Sono dichiarazioni di un certo peso quelle rilasciate, nella giornata di domenica, dal ministro dell’interno libico Fathi Bashaga nel corso di una conferenza stampa tenuta a Tripoli. L’esponente del governo del premier Fayez Al Sarraj, misuratino e molto vicino ai Fratelli Musulmani, ha condannato in maniera molto forte il ruolo di alcune milizie impegnate formalmente al fianco dell’esecutivo stanziato a Tripoli. Le accuse sono molte gravi: secondo Bashaga, i gruppi in questione avrebbero contattato l’intelligence italiana per incontrare a Roma esponenti dei servizi emiratini. In poche parole, potrebbero aver preso in considerazione l’idea di accordi con i rivali di Al Sarraj.
“I servizi segreti libici non sono più affidabili”
Nella conferenza stampa tenuta nella capitale libica, Bashaga ha voluto illustrare alcuni risultati ottenuti nelle ultime settimane tramite attività di indagine che hanno portato, tra le altre cose, ad arrestare da gennaio ad oggi 59 persone accusate di rapina, rapimento e tentato omicidio. Inchieste partite dall’assalto al ministero delle finanze dello scorso dicembre, attuato proprio da alcune milizie in teoria vicine al governo, fino a molti episodi che hanno riguardato il rapimento di poliziotti od il ricatto di membri dell’intelligence. E proprio sui servizio segreti Bashaga ha voluto riservare uno dei passaggi più importanti nel corso della conferenza stampa: “I nostri servizi segreti – ha dichiarato il ministro – Sono stati infiltrati da alcune milizie e non sono più affidabili”. Il fatto che a dirlo pubblicamente sia stato il principale responsabile del dicastero dell’interno, ha reso queste dichiarazioni ancora più forti.
Si tratta di una vera e propria certificazione del caos politico ed istituzionale vigente a Tripoli, elemento quest’ultimo che sta rendendo ancora più vulnerabile il fronte vicino ad Al Sarraj. Bashaga ha quindi poi raccontato dell’episodio sopra accennato e che ha riguardato la presunta mediazione italiana tra alcune milizie e gli Emirati Arabi Uniti: “Una milizia ha contattato l’intelligence di Roma per incontrare emissari di Abu Dhabi”. Ci sarebbe anche il nome del capo degli emissari emiratini, ossia il direttore del dossier della Libia dell’intelligence degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Rashid. L’incontro sarebbe avvenuto nella nostra capitale, anche se altri dettagli al momento non sono stati diffusi: “Ho inviato un messaggio al responsabile dell’intelligence libica – ha proseguito Bashaga – raccontandogli della riunione tenutasi in Italia, ma lui non ha risposto: è stato ricattato e non ha potuto prendere una decisione”. Una frase volta a confermare un contesto in cui le milizie ricatterebbero esponenti dei servizi segreti, oramai quasi fuori dall’orbita di Al Sarraj.
I sospetti sulla milizia Nawasi
Ovviamente la questione è molto delicata: gli Emirati sono tra i principali sponsor del generale Khalifa Haftar, contro cui le forze di Tripoli stanno combattendo a partire dallo scorso 4 aprile. Un incontro a Roma tra forze vicine ad Al Sarraj ed emissari di Abu Dhabi, avrebbe quindi, agli occhi di Bashaga, il sapore del tradimento. Il ministro non ha fatto i nomi della milizia rea di aver preso il controllo dei servizi di intelligence, ma si tratterebbe del gruppo della milizia “Nawasi“: a rendere nota questa indiscrezione sono state fonti del ministero dell’interno libico sentite da AgenziaNova. I sospetti su questo gruppo sono relativi sia alle velleità che in passato avrebbe dimostrato sul comando di ampie zone di Tripoli, sia sull’ideologia portata avanti dai propri membri, molti dei quali salafiti madkhaliti proprio come Khalifa Haftar.
E che i sospetti siano rivolti proprio contro la milizia Nawasi, lo si intuisce anche dalla risposta data da un rappresentante del gruppo alle parole pronunciate da Bashaga: “Il ministro – ha dichiarato in un video Al Ramli, uno dei portavoce della milizia – vuole aizzare le forze del Gna contro le milizie che ha contribuito a finanziare”. Al Ramli ha poi puntato il dito contro la presenza di milizie siriane portate dai turchi a Tripoli nelle ultime settimane: “Ora che sono presenti i combattenti siriani – ha aggiunto il rappresentante della milizia Nawasi – Bashagha non ha più bisogno di noi perché ora si affida ai combattenti stranieri per combattere Khalifa Haftar”.
“Non pensare che i mercenari siriani portati dai turchi ti proteggeranno da Haftar – ha minacciato Al Ramli, rivolgendosi al ministro – Una volta che noi, Nawasi, emetteremo una dichiarazione, vedrai questi mercenari come cadaveri nelle strade di Tripoli”.



