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	<title>Mediterraneo Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 05 Apr 2026 18:48:26 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mediterraneo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Mediterraneo orientale svela un rifugio climatico che resiste al riscaldamento globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-mediterraneo-orientale-svela-un-rifugio-climatico-che-resiste-al-riscaldamento-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 18:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento globale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1800" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un&#039;oasi climatica nel Mediterraneo orientale (Stazione Zoologica Anton Dohrn)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1024x580.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-768x435.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1536x870.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-600x340.jpg 600w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>Nel Mediterraneo orientale, lungo le coste di Cipro, un sistema di upwelling mantiene le acque più fredde rispetto al resto del bacino.<br />
L’area conserva una biodiversità marina più ricca, contrastando gli effetti del riscaldamento globale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-mediterraneo-orientale-svela-un-rifugio-climatico-che-resiste-al-riscaldamento-globale.html">Il Mediterraneo orientale svela un rifugio climatico che resiste al riscaldamento globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1800" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un&#039;oasi climatica nel Mediterraneo orientale (Stazione Zoologica Anton Dohrn)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1024x580.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-768x435.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1536x870.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-600x340.jpg 600w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p><strong>Il Mediterraneo orientale</strong> è oggi uno dei bacini marini che si stanno riscaldando più rapidamente al mondo: negli ultimi dieci anni, l’aumento delle temperature superficiali ha innescato <strong>una trasformazione profonda degli ecosistemi</strong>, favorendo la diffusione di specie termofile e aliene e mettendo sotto pressione la biodiversità autoctona adattata a condizioni temperate. In questo contesto, <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10531-025-03228-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la scoperta</a> documentata da un ampio studio pubblicato su <em>Biodiversity and Conservation</em> rappresenta un’eccezione di grande importanza scientifica: lungo circa 150 chilometri della costa sudoccidentale di <strong>Cipro </strong>opera un sistema di <em>upwelling </em>che mantiene le acque estive <strong>fino a 2–3 °C più fredde</strong> rispetto al resto del bacino di Levante.</p>



<p>Non si tratta di una semplice variazione locale, ma di <strong>una vera anomalia termica persistente</strong> in una delle regioni più colpite dal collasso climatico della biodiversità mediterranea. Lo studio &#8211; coordinato dalla <strong>Stazione Zoologica Anton Dohrn</strong> insieme a numerosi istituti europei e ciprioti &#8211; parte da un dato ormai consolidato: il Mediterraneo orientale ospita <strong>il più grave declino documentato delle specie native</strong>, con tassi di perdita che non hanno equivalenti nel resto del bacino. L’individuazione di un’area che, controcorrente, conserva condizioni ambientali più stabili apre dunque una finestra concreta <strong>su come e dove la biodiversità possa ancora resistere</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cipro come rifugio climatico: dati sul campo e biodiversità residua</h2>



<p>A differenza di molti lavori basati su modelli previsionali, la ricerca ha testato l’ipotesi di <strong>“rifugio climatico”</strong> direttamente sul campo. I ricercatori hanno campionato <strong>comunità di molluschi</strong> a diverse profondità &#8211; tra i 5 e i 30 metri &#8211; confrontando siti interni ed esterni all’area di <em>upwelling </em>e distinguendo tra habitat differenti: praterie di <em>Posidonia oceanica</em> e substrati rocciosi. Per ricostruire la biodiversità storica, sono stati analizzati anche gli <strong>accumuli di conchiglie presenti sul fondale</strong>, che forniscono una traccia affidabile delle comunità del passato.</p>



<p>I risultati mostrano un quadro inedito: la ricchezza di specie autoctone all’interno della zona di risalita è risultata <strong>di gran lunga superiore rispetto alle aree più calde circostanti</strong>, indipendentemente dal tipo di habitat. Nei prati di <em>Posidonia</em>, in particolare, la perdita di biodiversità è stata notevolmente inferiore rispetto ai siti esterni all’upwelling. I substrati rocciosi superficiali (5–15 metri) mostrano invece <strong>una riduzione marcata delle specie in entrambe le aree</strong>, un effetto associato alla perdita di copertura macroalgale dovuta al riscaldamento.</p>



<p>Tuttavia, alle profondità maggiori (20–30 metri), anche nei siti più caldi la presenza di macroalghe persiste e la perdita di biodiversità risulta più contenuta. Questo dato suggerisce che i rifugi climatici non vadano cercati solo in superficie, <strong>ma anche nella fascia fotica inferiore</strong>, spesso trascurata nelle strategie di conservazione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">New research shows that coastal upwelling can create local refuges from climate change, even in the fast-warming Eastern Mediterranean. <br><br>The study combines biodiversity observations with <a href="https://twitter.com/hashtag/CopernicusMarine?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#CopernicusMarine</a> sea temperature data to identify areas of higher climate resilience.<br><br>Read… <a href="https://t.co/f0Jmcq9015">pic.twitter.com/f0Jmcq9015</a></p>&mdash; Copernicus Marine (@CMEMS_EU) <a href="https://twitter.com/CMEMS_EU/status/2013291417624260668?ref_src=twsrc%5Etfw">January 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni per la conservazione nel Mediterraneo che cambia</h2>



<p>Il sistema di <em>upwelling</em> di Cipro emerge come <strong>un caso unico all’interno dell’intero Mediterraneo orientale</strong>, un’area che comprende coste turche, levantine ed egiziane e che sta sperimentando una tropicalizzazione accelerata. Qui, specie aliene introdotte <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-si-scrive-al-faw-si-legge-rotta-alternativa-al-canale-di-suez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attraverso il Canale di Suez</a> o il traffico navale trovano condizioni sempre più favorevoli, mentre molte specie endemiche mediterranee mostrano una capacità di adattamento limitata alle temperature estreme. L’area di risalita rappresenta quindi non solo un’anomalia termica, ma <strong>una vera e propria riserva funzionale di biodiversità nativa.</strong></p>



<p>Secondo gli autori dello studio, si tratta probabilmente <strong>dell’unico rifugio climatico in situ rimasto nel bacino di Levante</strong>, con un valore che va ben oltre la scala locale. La sua protezione potrebbe consentire la sopravvivenza di popolazioni sorgente in grado &#8211; almeno teoricamente &#8211; di <strong>ricolonizzare aree degradate</strong> qualora le condizioni climatiche lo permettessero. Inoltre, il lavoro mette in discussione approcci di conservazione basati esclusivamente su proiezioni future, sottolineando l’importanza di identificare e tutelare rifugi già operativi nel presente. In un Mediterraneo sempre più caldo, queste aree non rappresentano una soluzione definitiva, ma <strong>uno spazio di resistenza ecologica</strong> che può rallentare la perdita irreversibile di capitale biologico.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Rifugi climatici e pianificazione ambientale: un indicatore dei limiti di adattamento</h2>



<p>I rifugi climatici non sono solo strumenti di conservazione, ma <strong>indicatori dei limiti di adattamento degli ecosistemi marini</strong>. Il fatto che una differenza termica di pochi gradi possa tradursi in una variazione così marcata della biodiversità evidenzia quanto il Mediterraneo orientale sia ormai vicino a soglie critiche. L’upwelling agisce come un meccanismo tampone, ma la sua efficacia dipende <strong>da processi oceanografici</strong> che potrebbero a loro volta essere alterati dal cambiamento climatico globale. In questo senso, la zona di Cipro non va letta come una “salvezza” definitiva, bensì come un laboratorio naturale che permette di osservare, in tempo reale, la risposta degli ecosistemi a condizioni climatiche marginalmente più favorevoli.</p>



<p>Integrare queste aree nelle strategie di pianificazione marina significa riconoscere che la resilienza non è distribuita in modo uniforme e che <strong>la conservazione dovrà sempre più confrontarsi con scelte selettive</strong>, basate su dati empirici. In un <a href="https://it.insideover.com/politica/mediterraneo-macron-costruisce-lasse-francia-grecia-cipro-litalia-non-sfida-la-turchia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediterraneo</a> che continua a scaldarsi, le oasi climatiche rappresentano non tanto un’alternativa al cambiamento, quanto piuttosto una misura temporanea per gestirne le conseguenze, offrendo tempo prezioso per comprendere fino a che punto gli ecosistemi marini possano ancora adattarsi prima di superare punti di non ritorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-mediterraneo-orientale-svela-un-rifugio-climatico-che-resiste-al-riscaldamento-globale.html">Il Mediterraneo orientale svela un rifugio climatico che resiste al riscaldamento globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Mediterraneo ha la febbre: clima, salute e nuova diplomazia della sopravvivenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 14:13:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-600x384.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il cambiamento climatico sta trasformando il Mediterraneo in un’area ad alta vulnerabilità tra ondate di calore e malattie vettoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html">Il Mediterraneo ha la febbre: clima, salute e nuova diplomazia della sopravvivenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/istockphoto-2187791379-612x612-1-600x384.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il Mediterraneo sta attraversando una trasformazione che non è più possibile descrivere soltanto in termini ambientali. È una mutazione sistemica che coinvolge clima, salute, economia e sicurezza, e che sta ridefinendo il ruolo geopolitico della regione. I dati scientifici più aggiornati confermano che il bacino mediterraneo si sta riscaldando circa il <strong>20% più velocemente rispetto alla media globale</strong>, con un aumento della temperatura media già superiore a +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali ((IPCC, 2023); (MedECC, 2020)). In alcune aree del Mediterraneo orientale e meridionale, l’incremento supera già i +2°C, anticipando scenari climatici che il resto del pianeta sperimenterà solo nei prossimi decenni ((MedECC, 2020)).</p>



<p>Questa accelerazione si traduce in una crescita marcata degli eventi estremi. Le <strong>ondate di calore</strong>, in particolare, sono diventate più frequenti, più lunghe e più intense. Secondo il <em>Lancet Countdown</em>, tra il 2013 e il 2022 l’esposizione delle popolazioni europee alle ondate di calore è aumentata del <strong>57% rispetto al periodo 1990-2000</strong> (Lancet Countdown Europe, 2024). Nel solo 2022, una delle estati più calde mai registrate, si sono stimati circa <strong>61.000 decessi legati al caldo in Europa</strong> (Nature Medicine, 2023), mentre nel 2024 le stime superano i <strong>62.000 morti</strong> (European heatwave reports, 2024). L’<strong>Italia</strong> è tra i Paesi più colpiti, insieme a <strong>Spagna e Grecia</strong>, a causa della combinazione tra clima, struttura demografica e urbanizzazione.</p>



