Il nome dei Gheddafi non è più un tabù. Nella Sirte passata, da nemmeno un mese, nelle mani del generale Khalifa Haftar, in tanti invocano il rais ucciso nel 2011, nato proprio in un villaggio vicino alla cittadina libica nel 1942. Non solo nostalgia e non solo ricordi, bensì anche un preciso auspicio per il prossimo futuro. Sono molti infatti a sperare nel ritorno immediato in politica del mancato erede di Muammar Gheddafi, Saif Al Islam.

I ringraziamenti ad Haftar

Quanto sopra descritto, è stato riportato in un recente approfondimento curato da Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera. Arrivato a Sirte, il giornalista ha raccontato di una città più tranquilla e che ha visto nell’arrivo delle truppe di Haftar un principio di primo sollievo. Molta gente è tornata a passeggiare lungo le vie di Sirte, tutti concordano che adesso si sta meglio rispetto a prima. Ed il dito della popolazione risulta principalmente puntato nei confronti delle milizie di Misurata, le quali hanno preso in mano la città una prima volta nel 2011 e, successivamente, nel 2016. Nonostante in quest’ultima occasione abbiano tolto Sirte dalle grinfie dell’Isis, per molti concittadini dei Gheddafi la loro presenza risultava comunque ingombrante.

C’è chi, nel corso degli anni, ha denunciato saccheggi, abusi di potere e, in generale, una situazione che sul fronte della stabilità di Sirte era sempre molto precaria. Ecco perché, quando lo scorso 6 gennaio le truppe del Libyan National Army sono entrate in città, quasi tutti hanno iniziato a festeggiare. Haftar viene preferito ai miliziani di Misurata e questo, nell’ottica anche dell’economia del conflitto libico, non è un dettaglio di poco conto. Sirte è stata presa dal generale con i suoi uomini che non hanno dovuto sparare un colpo. Forse per via del tradimento, nei confronti delle milizie misuratine, di una Brigata salafita oppure la consapevolezza da parte dei rivali di non avere possibilità di tenere la città. Fatto sta che Sirte è passata velocemente in altre mani e, mentre la gente ringrazia il generale della Cirenaica, ora il fronte si è spostato verso ovest, proprio verso Misurata.

Quelle bandiere verdi circolate subito dopo l’arrivo dell’Lna a Sirte

Nel reportage di Lorenzo Cremonesi è arrivata la conferma di quella sensazione già ben osservata poche ore dopo l’arrivo degli uomini di Haftar. Sui social infatti, sono apparsi molti video in cui diversi cittadini di Sirte hanno iniziato a sventolare le bandiere verdi. Queste ultime costituiscono il principale simbolo dell’era di Muammar Gheddafi, essendo state adottate come vessillo della “Jamahiriya” libica, la Repubblica delle Masse ideata dal rais nel 1977. Un segno dunque di come, per molti abitanti di Sirte, la vera soluzione del conflitto in Libia è costituita da un recupero quanto meno dell’identità politica del gheddafismo.

Ed è anche per questo che il nome del secondogenito del rais, ossia quel Saif Al Islam a cui forse dovevano essere conferite le redini della Jamahiriya secondo i programmi del padre, a Sirte ha iniziato nuovamente ad essere invocato. In Saif in tanti vedono la speranza di un ritorno alla normalità per la Libia e non solo perché i Gheddafi discendono proprio da qui. Nella città crocevia per eccellenza del conflitto libico iniziato nel 2011, Haftar viene dunque ringraziato ma è su Saif Al Islam Gheddafi che vengono riversate le principali aspettative.

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