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	<title>Mark Esper Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 14 Oct 2020 18:14:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mark Esper Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Ora Trump chiede al Pentagono di sviluppare un 5G pubblico</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/ora-trump-chiede-al-pentagono-di-sviluppare-un-5g-pubblico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2020 18:14:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Big tech]]></category>
		<category><![CDATA[Huawei]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia 5G]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1156" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Britain Huawei 5G (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-1024x616.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-768x462.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-1536x924.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-2048x1232.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Pentagono incaricato di imporre un&#8217;accelerazione sullo sviluppo del 5G per aiutare gli Stati Uniti nella corsa contro la Cina per la rete mobile di ultima generazione? Secondo Axios l&#8217;ipotesi non è da escludere. La testata basata, come il quartiere generale delle forze armate statunitensi, nella contea di Arlington, in Virginia, ha riportato che l&#8217;amministrazione Trump avrebbe richiesto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/ora-trump-chiede-al-pentagono-di-sviluppare-un-5g-pubblico.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/ora-trump-chiede-al-pentagono-di-sviluppare-un-5g-pubblico.html">Ora Trump chiede al Pentagono di sviluppare un 5G pubblico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1156" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Britain Huawei 5G (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-1024x616.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-768x462.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-1536x924.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/5G-a-Londra-La-Presse-2048x1232.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Pentagono incaricato di imporre un&#8217;accelerazione sullo sviluppo del 5G per aiutare gli Stati Uniti nella corsa contro la Cina per la rete mobile di ultima generazione? <a href="https://www.axios.com/white-house-pushes-pentagon-to-jumpstart-a-national-5g-network-c47ac4b2-628e-4d40-935b-dd98cbc601ec.html">Secondo <strong><em>Axios </em></strong>l&#8217;ipotesi</a> non è da escludere. La testata basata, come il quartiere generale delle forze armate statunitensi, nella contea di <strong>Arlington, </strong>in Virginia, ha riportato che l&#8217;<strong>amministrazione Trump </strong>avrebbe richiesto al Dipartimento della Difesa di prendere le redini della risposta alle crescenti attività di <a href="https://it.insideover.com/politica/dietrofront-degli-stati-uniti-ora-aprono-a-huawei-per-il-5g.html">Huawei e Zte</a>, i concorrenti cinesi fortemente sostenuti dalla Repubblica Popolare, affinchè sviluppi la rete dell&#8217;internet mobile del futuro e poi la condivida con i privati.</p>
<p><strong>Mark Meadows</strong>, capo dello staff della Casa Bianca, sarebbe il principale artefice di questa strategia di massima pressione, conscio del fatto che affidandosi unicamente all&#8217;industria privata (da AT&amp;T a Verizon) gli Stati Uniti non avrebbero possibilità di raggiungere la Cina nella definizione dei nuovi standard della rete di ultima generazione. Ed è quasi ironico sottolineare come ora dalla politica si debbano invitare le autorità di ricerca delle istituzioni militari a tornare a occuparsi di un settore a lungo di loro pertinenza: lo stimolo all&#8217;innovazione di frontiera. <strong>La Cina, </strong>che coordina dall&#8217;alto della sua strategia dirigista un piano di innovazione finanziato torrenzialmente, ha seguito le logiche ben studiate <a href="https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/07/08/stato-minimo-mercato/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dall&#8217;economista <strong>Mariana Mazzucato </strong>nel saggio <em>Lo Stato imprenditore, </em>focalizzato</a> sul ruolo che hanno giocato i fondi di venture capital e le agenzie legate al Pentagono come la <strong>Darpa </strong>nel dare agli Stati Uniti le chiavi dell&#8217;egemonia tecnologica promuovendo la nascita del big tech.</p>
<p>Ora<em> </em>i colossi del web sono perfettamente inseriti negli <a href="https://it.insideover.com/economia/apple-microsoft-ibm-il-big-tech-ora-punta-su-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>apparati securitari statunitensi </strong></a>e nelle logiche politiche della superpotenza, ma <a href="https://it.insideover.com/scheda/economia/che-cose-il-5g-e-perche-e-cosi-importante.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sul 5G</a> industria, politica e mondo militare hanno voluto che nella patria del libero mercato fossero i soli privati a prendere le redini dello sviluppo, lasciando alle autorità federali il contrasto a Huawei a colpi di sanzioni, accordi con gli alleati, intimidazioni. Il tutto con risultati a dir poco in chiaroscuro. <a href="https://formiche.net/2020/10/pentagono-5g-rete-nazionale-usa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">E, scrive</a> <em>Formiche,<a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> </a></em>l&#8217;amministrazione di D<strong>onald Trump </strong>non è nuova a idee del genere: Meadows trova fondamentale che &#8220;per battere il vantaggio avanguardistico accumulato dalla Cina, la rete nazionale americana dovrebbe essere sviluppata e gestita dal ministero della Difesa. I privati delle big-tech company americane non dovrebbero essere d’accordo se si considera <a href="https://www.axios.com/trump-team-debates-nationalizing-5g-network-f1e92a49-60f2-4e3e-acd4-f3eb03d910ff.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">il precedente di due anni fa</a>, quando la Casa Bianca fece circolare un documento in cui proponeva addirittura l’opzione della nazionalizzazione della rete, e successivamente a inizio anno quando si pensava allo sviluppo di un sistema open condiviso da tutti i grandi attori del settore&#8221;.</p>
<p>Gli Stati Uniti a partire dagli Anni Ottanta e la Cina nel XXI secolo hanno promosso una corsa verso l&#8217;innovazione in cui la &#8220;mano visibile&#8221; del decisore politico non ha avuto interesse ad occultarsi. Un’architettura strategica che è a trazione politica per sua stessa natura, date le grandi necessità di investimenti a fondo perduto, progettualità e coordinazione tra mondo economico, ricerca, apparati securitari e accademie, come ha studiato Alessandro Aresu nel suo saggio <em><a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/interviste/aresu-capitalismo-politico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le potenze del capitalismo politico,</a></em>in cui la rivalità tecnologica Cina-Usa è analizzata approfonditamente.</p>
<p><strong>Eric Schmidt</strong>, l&#8217;ex ad di Google ora presidente del <a title="Defense Innovation Advisory Board" href="https://en.wikipedia.org/wiki/Defense_Innovation_Advisory_Board">Defense Innovation Advisory Board</a> del Pentagono, rappresenterà un interlocutore fondamentale per qualsiasi nuova strategia di questo tipo e receentemente ha paragonato a una vera e propria tragedia l&#8217;eventualità che Huawei spiazzi gli Usa nella corsa al 5G. L&#8217;amministrazione Trump, secondo il report di <em>Axios, </em>avrebbe avviato un processo che trova l&#8217;opposizione dell&#8217;attuale <strong>Segretario alla Difesa Mark Esper </strong>ma potrebbe avere continuità anche in caso di successo di <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Joe Biden</a> </strong>alle elezioni di novembre. Democratici e repubblicani sono concordi nel definire la Cina come principale avversario strategico, e sul terreno del 5G pubblico e dello stimolo interno agli investimenti, oltre che di riflesso su quello della riduzione dell&#8217;influenza delle aziende del big tech, Biden troverebbe senz&#8217;altro sponda nella sinistra guidata da <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-bernie-sanders.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bernie Sanders</a>, </strong>con la quale ultimamente i rapporti sono, per usare un eufemismo, estremamente freddi. Quel che è certo è che dopo novembre poco cambierà nei rapporti con la Cina e Huawei, che resteranno nemici degli Usa: ma per Washington avrebbe senz&#8217;altro senso riproporre il modello che ha permesso alla superpotenza di primeggiare nel mondo della tecnologia negli ultimi decenni.</p>
