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	<title>Accordo Usa-talebani Archives - InsideOver</title>
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	<title>Accordo Usa-talebani Archives - InsideOver</title>
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		<title>La vera causa della caduta di Kabul in mano ai talebani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/usa-causa-caduta-kabul.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2022 04:27:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Usa-talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1290" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan agosto 2021" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-1024x688.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-1536x1032.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-2048x1376.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo rapporto dell’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan (Sigar) del 18 maggio, spiega come la decisione di ritirare le truppe statunitensi nel Paese sia stata conseguenza di un accordo degli Stati Uniti con i talebani. L’accordo è stato stipulato sotto l’amministrazione Donald Trump nel 2020 e sotto Joe Biden nel 2021 e pare che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-causa-caduta-kabul.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1290" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan agosto 2021" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-1024x688.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-1536x1032.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519113454773_0b4f0db2889cfa80656f786e92056ad4-2048x1376.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il nuovo rapporto dell’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’<strong>Afghanistan </strong>(Sigar) del 18 maggio, spiega come la decisione di ritirare le truppe statunitensi nel Paese sia stata conseguenza di un <strong>accordo</strong> degli Stati Uniti con i talebani. L’accordo è stato stipulato sotto l’amministrazione Donald Trump nel 2020 e sotto Joe Biden nel 2021 e pare che sia stato il fattore più importante della rapida sconfitta delle forze afgane quando le truppe americane si sono ritirate lo scorso anno.</p>
<p>In un momento in cui <a href="https://it.insideover.com/politica/g7-straordinario-questione-afghanistan.html">l’Afghanistan sta lottando</a> contro le ingenti restrizioni sulla libertà delle donne, contro la fame e la povertà dovute alla disoccupazione, in una crisi economica, alimentare e bancaria, riemerge la questione di come il fragile stato afghano sia collassato in meno di un mese.</p>
<p>L’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan, <strong>John Sopko</strong>, in un rapporto “interim”, ha dichiarato che gli Stati Uniti “hanno speso anni e miliardi di dollari per addestrare ed equipaggiare” le forze afgane “solo per vederle crollare rapidamente di fronte a insurrezioni molto meno attrezzate una volta che la logistica, l’abilitazione delle attrezzature e il supporto aereo degli Stati Uniti erano stati ritirati”.</p>
<p>Gli Stati Uniti hanno speso <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-05-18/us-taliban-deal-pushed-afghanistan-to-collapse-watchdog-finds">146 miliardi di dollari</a> per la ricostruzione dell’Afghanistan, sono stati uccisi 2.443 soldati statunitensi e 1.144 soldati alleati. È probabile che tra i morti vi siano anche più delle 66mila truppe afgane e dei 48mila civili registrati. In sostanza, vent’anni di addestramento e miliardi di dollari hanno forgiato una forza di sicurezza locale che non poteva operare da sola ed è stata abbandonata. Inoltre, il governo afgano non possedeva alcuna strategia di sicurezza nazionale quando gli Usa hanno dichiarato di aver stipulato un accordo con i talebani per lasciare il paese.</p>
<p>&#8220;Dopo 20 anni di formazione e sviluppo, l&#8217;ANDSF non è mai diventata una forza coesa e sostanziale in grado di operare da sola. I governi degli Stati Uniti e dell&#8217;Afghanistan condividono la colpa&#8221;, ha scritto Sopko. &#8220;Nessuna delle parti sembrava avere l&#8217;impegno politico per fare ciò che sarebbe stato necessario per affrontare le sfide, incluso dedicare il tempo e le risorse necessarie per sviluppare un ANDSF professionale, un processo multigenerazionale. In sostanza, gli sforzi statunitensi e afgani per coltivare un settore della sicurezza efficace e sostenibile rischiavano di fallire fin dall&#8217;inizio. La decisione del febbraio 2020 di impegnarsi in un rapido ritiro militare degli Stati Uniti ha segnato il destino dell&#8217;ANDSF&#8221;.</p>
