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Quando tra gli Anni Cinquanta e Sessanta Enrico Mattei guidò l’Eni alla costruzione del suo ruolo di grande potenza del mercato del petrolio internazionale l’intero sistema-Paese italiano, fortemente assetato di energia a basso costo, fu valorizzato dalla centralità assunta da Roma tra il Mediterraneo, il Nord Africa, il Medio Oriente. La politica italiana, fortemente attenta a questi scenari, ebbe un volano nell’attività di ricerca di nuovi mercati da parte del Cane a sei zampe e nei legami che Mattei e il suo gruppo seppero costruire a livello politico ed economico.

Elettrico e rinnovabili, sfida incrociata

Oggigiorno, a vivere un potenziale “momento Mattei” è il settore dell’elettrico, strettamente legato alle aziende italiane attive nel campo delle rinnovabili. L’Italia è forte di due autentici colossi nel settore della distribuzione e della costruzione di reti infrastrutturali e di generazione, Enel e Ternache stanno promuovendo dentro e fuori i confini nazionali investimenti miliardari, prossimi a ricevere un’ulteriore spinta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, e di una galassia di piccole e medie imprese, centri di ricerca, società di consulenza attive nel settore e competenze tecniche di assoluto valore. A cui si aggiunge un posizionamento favorevole al centro del Mediterraneo che è sempre più strategico anche per il campo della trasmissione elettrica, nuovo fronte apertosi dopo la grande partita dei gasdotti.

Come scritto su Nuova Energia,“l’utilizzo di ingenti risorse energetiche sfruttabili per produrre energia solo dove queste si trovano (grosse centrali idroelettriche, campi eolici e risorse solari come nel caso di Nord Africa e Medio Oriente) richiede lo sviluppo di sistemi di interconnessione/trasporto anche di migliaia di chilometri” e la governance di una rete che presenta centinaia di nodi. Questa sfida rappresenta la grande partita dei nostri giorni per dare uno strutturato futuro alle rinnovabili.

La Sardegna al centro del Mediterraneo

Le nuove reti elettriche che connettono i mercati mediterranei al loro interno e aprono alle relazioni col Nord Africa sono tra le opere più strategiche della nuova geopolitica energetica. Esse possono fungere da abilitatore per permettere un sistema di generazione guidato dalle rinnovabili capace di essere efficace e efficiente, abbattere costi fissi e sprechi, permettere un efficace gestione del commercio dell’elettricità generata dalle rinnovabili (che hanno un potenziale di offerta non predeterminabile) tra diversi Paesi. La posizione geografica dell’Italia, la forza dei suoi attori e l’importanza del suo settore tecnologico sono altrettanti fattori dall’elevata valenza strategica in questa nuova fase che vede diversi progetti prender piede.

Uno di questi riguarda direttamente il fronte interno italiano ed è il Tyrrhenian Link che sarà costruito da Terna e permetterà la posa di un doppio cavo sottomarino da 950 km destinato a collegare la Sicilia con la Sardegna e la penisola italiana per dare vita a un nuovo corridoio energetico al centro del “Grande Mare”. Tyrrhenian Link utilizza la tecnologia High Voltage Direct Current (Hvdc) che consente il trasferimento di energia ad altissima tensione su lunghe distanze sfruttando il monitoraggio continuo delle reti; l’inclusione della Sardegna all’interno dei progetti di connessione può allargare all’isola dei nuraghi la centralità strategica di cui oggi già gode la Sicilia, tanto che nel piano di Enel e di diverse strategie italiane per il Pnrr c’è la volontà di fare della Sardegna un hub “verde”.

Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica del governo Draghi, ha dichiarato che l’obiettivo dell’esecutivo è alzare a 4 a 8 terawattora la capacità di generazione dell’isola e in un’intervista a La Nuova Sardegna ha proclamato ambiziosi obiettivi di connessione della transizione al rafforzamento produttivo e industriale del territorio: “non possiamo trasformare i nostri territori in aree solo turistiche. Possiamo renderli ancor più appetibili, questo sì, ma non a discapito delle produzioni, la nostra forza il nostro marchio nel mondo”. L’ad di Enel, Francesco Starace, intervenendo sul Financial Timesha invece fatto notare che il Tyrrhenian Link, che si punta ad attivare entro il 2030, e le opere a esso collegate potranno generare 4-5 miliardi di euro di investimenti e tra i 10 e 15mila posti di lavoro.

Obiettivo Africa

Ma non finisce qui. Il fronte dei rapporti tra Europa e Africa è altrettanto interessante per valutare le prospettive dei mercati energetici del futuro. Non è un caso che mentre Tyrrhenian Link prende forma sia allo studio la fattibilità di un altro interconnettore, Elmed, in grado di unire Italia e Tunisia, espandendo il raggio d’azione dell’attuale cavo che collega Marina di Ragusa all’isola di Malta. 

Gli interconnettori euroafricani, a quindici anni dall’inaugurazione del primo sistema di questo tipo tra Marocco e Spagna, stanno aiutando a generare nuove dinamiche di mercato in tutta l’area mediterranea. E la tecnologia italiana è presente ovunque si studiano nuovi progetti o entrano in funzione reti di ultima generazione. Roma ha messo il cappello anche sul progetto dell’EuroAfrica Interconnector, un progetto di collegamento tra i sistemi di Cipro, Egitto e Grecia passante anche per l’isola di Creta grazie alla partecipazione di Cesi, società multinazionale attiva nella consulenza sui servizi per l’efficientamento energetico, a sostegno del consorzio.

L’Italia è dunque centrale e protagonista di questo grande gioco energetico, che non a caso molto spesso si muove sulle stesse rotte che hanno animato la geopolitica del gas naturale negli anni scorsi. Il “momento Mattei” potrà prendere definitivamente piede quando politica e strategie energetiche si uniranno nel coltivare una comune agenda di sviluppo che sappia mettere al centro l’interesse nazionale, dando centralità in questo caso all’Italia intesa come produttore e piattaforma d’interscambio di energia e non più solo come consumatore. Valorizzando, in ogni caso, il ruolo del Paese come piattaforma di confronto e connessione nel Mediterraneo.

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