Che cos’è l’Operazione Dignità

Operazione Dignità è il nome dato alle azioni condotte dalle milizie fedeli al generale Khalifa Haftar nell’est della Libia, principalmente contro gruppi islamisti e jihadisti. L’intervento ha inizio nel 2014 e viene considerato terminato nel giugno 2020, quando Haftar annuncia il suo ritiro dalla periferia di Tripoli. Tuttavia c’è chi considera l’operazione Dignità ancora in corso, soprattutto perché non è mai stata annunciata ufficialmente la sua fine.

Con la caduta di Muammar Gheddafi, ucciso il 20 ottobre 2011, la Libia inizia a vivere una fase di profonda instabilità. Nessun governo e nessun apparato statale da allora riesce a controllare il territorio nazionale. Il Paese è diviso tra tante fazioni e tribù incapaci di restituire ai cittadini una certa normalità. In questo contesto nel 2014 rientra in Libia il generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo è un membro dell’ex esercito libico, prima fedelissimo di Gheddafi e poi suo nemico. I guai tra i due iniziano nel 1987, quando Haftar viene fatto prigioniero in Ciad per un breve periodo durante il conflitto tra la Libia e il Paese africano. Da allora il generale vive negli Stati Uniti.

Il rientro in patria permette al militare di indossare nuovamente la divisa e organizzare un nuovo esercito, il Libyan National Army (Lna). Si tratta di una compagine formata soprattutto da gruppi e brigate dell’est del Paese, ma anche da alcuni gruppi dell’ovest, soprattutto delle città di Tahrouna e Zintan. Con queste ultime il generale Haftar all’inizio del 2014 minaccia di entrare a Tripoli. Il suo obiettivo è arrivare allo scioglimento del parlamento e all’indizione di nuove elezioni. Il motivo è da ricercare nella forte presenza islamista, osteggiata dal generale. La camera si scioglie e vengono convocate nuove elezioni. Il nuovo parlamento si riunisce a Tobruck, in quanto la città di Bengasi (designata per accogliere l’assemblea) nel frattempo passa sotto il controllo del gruppo jihadista Ansar Al Sharia.

Proprio la presenza di numerose fazioni islamiste nelle più importanti città della Cirenaica fanno orientare il raggio d’azione di Haftar in questa regione.

Il 26 maggio 2014 Khalifa Haftar annuncia ufficialmente l’avvio dell’operazione Dignità. Principale obiettivo è la cacciata dei gruppi islamisti dalle città dell’est del Paese. Ma anche, in prospettiva futura, la riunificazione del Paese sotto le insegne del Libyan National Army. Haftar ha dalla sua il sostegno degli Emirati Arabi Uniti, i quali lo riforniscono di mezzi e soldi. Poco dopo anche l’Egitto del presidente Al Sisi decide di appoggiare il generale. In Europa il governo più vicino all’Lna sembra essere quello francese, desideroso di una maggiore visibilità in Libia e di mettere le mani negli importanti (e in gran parte ancora inesplorati) giacimenti di petrolio della Cirenaica.

Nell’est della Libia è stanziato il parlamento sorto con le elezioni del 2014. Si tratta di una camera guidata da Aguila Saleh e dominata, a differenza della precedente, da forze laiche. Haftar spera di avere per questo motivo l’appoggio politico dei parlamentari di Tobruck. Così come del governo a cui questo parlamento riconosce la fiducia, ossia quello guidato da Al Thani e situato sempre in Cirenaica, nella città di Al Beyda.

Tuttavia inizialmente l’appoggio viene negato. Il premier Al Thani parla dell’operazione Dignità come di un latente colpo di Stato contro le istituzioni libiche. Nei mesi successivi però diversi parlamentari iniziano ad accordare il sostegno ad Haftar. In ottobre, sul fronte politico, la situazione è capovolta. Sia il parlamento di Tobruck che il governo di Al Beyda appoggiano l’operazione e dichiarano Haftar a capo del costituendo esercito nazionale libico. Da questo momento in poi il generale costituisce il braccio armato delle istituzioni stanziate in Cirenaica.

Nel giro di pochi mesi il Libyan National Army riesce a controllare molti territori nell’est della Libia. In tal modo diverse sigle jihadiste iniziano ad indietreggiare ed Haftar consolida la sua posizione nello scacchiere politico e militare libico. Le avanzate non sono solo frutto di vittorie sul campo, bensì anche di accordi con alcune tribù locali e con singole milizie che passano dalla parte del generale. Tra queste non mancano anche gruppi di ispirazione salafita. Un elemento che contribuisce all’iniziale successo dell’operazione Dignità è l’aumento della percezione della sicurezza nei territori conquistati dall’Lna.