<p>Il dato forse più rilevante non è solo l’aumento della mortalità, ma la sua distribuzione. Oltre il <strong>90% delle vittime da caldo in Europa ha più di 65 anni</strong> (Nature Medicine, 2023), segnalando una vulnerabilità strutturale legata all’invecchiamento della popolazione. Inoltre, gli effetti delle ondate di calore non si esauriscono nei giorni di picco: studi epidemiologici mostrano un aumento della mortalità che può protrarsi per settimane, a causa di effetti cumulativi su sistema cardiovascolare e renale (WHO Europe, 2023).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;tropicalizzazione&#8221; in corso</h2>



<p>Parallelamente, il Mediterraneo sta vivendo una trasformazione epidemiologica che riflette un processo di “tropicalizzazione”. L’aumento delle temperature e dell’umidità sta ampliando l’habitat di vettori come <em>Aedes albopictus</em> e <em>Aedes aegypti</em>. Oggi circa il <strong>45% della popolazione europea vive in aree potenzialmente esposte alla zanzara tigre</strong> ((ECDC, 2023)). Questo si traduce in un aumento concreto dei rischi sanitari: nel 2023 l’Europa ha registrato un numero record di casi autoctoni di dengue, mentre episodi di chikungunya e West Nile virus sono ormai ricorrenti in diversi Paesi mediterranei ((ECDC, 2024)).</p>



<p>A livello globale, la dengue rappresenta uno degli indicatori più chiari di questa trasformazione: i casi sono aumentati di oltre <strong>10 volte negli ultimi vent’anni</strong>, superando i 5 milioni annui ((WHO, 2024)). Il cambiamento climatico contribuisce a questo trend estendendo la stagione di trasmissione e accelerando il ciclo vitale dei vettori. Secondo il <em>Lancet Countdown</em>, la capacità di trasmissione del dengue in Europa è aumentata del <strong>30% negli ultimi decenni</strong> ((Lancet Countdown, 2024)).</p>



<p>Il riscaldamento mediterraneo incide anche sulla disponibilità di acqua, con implicazioni dirette sulla salute pubblica. Le risorse idriche della regione potrebbero ridursi fino al <strong>30% entro il 2050</strong> in assenza di interventi significativi ((MedECC, 2020)). Già oggi, circa <strong>180 milioni di persone nel Mediterraneo meridionale e orientale vivono in condizioni di stress idrico elevato</strong> ((World Bank, 2023)). La scarsità d’acqua non è solo un problema economico, ma sanitario: riduce l’accesso a acqua potabile sicura, <strong>aumenta il rischio di malattie infettive</strong> e compromette l’igiene di base.</p>



<p>Anche il <strong>sistema alimentare</strong> è sotto pressione. Le proiezioni indicano una possibile riduzione delle rese agricole fino al <strong>10–30% entro metà secolo</strong> per colture chiave come grano e mais ((IPCC, 2023)). Questo fenomeno ha effetti diretti sulla nutrizione e indiretti sulla stabilità sociale, contribuendo a inflazione alimentare e insicurezza economica.</p>



<p>Queste dinamiche ambientali e sanitarie si intrecciano con i <strong>flussi migratori</strong>. La Banca Mondiale stima che, entro il 2050, fino a <strong>19 milioni di persone potrebbero essere costrette a migrare internamente nel Nord Africa a causa del cambiamento climatico</strong> (World Bank Groundswell Report, 2021). Una parte di queste pressioni si riverserà inevitabilmente sul Mediterraneo centrale, intensificando i flussi verso l’Europa. I migranti climatici presentano spesso condizioni di vulnerabilità sanitaria elevate, inclusi traumi, malnutrizione e esposizione a malattie infettive, con un impatto diretto sui sistemi sanitari dei Paesi di transito e destinazione.</p>



<p>In questo contesto, la salute pubblica si configura sempre più come una questione di sicurezza. Il cambiamento climatico è riconosciuto come un <em><strong>threat multiplier</strong></em>, un fattore che amplifica rischi preesistenti e può contribuire all’instabilità politica. Secondo il <em>Global Peace Index</em>, i Paesi più esposti a stress climatico e sanitario mostrano una maggiore probabilità di conflitti e crisi istituzionali (Institute for Economics &amp; Peace, 2023). La competizione per risorse come acqua e terra fertile è già oggi una realtà in diverse aree del Mediterraneo allargato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La salute come priorità strategica</h2>



<p>È qui che emerge con forza la dimensione geopolitica della salute. L’Unione Europea ha iniziato a integrare la dimensione sanitaria nelle proprie politiche esterne, riconoscendo che il rafforzamento dei sistemi sanitari nei Paesi partner è una forma di investimento strategico. Programmi di cooperazione sanitaria, sorveglianza epidemiologica condivisa e iniziative di adattamento climatico rappresentano strumenti concreti di stabilizzazione regionale. La pandemia di COVID-19 ha accelerato questa consapevolezza, mostrando quanto le crisi sanitarie siano intrinsecamente transnazionali.</p>



<p>Secondo il <em>Lancet Countdown</em>, ogni euro investito in prevenzione sanitaria legata al clima può generare benefici multipli in termini di riduzione dei costi sanitari e aumento della produttività ((Lancet Countdown, 2024)). <strong>Questo rende la salute non solo una priorità etica, ma anche economica e strategica. </strong>La cosiddetta <em>health diplomacy</em> diventa così uno strumento di soft power, capace di rafforzare l’influenza regionale attraverso la cooperazione piuttosto che la coercizione.</p>



<p>Nel Mediterraneo contemporaneo, la salute sta assumendo il ruolo di infrastruttura critica. Così come energia, acqua e trasporti, anche i sistemi sanitari diventano elementi essenziali per la stabilità degli Stati. La loro resilienza determina la capacità di una società di assorbire shock climatici, gestire crisi migratorie e mantenere coesione interna. Al contrario, il loro collasso può innescare effetti a catena che vanno ben oltre la dimensione sanitaria.</p>



<p>La nozione di “<strong>diplomazia della sopravvivenza</strong>” sintetizza questa trasformazione. Non si tratta più soltanto di cooperazione internazionale, ma di una necessità strutturale imposta da un contesto in cui le crisi sono interconnesse e transfrontaliere. Nel Mediterraneo, sopravvivere significa adattarsi, cooperare e prevenire. La salute diventa il punto di convergenza di queste strategie, il luogo in cui si intrecciano scienza, politica e sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-mediterraneo-ha-la-febbre-clima-salute-e-nuova-diplomazia-della-sopravvivenza.html">Il Mediterraneo ha la febbre: clima, salute e nuova diplomazia della sopravvivenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Cosa aspettarsi dalla visita di Giorgia Meloni in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-aspettarsi-dalla-visita-di-giorgia-meloni-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 07:45:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127083912621_11a42b5bf0acb38655148605907c3bf2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127083912621_11a42b5bf0acb38655148605907c3bf2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127083912621_11a42b5bf0acb38655148605907c3bf2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127083912621_11a42b5bf0acb38655148605907c3bf2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127083912621_11a42b5bf0acb38655148605907c3bf2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127083912621_11a42b5bf0acb38655148605907c3bf2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230127083912621_11a42b5bf0acb38655148605907c3bf2-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la visita in Algeria, la prossima tappa internazionale di Giorgia Meloni riguarderà la Libia. Una scelta importante e, in fin dei conti, anche obbligata. Se Palazzo Chigi vuole imprimere un&#8217;accelerazione alla propria politica estera partendo dal nord Africa, impossibile non pensare a una trasferta a Tripoli. Il dossier libico peraltro abbraccia diversi interessi seguiti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-aspettarsi-dalla-visita-di-giorgia-meloni-in-libia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-aspettarsi-dalla-visita-di-giorgia-meloni-in-libia.html">Cosa aspettarsi dalla visita di Giorgia Meloni in Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Dopo la visita in Algeria, la prossima tappa internazionale di <strong>Giorgia Meloni </strong>riguarderà la <strong>Libia</strong>. Una scelta importante e, in fin dei conti, anche obbligata. Se Palazzo Chigi vuole imprimere un&#8217;accelerazione alla propria politica estera partendo dal nord Africa, impossibile non pensare a una trasferta a Tripoli. </p>



<p>Il <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html">dossier </a><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">libico</a> peraltro abbraccia diversi interessi seguiti dall&#8217;attuale governo: forniture di gas, immigrazione e il cosiddetto &#8220;piano Mattei&#8221; per l&#8217;area del Mediterraneo allargato. La visita di sabato è quindi molto importante. E arriva, tra le altre cose, in una fase cruciale per il Paese a noi dirimpettaio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le &#8220;tappe&#8221; che hanno condotto al viaggio di Giorgia Meloni in Libia</h2>



<p>La missione diplomatica della Presidente del Consiglio non è arrivata casualmente. Al contrario, è stata preceduta da altre missioni sia della stessa Meloni che del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Quest&#8217;ultimo nei giorni scorsi è stato in <strong>Egitto</strong>, Paese confinante con la Libia. Qui il titolare della Farnesina ha parlato con il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">presidente Al Sisi </a>e con il suo omologo egiziano, Sameh Shoukry. La stabilizzazione della situazione a Tripoli è stato uno dei temi maggiormente discussi. Al pari ovviamente anche della questione energetica, con Il Cairo sempre più importante quale partner economico.</p>



<p>Pochi giorni invece Giorgia Meloni si è recata ad Algeri. Anche in questo caso, <a href="https://it.insideover.com/economia/algeria-nazione-strategica-e-indispensabile.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">energia</a> e situazione in Libia sono stati tra i temi principali affrontati. Nel giro di una settimana, sia la Presidente del consiglio che il Ministro degli Esteri hanno quindi visitato due capitali nevralgiche per l&#8217;area nordafricana. </p>



<p>Dopo Il Cairo e Algeri, Tripoli ha quasi rappresentato lo <strong>sbocco naturale</strong> dell&#8217;iniziativa diplomatica italiana volta a ridare vitalità alle politiche di Roma nell&#8217;area mediterranea. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Pronta la firma su un accordo tra Eni e Noc</h2>



