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Eni è in prima linea per guidare la strategia di diversificazione energetica dell’Italia la cui necessità è stata posta in essere dal rischio di un’interruzione delle critiche forniture di gas e petrolio dalla Russia. E la via per la diversificazione del Cane a sei zampe punta direttamente all’Africa.

Dalla sponda Sud del Mediterraneo all’Africa profonda, tra nuove infrastrutture, Gnl e piani di decarbonizzazione Eni sta agendo da punta di lancia dell’interesse energetico italiano alla prova della tempesta d’Ucraina. Parola d’ordine: diversificare. E diversificare gli approvvigionamenti di Eni significa cambiare le rotte strategiche del nostro Paese.

L’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi sta da tempo agendo come un vero e proprio “ministro dell’Energia” dell’Italia. Il 12 marzo scorso Descalzi ha accompagnato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio in una visita in Congo e Angola finalizzata a completare accordi-quadro per le forniture energetiche dei due Paesi dell’Africa occidentale all’Italia. Il 31 marzo, invece, Descalzi, ha incontrato il presidente della Repubblica araba d’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi e il ministro del Petrolio e delle Risorse minerarie, Tarek El-Molla, per discutere delle attività di Eni nel paese e delle aree di comune interesse e collaborazione. Nel colloquio è stato affrontato il tema della produzione di gas naturale e dell’esportazione di Gnl, ambiti in cui l’Egitto ha acquisito un ruolo centrale nel Mediterraneo dalla scoperta di Zohr da parte di Eni e grazie allo strategico impianto di rigassificazione di Damietta. Il 3 aprile, infine, a esser destinataria è stata l’Algeria, nazione strategica nel Maghreb: Descalzi ad Algeri si è confontato con il Primo Ministro Aymen Benabderrahmane e il Ministro dell’Energia, Mohamed Arkab, per fare il punto sulle attività nel Paese e per discutere dell’attuale crisi energetica, rispetto alla quale la partnership con il colosso di Stato Sonatrach è già al lavoro per definire le ulteriori opportunità di approvvigionamento di gas verso l’Italia. Descalzi è stato poi ricevuto dall’ad di Sonatrach, Toufik Hakkar per affrontare i temi dell’approvvigionamento, passando in rassegna le iniziative in corso a breve e medio termine per aumentare le forniture del gasdotto TransMed/Enrico Mattei.

Descalzi farà da apripista a Mario Draghi. Il quale nella giornata del 10 aprile volerà ad Algeri nel quadro dell’offensiva diplomaticà avviata dal governo avente l’obiettivo di rafforzare gli accordi con il Paese nordafricano, incrementare l’approvvigionamento di gas per sostituire almeno in parte quello di provenienza russa ed evitare quindi di finanziare la guerra di Putin. Una strategia che proseguirà nei prossimi mesi e che, secondo quanto si è appreso dalle agenzie, porterà a breve il presidente del Consiglio a visitare Angola e Congo già entro la seconda metà di aprile.

“Eni l’Africana” apre dunque le porte alla strategia del governo. E la madre di tutte le battaglie è quella di Algeria. Nazione cruciale nei destini energetici del Paese, già cara a Enrico Mattei che nel sostegno all’indipendenza dell’ex colonia francese impegnò molte risorse del Cane a sei zampe. “Oggi”, nota Il Messaggero, “acquistiamo dal Paese africano circa 20 miliardi di metri cubi l’anno che ci arrivano attraverso il gasdotto Transmed, che a pieno regime può trasportare fino a 30 miliardi di mc. Ma è possibile che l’Algeria possa incrementare le forniture all’Italia di altri 10 miliardi di metri cubi l’anno? Visti le condizioni di partenza, forse la stima più realistica è 3 miliardi”, che comunque rappresenterebbero circa l’11% della dipendenza dal gas russo che va ridimensionata e che i calcoli di Inside Over hanno sottolineato poter essere colmabile almeno per una quota di 26,5 su 33 miliardi di metri cubi.

In quest’ottica, l’Italia può sfruttare la debolezza di un Paese che, pur essendo alleato in Ue sul fronte del rifiuto dell’austerità, è rivale nel Mediterraneo occidentale: la Spagna, il cui premier Pedro Sanchez riaprendo al dialogo col Marocco, nemico numero uno di Algeri, ha subito le ritorsioni del grande Paese nordafricano. Di recente Sonatrach avrebbe ufficialmente deciso di rivedere il prezzo di vendita del gas alla Spagna, aggiustandolo secondo gli attuali prezzi del mercato mondiale. Secondo il quotidiano nordafricano El Watan, che cita proprie fonti, la compagnia statale algerina ha attivato le clausole di indicizzazione che prevedono una revisione del prezzo di vendita nel contratto a lungo termine tra Algeri e Madrid ogni due anni. Il giornale algerino riferisce che la parte algerina intende sfruttare l’impennata dei prezzi del gas, in coincidenza con la guerra in Ucraina, per rivedere i prezzi con la parte spagnola, con la quale i rapporti si sono deteriorati nelle ultime settimane, a causa del cambio della politica estera del premier Pedro Sanchez sul dossier del Sahara occidentale. In quest’ottica, potrebbe esser dirottato verso l’Italia parte del flusso attraverso gasdotto ad alta capacità Maghreb-Europe (Meg) Algeria-Marocco-Spagna.

Ultima opzione di potenziamento dei flussi gasieri tra Africa, Mediterraneo e Italia potrebbe esser “Nigal, un gasdotto con una capacità di 30 miliardi di metri cubi l’anno”, nota Il Messaggero: “le tempistiche per la sua realizzazione sono ancora in via di definizione: dalla regione di Warri in Nigeria si dirigerà a nord attraverso il Niger fino ad Hassi R’ Mel in Algeria”. Il continente oltre il Mediterraneo offre sfide e opportunità per il sistema Paese e sarà centrale nella via europea alla diversificazione energetica. Roma può finalmente sfruttare il pivot mediterraneo per creare una sinergia e Eni lo ha capito. Aprendo al dialogo e gestendo l’inserimento diplomatico di governo Draghi. Il tricolore svetta con più facilità laddove ad aprirgli la strada è la bandiera del Cane a sei zampe. A sessant’anni dalla morte di Mattei ancora intrinsecamente legata a un continente strategico e a un Paese, l’Algeria, che grazie all’energia può ritagliarsi un ruolo nella piccola e grande storia d’oggi.

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