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		<title>Una flotta più ampia per tener testa alla Cina: il piano degli Usa in Asia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/una-flotta-piu-ampia-per-tener-testa-alla-cina-il-piano-degli-usa-in-asia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 06:58:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Cinese Meridionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1007" height="666" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/uss-Eisenohwer-mediterranean.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/uss-Eisenohwer-mediterranean.png 1007w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/uss-Eisenohwer-mediterranean-300x198.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/uss-Eisenohwer-mediterranean-768x508.png 768w" sizes="(max-width: 1007px) 100vw, 1007px" /></p>
<p>Una flotta più ampia, una rete di alleanze consolidata e armi all&#8217;avanguardia. Gli Stati Uniti giocano tutte le carte a loro disposizione per tenere testa alla Cina. Anche se la competizione tra le due superpotenze è globale, la zona calda ha l&#8217;epicentro nel Mar Cinese meridionale. È qui che, a sentire il segretario della Difesa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/una-flotta-piu-ampia-per-tener-testa-alla-cina-il-piano-degli-usa-in-asia.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1007" height="666" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/uss-Eisenohwer-mediterranean.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/uss-Eisenohwer-mediterranean.png 1007w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/uss-Eisenohwer-mediterranean-300x198.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/08/uss-Eisenohwer-mediterranean-768x508.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1007px) 100vw, 1007px" /></p><p>Una flotta più ampia, una rete di alleanze consolidata e armi all&#8217;avanguardia. Gli <strong>Stati Uniti</strong> giocano tutte le carte a loro disposizione per tenere testa alla Cina. Anche se la competizione tra le due superpotenze è globale, <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-cina-alza-la-voce-nel-mar-cinese-meridionale.html">la zona calda ha l&#8217;epicentro nel Mar Cinese meridionale</a>. È qui che, a sentire il segretario della Difesa Usa, <strong>Mark Esper</strong>, Washington dovrà prendere al più serio provvedimenti.</p>
<p>In particolare, Esper chiede al Congresso americano più denari per mantenere e sviluppare una <strong>flotta</strong> che supera le 350 unità. Il motivo di un simile incremento è semplice: rispondere al programma di Pechino che, <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-rapporto-del-pentagono-sulle-capacita-militari-della-cina.html">stando anche all&#8217;ultimo report diffuso dal Pentagono</a>, mira ad avere la bellezza di 425 navi da qui al 2030. Insomma, gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di farsi cogliere alla sprovvista.</p>
<p>L&#8217;idea più ottimale sarebbe quella di potenziare da una parte i <strong>mezzi convenzionali</strong> e dall&#8217;altra quelli <strong>senza equipaggio</strong>. Il problema, invece, sta tutto nella reperibilità dei soldi necessari per realizzare ambizioni così costose. Già, perché mentre la Cina continua a sfornare nuovi pezzi ed equipaggiamenti, il governo americano non può muoversi con altrettanta facilità, dovendo dare uno sguardo al budget nazionale.</p>
<h2>Le minacce nel Pacifico</h2>
<p>Il Pacifico è diventata probabilmente l&#8217;area più importante ai fini della politica estera statunitense. Se in passato tutte le attenzioni erano rivolte al Medio Oriente, ora i riflettori sono puntati sulla regione indo-pacifica. È fondamentale, per gli Stati Uniti, mantenere una presenza nell&#8217;area. E questo sia per garantire il controllo americano sulle più importanti <strong>rotte commerciali marittime</strong>, sia per limitare l&#8217;<strong>ascesa cinese</strong>.</p>
<p>Ma attenzione, perché Washington non deve fare i conti soltanto con la Cina, ormai desiderosa di dominare nel proprio cortile di casa. L&#8217;altra minaccia si chiama <strong>Corea del Nord</strong>. A quanto pare Pyongyang potrebbe presto effettuare un test missilistico sottomarino, lanciando l&#8217;ennesimo segnale di forza a Donald Trump.</p>
<p>Esper, intervenuto a un seminario online organizzato dal think tank Rand Corporation, ha affermato che nell&#8217;Indo-Pacifico gli Usa hanno la necessità di concentrarsi su un piano di <strong>cooperazione multilaterale</strong>, più che sulle sole alleanze bilaterali. Certo, Giappone e Corea del Sud restano &#8220;asset a costo zero per la deterrenza di conflitti con Cina e Russia&#8221;. Ma in vista del futuro potrebbero non bastare.</p>
<h2>Tra alleanze e partenariati</h2>
<p>Esper è stato ancora più chiaro, spiegando che gli Stati Uniti devono fare leva sulla &#8220;robusta rete di <strong>alleanze</strong>&#8221; instaurata nella regione, che impone &#8220;un costo a paesi come Russia e Cina&#8221;. Anche perché Mosca e Pechino, tranne che supportarsi reciprocamente, non possono contare – a detta del segretario Usa – su relazioni consolidate come quelle americane.</p>
<p>&#8220;Quando la Cina deve pensare a un potenziale conflitto con gli Stati Uniti, non può pensare solamente agli Stati Uniti. Deve pensare a Stati Uniti, Giappone, Australia, Corea, Singapore e altri&#8221; ha dichiarato il segretario. Per sfruttare al meglio questo <strong>vantaggio</strong> Washington dovrebbe cambiare paradigma, archiviando il tradizionale sistema delle alleanze bilaterali per consolidare una rete di alleanze collettive multilaterali.</p>
<p>Secondo quanto riportato dal <a href="https://www.scmp.com/news/china/military/article/3101973/us-navy-build-plans-may-cement-chinas-resolve-modernise"><em>South China Morning Post</em></a>, la mossa americana provocherà una <strong>reazione</strong> da parte della Cina: Pechino sarà ancora più risoluta nel completare il suo piano di ammodernamento militare. Nel frattempo l&#8217;Esercito popolare di liberazione <span class="hilg2">cinese</span>  ha annunciato nuove esercitazioni navali nel <span class="hilg1">Mar</span> Giallo. Come ha scritto il quotidiano cinese <em>Global Times, </em>l&#8217;Amministrazione <span class="hilg2">cinese</span> per la sicurezza <span class="hilg1">mar</span>ittima ha pubblicato un avviso di restrizione alla navigazione e ha annunciato che il Pla terrà <strong>missioni militari</strong> nel <span class="hilg1">Mar</span> Giallo settentrionale fino a domenica. Ecco perché gli Stati Uniti non possono perdere ulteriore tempo.</p>
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		<title>Gli Usa costruiranno basi a Palau?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-costruiranno-basi-a-palau.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 16:46:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1208" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palau (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-2048x1289.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Microscopico stato insulare del Pacifico, Palau ha un legame di vecchia data con gli Stati Uniti. Questo piccolo angolo di mondo, tuttavia, potrebbe diventare un punto nevralgico della strategia indo-pacifica degli Stati Uniti nel prossimo futuro. Perché Palau è strategicamente importante Se si osserva una qualsiasi mappa geografica è facile capire perché questo territorio di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-costruiranno-basi-a-palau.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1208" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palau (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-2048x1289.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Microscopico stato insulare del Pacifico, <strong>Palau </strong>ha un legame di vecchia data con gli Stati Uniti. Questo piccolo angolo di mondo, tuttavia, potrebbe diventare un punto nevralgico della <a href="https://it.insideover.com/guerra/basi-usa-asia-mappa.html"><strong>strategia indo-pacifica degli Stati Uniti</strong></a> nel prossimo futuro.</p>
