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Nell’intricata matassa mediorientale, ogni evento rischia di incidere sugli equilibri dei Paesi vicini e non solo. L’avanzata delle fazioni islamiste e il loro dilagare in tutta l’area centro settentrionale della Siria, potrebbe avere importanti ripercussioni in tutti gli altri scenari delicati della regione. A partire dalla Libia, Paese entrato in uno stato di guerra latente nello stesso anno della Siria, ossia in quel 2011 caratterizzato dal vento pesante delle primavere arabe.

Haftar teme la ripetizione dello scenario siriano

L’avanzata delle milizie anti governative non è soltanto un duro colpo per il presidente siriano Bashar Al Assad, la cui permanenza al potere appare sempre più in bilico. Al contrario, rappresenta anche un problema molto serio per gli interessi russi nella regione. Del resto, lo stesso ingresso della Russia nel pantano siriano, avvenuto nel 2015, è stato dovuto principalmente alla difesa della base navale di Tartus, da tempo avamposto fondamentale nel Mediterraneo per Mosca.

“A Bengasi – ha dichiarato su InsideOver una fonte diplomatica – non sono rimasti a guardare: se può cadere una base russa in Siria, analoga sorte può avere una base russa in Libia”. E in effetti, la Cirenaica da almeno otto anni rappresenta un hub importante per il Cremlino. Qui, nel territorio dominato dal generale Khalifa Haftar e dal suo Libyan National Army (Lna), in molti adesso temono un effetto domino: “Il vero timore del generale – prosegue la fonte – è che gli alleati di Mosca nella regione vengano percepiti come deboli o sacrificabili“. E in medio oriente essere percepiti come deboli vuol dire essere percepiti come obiettivi facilmente attaccabili.

Le mosse dell’uomo forte della Cirenaica

Per Assad comunque non è detta l’ultima parola e le ritirate da Aleppo e Hama potrebbero preludere a un possibile contrattacco. Alla stesso tempo dunque, anche per le basi russe in Siria il destino è tutt’altro che pronto a essere segnato: “Haftar però – ha voluto ribadire la fonte – sa vedere molto lontano e sa che, se dovesse passare il messaggio che ha nei russi gli unici protettori, il suo dominio nella Cirenaica verrebbe messo in discussione”.

Questo spiega dunque gli avvicinamenti, evidenziati già nei giorni scorsi su InsideOver, tra membri molto stretti dell’entourage di Haftar e alcuni funzionari turchi. In particolare, tra ottobre e novembre sono apparse foto che ritraggono, all’interno del quartier generale di Bengasi dell’Lna, funzionari e inviati di Ankara a colloquio con collaboratori di Haftar. Mentre uno dei figli del generale, Saddam Haftar, è stato tra gli invitati del Saha Expo 2024, l’evento dedicato alla Difesa che annualmente si svolge a Istanbul.

Segnali che fanno intuire come, in quel di Bengasi, già da tempo si teme una profonda destabilizzazione del quadro locale. Con Haftar che, a prescindere poi dagli esiti del conflitto siriano e dalla tenuta o meno di Assad, ha un disperato bisogno di diversificare i suoi alleati soprattutto sul fronte militare.

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