L’esercito di Haftar, pur essendo composto da un insieme eterogeneo di gruppi, ha comunque la parvenza di un vero e proprio corpo militare e il generale assume l’immagine di “uomo forte”. Per tal motivo, molti cittadini in Cirenaica vedono l’operazione Dignità come una missione in grado di ridare stabilità al Paese. Alla fine del 2016 le aree rurali e desertiche della regione sono tutte in mano ad Haftar, lungo la costa il Libyan National Army riesce ad impiantare alcune basi militari e a controllare le città dove hanno sede le istituzioni del governo di Al Thani e del parlamento. Sempre nel 2016 Haftar acquisisce un altro alleato internazionale fondamentale, ossia la Russia di Vladimir Putin.

Forte del controllo dell’80% della Cirenaica e dell’appoggio di diversi governi stranieri, Haftar all’inizio del 2017 decide di sferrare l’ultimo attacco per la riconquista di Bengasi, la più importante città della regione. Per il suo esercito si tratta di una prova importante in quanto è la prima vera battaglia urbana da affrontare. Contrapposto al generale vi sono i miliziani di Anshar Al Sharia, temibile formazione islamista che controlla la città dal 2012. Bengasi è la prima località in cui sono sorte le manifestazioni anti Gheddafi, subito dopo il crollo del regime diverse sigle jihadiste hanno trovato subito spazio.

La Cirenaica infatti ha al suo interno movimenti islamisti già da decenni, lo stesso rais negli anni ’90 contro di loro scatena diverse offensive che ne ridimensionano la minaccia. Ma quando lo Stato libico nel 2011 crolla, nell’est della Libia sono soprattutto questi gruppi a prendere il sopravvento. L’11 settembre 2012 proprio a Bengasi alcuni terroristi legati ad Anshar Al Sharia incendiano il consolato statunitense, uccidendo l’ambasciatore di Washington nel Paese nordafricano. Da allora questa sigla prende sempre più forza all’interno della città.

Il gruppo, che si richiama anche ad Al Qaeda, di fatto ne controlla tutto il territorio. I suoi miliziani sono ben armati e hanno una forte spinta ideologica. Haftar attacca già nei primi giorni dell’operazione Dignità, ma si tratta di azioni volte a indebolire le difese avversarie. Di fatto Bengasi rimane assediata fino a quando poi il generale decide di penetrare al centro della città.

Qui incontra una forte resistenza da parte avversaria. La battaglia diventa casa per casa, la situazione per i civili sempre più critica. Una svolta avviene il 18 marzo 2017, quando il Libyan National Army annuncia di aver conquistato la zona di Ganfouda, ultima vera roccaforte urbana di Anshar Al Sharia. Dopo alcune settimane di perlustrazione e di bonifica da parte degli uomini di Haftar, il generale può proclamare la presa di Bengasi e la sconfitta degli islamisti. La città appare distrutta e molti suoi edifici sono rasi al suolo, ma i cittadini vedono con favore la cacciata del gruppo terrorista. In quelle stesse settimane, poco più ad ovest di Bengasi, il Libyan National Army conquista anche i campi petroliferi di Brega e Ras Lanuf, tra i più grandi e importanti del Paese.

Per completare la conquista della Cirenaica, al Libyan National Army manca soltanto la città di Derna. Come Bengasi, anche qui da anni il territorio è controllato da forze islamiste asserragliate nel perimetro urbano. Per Haftar prendere Derna ha un valore strategico ben evidente: potrebbe presentarsi ai tavoli delle trattative come uomo forte della Cirenaica e come capo di un esercito in grado di controllare un’intera regione della Libia. Al contrario invece del governo insediatosi a Tripoli, guidato da Fayez Al Sarraj e incapace di avere proprie forze militari.

La battaglia per Derna inizia negli ultimi mesi del 2017. I combattimenti sono intensi, i gruppi jihadisti sanno di avere tra le mani l’ultima vera roccaforte da difendere quindi a tutti i costi. Haftar perde più tempo del previsto e l’avanzata casa per casa delle sue forze appare molto difficoltosa. Alla fine però il suo Libyan National Army ha la meglio e conquista Derna definitivamente nel giugno 2018.