<h2>Perché Palau è strategicamente importante</h2>
<p>Se si osserva una qualsiasi mappa geografica è facile capire perché questo territorio di circa 200 isole, dalla natura lussureggiante e con nemmeno 20mila abitanti, possa essere fondamentale per il controllo del Pacifico. Il Giappone occupò queste isole, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, le stesse che finirono invece nel <em>Trust Territory of the Pacific Islands </em>(sotto controllo USA) per poi diventare indipendenti nel 1994. Era ben chiaro che avere un avamposto in quel di Palau equivaleva a porsi dentro un ombelico del Mondo che guarda verso l’Asia e che troneggia in mezzo al Pacifico. Qui i marines lasciarono un tributo di sangue non indifferente, subendo pesanti perdite nell&#8217;attaccare le posizioni giapponesi sull&#8217;isola di Peleliu nel settembre 1944.</p>
<p>Palau è legata agli Stati Uniti da un <a href="https://www.archives.gov/federal-register/codification/executive-order/12569.html"><strong>Trattato di libera associazione</strong></a> (<em>Compact of Free Association</em>, COFA) che disciplina l’assistenza finanziaria e militare nei confronti di questi territori (e di territori simili). Nonostante su questo trattato piovano ripetute accuse di neocolonialismo, è l’aspetto militare quello che oggi conta di più, nella cornice delle tensioni indo-pacifiche. Gli Stati Uniti, in base al trattato, si assumono la <strong>difesa di questi territori</strong> (tuttavia, non possono dichiarare guerra in loro nome) e possono chiedere al governo locale l’autorizzazione alla costruzione di basi operative a stelle e strisce: questo, ovviamente, esclude la presenza di forze militari di altri Stati se non previa autorizzazione di Washington. A causa di gravi precedenti storici, il Cofa esclude l’utilizzo di Palau come palestra per esperimenti di alcun tipo legati ad armi nucleari, batteriologiche o chimiche. Il legame militare tra le due Nazioni è testimoniato, inoltre, dalla possibilità per gli abitanti palauani di arruolarsi nell’US Army: un loro forte coinvolgimento è stato registrato sia in Iraq che in Afghanistan.</p>
<h2>La proposta di Tommy Remengesau Jr</h2>
<p>In occasione del tour Pacifico del segretario alla Difesa Usa <strong>Mike Esper,</strong> iniziato a fine agosto, il presidente di Palau <strong>Tommy Remengesau Jr</strong> aveva esortato gli Stati Uniti a <strong>costruire infrastrutture e basi militari</strong> sul suo territorio, con l&#8217;obiettivo di ridurre l&#8217;influenza cinese nell&#8217;area. Nella richiesta, consegnata ad Esper con una lettera privata (il cui contenuto era stato diffuso parzialmente dal <em><a href="https://www.theguardian.com/world/2020/sep/04/pacific-nation-of-palau-invites-us-to-build-a-military-base-to-counter-china">Guardian</a></em>), Remengesau lamentava l’impossibilità per il piccolo stato di pattugliare una porzione di oceano gigante per le proprie ridotte capacità militari. Nella sua visione, le basi a Palau allargherebbero il raggio d’azione americano e potrebbero costituire, allo stesso tempo, una spinta per l&#8217;economia locale, fortemente colpita dalla pandemia da Covid-19. È da questo groviglio di isolette che Washington, infatti, potrebbe tenere contrastare la <a href="https://it.insideover.com/politica/piano-della-cina-per-strappare-il-pacifico-agli-stati-uniti.html">crescente influenza cinese nell&#8217;Indo-Pacifico</a>.</p>
<p>Palau è, inoltre, uno dei quattro Paesi della regione che riconoscono Taiwan (ed uno dei soli 15 al mondo), dopo che le Isole Salomone e Kiribati lo scorso anno avevano avviato relazioni diplomatiche ufficiali con Pechino. Ma qui l’annosa questione delle “due Cine” sembra davvero non essere più la discriminante: gli Stati Uniti hanno riconosciuto Pechino come l&#8217;unico governo legale della Cina nel 1979, sebbene Washington mantenga relazioni non ufficiali con Taiwan e venda armi ai sensi del Taiwan Relations Act. Corteggiare (ammesso che ce ne sia bisogno) Palau per provocare Pechino sulla questione Taiwan sembra, al momento, secondario rispetto al mero uso geografico delle isole in questione: Palau si trova su un percorso del Nord Pacifico che collega le forze statunitensi con sede alle <strong>Hawaii</strong> e <strong>Guam</strong> a potenziali punti caldi del continente asiatico. È questo ciò che conta.</p>
<p>Palau, tuttavia, non è nuova a vendette trasversali. Nel 2009, un gruppo di uiguri era stato catturato in Afghanistan perché sospettato di atti di terrorismo ed, infine, detenuto nella base di Guantanamo. Una volta rilasciati, i detenuti vennero inviati a Palau. Pechino protestò con veemenza, improvvisamente dimentica del trattamento riservato agli uiguri in patria, chiedendone immediatamente il rientro a casa. Qualche anno dopo, nel 2018, il governo cinese vietò ai propri turisti di recarsi in viaggio in quel di Palau, che negli anni è riuscita a risollevarsi economicamente anche grazie a tour operator cinesi. Mentre Palau ha cercato di accogliere i turisti e gli investimenti cinesi &#8211; particolarmente evidenti negli hotel della capitale Koror &#8211; la nazione del Pacifico ha costantemente resistito all&#8217;influenza politica del Dragone. L’arcipelago-Stato scontava, ovviamente, non solo la sua vicinanza a Washington ma anche quella con Taiwan. Una testimonianza, ancora una volta, di come il governo di Xi Jinping stia esercitando pressioni finanziarie e politiche, pubblicamente e privatamente, su molte nazioni indo-pacifiche, ridefinendo le sue relazioni internazionali.</p>
<h2>Che ne sarà della proposta?</h2>
<p>La richiesta proveniente da Palau prevede un accordo davvero semplice: costruire basi ad uso comune per poi farle divenire infrastrutture permanenti, con un controllo definitivo Usa sulle coste palauanesi. Il progetto non prevede, ovviamente, solo basi terrestri, ma anche <strong>strutture portuali e aeroporti</strong> sotto controllo dei marines. Un’opzione che sarebbe di supporto anche per i sistemi di controllo isolani: Remengesau, nella sua missiva, avrebbe anche suggerito la presenza della Guardia Costiera statunitense, che aiuterebbe Palau a pattugliare la sua vasta riserva marina.</p>
<p>Se gli Stati Uniti, al momento, hanno un disperato bisogno di controllo nel Pacifico, anche la piccola nazione di Palau si trova alle strette. Dopo il dramma della pandemia e la rottura con Pechino, può contare economicamente quasi solo su Washington. Il patto di libera associazione di Palau con gli Stati Uniti è stato rinegoziato quest&#8217;anno e scadrà nel 2024. Il destino di questo rapporto, nonché delle basi, dipende tutto dal prossimo 3 novembre. Palau, esattamente come gli Usa, andrà al voto per eleggere un nuovo presidente: Remengesau, già al suo secondo mandato, certamente non avrà più il timone delle relazioni con Washington, alle prese con la consueta faida tra falchi e colombe.</p>
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		<title>Il nuovo missile Usa che farà tremare la Russia e la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-missile-usa-che-fara-tremare-la-russia-e-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 12:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Capacità missilistica]]></category>
