Da Cipro – La visita del presidente francese Emmanuel Macron a Cipro nei primi giorni di marzo 2026 è stata accompagnata da una retorica solenne: «Quando Cipro è attaccata, è l’Europa che è attaccata». La dichiarazione, fatta davanti al presidente cipriota Nikos Christodoulides e al primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis nella base aerea di Paphos, ha trasformato l’isola nel simbolo di una nuova narrativa di difesa europea dopo che un drone di fabbricazione iraniana ha colpito la base britannica di RAF Akrotiri, la prima installazione su suolo europeo ad essere colpita dalla guerra in Medio Oriente.
L’accoglienza a Macron è stata in pompa magna. Oltre alle dichiarazioni, Parigi ha già dispiegato nel Mediterraneo orientale una combinazione di sistemi di difesa antiaerei, la portaerei nucleare Charles de Gaulle, la fregata Languedoc e una componente aerea significativa, e ha annunciato il proposito di costituire una missione navale europea di scorta lungo il Mar Rosso e lo stretto di Hormuz. trascinando simbolicamente anche altre potenze marittime europee, come la Spagna, che ha annunciato l’invio della fregata Cristóbal Colón in coordinamento con il gruppo navale francese per rafforzare la difesa del Mediterraneo orientale, e l’Italia con la fregata Martinengo.
I legami tra Grecia, Cipro e Francia affondano nel tempo: durante la dittatura dei colonnelli molti dissidenti greci e ciprioti, tra cui Constantinos Karamanlis, trovarono rifugio a Parigi. La Francia divenne così un punto di supporto politico e culturale, consolidando rapporti che perdurano nella cooperazione militare e strategica odierna. I rapporti economici e di difesa tra Atene, Nicosia e Parigi si sono consolidati negli ultimi anni con accordi sostanziali. La Grecia e la Francia hanno siglato nel 2021 un patto bilaterale di cooperazione in materia di difesa, che include la fornitura di fregate FDI (classe Kimon), 24 caccia Rafale e missili antinave Exocet. Queste acquisizioni rientrano in un ampio programma di modernizzazione delle forze armate elleniche, per un valore complessivo di circa 25 miliardi di euro nei prossimi anni.
Cipro come avamposto dell’Europa
La Francia e Cipro (Repubblica di Cipro) hanno invece firmato il 15 dicembre 2025 un accordo di partenariato strategico, che estende la cooperazione a difesa, economia e sicurezza. L’intesa prevede esercitazioni congiunte frequenti e un rafforzato sostegno operativo francese nel Mediterraneo orientale, consolidando la presenza di Parigi nella regione.
Sul piano greco, Atene ha inviato quattro F16 di propria dotazione alla base di Paphos e le fregate Kimon e Psara per rafforzare il dispositivo di difesa attorno a Cipro. L’intensificazione delle forze nel settore si inscrive in una relazione strategica di lunga data tra Grecia e Cipro, radicata non solo nell’ellenismo condiviso ma anche in cooperazioni militari strutturate nel tempo.
Da un lato, la narrazione ufficiale di Parigi e Atene pone l’accento sulla difesa dell’isola nel quadro di un’Europa che deve mostrare coesione di fronte a nuove minacce transfrontaliere. Dall’altro, la gestione politica del fenomeno mette in luce dinamiche ben più complesse. Cipro, pur essendo membro dell’Unione europea, resta un’isola spaccata: la Repubblica di Cipro controlla la parte meridionale, mentre nel nord opera la Repubblica Turca di Cipro Nord, riconosciuta unicamente da Ankara. In risposta alle tensioni regionali, fonti turche hanno affermato la possibile dislocazione di sei F16 nel Nord dell’isola per rafforzare le difese turcocipriote, misura che rischia di inquadrare la crisi nella più ampia contesa tra Turchia e alleati ellenici e occidentali.