<p>I leader militari sostengono di aver raccomandato di lasciare circa 2500 soldati sul territorio, ma il piano non è stato approvato. <strong>John Kirby</strong>, portavoce del Pentagono, ha espresso il suo disaccordo con la visione espressa dal rapporto affermato “Non credo che saremmo affatto d&#8217;accordo sul fatto che la nostra partenza dall&#8217;Afghanistan sia stata un errore&#8221;. E ancora, “le nostre truppe avevano combattuto lì per 20 anni, avevano compiuto la missione per la quale erano state inviate. Non c&#8217;è stato nessun attacco simile all&#8217;11 settembre contro gli Stati Uniti dall&#8217;attacco che ha avuto origine dall&#8217;Afghanistan. E nel processo, abbiamo sicuramente apportato miglioramenti in Afghanistan&#8221;.</p>
<p>L’accordo stipulato a <strong>Doha</strong> tra Stati Uniti e talebani prometteva che le truppe dei primi si sarebbero ritirate solo se i talebani avessero promesso di mettere un freno alle azioni terroristiche di Al-Qaeda e dello Stato islamico. Ma questo accordo ha solo alimentato le incertezze nei rapporti tra Stati Uniti e Afghanistan. Sopko sostiene che molte delle disposizioni non sono ancora state rese pubbliche, “ma si ritiene che siano contenute in accordi scritti e verbali segreti tra inviati statunitensi e talebani”. L&#8217;obiettivo dichiarato era promuovere un negoziato di pace tra i talebani e il governo afgano, ma qualcosa è andato storto.</p>
<figure id="attachment_357872" aria-describedby="caption-attachment-357872" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="size-large wp-image-357872" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220519115323608_76476a6afcd4b4de7df9b739bb8fa9ec-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-357872" class="wp-caption-text">Soldati dell&#8217;Esercito nazionale afghano (ANA) sorvegliano un posto di blocco a Herat, dopo che le truppe americane hanno iniziato a ritirarsi dall&#8217;Afghanistan, 10 luglio 2021.</figcaption></figure>
<p>Già nel mese di marzo 2021, quando l’amministrazione Biden definiva la sua politica in Afghanistan, i talebani minacciavano di riprendere gli attacchi contro le forze statunitensi e la NATO se non si fossero ritirate entro il 1° maggio. L’annuncio del ritiro del presidente Biden nell’aprile 2021 “ha distrutto il morale di ANDSF” secondo il rapporto. Entro il 15 agosto 2021, quando i talebani giunsero alle porte di Kabul, sei dei sette corpi dell’esercito afgano si erano arresi o erano stati sciolti.</p>
<p>Per molti afgani, l’accordo era un palese atto di <strong>tradimento</strong> e segnale evidente che gli Usa stavano consegnando l’Afghanistan nelle mani nemiche lasciando il Paese. La caduta è stata definita da Sopko “prevedibile”: gli Usa hanno fissato obiettivi inarrivabili per l’esercito afgano, stabilito parametri che hanno portato al successo, ma nascosto altre problematiche e utilizzato risorse in soluzioni che hanno solo aumentato i problemi.</p>
<p>L’ispettore generale ha anche accusato significativamente le decisioni prese da <strong>Ashraf Ghani</strong>, ex presidente afgano e il rapporto rappresenta uno degli esami più approfonditi fino ad oggi sulle motivazioni della caduta del governo della scorsa estate che ha permesso ai talebani di conquistare rapidamente il controllo dell’Afghanistan durante il ritiro degli Stati Uniti dopo 20 anni di guerra.</p>
<h2>Gli altri fattori di indebolimento delle forze afghane</h2>
<p>Tra i fattori che hanno ostacolato le forze di sicurezza afghane c’è stata anche la <strong>diminuzione</strong> degli attacchi aerei americani. Nel 2019 avevano condotto più di 7400 attacchi, mentre l’anno successivo solo 1600. Questa riduzione ha lasciato le forze afgane senza alcun vantaggio sui talebani. Secondo il dipartimento della Difesa, il calo degli attacchi era anche in linea con l’impegno che Trump aveva preso con i talebani e che prevedeva una progressiva diminuzione dei raid.</p>
<p>Il Sigar critica anche le modalità con cui le forze armate statunitensi hanno lasciato l’aeroporto di <strong>Bagram</strong> nel luglio 2021: hanno abbandonato la base di notte senza avvisare il nuovo comandante della base afgana. L’ispettore generale sostiene che le forze armate statunitensi abbiano persino interrotto l’elettricità favorendo così il saccheggio della base prima che le forze di sicurezza ne prendessero il controllo.</p>
