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Chi era François Mitterrand

François Mitterrand è stato il presidente più celebre della Quinta Repubblica francese dopo Charles de Gaulle, il più longevo, con quattordici anni consecutivi di permanenza al potere (1981-1995) e il primo socialista a ricoprire l’incarico dopo la riforma costituzionale promossa dal Generale. Figura politica di spessore nella sinistra transalpina, risultò inoltre centrale nel processo di integrazione europea compiutosi a cavallo tra gli Anni Ottanta e Novanta.

Nato a Jarnac, in Aquitania, nel 1916 Mitterrand, figlio di una famiglia borghese, cattolica e tradizionalista, discendente da un padre ferroviere divenuto poi produttore di aceto compì i suoi studi nella capitale Parigi: nel 1936 si laurea in lettere e nel luglio 1937 si diploma all’École libre des sciences politiques, la futura Sciences Po. Sempre nel 1937, consegue il diploma di studi superiori in diritto pubblico.

Nel 1939 la Seconda guerra mondiale lo vide arruolato per diversi mesi in fanteria nelle sonnolente opere di guarnigione al confine con la Germania nazista sulla Linea Maginot e poi, un anno dopo, fu fatto prigioniero durante l’invasione tedesca della Francia e la disfatta dell’esercito parigino. In prigionia abbandonò gradualmente la sua impostazione cattolica e tradizionalista cominciando ad abbracciare il socialismo che, dopo la sua liberazione, lo coinvolse emotivamente e politicamente tra il 1942 e il 1943, anni in cui Mitterrand divenne un giovane e promettente funzionario del nuovo regime di Vichy che governava la parte di Francia non occupata nel 1940 dai tedeschi. Le funzioni di Mitterrand, oltre a essere marginali, non comportavano rapporti diretti o indiretti con i nazisti, ma avevano a che fare con il reinquadramento e il ritorno al lavoro dei prigionieri di guerra. Negli stessi anni Mitterrand iniziò a fiancheggiare la Resistenza francese e, dopo aver conservato le sue funzioni per diversi mesi su ordine di Jean-Pierre Bloch, capo della sezione non militare del Bureau central de renseignement et d’action (BCRA, servizi segreti della France libre), all’inizio del 1943 entrò in clandestinità.

Divenuto noto col nome di battaglia “Morland”, Mitterrand viaggiò per conto della Resistenza in tutta la Francia cercando di organizzare gli ex prigionieri di guerra e ad Algeri ebbe anche un fugace incontro con de Gaulle.

Dopo la Liberazione e il governo provvisiorio di De Gaulle, Mitterrand si lanciò a tutto campo in politica. Dal 1946 fu membro dell”Unione Democratica e Socialista della Resistenza, partito di centro-sinistra fondato nel 1945 da esponenti non comunisti del Movimento di liberazione nazionale, la Resistenza interna. Il progetto era di creare un Partito Laburista francese che ricomprendesse anche altre formazioni non comuniste ma il piano fallì a causa della nascita della Sezione Francese dell’Internazionale Operaia (Sfio), antesignana del Partito Socialista attuale, e dell’affermarsi del Movimento Repubblicano Popolare, d’ispirazione democristiana, che guidò i governi della Quarta Repubblica con figure del calibro di Robert Schuman, Georges Bidault e Pierre Pflimlin.

A partire dal 1946 Mitterrand iniziò una carriera istituzionale che, prima dell’elezione all’Eliseo, lo avrebbe portato a ricoprire per ben undici volte incarichi ministeriali. A soli trentuno anni fu, nel 1947, scelto come ministro degli ex Combattenti e delle Vittime di guerra di Francia dal premier socialista Paul Ramadier e mantenne l’incarico fino al 1948 anche durante il governo Schuman. In quegli anni, la coalizione che andava dal centro democratico all’Udrs ebbe modo di esprimere, per poco più di un anno, come premier un esponente del partito di cui faceva parte Mitterrand, René Pleven, in carica dal 1950 al 1951.

Pleven nominò Mitterrand ministro della Francia d’Oltremare e, soprattutto, promosse la poi non concretizzatasi Comunità europea di Difesa (Ced) assieme ad Alcide de Gasperi e Konrad Adenauer, profondamente avversata dai sostenitori di de Gaulle. Mitterrand ebbe modo dunque di conoscere con mano la situazione del mondo coloniale al tramonto, che presto si sarebbe manifestata con le guerre di indipendenza di Algeria e Indocina e con il flop franco-britannico a Suez, e di iniziare a cancellare dalla sua visione politica il mito del Generale, di cui sarebbe presto diventato avversario.

