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	<title>Enrico Mattei Archives - InsideOver</title>
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	<title>Enrico Mattei Archives - InsideOver</title>
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		<title>Enrico Mattei, l’Algeria e il petrolio che Parigi non voleva perdere</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/enrico-mattei-lalgeria-e-il-petrolio-che-parigi-non-voleva-perdere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 15:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mattei" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente Eni non arrivava in Algeria solo per comprare petrolio. Arrivava per dare ai Paesi produttori una quota più alta dei profitti.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/enrico-mattei-lalgeria-e-il-petrolio-che-parigi-non-voleva-perdere.html">Enrico Mattei, l’Algeria e il petrolio che Parigi non voleva perdere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mattei" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/mattei-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Sahara come cassaforte della potenza francese. Se c’era un fronte sul quale <strong>Enrico Mattei </strong>poteva diventare insopportabile, non era soltanto quello delle grandi compagnie angloamericane. Era, forse ancora di più, quello francese. Perché in Algeria non si giocava una normale partita commerciale, ma la sopravvivenza di un sistema di potere costruito attorno al petrolio, al gas, alla moneta, alla guerra coloniale e alla proiezione internazionale della Francia.</p>



<p>Nel Sahara algerino operavano quattro società decisive: la Compagnia francese dei petroli, strumento centrale della politica energetica di Parigi; la Società nazionale di ricerca e sfruttamento del petrolio in Algeria; la Compagnia dei petroli d’Algeria; e la Compagnia di ricerca e sfruttamento del petrolio nel Sahara. Dietro queste sigle non c’erano soltanto tecnici, geologi, trivelle e concessioni. <strong>C’era lo Stato francese, c’era l’idea che il Sahara dovesse restare una riserva strategica di Parigi anche dopo l’indipendenza algerina.</strong></p>



<p>La posta era enorme. La Compagnia francese dei petroli e la società nazionale algerina di ricerca avevano ottenuto permessi di ricerca su un’area immensa, 265 mila chilometri quadrati nel Nord del Sahara, divisi in dodici concessioni. La Compagnia dei petroli d’Algeria e la società di ricerca nel Sahara controllavano altre superfici gigantesche nel Sud: 110 mila chilometri quadrati la prima, 140 mila la seconda. Non era una presenza marginale. Era una vera occupazione economica del sottosuolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le scoperte che cambiarono tutto</h2>



<p>All’inizio molti osservatori sottovalutarono il Sahara. Alcuni tecnici americani conclusero che non vi fosse petrolio in quantità rilevanti. Fu un errore clamoroso. Le società francesi insistettero e nel 1956 arrivarono tre scoperte decisive. A gennaio venne individuato il giacimento di Edjeleh, vicino al confine libico. <strong>A giugno emerse Hassi Messaoud, uno dei più grandi campi petroliferi dell’area, destinato a diventare un pilastro dell’industria energetica algerina. </strong>A novembre fu scoperto Hassi R’Mel, immenso giacimento di gas naturale, tra i maggiori del mondo, che anni dopo avrebbe alimentato anche il flusso di metano verso l’Italia attraverso la condotta sottomarina Transmed.</p>



<p>Da quel momento l’Algeria non fu più soltanto una colonia in fiamme, ma una cassaforte energetica. Il Sahara diventò il cuore materiale della potenza francese: petrolio pagato in franchi, non in dollari; forniture sicure; controllo politico; rendita industriale; autonomia strategica. Nel 1962, la Francia riceveva dall’Algeria più di un terzo delle sue importazioni di greggio e assorbiva oltre la metà della produzione algerina. Il petrolio di Hassi Messaoud costava molto da estrarre, ma lo Stato francese risolse il problema imponendo alle società presenti sul mercato nazionale di acquistare una quota della produzione algerina proporzionata alla loro presenza in Francia. In altre parole: i<strong>l rischio industriale veniva socializzato, l’interesse strategico veniva protetto</strong>, la rendita coloniale veniva trasformata in politica energetica nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Mattei diventava un pericolo</h2>



<p>In questo quadro si capisce perché Mattei fosse visto come un intruso pericoloso. Il presidente dell’Eni non arrivava in Algeria solo per comprare petrolio. Arrivava con una formula politica: dare ai Paesi produttori una quota molto più alta dei profitti, rompendo l’equilibrio imposto dalle grandi compagnie internazionali. La sua proposta non era solo commerciale. Era una sfida all’ordine petrolifero esistente.</p>



<p>L’accordo che Mattei stava preparando con <strong>Ahmed Ben Bella </strong>avrebbe potuto colpire al cuore gli interessi francesi. Gli accordi di Evian, che avevano accompagnato l’indipendenza algerina, riconoscevano infatti alle società francesi i diritti acquisiti durante l’epoca coloniale e una posizione privilegiata nell’assegnazione di nuovi permessi minerari. Era il compromesso fondamentale: l’Algeria otteneva l’indipendenza politica, ma la Francia cercava di conservare il controllo economico del sottosuolo.</p>



<p><strong>Mattei minacciava di rompere questo equilibrio. </strong>Se l’Eni fosse entrata con concessioni importanti e con condizioni più favorevoli per Algeri, l’intero edificio costruito da Parigi avrebbe cominciato a incrinarsi. Per le compagnie francesi non era soltanto la perdita di un contratto. Era il rischio di un precedente. Se l’Algeria poteva trattare con l’Italia fuori dal recinto francese, altri Paesi africani e arabi avrebbero potuto fare lo stesso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione economica e geoeconomica</h2>



<p>La questione era dunque geoeconomica prima ancora che diplomatica. La Francia voleva mantenere un asse energetico privilegiato con l’Algeria per ridurre la propria dipendenza dal petrolio pagato in dollari e dalle grandi compagnie angloamericane. L’Italia di Mattei, invece, cercava spazi autonomi nel Mediterraneo, parlando direttamente con i nuovi Stati indipendenti e offrendo condizioni più vantaggiose.</p>



<p>Era una collisione tra due modelli. Da una parte, la Francia postcoloniale, che accettava formalmente l’indipendenza algerina ma voleva conservarne le leve economiche fondamentali. Dall’altra, l’Italia di Mattei, potenza industriale priva di grandi risorse interne, che cercava nel Mediterraneo e nel mondo arabo una propria autonomia energetica.</p>



<p><strong>Il petrolio, in questa vicenda, non era una merce. Era sovranità. </strong>Era bilancia dei pagamenti. Era industria. Era potere negoziale. Era capacità di stare nel mondo senza dipendere interamente dagli altri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La valutazione strategico-militare</h2>



<p>Anche sul piano militare il Sahara non era un deserto qualsiasi. Durante e dopo la guerra d’Algeria, rappresentava profondità strategica, controllo delle vie interne, protezione delle installazioni, presidio delle frontiere con Libia, Tunisia e Africa subsahariana. Le infrastrutture petrolifere non erano semplici impianti industriali: erano obiettivi strategici.</p>



<p>Chi controllava Hassi Messaoud e Hassi R’Mel controllava una parte essenziale della sicurezza energetica francese. Perdere quel controllo significava indebolire la capacità di Parigi di agire come potenza autonoma. In questo senso, l’eventuale ingresso di Mattei non avrebbe avuto soltanto un effetto economico, ma anche politico-militare: avrebbe ridotto lo spazio di manovra francese nel Mediterraneo e nel Nord Africa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo politico</h2>



<p>L’alta dirigenza petrolifera francese considerava il Sahara come un dominio proprio. Una parte dei dipendenti e dei dirigenti era legata all’idea dell’Algeria francese; molti vedevano l’indipendenza come una sconfitta da compensare almeno con la conservazione del controllo economico. In questo ambiente, Mattei appariva come un occupante abusivo: un italiano che entrava in una zona ritenuta riservata, offriva agli algerini condizioni migliori e minacciava di scardinare anni di accordi, pressioni e compromessi.</p>



<p>Per questo la sua presenza era intollerabile. Non perché Mattei vendesse petrolio o firmasse contratti, ma perché cambiava la grammatica del potere petrolifero. Diceva ai Paesi produttori che potevano pretendere di più. Diceva all’Italia che poteva muoversi senza chiedere permesso. Diceva alla Francia che l’indipendenza algerina poteva diventare reale anche nel sottosuolo.</p>



<p>E qui sta il punto più delicato: individuare un interesse non significa indicare automaticamente una responsabilità. Ma, nella storia politica, gli interessi contano. E in quella fase gli interessi francesi nel Sahara erano immensi, vulnerabili e direttamente minacciati dall’iniziativa di Mattei. Il presidente dell’Eni non disturbava soltanto le grandi compagnie internazionali. Disturbava un intero sistema di potere che, dietro il linguaggio della cooperazione, voleva conservare la sostanza del dominio.</p>
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		<title>Enrico Mattei e la lezione senza tempo sulla sovranità energetica</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/enrico-mattei-e-la-lezione-senza-tempo-sulla-sovranita-energetica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 04:17:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/mattei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="enrico mattei" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/mattei.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/mattei-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/mattei-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/mattei-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/mattei-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/mattei-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mattei viene presentato come l’uomo-chiave dell’Italia del dopoguerra, l’artefice della rinascita industriale e geopolitica del Paese. </p>
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<p>Più si entra nelle pagine del fascicolo dedicato a <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html" type="post" id="294625">Enrico Mattei,</a></strong> più diventa chiaro un punto: non siamo davanti a una semplice ricostruzione storica, ma a una vera operazione di riattualizzazione politica. Mattei viene presentato come l’uomo-chiave dell’Italia del dopoguerra, l’artefice della rinascita industriale e geopolitica del Paese, il dirigente che seppe unire efficienza, senso dello Stato, capacità di influenza e una visione internazionale diversa da quella delle potenze coloniali occidentali. Il dossier lo colloca esplicitamente dentro la crisi del presente, sostenendo che il caos mediorientale, la nuova instabilità energetica e la frattura aperta dall’attacco americano e israeliano contro l’Iran riportano Mattei al centro del gioco strategico europeo.</p>



<p>Il fascicolo parte da una domanda precisa: perché tradurre oggi in francese una biografia di Enrico Mattei e <strong>perché questa figura può entrare in risonanza con l’attualità internazionale? </strong>La risposta data da <strong>Gérard Boulanger,</strong> traduttore del libro, è molto netta. Non si tratta di archeologia politica, ma della necessità di capire una fase nuova in cui la sovranità energetica torna a essere il cuore della sovranità politica. Per Boulanger, non è affatto casuale che Giorgia Meloni abbia dato il nome di Mattei al suo piano per l’Africa e abbia rilanciato ad Addis Abeba il tema di una cooperazione “tra eguali” con il continente africano. L’idea del fascicolo è chiara: l’Italia di oggi tenta di recuperare una postura internazionale che Mattei aveva anticipato con decenni di anticipo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il libro di Filippo Burla e la lettura francese</strong></h2>



<p>Il libro al centro del dossier è <em>Enrico Mattei. Architetto di una moderna sovranità energetica</em>, scritto dall’autore italiano <strong>Filippo Burla</strong>. Il fascicolo insiste sul fatto che si tratta della prima biografia in francese dedicata a Mattei. Burla viene presentato non come un semplice biografo, ma come un autore inserito nel dibattito sulla potenza economica italiana.</p>



<p>La lettura francese del volume è affidata soprattutto a Gérard Boulanger, che non svolge il ruolo neutro del traduttore ma quello, molto più incisivo, dell’interprete politico. Accanto a lui compare Lionel Rondouin, autore della prefazione sul Piano Mattei di <strong>Giorgia Meloni </strong>come possibile modello per l’Europa. In questa triangolazione Burla ricostruisce, Boulanger politicizza, Rondouin proietta Mattei sul terreno europeo contemporaneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le origini sociali e la formazione di Mattei</strong></h2>



<p>La scheda biografica finale del fascicolo è ricca di dettagli. Enrico Mattei nasce il 29 aprile 1906 ad Acqualagna, nelle Marche, secondo di cinque figli di un sottufficiale dei carabinieri. È un’origine importante, perché rimanda a un’Italia modesta, disciplinata, periferica. Mattei non nasce nei salotti del potere; si costruisce dentro il lavoro, l’impresa e poi la politica. Il fascicolo ricorda che fu prima assistente chimico, poi capo laboratorio in una conceria di 150 dipendenti, fino a diventarne direttore. La crisi del 1929 manda in rovina quell’esperienza e lo costringe a ripartire da Milano, dove diventa rappresentante di una società tedesca di prodotti chimici. Nel 1934 fonda una propria impresa di emulsionanti derivati dal petrolio, segno che il rapporto con l’energia e con la petrolchimica precede di molto l’Agip e l’ENI. Nel 1936 sposa a Vienna l’austriaca Greta Paulas.</p>



<p>Il fascicolo annota anche la sua adesione, nel 1931, al Partito nazionale fascista, ma precisa che si trattò soprattutto di una scelta opportunistica per accedere ai mercati pubblici. La vera cesura, per il dossier, è il 1943. Da quel momento entra nella Resistenza non comunista tramite la Democrazia cristiana clandestina.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Resistenza come scuola del potere</strong></h2>



<p>Questo è uno dei punti più interessanti del fascicolo. <strong>Mattei non viene celebrato soltanto come imprenditore, ma come uomo formato nella lotta clandestina e nella gestione concreta del potere. </strong>Nel maggio 1943, a Milano, entra in contatto con Giuseppe Spataro e soprattutto con Alcide De Gasperi, che lo introducono negli ambienti antifascisti lombardi. Poco dopo si unisce a una formazione partigiana “mista”, non comunista, composta da democristiani e repubblicani clandestini, attiva nelle montagne della Brianza sopra il lago di Como. Il fascicolo insiste sul fatto che Mattei svolge funzioni logistiche e amministrative, e proprio lì mostra le sue qualità migliori: non il comandante romantico, ma l’organizzatore.</p>



<p>I dirigenti della Democrazia Cristiana, impressionati da queste capacità, lo promuovono alla guida delle loro forze armate, il Corpo dei volontari della libertà, nominandolo tesoriere. Il fascicolo sottolinea che questa carica gli consentì di venire a conoscenza di molti affari torbidi e di coloro che vi erano coinvolti. <strong>Da qui nasce il Mattei politico del dopoguerra:</strong> un uomo che conosce le leve ufficiali e quelle ufficiose del potere. Nell’ottobre 1944 viene catturato nel quartier generale della Democrazia cristiana e imprigionato, ma riesce a evadere. Torna poi a Milano e rappresenta la Democrazia cristiana nel Comando militare dell’Italia del Nord del Comitato di liberazione nazionale. La guerra finisce, ma il suo vero lavoro comincia allora.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Agip salvata contro l’ordine ricevuto</strong></h2>



<p>Dopo la guerra, il Comitato di liberazione nazionale gli affida la liquidazione dell’Agip. È qui che il fascicolo colloca uno dei suoi gesti decisivi. <strong>Invece di liquidare la società, Mattei apprende della presenza di petrolio e gas naturale nel Nord Italia,</strong> fa proseguire le ricerche e ottiene, grazie ai suoi appoggi, che l’Agip non venga sciolta. Nel 1946 viene scoperto il primo giacimento di gas naturale in Italia, nel 1949 quello di petrolio a Cortemaggiore, nel 1951 l’Agip annuncia oltre 1.500 chilometri di gasdotto già posati. Nel 1953 arriva la nascita dell’ENI, definita dal fascicolo il braccio armato della rinascita italiana e della sua indipendenza energetica.</p>



<p>Questo dettaglio merita di essere sottolineato: il fascicolo non vede nell’ENI una grande azienda pubblica qualsiasi, ma uno strumento di potenza nazionale. L’Italia, grazie all’ENI, avrebbe ottenuto indipendenza energetica e si sarebbe proiettata all’estero proprio nel momento in cui le risorse interne si rivelavano insufficienti. Da qui nasce il conflitto con le Sette Sorelle, cioè le sette grandi compagnie petrolifere angloamericane che, secondo la ricostruzione del fascicolo, imponevano ovunque la loro legge predatoria.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’alternativa di Mattei al colonialismo petrolifero</strong></h2>



