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Poca o nulla la resistenza incontrata, in queste 48 ore di campagna lanciata a Ovest di Aleppo, dalle sigle anti governative in Siria. Si tratta, è bene ricordarlo, di gruppi in molti casi legati al mondo islamista e jihadista che dal 2015 controllano la vicina provincia di Idlib. Il più importante gruppo impegnato nella seconda città siriana in queste ore è noto con la sigla Hts, acronimo di Hayat Tahari al Sham. Si tratta dell’ex Fronte Al Nusra, costola siriana di Al Qaeda. Ci sono poi anche gruppi direttamente collegabili alla Turchia, riuniti nella sigla Sna, Syrian National Army.

Avanzate registrate nei quartieri occidentali

Quando mercoledì i combattenti hanno sfondato le prime linee di difesa dell’esercito siriano, le sigle collegate all’opposizione sono riuscite a penetrare in tutta l’area rurale in prossimità della periferia occidentale di Aleppo. Si tratta di una zona dove la guerra civile, quasi dieci anni fa, ha colpito duramente: qui dal 2012 al 2016 era situate le trincee che dividevano le avanguardie ribelli dai soldati regolari. Questi ultimi per quattro anni sono riusciti a difendere i quartieri occidentali di Aleppo, quelli che si affacciano sulla tangenziale e da cui, più a Sud, parte l’autostrada M5, la principale arteria di collegamento per Damasco.

Sono proprio questi quartieri oggi a essere i primi a finire in mano ribelle. A differenza di dodici anni fa, non c’è stato alcun tentativo di difesa da parte dell’esercito. L’effetto sorpresa ha tirato un brutto scherzo agli uomini agli ordini del presidente Bashar Al Assad. L’area a Ovest di Aleppo era infatti presidiata da milizie iraniane inviate da Teheran, alleata di ferro di Damasco, e l’esercito siriano aveva smantellato tutte le fortificazioni risalenti al periodo della battaglia per il controllo della città.

Un segno quest’ultimo di come il fronte di Aleppo fosse ritenuto chiuso a quasi archiviato sotto il profilo militare, grazie al fatto di aver confinato le sigle islamiste nell’area di Idlib a partire dal 2016. Fonti vicine ai ribelli inoltre, hanno diffuso la notizia, al momento non confermata, secondo cui l’avanzata su Aleppo è stata favorita anche dall’uccisione di un comandante iraniano che aveva il compito di sovrintendere sulle forze presenti in città. Kiomars Pourhashemi, questo il nome del generale, sarebbe stato eliminato in un raid mirato effettuato a inizio settimana nel suo quartier generale basato a ovest di Aleppo.

Ore cruciali per Assad

Ovviamente l’eventuale caduta di Aleppo per il governo siriano significherebbe una disfatta importante. Perdere la capitale economica del Paese, riconquistata nel 2016 dopo quattro anni di intensa battaglia, sarebbe un colpo molto duro a livello militare, economico e di immagine. La mancata difesa fino ad ora registrata, con molti ufficiali che stanno di fatto lasciando l’area dell’avanzata nemica, potrebbe dare linfa anche a gruppi di opposizione stanziati in altre regioni.

Il diretto interessato, Bashar Al Assad, si troverebbe al momento a Mosca. Anche in questo caso è difficile avere conferme, da giovedì sera si rincorrono tuttavia voci della sua presenza nella capitale russa. Il Cremlino è il suo principale alleato e l’aiuto russo attivato nel 2015 ha permesso la sua permanenza al potere. Se davvero Assad al momento dovesse trovarsi a Mosca, potrebbe trattarsi di una riunione per organizzare una controffensiva oppure, al contrario, di un rifugio temporaneo prevedendo tempi peggiori.

Il ruolo della Turchia

Se Assad è aiutato dalla Russia, le sigle ribelli hanno sempre avuto il sostegno della Turchia. Non sorprende quindi vedere, in una delle località conquistate dagli islamisti, bandiere turche issate in diversi edifici. Tuttavia, negli ultimi mesi si è parlato del riavvicinamento tra Erdogan e Assad e della possibilità di ristabilire tra le parti normali relazioni diplomatiche.

Le ultime dichiarazioni provenienti dal ministero degli Esteri turco, fanno però pensare a un coinvolgimento, seppur non ufficiale, di Ankara nelle operazioni contro l’esercito siriano: “Gli ultimi raid – si legge, con riferimento ai bombardamenti portati avanti dalle forze di Damasco la scorsa settimana su Idib – avevano messo in discussione gli accordi di Astana”. Un riferimento quest’ultimo alle intese mediate con la Russia a partire dal 2016 per un cessate il fuoco. Probabile quindi che Erdogan, il cui obiettivo principale è quello di evitare una nuova fuga di profughi verso il proprio territorio, intuendo la possibilità di un’azione di terra di Damasco contro Idlib, abbia dato una mano alle sigle ribelli per avviare una nuova e clamorosa campagna anti governativa.

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