A questo punto il generale ha in mano l’intera Cirenaica. Si presenta al vertice di Parigi e a quello di Palermo, quest’ultimo organizzato dall’Italia nel novembre 2018, come principale attore libico. Nei colloqui diplomatici a cavallo tra il 2018 e il 2019 emerge la volontà di portare la Libia a nuove elezioni, dove Haftar potrebbe essere il favorito.

In realtà il generale non pensa a una soluzione politica. Con la caduta di Derna non proclama la fine dell’operazione Dignità e le manovre militari del suo esercito vanno avanti. Haftar, in particolare, punta sul Fezzan, la regione meridionale della Libia dove da anni non esistono autorità e forze sul campo in grado di dare stabilità politica al territorio.

Gli uomini del generale avanzano senza sparare un colpo. La presa dei campi petroliferi del Fezzan e delle principali città, compreso il capoluogo Sabha, avviene grazie a numerosi accordi con le tribù locali. In questo modo, a quasi cinque anni dal lancio dell’operazione Dignità, Haftar ha ormai il controllo dei due terzi della Libia.

Dopo i successi militari, il leader del Libyan National Army dirotta la sua attenzione sulla capitale libica. Haftar ha dalla sua l’immagine di uomo forte e il suo esercito viene visto come in grado di stabilizzare il Paese. Da qui la convinzione di una sollevazione delle fazioni tripoline contro il governo di Al Sarraj non appena le prime avanguardie dell’Lna mettono piede nella periferia di Tripoli.

Scatta così, nell’aprile 2019, l’operazione per la conquista manu militari della capitale. I primi giorni sembrano favorevoli ad Haftar. I suoi uomini arrivano subito a 25 km dal centro e controllano l’area del vecchio aeroporto internazionale. L’avanzata è resa possibile dalla risalita dell’esercito dalla località di Garyan e dall’appoggio delle milizie di Tahrouna e Zintan.

Ben presto però i gruppi vicini al governo di Al Sarraj reagiscono. Da Misurata le più importanti milizie partono per Tripoli e si uniscono ai tanti gruppi che si schierano lungo la linea del fronte. Il risultato è quello di uno stallo che impedisce a entrambe le parti di avanzare.

Dopo mesi di blocco dei fronti, una svolta nella battaglia per la presa di Tripoli arriva da Sirte. Città natale di Gheddafi, sede per pochi mesi del califfato islamico proclamato in Libia tra il 2015 e il 2016, ma soprattutto a metà strada tra Cirenaica e Tripolitania, il suo controllo determina un vantaggio anche nel conflitto per la capitale.

Il 6 gennaio 2020 il generale Haftar con le sue truppe entra a Sirte. Poco più a sud, il Libyan National Army consolida anche il controllo della strategica base militare di Al Jufra. In questa fase dell’operazione, Haftar è aiutato anche dai contractors della Wagner, società russa legata a doppio filo al Cremlino. Sirte ancora oggi è in mano al generale, ma il fronte avversario è lontano appena pochi chilometri dal centro.

Nel novembre 2019 il governo di Fayez Al Sarraj firma un memorandum d’intesa con la Turchia. Da questo momento Ankara è il principale alleato di Tripoli. Il presidente turco Erdogan invia, in soccorso di Al Sarraj, soldi, mezzi ma anche mercenari islamisti prelevati dalla provincia siriana di Idlib e supportati dall’intelligence turca. Si tratta di una svolta non indifferente nell’economia del conflitto per la presa della capitale. I rapporti di forza si ribaltano. Gli uomini di Haftar, già logorati da mesi di battaglia, vanno in inferiorità numerica e le milizie pro Al Sarraj rompono la linea del fronte.

Il Libyan National Army perde nel frattempo anche Sabratha, cittadina costiera dove erano presenti delle milizie vicino al generale, ed è costretto a indietreggiare. Nel giugno del 2020 è lo stesso Haftar ad annunciare il totale ritiro dalla Tripolitania. Una sconfitta che per diversi mesi costringe l’uomo forte della Cirenaica a un ruolo politico più marginale. Nel settembre 2021 Haftar si autosospende dalla carica di leader dell’Lna, molto probabilmente per candidarsi alle elezioni nel frattempo fissate per dicembre 2021. Tuttavia, almeno per il momento, non è mai stata dichiarata ufficialmente conclusa l’operazione Dignità.