<p>Qui emerge il cuore della lettura del dossier. Mattei avrebbe opposto al vecchio rapporto coloniale una formula nuova, fondata su cooperazione, compartecipazione e riconoscimento del partner locale. Il fascicolo lo ripete più volte. I suoi avversari lo deridevano chiamandolo il “petrolifero senza petrolio”, ma proprio l’assenza di immense risorse interne lo spinse a inventare una politica estera economica nuova. Non potendo imporsi con la forza, l’Italia di Mattei doveva farsi accettare offrendo condizioni migliori.</p>



<p>È in questo contesto che il contributo di Lionel Rondouin insiste sulla relazione con l’Egitto di Nasser. Rondouin osserva che la scelta egiziana, apparentemente sorprendente vista la modestia relativa delle sue risorse petrolifere, era in realtà politicamente geniale. Nasser era il simbolo dei non allineati e il progetto della Repubblica araba unita ampliava l’orizzonte dei rapporti possibili per l’Italia di Mattei in Medio Oriente. Il fascicolo riporta in dettaglio la formula contrattuale proposta dall’ENI: l’azienda italiana si accollava costi e rischi dell’investimento; i costi sarebbero stati rimborsati solo al 50 per cento e solo in caso di successo delle ricerche; i profitti sarebbero stati divisi a metà; il paese produttore diventava un partner industriale; l’ENI, inoltre, si impegnava a pagare le tasse relative alla propria quota. Anche quando queste concessioni non erano ancora molto redditizie, permettevano all’ENI di mettere un piede in Medio Oriente senza adottare pratiche spoliatrici.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un ministro dell’Energia e degli Esteri senza nomina</strong></h2>



<p>Il fascicolo usa una formula molto forte per descrivere il ruolo di Mattei negli anni Cinquanta: fu un ministro di fatto dell’Energia e un ministro di fatto degli Esteri per Africa e Medio Oriente. Questo è essenziale per capire il personaggio. Non era un tecnico. Non era un burocrate. Era un costruttore di politica estera parallela. Lo dimostra l’accordo firmato con l’Unione Sovietica, basato sullo scambio fra petrolio sovietico e materiali o manufatti italiani, nonostante l’Italia fosse membro della NATO. Lo dimostrano i contratti con Egitto e Iran nel 1957, con URSS e Marocco nel 1958. Lo dimostra la sua capacità di muoversi come un capo di Stato economico in un’Italia formalmente governata da altri.</p>



<p>Il fascicolo insiste anche sulla linea ideologica di Mattei. Gli attribuisce frasi brutalmente esplicite: contro la NATO, favorevole al non allineamento, antiamericano. Ma aggiunge un elemento fondamentale: non si limitava a parlare. Metteva in pratica le sue idee. La sua opposizione non era quella verbale dell’ideologo, ma quella operativa di chi costruisce un altro sistema di relazioni economiche e politiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Algeria e Suez</strong></h2>



<p>Uno dei capitoli più densi del fascicolo riguarda il Mediterraneo arabo. Mattei non si limitò a intessere rapporti con l’Egitto. Si avvicinò anche ai dirigenti del FLN algerino durante la guerra di liberazione, suscitando l’ostilità francese. Il dossier sostiene che contribuì nel 1962 alla redazione delle clausole degli accordi di Evian relative all’esplorazione e allo sfruttamento del petrolio sahariano. Non solo: avrebbe assicurato la formazione dei tecnici algerini destinati a sostituire i francesi. Questo mostra il passaggio dal rapporto economico alla costruzione di una vera autonomia del partner.</p>



<p>Allo stesso tempo il fascicolo sottolinea che i suoi attriti con Israele risalgono almeno alla crisi di Suez. In quella occasione i soldati israeliani nel Sinai si sarebbero appropriati di installazioni e attrezzature dell’ENI, dando luogo a lunghe trattative per gli indennizzi, concluse con un rimborso solo parziale. Viene anche riportata una lettera in cui Mattei assicurava all’ambasciatore della Repubblica araba unita che l’ENI non intratteneva rapporti con Israele e non intendeva averne in alcun campo. Il fascicolo lega inoltre le preoccupazioni israeliane al reticolo di relazioni arabe che Mattei stava costruendo dal Cairo attraverso il Nord Africa.</p>



<p><strong>Il rapporto con i partiti e i dossier</strong></p>



<p>Qui il ritratto diventa molto più ruvido. Boulanger insiste sul fatto che Mattei non dovette i suoi successi soltanto alle sue capacità imprenditoriali. Ebbe anche un formidabile credito e una fortissima capacità di manovra nei rapporti politici. Il fascicolo ricorda la frase celebre sui partiti paragonati ai taxi: si sale, si paga la corsa e si scende. Dietro questa battuta c’è un intero metodo. Mattei, indipendentemente dalla Democrazia cristiana di cui fu una specie di grande finanziatore occulto, disponeva rapidamente di enormi risorse non trasparenti. Secondo il fascicolo, poteva comprare il silenzio di alcuni politici o usare i dossier finanziari compromettenti accumulati durante la Resistenza. Si cita anche&nbsp;<em>Petrolio</em>&nbsp;di Pier Paolo Pasolini, dove sarebbe richiamato questo lato del personaggio, pur nel riconoscimento del carattere irreprensibile del suo impegno.</p>



<p>Questa parte mostra il Mattei reale, non idealizzato: un uomo che capiva che Stato, partiti ed economia non si governano con la purezza ma con i rapporti di forza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La stampa</strong></h2>



<p>Il dossier aggiunge un altro dettaglio molto significativo: la stampa non amava Mattei. E lui non reagì tentando di comprarne la benevolenza sul terreno classico delle mance o dei favori. Preferì creare direttamente&nbsp;<em>Il Giorno</em>&nbsp;e due agenzie di stampa. È un passaggio decisivo, perché dimostra che Mattei aveva compreso una verità fondamentale: non esiste sovranità energetica senza controllo del terreno informativo.</p>



<p>Il fascicolo aggiunge che, consapevole di muoversi in un ambiente pericoloso, Mattei preferì affidare a lungo la propria sicurezza personale a ex partigiani invece che ai servizi ufficiali dello Stato italiano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il delitto Mattei e il nome di Cefis</strong></h2>



<p>La parte più cupa del fascicolo è quella sulla morte di Mattei. Il 27 ottobre 1962, nei pressi di Linate, il suo Morane-Saulnier MS 700 precipita al suolo. Insieme a lui muoiono il pilota Irnerio Bertuzzi, ex asso della Repubblica sociale italiana, e il giornalista americano William McHale. I primi testimoni, una coppia di contadini di Bascapè, raccontano di aver visto l’aereo già in fiamme prima dello schianto. Il fascicolo osserva che quella testimonianza non fu tenuta in conto e che i testimoni si ritrattarono il giorno dopo. La prima inchiesta parlò di errore umano o guasto tecnico. Solo molto più tardi riemerse la tesi dell’esplosione in volo, rafforzata da tracce di esplosivo trovate sull’anello di Mattei. Il fascicolo ricorda inoltre che nel 1986 Amintore Fanfani dichiarò chiaramente che l’aereo era stato abbattuto.</p>



<p>Burla, secondo il fascicolo, passa in rassegna diverse piste: le grandi compagnie petrolifere rivali, i servizi francesi, l’OAS, altre ipotesi più o meno plausibili. Ma apre anche una pista mediorientale: quella legata a Israele, ai contrasti aperti fin da Suez e al timore suscitato dal sistema di relazioni arabe che Mattei andava costruendo dal Cairo verso il Nord Africa. In questo quadro torna sempre il nome di Eugenio Cefis, già direttore generale dell’ENI, allontanato da Mattei pochi mesi prima dell’attentato e poi tornato dopo la sua morte come vicepresidente e presidente. Il fascicolo sostiene che Cefis avrebbe poi smontato l’agenda di Mattei, non finalizzando l’accordo con l’Algeria e confermando invece quello con Esso, riducendo l’ENI a semplice raffinatore per conto altrui.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Pasolini e la strategia della tensione</strong></h2>



<p>Riprendendo un articolo di Gérard Boulanger, il fascicolo stabilisce un parallelo tra il delitto Mattei e l’assassinio di Pier Paolo Pasolini. Il punto di raccordo è&nbsp;<em>Petrolio</em>, il grande testo incompiuto pasoliniano. Secondo quanto riportato, Pasolini non si limitava a considerare terroristica la morte di Mattei, ma indicava anche il principale beneficiario e presunto mandante: ancora Eugenio Cefis. Il fascicolo aggiunge che Cefis, passato per la Resistenza, poi per l’ENI e infine per Montedison, sarebbe stato anche fondatore della loggia Propaganda Due, implicata nei grandi scandali politico-criminali del dopoguerra.</p>



<p>Compare poi la tesi del giornalista Giorgio Steinmetz, secondo cui sarebbero stati i servizi segreti britannici a organizzare l’operazione volta a sostituire Mattei con Cefis. Il fascicolo ricorda anche che nel manoscritto di&nbsp;<em>Petrolio</em>&nbsp;esisteva una nota intitolata “Eclairs sur l’ENI”, poi misteriosamente scomparsa. E richiama il caso di Mauro De Mauro, il giornalista che stava indagando sui giorni siciliani di Mattei per conto di Francesco Rosi e scomparve senza lasciare tracce. Tutto viene collocato nel quadro della strategia della tensione, dove politica, mafia, logge deviate, servizi e apparati profondi si intrecciano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il punto finale</strong></h2>



<p>A voler tirare le somme, il fascicolo dice su Mattei molto di più di quanto sembri. Dice che fu il salvatore dell’Agip e il fondatore dell’ENI. Dice che fu un uomo uscito dalla Resistenza con una conoscenza eccezionale delle reti di potere. Dice che fu il vero costruttore della sovranità energetica italiana. Dice che sfidò le Sette Sorelle con una formula di cooperazione meno predatoria. Dice che trattò con Egitto, Iran, URSS, Marocco e Algeria, che entrò in collisione con Israele, che irritò la Francia in Algeria, che guardò al non allineamento e parlò contro la NATO. Dice che costruì non solo contratti ma anche strumenti di influenza e protezione. Dice infine che la sua morte appartiene a quella zona in cui il petrolio smette di essere economia e diventa lotta di potere.</p>



<p>Ed è proprio per questo che Enrico Mattei, nel racconto del fascicolo, non è un personaggio consegnato agli archivi. È una domanda aperta sull’Italia. Se un Paese medio vuole contare, deve limitarsi a obbedire agli equilibri fissati da altri oppure può ancora tentare una propria politica di potenza? Tutta la costruzione del fascicolo spinge in una direzione precisa: Mattei continua a disturbare perché continua a ricordare che la sovranità, quando è reale, passa sempre dall’energia, dall’industria, dalla diplomazia e dalla capacità di reggere il conflitto.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/enrico-mattei-e-la-lezione-senza-tempo-sulla-sovranita-energetica.html">Enrico Mattei e la lezione senza tempo sulla sovranità energetica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La lezione di Mattei sull&#8217;energia da riscoprire in tempi di crisi</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-lezione-di-mattei-sullenergia-da-riscoprire-in-tempi-di-crisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Mandurino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 20:03:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-600x327.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-768x418.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1536x837.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Europa negli ultimi anni ha sconvolto i suoi mercati energetici al fine di rompere la dipendenza dalla Russia, finendo però per aumentare la sua bolletta energetica e di barattare una dipendenza per altre, da quella con gli Usa a quella verso Paesi come Algeria e Qatar. Di fronte a queste evidenze, è bene ricordare le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/la-lezione-di-mattei-sullenergia-da-riscoprire-in-tempi-di-crisi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-600x327.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-768x418.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1536x837.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Europa negli ultimi anni ha sconvolto i suoi mercati energetici al fine di rompere la dipendenza dalla Russia, finendo però per aumentare la sua bolletta energetica e di barattare una dipendenza per altre, da quella con gli Usa a quella verso Paesi come Algeria e Qatar. Di fronte a queste evidenze, è bene ricordare le lezioni della storia, soprattutto quella italiana. “La libertà di ricorrere alle fonti energetiche più convenienti è un principio rispondente ad una esigenza dell’economia europea ed è ormai largamente invocato negli ambienti nazionali ed internazionali”, <a href="https://it.insideover.com/storia/la-nave-scomparsa-e-il-mistero-dellheida-allombra-della-morte-di-mattei.html">inizia così Enrico Mattei nel suo <em>Promemoria sulle importazioni petrolifere dall’Urss</em></a><em> </em>dell’Archivio storico dell’Eni per argomentare la necessità di acquistare petrolio a prezzi più convenienti. Queste riflessioni risalgono agli anni Sessanta del secolo scorso, ma sono ancora molto attuali viste le esigenze energetiche dell’industria del nostro Paese.</p>



<p>Enrico Mattei è stato forse il più grande dirigente di una azienda pubblica italiana di tutti i tempi, non a caso ha fondato e guidato l’Ente nazionale idrocarburi (Eni) fino alla sua morte avvenuta il 27 ottobre del 1962. La sua idea era di rendere l’Italia, un Paese povero di materie prime, indipendente dal punto di vista energetico, cercando anche di regolare i rapporti con gli alleati americani che vendevano all’aziende italiane il petrolio tramite le “sette sorelle”, ovvero sette multinazionali a stelle e strisce. Nel pieno della guerra fredda fra Usa e Urss, <strong>Mattei sceglie di contattare i produttori di petrolio sovietici</strong> per cercare di ottenere la materia prima a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli che offrivano le aziende americane. Nel 1958 ottiene un milione di tonnellate di petrolio sovietico in cambio di gomma sintetica prodotta nel Bel Paese e spedita in Russia. Secondo Mattei, questa operazione avrebbe reso all’Eni di diventare maggiormente indipendente dalle compagnie petrolifere americane che offrivano il prodotto a prezzi meno vantaggiosi e avrebbe permesso di aprire le porte del mercato russo ai prodotti di produzione italiana. Dall’altra parte dell’Atlantico, i rapporti fra Italia e Urss indispettiscono la presidenza statunitense di Eisenhower che teme la possibilità di perdere dalla propria orbita la penisola e di vedere altri paesi europei spostarsi verso est in cerca di materie prime e quindi inizia a fare pressioni sul governo italiano. </p>



<p>La scelta di Mattei pare quasi come un “braccio di ferro” contro lo strapotere economico statunitense, nonché un atto di difesa nei confronti dell’Italia, infatti dichiara: “Le parlo come italiano: noi siamo e vogliamo rimanere fedeli all’Occidente. Ma perché ciò possa accadere dobbiamo essere trattati da amici e alleati, (…) anche sul piano economico”. I rapporti fra Italia e Russia nascono proprio con Mattei e proseguiranno nei decenni a seguire, anche dopo la morte del dirigente italiano. Mattei ci ha lasciato in eredità un legame storico con la Russia e l’idea di difesa degli interessi economici italiani, giocando con flessibilità all’interno delle prescrizioni delle alleanze geopolitiche militari. Una lezione da tenere a mente oggi, in tempi di scelte energetiche europee che hanno nettamente depotenziato l’Italia e la sua economia.</p>
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		<title>L&#8217;epopea partigiana di Enrico Mattei</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/lepopea-partigiana-di-enrico-mattei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 13:50:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-600x327.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-768x418.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1536x837.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Enrico Mattei è stato partigiano di grandi cause lungo l&#8217;intero corso della sua vita. Partigiano della ricostruzione nazionale dopo la seconda guerra mondiale, dell&#8217;indipendenza energetica dell&#8217;Italia, di un ruolo attivo del Paese nel gioco geopolitico della Guerra Fredda tra Mediterraneo, Africa e Medio Oriente, addirittura della causa di un popolo, quello algerino, nella lotta di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/lepopea-partigiana-di-enrico-mattei.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-600x327.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-768x418.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1536x837.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Enrico Mattei</strong> è stato partigiano di grandi cause lungo l&#8217;intero corso della sua vita. Partigiano della ricostruzione nazionale dopo la seconda guerra mondiale, dell&#8217;indipendenza energetica dell&#8217;Italia, di un ruolo <strong>attivo del Paese</strong> nel gioco geopolitico della Guerra Fredda tra Mediterraneo, Africa e Medio Oriente, addirittura della causa di un popolo, quello algerino, nella lotta di liberazione nazionale dalla Francia, l&#8217;imprenditore marchigiano fu, prima di tutto, <strong>partigiano in senso stretto</strong>. Uomo simbolo della <strong>Resistenza cattolica</strong>. Tanto da arrivare a rappresentare i &#8220;bianchi&#8221; nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Mattei, il partigiano Este-Monti-Marconi</h2>