<p>La Libia, ancora una volta, è alle prese con il mai risolto problema del frazionamento interno. Da quando <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Muammar Gheddafi </a>è stato ucciso nel 2011 e il suo regime ribaltato, il Paese non ha più trovato un <strong>governo unitario</strong>. Oggi a contendersi il potere sono il premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdul-hamid-dbeibah.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abdul Hamid Ddeibah</a>, riconosciuto dall&#8217;Italia e dalle Nazioni Unite, e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fathi-bashagha.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fathi Bashaga</a>. Ossia l&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno del governo di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fayez Al Sarraj</a>, in carica fino al 2021, votato capo dell&#8217;esecutivo dal parlamento stanziato a Tobruck. Un esecutivo però con scarso appoggio e riconoscimento internazionale. </p>



<p>Di questa <strong>divisione</strong> Giorgia Meloni dovrà tenerne conto. Le prime indiscrezioni su alcune intese che verranno siglate a Tripoli, hanno già scatenato l&#8217;ira di Bashaga. In particolare, come anticipato dal presidente della <strong>Noc</strong> (<em>National Oil Company</em>) Farhat Bengdara ai media libici, sarebbe pronto un accordo da otto miliardi di Euro tra la stessa Noc e l&#8217;Eni. L&#8217;obiettivo riguarderebbe la creazione di due nuovi impianti <em>offshore</em> per il gas e il trasporto di 24 milioni di metri cubi di gas metano al giorno verso l&#8217;Italia. </p>



<p>Appresa la notizia, Bashaga ha subito messo in chiaro l&#8217;intenzione di <strong>boicottare</strong> l&#8217;eventuale accordo. &#8220;Sono sorpreso per la missione a Tripoli del premier italiano e gli incontri con un governo il cui mandato è scaduto &#8211; si legge in una dichiarazione diffusa dai media locali &#8211; e che dunque non avrebbe più alcuna legittimità&#8221;. L&#8217;allusione è al fatto che il governo di Ddeibah sarebbe dovuto rimanere al suo posto soltanto fino al dicembre 2021, data di elezioni tuttavia mai tenute. </p>



<p>&#8220;Sappiamo &#8211; ha proseguito Bashaga &#8211; di un <strong>accordo misterioso</strong> nel settore petrolifero tra Eni e la Noc: lo Stato libico non si atterrà ad alcun accordo dallo scopo ed esito sospetto, se è il caso si ricorrerà alla magistratura”. Le dichiarazioni di Bashaga indicano tra le altre cose che, molto probabilmente, la Presidente del consiglio si vedrà soltanto con le autorità di Tripoli e non anche con quelle del &#8220;governo parallelo&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dossier immigrazione</h2>



<p>Un altro tassello importante della visita di Giorgia Meloni ha a che fare con il nodo <strong>immigrazione</strong>. Non a caso, assieme a lei e ad Antonio Tajani, a Tripoli è atteso il ministro dell&#8217;Interno <strong>Matteo Piantedosi</strong>. Dalla Libia parte la maggioranza dei barconi che raggiungono le nostre coste. Un problema che negli ultimi mesi è diventato ancora più grave: se prima infatti le basi di partenza per gli scafisti erano rappresentate solo dai porti della Libia occidentale, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/interni/nuova-rotta-libica-dei-migranti-che-spaventa-governo-2102947.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">adesso le imbarcazioni salpano anche dall&#8217;est</a>. Da quella porzione di Paese controllata dal <em>Libyan National Army</em> del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Khalifa Haftar</a>, altro attore importante nello scacchiere libico. </p>



<p>Haftar ha la sua base operativa alle porte di <strong>Bengasi</strong>, sembrerebbe più vicino a Bashaga che a Ddeibah, ma sono oramai risaputi anche i suoi legami con Tripoli. Ad ogni modo, il governo italiano proverà a strappare ai libici promesse più concrete sul pattugliamento delle coste e su una gestione meno torbida dei centri di detenzione. Strutture non lontane da critiche e polemiche per le condizioni di vita dei migranti che aspirano a partire verso l&#8217;Italia. </p>
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		<title>Il boom economico di Malta. Tra luci e (molte) ombre</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-boom-economico-di-malta-tra-luci-e-molte-ombre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="malta" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Incastonata al centro del Mediterraneo, la repubblica di Malta, il più piccolo Stato membro dell’Unione Europea, sta vivendo un periodo particolarmente positivo. Il tasso d’inflazione è uno dei più bassi della zona euro (7,2 per cento contro una media continentale dell’11 per cento) e il debito pubblico resta di gran lunga inferiore agli altri Paesi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-boom-economico-di-malta-tra-luci-e-molte-ombre.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="malta" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230118171242514_1a4b28b5c44f183c9fee138c5f0ff29b-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Incastonata al centro del Mediterraneo, la repubblica di <strong>Malta</strong>, il più piccolo Stato membro dell’Unione Europea, sta vivendo un periodo particolarmente positivo. Il tasso d’inflazione è uno dei più bassi della zona euro (7,2 per cento contro una media continentale dell’11 per cento) e il debito pubblico resta di gran lunga inferiore agli altri Paesi UE. Ecco perché, malgrado la crisi in atto, i prezzi dell’energia sono, per volontà governativa, fissati sulle tariffe del 2014. Una scelta coraggiosa per un arcipelago costretto ad importare petrolio, gas ed elettricità (dall’Italia) e, viste le proporzioni lillipuziane (316 chilometri quadrati e 520 mila abitanti), impossibilitato a sviluppare le rinnovabili.</p>



<p>Ciò nonostante, l’<strong>economia maltese</strong> continua a crescere e il Pil del secondo trimestre 2022 è risultato di 4.110 milioni di euro, con un aumento del 14,7%, pari a 526,6 milioni, a confronto dello stesso trimestre 2021. A trainare sono ristorazione e ricettività, servizi finanziari e tecnologici (comprese le criptovalute), gioco e scommesse on line, settori che rappresentano il 77% del Pil e l’80% dell’occupazione. Il tutto agevolato da oltre vent’anni da un regime fiscale estremamente benevolo appositamente varato per attrarre gli <strong>investimenti dall’estero</strong>. Il sistema attuale prevede infatti che le società di proprietà straniera ricevano un rimborso di 6/7 dell&#8217;aliquota fiscale del 35%, il che significa che l&#8217;aliquota fiscale effettiva pagata è solo del 5%.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La concorrenza sleale di Malta</h2>



<p>Un vero e proprio bengodi che infastidisce non poco l’Unione Europea che da tempo fa pressione sul governo di La Valletta per una <strong>radicale revisione</strong> dell’attuale sistema di imputazione — ispirato alla <em>common law </em>britannica — e chiede l’applicazione di un nuovo regime fiscale per le società consono ai parametri europei. Una questione annosa che i ministri maltesi hanno cercato di glissare sinchè, messi alle strette da una spazientita Bruxelles, hanno promesso che entro il 2025 la piccola repubblica attuerà un’importante revisione del sistema in vigore. In quale direzione non è dato saperlo poiché, come annunciato dal ministro delle Finanze Clyde Caruana, tutto è stato rimandato a un “processo di consultazione pubblica”.</p>



<p>Insomma i maltesi non hanno fretta e intanto si godono il loro successo e i tanti quattrini. Tanto più che a lavorare che ci pensano sempre più gli <strong>stranieri</strong>, ormai il 27,9 % della forza lavoro dell’arcipelago con punte del 58,6 % nel settore del gioco, del 48,9 in quello della ricettività e ristorazione e del 44,6 in quello delle costruzioni.</p>



<p>Ci sono poi i visitatori “speciali” che oltre a preferire il sole di Malta vogliono anche l’agognato “<strong>passaporto d’oro</strong>”, ovvero una concessione della cittadinanza — e dunque il biglietto d’ingresso nell’area Schengen— in cambio di investimenti. Una formula ingegnosa ideata nel 2014 dall’allora primo ministro laburista Joseph Muscat che prevede una tassa iniziale di 650 mila euro, l’acquisizione di una proprietà d’almeno 350 mila euro e un ulteriore investimento sul territorio di 150 mila euro. Per le casse maltesi un volume d’affari stimato attorno ai tre miliardi l’anno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scontro con l&#8217;UE</h2>



<p>Nel tempo della ghiotta possibilità, concessa annualmente a 1.800 fortunati, ne ha approfittato una folla di facoltosi arabi, cinesi ed ex sovietici. Con crescente irritazione, ancora una volta, della Commissione Europea, che nel 2020 ha aperto una<strong> procedura d’infrazione</strong> contro Malta e Cipro (altra “porta” verso l’Unione). Ma il governo laburista ha fatto spallucce. L’unica concessione a Bruxelles (e a Washington) è scattata nel marzo del 2020 quando La Valletta ha sospeso ”fino a prossimo avviso”  per i cittadini russi e bielorussi il fruttuoso programma. Ma gli eurocrati non demordono e lo scorso ottobre la Commissione ha ufficialmente deferito la mini repubblica alla Corte di Giustizia Europea, accusandola di violare l’articolo 4 del Trattato della UE.</p>



<p>A sua volta il governo maltese ha risposto che invece lo schema dei “passaporti d’oro” non violerebbe alcun articolo. In sostanza, per la politica locale il sistema scelto per conferire la cittadinanza rimane un <strong>affare interno</strong> e rivendica il suo pieno diritto a vendere cittadinanza e passaporti a chiunque accetti le sue onerose condizioni. E sempre secondo il governo, le procedure, ufficialmente volte a contrastare il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, per l’assegnazione dei documenti sarebbero addirittura riconosciuti come modello per gli altri Stati nella lotta alla criminalità. Alla luce di questi aspetti, Malta continuerà quindi per la propria strada, aspettando che la Corte di Giustizia dell’UE decida. Poi, eventualmente, si vedrà.</p>



