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A 9 mesi dalla scadenza del trattato Start (New Start, New Strategic Arms Reduction Treaty) i due Paesi firmatari, Stati Uniti e Russia, si stanno interrogando sulla necessità e possibilità di rinnovarlo per altri 5 anni. L’attuale accordo, che ha incorporato e ampliato le clausole previste dallo Start I, Start II e Sort, è stato siglato l’8 aprile 2010 da Barack Obama e Dmitrij Medvedev ed è entrato in vigore a febbraio dell’anno seguente. Nel trattato è stata prevista la possibilità di un’unica estensione quinquennale, in modo tale da assicurare a Stati Uniti e Russia di continuare a monitorare e controllare le dimensioni dei rispettivi arsenali nucleari.

I rischi per la stabilità internazionale

Con il New Start è stato ridotto il numero massimo di testate nucleari per i due Paesi, fissandolo a 1.550, ma anche i missili balistici intercontinentali (Icbm), i sottomarini nucleari lanciamissili (Slbm) e i bombardieri pesanti contemporaneamente operativi. Senza azioni condivise da parte di Washington e di Mosca il concreto rischio è che il New Start non venga rinnovato, aumentando le incertezze e l’instabilità a livello internazionale. Il mancato rinnovo del trattato sulla riduzione delle armi strategiche, infatti, seguirebbe all’uscita -da parte degli Stati Uniti- dal trattato Inf (sui missili a raggio intermedio), rischiando di lasciare il mondo “scoperto” per quel che riguarda ad accordi sulle armi nucleari.

A ciò si aggiunge il rischio che anche il trattato Open Skies venga ridimensionato, con l’attuale amministrazione statunitense intenzionata -quantomeno a parole- di bissare quanto fatto con il Trattato Inf. In entrambi i casi Washington accusa Mosca di aver violato le clausole e di non permettere di effettuare voli in alcune aree del Paese. Se anche il New Start non dovesse essere rinnovato il pericolo concreto non è certo quello dello scoppio di una guerra tra i due Paesi, ma di sicuro aumenterebbe il reciproco sospetto gettando il mondo verso una ripresa incontrollata del riarmo nucleare.

Proseguire con o senza la Cina?

I tempi stretti e le difficoltà causa dalla pandemia da Coronavirus, inoltre, rendono di fatto impossibile l’avverarsi del “sogno” di Donald Trump, ovvero di coinvolgere anche la Cina in un nuovo trattato a tre per la limitazione degli arsenali nucleari, anche perché la firma del 2010 è seguita a quasi due anni di intensi negoziati tra Stati Uniti e Russia. Questo da un lato obbliga a lasciare senza un possibile controllo l’arsenale cinese, dall’altro “costringere” Russia e Stati Uniti a scendere a compromessi estendendo la validità del New Start fino a febbraio del 2026.

Un primo riavvicinamento, probabilmente anche in ottica rinnovo del trattato, c’è stato lo scorso 25 aprile quando sul sito della Casa Bianca è apparsa una breve nota nella quale veniva commemorato il 75esimo anniversario dell’incontro sull’Elba tra le truppe Alleate e quelle dell’Armata Rossa. A rendere importante questa commemorazione sono state le dichiarazioni congiunte di Donald Trump e Vladimir Putin, dove è stata sottolineata la necessità di riprendere quello “spirito” per mettere da parte le differenze e gettare le basi per una nuova cooperazione in nome della pace. Un avvicinamento non casuale e che potrebbe essere il preludio di un nuovo incontro tra i presidenti dei due Paesi, anche per avviare le trattative per il rinnovo del New Start e, magari, l’utilizzo della Russia per “fare pressioni” su Pechino.

L’idea di Putin è di rinnovare il trattato, anche perché come ha dichiarato lo stesso presidente russo “il mancato prolungamento sarebbe un errore che metterebbe a rischio la sicurezza mondiale”. Anche Trump, negli ultimi mesi, ha iniziato a fare delle aperture verso un rinnovo, ma dal canto suo il presidente statunitense deve fronteggiare l’opposizione che arriva dalle frange più estreme del Partito Repubblicano. Il presidente, anche in virtù della prossima campagna elettorale per le presidenziali, userà il suo potere per “vincere” questa battaglia interna e continuare ad assicurare la “sicurezza” e la “deterrenza” agli Stati Uniti.

Il futuro del New Start

In caso di vittoria contro Joe Biden, il passo successivo potrebbe essere quello di avviare nuovi colloqui coinvolgendo anche la Cina, allo scopo di trovare un difficile accordo trilaterale sulla riduzione degli arsenali nucleari delle tre principali superpotenze. Non solo però, perché nuove trattative potrebbero portare alla firma di un accordo anche più complesso, inserendo anche delle modalità di controllo per gli armamenti di nuova generazione e le nuove tecnologie militari.

Prima di pensare a una possibile estensione e ampliamento del New Start però, come è stato spiegato recentemente da Anatoly Antonov, ex-ambasciatore russo negli Stati Uniti, e da Rose Gottemoeller, vice segretario generale della Nato dal 2016 al 2019 e prima sottosegretario di Stato per il controllo degli armamenti per la sicurezza internazionale, è necessario scongiurare la scomparsa dello stesso. Il mancato rinnovo sarebbe un segnale pericoloso per la comunità internazionale, facendo aumentare le paure dei rischi connessi a una crescita incontrollata degli armamenti nucleari.

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