<p>Nella celebre foto del 5 maggio 1945, giorno di celebrazione della liberazione di Milano, in prima fila al corteo del Cln c&#8217;era <strong>Ferruccio Parri, esponente di spicco dei partigiani di Giustizia e Libertà; c&#8217;era Luigi Longo, a capo delle brigate Garibaldi, la Resistenza comunista, c&#8217;era Raffaele Cadorna, generale comandante del Corpo Volontari della Libertà</strong>. E c&#8217;era anche <strong>Enrico Mattei</strong>, allora imprenditore divenuto esponente della Resistenza anti-fascista e anti-nazista per puntellare la presenza della <strong>futura Democrazia Cristiana</strong> anche sul terreno nella lotta partigiana. Mattei combatté utilizzando tre nomi di battaglia: fu Este, nei comunicati volti a fomentare l’attività politica; fu il partigiano &#8220;Monti&#8221; nelle comunicazioni con gli altri democristiani; fu, soprattutto, noto col nome in codice Marconi, cognome della nonna materna, quando il riferimento era l’attività militare. Uno e plurimo, camaleontico come seppe sempre essere, Mattei, in arte Este-Monti-Marconi, si arruolò nel corpo dei partigiani nel 1943, nella nativa regione delle Marche, vicino Matelica. Si spostò poi a Milano, ove aveva sede la sua <strong>Industria Chimica Lombarda</strong>, che continuò a mantenere operativa durante la guerra evitando di proposito di fornire rifornimenti e commesse alle ditte che lavoravano con la Wehrmacht o la Repubblica Sociale Italiana.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html">La grande strategia di Enrico Mattei</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/le-lezioni-di-cavour-e-mattei-per-la-politica-estera-italiana.html">La lezione di Cavour e Mattei per la politica estera italiana</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/storia/bascape-27-ottobre-1962-i-misteri-sulla-morte-di-enrico-mattei.html">La misteriosa morte di Mattei</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>&#8220;Grazie a <strong>Marcello Boldrini,</strong> docente all’Università Cattolica&#8221; e futuro vicepresidente dell&#8217;Eni da lui fondata, &#8220;Mattei aveva quindi preso contatto con esponenti antifascisti del mondo cattolico tra i quali <strong>Giuseppe Dossetti</strong> e <strong>Amintore Fanfani&#8221;</strong>, nota <em><a href="https://www.remocontro.it/2023/04/23/il-partigiano-enrico-mattei-bandiera-di-meloni-in-africa-e-il-suo-25-aprile/">Remocontro</a></em>. &#8220;Nell’ottobre 1944 fu arrestato insieme ad altri resistenti democristiani, ma riuscì ad evadere con numerosi detenuti politici dal carcere di Como provocando un corto circuito nell’impianto elettrico che originò una baraonda. Dopo un breve periodo in Svizzera, ritornò a Milano per continuare la lotta di liberazione assumendo altri importanti incarichi organizzativi&#8221; e continuando con la sua opera preferita: quella di organizzazione. Mattei non fu un <strong>comandante &#8220;d&#8217;assalto&#8221;</strong>, capace di azioni militari audaci o di programmare operazioni strategiche di sabotaggio, controinsorgenza o agguato verso le truppe tedesche o i reparti fascisti. Non avendo una formazione militare, non ne sarebbe stato in grado. La sua fondamentale opera per la Resistenza fu quella, piuttosto, di <strong>maniacale organizzatore</strong> e gestore delle risorse a disposizione dei corpi. Il Cln si trovava, tra il 1943 e il 1944, chiamato a gestire una quantità cospicua di risorse fornite dai partiti romani, dal governo italiano che si era schierato contro la Germania e, soprattutto, dagli Alleati che risalivano la Penisola.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mattei, &#8220;tesoriere&#8221; della Resistenza</h2>



<p><a href="https://anpcnazionale.com/2012/05/21/50-anniversario-della-morte-di-enrico-mattei/">L&#8217;<strong>Associazione Nazionale Partigiani Cattolici</strong> </a>bene ha ricordato questa fase della Resistenza in cui Mattei fu decisivo, riportando un testo di Giuseppe Accorinti che di Mattei nella Resistenza ricorda &#8220;la funzione di intendente e tesoriere del Comando generale&#8221;. Il futuro presidente dell&#8217;Agip &#8220;si conquisto nell’ambiente partigiano apprezzamenti per la puntualità quasi “maniacale” (espressione usata da un componente del Cln) nel presentare a guerra finita i rendiconti delle cifre ricevute a sostegno dei costi della lotta partigiana e i relativi importi di spesa&#8221;. Mattei fu anche in grado di <strong>coinvolgere verso la Resistenza </strong>l&#8217;attività di molte centrali importanti di potere del Nord Italia: &#8220;preziosa l’attività di raccolta fondi su Milano per la quale si giova di un rapporto privilegiato con Enrico Falck, il grande imprenditore che, con suo padre Giorgio Enrico, aveva fondato l’azienda siderurgica omonima di Sesto San Giovanni alle porte di Milano. Falck, a sua volta, funzionava da collettore del sostegno, che vari industriali milanesi – e non solo – davano alle formazioni partigiane cristiane della resistenza&#8221;, parallelo a quello garantito al Cln da figure come il banchiere Raffaele Mattioli, consentendo l&#8217;arruolamento di un numero di volontari crescenti. </p>



<p>Da 2mila Mattei rivendicò di <strong>aver portato i partigiani cattolici a 65mila</strong>, anche se stime più caute riducono il numero di volontari afferenti alle <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/i-volti-sconosciuti-della-resistenza.html">Fiamme Verdi</a></strong> e altre formazioni a circa 40mila tra il 1944 e il 1945. Comunque un risultato notevole, che consentì ai cattolici di combattere, lottare e, in molti casi, morire per il riscatto del Paese consumatosi con la Resistenza. Mattei fu tra i sostenitori dell&#8217;idea di passare per le armi, e non consegnare agli angloamericani, <strong>Benito Mussolini e i gerarchi arrestati durante la ritirata verso la Germania</strong> dopo l&#8217;insurrezione nazionale del 25 aprile. La condanna a morte di Mussolini, decretata dal Cln, fu poi eseguita su ordine del Comitato insurrezionale di Milano avente <a href="https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/quando-pertini-mussolini-si-incrociarono-scale-351062.htm">alla guida il <strong>futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini,</strong></a><strong> socialista, il comunista Longo</strong>, il suo compagno di partito <strong>Emilio Sereni e l&#8217;azionista Leo Valiani</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un segno duraturo</h2>



<p>Mattei fu dunque uno dei protagonisti della lotta resistenziale e questo gli consentì di essere, nel secondo dopoguerra, voce di punta della Democrazia Cristiana, tanto da poter trasformare il suo apparentemente anonimo <strong>ruolo di commissario liquidatore dell&#8217;Agip</strong> nell&#8217;Italia post-bellica nella punta di lancia per creare un sistema imprenditoriale a trazione pubblica capace di essere punta di lancia della ricostruzione nazionale. Anche grazie all&#8217;Agip-Eni di Mattei l&#8217;Italia seppe, nel secondo dopoguerra, essere in grado di rinascere dalla miseria umana, morale e materiale in cui il fascismo, causa della disfatta bellica, l&#8217;aveva gettata per diventare una grande economia industriale. Il Mattei partigiano divenne il Mattei deputato e manager di Stato cattolico che ebbe sempre un afflato particolare per la libertà dei popoli, a partire da quello algerino. La sintonia con il quale forse è all&#8217;origine delle cause che portarono alla sua morte nel misterioso incidente aereo di Bascapé, il 27 ottobre 1962. Quel che è certo è che l&#8217;intera Dc <strong>non dimenticò la presenza sul campo dei partigiani cattolici</strong>. La quale rappresentò una delle tre frecce con cui il nuovo sistema istituzionale prese vita assieme all&#8217;operato, a Roma, del gruppo dirigente guidato da <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/storia/rovesciare-la-sconfitta-in-vittoria-la-lezione-di-de-gasperi-e-sforza.html">Alcide De Gasperi</a> che costruì il solido ponte con gli Usa e il Vaticano</strong> e all&#8217;attività dei <strong>movimenti intellettuali che col Codice di </strong><a href="https://www.true-news.it/politics/camaldoli-giorno-ultimo-giorno-democrazia-cristiana"><strong>Camaldoli</strong> </a>scrissero, in piena guerra, la bozza della Costituzione contemporanea. </p>



<p>Nel 1946, al primo congresso post-bellico della Dc, Mattei intervenne per primo su iniziativa di De Gasperi, che volle enfatizzare il ruolo cattolico nella lotta di liberazione. Dieci anni dopo la<a href="https://anpcnazionale.com/2013/01/25/enrico-mattei-il-discorso-di-trieste-del-25-aprile-1955/"> Liberazione, parlando a Trieste</a> Mattei ricordava con forza il valore di quegli anni di lotta: &#8220;benché sia stato ripetuto dagli storiografi di sinistra che noi eravamo al più presenti con generici sentimenti di patriottismo, è doveroso ricordare che con noi il clero non fu secondo nel levare alta la fiaccola della riscossa. Né i cristiani avevano bisogno di sovrapporre teorie più o meno politiche a quelle radicate nel cuore delle masse,  se è vero, come è vero, che l’idea cristiana è un’idea di libertà&#8221;. Ricordando poi che &#8220;non si può essere <strong>missionari di una grande causa solo occasionalmente</strong>, si è missionari per vocazione e la vocazione non può venir meno che con la vita stessa&#8221; <strong>enfatizzò</strong> il senso della riscossa nazionale insito nella Resistenza. A cui il mondo cattolico seppe dare, genuinamente, un contributo di valore.</p>
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		<title>I volti sconosciuti della Resistenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-volti-sconosciuti-della-resistenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 13:50:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="576" height="389" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/Partigiane_a_Brera.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/Partigiane_a_Brera.jpg 576w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/Partigiane_a_Brera-300x203.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></p>
<p>A quasi ottant&#8217;anni da quel 25 aprile che segna la data in cui l&#8217;Italia, pagando un tributo di sangue altissimo, si liberò dal giogo del nazifascismo, l&#8217;epopea della Resistenza viene da molti ancora percepita come un monolite diviso da una frattura al centro: da una parte il blocco nero, composto dai tedeschi delle SS, della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-volti-sconosciuti-della-resistenza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="576" height="389" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/Partigiane_a_Brera.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/Partigiane_a_Brera.jpg 576w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/Partigiane_a_Brera-300x203.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></p>
<p>A quasi ottant&#8217;anni da quel 25 aprile che segna la data in cui l&#8217;Italia, pagando un tributo di sangue altissimo, si liberò dal giogo del nazifascismo, l&#8217;epopea della Resistenza viene da molti ancora percepita come un monolite diviso da una frattura al centro: da una parte il blocco nero, composto dai tedeschi delle <strong>SS</strong>, della <strong>Wehrmacht</strong>, dai fascisti della <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/tra-pearl-harbor-e-salo-la-strana-alleanza-tra-litalia-e-il-giappone.html">Repubblica di Salò</a></strong> e dai <strong>collaborazionisti</strong>; dall&#8217;altra, il blocco antifascista, dove &#8211; molto spesso &#8211; per antifascismo il pensiero vola subito alle Brigate Garibaldi, i partigiani con la stella rossa sul berretto, le formazioni che, senza ombra di dubbio, contribuirono in maniera determinante &#8211; per numero di effettivi sul campo e per quello di martiri &#8211; alla liberazione dell&#8217;Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il monopolio della Resistenza</h2>



<p>Nel corso dei decenni, più per ragioni politiche che per motivazioni storico/militari, l&#8217;argomento &#8220;Resistenza&#8221; è poi stato monopolizzato dall&#8217;<strong>Anpi</strong>, l&#8217;Associazione nazionale partigiani d&#8217;Italia, organo nato a Roma il 6 giugno del 1944 in seno al CLN del Centro Italia e divenuto organo nazionale poco dopo, il 27 giugno del 1945. Di contro, molte altre sigle della galassia resistenziale, conosciute e celebrate a livello locale, sono del tutto sconosciute &#8211; o quasi &#8211; a livello nazionale, quasi il loro contributo alla liberazione del Paese sia un contributo di Serie B.</p>



<p>Questo per diverse ragioni. Prima fra tutte la mancanza di appoggi politici, di un&#8217;organizzazione centralizzata, di un&#8217;opera di comunicazione efficace e coordinata. Tutti strumenti che l&#8217;Anpi ha da sempre valorizzato al massimo delle loro potenzialità. Ecco allora che può essere utile ricordare quali furono quelle formazioni partigiane che, pur non rientrando nell&#8217;immaginario collettivo quando si parla di Resistenza, offrirono il proprio contributo sul campo, combattendo i nazifascisti dal Centro al Nord Italia. Per entrare nel dettaglio e conoscere la storia di questi gruppi, consigliamo la lettura di un volume edito da Marsilio e a cura del ricercatore Tommaso Piffer dal titolo &#8220;<em>Le formazioni autonome nella Resistenza italiana</em>&#8220;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La lunga marcia dei patrioti della Maiella</h2>



<p>Partendo proprio dal Centro, una formazione piuttosto atipica della galassia resistenziale, che soleva definirsi non brigata partigiana, ma di &#8220;patrioti&#8221;, è la Brigata Maiella, comandata dal leggendario comandante Ettore Troilo. Nata in Abruzzo, la Maiella è stata la formazione più a lungo operativa dal punto di vista bellico. Fieri, organizzati, combattivi, i patrioti della Maiella non hanno mai giurato fedeltà ai Savoia, considerati responsabili del disastro italiano tanto quanto i fascisti. Si definiscono repubblicani, ma tra i ranghi della brigata non si fa politica. Il comandante, Ettore Troilo, era avvocato e socialista. Comincia l&#8217;attività resistenziale con quindici fedelissimi, per aiutare gli inglesi a liberare i paesi dell&#8217;Abruzzo che sorgevano nei pressi della <strong>Linea Gustav</strong>, dove i tedeschi erano acquartierati. Per gli inglesi, i patrioti della Maiella furono una sorta di scout: si muovevano a loro agio nei boschi, tra le montagne; conoscevano i sentieri più nascosti per cogliere alle spalle i tedeschi. E soprattutto erano affidabili. Per questo, sin da subito, cominciarono ad armarli.</p>



<p>Quando nel giugno 1944 l&#8217;Abruzzo viene liberato, i maiellini chiedono di continuare a combattere. Il 17 giugno, i britannici accorpano i patrioti abruzzesi al II Corpo d&#8217;Armata polacco del generale Wladislaw Anders, <strong>decimato nel corso delle cruente battaglie di Montecassino</strong>. Abruzzesi e polacchi sembrano inarrestabili: liberano paesi e cittadine conquistando terreno palmo a palmo, a costo di grandi sacrifici di uomini. Il 2 settembre, dopo un&#8217;aspra battaglia, gli uomini della Maiella entrano a Pesaro. Le Marche liberate hanno richiesto la vita di ventotto uomini.</p>



