Bija è quel personaggio che meglio può sintetizzare la Libia post Gheddafi, lì dove il ruolo di controllore e controllato spesso si confondono e dove il più delle volte è impossibile distinguere tra figure istituzionali e figure criminali. Abdou Rahman, questo il suo vero nome, è stato indicato in molte inchieste, sia giornalistiche che delle Nazioni Unite, come uno dei più pericolosi trafficanti di esseri umani. Eppure in svariate occasioni ha indossato l’uniforme della Guardia Costiera libica, come ad esempio nell’ottobre del 2019 quando si è presentato con tanto di divisa addosso davanti le telecamere della giornalista Francesca Mannocchi. Lui, inconfondibile per via di una menomazione alla mano destra procurata durante la guerra anti Gheddafi del 2011, è stato immortalato invece in giacca e cravatta nel maggio del 2017 direttamente in Italia. All’interno del Cara di Mineo rappresentava la Guardia Costiera di Zawiya, sua città natale e feudo economico della sua tribù. La scoperta del suo passaggio in Sicilia è arrivata grazie a un reportage, pubblicato esattamente un anno fa su Avvenire, di Nello Scavo. Per quel focus il giornalista vive adesso sotto scorta, minacciato da Bija al pari di come successi alcuni anni fa a un’altra giornalista italiana, Nancy Porsia. Elementi che dimostrano l’assoluta ambiguità (e pericolosità) del personaggio, circostanze che ben descrivono l’attuale andamento della situazione in Libia.

“Importante valutare l’andamento dei flussi migratori”

Mercoledì 14 ottobre dalla Libia una notizia ha iniziato lentamente ad attraversare il Mediterraneo. Bija, lo scafista diventato a fasi alterne guardiano delle coste, è stato arrestato. Trattandosi di un Paese in guerra e di una nazione non più tale da almeno 9 anni, la prudenza non è mai troppa. Ma ora dopo ora le indiscrezioni sono diventate conferme e, per chi negli ultimi mesi in Italia ha dovuto vivere con la scorta a causa delle sue minacce, anche timidi ma significativi sospiri di sollievo. Tuttavia andare a valutare la portata di queste arresto è alquanto difficile. E una fonte diplomatica a InsideOver in qualche modo percorre una via molto prudente: “Ancora è presto per dire cosa realmente è successo – ha tenuto a rimarcare la fonte – Non sappiamo se Bija sia stato arrestato per mero volere di Tripoli oppure se è stato venduto dalla sua tribù”. Vero è che nelle ore immediatamente successive all’arresto alcuni miliziani di Zawiya a lui vicini hanno raggiunto Tripoli, ingaggiando scontri con la Rada, la forza di interposizione al soldo del ministero dell’Interno del governo del premier Al Sarraj. É però altrettanto vero che l’azione potrebbe essere stata messa a punto in modo isolato solo da pochi fedelissimi.

L’unico termometro della situazione in tal senso potrebbe essere rappresentato dall’andamento dell’immigrazione: “Lo vedremo nei prossimi giorni – ha dichiarato la fonte vicina alla Farnesina da noi contattata – Basterà notare se ci sarà un repentino aumento nel numero delle partenze di barconi verso l’Italia. In tal caso vuol dire che la tribù di Bija vorrebbe imporre uno sgarbo a Tripoli”. Ma non solo: se Bija da controllato è diventato controllore è perché un’operazione del genere a lui e alla sua milizia di Zawiya è convenuta sotto il profilo economico. Se Bija adesso è in carcere per volontà del governo di Tripoli, allora i suoi uomini potrebbero tornare a vedere più remunerativo il business del traffico di esseri umani e dismettere i panni di controllori.

Il possibile aumento di partenze verso l’Italia

A prendere piede in queste ore è soprattutto la pista secondo cui lo scafista libico è stato tradito da uno dei suoi uomini di fiducia. Ad avanzare questa tesi è la giornalista Nancy Porsia, una delle croniste minacciate da Bija, in un articolo pubblicato su Domani. Dunque, da Tripoli sarebbero stati trovati agganci tra le persone più vicine al trafficante per trarlo in inganno e tradurlo in galera. Una mossa però che non avrebbe avuto l’avallo di altri membri della sua milizia: “Il ministero degli Interni parla di arresto – specifica infatti Nancy Porsia – Mentre i suoi parlano di rapimento”. Chiaro dunque come tra il governo di Al Sarraj e le milizie di Zawiya (o comunque una buona parte di esse) si potrebbe arrivare allo scontro. E quindi allo scenario paventato da alcune fonti diplomatiche, ossia un aumento di partenze verso il nostro Paese.

Un potenziale grattacapo in più per l’esecutivo giallorosso. Il 2020 ha segnato un enorme balzo in avanti nel numero degli sbarchi di migranti lungo le nostre coste, tuttavia la rotta libica non ha segnato cifre record: “Rispetto agli anni passati – ha confermato un funzionario della Guardia Costiera al Giornale.it – non vediamo grossi cambiamenti nel flusso migratorio proveniente dalla Libia. Il vero problema quest’anno è stato rappresentato dalla Tunisia“. E dunque, dopo il fronte tunisino tutt’ora non chiuso dopo l’arresto di Bija potrebbe aprirsi anche il fronte libico.

La fragilità degli accordi con i libici

A prescindere da quale sarà l’andamento relativo ai flussi migratori dopo le vicende legate a Bija, è da evidenziare come questo episodio abbia messo nuovamente alla luce le tante perplessità relative alla gestione del fenomeno migratorio tramite meri accordi economici con Tripoli. L’Italia di fatto dipende unicamente dalle vicende interne alla Libia, profondamente variabili vista l’attuale situazione nel Paese nordafricano. Pagare il governo di Al Sarraj vuol dire essere direttamente esposti al fragile contesto libico: può bastare una lotta interna a una milizia che controlla un determinato territorio (come accaduto a Sabratha nel 2017) oppure l’arresto di un trafficante per scardinare gli equilibri lungo le coste della Tripolitania e, di conseguenze, rivedere barconi e gommoni in navigazione nel Mediterraneo. L’Italia, da qualche anno a questa parte, ha preferito aspettare gli eventi in Libia piuttosto che provare a gestirli e a incidere sul dossier. Roma ha quindi delegato molti aspetti di suo interesse ad attori interni o esterni al Paese. E oggi si deve affidare agli umori di uomini vicini a un personaggio come Bija per sperare di controllare il fenomeno migratorio.

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