto anni, la Libia è nel caos. Instabile e diviso politicamente, martoriato da ben due guerre civili, il Paese è amministrato da due governi distinti, quello di Tripoli, che fa capo a Fayez Al Sarraj – sostenuto dalle Nazioni Unite – e quello di Tobruk, sotto il generale Khalifa Haftar. La situazione è precipitata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-del-conflitto-in-libia-dallo-stallo-alla-guerra-aerea.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-del-conflitto-in-libia-dallo-stallo-alla-guerra-aerea.html">L&#8217;evoluzione del conflitto in Libia, dallo stallo alla guerra aerea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9954760-1-e1564931404972-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Da almeno otto anni, la Libia è nel caos. Instabile e diviso politicamente, martoriato da ben due guerre civili, il Paese è amministrato da due governi distinti, quello di Tripoli, che fa capo a Fayez Al Sarraj – sostenuto dalle Nazioni Unite – e quello di Tobruk, sotto il generale <strong>Khalifa Haftar</strong>.</p>
<p>La situazione è precipitata lo scorso aprile, quando le forze del generale Haftar hanno avviato una campagna di conquista e riunificazione del Paese, marciando su Tripoli. Dopo alcune vittorie lampo, tuttavia, l&#8217;avanzata di Haftar si arena improvvisamente. Senza il sostegno sperato delle tribù della Tripolitania e di fronte a un&#8217;inaspettata alleanza tra i gruppi armati a favore di Al Sarraj, all&#8217;inizio di luglio l’uomo forte del governo di Tobruk è stato costretto ad arretrare. La sua sconfitta inizia proprio da <a href="https://it.insideover.com/guerra/haftar-libia-turchia-erdogan.html">Gharyan</a>, la cittadina della Tripolitania da cui era partita l’offensiva.</p>
<p>Le fazioni in gioco però non si arrendono e la guerra lampo si trasforma presto in una di logoramento. In soli quattro mesi il bilancio sale a più di <a href="https://news.un.org/en/story/2019/07/1043381">mille vittime</a> – tra le quali almeno 106 civili –, mentre migliaia di persone abbandonano le loro case, cercando la salvezza fuori dai confini della Libia.</p>
<p>Gli scontri sono continui, ma la partita è in stallo: nessuno avanza e nessuno arretra.</p>
<h2>Dallo stallo alla guerra aerea</h2>
<p>Con le prime linee bloccate, la battaglia per il controllo della Libia esplode in un nuovo teatro: lo spazio aereo. &#8220;L&#8217;impossibilità di ottenere progressi militari sta costringendo entrambe le parti a ripensare alle tattiche militari utilizzate&#8221;, ha dichiarato <a href="https://www.alaraby.co.uk/english/news/2019/7/31/libyan-rivals-step-up-air-war-following-ground-stalemate">Khaled Al-Montasser</a>, professore dell’Università di Tripoli.</p>
<p>Lo scontro si sposta allora nei cieli libici dai quali le forze di Haftar e Al Sarraj riescono a centrare &#8220;basi arretrate, centri di rifornimento e postazioni delle truppe nemiche&#8221; e a coprire grandi distanze, ampliando la portata geografica dello scontro.</p>
<p>Nelle ultime settimane, si sono intensificati i raid aerei contro importanti asset nazionali. Martedì scorso, alcuni missili hanno centrato <a href="https://www.reuters.com/article/us-libya-security/chaos-and-fear-in-libyas-mitiga-airport-after-missiles-halt-air-traffic-idUSKCN1UO2FS">l&#8217;aeroporto di Mitiga</a>, l’unico attivo nel Paese, causando la sospensione dei voli e la chiusura della struttura, per la terza volta dall&#8217;inizio di luglio.</p>
<p>Pochi giorni fa, invece, l&#8217;esercito di Haftar ha condotto raid su almeno 10 obiettivi &#8211; tra cui l&#8217;<a href="https://www.libyaherald.com/2019/07/28/air-wars-escalate-libyan-fighting-to-jufra-and-misrata/">accademia militare di Misurata</a> e un <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/07/libya-attack-field-hospital-tripoli-kills-doctors-190728151020236.html">ospedale da campo</a> vicino a Tripoli &#8211; in risposta all&#8217;attacco aereo di Al Sarraj contro la base aerea strategica di <a href="https://www.libyaobserver.ly/news/libya-air-force-targets-al-jufra-airbase-intensified-air-raids">Al-Jufra</a>.</p>
<h2>L&#8217;ingerenza straniera</h2>
<p>&#8220;Entrambe le parti stanno ignorando la richiesta di una tregua avanzata dalle Nazioni Unite; al contrario, stanno intensificando la campagna aera, effettuando attacchi di precisione grazie a velivoli da guerra e droni armati&#8221;, ha dichiarato <strong>Ghassan Salamé</strong>, rappresentante speciale del segretario generale dell&#8217;Onu per la Libia.</p>
<p>Salamé è convinto che i droni armati, i cannoni Sr, i mortai e i lanciarazzi impiegati sul campo di battaglia libico siano un chiaro segno dell&#8217;aumento dell’ingerenza straniera nella guerra civile. La Libia &#8220;è diventata un terreno di prova di nuove tecnologie militari e un luogo in cui riciclare le vecchie armi&#8221;.</p>
<p>Già con la prima guerra civile, numerosi Paesi avevano iniziato a prendere parte al conflitto in modo diretto, sfruttando il <em>vacuum</em> politico lasciato dal colonnello Muammar Gheddafi. Oggi, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono schierati <a href="https://it.insideover.com/guerra/seguire-la-pista-dei-missili-ecco-chi-sostiene-il-generale-haftar.html">a fianco del generale Haftar</a>, mentre Turchia e Qatar sono a favore di Al Sarraj.</p>
<p>L&#8217;importazione di armi sarebbe andata di pari passo all&#8217;arrivo di personale straniero, in particolare piloti, addestratori e tecnici. &#8220;Oggi più che mai&#8221; – continua Salamé – &#8220;i libici stanno combattendo la guerra di altri Paesi che sembrano non aver alcuna intenzione di fermarsi, fino a quando lo Stato non sarà completamente distrutto, soltanto per realizzare il proprio tornaconto&#8221;.</p>
<h2>Le armi nelle mani dei terroristi</h2>
<p>A complicare ulteriormente il quadro, l&#8217;ombra del terrorismo. All&#8217;inizio di luglio, <em>Amaq</em> – l&#8217;agenzia affiliata allo Stato islamico – ha annunciato la rinascita dell&#8217;organizzazione terroristica <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/isis-rinasce-libia-guerra-haftar.html">nel sud della Libia</a>.</p>
<p>La presenza dei jihadisti nel Paese, già di per sé molto preoccupante, può diventare ancora più grave se si considera che molte delle armi portate in Libia dalle potenze straniere coinvolte nel conflitto potrebbero già essere in possesso dell&#8217;Isis. &#8220;Ci sono prove che le armi consegnate dai sostenitori stranieri stanno cadendo nelle mani del gruppo terroristico o vengono vendute ai jihadisti&#8221; – ha denunciato Salamé – &#8220;Questa sì che è la ricetta per un disastro&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/levoluzione-del-conflitto-in-libia-dallo-stallo-alla-guerra-aerea.html">L&#8217;evoluzione del conflitto in Libia, dallo stallo alla guerra aerea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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