<p>All&#8217;alba del 21 aprile i maiellini entrano a Bologna; il 1 maggio ad Asiago, incalzando i reparti tedeschi in rotta. Il 15 luglio 1945, a Brisighella, la Brigata Maiella, inquadrata in assetto perfetto, riceve <strong>l&#8217;onore delle armi</strong> dalle Grenadiers Guards e dalle Gildstream Guards, di fronte ad alti ufficiali inglesi, italiani e polacchi, e ammaina il tricolore di guerra, oggi conservato presso il Museo dell&#8217;Altare della Patria, a Roma.</p>



<p>La lunga marcia della Maiella, durata 15 mesi, in massima parte passati in prima linea, è costata 55 morti e 151 feriti, di cui 36 mutilati. I nomi dei caduti &#8211; metà dei quali è composta da contadini &#8211; sono ricordati nel sacrario di Taranta Peligna. La Brigata è stata insignita della Medaglia d&#8217;Oro. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;attendismo vincente dei patrioti Apuani</h2>



<p>Il Gruppo Patrioti Apuani, comandato da Pietro Del Giudice, prete domenicano, operò nella zona del Monte Altissimo, in provincia di Lucca. Nato nell&#8217;estate del 1944 dalla fusione di diversi gruppi, tra cui la formazione Luigi Mulargia, guidata dal comunista Marcello &#8220;Tito&#8221; Garosi, che attaccando un camion della <strong>X Mas</strong> e una caserma delle <strong>Brigate nere</strong> provocarono l&#8217;<strong>eccidio di Forno</strong> (68 morti), il Gruppo Patrioti Apuani arrivò a contare circa 1.800 uomini, divisi in una Compagnia di comando, cinque comandi di gruppo e di battaglione, a loro volta suddivisi in compagnie, plotoni e squadre. Insomma, un vero e proprio esercito. </p>



<p>Il compito dichiarato del Gruppo era quello di proteggere i paesi e i cittadini del territorio di loro competenza dai tedeschi e dai fascisti. Una linea considerata polemicamente da altre formazioni, per lo più di anima comunista, come attendista e passiva. </p>



<p>Gli Apuani riuscirono a creare una vasta zona libera dal giogo nemico grazie a una strategia di dialogo con i tedeschi. Per contro, il loro ruolo stabilito dagli Alleati fu quello di controllare e proteggere il passaggio del fronte sulla <strong>Linea Gotica</strong>, presidiando alcuni passi montani che consentivano di penetrare lo schieramento tedesco. I patrioti tutelavano i civili in fuga dalle zone di guerra, assicurandosi che non finissero preda dei contrabbandieri. I tedeschi tentarono di bloccare questa via di passaggio, ma Pietro Del Giudice ottenne una sorta di accordo con il comando tedesco di Massa. </p>



<p>Le voci di compromissione tra Del Giudice e i tedeschi non ressero di fronte alla prova dei fatti: furono molti a usufruire del passaggio nella zona libera presidiata dal Gruppo Patrioti Apuani, anche molti partigiani feriti, che in questo modo trovarono la salvezza. Dopo la guerra, Del Giudice tornò allo stato laicale e dal 1986 al 2000, anno della sua morte, fu presidente dell&#8217;Anpi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra intelligence e sabotaggi: la rete di Edgardo Sogno</h2>



<p>La Resistenza &#8220;liberale&#8221; riuscì a sorgere grazie alle famiglie aristocratiche antifasciste e alle reti di relazioni intessute tra di esse. In questo contesto, l&#8217;organizzazione più nota è senz&#8217;altro la <strong>Franchi </strong>di Edgardo Sogno. Figura mitica, quella di Sogno, il quale unì una discreta dose d&#8217;azione (dopo un addestramento in Algeria si paracadutò oltre le linee tedesche), alla consapevolezza che almeno quanto le armi sarebbero state importante le relazioni. </p>



<p>Uomo d&#8217;intelligence, Sogno mise in piedi un&#8217;organizzazione denominata La Nonna. Arrestato dai tedeschi a Genova, evase dal carcere scalzo, scappando sui tetti, e finì in Piemonte settentrionale. Da lì, la sua rete iniziò a ramificarsi, fino a estendersi in tutta la regione, in Lombardia, Liguria, Emilia e Veneto. I membri della rete Franchi (nome di battaglia di Sogno) erano eterogenei: giovani liberali, tra cui moltissime donne, azionisti, ma anche comunisti.</p>



<p>Molto stretti i rapporti tra la rete e gli inglesi. Lionello Santi, detto Sciabola, partigiano azionista e amico di Sogno, fu il più importante tramite con gli alleati, arrivando a guidare  diverse missioni straniere della Resistenza. Lo stesso Sogno relazionava direttamente alla <strong>Special Force</strong> inglese.</p>



<p>Tra le azioni in cui gli uomini della rete eccellevano c&#8217;erano i sabotaggi delle linee di approvvigionamento tedesche. Ma la rete si occupava anche di servizi ausiliari come trasporti, <strong>produzione di documenti falsi</strong>, reperimento di alloggi sicuri, costruzione di ponti radio. Un ruolo cruciale la Franchi lo ebbe anche nell&#8217;organizzazione dell&#8217;insurrezione finale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli autonomi della Val d&#8217;Ossola e la repubblica partigiana</h2>



<p>Repubblica partigiana con vita breve (10 settembre &#8211; 22 ottobre 1944) la Val d&#8217;Ossola ha registrato alcune delle pagine più importanti dell&#8217;epopea resistenziale. Qui operò la divisione Valtoce, comandata dal celebre <strong>Alfredo Di Dio</strong>, nome di battaglia &#8220;Marco&#8221;, riconosciuto come leader indiscusso da tutti i partigiani della Valle fino alla sua morte. </p>



<p>Militare, tanto lui quanto il fratello Antonio (che morirà nel febbraio 1944 in uno scontro a fuoco con i tedeschi) non ebbero dubbi &#8211; l&#8217;8 settembre 1943 &#8211; da che parte stare. Alfredo prese il comando di una compagnia di carri armati e si diresse verso Milano. Scontratosi con i tedeschi nei pressi di Vercelli, virò su Novara e si mise a disposizione del comandante della piazzaforte. Per tutta risposta, quello lo mise in arresto. Liberato dai suoi uomini, fu in questo momento che Alfredo Di Dio comprese che per fare la guerra ai tedeschi doveva contare solo sulla sua determinazione e sulla sua attitudine al comando.</p>



<p>Ripresa la strada per Milano, la colonna di carri armati cadde in un&#8217;imboscata tedesca. Di Dio e gli uomini superstiti si diedero alla macchia e cominciarono a radunare proseliti. Il gruppo, sempre più nutrito, si diresse verso la Val d&#8217;Ossola, dove si acquartierò. </p>



<p>Nel giro di poco tempo la Valtoce divenne la formazione più organizzata e meglio armata della zona. Mossa esclusivamente da fini patriottici, venne finanziata da imprenditori lombardi e piemontesi. Vicecomandante di Di Dio era <strong>Eugenio Cefis</strong>, incaricato di tenere i contatti con il capo della resistenza cattolica della zona: <strong>Enrico Mattei</strong>.</p>



<p>La momentanea liberazione della Valle, che diede vita all&#8217;esperienza breve ma intensa della &#8220;repubblica della Val d&#8217;Ossola&#8221;, fu determinata da una <strong>sanguinosa sconfitta</strong> inflitta ai tedeschi, che negoziarono grazie alle mediazione di un sacerdote la ritirata, abbandonando armi e rifornimenti. La controffensiva arrivò puntuale e il 14 ottobre, a Finero, Alfredo Di Dio viene ucciso in battaglia. </p>



<p>Terminata l&#8217;esperienza della repubblica della Val d&#8217;Ossola, la Valtoce diventa la divisione Alfredo Di Dio, al cui comando c&#8217;è Eugenio Cefis. Fino alla fine della guerra sarà una delle formazioni più attive e combattive della zona. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esercito delle Langhe: gli autonomi di Enrico Martini &#8220;Mauri&#8221;</h2>



<p>Nel basso Piemonte gli autonomi del celebre comandate Enrico Martini &#8220;Mauri&#8221; sono stati la formazione più numerosa a militarmente attiva, resa celebre dall&#8217;opera di <strong>Beppe Fenoglio</strong>, che con il suo &#8220;<em>Il partigiano Johnny</em>&#8221; ha consegnato alla storia la guerra partigiana combattuta tra le Langhe.</p>



<p>In una prima fase, schierato nella Val Casotto, il gruppo contava più di mille uomini, ma agiva come un monolite e questo permise ai tedeschi, nell&#8217;inverno del 1944, di sferrare un attacco che provocò oltre cento morti. Da questo momento in poi, Mauri &#8211; che scelse come teatro delle operazioni le Langhe &#8211; organizzò i suoi uomini in piccoli gruppi, dando così inizio a un&#8217;azione persistente di guerriglia che sfiancò l&#8217;esercito tedesco e, soprattutto, le formazioni fasciste molto attive nella regione. </p>



<p>Imboscate, attacchi rapidi e altrettanto rapide ritirate, azioni di disturbo costanti per fiaccare il morale del nemico: i partigiani autonomi di &#8220;Mauri&#8221;, soprannominati anche &#8220;Azzurri&#8221; per il colore del bavero, sono per la maggior parte ex militari del Regio esercito (Mauri era stato maggiore degli Alpini), ma non mancano i civili di varia estrazione. </p>



<p>I rapporti con gli organi politici della Resistenza piemontese e nazionale (il CLN) non furono facili. Mauri non era propenso a sottostare alle regole di un organo che stenta a riconoscere e impedisce ai commissari politici la penetrazione nelle formazioni da lui comandate. La politica non gli interessa, quello che gli interessa è solamente battere il nemico sul piano militare. Al resto si penserà dopo. </p>



<p>Nella primavera del 1944, dopo il disastro della val Casotto, gli effettivi sotto il suo comando sono 5.600. Tante le battaglie e gli scontri, ma tante anche le trattative portate a termine con tedeschi e, soprattutto, fascisti per scambiare prigionieri. D&#8217;altro canto, Mauri farà fucilare molti uomini accusati di essere delle spie. </p>



<p>Un po&#8217; spregiativamente chiamati &#8220;badogliani&#8221;, gli uomini di Mauri sono &#8211; dopo quelli delle formazioni garibaldine &#8211; quelli che hanno pagato il più alto tributo di sangue per la liberazione dell&#8217;Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli autonomi del vicentino</h2>



<p>Nella zona compresa tra Vicenza, Padova e Treviso, operarono nei 20 mesi di invasione tedesca due formazioni partigiane: la brigata Damiano Chiesa e il battaglione Guastatori, rispettivamente guidate da Giacomo Prandina &#8220;Pierre&#8221; e da Gaetano Bressan &#8220;Nino&#8221;. Entrambi di estrazione cattolica e, in qualche modo, combattuti tra le direttive dell&#8217;Azione cattolica &#8211; che vietava ai suoi iscritti di prendere parte alle attività partigiane, pur schierandosi nella schiera antifascista -, Prandina, che svolgeva anche il ruolo di commissario politico, fu catturato dai tedeschi il 31 ottobre 1944. <strong>Torturato a lungo</strong>, fu poi deportato a Mauthausen, dove morì il 20 marzo 1945; Bressan, esperto di esplosivi, venne catturato nel marzo del 1945 da militi della X Mas e fu torturato a Padova dai membri della <strong>famigerata banda Carità</strong>. Riuscito a fuggire, prese il comando della divisione Vicenza, forte di circa tremila uomini. Al termine della guerra, si adoperò per evitare ulteriori violenze ai danni dei fascisti.</p>



<p>Anche negli altipiani di Asiago e del Grappa operarono alcuni gruppi di ribelli composti da molti militari italiani sbandati e prigionieri alleati riusciti a fuggire. Nel corso dei mesi quelle che erano delle bande si strutturarono come vere e proprie brigate. Tra queste, la brigata Pasubio, comandata da Giuseppe Marozin &#8220;Vero&#8221;; il battaglione Apolloni; il battaglio Stella. Queste ultime due, insieme al distaccamento Pretto, diedero poi vita alla brigata garibaldina Ateo Garemi. </p>



<p>Sull&#8217;altopiano di Asiago operava anche la brigata Sette Comuni, al comando di Giovanni Carli &#8220;Ottaviano&#8221;, e molte altre formazioni &#8211; tra quelle di ispirazione cattolica e quelle di fede comunista &#8211; imperversarono nella zona. Tuttavia, questa massiccia presenza non fermò la furia nazifascista e nell&#8217;estate del 1944 avvennero <strong>imponenti rastrellamenti </strong>sul Pasubio, in val Posina, sull&#8217;altopiano di Asiago, sul Monte Grappa e nella valle del Chiampo.<strong> Intere formazioni partigiane furono annientate</strong>. Si contarono 171 impiccati, 603 fucilati, 800 deportati, 285 case incendiate. </p>



<p>Un ruolo cruciale nella lotta alle formazioni partigiane lo ebbe il trasferimento della banda di Mario Carità da Firenze a Vicenza e Padova, avvenuto tra ottobre e novembre 1944. Qui, la banda &#8211; attraverso spie infiltrate nelle formazioni partigiane e l&#8217;uso di informatori ben pagati &#8211; sistematizzò la tortura verso i prigionieri, compì <strong>esecuzioni sommarie</strong>, stupri, e azioni di repressione che portarono allo smantellamento dell&#8217;intera scala gerarchica del CLN vicentino.</p>



<p>Nonostante questo, i partigiani superstiti si riorganizzano in piccoli gruppi e continuano la lotta, arrivando nella primavera del 1945 a strutturarsi in tre grandi divisioni: la Garemi, la Monte Ortigara e la Vicenza, che diedero un importante contributo all&#8217;arrivo delle forze alleate per dare una spallata finale ai nazifascisti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Fiamme Verdi bresciane</h2>



<p>Di ispirazione cattolica, le Fiamme Verdi operarono in Lombardia orientale a partire dal 1943. Il nome prendeva ispirazione dalle mostrine della divisa degli Alpini. Molti dei membri di queste formazioni, infatti, erano stati Alpini sia nella Prima, che nella Seconda guerra mondiale. </p>



<p>Pienamente inseriti nel CLN, esenti da qualsiasi influenza politica, il motto della Fiamme Verdi era &#8220;Morte al fascismo, libertà all&#8217;Italia&#8221;. Tra i leader di queste formazioni, il sottotenente degli Alpini <strong>Teresio Olivelli</strong> e  il generale alpino Luigi Masini &#8220;Fiori&#8221;. La loro azione si svolse principalmente nelle valli bresciane, inizialmente senza una coordinazione effettiva, ma con operazioni di guerriglia spesso improvvisate e affidate all&#8217;istinto dei singoli. Solo in seguito l&#8217;operatività divenne prettamente di stampo militare e, quindi, più efficace. </p>



<p>Un ruolo decisivo lo ebbe senza dubbio la stampa clandestina, in particolare il periodico &#8220;Il ribelle&#8221;, fondato nel 1944 a Brescia da Teresio Olivelli, Laura Bianchini, Claudio Sartori, don Giuseppe Tedeschi, Rolando ed Enzo Petrini, Franco Salvi e molti altri. Diffuso in tutta la Lombardia, il suo motto era &#8220;<strong>esce come e quando può</strong>&#8220;.</p>



