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Dal novembre 2019 la Turchia è identificata, con riferimento al dossier libico, come principale alleata del governo di Tripoli. Di quell’esecutivo cioè che rappresenta l’unico, dei due in carica in Libia da diversi anni, riconosciuto a livello internazionale. Ma da qualche mese la situazione sta cambiando. In particolare, Ankara sta sviluppando rapporti molto importanti anche con il generale Khalifa Haftar. Ossia con l’uomo forte dell’Est della Libia e che ha impiantato a Bengasi le sue strutture di potere.

I rapporti tra Haftar e la Turchia

A ottobre ha suscitato scalpore la foto che ritraeva seduto l’uno accanto all’altro due personaggi che, almeno sulla carta, appaiono come due dei più acerrimi rivali nel contesto libico. Da un lato infatti c’era Saddam Haftar, figlio del generale con velleità di successione, al suo fianco invece era ben riconoscibile Imed Trabelsi, ossia il ministro dell’Interno del governo di Tripoli.

La foto è stata scattata nell’ambito del Saha Expo 2024, l’appuntamento che riunisce annualmente a Istanbul espositori e investitori del settore della Difesa. Dunque, sia Haftar che Trabelsi hanno ricevuto e accettato l’invito proveniente direttamente dalle autorità turche. In un dossier intricato come quello libico, questo non costituisce un dettaglio affatto secondario ma, al contrario, ha dato il segno del lavoro diplomatico di questi mesi da parte di Ankara.

L’obiettivo della Turchia sembra infatti essere quello di riuscire a dialogare con entrambe le principali parti libiche. Un obiettivo che è apparso ancor più palese pochi giorni fa, quando i canali social dell’esercito di Haftar hanno mostrato un incontro avvenuto tra propri generali e l’addetto militare turco inviato a Bengasi. Anche se ai colloqui non ha preso parte lo stesso Haftar, tuttavia la presenza di funzionari turchi a Bengasi è alquanto indicativa sulle vere velleità di Erdogan.

Brutte notizie per l’Italia

Fino a oggi a poter vantare rapporti importanti sia con Tripoli che con Bengasi è stata l’Italia. Il nostro Paese, per esempio, è l’unico tra quelli occidentali ad avere un’ambasciata operativa a Tripoli e ad avere riaperto un consolato a Bengasi. I vari governi alternatisi a Palazzo Chigi nell’ultimo decennio, pur riconoscendo solo le autorità tripoline, hanno intrattenuto rapporti anche con il generale Haftar.

Il tutto per sfruttare al meglio il know how italiano in Libia e accreditare Roma quale principale attore capace di mediare. Questo ha permesso di ridimensionare la portata dell’alleanza siglata nel 2019 tra Ankara e Tripoli e di continuare a recitare un ruolo di primissimo piano, specie a livello economico.

Ma con la nuova strategia inaugurata dalla Turchia, il ruolo dell’Italia potrebbe essere messo ancora una volta in discussione. L’impressione è che il presidente turco Erdogan, rimasto insoddisfatto per i pochi guadagni in termini economici e strategici dall’alleanza con Tripoli, adesso voglia sfidare direttamente Roma e giocarsi il tutto e per tutto in ogni area del Paese nordafricano. Mettendo sul piatto preziose collaborazioni sul piano militare, vitali per evitare di far dipendere Haftar dalle milizie o dall’aiuto degli ex miliziani Wagner arrivati dalla Russia nel 2016.

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