<p>La diatriba dunque è destinata a continuare. Piaccia o meno all’Europa i “passaporti d’oro” sono una <strong>risorsa preziosa</strong> per l’economia dell’arcipelago e, soprattutto, un <em>benefit</em> prezioso per l’opaca politica isolana. Come raccontava la giornalista Daphne Caruana Galizia, assassinata con un’autobomba nell’ottobre 2017 mentre indagava proprio sulla “vendita” dei documenti.</p>
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		<title>Migranti, energia e commercio: il piano del governo per il dossier tunisino</title>
		<link>https://it.insideover.com/senza-categoria/migranti-energia-e-commercio-i-piano-del-governo-per-il-dossier-tunisino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 16:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Flussi migratori]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1121" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-300x175.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1024x598.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-768x449.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-1536x897.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220121143917342_1a412e7d0f082acb76873d7ea05a7b39-2048x1196.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si recherà “presto” in Tunisia, il secondo Paese di provenienza dei migranti sbarcati illegalmente in Italia nel 2022. Da culla della primavera araba e perla rara del Mediterraneo, il Paese arabo più vicino alle coste dell’Italia è oggi una nazione sull’orlo del collasso economico. Il potere è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/migranti-energia-e-commercio-i-piano-del-governo-per-il-dossier-tunisino.html">[...]</a></p>
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<p>Il vicepremier e ministro degli Esteri, <strong>Antonio Tajani</strong>, si recherà “presto” in Tunisia, il secondo Paese di provenienza dei <strong>migranti</strong> sbarcati illegalmente in Italia nel 2022. Da culla della primavera araba e perla rara del Mediterraneo, il Paese arabo più vicino alle coste dell’Italia è oggi una nazione sull’orlo del <strong>collasso</strong> economico. Il potere è sempre più in mano al capo dello Stato, <strong>Kaies Saied</strong>, soprannominato “<a href="https://it.insideover.com/politica/in-tunisia-governa-il-presidente-robocop.html">Robocop</a>” per i suoi movimenti spesso ingessati e impacciati, che ha estromesso i <strong>Fratelli musulmani</strong> e avviato una road map politica dai risultati ancora incerti. </p>



<p>Per ottenere un prestito del Fondo monetario internazionale ed evitare il default catastrofico, l’amministrazione di Cartagine deve varare nuove <strong>riforme </strong>lacrime e sangue come la riduzione dei <strong>sussidi </strong>alimentari, il congelamento dei salari pubblici e la <strong>privatizzazione </strong>delle aziende statali indebitate. Con il rischio di impoverire ulteriormente la popolazione e innescare nuove tensioni sociali. Perché tutto questo è importante per l’Italia? Per almeno <strong>tre </strong>motivi: primi, ovviamente, i flussi migratori illegali; secondo, meno scontato, l’arrivo del <strong>gas </strong>algerino; e terzo, fatto poco noto, gli scambi commerciali in forte crescita che hanno portato l’Italia al <a href="storico%20sorpasso">sorpasso</a> storico sulla Francia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri dei migranti</h2>



<p>Secondo i dati del <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/cruscotto_statistico_giornaliero_31-12-2022.pdf">Viminale</a>, lo scorso anno in Italia sono sbarcati illegalmente almeno <strong>18.148</strong> tunisini, pari al <strong>17%</strong> dei 105.140 arrivi nel nostro Paese. A questi si aggiungono i circa <strong>10 mila subshariani</strong> (ivoriani, guineani, maliani, camerunensi) salpati dalle coste tunisine. La rotta tunisina ha inciso per circa il <strong>30%</strong> sul totale degli arrivi in Italia via mare nel <strong>2022</strong>, a fronte di un 50% circa della <strong>Libia</strong>, mentre la percentuale rimanente è arrivata dalla <strong>Turchia</strong> (15%) in misura minore da <strong>Libano</strong> e dell’<strong>Algeria</strong>. </p>



<p>Fra Italia e Tunisia è in vigore un accordo per il rimpatrio di <strong>80 migranti</strong> a settimana attraverso due voli charter: con questi ritmi ci vorrebbero <strong>2 anni e tre mesi </strong>per rimpatriare i migranti sbarcati solo nel 2022. Ecco perché “Tajani ha chiesto un forte impegno al governo tunisino nel contrasto all&#8217;immigrazione illegale e nel <strong>velocizzare </strong>le operazioni di rimpatrio &#8211; forte deterrente a nuove partenze irregolari”, spiega la <strong><a href="https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2023/01/colloquio-telefonico-del-ministro-degli-affari-esteri-on-antonio-tajani-con-il-ministro-degli-affari-esteri-e-delle-migrazioni-tunisino-othman-jerandi/">Farnesina </a></strong>in una nota diffusa dopo un colloquio del ministro italiano con il collega tunisino, <strong>Othman Jerandi</strong>. </p>



<p>“Al contempo ha ribadito al suo interlocutore il sostegno dell’Italia nelle attività di controllo delle frontiere, nella lotta contro la tratta di esseri umani e per la creazione di opportunità di migrazione legale verso l’Italia per i lavoratori tunisini”, aggiunge la Farnesina. Parlando a <em>Radio anch’io</em>, Tajani ha parlato di una “quota premiale” per i Paesi che hanno fatto accordi per i rimpatri. Il meccanismo è semplice: più migranti illegali tornano casa, più canali per la migrazione regolare potranno essere aperti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I flussi di gas</h2>



<p>In Italia, complice la crisi <strong>Ucraina</strong>, interessa poco quel che succede dall&#8217;altra parte del Mediterraneo. Eppure basta aprire Google Maps per vedere che Tunisi è più a nord di Pozzallo, il porto siciliano dove sbarcano i migranti, e che Biserta, la città più settentrionale d’Africa, si trova sulla stessa longitudine di Agrigento. Per andare da Roma a Tunisi basta un’ora e mezza di volo. I tunisini sono da secoli i nostri vicini di casa: quando la casa del nostro vicino va a fuoco, forse è il caso di preoccuparsi.</p>



<p>A maggior ragione se nel giardino del vicino passano i tubi del <strong>gas</strong>. Il territorio tunisino ospita infatti il gasdotto <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/transmed-algeria-gas-italia.html">Transmed</a>, conosciuto anche come gasdotto Enrico Mattei, che porta in Italia il gas algerino. E con la crisi ucraina oggi l’Algeria è il <strong>primo fornitore</strong> di gas del nostro Paese. In altre parole: se la Tunisia cade, l’Italia rischia di perdere la sua prima fonte di approvvigionamento energetico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;hub energetico</h2>



<p>Ma c’è dell’altro. L’Unione Europea ha recentemente approvato un finanziamento di 300 milioni di euro per realizzare <strong>l’interconnessione elettrica</strong> tra l’Italia e la Tunisia: un progetto vecchio di 20 anni, ma che potrebbe fare da volano per gli investimenti tricolore nelle rinnovabili in Nord Africa, trasformando l’Italia in un hub energetico per l’intera Europa. “L’approvazione da parte dell’Unione europea del progetto di interconnessione elettrica Elmed è un risultato straordinario. </p>