<p>Il 27 aprile 1944 Teresio Olivelli fu arrestato dai fascisti e deportato nel campo di concentramento di Ersbruck, dove morì. I rastrellamenti, le esecuzioni sommarie, gli incendi delle case delle frazioni dove si immaginava trovassero riparo i partigiani misero a dura prova la tenuta delle Fiamme Verdi che tuttavia, nell&#8217;estate del 1944, si riorganizzarono nella divisione Tito Speri, guidata da Romolo Ragnoli, Lionello Levi Sandri, Angelo Cemmi e Enzo Petrini. Così strutturati, i partigiani bresciani, tra febbraio e maggio 1945, furono i protagonisti di<strong> due battaglie campali</strong>, tra le più importanti della guerra di Liberazione. </p>



<p>La prima ebbe luogo tra il 22 e il 27 febbraio 1945, quando i fascisti della I Legione d&#8217;assalto M. Tagliamento cercarono inutilmente di accerchiare i partigiani. L&#8217;offensiva riprese il 23 marzo, quando duecento partigiani furono attaccati da oltre duemila militi fascisti, supportati da alcune truppe tedesche e dall&#8217;artiglieria tedesca, che bersagliava le posizioni delle Fiamme Verdi. I combattimenti durarono fino al 1 maggio, quando i tedeschi firmarono la resa con gli alleati. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le formazioni Osoppo</h2>



<p>Attive sul confine orientale &#8211; il confine &#8220;caldo&#8221; per eccellenza, luogo di diversi sconfinamenti delle formazioni partigiane jugoslave &#8211; le formazioni partigiane Osoppo hanno visto la loro storia oscurata da un evento che rappresenta senza dubbio <strong>l&#8217;evento più controverso dell&#8217;intera storia resistenziale</strong>: il 7 febbraio 1945 un centinaio di gappisti della federazione del Partito comunista di Udine salirono a Porzus, località dove si trovava la malga che fungeva da posto di comando della I brigata Osoppo. Dopo aver finto di aver bisogno di aiuto, riuscirono a disarmare gli osovani, torturarono e uccisero sul posto il comandante, <strong>Francesco De Gregori</strong> &#8220;Bolla&#8221;, zio dell&#8217;omonimo cantautore, e altri partigiani, tra cui una donna, Elda Turchetti, che gli osovani dovevano interrogare in quanto sospettata di essere una spia dei tedeschi. Altri tredici partigiani, tra cui il fratello di <strong>Pier Paolo Pasolini</strong>, vennero fatti prigionieri, trascinati in località Bosco Romagno e fucilati. </p>



<p>Si determinò una insanabile frattura tra queste formazioni e quelle garibaldine. Frattura che diede adito a <strong>feroci polemiche nel dopoguerra</strong>, tanto che solamente negli anni Duemila l&#8217;Anpi ha cominciato a prendere parte alle commemorazioni organizzate dall&#8217;Associazione partigiani Osoppo.</p>



<p>Ma al di là delle ragioni dietro al compimento dell&#8217;eccidio, ancora oggi fonte di dibattiti non sempre sereni ed equilibrati, le formazioni Osoppo hanno avuto una vita &#8211; e una dignità &#8211; del tutto indipendente dai fatti della malga di Porzus. I primi a mobilitarsi nelle zone intorno Udine furono gli ufficiali dell&#8217;esercito sbandato dopo l&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre e i cappellani militari. Le formazioni Attimis e Treppo Grande, guidate rispettivamente da Manlio Cencig e don Ascanio De Luca, che poi confluiranno nell&#8217;Osoppo, inizialmente operarono in sordina, cercando di sottrarre quanti più militari italiani possibile dalla deportazione in Germania.</p>



<p>A partire dal mese di novembre del 1943, il gruppo Attimis si sposta a Porzus e comincia a raccogliere intorno a sé altri gruppi più o meno grandi di ribelli decisi a combattere contro i nazifascisti, ma anche a porsi come ideale margine nei confronti delle formazioni slovene. Sin da subito, la Osoppo prende forma come un piccolo esercito, mantenendo le gerarchie tipiche dell&#8217;ambiente militare. Sono in molti, infatti, a sostenere che la Osoppo non fosse altro che la Julia (divisione degli Alpini tra quelle protagoniste della Campagna di Russia) passata dalla guerra, alla guerriglia. Sabotaggi, agguati &#8220;mordi e fuggi&#8221;, azioni di destabilizzazione del morale del nemico. Queste le attività portate avanti nei 20 mesi di guerra partigiana, dove non mancarono anche violenti scontri frontali. </p>



<p>Tra le figure più significative che militarono nella Osoppo: Renato Del Din &#8220;Anselmo&#8221;; Giancarlo Marzona &#8220;Piero&#8221;; Ferdinando Tacoli. Capi carismatici, tutti e tre caddero tra la primavera e l&#8217;estate del 1944: Dal Din nel corso di un attacco al presidio nazifascista di Tolmezzo, il 25 aprile; Tacoli il 6 luglio ad Adegliacco mentre, dopo un accerchiamento, copriva la ritirata dei suoi; Marzona il 15 agosto quando, fermato a un posto di blocco insieme a due compagni di azione, probabilmente a seguito di una precisa soffiata, venne trovato in possesso di armi e giustiziato a bordo strada. </p>



<p>La loro uccisione sconvolse e indignò la popolazione, spingendo ancora più giovani a salire in montagna per unirsi alla lotta partigiana tra le fila delle Osoppo.</p>



<p></p>
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		<title>Il grande gioco dell&#8217;Italia tra Africa e Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-dellitalia-tra-africa-e-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 14:15:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Giorgia Meloni arriva ad Algeri e lancia la visione di un&#8217;Italia hub euromediterraneo del gas a pochi giorni di distanza dalla fine della triplice puntata di Antonio Tajani tra Turchia, Tunisia (in questo caso con Matteo Piantedosi) e Egitto che ha visto il Ministro degli Esteri italiano dialogare a tutto campo coi partner dell&#8217;Italia. L&#8217;Italia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-dellitalia-tra-africa-e-mediterraneo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/AYXeeMG-80GHPb837Byu_ANSA-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Giorgia Meloni</strong> arriva <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/pi-gas-e-investimenti-meloni-vola-ad-algeri-e-lancia-piano-2108057.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ad Algeri</a> e lancia la visione di un&#8217;Italia <strong>hub euromediterraneo </strong>del gas a pochi giorni di distanza dalla fine della triplice puntata di <strong>Antonio Tajani</strong> tra Turchia, Tunisia (in questo caso con Matteo Piantedosi) e Egitto che ha visto il Ministro degli Esteri italiano dialogare a tutto campo coi partner dell&#8217;Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Italia e la grande strategia &#8220;africana&#8221;</h2>



<p>Sono queste le immagini di un attivismo diplomatico a tutto campo che vede Roma coinvolta pienamente nello scacchiere mediterraneo e guardare all&#8217;<strong>Africa e al Mediterraneo orientale </strong>come scenari decisivi per la sua politica estera.</p>



<p>Il governo Meloni sembra ereditare da quello di <strong>Mario Draghi</strong> la percezione dell&#8217;agone del Grande Mare come un&#8217;appendice strategica decisiva del campo atlantico in cui molte strategie sono delegate all&#8217;Italia. E aggiungere a questa prospettiva l&#8217;idea di un rinnovato protagonismo.</p>



<p>L’Italia sembra aver ritrovato una dimensione strategica, <a href="https://formiche.net/2023/01/meloni-ad-algeri-tajani-al-cairo-italia-protagonista-nel-mediterraneo/?amp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come nota <em>Formiche</em>,</a> presentando &#8220;una volontà spinta dall’interesse nazionale che ha ragioni sia politiche che economico-commerciali — come dimostra la presenza insieme a Meloni, oggi ad Algeri, del presidente di Confindustria <strong>Carlo Bonomi</strong> e il Ceo di Eni, <strong>Claudio Descalzi</strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dottrina Descalzi: l&#8217;energia perno del rapporto Italia-Africa</h2>



<p>L&#8217;ad del Cane a sei zampe è stato, a cavallo tra l&#8217;era Draghi e l&#8217;era Meloni, &#8220;pontiere&#8221; della nuova strategia africana dell&#8217;Italia. </p>



<p><strong>Descalzi,</strong> tra i manager preferiti da Meloni e favorito per sorpassare Enrico Mattei e divenire il primo ad di Eni in carica per più di nove anni se sarà confermato in primavera, ha dichiarato entusiasta di <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-internazionale/partner-affidabile-piano-dellitalia-sul-gas-2108303.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ritenere centrale Algeri:</a> &#8220;Bisogna pensare che solo due anni fa l&#8217;Algeria dava all&#8217;Italia circa 21 miliardi – ha dichiarato ai giornalisti il numero uno dell&#8217;azienda – adesso ne ha dati 25, arriveremo a 28 miliardi l&#8217;anno prossimo e poi nel 2024-25 supereremo ancora&#8221; questa quota. Per fare un paragone, prima della guerra russo-ucraina Mosca dava a Roma 33 miliardi di metri cubi l&#8217;anno. </p>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/energia/eni-lafricana-la-sponda-sud-per-superare-il-gas-russo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;Eni &#8220;africana&#8221;</a> di Descalzi</strong> si muove tra Algeria, Libia, Congo, Mozambico, Angola. E si proietta, assieme all&#8217;industria energetica italiana, nel cuore del continente oltre il Grande Mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ponte Italia-Africa via Algeria</h2>



<p>Roma è e deve continuare a essere ponte diplomatico e politico, valorizzando il proprio interesse: trasformarsi, cioè, in centrale di mediazione strategica per le grandi questioni che riguardano il Grande Mare. La mossa ad Algeri lo testimonia. &#8220;Abbiamo bisogno il più possibile di affrontare una situazione geopolitica difficile costruendo il più possibile ponti&#8221; e quello tra Italia e Algeri &#8220;è uno straordinario ponte che può tornare utile all&#8217;Europa intera per l&#8217;approvvigionamento&#8221; energetico, ha detto il presidente del Consiglio nelle dichiarazioni alla stampa ad Algeri insieme al presidente della Repubblica <strong>Abdelmadjid Tebboune.</strong></p>



<p>Meloni va a costruire ponti con il nuovo, principale fornitore di gas naturale (<a href="https://www.ilgiornale.it/news/economia-e-finanza/norvegia-sar-lepicentro-transizione-energetica-europea-2099564.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">assieme alla Norvegia</a>), ma non manca di creare relazioni vincenti col suo rivale strategico, il Marocco. L&#8217;Italia vive il Mediterraneo come sistema allargato: e così Tajani dialoga con Abd Fatah Al Sisi poche settimane dopo che, al Cop27 tenutosi proprio al Cairo, <a href="https://www.true-news.it/politics/meloni-lafricana-dalla-libia-alletiopia-la-nuova-frontiera-dellitalia" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Giorgia Meloni</strong> aveva avuto uno scambio a tutto campo col dittatore egiziano,</a> partner scomodo ma inevitabile, ma anche col premier etiope <strong>Abiy Ahmed</strong>, rivale del Cairo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nel Mediterraneo allargato sulla scia di Mattei</h2>



<p>L&#8217;Italia sa che il Mediterraneo non va solo da Gibilterra a Suez: è interesse mediterraneo anche custodire, libere e aperte, le rotte di navigazione che attraversano il Grande Mare. Ma anche creare sistemi energetici integrati. Per questo l&#8217;Italia fa sponda, su energia e difesa, con la Grecia. Ma costruisce rapporti anche con la Turchia, nazione centrale a cavallo tra Europa e Asia, per avere l&#8217;assenso di Ankara al <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/eastmed-e-gasdotto-della-pace-cosi-puo-nascere-lasse-roma-tel-aviv.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gasdotto EastMed.</a></strong></p>



<p>A ottobre<a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/pensare-grande-lezione-mattei-litalia-meloni-2079075.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Meloni nel suo discorso di insediamento aveva fatto</a> riferimento a <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Enrico Mattei</a></strong> e a una visione <a href="https://it.insideover.com/storia-2/bascape-27-ottobre-1962-i-misteri-sulla-morte-di-enrico-mattei.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prospettica su Mediterraneo,</a> Africa e interesse nazionale. Ora è compito del governo costruirla contribuendo a un Mediterraneo libero, sicuro e in cui il ruolo dell&#8217;Italia possa essere di equilibrio tra le parti e, al contempo, garante securitario contro i rivali dell&#8217;Europa. Riscoprendo la lezione strategica dell&#8217;Italia della Ricostruzione, che seppe avere nell&#8217;agenda mediterranea, nelle sue varie declinazioni, la priorità della politica estera. </p>



<p>Per <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/quirinale-e-mediterraneo-quando-il-colle-ha-guardato-al-mare-nostrum.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Amintore Fanfani</a></strong> e <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/lassassinio-di-aldo-moro-e-le-sue-conseguenze.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Aldo Moro</a></strong> il Mediterraneo era il terreno d&#8217;azione dell&#8217;originalità di politica estera della visione neoatlantista; per <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/il-ritorno-della-frontiera-dellapocalisse-il-mondo-e-lincubo-atomico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giorgio La Pira</a></strong> il &#8220;Grande Lago di Tiberiade&#8221; in cui creare un dialogo modello per l&#8217;epoca della Guerra Fredda; per <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giulio Andreotti</a> e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/italia-sovrana-di-bettino-craxi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bettino Craxi</a></strong> una linea di faglia del mondo bipolare dove far coesistere la natura decisiva del Paese e la sua natura di mediatore; per i comunisti il ponte tra Europa e Terzo Mondo, per i cattolici un laboratorio di ecumenismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rotta mediterranea dell&#8217;Italia</h2>



<p>Unendo in una bussola comune queste visioni <strong><a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/dossier/mattei-lepopea-di-un-italiano/realismo-di-mattei/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i decisori strategici della Prima Repubblica</a></strong>&nbsp;le misero a disposizione di un&#8217;agenda politica multivettoriale centrata sul Mediterraneo. L&#8217;Italia perseguiva la sicurezza energetica, promuoveva la libertà di commercio, lavorava alla prevenzione del terrorismo con Israele e il mondo arabo,<a href="https://it.insideover.com/politica/italia-vaticano-un-asse-centrale-per-la-diplomazia-e-il-soft-power.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in sponda col Vaticano</a> perseguiva un&#8217;ambiziosa diplomazia multilaterale giocando nelle intercapedini della Guerra Fredda. </p>



<p>Il rilancio di queste priorità e di una visione di sistema passa per la consapevolezza che l&#8217;<strong>interesse nazionale si gioca in <a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/dossier/interesse-nazionale/mediterraneo-italia-interesse-nazionale-marina-militare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">larga parte nelle acque del Mediterraneo</a></strong> e nelle sue propaggini. L&#8217;attivismo del governo Meloni sembra prendere contezza di tutto ciò e lavorare alla creazione di un&#8217;agenda. A cui, negli anni a venire, andrà data continuità per far prosperare l&#8217;interesse nazionale.</p>
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		<title>Bascapé, 27 ottobre 1962: i misteri sulla morte di Enrico Mattei</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/bascape-27-ottobre-1962-i-misteri-sulla-morte-di-enrico-mattei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 06:17:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1461" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Enrico Mattei con alcuni operai (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei-768x584.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei-1024x779.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Bascapé é un punto anonimo nella campagna pavese, un placido luogo dimenticato dalla storia fino a un tardo pomeriggio di ottobre del 1962. Il &#8220;caso Mattei&#8221; compie sessant&#8217;anni e possiamo chiamarlo, senza timori di smentite, con il suo nome: un omicidio. Enrico Mattei &#8211; questo è confermato giudiziariamente &#8211; non morì per una tragica fatalità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/bascape-27-ottobre-1962-i-misteri-sulla-morte-di-enrico-mattei.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1461" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Enrico Mattei con alcuni operai (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei-768x584.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Enrico-Mattei-1024x779.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Bascapé é un punto anonimo nella campagna pavese, un placido luogo dimenticato dalla storia fino a un tardo pomeriggio di ottobre del 1962. <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/pensare-grande-lezione-mattei-litalia-meloni-2079075.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il &#8220;caso Mattei&#8221; compie sessant&#8217;anni </a>e possiamo chiamarlo, senza timori di smentite, con il suo nome: un <strong>omicidio</strong>. <a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Enrico Mattei</a> &#8211; questo è confermato giudiziariamente &#8211; non morì per una tragica fatalità quando precipitò con il suo aereo privato nei cieli di Bascapé il 27 ottobre 1962. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I misteri sull&#8217;incidente di Mattei</h2>