		<category><![CDATA[Missili balistici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Lo abbiamo, è un missile ipersonico in grado di volare almeno 17 volte più veloce di quelli dei nostri rivali&#8221;. Con questa parole, come riportato dalla testata giornalistica The Guardian, Donald Trump annuncia il nuovo armamento in mano agli Stati Uniti, il quale avrebbe già positivamente superato i test e che dovrà essere dato in dotazione nei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-missile-usa-che-fara-tremare-la-russia-e-la-cina.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Lo abbiamo, è un <strong>missile ipersonico</strong> in grado di volare almeno 17 volte più veloce di quelli dei nostri rivali&#8221;. Con questa parole, come riportato dalla testata giornalistica <em><a href="https://www.theguardian.com/us-news/2020/may/15/super-duper-missile-us-trump-military">The Guardian</a>, </em><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> annuncia il nuovo armamento in mano agli Stati Uniti, il quale avrebbe già positivamente superato i test e che dovrà essere dato in dotazione nei prossimi mesi all&#8217;esercito statunitense. Il progetto, confermato anche dal segretario alla Difesa <strong>Mark Esper</strong>, è considerato dalla Casa Bianca di vitale importanza per tenere il passo con i principali rivali internazionali della Russia e della Cina, che negli ultimi anni hanno compiuto grandi passi in avanti sul terreno dei missili balistici a lungo raggio. E abbinato alle recenti volontà del presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dal <a href="https://it.insideover.com/politica/presto-sara-rinnovato-il-trattato-start.html">trattato Start</a>, accresce ancora una volta i <strong>timori</strong> legati ad una nuova corsa agli armamenti in grado di mettere l&#8217;umanità di fronte ad una potenza di fuoco mai vista prima.</p>
<h2>Gli Stati Uniti recuperano terreno?</h2>
<p>Come già sottolineato da <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-degli-armamenti-adesso-pompeo-apre-alla-cina.html"><em>InsideOver</em></a>, gli Stati Uniti in questi anni hanno portato avanti un programma militare volto più al potenziamento delle strumentazioni <strong>difensive</strong>, passando principalmente tramite l&#8217;ammodernamento delle strumentazioni già in utilizzo. Tuttavia, al tempo stesso la Russia è stata in grado di sviluppare un folto programma balistico che ha surclassato i modelli americani, rendendoli obsoleti e non in grado di rendere il confronto. Il tutto, mentre anche la <strong>Cina</strong> ha da poco annunciato la propria volontà di<strong> triplicare</strong> le testate nucleari in suo possesso, per non farsi cogliere impreparata rispetto a Mosca e Washington e dando definitivamente il via ad una corsa a tre per il predominio tecnologico militare.</p>
<p>Col programma balistico-spaziale portato già avanti in segreto negli ultimi anni e grazie agli ingenti investimenti messi in campo dal governo statunitense, Trump è convinto però di poter superare i concorrenti, mettendo in campo un&#8217;arma che al momento non avrebbe rivali in termini di gittata e di velocità. E benché i portavoce della Casa Bianca &#8211; una volta ricevute le domande ai margini della conferenza stampa &#8211; non abbiano ancora rilasciato dichiarazioni specifiche, la sensazione è che gli Stati Uniti siano riusciti davvero a mettere a punto un&#8217;arma dalla <strong>potenza devastante</strong>.</p>
<h2>La corsa ai missili supersonici</h2>
<p>Poche settimane fa anche il <strong>Cremlino</strong> aveva annunciato la messa a punto di un&#8217;arma capace di doppiare la barriera del suono di almeno 20 volte, trasformandosi quasi in una &#8220;palla di fuoco volante&#8221;. Ed è anche in questo contesto ed in risposta a questa metafora che è da intendersi la pirotecnica conferenza stampa degli Stati Uniti, decisi a non farsi superare da Mosca anche sotto il <strong>piano scenografico</strong>.</p>
<p>Tuttavia, dalle attenzioni rivolte dalla Russia e dagli Stati Uniti ai rispettivi programmi balistici si intende come il nuovo terreno di scontro tra le due potenze sarà giocato principalmente sull&#8217;intimidazione che passa tramite il possesso di armamenti balistici sofisticati. In fondo &#8211; come già considerato valido durante la <strong>Guerra Fredda</strong> &#8211; è nelle corde sia di Mosca sia di Washington la credenza circa la quale siano proprio gli armamenti il più grande veicolo di pace, a causa del timore che un piccolo sgarbo possa provocare un&#8217;escalation missilistica dalle conseguenze devastanti.</p>
<p>In questo scenario, dunque, i programmi balistici di entrambi i Paesi &#8211; e del dragone cinese &#8211; sono stati e continuano ad essere portati avanti, cercando ogni volta di superare non soltanto i propri ma anche i limiti dei propri avversari; in una corsa agli armamenti che sta diventando sempre più interessante &#8211; e <strong>terrificante</strong>. E se gli Stati Uniti si riveleranno davvero in grado di riuscire a gestire questa nuova arma balistica, anche la risposta analoga del Cremlino non tarderà sicuramente ad arrivare.</p>
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		<title>L&#8217;accordo tra Corea del Sud e Stati Uniti è ancora lontano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/laccordo-tra-corea-del-sud-e-stati-uniti-e-ancora-lontano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2020 16:10:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito americano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Stati Uniti e Corea del Sud sono ancora molto lontani dal raggiungimento di un accordo relativo alla ripartizione delle spese sostenute dalla Casa Bianca nella sua opera di dispiegamento militare a Seul, attiva ormai dai tempi della guerra di Corea. A renderlo noto è l&#8217;agenzia di stampa Reuters, che ha riportato come il presidente degli Stati Uniti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/laccordo-tra-corea-del-sud-e-stati-uniti-e-ancora-lontano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-coronavirus-korea-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Stati Uniti e <strong>Corea del Sud</strong> sono ancora molto lontani dal raggiungimento di un accordo relativo alla ripartizione delle spese sostenute dalla Casa Bianca nella sua opera di dispiegamento militare a Seul, attiva ormai dai tempi della guerra di Corea. A renderlo noto è l&#8217;agenzia di stampa <em>Reuters, </em>che ha riportato come il presidente degli Stati Uniti <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a>  avrebbe rifiutato la proposta di un incremento del 13% dai 900milioni attualmente pagati avanzata dai diplomatici coreani, contro i <strong>5miliardi</strong> richieste dal Pentagono. E in questo scenario, le possibilità che si possa giungere ad una chiusura dell&#8217;accordo in tempi brevi sono assai remoti e potrebbero essere un grosso problema per quanto riguarda gli equilibri della regione.</p>
<h3>La Corea del Sud starebbe offrendo il massimo possibile</h3>
<p>Stando a quanto riferito dai diplomatici coreani, non sarebbero &#8220;<strong>briciole</strong>&#8221; quelle proposte da Seul, che nelle spese per il mantenimento dell&#8217;esercito straniero sul proprio territorio starebbe già contribuendo oltremodo in relazione a quali sono le sue reali capacità. E soprattutto, le richieste avanzate inizialmente da Washington sarebbero inammissibili, considerando anche il dispiegamento di soldati di origine coreani operativi all&#8217;interno delle divisioni americane.</p>
<h3>L&#8217;esercito americano in Corea ha costi elevati</h3>
<p>Di differente avviso è invece il ministro degli esteri americano <strong>Mark Esper</strong>, il quale sostiene &#8211; in accordo con <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mike-pompeo.html">Mike Pompeo</a> &#8211; che la cifra pagata in questo momento dalla Corea del Sud non copre che una piccola parte delle immense spese statunitensi nella regione. Tra i <strong>costi</strong> legati al dispiegamento di unità, quelli necessari per mantenere la struttura d&#8217;intelligence e soprattutto il rinnovamento delle strumentazioni militari causano un grande dispendio di denaro pubblico americano, non adeguatamente bilanciato dall&#8217;alleato asiatico. Ed anche nella misura in cui l&#8217;intera richiesta americana venisse soddisfatta, gli Stati Uniti non ne trarrebbero guadagno in quanto ci sarebbero spese aggiuntive che non sono state mai rendicontate e che sono semplice corollario delle precedenti note spese.</p>
<h3>Stati Uniti e Corea del Sud sono in stallo</h3>
<p>La distanza abnorme tra le richieste americane e quelle sudcoreane evidenziano molto bene come la possibilità che si giunga ad un accordo per il rinnovamento dello stazionamento delle truppe americane nell&#8217;area sia ancora molto lontana. Soprattutto se si considera l&#8217;opera di ridistribuzione strategica dei militari messa in atto da Trump sin dal suo insediamento alla Casa Bianca e che ha già portato al &#8211; promesso &#8211;<strong> ritiro</strong> graduale dall&#8217;Afghanistan e dal ritiro dalle operazioni di supporto alla Francia e Unione Africana nel Sahel francofono.</p>
