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Una rivoluzione silenziosa che denota un grande cambio di prospettiva: dopo le dichiarazioni d’intenti e un lavoro pragmatico sul Piano nazionale di ripresa e resilienza Roberto Cingolani sta dando applicazione concreta alla sua visione per la transizione ecologica. Il super-ministero creato nel quadro del governo Draghi e guidato dal fisico, ex direttore dell’Istituto italiano di tecnologia e della ricerca di Leonardo ha da poco assunto la fisionomia che dovrà orientarne la condotta.

Il Ministero per la Transizione Ecologica (Mite) di Cingolani poggia sulla tripartizione delle competenze tra tutela delle risorse naturali, sviluppo sostenibile e affari energetici. Avvicinandosi ora maggiormente a una versione mirata del Ministero dello Sviluppo Economico che a quello dell’Ambiente, il Mite riflette una premessa fondamentale: quella della transizione sarà una partita lunga.

Di conseguenza servirà muoversi con attenzione sull’intera filiera dei progetti ambientali ed energetici e promuovere azioni che sappiano sia guidare l’Italia verso l’era del dominio delle energie rinnovabili e della lotta a tutto campo al cambiamento climatico sia gestire la fase attuale. In questo contesto il pragmatismo del ministro si inserisce in una visione chiara che mira a incentivare la produzione di tecnologie innovative e settori di sbocco per le nuove materie di riferimento della transizione.

E così il Mite prova a agire su più orizzonti temporali. Sul breve-medio periodo Cingolani ha invertito l’ambientalismo del no a stampo pentastellato e dato il via libera a sette nuovi progetti di estrazione del gas naturale attraverso trivellazioni marittime dall’Adriatico alla Sicilia; “Se dobbiamo decarbonizzare – ha detto Cingolani in conferenza stampa al G20 sull’ambiente di Napoli – dobbiamo stabilizzare l’energia da rinnovabili. Di contro, la domanda di energia richiede gas almeno fino a che le rinnovabili non riusciranno a garantire adeguata copertura”. al contempo, il Mite sta strutturando una ventina di interventi in grado di avviare il Pnrr entro la fine dell’estate, riguardanti l’impiantistica nelle isole minori, il Po, le aste per le rinnovabili, la costruzione di smart grid. E nel frattempo si lavora anche a progetti come il piano di cattura e stoccaggio del carbonio proposto da Eni per produrre idrogeno blu nel porto di Ravenna o un interessante progetto di Enel centrato sulla Sardegna, Tyrrhenian Link, che nelle intenzioni del gruppo di Francesco Starace fornirà energia elettrica all’isola dei nuraghi collegando Sardegna, Sicilia e Campania e inserirà a pieno titolo e senza vincolo alcuno la Sardegna nella rete nazionale, chiudendo il cerchio ideale di collegamenti e permettendo all’isola di contemplare un futuro più sostenibile beneficiando dell’aggancio alle infrastrutture di trasmissione più avanzate.

E proprio la Sardegna potrà essere in prospettiva il laboratorio della nuova agenda che mira a coniugare sostenibilità e sviluppo. Mostrando come la transizione ecologica non sia necessariamente in contrasto con la creazione di nuovi posti di lavoro e opportunità e, anzi, possa rappresentare un volano di sviluppo. La Sardegna, nella proposta del Mite di Cingolani, grazie al Thyrrenian Link e all’economia di scala generata dallo sfruttamento delle rinnovabili potrà diventare un hub verde nel cuore del Mediterraneo. Oggi l’isola genera solo 4 terawattora l’anno da rinnovabili e come Cingolani ha ricordato parlando a La Nuova Sardegna in Italia come sistema-Paese “aggiungiamo ogni anno nel sistema 0,8 gigawatt di rinnovabili: per raggiungere i target dobbiamo installarne da subito 8 ogni anno” con i nuovi progetti di sviluppo. “Per la Sardegna”, ha dichiarato il ministro, “forse basta raddoppiare o triplicare le attuali capacità”. Quale l’obiettivo di fondo? Rendere sostenibili i trasporti, le abitazioni ma soprattutto le produzioni industriali della regione: “non possiamo trasformare i nostri territori in aree solo turistiche. Possiamo renderli ancor più appetibili, questo sì, ma non discapito delle produzioni, la nostra forza il nostro marchio nel mondo”.

Restano aperti altri dossier: ad esempio Cingolani non ha ancora definito in che misura punterà in futuro a parlare di un rilancio degli investimenti in energia nucleare e, pur avendo indicato ai margini del G20 Ambiente in 12 milioni il numero di auto inquinanti presenti in Italia non ha ancora promosso ufficialmente la strategia volta a incentivare l’abbattimento dell’impatto ambientale del parco-mezzi nazionale. Ma come il ministro ama ripetere non è con gli editti che si farà la transizione, che dovrà emergere dal sistema economico, produttivo e tecnologico. Mese dopo mese, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, grazie a progetti ben mirati in grado di sposare e far mediare tutela ambientale e sviluppo. Un obiettivo che il Mite si è posto come Stella polare.

 

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