<p>Quel giorno il Morane-Saulnier MS.760 Paris I-SNAP, avente al comando il pilota <strong>Irnerio Bertuzzi</strong>, ex asso degli aerosiluranti della Regia Aeronautica e dell&#8217;aviazione della Repubblica Sociale Italiana durante la Seconda guerra mondiale, e su cui Mattei viaggiava con il giornalista statunitense William McHale della testata Time–Life, incaricato di scrivere un articolo su di lui, si schiantò a pochi minuti dall&#8217;atterraggio all&#8217;aeroporto di Linate.</p>



<p>Viaggiando per strade sterrate e fangose, retaggio di un&#8217;Italia che fu, verso il <strong>Memoriale di Enrico Mattei</strong> a Bascapé si arriva a un piccolo sacrario nel luogo dello schianto dell&#8217;aereo. Ancora oggi sorvolato dalle rotte degli aerei che si dirigono verso lo scalo di Linate. Una coorte rettangolare di conifere circonda un prato al cui centro spicca una croce di pietra consumata dal tempo, con incisi sopra i nomi dei tre morti dell&#8217;incidente. Il luogo è di proprietà della Snam e formalmente interdetto al pubblico, ma anche nei giorni più uggiosi un continuo, per quanto mai travolgente, via vai di silenziosi pellegrini viene al cospetto del luogo in cui perse la vita il fondatore dell&#8217;Eni.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0076-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-373078" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0076-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0076-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0076-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0076-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0076-2048x1152.jpeg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0076-334x188.jpeg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0076-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>La croce consumata dal tempo che commemora i morti dell&#8217;esplosione dell&#8217;aereo di Mattei a Bascapé (foto dell&#8217;autore, ottobre 2022) </em></figcaption></figure>
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<p>A dominare è il <strong>vuoto e non è una questione da poco</strong>: il &#8220;vuoto&#8221; avvolge ancora gli eventi di quel tragico giorno in cui la Prima Repubblica restò orfana di uno dei suoi costruttori. Mattei è morto in un attentato: lo ha stabilito la magistratura italiana indagando sulla morte del giornalista <strong>Mauro De Mauro</strong>, che proprio per la sua attenzione al caso Mattei sarebbe stato assassinato per mano della Mafia siciliana e mandanti ignoti, e lo ha studiato con particolare attenzione il magistrato <strong>Vincenzo Calia</strong>, che a metà degli Anni Novanta riaprì la bollente inchiesta, trovò nuove piste ma non riuscì a chiudere il cerchio non riuscendo a mettere dei volti a quarant&#8217;anni di distanza dai fatti, archiviando l&#8217;inchiesta nel 2003.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La morte di Mattei anticipò la strategia della Tensione</h2>



<p>In un convegno di ex partigiani bianchi, tenuto a Salsomaggiore nel 1986, l&#8217;ex presidente del Consiglio democristiano <strong>Amintore Fanfani</strong> parlò espressamente di &#8220;abbattimento dell&#8217;aereo&#8221; di Mattei, raffigurandolo come &#8220;il primo gesto terroristico del nostro Paese&#8221; e il &#8220;primo atto della piaga» della violenza politica, poi esplosa su larga scala negli anni successivi&#8221; con la <strong><a href="https://insideover.ilgiornale.it/storia/la-strage-di-piazza-fontana-spiegata.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategia della Tensione</a> (1969-1974). </strong>Il timore di Fanfani era già ai tempi quella della perdita della memoria sul fronte del ricordo del suo compagno di avventura nelle fasi iniziali della Repubblica. Il &#8220;corsaro&#8221; Mattei con la coraggiosa strategia energetica garantì indipendenza e autonomia alla strategia economica, energetica e diplomatica del Paese nei quadri dettati dal <strong>neoatlantismo e dalla strategia mediterranea</strong> della Democrazia Cristiana.</p>



<p>La morte di Mattei è difficile  ancora oggi da imputare a un singolo personaggio o a una singola entità. Molti nemici personali e politici di Mattei avrebbero interesse a vederlo sparire. &#8220;Non avremo mai una confessione dell’omicidio di Mattei, quindi quella ferita non sarà mai chiusa&#8221;,<a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/interviste/eni-enrico-mattei-aresu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ha dichiarato l&#8217;analista geopolitico <strong>Alessandro Aresu</strong>,</a> che indica una traccia nel movente più credibile per la morte del fondatore dell&#8217;Eni: &#8220;Mattei era profondamente anticolonialista. </p>



<p>L’anticolonialismo gli conveniva, per rafforzare il suo profilo e la sua ambizione, ma ci credeva davvero. Quindi costruisce una sorta di&nbsp;<strong>falange” anticolonialista</strong>&#8220;, passante soprattutto per il sostegno all&#8217;indipendenza di Paesi come l&#8217;Algeria&nbsp;per rafforzare il coinvolgimento, il profilo e gli interessi di Eni in Mediterraneo e in Medio Oriente. Nel caso algerino, fa molto di più, perché a finanziamenti e armi per gli indipendentisti affianca anche la consulenza legale sulle trattative con la Francia&#8221;. In un gioco delle parti con il <strong>generale <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/storia/chi-era-charles-de-gaulle-lultimo-grande-di-francia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Charles de Gaulle</a></strong>, timoroso del protagonista italiano, affascinato dal capo dell&#8217;Eni ma a lui accomunato dal nemico trasversale dell&#8217;<strong>Organisation de l&#8217;Arméé Secreté (Oas)</strong>, l&#8217;esercito clandestino favorevole al mantenimento del ferreo controllo di Parigi sull&#8217;Algeria.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0079-1-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-373088" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0079-1-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0079-1-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0079-1-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0079-1-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0079-1-2048x1152.jpeg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0079-1-334x188.jpeg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0079-1-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Memoriale a Enrico Mattei a Bascapé</em></figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Oas, Cia, Mafia: chi ha ucciso Mattei?</h2>



<p>I terroristi francesi sono uno degli indiziati più importanti per la morte di Mattei, che Aresu definisce non a caso &#8220;<strong>martire d&#8217;Algeria</strong>&#8220;. Un altro sospettato sono elementi degli apparati di intelligence militare degli <strong>Stati Uniti</strong>, o loro frange deviate, che avrebbero agito su istigazione delle big del petrolio scottate dal dinamismo dell&#8217;Eni. Fu solo nel 1989, durante un interrogatorio del giudice istruttore<strong> Giovanni Falcone, </strong>assassinato nel 1992, che il primo grande pentito mafioso, Tommaso Buscetta, suggerì che il caso De Mauro e il caso Mattei fossero collegati e collegò a una manovra congiunta tra Mafia americana e settori della sicurezza nazionale la &#8220;commissione&#8221; dell&#8217;omicidio.  Buscetta aveva detto: &#8220;Uno dei cugini Greco [membri del massimo organo di governo della mafia, la Commissione, ndr] mi ha detto che Mattei è stato ucciso su richiesta dell&#8217;americana Cosa Nostra perché le sue politiche mettevano in pericolo importanti interessi in Medio Oriente. Dietro c&#8217;erano probabilmente le compagnie petrolifere americane&#8221;.</p>



<p>Mattei, negli anni, aveva iniziato un attacco frontale alle multinazionali nella seconda parte degli Anni Cinquanta. Le big del petrolio inizialmente lo trattarono con disprezzo e nel 1959 fu respinto nel tentativo degli americani di ottenere una partecipazione paritaria della sua Eni nel gruppo delle Sette sorelle. Dopo questa proposta, che gli americani consideravano quasi provocatoriamente impudente, <strong>Mattei si sedette con i capi degli stati petroliferi arabi,</strong> volò a Mosca e discusse di joint venture energetiche garantendo ai Paesi produttori tra il 50 e il 75% delle royalties. Inoltre, cercò anche di persuadere la nuova Comunità economica europea a muoversi in tali direzione.</p>



<p>In quest&#8217;ottica, Cosa Nostra avrebbe potuto svolgere un ruolo di manovalanza per conto terzi, elementi dei servizi Usa o Oas, solo se a sua volta avesse avuto un motivo ulteriore per compiere un delitto tanto grave capace di attrarre attenzioni notevoli sulla Sicilia. Ma Mattei aveva intenzione di portare la sua guerra al sottosviluppo fino in Sicilia. E questo la Mafia non poteva permetterselo.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0083-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-373089" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0083-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0083-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0083-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0083-1536x864.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0083-2048x1152.jpeg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0083-334x188.jpeg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/IMG-20221023-WA0083-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>La targa che ricorda Mattei nel comune ove trovò la morte</em></figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Mattei contro il complesso di inferiorità dell&#8217;Italia</h2>



<p>Anche in Sicilia i trivellatori dell&#8217;Eni avevano scoperto importanti giacimenti, e proprio il giorno prima della sua morte<strong>, Mattei era salito davanti a una folla enorme</strong> radunatasi a Gagliano Castelferrato, in provincia di Enna,<em> </em> e aveva invitato gli abitanti a riportare indietro i loro figli e fratelli emigrati: &#8220;Qui c&#8217;è lavoro per tutti&#8221;. È possibile che questo entusiasmo della gente in Sicilia sia stato il momento che ha suggellato la condanna a morte di Mattei aggiungendo anche la mano di Cosa Nostra ai possibili soggetti interessati ad eliminarlo: se avesse realizzato il suo progetto, se per la prima volta dopo secoli lo Stato fosse venuto alla ribalta come un benefattore aperto, i mafiosi – che fino ad allora avevano rivendicato il monopolio su ciò che le persone ottengono – si sarebbero sentiti pesantemente messi in un angolo. </p>



<p>Questo era Mattei, ricorda Aresu: &#8220;un uomo impetuoso, quindi in grado di rappresentare una stagione impetuoso della storia d’Italia, sicuramente il momento migliore dell’Italia unita. Era anche un uomo molto ambizioso, e ossessionato da un’idea: la liberazione di un complesso di inferiorità del nostro Paese rispetto al mondo&#8221;. </p>



<p>Questa idea fu molto importante per un Paese sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale e dove ci fu una guerra civile<strong>, dove Mattei si schierò apertamente, come partigiano bianco”.</strong>&nbsp;Un manager di Stato che &#8220;<strong>ha incarnato il miracolo italiano</strong>&#8221; e proprio per questo motivo si è fatto dei nemici potenti dentro e fuori il Paese. Tra chi voleva un&#8217;Italia subalterna e con la testa chinata. Tra chi non la voleva protagonista delle grandi reti del capitalismo globale. Tra chi voleva perpetrare le logiche dello sfruttamento. Il grande vuoto di Bascapé parla anche della loro sconfitta. Che si sostanziò con l&#8217;azione di Mattei e della classe dirigente coeva. Il gesto di reazione scellerato del 27 ottobre 1962, chiunque sia stato il mandante, rese felici molti. Ma non cancellò le imprese di Mattei, ancora vive a sessant&#8217;anni di distanza: l&#8217;impresa a partecipazione pubblica, garanzia della proiezione del sistema-Paese nel mondo; la concezione che l&#8217;<strong>Italia poteva vincere il complesso di inferiorità</strong>; la garanzia di poter competere nel mondo. Tutte dinamiche ancora vive e da tenere ben presenti oggi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/bascape-27-ottobre-1962-i-misteri-sulla-morte-di-enrico-mattei.html">Bascapé, 27 ottobre 1962: i misteri sulla morte di Enrico Mattei</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;eterno &#8220;vizietto&#8221; della Francia: tutte le ingerenze di Parigi</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/leterno-vizietto-della-francia-tutte-le-ingerenze-di-parigi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 14:15:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La vittoria elettorale del centrodestra italiano ha portato con sé il ritorno delle ingerenze politiche della Francia, Paese con cui l&#8217;Italia ha una relazione storica profonda e contrastata oltre che un&#8217;inevitabile partnership ma ai cui dirigenti, troppo spesso, manca l&#8217;acume di considerare l&#8217;Italia come un pari. Emmanuel Macron, in questa fase, memore di passati scivoloni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/leterno-vizietto-della-francia-tutte-le-ingerenze-di-parigi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/leterno-vizietto-della-francia-tutte-le-ingerenze-di-parigi.html">L&#8217;eterno &#8220;vizietto&#8221; della Francia: tutte le ingerenze di Parigi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220416002130866_dcb1a49528a6c7b79fa76ab97aaec4f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La vittoria elettorale del <strong>centrodestra italiano</strong> ha portato con sé il ritorno delle <strong>ingerenze politiche della Francia</strong>, Paese con cui l&#8217;Italia ha una relazione storica profonda e contrastata oltre che un&#8217;inevitabile partnership ma ai cui dirigenti, troppo spesso, manca l&#8217;acume di considerare l&#8217;Italia come un pari. <strong>Emmanuel Macron</strong>, in questa fase, memore di passati scivoloni è silente. Ma dopo il 25 settembre due autorevoli esponenti del suo governo hanno parlato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I ministri di Macron contro la Meloni</h2>



<p>Ha iniziato il 26 settembre, a risultato ancora caldo, la premier <strong>Elisabeth Borne</strong>. Intervenuta ai microfoni di&nbsp;<a href="https://www.bfmtv.com/politique/en-direct-la-premiere-ministre-elisabeth-borne-est-l-invitee-de-bfmtv-rmc-a-partir-de-8h15_LN-202209260103.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>RMC-BFMTV</em></a>, la premier transalpina è stata interpellata sull’esito del&nbsp;<strong>voto&nbsp;</strong>in Italia. “Mi rifiuto di commentare la scelta democratica del popolo italiano. Spetterà al presidente della Repubblica nominare il presidente o la presidente del Consiglio”,&nbsp;ha dichiarato la Borne, dichiarandosi pronta a collaborare con Giorgia Meloni, prima di assumere toni meno amichevoli: “Francia e Unione europea staranno attente al rispetto dei diritti umani e in merito all’<strong>aborto</strong>”, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/francia-e-ue-vigili-su-diritti-umani-monito-premier-francese-2070085.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha sottolineato</a> riferendosi alle polemiche del mondo progressista internazionale sulle posizioni di <strong>Giorgia Meloni</strong>, leader della coalizione. </p>



<p>Il 7 ottobre è stata la volta del ministro francese agli Affari Europei&nbsp;<strong>Laurence Boone</strong>,&nbsp;che ha detto di voler vigilare sul &#8220;rispetto dei diritti e delle libertà in Italia&#8221; ricevendo un coro unanime di critiche. &#8220;L&#8217;era dei governi che chiedono tutela all’estero &#8211; ha avvertito la leader di Fratelli d&#8217;Italia &#8211; è finita&#8221;. Una risposta secca, a cui va aggiunta la sintomatica presa di posizione del <a href="https://it.insideover.com/politica/il-quirinale-e-la-politica-estera.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Quirinale, garante negli ultimi anni della continuità dei rapporti italo-francesi</strong>.</a> &#8220;L&#8217;Italia sa badare a sé stessa nel rispetto della Costituzione e dei valori dell’Unione europea&#8221;, le parole fatte filtrare dal <strong>Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.</strong></p>