<p>Anche se nuovi incontri sono previsti nelle prossime settimane, dunque, è difficile che le proposte di Seul possano avvicinarsi alla domanda di Washington, non intenzionata ad arretrare di un solo dollaro dalle richieste iniziali. E questa situazione, in ultima battuta, sta creando notevoli <strong>tensioni</strong> tra i due storici alleati, dando sollievo invece alla Corea del Nord che intravede la possibilità di una rottura diplomatica.</p>
<p>Benché infatti entrambi i Paesi non abbiano rinunciato alla collaborazione internazionale &#8211; con la Corea del Sud che ha appena inviato 600mila test per il Coronavirus negli Usa (<a href="https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-southkorea-usa-exc/exclusive-south-korea-to-ship-600000-coronavirus-testing-kits-to-u-s-on-tuesday-source-idUSKCN21V0F6"><em>Reuters</em></a>) &#8211; sul piano militare potrebbero esserci sostanziali cambiamenti nel prossimo futuro. E con tutti gli osservatori internazionali della regione in allerta, le stesse trattative rischiano di svolgersi in un clima eccessivamente disturbato, a causa delle implicazioni che avranno gli esiti del lungo braccio di ferro.</p>
<h3>L&#8217;intera Asia Orientale potrebbe destabilizzarsi?</h3>
<p>A causa della sua <strong>centralità</strong> nell&#8217;Asia orientale, la Corea del Sud è sempre stata un avamposto strategico per le ambizioni americane di controllo della regione, a metà strada tra Corea del Nord, Giappone e Cina. In questo scenario, pensare che un mancato accordo possa costare un ritiro totale dalle operazioni nella regione è fuori discussione: tuttavia, il dispiegamento effettivo di unità &#8211; soprattutto tra le divisioni di nativi coreani &#8211; potrebbe subire delle forti riduzioni.</p>
<p>Con degli Stati Uniti meno presenti, la deterrenza nei confronti di <strong>Pyongyang</strong> potrebbe venire gradualmente meno, destabilizzando di conseguenza gli equilibri di relativa pace della regione. E questo scenario, probabilmente, è proprio il cappio con cui Washington cerca di tenere Seul per la gola; nonostante i risultati stiano tardando ad arrivare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Contro il virus Trump schiera il Pentagono</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-contro-il-virus-trump-schiera-il-pentagono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 08:35:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump virus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è una sorpresa ma gli Usa, all&#8217;arrivo del coronavirus, hanno impiegato poco  tempo a mobilitare le forze armate. Sono stati gli stessi governatori dei tre Stati più colpiti, New York, California e Washington, tutti retti da esponenti del Partito democratico, a chiederlo, e Donald Trump ha prontamente esaudito la richiesta. E’ così scesa in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-contro-il-virus-trump-schiera-il-pentagono.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump virus" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Trump-task-force-coronavirus-La-Presse-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non è una sorpresa ma gli Usa, all&#8217;arrivo del coronavirus, hanno impiegato poco  tempo a mobilitare le forze armate. Sono stati gli stessi governatori dei tre Stati più colpiti, <strong>New York, California e Washington</strong>, tutti retti da esponenti del Partito democratico, a chiederlo, e Donald Trump ha prontamente esaudito la richiesta. E’ così scesa in campo la Guardia Nazionale, il corpo che conta quasi 500 mila effettivi distribuiti in tutti gli Stati che compongono la federazione americana.</p>
<p>E’ un primo passo. Non solo perché la curva di diffusione del virus è tuttora molto acuta e gli esperti prevedono ancora molte settimane di allarme. Ma anche perché l’intervento in emergenze di carattere civile è uno dei compiti statutari della Guardia che, non a caso, Stato per Stato, è posta sotto il comando del governatore locale, che agisce per il tramite degli aiutanti di stato generali.</p>
<p>Sullo sfondo, però, già si avverte il brontolio dei motori di una macchina assai più potente: quella delle <strong>Forze Armate.</strong> Anche in questo caso, meglio non pensare a scenari sudamericani. La domanda per un impegno diretto dell’esercito sul fronte del virus è stata assolutamente <em>bipartisan</em>. L’ha caldamente suggerito, per fare solo un esempio, <strong>Elizabeth Warren</strong>, senatrice democratica del Massachussets, fino a poche settimane fa candidata per la <em>nomination</em> del suo partito alle elezioni presidenziali.</p>
<p>Il Pentagono, infatti, può rivelarsi una forza decisiva nell&#8217;emergenza. Gli impieghi che per primi vengono alla mente pensando ai soldati, come il controllo del territorio e la logistica, sono anche i meno interessanti. La vera “potenza” delle forze armate Usa, se parliamo di virus, sta altrove. In primo luogo, nella<strong> capacità dei loro magazzini.</strong> Mark Esper, ex manager di industrie degli armamenti, il ministro della Difesa che Donald Trump ha nominato in giugno anche se solo pro tempore, ha già riversato sul ministero della Sanità 5 milioni di mascherine con valvola e 20 mila respiratori polmonari.</p>
<p>Poi nel peso contrattuale: un committente come il Pentagono, capace di investire una bella fetta dei 700 miliardi che gli Usa spendono per la difesa, può mobilitare in poco tempo l’apparato industriale legato alle commesse militari e indirizzarlo verso un unico scopo. Tanto più che Trump, per affrontare la crisi del Coronavirus, si è appellato al <em> <a href="https://fas.org/sgp/crs/natsec/RS20587.pdf">Defense Production Act </a>,</em> una legge approvata nel 1950 allo scoppio della guerra di Corea, che spalanca piste privilegiate alla produzione militare in caso di emergenza nazionale.</p>
<p>Infine, c’è l’immenso serbatoio di <strong>competenze professionali</strong> costituito sia dalle donne e dagli uomini della riserva (qui abbondano i medici e gli infermieri, che potrebbero essere richiamati in servizio su base volontaria per non danneggiare le strutture civili in cui ora operano) sia dai militari in servizio attivo. La marina americana, per fare solo un esempio, ha in mare <strong>due navi ospedale</strong>, la “Mercy” e la “Comfort”, dotate ciascuna di mille posti letto e di 80 unità di terapia intensiva. A queste competenze si è appellato, come sappiamo, anche il Governo italiano.</p>
<p>In ogni caso, se e quando deciderà di impegnarsi in prima persona sul fronte del virus, l&#8217;esercito americano potrà mettere a frutto l’esperienza, abbondante ma non tutta positiva, accumulata nel recente passato: nel 2005 per <strong>l’uragano Katrina</strong> che investì con particolare violenza New Orleans, nel 2012 per <strong>l’uragano Sandy</strong> che si accanì su New York e Washington, e nel 2014-2015 in Liberia per il contenimento dell’ebola. Per Katrina il Pentagono mobilitò 70 mila uomini, ma l’intervento dei militari non si distinse in quello che è stato considerato, dagli americani per primi, uno dei più colossali esempi di inadeguatezza, confusione e ritardo in un&#8217;emergenza. Andò meglio con Sandy, quando furono impiegati meno uomini, provenienti però quasi tutti da corpi specializzati del genio e della marina.</p>
<p><strong>Il caso di Ebola</strong> è, ovviamente, quello che più somiglia (per fortuna da lontano: l’epidemia africana aveva un tasso di mortalità del 60%) all’attuale pandemia da Coronavirus. Ed è anche quello che produsse i risultati migliori: 2.800 militari americani riuscirono in poco tempo a costruire ospedali da campo, una rete logistica e, soprattutto, a mobilitare un gran numero di laboratori mobili per i test di positività. Quella del 2014-2015, tra l’altro, fu la prima missione militare Usa fuori dai confini e diretta contro una malattia e non contro un nemico in carne e ossa. E sarà proprio su quell’esperienza che si baseranno le forze armate americane se Trump deciderà di mobilitarle anche sul fronte interno.</p>