Presenza straniera ed esigenze di difesa
La distanza tra retorica e realtà è evidente: mentre Parigi parla di Europa unita nella difesa, la presenza di mezzi militari sul terreno non è neutra né priva di effetti geopolitici. La militarizzazione dell’area di Cipro diventa un elemento di proiezione strategica europeo (e francese in particolare) in uno spazio storicamente conteso con Ankara. In questo senso, la retorica di salvaguardare l’isola da minacce asimmetriche si presta a posizionare forze e a delineare aree di influenza nel confronto con la Turchia.
A fronte delle esibizioni militari, la reazione interna a Cipro è tutt’altro che unanime. In queste settimane AKEL – Partito Progressista dei Lavoratori, principale partito di opposizione – insieme ad altri gruppi di sinistra ha tenuto proteste contro l’espansione delle basi militari non britanniche e l’allineamento filo-ccidentale del governo. Queste forze critiche contestano la decisione di potenziare la presenza straniera nell’isola e il fatto che informazioni cruciali sugli attacchi , in particolare il primo episodio su RAF Akrotiri, siano state recepite tramite fonti e comunicazioni britanniche piuttosto che annunciate ufficialmente da Nicosia, alimentando sospetti di scarsa trasparenza e di subordinazione agli apparati dei partner.
Il filo narrativo critico solleva anche dubbi sulla natura reale della minaccia: alcuni osservatori e analisti militari sostengono che l’episodio dei droni sia stato amplificato oltre le proporzioni o usato strumentalmente per giustificare l’espansione militare europea sull’isola, anche se non vi sono prove definitive di una manipolazione deliberata dei fatti.
Una voce di rilievo nelle analisi militari cipriote è Xristos Yakovou, figura influente nel rapporto tra gli apparati di difesa di Nicosia e i partner esterni. Yakovou ha sottolineato come la crisi attuale, pur derivando da dinamiche regionali esterne, offra una “opportunità strategica per riformulare il ruolo di Cipro all’interno della difesa europea“, ma ha anche avvertito che “l’isola non può essere ridotta a una pedina senza considerare gli equilibri storici e le sensibilità locali”.
La posizione dell’Italia
In questo quadro ad alta tensione, l’Italia ha adottato una postura intermedia. Roma ha inviato la fregata Federico Martinengo nella zona orientale del Mediterraneo a supporto della missione europea di difesa rafforzata attorno a Cipro, ma ha evitato dichiarazioni e azioni che possano essere interpretate come una sfida diretta ad Ankara. Il profilo più prudente di Roma riflette vincoli geopolitici concreti: da un lato, la relazione commerciale e strategica con la Turchia — che comprende legami economici significativi e interlocuzioni sulla Libia — impedisce un coinvolgimento troppo marcato; dall’altro, l’Italia sta valutando la vendita di fregate militari alla Grecia, operazione non ancora definita ma considerata come possibile bilanciamento alla crescente proiezione francese e all’emergere di una coalizione navale più vistosa nel Mediterraneo orientale.
La Russia resta formalmente defilata quando Cipro entra in fibrillazione, ma può influenzare la scena tramite la piccola minoranza russofona (circa il 3,6% della popolazione) e i legami economici, sfruttando la retorica di protezione dei paesi ortodossi.
La crisi di Cipro ha assunto così un significato simbolico e concreto: non è più soltanto un episodio di sicurezza locale legato a un attacco di droni isolato, ma un punto di incrocio tra strategie nazionali e di alleanza. Parigi ha colto l’occasione per porsi come protagonista della difesa europea attiva; Atene ha riaffermato il suo radicamento storico nel “mondo ellenico”; Nicosia ha tentato di trasformare un momento di vulnerabilità in un ruolo di partner europeo centrale, mentre il dissenso interno evidenzia che la militarizzazione dell’isola non è un consenso unanime. In un Mediterraneo orientale sempre più teatro di competizione tra attori regionali e globali, Cipro non è solo frontiera: è pedina e testimone di una ridefinizione della politica di sicurezza europea.
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