<p>La duplice ingerenza non è una novità, purtroppo. Dalla fine della Seconda guerra mondiale più volte la Francia ha guardato alla <a href="https://it.insideover.com/storia/limpero-latino-e-lutopia-di-un-asse-mediterraneo-tra-italia-e-francia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;sorella latina&#8221;,</a> che in momenti di lungimiranza strategica dovrebbe apparire come la gemella ideale per un&#8217;Europa centrata sul Mediterraneo e capace di arginare lo strapotere nordico, come a un partner di Serie B se non, addirittura, come a un satellite. Entrando a più riprese nella vita democratica del sistema-Paese. <strong>Poteri e contropoteri dello Stato francese hanno più volte visto nell&#8217;Italia un obiettivo</strong> su cui &#8220;speculare&#8221; per poter ottenere posizionamenti privilegiati sul fronte interno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In principio fu De Gaulle</h2>



<p>Già nel 1945 la Francia tornata libera sulla scia della vittoria degli Alleati dopo lo sbarco in Normandia e dell&#8217;avanzata dell&#8217;esercito della Francia Libera di <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/chi-era-charles-de-gaulle-lultimo-grande-di-francia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Charles de Gaulle</a> provò a muoversi per imporre una modifica territoriale alla nuova <strong>Italia democratica guidata da<a href="https://it.insideover.com/schede/storia/rovesciare-la-sconfitta-in-vittoria-la-lezione-di-de-gasperi-e-sforza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Alcide De Gasperi</a></strong> provando, con un colpo di mano, a impossessarsi della <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong>.</p>



<p>&#8220;Alla formula brutale ma franca di Tito la Francia sostituisce quella plebiscitaria&#8221; scrisse a De Gasperi l&#8217;Ambasciatore italiano a Parigi e futuro capo dello Stato <strong>Giuseppe Saragat paventando una mossa di Parigi</strong> per imporre, durante un&#8217;occupazione seguita alla caduta della Repubblica Sociale Italiana, l&#8217;annessione della Val d&#8217;Aosta. Ipotesi poi tramontata solo grazie alla concessione dello Statuto Speciale alla piccola terra del Nord-Ovest, ma che fino al Trattato di Parigi del 1947 a Parigi molti paventarono come possibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una mano francese dietro la morte di Mattei?</h2>



<p>Tornato al potere a capo della Quinta Repubblica De Gaulle restò affascinato, dopo il 1958, dall&#8217;energia e dalla visione politica del fondatore dell&#8217;Eni, <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Enrico Mattei</a></strong>, che era noto essere tra i maggiori finanziatori del Fronte di Liberazione Nazionale dell&#8217;Algeria in lotta contro Parigi. De Gaulle, che capì la natura improba della conservazione dell&#8217;ultima colonia d&#8217;Africa, poté chiudere un occhio sul fatto che in nome della caccia alle concessioni energetiche il &#8220;corsaro&#8221; marchigiano lavorava per smantellare la parte finale dell&#8217;impero metropolitano di Parigi. D&#8217;altro canto, però, non mancò di sottolineare il ruolo d&#8217;apripista che Mattei giocava per ridimensionare la prevalenza delle <strong>compagnie energetiche anglo-americane</strong>, aprendo spazi decisamente ghiotti anche per Parigi.</p>



<p>Non era dello stesso avviso l&#8217;<strong>Organisation de l&#8217;Arméé Secréte (OAS)</strong>, il gruppo terroristico che desiderava far pressioni sull&#8217;Eliseo per preservare a tutti i costi l&#8217;Algeria francese. E che per molti osservatori è la vera mano dietro la tragica morte di Mattei nell&#8217;incidente aereo di Bascapé del 27 ottobre 1962. Nell’ufficio dell’Eni di Roma in via Tevere la sera di venerdì 25 luglio 1961 giunse, a tal proposito, una lettera inquietante per Mattei: &#8220;L’Organisation de l’Arméè secrète, di cui avrete senz’altro sentito parlare in Algeria, e di cui conoscete certamente i mezzi di uccidere le persone fastidiose attraverso attentati (…) ha il piacere di farvi conoscere le decisioni che vi riguardano (…) di considerare come ostaggi e condannati a morte il commendator Mattei e tutti i membri della sua famiglia (moglie, figli eccetera). Questa decisione non sarà applicata che se, dopo questo avvertimento, il Signor Mattei continuerà le sue attività nefaste per la Francia e i suoi alleati&#8221;. L&#8217;ipotesi di una mano francese dietro la morte del fondatore dell&#8217;Eni e di una convergenza tra Oas e Cia per ucciderlo in quello che, lo ha testimoniato la giurisprudenza, non fu un incidente dettato da una tragica fatalità è stata da molti sottolineata.</p>



<p>Giulio Sapelli nel 2012 <a href="https://www.tempi.it/il-metodo-mattei-intervista-a-giulio-sapelli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in un&#8217;intervista a <em>Tempi</em> ha dichiarato a tal proposito</a>: &#8220;Mattei è stato ucciso dall’estrema destra francese, che lo aveva già minacciato di morte per l’appoggio che aveva dato e dava alla lotta degli algerini per la loro indipendenza&#8221;. &#8220;Non a caso&#8221;, ha scritto l&#8217;accademico torinese, &#8220;quell’attentato avviene nello stesso periodo dell’attentato a De Gaulle organizzato da quella stessa estrema destra; fortunatamente per il generale e per la storia della Francia quell’attentato non è andato a buon fine, ma quello contro <strong>Mattei </strong>– nel quale ha un ruolo importantissimo dal punto di vista della sua realizzazione la mafia italiana – invece riesce&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;dottrina Mitterrand&#8221;</h2>



<p>Tra i più continuativi e dolorosi casi di ingerenza francese nella vita pubblica italiana si segnala, invece, l&#8217;applicazione continuativa della <strong>dottrina giurisprudenziale di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-francois-mitterrand.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">François Mitterrand</a>, primo presidente socialista</strong> della Quinta Repubblica, che non concedere l&#8217;estradizione&nbsp;a persone imputate o condannate, ricercati all&#8217;estero per &#8220;atti di natura violenta ma d&#8217;ispirazione politica&#8221; commessi contro qualunque Stato, al di fuori di quello francese, qualora i responsabili avessero concesso esplicitamente di aver detto addio a ogni forma di violenza politica.</p>



<p>La dottrina era dovuta in particolar modo a una concezione propria dell&#8217;intellighenzia progressista francese che vedeva nei metodi di lotta al terrorismo di molti Stati europei una violazione dei principi democratici della Republique. Si sostanziò in una serie di decisioni che finirono per concedere di fatto un diritto d&#8217;asilo a ricercati stranieri che in quel periodo decisero di trasferirsi in Francia. L&#8217;Italia, per congiuntura geografica, fu <strong>il </strong>Paese più interessato da questa norma che resse dal 1985 al 2002 continuativamente con la protezione di Mitterrand e del successore gollista Jacques Chirac. Nel 2002 fu estradato <strong>Paolo Persichetti</strong>,<strong> </strong>ex membro delle<strong> Brigate Rosse, </strong>ma molti membri delle organizzazioni eversive in fuga da quelli che nei salotti parigini erano ritenuti essere i metodi &#8220;fascisti&#8221; del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della squadra di combattenti che piegarono l&#8217;eversione rossa e nera in Italia trovarono per decenni ospitalità.</p>



<p>Rinnegata nel 2002 dallo Stato francese, la dottrina Mitterrand trovò e trova ancora applicazione giurisprudenziale. Non più tardi di quattro mesi fa, il 29 giugno 2022, la Corte d&#8217;Appello di Parigi ha negato l&#8217;estradizione di dieci terroristi rossi che Macron aveva promesso di restituire all&#8217;Italia richiamandosi agli articoli 6 e 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle libertà fondamentali (certificanti la necessità di un &#8220;Equo processo&#8221; e del &#8220;Diritto al rispetto della vita privata e familiare&#8221;). Violando dunque i diritti di cittadini e famigliari delle vittime dei terroristi in Italia che aspettano da anni sia fatta giustizia ai loro cari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2011, il triplice fuoco francese contro Berlusconi</h2>



<p>Nel 2011 si ebbe l&#8217;apogeo delle ingerenze francesi contro Roma dopo la nascita dell&#8217;Euro nel 2002. Nicolas Sarkozy, che si era legato al dito le mosse del governo italiano per togliere all&#8217;esclusivo comando francese l&#8217;intervento contro la Libia nel marzo precedente, fu decisivo per spingere l&#8217;Unione Europea a togliere il terreno sotto i piedi al <strong>governo Berlusconi IV</strong>, al cui tracollo concorsero il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea guidati da due francesi: Christine Lagarde, oggi alla guida dell&#8217;Eurotower, e Jean-Claude Trichet.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/sarkozy-berlusconi-spread.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sarkozy spinse, assieme a Angela Merkel,</a> perché l&#8217;approvazione della Commissione Europea per gli sforzi di Berlusconi contro la crisi finanziaria venissero invertiti e i decisori francesi alla guida di Bce e Fmi concorsero a scatenare il clima di sfiducia verso Roma. In estate l&#8217;’azione del governo Berlusconi e del suo ministro dell’Economia <strong>Giulio Tremonti</strong> aveva ricevuto dal Consiglio europeo il 21 luglio un appoggio al drastico piano di contenimento di spesa e deficit promosso con la manovra d&#8217;emergenza. A ridosso di tale mossa però la Bce prima promosse due&nbsp;<a href="https://www.ecb.europa.eu/stats/policy_and_exchange_rates/key_ecb_interest_rates/html/index.en.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incauti rialzi del tasso di sconto, che crebbe dall’1% all’1,50%</a>, mandando nella bufera i Btp italiani in una fase in cui necessitavano di liquidità e poi mandò la famosa &#8220;letterina&#8221; a Berlusconi sulla necessità di impellenti riforme.</p>



<p>Seguì, al G20 di Cannes, l&#8217;affondo della Lagarde, fedelissima di Sarkozy, che evidenziò il &#8220;problema Italia&#8221;, perorò il commissariamento del Paese sotto la Troika, dichiarò la necessità di piani di emergenza da 70-80 miliardi di dollari per Roma. Il famoso sorriso sardonico di Sarkozy sulla credibilità di Berlusconi fece il resto, contribuendo a costruire il mito dell&#8217;isolamento internazionale del Cavaliere che altri protagonisti dell&#8217;epoca, dal premier spagnolo <strong>José Luis Zapatero al Segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner, hanno scritto nelle loro memorie di non aver riscontrato</strong>. Ma che risultò decisivo per la &#8220;sfiducia&#8221; dei mercati, la marea montante dello spread e la sostituzione di Berlusconi con Mario Monti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cattivi presagi?</h2>



<p>Al confronto con questi quattro casi le parole dei ministri francesi sembrano incidenti di percorso. Ma sono sintomatiche di un modo di pensare che spesso appanna i ragionamenti delle élite francesi. Anche Macron nel giugno 2018, pochi giorni dopo la nascita del governo gialloverde, parlò di <strong>&#8220;lebbra populista&#8221; </strong>in diffusione in Europa, salvo poi essere più cauto negli anni successivi. Oggi Roma e Parigi hanno l&#8217;interesse a cooperare contro il ritorno del rigore, il caro-energia, le minacce alla sicurezza del fianco Sud dell&#8217;Europa e a applicare il <strong>Trattato del Quirinale</strong>. </p>



