L’inasprirsi delle crisi in atto a livello mondiale – e soprattutto riguardanti l’instabilità del Medio Oriente – hanno spinto i Paesi a sviluppare armamenti e soprattutto strumenti di difesa all’avanguardia per non farsi cogliere impreparati nell’eventualità di un nuovo scontro mondiale. In questo scenario, gli Stati Uniti si sono mossi rinforzando il proprio arsenale balistico, con l’introduzione di una nuova testata atomica a basso rendimento che potrebbe essere utilizzata con più agilità rispetto alle “cugine” di più ampia portata.

Non soltanto gli Stati uniti però si sono mossi in questa direzione: anche le potenze militari dell’Eurasia si sono portate avanti nei lavori, con i risultati maggiori che sono stati raggiunti da Mosca e da Pechino. E come spesso è accaduto, proprio la Russia si è contraddistinta in particolar modo sulla propria contraerea e sui sistemi di rilevamento ed abbattimento delle minacce balistiche.

Secondo quanto riportato – con non poca soddisfazione- dall’agenzia di stampa russa Sputnik, lo stesso ministro della difesa americano Mark Esper avrebbe ammesso il vantaggio tecnologico di Mosca in materia di difesa missilistica, sottolineando comunque come gli Usa siano intenzionati a colmare il gap nei prossimi anni. Nonostante ciò, sempre dal punto di vista americano, gli Stati Uniti sarebbero più forti dal punto di vista offensivo e proprio questo punto sarebbe il bastione difensivo del Paese.

Scendendo nei dettagli, l’esercito russo avrebbe messo a punto un missile multiplo intelligente in grado di intercettare un missile ipersonico intercontinentale, abbattendolo anche in presenza di elementi di disturbo che avrebbero mandato le precedenti versioni fuori traiettoria. I missili da difesa in questione saranno strutturati per essere lanciati dal caccia militare MiG-31 e, in un secondo momento, anche per la nuova versione MiG-41. Nonostante dagli ambienti militari moscoviti non siano ancora trapelati i dettagli tecnici dell’arma e la loro effettiva gittata, Sputnik  sostiene che possano essere lanciati a centinaia di chilometri di distanza, dando modo ai caccia di poter intervenire tempestivamente. Per quanto riguarda il funzionamento, sarebbero completamente autonomi una volta armati e non necessiterebbero della guida da remoto (in quanto in grado di distinguere il bersaglio), sebbene il pilota del caccia avrà verosimilmente la possibilità di acquisirne il controllo all’occorrenza.

Gli studi portati avanti da Mosca evidenziano una crescente volontà dei Paesi di equipaggiarsi con una strumentazione di ultima generazione in grado di far fronte alle necessità mondiali. Un prototipo molto simile sarebbe stato studiato inoltre anche da Pechino, sebbene in questo caso le informazioni divulgate siano state molto più contingentate. Tuttavia, anche per la Cina la vicinanza con la caldissima penisola coreana ha imposto un approccio volto a limitare i danni anche accidentali in seguito ad un conflitto nella regione, che vede una Corea del Nord al momento armata fino ai denti ed in possesso del nucleare. E sebbene Kim Jong-un possa essere considerato un alleato strategico, ogni precauzione nel mondo militare non è mai eccessiva: anche a titolo di sfida nei confronti dell’esercito americano regolarmente stanziato nei territori della Corea del Sud.

Il decennio 2020 con ogni probabilità sarà dunque segnato da una nuova corsa agli armamenti, con i sistemi balistici a fare da traino. Ed in questo scenario, proprio il battesimo dell’anno con l’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani è stata conferma e premessa dell’importanza che gli armamenti missilistici avranno in futuro: anche a semplice scopo di deterrente, come spesso sottolineato dalle autorità americane.