Mitterrand criticò l’uso della tortura in Algeria, chiese condizioni di trattamento più umane per gli africani governati dalla Francia, soprattutto si schierò contro il richiamo al potere di de Gaulle, da lui paragonato a un dittatore in fieri, nel 1958. La nascita della Quinta Repubblica lo colse nel pieno della polemica col Generale, ma isolato nel suo ambiente di cui era una voce critica. Il 1959 vide Mitterrand respinto dall’associazione al Partito Socialista Autonomo (Psa), una nuova formazione politica promossa da personalità fuoriuscite dalla SFIO come Michel Rocard, futuro maestro del presidente Emmanuel Macron, in disaccordo con i cedimenti dell’ex presidente del Consiglio Guy Mollet nei riguardi di De Gaulle, alla quale aderì pure un alleato di Mitterand, l’ex presidente del Consiglio radicale Pierre Mendès France sotto cui il politico aquitano era stato titolare della Giustizia. Lo stesso anno, subì un attentato fallimentare dell’Oas, l’organizzazione terroristica che difendeva il controllo francese sull’Algeria.

Sconfitto da de Gaulle nel 1965 al ballottaggio nelle elezioni presidenziali, guidò la reazione politica alle istanze della protesta studentesca tre anni dopo, facendo sì che dal Maggio Francese si avviasse l’onda lunga per l’uscita dell’anziano Generale dal potere. Eletto nel frattempo sindaco di Château-Chinon, in Borgogna, carica che manterrà fino al 1981, Mitterrand fu chiamato a essere membro del neonato Partito Socialista e a guidarlo nel 1971. Da segretario operò una svolta netta a sinistra, interiorizzando una critica al capitalismo e al sistema di potere repubblicano che consolidò l’alleanza a Sinistra col Partito Comunista. Ciononostante, le elezioni del 1974 videro Mitterand nuovamente sconfitto di misura alle elezioni presidenziali contro Valéry Giscard d’Estaing, ma raccogliendo il 49,2 % dei voti al secondo turno il leader socialista si convinse che il gioco maggioritario del presidenzialismo ptoesse consentire alla sua formazione di arrivare al potere favorendo un’alternanza nel bipolarismo non conosciuta in altri Paesi europei. Nel 1981 tale previsione si sarebbe avverata.

Mitterrand riuscì a essere eletto nel 1981 cavalcando la protesta elettorale contro la fine del lungo trentennio di ripresa postbellica, la crescente conflittualità sociale, il graudale declino a sinistra del Partito Comunista che rese le ricette socialiste sempre più popolari. La sostanziale rottura del fronte comune delle sinistre, la necessità di risposte concrete sul lavoro, la crescita, l’inflazione, l’esaurimento dell’onda lunga del gollismo favorirono Mitterand nella seconda sfida con Giscard. L’ex ministro socialista, vinto il congresso di Metz del 1979 contro Roccard, non lo mise all’angolo ma incorporò dalla destra socialista un richiamo esplicito alla conquista dei voti moderati e centristi, soprattutto extraurbani, decisivi per la vittoria al ballottaggio. Mitterand si servì del consiglio di un esperto pubblicitario come Jacques Séguéla, che gli suggerì lo slogan divenuto famoso della sua campagna elettorale: “La forza tranquilla”, formula presa da un celebre discorso di Léon Blum del 1936.

A fianco del futuro presidente iniziò ad affermarsi come “eminenza grigia” il banchiere ed economista 38enne Jacques Attali, che in precedenza ispirò sottobanco la finta candidatura del comico Coluche, una sorta di antesignano transalpino del grillismo, che con la sua polemica incendiaria tra fine Anni Settanta e inizio Anni Ottanta concentrò il fuoco delle critiche contro l’establishment gollista, favorendo dunque la creazione della figura di Mitterrand come alternativa credibile.

Mitterrand nel maggio 1981 battè in volata Giscard con un margine di poco ampio a quello con cui aveva perso sette anni prima: il 51,76% contro il 48,24% dello sfidante, a cui aveva fatto difetto il sostegno del rivale in campo di centrodestra Jacques Chirac. Alle successive elezioni legislative i Socialisti, a cui si erano aggiunti i radicali di sinistra nelle liste, stravinsero conquistando la maggioranza assoluta dei seggi, 283 su 488, dell’Assemblea Nazionale, che sommati ai 44 del Partito Comunista Francese oramai subalterno a Mitterrand consentiva al presidente una navigazione di governo tranquilla.

Nominando il socialista moderato Pierre Mauroy, sindaco di Lille, a capo di un governo allargato ai comunisti Mitterrand dimostrò la sua volontà di tenere dentro alla sua attività operativa tutte le anime della sinistra. L’agenda presidenziale partì spedita: tra il 1981 e il 1984 fu abolita la pena di morte, si procedette alla nazionalizzazione di banche e di grandi gruppi industriali, alla rinegoziazione dei contratti di lavoro con ritocchi al rialzo dei salari nel lavoro pubblico, al potenziamento del welfare. In campo economico e finanziario, però, Mitterrand iniziò a abbracciare la dottrina economica del neoliberismo trionfante nel Regno Unito thatcheriano e negli Usa reaganiani provando a governarli da sinistra con il ministro dell’Economia, e futuro presidente della Commissione Europea, Jacques Delors.