<p>Ma se <strong>Giorgia Meloni </strong>si insedierà avendo di fronte pregiudizi come quelli dei due ministri francesi, sarà legittimo che a Roma torni il timore per settant&#8217;anni di rapporti controversi e<a href="https://it.insideover.com/politica/il-trattato-del-quirinale-e-il-futuro-della-sfida-francese.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> spesso conclusisi in ingerenze esterne.</a> A cui sommare la corsa, spesso predatoria, del capitalismo francese nella Penisola, che di certo non aiuta l&#8217;immagine transalpina in Italia. Chi ben comincia è a metà dell&#8217;opera: la Francia rischia di lavorare per fare dell&#8217;Italia un alleato meno limpido proprio nella fase in cui la cooperazione Roma-Parigi è più richiesta. E questo può essere un autogol in grado di indebolire l&#8217;Europa e l&#8217;agenda dello stesso presidente Macron.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/leterno-vizietto-della-francia-tutte-le-ingerenze-di-parigi.html">L&#8217;eterno &#8220;vizietto&#8221; della Francia: tutte le ingerenze di Parigi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Mattarella in Algeria ricorda l’Italia di Enrico Mattei</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mattarella-in-algeria-ricorda-litalia-di-enrico-mattei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Nov 2021 07:04:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’era una volta un’Italia che giocava un ruolo di primo piano nel Mediterraneo grazie a un uomo che rivoluzionò il modo di trattare con gli arabi, non più dall’alto in basso, ma alla pari. Quell’uomo si chiamava Enrico Mattei, il fondatore e presidente dell’Ente nazionale idrocarburi (Eni) che pagò con la vita la sfida alle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/mattarella-in-algeria-ricorda-litalia-di-enrico-mattei.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Sergio-Mattarella-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>C’era una volta un’Italia che giocava un ruolo di primo piano nel <strong>Mediterraneo</strong> grazie a un uomo che rivoluzionò il modo di trattare con gli arabi, non più dall’alto in basso, ma alla pari. Quell’uomo si chiamava <a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html">Enrico Mattei</a>, il fondatore e presidente dell’Ente nazionale idrocarburi (Eni) che pagò con la vita la sfida alle <strong>Sette Sorelle</strong>, il cartello a guida anglo-americana che dominava il mercato del petrolio internazionale, e al dominio coloniale della <strong>Francia</strong> in Nord Africa. Non è un caso che la <a href="https://www.quirinale.it/elementi/60758">visita di Stato</a> in Algeria del presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>, abbia reso omaggio al politico e industriale italiano con l’inaugurazione del “<a href="https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Mattarella-ad-Algeri-ad-Algeri-inaugura-un-giardino-dedicato-alla-memoria-di-Enrico-Mattei-9b88666d-8897-4be7-9a95-5ed454837cc1.html">Giardino Enrico Mattei</a>” nel municipio di Hydra, il quartiere residenziale delle ambasciate straniere di Algeri, alla presenza dell’Ad di Eni, Claudio Descalzi. “La figura di Enrico Mattei simboleggia in maniera molto forte l&#8217;amicizia lunga che c’è tra Algeria e Italia”, ha detto Mattarella nelle dichiarazioni alla stampa di fianco al presidente algerino, <strong>Abdelmajid Tebboune.</strong></p>
<h2>Missione storica e strategica</h2>
<p>Una visita di Stato, quella di Mattarella, che può ben definirsi <strong>storica</strong>. L’ultimo presidente italiano a recarsi nel Paese più grande del continente africano, grande tre e volte e mezzo il Texas, fu <strong>Carlo Azeglio Ciampi</strong> ormai <a href="http://presidenti.quirinale.it/Ciampi/dinamico/ContinuaCiampi.aspx?tipo=visita&amp;key=21342">18 anni fa</a>. Mattarella è stato inoltre il primo capo di Stato europeo a recarsi in Algeria &#8211; secondo fornitore di <strong>gas</strong> dell’Italia dopo la Russia &#8211; dall’insediamento alla presidenza algerina il 19 dicembre 2019 di Tebboune. La mossa del Quirinale è un <strong>dito nell’occhio</strong> alla Francia, ai ferri corti con le nuove autorità della sua ex colonia dopo le ultime <a href="https://www.nova.news/algeria-francia-i-politici-algerini-a-macron-ora-si-scusi-per-tutti-i-crimini-coloniali/">sparate</a> di <strong>Emmanuel Macron</strong>. Alle prese con una difficile campagna elettorale tesa a recuperare voti a destra, il capo dello Stato francese ha messo in dubbio “l’esistenza di una nazione algerina prima del 1830”, accusando le autorità algerine di aver “instaurato un regime militare fondato sull’odio nei confronti della Francia”. Tutta acqua al mulino dell’Italia, pronta a colmare il vuoto lasciato dai cugini d’Oltralpe partecipando al lucroso sviluppo dell’industria non-petrolifera dell’Algeria. Le basi di questa strategia saranno poste nel Vertice intergovernativo previsto per l’inizio del 2022 presieduto da <strong>Mario Draghi</strong> per la parte italiana e <a href="https://it.insideover.com/politica/lalgeria-si-affida-al-suo-draghi-per-risollevarsi.html">Aymen Benabderrahmane</a> per l’Algeria (entrambi ex governatori di banche centrali).</p>
<h2>Colpo alla Francia</h2>
<p>“L&#8217;Italia è l&#8217;unico Paese che ci è rimasto accanto nei momenti difficili. Abbiamo parlato della collaborazione economica, sapendo che in Italia c’è un’economia basata essenzialmente sulle piccole e medie imprese”, ha detto <strong>Tebboune</strong> nelle dichiarazioni alla stampa. Un concetto espresso solo <a href="https://www.nova.news/algeria-il-presidente-tebboune-per-noi-litalia-e-un-modello-da-raggiungere/">poche settimane</a> ai media algerini. “La nostra economia non assomiglia a quella francese ma a quella italiana: dobbiamo prenderla come modello”, aveva detto il capo dello Stato. E ancora: “l’Italia è una potenza economica mondiale nel campo delle piccole e medie imprese”, “l’Algeria vuole attirare capitali che circolano nell’economia sommersa e l’esperienza italiana ci affascina”, “dopo la Seconda guerra mondiale, gli italiani avuto il nostro stesso problema e sono riusciti a gestire questa situazione”. Una vera e propria dichiarazione d’amore, dunque, sfociata addirittura nel dono di un <a href="https://twitter.com/TSAlgerie/status/1457286008379162630?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1457286008379162630%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.rainews.it%2Fdl%2Frainews%2Farticoli%2FMattarella-ad-Algeri-ad-Algeri-inaugura-un-giardino-dedicato-alla-memoria-di-Enrico-Mattei-9b88666d-8897-4be7-9a95-5ed454837cc1.html">cavallo purosangue</a> a un sorpreso e divertito Mattarella.</p>
<h2>Africa e Europa</h2>
<p>Nel sue dichiarazioni in Algeria, Mattarella non ha lesinato una &#8220;tirata d&#8217;orecchie&#8221; a quella parte dell&#8217;<strong>Europa</strong> che finge di non vedere ciò che accade dall&#8217;altra parte del Mediterraneo, lasciando i Paesi della sponda sud alla mercé di fenomeni come le migrazioni irregolari, il terrorismo e i traffici illeciti. &#8220;L&#8217;Italia sospinge l’<strong>Unione europea</strong> a un rapporto sempre maggiore con i Paesi che si affacciano sul <strong>Mediterraneo</strong>, anche perché sono la porta per la collaborazione con il continente africano che per l&#8217;Europa è fondamentale. È nostra convinzione che il futuro di Africa ed Europa sia un futuro necessariamente comune. E in questo rapporto l&#8217;Algeria è un punto decisivo&#8221;, ha detto Mattarella. Non solo. &#8220;Europa e <strong>Africa</strong> sono due facce della stessa medaglia. Africani ed europei, insieme, possono fare dei due continenti una regione integrata, stabile politicamente, dinamica economicamente e intensa culturalmente. L’esempio offerto dagli eccellenti rapporti tra Algeria e Italia può essere di sprone nei rispettivi ambiti&#8221;.</p>
<h2>Dossier Sahara</h2>
<p>La stampa nazionale italiana ne ha parlato poco, ma la visita di Mattarella è avvenuta in un contesto di profonda tensione in Algeria per la crisi con il <strong>Marocco</strong>. Le autorità algerine hanno <a href="https://www.africanews.com/2021/11/04/algeria-blames-morocco-for-bombing-of-three-truck-drivers/">accusato</a> i vicini orientali di aver ucciso di tre camionisti algerini in un bombardamento con droni <strong>israeliani</strong> lungo la strada che collega Ouargla (nel sud dell’Algeria) a Nouakchott (la capitale della Mauritania), nella regione contesa <strong>Sahara occidentale</strong>. Interpellato sulla questione saharawi dal quotidiano <a href="https://www.elmoudjahid.dz/fr/l-evenement/le-president-de-la-republique-italienne-sergio-mattarella-a-el-moudjahid-l-algerie-restera-un-partenaire-central-174310"><strong>El Moudjahid</strong></a>, Mattarella ha dato una riposta sicuramente molto apprezzata dagli algerini e forse un po’ meno dai marocchini. “Stiamo seguendo molto da vicino la questione del Sahara occidentale. Abbiamo sempre sostenuto con convinzione il ruolo svolto dalle Nazioni Unite e, al riguardo, abbiamo appreso con soddisfazione la nomina del diplomatico italo-svedese <strong>Staffan de Mistura</strong> a inviato personale del segretario generale delle Nazioni Unite. È auspicabile che il suo impegno contribuisca, nonostante l&#8217;attuale situazione di tensione, alla ripresa dei negoziati diretti tra le parti in vista di una soluzione equa e duratura della questione, che tenga debitamente conto dei diritti del popolo saharawi. In questo contesto, sosteniamo il ruolo dell&#8217;Algeria e il suo attaccamento al quadro delle Nazioni Unite sul Sahara occidentale”. L’Italia, a ben vedere, potrebbe scendere in campo per trovare una soluzione a un problema che ha travalicato i confini dei due Stati ed ormai è diventato regionale.</p>
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		<title>Energia, reti e connessioni: il &#8220;momento Mattei&#8221; del settore elettrico per l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/energia-reti-e-connessioni-il-momento-mattei-del-settore-elettrico-per-litalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2021 06:56:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="elettrodotto sottomarino" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-2048x1361.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando tra gli Anni Cinquanta e Sessanta Enrico Mattei guidò l&#8217;Eni alla costruzione del suo ruolo di grande potenza del mercato del petrolio internazionale l&#8217;intero sistema-Paese italiano, fortemente assetato di energia a basso costo, fu valorizzato dalla centralità assunta da Roma tra il Mediterraneo, il Nord Africa, il Medio Oriente. La politica italiana, fortemente attenta a questi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/energia-reti-e-connessioni-il-momento-mattei-del-settore-elettrico-per-litalia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/energia-reti-e-connessioni-il-momento-mattei-del-settore-elettrico-per-litalia.html">Energia, reti e connessioni: il &#8220;momento Mattei&#8221; del settore elettrico per l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="elettrodotto sottomarino" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/Agenzia_Fotogramma_FGR842666-2048x1361.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quando tra gli Anni Cinquanta e Sessanta <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html" target="_blank" rel="noopener">Enrico Mattei</a> </strong>guidò l&#8217;Eni alla costruzione del suo ruolo di <a href="https://it.insideover.com/politica/le-lezioni-di-cavour-e-mattei-per-la-politica-estera-italiana.html" target="_blank" rel="noopener">grande potenza del mercato del petrolio internazionale</a> l&#8217;intero sistema-Paese italiano, fortemente assetato di energia a basso costo, fu valorizzato dalla centralità assunta da Roma tra il Mediterraneo, il Nord Africa, il Medio Oriente. La politica italiana, fortemente attenta a questi scenari, ebbe un volano nell&#8217;attività di ricerca di nuovi mercati da parte del Cane a sei zampe e nei legami che Mattei e il suo gruppo seppero costruire a livello politico ed economico.</p>
<h2>Elettrico e rinnovabili, sfida incrociata</h2>
<p>Oggigiorno, a vivere un potenziale &#8220;momento Mattei&#8221; è il settore dell&#8217;elettrico, strettamente legato alle aziende italiane attive nel campo delle rinnovabili. L&#8217;Italia è forte di due autentici colossi nel settore della distribuzione e della costruzione di reti infrastrutturali e di generazione, <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/industria-e-innovazione-litalia-puo-diventare-una-superpotenza-delle-rinnovabili.html" target="_blank" rel="noopener">Enel e Terna</a>, </strong>che stanno promuovendo dentro e fuori i confini nazionali investimenti miliardari, prossimi a ricevere un&#8217;ulteriore spinta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, e di una galassia di piccole e medie imprese, centri di ricerca, società di consulenza attive nel settore e competenze tecniche di assoluto valore. A cui si aggiunge un posizionamento favorevole al centro del <strong>Mediterraneo </strong>che è sempre più strategico anche per il campo della trasmissione elettrica, nuovo<a href="https://it.insideover.com/economia/i-nuovi-scenari-del-gas-nel-mediterraneo.html" target="_blank" rel="noopener"> fronte apertosi dopo la grande partita dei gasdotti.</a></p>
<p><a href="http://www.nuova-energia.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=3458&amp;Itemid=140">Come scritto su <i>Nuova Energia</i></a><i>,</i>“l’utilizzo di ingenti risorse energetiche sfruttabili per produrre energia solo dove queste si trovano (grosse centrali idroelettriche, campi eolici e risorse solari come nel caso di Nord Africa e Medio Oriente) richiede lo sviluppo di sistemi di interconnessione/trasporto anche di migliaia di chilometri” e la governance di una rete che presenta centinaia di nodi. Questa sfida rappresenta la grande partita dei nostri giorni per dare uno strutturato futuro alle rinnovabili.</p>
<h2>La Sardegna al centro del Mediterraneo</h2>
<p>Le nuove reti elettriche che connettono i mercati mediterranei al loro interno e aprono alle relazioni col <strong>Nord Africa</strong> sono tra le opere più strategiche della nuova geopolitica energetica. Esse possono fungere da abilitatore per permettere un sistema di generazione guidato dalle rinnovabili capace di essere efficace e efficiente, abbattere costi fissi e sprechi, permettere un efficace gestione del commercio dell&#8217;elettricità generata dalle rinnovabili (che hanno un potenziale di offerta non predeterminabile) tra diversi Paesi. La posizione geografica dell&#8217;Italia, la forza dei suoi attori e l&#8217;importanza del suo settore tecnologico sono altrettanti fattori dall&#8217;elevata valenza strategica in questa nuova fase che vede diversi progetti prender piede.</p>
<p>Uno di questi riguarda direttamente il fronte interno italiano ed è il <strong>Tyrrhenian Link</strong> che sarà costruito da Terna e permetterà la posa di un doppio cavo sottomarino da 950 km destinato a collegare la Sicilia con la Sardegna e la penisola italiana per dare vita a un nuovo corridoio energetico <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/lunga-epopea-storica-mediterraneo-crocevia-civilt-1963517.html" target="_blank" rel="noopener">al centro del &#8220;Grande Mare&#8221;. </a>Tyrrhenian Link utilizza la tecnologia <strong>High Voltage Direct Current (Hvdc)</strong> che consente il trasferimento di energia ad altissima tensione su lunghe distanze sfruttando il monitoraggio continuo delle reti; l&#8217;inclusione della Sardegna all&#8217;interno dei progetti di connessione può allargare all&#8217;isola dei nuraghi la centralità strategica di cui oggi già gode la Sicilia, tanto che nel <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-piano-italiano-per-la-transizione-energetica-prende-forma.html" target="_blank" rel="noopener">piano di <strong>Enel </strong>e di diverse strategie italiane per il Pnrr c&#8217;è la volontà di fare della Sardegna un hub &#8220;verde&#8221;.</a></p>
<p><a href="https://it.insideover.com/ambiente/coniugare-transizione-e-sviluppo-la-rivoluzione-di-cingolani-ambiente.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Roberto Cingolani</strong>, ministro della Transizione Ecologica del governo Draghi,</a> ha dichiarato che l&#8217;obiettivo dell&#8217;esecutivo è alzare a 4 a 8 terawattora la capacità di generazione dell&#8217;isola e in un&#8217;intervista a <a href="https://www.lanuovasardegna.it/regione/2021/07/09/news/intervista-con-il-ministro-cingolani-la-sardegna-sara-la-prima-isola-green-al-mondo-1.40477215" target="_blank" rel="noopener"><em>La Nuova Sardegna </em></a>ha proclamato ambiziosi obiettivi di connessione della transizione al rafforzamento produttivo e industriale del territorio: &#8220;non possiamo trasformare i nostri territori in aree solo turistiche. Possiamo renderli ancor più appetibili, questo sì, ma non a discapito delle produzioni, la nostra forza il nostro marchio nel mondo”.<a href="https://www.ft.com/partnercontent/enel/a-sunny-future-sardinia-is-a-green-lab-in-the-energy-transition.html?utm_source=FT&amp;utm_medium=Native" target="_blank" rel="noopener"> L&#8217;ad di Enel, <strong>Francesco Starace, </strong>intervenendo sul <em>Financial Times</em></a><em>, </em>ha invece fatto notare che il Tyrrhenian Link, che si punta ad attivare entro il 2030, e le opere a esso collegate potranno generare 4-5 miliardi di euro di investimenti e tra i 10 e 15mila posti di lavoro.</p>
<h2>Obiettivo Africa</h2>
<p>Ma non finisce qui. Il fronte dei rapporti tra Europa e Africa è altrettanto interessante per valutare le prospettive dei mercati energetici del futuro. Non è un caso che mentre Tyrrhenian Link prende forma sia allo studio la fattibilità di <a href="https://constructionreviewonline.com/news/feasibility-study-underway-for-elmed-mediterranean-italy-tunisia-interconnector/" target="_blank" rel="noopener">un altro interconnettore, <strong>Elmed, </strong>in grado di unire Italia e Tunisia, </a>espandendo il raggio d&#8217;azione dell&#8217;attuale cavo <a href="https://www.mdpi.com/1996-1073/11/6/1415/htm">che collega Marina di Ragusa all&#8217;isola di Malta. </a></p>
<p>Gli interconnettori euroafricani, a quindici anni dall&#8217;inaugurazione del <a href="https://www.cesi.it/technical-papers/linking-europe-to-africa-through-long-distance-hvdc-submarine-interconnectors-methodology-applied-to-the-feasibility-study-and-technical-challenges-to-be-overcome/" target="_blank" rel="noopener">primo sistema di questo tipo tra Marocco e Spagna, stanno aiutando</a> a generare nuove dinamiche di mercato in tutta l&#8217;area mediterranea. E la tecnologia italiana è presente ovunque si studiano nuovi progetti o entrano in funzione reti di ultima generazione. Roma ha messo il cappello <a href="https://www.euroafrica-interconnector.com/" target="_blank" rel="noopener">anche sul progetto dell&#8217;<strong>EuroAfrica Interconnector, </strong>un progetto</a> di collegamento tra i sistemi di Cipro, Egitto e Grecia passante anche per l&#8217;isola di Creta grazie alla partecipazione <a href="https://www.industrychemistry.com/cesi-consulente-per-euroafrica-linterconnettore-che-unisce-leuropa-allafrica/" target="_blank" rel="noopener">di Cesi, società multinazionale attiva nella consulenza sui servizi per l&#8217;efficientamento energetico, a sostegno del consorzio.</a></p>
<p>L&#8217;Italia è dunque centrale e protagonista di questo grande gioco energetico, che non a caso molto spesso si muove sulle stesse rotte che hanno animato la geopolitica del gas naturale negli anni scorsi. Il &#8220;momento Mattei&#8221; potrà prendere definitivamente piede quando politica e strategie energetiche si uniranno nel coltivare una comune agenda di sviluppo che sappia mettere al centro l&#8217;interesse nazionale, dando centralità in questo caso all&#8217;Italia intesa come produttore e piattaforma d&#8217;interscambio di energia e non più solo come consumatore. Valorizzando, in ogni caso, il ruolo del Paese come <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/dossier/interesse-nazionale/mediterraneo-italia-interesse-nazionale-marina-militare/" target="_blank" rel="noopener">piattaforma di confronto e connessione nel Mediterraneo.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/energia-reti-e-connessioni-il-momento-mattei-del-settore-elettrico-per-litalia.html">Energia, reti e connessioni: il &#8220;momento Mattei&#8221; del settore elettrico per l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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