<p>Per rendersi conto dell’importanza di questo sviluppo, basta guardare l’attuale disposizione degli elettrodotti sottomarini: manca un collegamento con l’Africa, che diventa fondamentale se si vuole beneficiare dell’offerta energetica del continente africano in termini di energie rinnovabili”, ha detto ad <em><a href="https://www.agenzianova.com/news/tunisia-risultato-storico-dellitalia-che-si-conferma-primo-partner-commerciale-davanti-a-francia-e-germania/">Agenzia Nova</a></em> l’ambasciatore d’Italia a Tunisi,<strong>&nbsp;Fabrizio Saggio</strong>, spiegando che “il finanziamento Ue da oltre 300 milioni è il primo passo fondamentale per l’avvio dell’opera che prevede la posa in opera di un cavo energetico sottomarino da 600 megawatt lungo oltre 240 chilometri, dal valore complessivo di 840 milioni di euro”. E’ in occasione d’oro per l’Italia: con la costruzione di impianti per la generazione di energia da fonti rinnovabili, la Tunisia potrebbe fornire all’Italia una “batteria” di emergenza in caso di turbolenze internazionali, oltre ad esportare elettricità in Sicilia e dall’Italia verso l’Europa. Un progetto strategico, quasi visionario, ma che potrebbe concretizzarsi solo con una vera <strong>stabilizzazione</strong> della Tunisia.</p>
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		<title>In Libia torna l’ombra della spartizione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/in-libia-torna-lombra-della-spartizione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2022 06:29:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1454" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120173205356_a534d8f1a3153939b6e44c5e417203bb-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120173205356_a534d8f1a3153939b6e44c5e417203bb-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120173205356_a534d8f1a3153939b6e44c5e417203bb-300x227.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120173205356_a534d8f1a3153939b6e44c5e417203bb-1024x775.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120173205356_a534d8f1a3153939b6e44c5e417203bb-768x582.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120173205356_a534d8f1a3153939b6e44c5e417203bb-1536x1163.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220120173205356_a534d8f1a3153939b6e44c5e417203bb-2048x1551.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il rinvio delle elezioni libiche del 24 dicembre ripropone uno scenario da incubo per il Mediterraneo in generale e per l’Italia in particolare: la spartizione della Libia con la Tripolitania (ovest) in mano a Turchia e Qatar, la Cirenaica (est) all’asse Emirati Arabi Uniti, Egitto e Russia con il Fezzan (sud) in balia degli eventi. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-torna-lombra-della-spartizione.html">[...]</a></p>
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<h2>Le responsabilità delle Nazioni Unite</h2>
<p>È evidente che il piano delle Nazioni Unite per portare in Libia nuove istituzioni unitarie è <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-il-piano-onu-per-le-elezioni-fa-acqua-da-tutte-le-parti.html">naufragato</a> miseramente. L’ex inviato dell’Onu, <strong>Jan Kubis</strong>, ha abbandonato la nave ancora prima che affondasse, <a href="https://unsmil.unmissions.org/remarks-security-council-j%C3%A1n-kubi%C5%A1-special-envoy-secretary-general-libya-and-head-united-nations-1">dimettendosi</a> dall’incarico il 17 novembre. La Missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) è senza guida e in scadenza di mandato. Dal Palazzo di vetro di New York hanno rimandato a Tripoli la diplomatica statunitense <strong>Stephanie Williams</strong>, già numero due dell’ex inviato Onu Ghassan Salamé, nell’inedito ruolo di consigliere del segretario generale: un artifizio per aggirare il veto russo (e probabilmente anche cinese) al Consiglio di sicurezza e salvare il salvabile nella fase post-rinvio elettorale. Ad oggi, tuttavia, la “road map” politica basata sulle “tre tracce” politico, economico e militare appare fortemente compromessa e la Williams da sola (e con un mandato debole) non basta a garantire le elezioni.</p>
<h2>Lotta per il potere</h2>
<p>La nuova data per organizzare il voto, il <strong>24 gennaio</strong>, è l’ennesima presa in giro: non ci sono le condizioni politiche, tecniche e di sicurezza per indire elezioni “libere, trasparenti ed eque” che possano davvero riunire il Paese. Nella migliore delle ipotesi, le elezioni potrebbero tenersi a <a href="https://edition.cnn.com/videos/tv/2022/01/11/amanpour-libya-stephanie-turco-williams.cnn">giugno</a>. Nel frattempo i politici libici, definiti “<a href="https://libyaalahrar.net/williams-political-dinosaurs-in-libya-risk-being-extinct/">dinosauri in via di estinzione</a>” dalla stessa Williams, possono sfruttare il rinvio a proprio vantaggio. <strong>Abdul Hamid Ddeibah</strong>, il premier del governo di unità nazionale, non ha alcuna intenzione di rinunciare alla poltrona. E poco importa se l’imprenditore di Misurata si era impegnato a non candidarsi e a farsi da parte a dicembre: i sondaggi sono dalla sua parte, le principali milizie della Tripolitania pure. Al clan Ddeibah si contrappone una strana alleanza composta tre da ex nemici: il generale <strong>Khalifa Haftar</strong>, uomo forte della Cirenaica noto in Italia per aver sequestrato i pescatori di Mazara del Vallo e umiliato l’ex premier italiano Giuseppe Conte; l’ex ministro dell’Interno <strong>Fathi Bashagha</strong>, ex pilota d’aerei di Misurata apprezzato più oltre confine (in particolare in Francia) che in patria; l’ex vicepresidente <strong>Ahmed Maiteeq</strong>, imprenditore di Misurata e nipote di Abdel al Rahman Sewehli, esponente dei Fratelli musulmani libici. Questi tre stanno lavorando a un nuovo governo est-ovest senza Ddeibah, ma è ancora presto per capire se la spallata avrà successo.</p>
<h2>Boots on the sand</h2>
<p>Vale la pena ricordare che gli intrighi politici libici si sviluppano mentre gli stivali dei <strong>mercenari</strong> stranieri portati da <strong>Turchia</strong>, <strong>Russia</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> sono ancora ben piantati sulle <strong>sabbie</strong> del deserto. Nonostante le promesse, le conferenze internazionali, gli incontri a Sirte del Comitato militare 5+5 e dei capi di Stato maggiori dei due Eserciti libici, la promessa di inviare degli osservatori per monitorare il cessate il fuoco. Secondo le stime delle Nazioni Unite, in Libia vi sarebbero circa <strong>20 mila</strong> tra militari, <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-dei-mercenari-in-libia.html">mercenari</a> e combattenti stranieri: un dato vecchio e probabilmente sovrastimato, ma nella guerra a bassa intensità che si è combattuta in Libia nel 2019-2020 bastano poche centinaia di uomini (e droni) a cambiare gli equilibri.</p>
<h2>Stallo alla messicana</h2>
<p>Come in un film di Tarantino, la situazione in Libia è uno <strong>stallo</strong> alla messicana: nessuno spara, ma nessuno vuole abbassare la armi. Un blocco che ha paralizzato anche il <strong>Consiglio di sicurezza</strong> delle Nazioni Unite, che ha prolungato solo fino a <a href="https://www.libyaobserver.ly/inbrief/un-security-council-extends-unsmil-mandate-until-january-31-2022"><strong>gennaio</strong></a> e non di un anno, come di consueto, il mandato della poco efficace missione Unsmil. Dall’inizio del 2022 la fazione che sostiene la Cirenaica può contare su un nuovo potente alleato al Palazzo di Vetro: gli Emirati Arabi Uniti, che siederanno in qualità di membro non permanente per i prossimi due anni. Basterà questo a cambiare gli equilibri? Difficile a dirsi. Tornare a fare la guerra non è interesse di nessuno, mentre proseguire lo status quo conviene a molti. La Turchia manterrebbe una forte influenza in Tripolitania, dove ha il potere di utilizzare i migranti come strumento di politica estera. La Russia continuerebbe a essere una spina nel fianco sud della Nato e ad avere una porta di accesso privilegiata al Sahel, dove ormai è in corso un <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-libia-e-nel-sahel-e-scontro-tra-francia-e-russia.html">braccio di ferro</a> con la Francia.</p>
<h2>Che ruolo per Italia ed Europa</h2>
<p>Lo stallo non farà che prolungare l’agonia di un Paese che in teoria vanta le più grandi riserve di <strong>petrolio</strong> dell’Africa e che fino a dieci anni fa era il primo alleato dell’Italia nel Mediterraneo. La stabilità e l’unità della Libia è fondamentale per l’Italia per almeno tre motivi: <strong>gas naturale</strong>; <strong>migranti</strong> e <strong>terrorismo</strong>. Attraverso il gasdotto Green Stream, l’Italia importa oggi dalla Libia circa 0,3 mila standard metri cubi, una quantità relativamente marginale ma di tutto rispetto soprattutto in tempi di caro bollette. Allo stesso tempo, il metanodotto è un cordone ombelicale che consente alla popolazione di non morire di fame: senza la condotta dell’Eni, infatti, il gas libico non potrebbe essere esportato, né utilizzato per alimentare i frigoriferi dei libici. Più complesso è il discorso dei migranti e dei richiedenti asilo. La Turchia ha una forte presa sulla Guardia costiera libica: l’addestramento ora lo fanno i turchi, non più gli italiani tramite l’Europa. E il rischio terrorismo è sempre dietro l’angolo, in particolare nel Fezzan, la regione libica sud-occidentale esposta alle scorribande dei gruppi armati e dei trafficanti.</p>
<p>In questa situazione l’Italia non può stare a guardare, ma deve agire. Come? Anzitutto convincendo l’Europa ad andare oltre le solite conferenze-passerella, adottando iniziative forti e soprattutto concrete a cominciare dal sud della Libia e dai porosi confini meridionali. Da tempo a Bruxelles si parla di “<strong>First Entry Force”, </strong>una <a href="https://it.insideover.com/guerra/leuropa-pensa-a-una-forza-di-intervento-rapido.html">forza</a> intervento rapido composta da 5.o00 uomini. Sono pochi? Sono troppi? Sarebbero già qualcosa in Libia in caso di emergenza. C’è poi la missione aeronavale Irini &#8211; incaricata di attuare l’embargo sulle armi ma impossibilitata a entrare nel Paese per l’ostilità della Turchia &#8211; che andrebbe maggiormente sostenuta e potenziata. Insomma: gli strumenti per cambiare il corso delle cose ci sono, quello che manca è la volontà politica e la visione per usarli nel modo giusto.</p>
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		<item>