Delors inizialmente promosse una serie di nazionalizzazioni, previste dal programma di governo concordato con il Partito comunista. In seguito sulla scia dell’aumento dell’inflazione e della presa di forza delle tesi neoliberali favorì una politica di rigore, abolendo la scala mobile dei salari nel 1982. Si venne perciò a creare uno strano ibrido: un governo di sinistra che a seconda delle dinamiche dominanti promuoveva contemporaneamente misure stataliste e misure in controtendenza con tale dettame.

In campo di politica estera, Mitterrand in questa fase preparò il terreno e fu tra i protagonisti assieme a Helmuth Kohl e Bettino Craxi del percorso che nel 1987 portò all’Atto Unico Europeo, premessa per Maastricht e la nascita dell’Unione europea. Parallelamente, sostenne assieme agli Usa la forza multinazionale inviata in Libano per calmare il Paese dopo la guerra civile.

Nel 1984 i comunisti ruppero con Mitterrand e due anni dopo le elezioni legislative sancirono una vera e propria disfatta per la sinistra: i socialisti, pur rimanendo partito di maggioranza relativa, persero 70 seggi e il centro-destra a trazione gollista potè formare una maggioranza parlamentare autonoma. Chirac, volto più riconosciuto nell’opposizione, formò un governo di coabitazione col presidente e nel 1988 fu il suo sfidante alle elezioni presidenziali: Mitterrand vinse (54% contro 46%) ma la sua azione di governo nel secondo mandato fu fortemente condizionata dalla capacità di mediazione andata via via sfarinandosi dentro al partito e dalla precaria condizione di salute legata all’aggravarsi del cancro alla prostata che lo affliggeva dal 1982.

Affidato all’ex rivale Rocard la guida del governo (1988-1991) aperto a tecnici e centristi che spostarono verso il liberalismo le proposte politiche dei socialisti Mitterrand a livello internazionale vide il crollo del Muro di Berlino coglierlo impreparato. Per un anno e mezzo il presidente temette l’ipotesi della riunificazione tedesca oscillando tra disegni antitedeschi non sostenuti dalla storia e la volontà di rendere l’Europa postcomunista un feudo francese. L’unificazione fu dunque concessa a patto di un’accelerazione sul processo di creazione dell’Unione Europea. La Germania europea, però, creò un’Europa tedesca negli anni successivi all’uscita di scena di Mitterrand.

La Francia di Mitterrand operò inoltre un processo di riavvicinamento geopolitico agli Usa partecipando alla Guerra del Golfo nel 1991 e alle missioni jugoslave per la pacificazione dei Balcani. Fu fortemente accusato, invece, per il sostegno dato nel 1994 al regime Hutu che si macchiò del genocidio ruandese e per una politica africana fortemente “neocoloniale” che contraddiceva le illuminate critiche verso tali mosse promosse da giovane ministro.

Gli ultimi anni di presidenza, tra il 1992 e il 1995, furono segnati dalla frantumazione della compattezza socialista, da una serie di scandali, da una difficoltà nella crescita economica, dalle incertezze sociali e da un calo della popolarità del presidente: Mitterrand provò a nominare la prima donna premier, Edith Cresson, per segnare una discontinuità, ma il suo governo naufragò in dieci mesi tra il 1991 e il 1992 dopo una serie di disfatte politiche ai voti locali. Fine ancor più tragica fece l’ex ministro dell’economia Pierre Bérégovoy chiamato a sostituirla tra il 1992 e il 1993. L’acutissima campagna di stampa contro la presidenza, le tensioni del dibattito post-Maastricht, le accuse di indecisione rivolte al malato Mitterrand e al suo capo di governo acuirono la depressione di Berégovoy che, dopo una durissima batosta subita dalla maggioranza presidenziale alle legislative del marzo 1993 (la destra vinse oltre l’80% dei seggi dell’Assemblea Nazionale) fu accusato di essere il responsabile della debacle e si suicidò nel maggio successivo.

Mitterrand lasciò il potere nel maggio 1995, quando a succedergli fu Chirac, vincitore delle elezioni presidenziali. E proprio Chirac, appena otto mesi dopo, annunciò alla nazione il decesso dell’80enne ex presidente avvenuto nel gennaio 1996. Con Mitterrand la Francia perdeva un presidente significativo, un leader che aveva avuto l’indubbio merito di mantenere la protesta della sinistra contro l’era gollista entro canali democratici e di aver dimostrato empatia verso le richieste della popolazione resa insicura dai mutamenti politici, sociali economici, pur con tutte le indecisioni che ne avevano costellato il cammino. Mitterrand è tuttora oggi, dopo de Gaulle, ritenuto il più significativo presidente della Quinta Repubblica. Ma la durata ultradecennale del suo mandato segnala le strettoie a cui possono andare incontro, sul lungo periodo, uomini investiti dell’autorità totale garantita al “monarca repubblicano” dell’Eliseo.