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		<title>Giochi di guerra nucleare negli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/giochi-di-guerra-nucleare-negli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Acciaccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 12:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercitazioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il numero di esercitazioni basate su uno scenario di guerra tra Stati Uniti e Russia è in continuo aumento, non solo per quel che riguarda a quelle che vedono impiegati i militari ma anche quelle simulate. L&#8217;ultima di queste si è svolta la scorsa settimana al Comando Strategico, nella base aerea di Omaha, dove è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/giochi-di-guerra-nucleare-negli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il numero di esercitazioni basate su uno scenario di guerra tra <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Russia</strong> è in continuo aumento, non solo per quel che riguarda a quelle che vedono impiegati i militari ma anche quelle simulate.</p>
<p>L&#8217;ultima di queste si è svolta la scorsa settimana al Comando Strategico, nella base aerea di Omaha, dove è stata inscenata un&#8217;esercitazione per valutare le possibilità di risposta a un eventuale <strong>attacco nucleare</strong> <strong>russo</strong> a un installazione statunitense in uno Stato membro della Nato con armi a basso potenziale. Un <em>wargame</em> al quale ha partecipato anche il segretario alla Difesa <strong>Mark Esper</strong>, il quale ha supervisionato l&#8217;attività e ha avuto un ruolo attivo nel processo decisionale successivo all&#8217;attacco nucleare.</p>
<h2>Un conflitto nucleare &#8220;limitato&#8221;</h2>
<p>Lo scenario proposto nel gioco di guerra non prevedeva un primo colpo russo, ma l&#8217;utilizzo dell&#8217;arma atomica a basso rendimento era una risposta alle potenziali difficoltà di Mosca in un conflitto su scala europea. I partecipanti hanno valutato i diversi scenari possibili dopo l&#8217;attacco nucleare, propendendo &#8211; come riportato da un <a href="https://www.defenseone.com/politics/2020/02/esper-plays-nuclear-war-russia-nukes-europe-us-fires-back/163268/?oref=d-river">funzionario presente all&#8217;esercitazione</a> a <em>DefenseOne </em>&#8211; per una &#8220;<strong>risposta limitata</strong>&#8221; tramite l&#8217;utilizzo di un arma con simili caratteristiche e capacità distruttive. Una risposta considerata, ovviamente, giustificata dall&#8217;aggressione di un Paese membro della Nato. Nel migliore dei casi possibile, secondo il ragionamento utilizzato, il contrattacco nucleare statunitense metterebbe la parola fine al conflitto, o quantomeno sarebbe un messaggio sulla volontà di Washington di <strong>ricorrere all&#8217;atomica</strong> qualora fosse necessario. Nel peggiore scenario, invece, alla risposta statunitense potrebbe seguire un nuovo attacco nucleare che metterebbe il mondo intero in serio pericolo per via delle potenziali rappresaglie.</p>
<p>Gli Stati Uniti, ovviamente, non sono nuovi a questa tipologia di esercitazioni nelle quali sono chiamati a partecipare in maniera attiva i <strong>vertici politici</strong> del Pentagono e quelli militar; l&#8217;obiettivo è di far sì che sia chiaro il processo decisionale in caso di guerra, convenzionale o non. Per questo motivo nell&#8217;ultimo <em>wargame</em> era presente il segretario alla Difesa, chiamato a ricoprire non il suo ruolo ma quello del Presidente degli Stati Uniti essendo il sesto nella &#8220;linea di successione&#8221; presidenziale. In questo modo non vengono sviluppati solamente i diversi scenari di risposta a un attacco nucleare, ma è possibile lavorare anche sul processo decisionale nella sua interezza sfruttando la possibilità di interpretare un ruolo diverso -di norma più importante- da quello effettivamente ricoperto.</p>
<h2>Numeri in continua crescita</h2>
<p>L&#8217;aumento del numero di esercitazioni svolte e previste, però, non è sintomo solo della necessità di preparare i militari e i politici ad affrontare una crisi vera e propria contro una potenza nucleare, ma rappresenta anche quelli che sono i timori statunitensi e dell&#8217;Occidente intero. Un deterioramento dei già non ottimi rapporti con la Russia potrebbe creare situazioni pericolose e di crisi in Europa, specialmente nel parte Orientale dove è elevata la &#8220;paura&#8221; che Mosca trami per assoggettare nuovamente alcuni territori. Timori fondati sugli sviluppi della <strong>crisi in Ucraina</strong>, ma anche sull&#8217;aumento delle <a href="https://it.insideover.com/guerra/siberia-si-prepara-la-piu-grande-esercitazione-militare-dalla-guerra-fredda.html">esercitazioni di alto profilo</a> -nelle quali sono previsti anche attacchi nucleari simulati- svolti negli ultimi anni dalla Russia e dai suoi alleati.</p>
<p>Finora, però, gli Stati Uniti hanno organizzato esercitazioni limitate, simulate e di breve durata (a esclusione della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-trident-juncture-e-perche-e-cosi-importante.html">Trident Juncture 2018</a> svolta sotto l&#8217;egida della Nato). Nelle prossime settimane il <em>trend </em>è destinato a cambiare con la <a href="https://it.insideover.com/guerra/stati-uniti-annunciata-una-grande-esercitazione-in-europa-per-il-2020.html">Defender Europe 2020</a>, dove saranno messe alla prova le capacità logistiche degli <strong>Stati Uniti</strong> &#8211; nel dettaglio dell&#8217;Esercito &#8211; nel trasferire dal Nuovo al Vecchio Continente un elevatissimo numero di soldati, mezzi e rifornimenti necessari per fronteggiare la Russia in un conflitto convenzionale.</p>
<p>Nonostante gli attriti e le preoccupazioni verso Corea del Nord, Cina e Iran, per gli Stati Uniti il timore principale rimane la Russia, specialmente per quel che riguarda a possibili conflitti di vasta dimensione che prevedano l&#8217;uso dell&#8217;arma nucleare non solo come deterrente. Al <strong>Pentagono</strong> sembrano intenzionati ad addestrare al meglio i vertici politici e militari affinché siano pronti al peggior scenario possibile.</p>
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		<title>Il nuovo scudo anti missile della Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-scudo-anti-missile-della-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 07:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<category><![CDATA[Missile Balistico Intercontinentali (Icbm)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="773" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Missili Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659-300x121.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659-768x309.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659-1024x412.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;inasprirsi delle crisi in atto a livello mondiale &#8211; e soprattutto riguardanti l&#8217;instabilità del Medio Oriente &#8211; hanno spinto i Paesi a sviluppare armamenti e soprattutto strumenti di difesa all&#8217;avanguardia per non farsi cogliere impreparati nell&#8217;eventualità di un nuovo scontro mondiale. In questo scenario, gli Stati Uniti si sono mossi rinforzando il proprio arsenale balistico, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-scudo-anti-missile-della-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="773" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Missili Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659-300x121.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659-768x309.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Missile-Russia-esercitazioni-La-Presse-e1580821674659-1024x412.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;inasprirsi delle crisi in atto a livello mondiale &#8211; e soprattutto riguardanti l&#8217;instabilità del Medio Oriente &#8211; hanno spinto i Paesi a sviluppare armamenti e soprattutto strumenti di difesa all&#8217;avanguardia per non farsi cogliere impreparati nell&#8217;eventualità di un nuovo scontro mondiale. In questo scenario, gli Stati Uniti si sono mossi rinforzando il proprio <strong>arsenale balistico</strong>, con l&#8217;introduzione di una nuova testata atomica a basso rendimento che potrebbe essere utilizzata con più agilità rispetto alle &#8220;cugine&#8221; di più ampia portata.</p>
<p>Non soltanto gli Stati uniti però si sono mossi in questa direzione: anche le potenze militari dell&#8217;Eurasia si sono portate avanti nei lavori, con i risultati maggiori che sono stati raggiunti da <strong>Mosca</strong> e da <strong>Pechino</strong>. E come spesso è accaduto, proprio la Russia si è contraddistinta in particolar modo sulla propria contraerea e sui sistemi di rilevamento ed abbattimento delle minacce balistiche.</p>