		<title>Libia, Haftar riprova a sequestrare i pescherecci italiani</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-haftar-riprova-a-sequestrare-i-pescherecci-italiani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 May 2021 20:24:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1075" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Haftar Atene" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il generale Khalifa Haftar ci riprova. La notte tra il 2 e il 3 maggio un gommone “pirata” dell’autoproclamato Esercito nazionale libico &#8211; una coalizione di milizie, alcune delle quali composte da fanatici dell’islam salafita riunite in “battaglioni” e “brigate” per dare l’impressione di una forza ufficiale spalleggiata da sponsor stranieri come il gruppo russo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-haftar-riprova-a-sequestrare-i-pescherecci-italiani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1075" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Haftar Atene" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804-1024x573.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Khalifa-Haftar-a-Berlino-La-Presse-e1580912407804-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span style="font-size: 1rem;">Il generale </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a><span style="font-size: 1rem;"> ci riprova. La notte tra il 2 e il 3 maggio un gommone “pirata” dell’autoproclamato Esercito nazionale libico &#8211; una coalizione di milizie, alcune delle quali composte da fanatici dell’islam salafita riunite in “battaglioni” e “brigate” per dare l’impressione di una forza ufficiale spalleggiata da sponsor stranieri come il gruppo russo </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/guerra/libia-il-ruolo-del-gruppo-wagner-i-mercenari-russi-al-fianco-di-haftar.html">Wagner</a><span style="font-size: 1rem;"> &#8211; ha tentato di sequestrare dei </span><strong style="font-size: 1rem;">pescherecci</strong><span style="font-size: 1rem;"> italiani 35-40 miglia al largo di Bengasi, il capoluogo della <strong>Cirenaica</strong>. Secondo la testata </span><em style="font-size: 1rem;"><a href="https://www.primapaginamazara.it/perche-dobbiamo-abbandonare-nostro-diritto-a-pescare-in-acque-internazionali">Prima Pagina Mazara</a></em><span style="font-size: 1rem;"> i militari libici hanno “esploso colpi in aria” per intimare al comandante del peschereccio “Michele Giacalone” di fermarsi, colpendo anche la parte superiore del motopesca. “I libici sarebbero saliti a bordo e in maniera molto brusca hanno chiesto di arrestare i motori, poi uno di loro avrebbe danneggiato il radar di bordo. Insomma, erano convinti di portar a termine il sequestro”, ricostruisce la testata siciliana, citando la testimonianza dell’armatore Luciano Giacalone. A evitare una nuova <strong>crisi</strong> diplomatica tra <strong>Italia</strong> e <strong>Libia</strong>, dopo il caso dei </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/politica/i-pescatori-italiani-picchiati-e-fatti-dormire-per-terra-in-libia.html">18 pescatori di Mazara del Vallo</a><span style="font-size: 1rem;"> trattenuti con la forza a Bengasi per ben 108 giorni, è stato l’intervento della fregata militare <strong>Alpino</strong>.</span></p>
<h2>Stavolta interviene la Marina italiana</h2>
<p>Secondo un <a href="https://www.agenzianova.com/a/608fc0f240a5f9.54595888/3428465/2021-05-03/libia-pescherecci-italiani-chiedono-assistenza-fregata-alpino-al-largo-della-cirenaica">comunicato</a> della Marina militare, la nave italiana impegnata nell’Operazione Mare Sicuro “ha ricevuto la comunicazione via radio da un gruppo di sette pescherecci italiani, intenti in attività di pesca nelle acque della Cirenaica all’interno della zona definita dal Comitato di Coordinamento Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture ad alto rischio (a 26 miglia nautiche da limite esterno delle acque territoriali libiche)”. Si tratta in particolare dei pescherecci Michele Giacalone, Antonino Pellegrino, Giuseppe Schiavone, Nuovo Cosimo, Aliseo, Anna Madre e Artemide. Vale la pena ricordare che l’Anna Madre era già scampato a un tentativo di sequestro a settembre, quando Haftar riuscì a sequestrare l’<strong>Antartide </strong>e il <strong>Medinea</strong> nelle acque antistanti alla Cirenaica: anche allora fu richiesto l’intervento della Marina italiana, ma la nave militare più vicina &#8211; la <strong>Durand de La Penne</strong> &#8211; era troppo distante trovandosi a oltre 100 miglia di distanza. Stavolta, dopo la richiesta di soccorso, nave Alpino ha lanciato in volo l’elicottero di bordo e il proprio gommone riuscendo a intervenire in tempo. Secondo <em>Prima Pagina Mazara</em>, all’arrivo dei militari italiani i miliziani libici “hanno fatto una chiamata e probabilmente è stato detto loro di abbandonare il peschereccio e tornare a terra chiedendo prima ai pescatori mazaresi di allontanarsi da quella zona di mare”.</p>
<h2>Acque internazionali o libiche?</h2>
<p>Il fatto è avvenuto a 35-40 miglia da Bengasi, all’interno della <strong>Zona economica esclusiva</strong> dichiarata dalla Libia nel 2005 e che si estende per 62 miglia in acque internazionali. Secondo <a href="https://www.affarinternazionali.it/2020/11/la-tormentata-vicenda-della-pesca-nelle-acque-libiche/">Natalino Ronzitti</a>, professore ordinario di Diritto internazionale alla Luiss, l’attività di pesca nelle zone rivendicate dalla Libia è “illegittima, tranne che vi sia il consenso dello Stato costiero”. Tuttavia, l’Italia non si è mai espressa al riguardo, né riconoscendo, né contestando i diritti libici, al contrario di Unione Europea e Stati Uniti che hanno invece respinto l’utilizzo del <strong>Golfo della Sirte</strong> (ben 306 miglia di ampiezza) come “baia storica”. “La Zona economica esclusiva è una realtà del diritto del mare post Montego Bay (cioè la convenzione Onu sul diritto del mare)”, spiega ad <em>Insideover</em> una fonte diplomatica italiana. In buona sostanza, la Libia ha tutto il diritto di dichiarare una propria Zee, ma ciò non impedisce all’Italia di fare altrettanto e di <strong>negoziare</strong> con Tripoli per stabilire le rispettive zone di giurisdizione. In ballo non c’è solo la gestione comune delle risorse ittiche o degli idrocarburi, ma anche il destino del Mediterraneo per evitare che finisca in mano ai trafficanti di petrolio ed esseri umani.</p>
<h2>È ora di trovare un accordo</h2>
<p>“Credo che oggi ci siano le condizioni per lavorare ad un possibile accordo con la Libia per definire il perimetro delle acque internazionali antistanti le coste della Cirenaica. Rinnovo, quindi, un appello al nostro ministero degli Affari Esteri al fine di aprire un tavolo tecnico con gli altri ministeri per definire il testo dell’accordo da proporre alla Libia”, ha dichiarato da parte sua la sottosegretaria alla Difesa, <strong>Stefania Pucciarelli</strong>. L’articolo 62, comma tre, della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (<a href="https://fedlex.data.admin.ch/filestore/fedlex.data.admin.ch/eli/cc/2009/416/20090531/it/pdf-a/fedlex-data-admin-ch-eli-cc-2009-416-20090531-it-pdf-a.pdf">Unclos</a>), prevede “l’accesso nella propria zona economica esclusiva” <strong>ai surplus di pesca </strong>per la “necessità di contenere al minimo gli scompensi economici negli Stati i cui [cittadini] (…) abbiano abitualmente esercitato la pesca nella zona”. Il tratto di mare dove pescano gli italiani è ricco di <strong>gambero rosso</strong>, un prodotto di eccellenza che non è presente nella dieta libica, ma che va a ruba in Italia. “Solo trovare quelle zone di pesca è stato un sacrificio. Scoprire dove trova il pesce richiede ingenti sforzi, ci vogliono attrezzature specifiche. Lì c’è la pesca del gambero rosso: con le restrizioni scellerate di Bruxelles, quella zona per noi è fondamentale”, ha detto ad <em><a href="https://www.nova.news/libia-la-fregata-militare-alpino-sventa-minaccia-contro-sette-pescherecci-italiani/">Agenzia Nova</a></em> Santino Adamo, presidente di <strong>Federpesca</strong> di Mazara del Vallo. I pescatori italiani possono quindi pescare in quelle acque, ma serve un&#8217;intesa con i libici. A ben vedere, la federazione italiana dei pescatori aveva <a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/libia-federpesca-si-accorda-con-haftar-per-far-lavorare-10-pescherecci-richiesto-lintervento-del-governo/">raggiunto un accordo</a> con Bengasi nel 2019, ma l’intesa era saltata per le proteste di Tripoli. Ora, con l’imminente riapertura del <a href="https://it.insideover.com/politica/consolato-italiano-libia-bengasi.html">consolato generale d’Italia a Bengasi</a> guidato dal diplomatico <strong>Carlo Batori</strong>, i tempi potrebbero essere maturi per porre fine alle ambiguità e trovare un’intesa che salvaguardi l’interesse di italiani e libici.</p>
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		<title>Irini raddoppia con un occhio alla tregua in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/irini-raddoppia-con-un-occhio-alla-tregua-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 18:44:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Missione Irini]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1087" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="missione irina mediterraneo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo-1024x696.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo-768x522.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo-1536x1044.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Ormai manca solo l’ufficialità: l&#8217;operazione aeronavale EuNavFor &#8211; Med “Irini” guidata dall&#8217;Italia nel Mediterraneo raddoppia. La missione incaricata dalle Nazioni Unite di attuare l’embargo sulle armi in Libia, in scadenza il 31 marzo, sarà rinnovata per due anni anziché uno soltanto. Nell&#8217;ex Jamahiriya di Muammar Gheddafi non si spara più, ma le truppe straniere sono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/irini-raddoppia-con-un-occhio-alla-tregua-in-libia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1087" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="missione irina mediterraneo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo-300x204.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo-1024x696.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo-768x522.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/missione-irina-mediterraneo-1536x1044.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p>Ormai manca solo l’ufficialità: l&#8217;operazione aeronavale <a href="https://www.operationirini.eu/">EuNavFor &#8211; Med “Irini”</a> guidata dall&#8217;<strong>Italia </strong>nel Mediterraneo raddoppia. La missione incaricata dalle <strong>Nazioni Unite</strong> di attuare l’embargo sulle armi in <strong>Libia</strong>, in scadenza il 31 marzo, sarà rinnovata per <strong>due anni</strong> anziché uno soltanto. Nell&#8217;ex Jamahiriya di Muammar Gheddafi non si spara più, ma le truppe straniere sono ancora lì e l&#8217;Onu potrebbe rivolgersi all&#8217;Europa per vigilare sulla (precaria) pace. “Posso dire con orgoglio che Irini ha raggiunto risultati concreti, nonostante la pandemia di <strong>Covid-19</strong>”, <a href="https://www.agenzianova.com/a/605742151da167.92099822/3363897/2021-03-18/libia-borrell-missione-irini-ha-raggiunto-risultati-concreti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha detto</a> lo scorso 18 marzo l’Alto commissario per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea (Ue), <strong>Josep Borrell</strong>, durante una conferenza stampa a Roma, nella sede della missione.</p>
<p>Con pochi assetti a disposizione &#8211; quattro navi, sei aerei (di cui solo tre usati con continuità), un drone e le preziose immagini satellitari del <a href="https://www.satcen.europa.eu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SatCen &#8211;</a> e un budget limitato (appena 9,8 milioni di euro), la missione guidata dal contrammiraglio <strong>Fabio Agostini</strong> ha investigato oltre 2.300 navi; effettuato circa 100 visite a bordo di mercantili; monitorato 200 aerei sospettati di trasportare armi e attrezzature militari in Libia; condotto nove abbordaggi; dirottato una nave (la Royal Diamond 7, partita dagli Emirati Arabi Uniti e diretta e Bengasi). Ad oggi sono 25 gli aeroporti e le piste di atterraggio sotto controllo, a cui si aggiungono 16 scali marittimi.</p>
<h2>Il rapporto Onu sulla Libia</h2>
