Nella notte di oggi è iniziata l’operazione “Soleimani martire“. Missili iraniani hanno infatti colpito due basi irachene – quella di Ayan al-Asad e di Erbil – che ospitano anche le truppe americane. Secondo quanto affermato da fonti di Teheran, i morti americani provocati dal raid sarebbero almeno 80, notizia poi smentita sia dagli Usa che dal ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, che ha precisato che “non abbiamo ancora il numero delle vittime, non abbiamo statistiche e non sappiamo di che nazionalità siano” i caduti nell’attacco iraniano. Lo stesso Zarif ha poi aggiunto: “Quello che sappiamo è che c’è stato un attacco contro base Usa nella regione”.

L’operazione Soleimani martire

L’attacco è stato condotto dopo la mezzanotte, quasi a ricalcare le tempistiche dell’omicidio mirato del generale iraniano. Secondo la ricostruzione fornita dal Pentagono, “l’Iran ha lanciato oltre una dozzina di missili balistici contro militari statunitensi e delle forze di coalizione in Iraq. Hanno colpito almeno due basi militari irachene che ospitano truppe statunitensi, al-Asad ed Erbil”. In quest’ultima località è presente anche un contingente di militari italiani, che si è dovuto rifugiare in un bunker, evitando così di essere colpito dalla rappresaglia di Teheran.

L’attacco, come affermato da Zarif, rappresenta una risposta proporzionata al raid contro Soleimani: “L’Iran ha preso e concluso misure proporzionate di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite colpendo la base da cui sono stati lanciati attacchi armati codardi contro i nostri cittadini e alti funzionari. Non cerchiamo l’escalation o la guerra, ma ci difenderemo da qualsiasi aggressione”. L’operazione potrebbe dunque considerarsi conclusa, anche se fonti della Guardia rivoluzionaria hanno fatto sapere che “circa 104 obiettivi degli Stati Uniti e dei suoi alleati locali sono osservazione da parte dell’Iran, e se commetteranno un errore, siamo pronti ad attaccarli”.

Secondo il capo di Stato maggiore delle Forze Armate iraniane, il generale Mohammad Hossein Baqeri, l’attacco ha mostrato solamente “una minima parte delle capacità delle forze armate” e ha assicurato che “la risposta iraniana a qualsiasi cattiveria commessa dagli Stati Uniti sarà ancora più forte e più violenta”.

I raid dell'Iran sulle basi Usa Iraq (Alberto Bellotto)
I raid dell’Iran sulle basi Usa Iraq (Alberto Bellotto)

Dopo l’attacco, il presidente americano Donald Trump ha pubblicato un tweet in cui ha affermato: “Valutazione delle vittime e dei danni in corso ora. Fin qui tutto bene! Abbiamo di gran lunga l’esercito più potente e ben equipaggiato al mondo”. Ora il commander in chief ha riunito il consiglio di sicurezza americano, invitando il segretario di Stato Mike Pompeo e il ministro della Difesa Mark Esper.

Nel frattempo, come fa sapere l’agenzia AdnKronos, è stato innalzato il livello di tute le basi e le sedi diplomatiche in Kuwait e sono state messe in allerta le batterie antimissile Patriot, in grado di bloccare possibili nuovi attacchi con droni.

“Uno schiaffo in faccia agli Usa”

Dopo l’attacco, è apparso in tv l’ayatollah Ali Khamenei e ha commentato il raid condotto contro le basi americane: “La scorsa notte abbiamo dato uno schiaffo in faccia agli Stati Uniti, ma l’azione militare non è abbastanza”. Il vero obiettivo di Teheran è infatti quello di cacciare le truppe americane dalla regione, come testimonia il voto del parlamento iracheno del 5 gennaio scorso attraverso cui Baghdad ha ufficialmente chiesto lo smantellamento del contingente militare occidentale nel Paese. Attualmente in Iraq sono presenti 5mila soldati americani, mentre altri 10mila, come ricorda il Washington Post, sono stati inviati nella regione in seguito all’acuirsi della crisi.

“Una dichiarazione di guerra”

L’attacco condotto dagli ayatollah ha provocato la reazione dell’ala neocon del Partito repubblicano. Il senatore Lindsey Graham – che da tempo predica la dottrina della massima pressione contro Teheran e che forse ha avuto un ruolo importante nella decisione del raid contro Soleimani – ha detto a Fox News che il raid rappresenta “un atto di guerra” e che Trump “ha tutta l’autorità di cui ha bisogno per rispondere”.

Toni simili usati anche da Liz Cheney, il quale ha affermato che “il regime iraniano ha fatto un grave errore di calcolo lanciando questi attacchi. Gli Stati Uniti non tollereranno altre azioni contro le nostre forze”.

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