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Stati Uniti e Corea del Sud sono ancora molto lontani dal raggiungimento di un accordo relativo alla ripartizione delle spese sostenute dalla Casa Bianca nella sua opera di dispiegamento militare a Seul, attiva ormai dai tempi della guerra di Corea. A renderlo noto è l’agenzia di stampa Reuters, che ha riportato come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump  avrebbe rifiutato la proposta di un incremento del 13% dai 900milioni attualmente pagati avanzata dai diplomatici coreani, contro i 5miliardi richieste dal Pentagono. E in questo scenario, le possibilità che si possa giungere ad una chiusura dell’accordo in tempi brevi sono assai remoti e potrebbero essere un grosso problema per quanto riguarda gli equilibri della regione.

La Corea del Sud starebbe offrendo il massimo possibile

Stando a quanto riferito dai diplomatici coreani, non sarebbero “briciole” quelle proposte da Seul, che nelle spese per il mantenimento dell’esercito straniero sul proprio territorio starebbe già contribuendo oltremodo in relazione a quali sono le sue reali capacità. E soprattutto, le richieste avanzate inizialmente da Washington sarebbero inammissibili, considerando anche il dispiegamento di soldati di origine coreani operativi all’interno delle divisioni americane.

L’esercito americano in Corea ha costi elevati

Di differente avviso è invece il ministro degli esteri americano Mark Esper, il quale sostiene – in accordo con Mike Pompeo – che la cifra pagata in questo momento dalla Corea del Sud non copre che una piccola parte delle immense spese statunitensi nella regione. Tra i costi legati al dispiegamento di unità, quelli necessari per mantenere la struttura d’intelligence e soprattutto il rinnovamento delle strumentazioni militari causano un grande dispendio di denaro pubblico americano, non adeguatamente bilanciato dall’alleato asiatico. Ed anche nella misura in cui l’intera richiesta americana venisse soddisfatta, gli Stati Uniti non ne trarrebbero guadagno in quanto ci sarebbero spese aggiuntive che non sono state mai rendicontate e che sono semplice corollario delle precedenti note spese.

Stati Uniti e Corea del Sud sono in stallo

La distanza abnorme tra le richieste americane e quelle sudcoreane evidenziano molto bene come la possibilità che si giunga ad un accordo per il rinnovamento dello stazionamento delle truppe americane nell’area sia ancora molto lontana. Soprattutto se si considera l’opera di ridistribuzione strategica dei militari messa in atto da Trump sin dal suo insediamento alla Casa Bianca e che ha già portato al – promesso – ritiro graduale dall’Afghanistan e dal ritiro dalle operazioni di supporto alla Francia e Unione Africana nel Sahel francofono.

Anche se nuovi incontri sono previsti nelle prossime settimane, dunque, è difficile che le proposte di Seul possano avvicinarsi alla domanda di Washington, non intenzionata ad arretrare di un solo dollaro dalle richieste iniziali. E questa situazione, in ultima battuta, sta creando notevoli tensioni tra i due storici alleati, dando sollievo invece alla Corea del Nord che intravede la possibilità di una rottura diplomatica.

Benché infatti entrambi i Paesi non abbiano rinunciato alla collaborazione internazionale – con la Corea del Sud che ha appena inviato 600mila test per il Coronavirus negli Usa (Reuters) – sul piano militare potrebbero esserci sostanziali cambiamenti nel prossimo futuro. E con tutti gli osservatori internazionali della regione in allerta, le stesse trattative rischiano di svolgersi in un clima eccessivamente disturbato, a causa delle implicazioni che avranno gli esiti del lungo braccio di ferro.

L’intera Asia Orientale potrebbe destabilizzarsi?

A causa della sua centralità nell’Asia orientale, la Corea del Sud è sempre stata un avamposto strategico per le ambizioni americane di controllo della regione, a metà strada tra Corea del Nord, Giappone e Cina. In questo scenario, pensare che un mancato accordo possa costare un ritiro totale dalle operazioni nella regione è fuori discussione: tuttavia, il dispiegamento effettivo di unità – soprattutto tra le divisioni di nativi coreani – potrebbe subire delle forti riduzioni.

Con degli Stati Uniti meno presenti, la deterrenza nei confronti di Pyongyang potrebbe venire gradualmente meno, destabilizzando di conseguenza gli equilibri di relativa pace della regione. E questo scenario, probabilmente, è proprio il cappio con cui Washington cerca di tenere Seul per la gola; nonostante i risultati stiano tardando ad arrivare.

 

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