<p>Secondo il <a href="https://undocs.org/en/S/2021/229" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto</a> finale presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite da sei esperti (l&#8217;indiana Majumdar Roy Choudhury, la franco-libanese Alia Aoun, la statunitense Dina Badawy, lo spagnolo Luis Antonio de Alburquerque Bacardit, il Yassine Marjane e il britannico Adrian Wilkinson), l’embargo sulle armi imposto in Libia nel 2011 si è rivelato<strong> “totalmente </strong><strong>inefficace</strong><strong>”. </strong>Tuttavia, sarebbe impietoso addossare la responsabilità di questo fallimento a Irini.</p>
<p>Nessuno si aspettava che la missione europea potesse, da sola, fermare la piccola <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-mappa-dei-combattenti-stranieri.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">guerra mondiale per procura</a> che si è combattuta in Libia dall’aprile 2019 al giugno 2020. Al contrario, i dati raccolti da Irini si sono rivelati preziosi: hanno permesso al Gruppo degli esperti sulla Libia di mettere nero su bianco quali Stati sono intervenuti nel conflitto, chi ha violato le risoluzioni delle Nazioni Unite e ha violato gli accordi di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-conferenza-di-berlino-sulla-libia-spiegata.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Berlino </a>:</p>
<ul>
<li><strong>Qatar</strong> e <strong>Turchia</strong> hanno fornito sostegno finanziario e militari (consiglieri militari,  mercenari e soprattutto droni) per difendere del governo tripolino affiliato ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fratelli musulmani</a>, riconosciuto dalla Comunità internazionale;</li>
<li><strong>Russia</strong>, <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, <strong>Egitto</strong> e <strong>Giordania</strong> hanno appoggiato il fallimentare golpe-lampo del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Khalifa Haftar</a>, divenuto ben presto una inutile guerra di posizione.</li>
</ul>
<p>La seconda coalizione, in virtù dell&#8217;intervento riequilibratore della prima, è uscita sconfitta dall’offensiva militare lanciata contro Tripoli. I miliziani di Haftar e i mercenari alleati si sono ritirati a ridosso del confine tra Tripolitania e Cirenaica, scavando una “<em>Linea Maginot</em>” del deserto ben visibile dalle immagini satellitari open source elaborate dal network <em>Maxar</em> e rilanciate dall’emittente televisiva statunitense <em><a href="https://edition.cnn.com/2021/01/22/africa/libya-trench-russia-intl/index.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://edition.cnn.com/2021/01/22/africa/libya-trench-russia-intl/index.html&amp;source=gmail&amp;ust=1612530897422000&amp;usg=AFQjCNFxAG5J9224RMagjR9XChZXl4bVEg"><strong>Cnn</strong></a>. </em></p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">latest version of trenches along syrte-jufra road which have now about 70km <a href="https://t.co/Et6xlAPmsC">https://t.co/Et6xlAPmsC</a> <a href="https://t.co/Gs3FzbGW3f">pic.twitter.com/Gs3FzbGW3f</a></p>
<p>&mdash; il kanguru (@il_kanguru) <a href="https://twitter.com/il_kanguru/status/1344955086527717376?ref_src=twsrc%5Etfw">January 1, 2021</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Le 30 posizioni difensive che da Sirte arrivano alla base aerea di Jufra, dove la Russia ha portato dalla Siria decine di aerei da combattimento riverniciati senza insegne, si estendono per ben 70 chilometri: una vera e propria <strong>trincea</strong> progettata da chi non ha alcuna intenzione di andarsene dalla Libia. Eppure, l’espulsione delle truppe straniere rientrava nell’intesa sul <strong>cessate il fuoco</strong> permanente raggiunta a Ginevra lo scorso 23 ottobre dal Comitato 5+5 (cinque membri del <strong>governo di Tripoli</strong>, cinque ufficiali del generale Haftar). Il termine per il ritiro è scaduto a gennaio, ma secondo il Gruppo degli esperti Onu almeno 4.000 mercenari siriani e 2.000 russi hanno ancora i loro <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-dei-mercenari-in-libia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stivali ben piantati sul suolo libico</a>.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-3QXaw" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Il complesso scacchiere libico" src="https://datawrapper.dwcdn.net/3QXaw/2/" height="736" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></p>
<h3>Il monitoraggio della tregua</h3>
<p>Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, le Nazioni Unite hanno <a href="https://www.euractiv.com/section/global-europe/news/un-advance-team-arrives-in-libya-to-monitor-ceasefire/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">inviato</a> a <strong>Sirte</strong> una piccola squadra avanzata di osservatori. Obiettivo: apprendere cosa serve per avviare eventualmente una missione di <strong>monitoraggio</strong> della tregua sul campo. Ma trasferire personale a terra è complicato: i libici non vogliono altri <em>boots on the ground</em> stranieri, poco importa se sotto il cappello Onu. Il nuovo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-e-adesso-cosa-fara-il-nuovo-governo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">governo unitario</a> della Libia può accettare al massimo una missione disarmata e di natura prettamente civile. A ben vedere, l’<strong>unica</strong> operazione militare attiva nel quadrante &#8211; che ha contezza di ciò che accade e di quel che è successo per mare, per cielo e per terra &#8211; e che potrebbe dare un effettivo contributo al cessate il fuoco con i mezzi a disposizione è proprio <strong>EuNavFor &#8211; Med</strong>.</p>
<p>“Irini non è un’operazione solamente navale. Ha anche gli occhi per vedere cosa accade nel cielo e per monitorare cosa accade sul terreno”, ha detto Borell nella conferenza stampa di Roma. Interrogato da <a href="https://www.agenzianova.com/a/605742151daa90.00960166/3363882/2021-03-18/libia-borrell-pronti-a-monitorare-il-cessate-il-fuoco-su-richiesta-onu" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Agenzia Nova</em> </a>sul possibile coinvolgimento dell&#8217;Europa in una missione di <em>peace monitoring</em>, il politico catalano ha risposto con un sorriso sornione: “Irini è incaricata di attuare l’embargo, non di monitorare il cessate il fuoco: non bisogna confondere le due cose. Ma sono sicuro che l’Ue e i suoi Stati membri saranno pronti a considerare questa richiesta, se le Nazioni Unite dovessero richiederlo”. Tradotto: stiamo aspettando che ce lo chiedano ufficialmente, ma in realtà siamo già pronti a partire.</p>
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		<title>Biden mette i boots on the ground in Tunisia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/biden-mette-i-boots-on-the-ground-in-tunisia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 13:29:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa tunisia libia russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l&#8217;esercitazione African Lion 2021, gli Usa mettono i boots on the ground in Tunisia. Rafforzando così la presenza nel Mediterraneo meridionale in chiave anti-Russia, che in Libia sembrerebbe ormai avere una presenza radicata, ma anche anti-cinese, la cui penetrazione in Paesi come l’Algeria e il Marocco è più sottile ma altrettanto consolidata. Mosca si è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/biden-mette-i-boots-on-the-ground-in-tunisia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa tunisia libia russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/11910539_large-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con l&#8217;esercitazione <a href="https://www.africom.mil/what-we-do/exercises/african-lion" target="_blank" rel="noopener noreferrer">African Lion 2021</a>, gli <strong>Usa</strong> mettono i <em>boots on the ground</em> in <strong>Tunisia</strong>. Rafforzando così la presenza nel Mediterraneo meridionale in chiave <strong>anti-Russia</strong>, che in Libia sembrerebbe ormai avere una presenza radicata, ma anche anti-cinese, la cui penetrazione in Paesi come l’Algeria e il Marocco è più sottile ma altrettanto consolidata. Mosca si è da tempo impossessata della base aerea di <strong>Al Jufrah</strong>, nel cuore dell’ex Jamahiriya di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Muammar Gheddafi</a> a circa 200 chilometri dalla costa del Mediterraneo: qui i russi hanno portato nel maggio del 2020 almeno quattordici MiG 29 e diversi Su-24 riverniciati senza insegne nella base aerea di Hmeimin, in Siria. Africom, il comando degli Stati Uniti che si occupa di Africa, ha mostrato le <a href="https://www.africom.mil/pressrelease/32941/new-evidence-of-russian-aircraft-active-in-li" target="_blank" rel="noopener noreferrer">immagini satellitari</a> dei caccia pilotati dai mercenari russi del <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-il-ruolo-del-gruppo-wagner-i-mercenari-russi-al-fianco-di-haftar.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gruppo <strong>Wagner</strong></a>, che in <strong>Libia</strong> ha una presenza stimata di circa <strong>2.000 uomini</strong>. Non solo.</p>
<p>I mercenari al soldo del generale libico <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Khalifa Haftar</a> hanno creato una sorta di <em>Linea Maginot</em> del deserto, ben visibile dalle immagini satellitari open source elaborate dal network Maxar e rilanciate dall’emittente televisiva statunitense <a href="https://edition.cnn.com/2021/01/22/africa/libya-trench-russia-intl/index.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cnn</a>, fino ad arrivare a Sirte. La nuova amministrazione statunitense di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Joe Biden</a> teme che il Cremlino possa stabilire una presenza permanente nel fianco sud dell’Alleanza atlantica. Ecco perché quest’anno l’esercitazione African Lion 2021, prevista a giugno in Marocco, Senegal, Spagna e Tunisia, è particolarmente importante.</p>
<p><iframe id="datawrapper-chart-3QXaw" style="width: 0; min-width: 100% !important; border: none;" title="Il complesso scacchiere libico" src="https://datawrapper.dwcdn.net/3QXaw/1/" height="791" frameborder="0" scrolling="no" aria-label="chart"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(a){if(void 0!==a.data["datawrapper-height"])for(var e in a.data["datawrapper-height"]){var t=document.getElementById("datawrapper-chart-"+e)||document.querySelector("iframe[src*='"+e+"']");t&&(t.style.height=a.data["datawrapper-height"][e]+"px")}}))}();
</script></p>
<h2>Generali Usa a Tunisi</h2>
<p>Due alti comandanti dell&#8217;esercito di terra Usa, il generale <strong>Christopher Cavoli</strong>, comandante dell’Esercito degli Stati Uniti in Europa e Africa, e il generale <strong>Andrew Rohling</strong>, capo della Task Force per l&#8217;Europa meridionale, hanno fatto recentemente visita a Tunisi. Si è trattato della prima delegazione ufficiale militare di alto livello degli Stati Uniti in Nord Africa dall’insediamento di Biden. La scelta di sbarcare in Tunisia invia un duplice messaggio: da una parte di “sostegno” ai tunisini in un momento di profonda crisi economica, politica, sociale e sanitaria; dall’altra di <strong>deterrenza</strong> nei confronti dei principali rivali nel Mediterraneo, vale a dire Russia e Cina. &#8220;Siamo molto entusiasti. La Tunisia è un partner estremamente importante degli Stati Uniti &#8220;, ha detto Cavoli parlando ai giornalisti, secondo quanto <a href="https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2021/02/us-tunisia-generals-military-strateg.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riferito dal portale</a> <em>Al Monitor</em>. African Lion 2021 dovrebbe mobilitare 5.000 militari provenienti da circa 20 paesi per svolgere esercitazioni congiunte in Senegal, Marocco e Tunisia a partire da giugno, pandemia di Covid-19 permettendo. L’anno scorso, infatti, le manovre erano state annullate a causa della prima ondata di coronavirus.</p>
