L’Isis si sta riorganizzando nel sud della Libia. La notizia non giunge certo come un fulmine a ciel sereno. I sospetti sulla possibile rinascita della cellula libica dell’organizzazione circolavano da tempo. Già nel dicembre 2017, il capo dell’Activation Committe of Security Services di Sirte, Zarouk Asuiti, avvertiva che l’Isis si stava organizzando in un “esercito del deserto”, nel territorio a sud della città.

La conferma definitiva è arrivata nei giorni scorsi, quando Amaq – l’agenzia affiliata al gruppo terroristico – ha diffuso un nuovo video. Nel filmato, probabilmente girato nel deserto meridionale della Libia, alcuni miliziani dell’Isis, guidati dal leader libico Abu Musab Al-Libi – al secolo Mahmoud Al-Baraasi –, giurano fedeltà ad Al-Baghdadi e dichiarano guerra all’esercito di Haftar.

Non è un caso che la propaganda dello Stato islamico prenda di mira proprio ad Haftar. Celebrato dai suoi sostenitori come il liberatore della Libia dalla minaccia estremista, lo scorso gennaio Haftar aveva lanciato un’offensiva proprio nel sud del Paese con lo scopo di liberare l’area da “terroristi e gruppi criminali”.

In questi anni, i jihadisti hanno più volte colpito le forze del generale libico. Pochi giorni fa, l’Isis ha rivendicato l’uccisione di alcuni membri delle forze di Haftar – definite “apostate” – proprio nel sud della Libia.

Intanto, il governo di Tripoli e quello di Tobruk continuano ad addossarsi reciprocamente la responsabilità dell’emergere della cellula libica dell’Isis in Libia. Fayez Al-Sarraj – premier del governo riconosciuto dalle Nazioni Unite – ha accusato Haftar di aver “facilitato il transito dei terroristi”, avviando la campagna per conquistare la Libia. Secondo Tripoli, i funzionari di Haftar avrebbero procurato permessi e visti contraffatti ai siriani per permettere loro di entrare in Libia, attraverso l’aeroporto di Benina – situato a est di Bengasi –, che copre la tratta Benina-Damasco.

Tobruk ha reagito sminuendo l’importanza dell’ultimo messaggio dell’Isis, che – secondo Ahmed Al-Mismari, portavoce del governo –  sarebbe piuttosto un segno dell’indebolimento del gruppo nel Paese nordafricano. I jihadisti sarebbero stati costretti a giurare fedeltà a un nuovo emiro in Libia proprio a causa della morte di numerosi leader dell’organizzazione.

L’Isis in Libia

I militanti dello Stato islamico sono presenti in Libia già dal 2011, anno di inizio della c.d. “prima guerra civile libica”. Dopo aver giurato ufficialmente fedeltà ad Al-Baghdadi, nel novembre 2014, il gruppo si è diffuso in tutto il territorio libico: a sud, nel Fezzan, a est, in Cirenaica e a ovest, nella Tripolitania. Le divisioni interne al Paese tra i governi rivali di Tripoli e Tobruk hanno fornito ai jihadisti l’opportunità ideale per creare una cellula locale dell’Isis, replicando il modello già utilizzato nel Siraq.

Nel 2015 il gruppo è riuscito a conquistare la città di Sirte, stabilendo anche unità di governo a Derna, Bengasi e Sabrata. All’apice della sua forza, tra il 2015 e il 2016, il gruppo disponeva di 4-7 mila membri e controllava circa 200 km del territorio costiero libico. L’avanzata dell’Isis è stata però interrotta poco tempo dopo: nel dicembre 2016 la cellula libica dello Stato islamico è stata sconfitta a Sirte dalle forze americane, sostenute dagli alleati sul campo.

L’Isis però non si è dissolto nel nulla; al contrario, ha continuato a combattere una “guerra di logoramento” nelle aree desertiche della Libia, grazie alla presenza di cellule dormienti in grado di compiere attacchi simbolici alle istituzioni statali.

Se confermato, il ritorno dell’Isis nel Paese nordafricano potrebbe avere forti ripercussioni sull’intera regione, destabilizzando anche gli Stati vicini, primo fra tutti la Tunisia, già ripetutamente colpita. Senza contare che la presenza di una cellula dello Stato islamico in Libia costituisce un grande problema per la sicurezza europea, andando ad incrementare il flusso migratorio dal Paese nordafricano.

Non si può quindi sottovalutare il monito giunto pochi giorni fa dal presidente russo, Vladimir Putin. In occasione della sua visita di stato in Italia, il leader russo ha dichiarato che la Libia potrebbe presto diventare meta dei terroristi presenti a Idlib, in Siria – dove è in corso l’ultima battaglia tra le forze di opposizione e il governo siriano per l’unificazione del Paese -. Una possibilità “molto preoccupante” che potrebbe definitivamente distruggere le già precarie istituzioni libiche.