<p>Secondo quanto riportato &#8211; con non poca soddisfazione- dall&#8217;agenzia di stampa russa <a href="https://it.sputniknews.com/mondo/202002128709855-russia-sta-lavorando-a-missile-aeronautico-anti-ipersonico/"><em>Sputnik</em></a>, lo stesso ministro della difesa americano <strong>Mark Esper</strong> avrebbe ammesso il vantaggio tecnologico di Mosca in materia di difesa missilistica, sottolineando comunque come gli Usa siano intenzionati a colmare il gap nei prossimi anni. Nonostante ciò, sempre dal punto di vista americano, gli Stati Uniti sarebbero più forti dal punto di vista offensivo e proprio questo punto sarebbe il bastione difensivo del Paese.</p>
<p>Scendendo nei dettagli, l&#8217;esercito russo avrebbe messo a punto un missile multiplo intelligente in grado di intercettare un <strong>missile ipersonico intercontinentale</strong>, abbattendolo anche in presenza di elementi di disturbo che avrebbero mandato le precedenti versioni fuori traiettoria. I missili da difesa in questione saranno strutturati per essere lanciati dal caccia militare <strong>MiG-31</strong> e, in un secondo momento, anche per la nuova versione MiG-41. Nonostante dagli ambienti militari moscoviti non siano ancora trapelati i dettagli tecnici dell&#8217;arma e la loro effettiva gittata, <em>Sputnik </em> sostiene che possano essere lanciati a centinaia di chilometri di distanza, dando modo ai caccia di poter intervenire tempestivamente. Per quanto riguarda il funzionamento, sarebbero completamente <strong>autonomi</strong> una volta armati e non necessiterebbero della guida da remoto (in quanto in grado di distinguere il bersaglio), sebbene il pilota del caccia avrà verosimilmente la possibilità di acquisirne il controllo all&#8217;occorrenza.</p>
<p>Gli studi portati avanti da Mosca evidenziano una crescente volontà dei Paesi di equipaggiarsi con una strumentazione di ultima generazione in grado di far fronte alle necessità mondiali. Un prototipo molto simile sarebbe stato studiato inoltre anche da Pechino, sebbene in questo caso le informazioni divulgate siano state molto più contingentate. Tuttavia, anche per la Cina la vicinanza con la caldissima penisola coreana ha imposto un approccio volto a limitare i danni anche accidentali in seguito ad un conflitto nella regione, che vede una Corea del Nord al momento armata fino ai denti ed in possesso del nucleare. E sebbene Kim Jong-un possa essere considerato un alleato strategico, ogni <strong>precauzione</strong> nel mondo militare non è mai eccessiva: anche a titolo di sfida nei confronti dell&#8217;esercito americano regolarmente stanziato nei territori della Corea del Sud.</p>
<p>Il decennio 2020 con ogni probabilità sarà dunque segnato da una nuova <strong>corsa agli armamenti</strong>, con i sistemi balistici a fare da traino. Ed in questo scenario, proprio il battesimo dell&#8217;anno con l&#8217;uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani è stata conferma e premessa dell&#8217;importanza che gli armamenti missilistici avranno in futuro: anche a semplice scopo di deterrente, come spesso sottolineato dalle autorità americane.</p>
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		<title>Francia, chiesto agli Stati Uniti di rimanere nel Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/francia-chiesto-agli-stati-uniti-di-rimanere-nel-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Acciaccarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 07:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Antiterrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Barkhane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel Francia Macron" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il futuro dell’operazione Barkhane nel Sahel è stato un tema centrale dell&#8217;incontro di oggi tra il Segretario alla Difesa statunitense Mark Esper e il ministro della Difesa francese Florence Parly. La Francia, che ha organizzato e che gestisce la missione anti-terrorismo in Africa centrale e occidentale, necessita infatti della presenza e del supporto degli Stati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/francia-chiesto-agli-stati-uniti-di-rimanere-nel-sahel.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel Francia Macron" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Emmanuel-Macron-g-5-Sahel-La-Presdse-e1579088642373-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il futuro dell’<strong>operazione Barkhane</strong> nel Sahel è stato un tema centrale <a href="https://www.nytimes.com/reuters/2020/01/27/world/europe/27reuters-usa-france-sahel.html">dell&#8217;incontro di oggi</a> tra il Segretario alla Difesa statunitense <strong>Mark Esper</strong> e il ministro della Difesa francese <strong>Florence Parly</strong>. La Francia, che ha organizzato e che gestisce la missione anti-terrorismo in Africa centrale e occidentale, necessita infatti della presenza e del supporto degli Stati Uniti, specialmente per quel che riguarda la logistica e il lavoro dell’intelligence assicurato dalla presenza di droni e aerei nelle basi in Niger.</p>
<h2>L&#8217;avvio di una nuova politica</h2>
<p>A “spaventare” il governo e le forze armate di Parigi è la volontà dell’amministrazione a guida <strong>Donald Trump </strong>di rivedere l&#8217;intera politica militare (ed estera) nei confronti dei Paesi africani dove il rischio corso dai soldati impiegati è considerato troppo elevato per i reali risultati ottenuti. Qualora dovesse esserci un riposizionamento delle truppe statunitensi dal Sahel, però, per la Francia si verrebbe a creare un problema di difficile risoluzione, tant&#8217;è che anche Emmanuel Macron ha auspicato –a margine di un incontro con i capi di Stato del G5 Sahel (Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania) &#8211; di riuscire a convincere Trump nel non proseguire nel ritiro dall’Africa. Il piano di riposizionamento è stato annunciato anche dal capo di Stato Maggiore congiunto, generale Mark Milley, nel corso di un incontro a due avuto con il generale François Lecointre, capo di Stato Maggiore della Difesa francese, al quale ha spiegato che nelle prossime sei settimane sarebbe stata presa una decisione definitiva dal Pentagono.</p>
<h2>Aumento delle capacità?</h2>
<p>Mentre gli Stati Uniti pensano di ridurre il loro impegno in Africa, la Francia invece ha in previsione di aumentare la sua presenza. Il generale Lecointre ha infatti annunciato –<a href="https://www.lemonde.fr/afrique/article/2020/01/22/sahel-le-general-lecointre-precise-le-plan-d-action-francais_6026860_3212.html">parlando alla stampa francese</a>– che Parigi invierà nel Sahel ulteriori mezzi, considerati necessari affinché possa essere possibile continuare a operare con le forze armate locali. Un dispiegamento di mezzi terrestri e aerei, oltre che di materiali logistici, che si aggiunge a quello già previsto di ulteriori <strong>220 uomini</strong>. La maggior parte di questi rinforzi saranno destinati alla regione di <strong>Liptako-Gourma</strong>, ovvero nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger dove è elevata la presenza delle truppe francesi, impegnate a contrastare i gruppi terroristici che minacciano la popolazione civile controllando gran parte del territorio. I numeri a disposizione dalla coalizione a guida francese, però, non sono considerati sufficienti per assicurare una piena operabilità; motivo per cui la speranza è di riuscire a coinvolgere altri Paesi europei nell’<strong>operazione Barkhane</strong>. La necessità di inviare nuovi uomini da parte francese può fare diminuire le volontà di partecipazione, anche perché questa riflette una situazione sempre più instabile e pericolosa per le truppe impegnate in loco.</p>
<p>Se a questo si aggiunge la volontà statunitense di ridurre il numero di soldati presenti nel Sahel, ecco che l’idea francese di creare una coalizione “europea” &#8211;<strong>Task Force Takuba</strong>&#8211; nascerebbe orfana del fondamentale supporto degli Stati Uniti. È più probabile che continuerà il supporto “esterno” da parte del Regno Unito (che fornisce il trasporto dei soldati e dei materiali tramite gli elicotteri pesanti Boeing CH-47 Chinook), del Canada, della Danimarca e, ovviamente, degli Stati Uniti. Difficilmente la decisione finale della Casa Bianca sarà quella di ridurre drasticamente l’impiego nel Sahel e nell&#8217;intera Africa, anche perché l’opposizione da parte del Congresso sarebbe durissima dal momento che rappresenterebbe un “favore” alla Cina interessata ad “assoggettare” i Paesi del Continente Nero.</p>