<h2>E l’Italia?</h2>
<p>I piani per l’esercitazione militare coinvolgono nove nazioni partecipanti alle manovre e decine di altri Paesi come osservatori. Il <strong>Pentagono</strong> ha recentemente unito il controllo delle truppe in Africa e in Europa e anche l’<strong>Italia</strong>, da parte sua, sarà coinvolta. Dal 2019, infatti, Africom partecipa tramite la Task Force per l’Europa meridionale (Setaf) e l’Africa da <strong>Vicenza</strong>, in Veneto. &#8220;Setaf-Africa fornisce ad Africom capacità di task force congiunta dedicata e pronta&#8221;, <a href="https://www.africom.mil/article/33470/plans-underway-for-african-lion-africas-biggest-military-exercise" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha detto</a> il generale Mark Jackson, vice comandante <strong>Setaf-Africa</strong>. &#8220;Sottolineeremo e testeremo questa capacità in African Lion 21”, ha aggiunto. Le attività programmate, spiega il Comando Usa, si estendono su tre continenti e sei paesi. Lo scenario dell&#8217;esercitazione contrappone la coalizione multinazionale a una forza paramilitare sponsorizzata e sostenuta da uno Stato con capacità quasi pari: cioè praticamente l’attore armato ibrido composto da milizie e mercenari attualmente presente in Libia. “L’esercitazione è progettata per contrastare le attività maligne in Nord Africa e nell&#8217;Europa meridionale e per aumentare l&#8217;interoperabilità tra partner statunitensi, africani e internazionali per difendere il teatro da aggressioni militare avversarie”, precisa Africom. Gli Stati Uniti, insomma, intendono <strong>mostrare i muscoli</strong> in Nord Africa e nel Mediterraneo meridionale per dimostrare che sono tornati dopo il &#8220;vuoto&#8221; lasciato dall&#8217;amministrazione di Donald Trump.</p>
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		<title>Esercitazioni nel Mediterraneo con la flotta greca per la portaerei Eisenhower</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/esercitazioni-nel-mediterraneo-con-la-flotta-greca-per-la-portaerei-eisenhower.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2020 10:22:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Portaerei americane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="660" height="330" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/Uss-Dwight-Eisenhower-Sesta-Flotta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/Uss-Dwight-Eisenhower-Sesta-Flotta.jpg 660w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/Uss-Dwight-Eisenhower-Sesta-Flotta-300x150.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px" /></p>
<p>Nel bel mezzo di una crisi che vede Turchia e Grecia tornare a fronteggiarsi nell&#8217;Egeo, crisi che come vedremo a breve sembra essere parzialmente rientrata, il Csg (Carrier Strike Group) della portaerei Uss Eisenhower (Cvn-69) si è esercitato per quattro giorni con unità navali della Marina Ellenica nel Mediterraneo. Dal 24 al 28 luglio la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/esercitazioni-nel-mediterraneo-con-la-flotta-greca-per-la-portaerei-eisenhower.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="660" height="330" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/Uss-Dwight-Eisenhower-Sesta-Flotta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/Uss-Dwight-Eisenhower-Sesta-Flotta.jpg 660w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/Uss-Dwight-Eisenhower-Sesta-Flotta-300x150.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px" /></p><p>Nel bel mezzo di una <a href="https://it.insideover.com/politica/tensione-nel-mediterraneo-la-grecia-chiede-aiuto-alla-russia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>crisi</strong></a> che vede <strong>Turchia</strong> e <strong>Grecia</strong> tornare a fronteggiarsi nell&#8217;Egeo, crisi che come vedremo a breve sembra essere parzialmente rientrata, il Csg (Carrier Strike Group) della portaerei <strong>Uss Eisenhower</strong> (Cvn-69) si è esercitato per quattro giorni con unità navali della Marina Ellenica nel <strong>Mediterraneo</strong>.</p>
<p>Dal 24 al 28 luglio la portaerei americana, di ritorno dal Mare Arabico dove è stata anche impegnata in operazioni insieme alla <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sulla-portaerei-truman.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Uss Harry Truman (Cvn-75)</a>, ha effettuato manovre che includevano navigazione in formazione, esercitazioni tattiche e di comunicazione che hanno consentito alle forze partecipanti di testare e perfezionare i sistemi di comando e controllo tra le due marine.</p>
<p>La fregata della Marina ellenica Hn Aegean (Ffgh-460) ha assunto il ruolo di unità da difesa aerea, localizzando e identificando i contatti aerei attorno al Csg e fungendo da unità di riferimento per gli aerei della Eisenhower in fase di atterraggio. Essendo una nave comando per elicotteri, la fregata ellenica ha controllato gli aeromobili dentro e fuori dallo spazio aereo delimitato dalla portaerei americana.</p>
<p>Il <strong>gruppo di volo</strong> imbarcato (il Cvw-3)<a href="https://www.navy.mil/submit/display.asp?story_id=113653" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> ha effettuato per due giorni</a> (25 e 26) missioni diurne e notturne di attacco di precisione e bombardamenti con ordigni veri nel poligono di <strong>Karavia</strong>.</p>
<p>Insieme ai velivoli dello stormo della Eisenhower hanno partecipato alle manovre anche gli <strong>F-16</strong> della Marina ellenica, che si sono impegnati in combattimenti aria-aria.</p>
<p>“La Marina ellenica ha eccezionali capacità navali” <a href="https://www.c6f.navy.mil/Press-Room/News/Article/2288535/eisenhower-strike-group-exercises-with-hellenic-navy/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha affermato</a> il capitano Edward Crossman, comandante dell&#8217;incrociatore lanciamissili classe Ticonderoga Uss San Jacinto (Cg-56) facente parte del Csg della Eisenhower. “Non vediamo l&#8217;ora di avere l&#8217;opportunità di lavorare con loro per apprendere e perfezionare le nostre tattiche e procedure” ha proseguito il capitano, concludendo affermando che questa esercitazione rende più forte l&#8217;Alleanza e aiuta a mantenere “la stabilità regionale e sostenere la libertà dei mari”.</p>
<p>Se escludiamo le parole di propaganda del comandante Crossman riguardanti le capacità della Marina ellenica, la dichiarazione è molto significativa dal punto di vista diplomatico: innanzitutto riconoscere, se pur esageratamente, le capacità navali della Grecia significa sostenere Atene nella sua disputa territoriale con la Turchia, secondariamente affermare che una tale esercitazione aiuta a mantenere la “stabilità regionale” significa avvisare avversari, ma anche alleati, della Nato che l&#8217;impegno americano nel Mediterraneo in ebollizione non è affatto scemato, anzi tutt&#8217;altro.</p>
<p>Questa esercitazione, sebbene non improvvisata, si configura comunque come una <strong>dimostrazione di forza</strong> nel settore orientale del <em>Mare Nostrum</em>, che oltre alla sempre maggiore presenza della flotta Russa nel porto siriano di <strong>Tartus</strong>, sta vedendo una piccola escalation a causa della diatriba territoriale che oppone Turchia e Grecia, due Alleati degli Stati Uniti nella Nato. <a href="https://www.ekathimerini.com/255219/article/ekathimerini/news/turkeys-halt-of-activities-welcomed" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Escalation che sembra rientrare</a>: proprio ieri è giunta la notizia che il governo di <strong>Ankara</strong> ha deciso di sospendere la campagna di ricerca petrolifera nella zona della piattaforma continentale greca, che aveva acceso l&#8217;ennesima miccia dello scontro diplomatico tra i due vicini nell&#8217;Egeo. La decisione sembra che sia stata frutto della mediazione di Berlino, ma arriva proprio nel giorno in cui il Csg della Eisenhower ha chiuso la sua quattro giorni di manovre con la Marina ellenica, e forse non è un caso.</p>
<p>Le negoziazioni tra i due contendenti, che si sfidano a colpi di provocazioni utilizzando le proprie forze navali e aeree, continuano e sembrano essere giunte a un compromesso, ma la vera cartina tornasole è rappresentata dalla riunione informale dei ministri degli affari esteri dell&#8217;Ue che si terrà il prossimo 27 e 28 agosto. Quell&#8217;incontro è considerato fondamentale poiché Ankara presume che, a questo punto, verranno elevate eventuali sanzioni dell&#8217;Unione Europea contro la Turchia per le sue violazioni della sovranità ellenica.</p>
<p>Secondo alcune voci, il contributo cruciale della <strong>Germania</strong> alla riduzione delle tensioni sarà legato proprio a queste sanzioni: Berlino potrebbe risultare decisiva nel mediare la posizione di Atene ed evitare di colpire economicamente Ankara, che già gravita nella pericolosa orbita russa nonostante il terreno di scontro libico. Sanzioni alla Turchia significherebbe infatti aprire ancora di più il mercato turco alla penetrazione russa, e questo non è tollerabile per l&#8217;Europa ma nemmeno per gli Stati Uniti.</p>
<p>A questo si aggiunge la difficoltà che avrebbero l&#8217;Ue e la Nato nel gestire la <strong>situazione libica</strong>, dove la Turchia ha sempre più campo libero nel suo sostegno al governo di Tripoli. Si aprono quindi due prospettive: le sanzioni, se elevate, potrebbero portare a un accomodamento russo-turco in Libia per favorire gli interscambi tra i due Paesi, mentre se così non fosse si manterrebbe questo difficile <em>status quo</em> sacrificando sull&#8217;altare della <em>real politik</em> la Grecia.</p>
<p>Una Grecia che sembra avere <strong>pochi amici</strong> nella sua “lotta” contro le violazioni della Turchia, una Grecia che è stata anche la sola nazione europea, insieme alla Russia, a lamentarsi vivacemente per il ritorno a moschea della cattedrale di Santa Sofia di Istanbul. Atene sembra essere stata costretta, in un certo qual modo, a <strong>cedere terreno</strong> davanti alle rivendicazioni turche, ma bisogna chiedersi a che prezzo: fermo restando che non crediamo affatto possibile che si possa giungere alla cessione di sovranità, conoscendo lo spirito greco, né che si possa sbilanciare troppo l&#8217;equilibrio interno alla Nato parteggiando per uno o l&#8217;altro dei due contendenti, riteniamo che sia arrivato direttamente l&#8217;intervento degli <strong>Stati Uniti</strong> in supporto a un alleato che si è sentito “abbandonato” e l&#8217;esercitazione dei giorni scorsi ne è stato un chiaro segnale.</p>
<p>Del resto Washington ha dimostrato di guardare con attenzione a cosa succede in Grecia: un <a href="https://www.ekathimerini.com/241463/article/ekathimerini/news/pentagon-gets-discount-in-f-35-jet-deal-says-greece-among-potential-buyers" target="_blank" rel="noopener noreferrer">recente interessamento di Atene</a> per i <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/programma-f-35.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">caccia F-35</a>, fino a oggi preso con le dovute pinze diplomatiche da parte della Casa Bianca proprio per le implicazioni politiche che avrebbe con la Turchia, potrebbe quindi vedere la sua finalizzazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/esercitazioni-nel-mediterraneo-con-la-flotta-greca-per-la-portaerei-eisenhower.html">Esercitazioni nel Mediterraneo con la flotta greca per la portaerei Eisenhower</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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