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L’Africom, il comando americano per l’Africa, ha rilasciato nuove immagini satellitari che provano il sempre maggior coinvolgimento di Mosca nel conflitto che imperversa in Libia.

“La Russia continua ad avere un ruolo poco collaborativo in Libia fornendo mezzi e attrezzature al gruppo Wagner“, ha dichiarato il generale del corpo dei marines americani Bradford Gering, direttore delle operazioni dell’Africom, aggiungendo che “le immagini continuano a smascherare le loro costanti smentite”.

Gregory Hadfield, generale dell’esercito Usa e vicedirettore dell’intelligence per il comando africano ha affermato che “le immagini riflettono l’ampia portata del coinvolgimento della Russia che continua a cercare di ottenere un punto d’appoggio in Libia”.

Le fotografie satellitari pubblicate sono due e riprendono due luoghi diversi e molto distanti tra loro. In una si vede quello che sembra un accampamento nei pressi di Sirte, e sono riconoscibili dei veicolo blindati 4×4 Tigr russi oltre a del personale militare inquadrato. La seconda riprende invece l’aeroporto di al-Khadim, in Cirenaica, dove si notano due velivoli da trasporto tipo Ilyushin Il-76, due sistemi da difesa aerea Pantsir-S1 (Sa-22 Greyhound in codice Nato), ma soprattutto una coppia di cacciabombardieri Sukhoi Su-24, velivoli impiegati principalmente per l’attacco al suolo.

Secondo il comando americano si tratterebbe di mezzi e velivoli operati dai contractor russi del gruppo Wagner: se è ormai evidente che i mercenari di Mosca siano attivi in Libia da mesi, non abbiamo ancora nessuna prova che possano essere ai comandi dei caccia giunti qui dalla Russia via Siria nelle scorse settimane, anche se è molto plausibile che possa essere così.

Washington ritiene che la Federazione russa continui a violare la risoluzione 1970 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu fornendo attivamente equipaggiamento militare nel conflitto in Libia.

Come documentato da Africom in una serie di comunicati precedenti, gli Stati Uniti hanno ragione di ritenere che la Russia abbia fornito alle forze del gruppo Wagner in Libia aerei da combattimento, veicoli corazzati, sistemi di difesa aerea ed altri equipaggiamenti complicando ulteriormente la situazione e aumentando il rischio di esacerbare le inutili violenze nel Paese.

“Il tipo e la quantità di attrezzature dimostrano l’intenzione di sostenere capacità di combattimento, non si tratta di aiuti umanitari, e indicano che il Ministero della Difesa russo sta supportando queste operazioni”, ha affermato il generale Gering in una nota.

A maggio, l’Africom aveva riferito che almeno 14 tra Mig-29 e Su-24 erano giunti in Libia dalla Russia, passando per la Siria, dove le loro insegne di nazionalità erano state dipinte per mascherarne la provenienza. In effetti durante quei giorni un goffo tentativo di dimostrare che quei caccia erano destinati al regime di Damasco era stato fatto, quando proprio il governo siriano ha rilasciato un video che mostrava un paio di Mig-29 che teoricamente dovevano essere appena arrivati dalla Russia, però proprio quelle stesse immagini hanno dimostrato che non era affatto così, in quanto i velivoli mostrati erano particolarmente usurati, pertanto non potevano essere di provenienza russa. L’arrivo dei caccia in Libia ha rappresentato una violazione dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite, e a quanto sembra gli stessi sono stati usati in un raid “punitivo” sulla base del Gna, ma utilizzata anche dalle milizie turche, di al-Watiya.

Il comando degli Stati Uniti in Africa ha continuato a documentare, in questi mesi, come la Russia stia utilizzando il gruppo Wagner per stabilire una propria presenza a lungo termine nel Mar Mediterraneo ed in particolare in Libia, che storicamente ha sempre avuto buoni rapporti con Mosca. Si ritiene, infatti, che il sostegno ad Haftar verrà ripagato tramite la cessione di un insediamento militare semi permanente (sulla falsa riga di quanto accaduto in Siria con la base di Hmeimim) che potrebbe pertanto diventare una nuova bolla A2/AD nel Mediterraneo centrale e mettere pressione sul fianco meridionale della Nato.

La situazione di quel conflitto, però, è tutt’altro che definita e definibile: solo pochi mesi fa il generale Haftar sembrava che potesse avere ragione delle truppe del Gna, il Governo di Unità Nazionale di al-Serraj, poi, anche grazie all’intervento della Turchia, l’ago della bilancia ha cominciato a pendere in favore di Tripoli, che ha potuto riconquistare parte del terreno perduto, tra cui proprio la base di al-Watiya, che rappresenta un punto chiave per cingere d’assedio la capitale libica. Pertanto non è così scontato che il generalissimo di Tobruk possa risultare vincitore e quindi non è affatto già determinato che la Russia possa avere una base in Libia.

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