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L’Europa negli ultimi anni ha sconvolto i suoi mercati energetici al fine di rompere la dipendenza dalla Russia, finendo però per aumentare la sua bolletta energetica e di barattare una dipendenza per altre, da quella con gli Usa a quella verso Paesi come Algeria e Qatar. Di fronte a queste evidenze, è bene ricordare le lezioni della storia, soprattutto quella italiana. “La libertà di ricorrere alle fonti energetiche più convenienti è un principio rispondente ad una esigenza dell’economia europea ed è ormai largamente invocato negli ambienti nazionali ed internazionali”, inizia così Enrico Mattei nel suo Promemoria sulle importazioni petrolifere dall’Urss dell’Archivio storico dell’Eni per argomentare la necessità di acquistare petrolio a prezzi più convenienti. Queste riflessioni risalgono agli anni Sessanta del secolo scorso, ma sono ancora molto attuali viste le esigenze energetiche dell’industria del nostro Paese.

Enrico Mattei è stato forse il più grande dirigente di una azienda pubblica italiana di tutti i tempi, non a caso ha fondato e guidato l’Ente nazionale idrocarburi (Eni) fino alla sua morte avvenuta il 27 ottobre del 1962. La sua idea era di rendere l’Italia, un Paese povero di materie prime, indipendente dal punto di vista energetico, cercando anche di regolare i rapporti con gli alleati americani che vendevano all’aziende italiane il petrolio tramite le “sette sorelle”, ovvero sette multinazionali a stelle e strisce. Nel pieno della guerra fredda fra Usa e Urss, Mattei sceglie di contattare i produttori di petrolio sovietici per cercare di ottenere la materia prima a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli che offrivano le aziende americane. Nel 1958 ottiene un milione di tonnellate di petrolio sovietico in cambio di gomma sintetica prodotta nel Bel Paese e spedita in Russia. Secondo Mattei, questa operazione avrebbe reso all’Eni di diventare maggiormente indipendente dalle compagnie petrolifere americane che offrivano il prodotto a prezzi meno vantaggiosi e avrebbe permesso di aprire le porte del mercato russo ai prodotti di produzione italiana. Dall’altra parte dell’Atlantico, i rapporti fra Italia e Urss indispettiscono la presidenza statunitense di Eisenhower che teme la possibilità di perdere dalla propria orbita la penisola e di vedere altri paesi europei spostarsi verso est in cerca di materie prime e quindi inizia a fare pressioni sul governo italiano. 

La scelta di Mattei pare quasi come un “braccio di ferro” contro lo strapotere economico statunitense, nonché un atto di difesa nei confronti dell’Italia, infatti dichiara: “Le parlo come italiano: noi siamo e vogliamo rimanere fedeli all’Occidente. Ma perché ciò possa accadere dobbiamo essere trattati da amici e alleati, (…) anche sul piano economico”. I rapporti fra Italia e Russia nascono proprio con Mattei e proseguiranno nei decenni a seguire, anche dopo la morte del dirigente italiano. Mattei ci ha lasciato in eredità un legame storico con la Russia e l’idea di difesa degli interessi economici italiani, giocando con flessibilità all’interno delle prescrizioni delle alleanze geopolitiche militari. Una lezione da tenere a mente oggi, in tempi di scelte energetiche europee che hanno nettamente depotenziato l’Italia e la sua economia.

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