<h2>Un futuro incerto&#8230;</h2>
<p>Finora, però, l’operazione Barkhane non ha portato ai risultati sperati da Parigi, che dal 2013 ha inviato le proprie truppe nel Sahel per supportare il governo maliano. Alla missione di contrasto al terrorismo si sono aggiunte nel corso degli anni quelle di <strong>peacekeeping</strong> e training dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite. In totale circa 20.000 soldati sono impegnati nel Sahel che non sono riusciti a fermare la violenza dei gruppi terroristici, che anzi hanno aumentato il loro potere nelle regioni periferiche dei diversi Paesi soprattutto dove il fenomeno della desertificazione è in fase avanzata.</p>
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		<title>I bunker, i Patriot, le bombe: la lunga notte degli italiani in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-bunker-i-patriot-le-bombe-la-lunga-notte-degli-italiani-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 09:47:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[missione italiani in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="710" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-768x284.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-1024x379.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È decollato senza preavviso, e con una certa premura, l&#8217;aereo da trasporto tattico che portava a bordo alcuni dei nostri soldati dislocati in Iraq, dove le basi militari sono entrate nel mirino dei missili balistici a medio raggio lanciati dai Pasdaran. La meta era il Kuwait, paese sicuro dove in queste ore si ammassano le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-bunker-i-patriot-le-bombe-la-lunga-notte-degli-italiani-in-iraq.html">[...]</a></p>
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<p>Prima in elicottero fino a Taji, sotto una pioggia di contromisure &#8220;flare&#8221; che illuminano il cielo ma scongiurano la minaccia di razzi e missili a ricerca termica e guida infrarossi. Poi di corsa su un C-17 Gloabmaster III, un bestione spinto da quattro grossi reattori che è atterrato poco dopo sulla pista di Al Jahrah, in Kuwait. In Italia erano le quattro del mattino, e in pochi erano svegli per sapere che l&#8217;inevitabile era accaduto: Teheran aveva lanciato l&#8217;operazione <a href="https://it.insideover.com/guerra/operazione-soleimani-martire.html">&#8220;Soleimani Martire&#8221;</a>. Era una missione di cui <strong>nessuno doveva sapere</strong> &#8220;in anticipo&#8221;, secondo le prime fonti &#8220;informate&#8221; della stampa, onde evitare imprevisti. Così, alle 9 ora locale, i nostri specialisti dei carabinieri potenzialmente esposti al fuoco dei mortai che in questi giorni ha scosso la &#8220;zona verde&#8221; di Baghdad &#8211; dove si trovano i compound che ospitano il personale militare straniero  &#8211; sono al sicuro.</p>
<p>Già nelle prime ore della notte, il nostro nuovo ministro della Difesa <strong>Lorenzo Guerini</strong> aveva parlato al telefono con il segretario della Difesa <strong>Mark Esper</strong>, che aveva assicurato il &#8220;passaggio&#8221; dei nostri soldati su un trasporto operato dall&#8217;Us Air Force e protetto dalle contromisure necessarie. A bordo del velivolo c&#8217;erano anche altri soldati di diverse nazionalità: tutti impegnati come i nostri carabinieri nella missione Nato; e tutti alloggiati nel compound di Union3 a Badghdad. Gli altri, seguiranno nelle ore dopo, su altri voli protetti. Questa &#8220;esfiltrazione&#8221; di sicurezza è una decisione presa dalla Nato in concerto con lo Stato maggiore della Difesa italiana; che da Palazzo Esercito ha ordinato subito il via all&#8217;operazione per dislocare in un luogo più sicuro gli specialisti dell&#8217;Arma e dell&#8217;Esercito che potrebbero diventare oggetto di attentati nella capitale irachena.</p>

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                <div class="lancio-editoriale" style="background-image: url(https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gli-effetti-del-raid-iraniano-contro-la-base-di-Al-Asad-in-Iraq-l8-gennaio-2020.jpg);">
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<p>Intanto, i loro commilitoni dislocati a<strong> Erbil</strong>, capitale della regione del Kurdistan iracheno, si erano <strong>rifugiati nei bunker</strong> di Camp Singara: la seconda base entrata nel mirino dei missili balistici lanciati dai pasdaran iraniani. &#8220;L&#8217;allarme è scattato all&#8217;improvviso e in quel momento era chiaro che non c&#8217;era tempo da perdere. Era arrivato il momento di mettersi al riparo, perché il rischio che un missile cascasse nella nostra base era concreto&#8221;, ha riportato una militare italiano a <em>La Stampa</em>. &#8220;Abbiamo battuto i denti, ma non solo per la paura. Dentro il bunker si gelava&#8221;. <span style="font-size: 1rem;">Nessuna perdita tra i 900 soldati italiani che alloggiano nei compound a poca distanza dall&#8217;aeroporto internazionale &#8211; sembra che l&#8217;Iran avesse avvertito per tempo, come a dire: &#8220;Non ce l&#8217;abbiamo con voi&#8221;. In ogni caso il sistema </span>americano<span style="font-size: 1rem;"> &#8220;Patriot&#8221;, elemento basilare della <strong>bolla di difesa</strong> anti-aerea di ogni base in Medio Oriente, è entrato in azione, salvando delle vite, anche tra i nostri: perché la base &#8220;americana&#8221; dista solo 500 metri dalla base che ospita i militari italiani. E quando si lanciano 15/20 </span>missili a medio raggio da una distanza di oltre 1000 chilometri, qualcosa potrebbe sempre andare storto.</p>
<p>Sono <strong>momenti di tensione</strong> e di grande complessità quelli vissuti in queste ore; il governo italiano ha ordinato, in accordo con la coalizione internazionale, di cessare tutte le attività di routine in Iraq, in attesa dell&#8217;assestamento della situazione che si prevedeva imminente, e che ora attende la contro risposta di Trump. Tuttavia la strategia di Roma è quella di non &#8220;abbandonare&#8221; il campo. Il mistero della Difesa a tenuto a precisare che si tratta solo ed esclusivamente di uno spostamento di truppe, legato strettamente a ragioni di sicurezza che riguardano il nostro personale impegnato all&#8217;estero. dal ministero della Difesa, è motivato da strette ragioni di sicurezza. Nel Training coordination center di Erbil, si continua a lavorare. Nonostante la base americana vicina all&#8217;aeroporto sia stata colpita. Intanto il ministro Guerini tiene una linea telefonica aperta con il segretario Esper, per ottenere un maggiore coordinamento diplomatico e militare con gli alleati, ma anche per sapere &#8220;cosa&#8221; potrebbe accadere nelle prossime ore. L&#8217;<strong>interesse italiano</strong>, a differenza di quello statunitense, è anche quello di proteggere i progressi diplomatici raggiunti con Teheran, per cui l&#8217;Italia rimane un partner commerciale di rilievo, prima che nel citato impegno nella lotta al terrorismo. &#8220;Disperderebbe i risultati ottenuti negli ultimi anni nel contrasto al terrorismo&#8221;, afferma Guerini. Contestualmente il Pentagono ha ringraziamento l&#8217;Italia via twitter per il suo impegno nel non abbandonare le posizioni: &#8220;Grazie per la determinazione, l&#8217;impegno a mantenere le forze a Baghdad e per la stabilità irachena&#8221;. Perché Erbil non si lascia, e chi c&#8217;è dice di essere pronto a portare avanti la missione di giorno, e tornare nei bunker di notte.</p>
<p>Adesso alcuni dei nostri sono in Kuwait, nella base internazionale di Ali Al Salem, quasi 40 chilometri dal confine. Pronti a rientrare in Iraq se le cose, come auspichiamo, si fermeranno qui: un&#8217;eliminazione di rilievo da parte degli Stati Uniti, e una risposta a tono, ma senza vittime e danni eccessivi, che gli ayatollah possono vendere al loro popolo come una &#8220;vendetta&#8221;, o forse solo un avvertimento che tende a dire &#8220;guardate di cosa siamo capaci&#8221;.</p>
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