<p>È stata anche ampliamente analizzata la mancanza di pianificazione di Ghani e come abbia contribuito alla caduta delle forze armate del Paese e del suo stesso governo. L’ex presidente ha lungamente ignorato lo stato del proprio esercito realizzando troppo tardi che erano gli Stati Uniti a fornire tutto il necessario per sopravvivere alle forze afgane, mentre il contributo del governo era la sola presenza dei soldati. &#8220;Non è stato fino all&#8217;annuncio del 14 aprile 2021 da parte del presidente Biden della data finale del ritiro delle truppe e degli appaltatori che questo consigliere senior e la cerchia ristretta del presidente Ghani hanno affermato di essersi resi conto che l&#8217;ANDSF non aveva capacità di approvvigionamento e logistica&#8221;, ha affermato l&#8217;ispettore generale. &#8220;Sebbene il governo afgano avesse operato in questo modo per quasi 20 anni, la loro realizzazione è avvenuta solo 4 mesi prima del suo crollo&#8221;.</p>
<p>Poco prima della caduta di Kabul, Ghani aveva inoltre posizionato lealisti non qualificati nel corpo dell’esercito, sostituendo gli ufficiali più giovani. In quel momento i talebani avevano sotto controllo 5 delle 34 province afgane e avrebbero in pochi giorni conquistato quasi l’intero paese, fino alla caduta di Kabul del 15 agosto.</p>
<p>Il rapporto volge al termine con un avvertimento al governo degli Stati Uniti: &#8220;A meno che il governo degli Stati Uniti non capisca e spieghi cosa è andato storto, perché è andato storto, e come è andato storto in Afghanistan, probabilmente ripeterà gli stessi errori nel prossimo conflitto”.</p>
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		<title>Il nuovo volto dei talebani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-volto-dei-talebani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2021 04:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Usa-talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1247" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-300x195.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-1024x665.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-768x499.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-1536x997.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-2048x1330.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il più grosso errore che si possa compiere in queste ore è quello di giudicare i talebani e prevedere le loro mosse con gli occhi del passato. Vent’anni costituiscono poco più che una generazione e consentono una prospettiva sufficientemente ampia per parlare di storia. Ergo, guai a pensare che i talebani di oggi siano quelli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-nuovo-volto-dei-talebani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1247" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-300x195.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-1024x665.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-768x499.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-1536x997.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/nuovi-talebani-la-presse-2048x1330.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il più grosso errore che si possa compiere in queste ore è quello di giudicare i talebani e prevedere le loro mosse con gli occhi del passato. Vent’anni costituiscono poco più che una generazione e consentono una prospettiva sufficientemente ampia per parlare di <em>storia</em>. Ergo, guai a pensare che i talebani di oggi siano quelli di 20 anni fa: se pur restano dei tratti comuni dovuti ai loro ascendenti, come la medesima considerazione di donne e bambine, bisogna accettare di essere in presenza di un <a href="https://it.insideover.com/politica/il-cerchio-del-potere-talebano.html">organismo nuovo</a>, che ha mutato forma.</p>
<p>Pur moralmente deprecabili, non possiamo comunque a priori considerarli meri rozzi guerriglieri di montagna incapaci dell’<em>ars</em> di governo. Come ricorda Fulvio Scaglione, infatti, &#8220;è probabile che sapranno governare l’Afghanistan che hanno appena riconquistato&#8221;. Conviene, perciò, non sottovalutarli e abituarci ormai al fatto che sono dei primi <em>inter pares</em>, anche grazie a &#8220;noi&#8221;.</p>
<h2>I talebani di oggi e di ieri</h2>
<p>Possiamo immaginarli come una nazione neonata, che deve conquistarsi il <em>placet</em> internazionale. Sanno bene di godere del pubblico ludibrio internazionale e che ogni mossa sarà sotto i riflettori. Sono però cambiate le percentuali del loro Dna: negli anni Novanta era costituito prevalentemente da <strong>fondamentalismo islamico</strong>, da voglia di rivalsa contro l’Occidente, erano ottuso rifugio nell’Islam per un mondo che non ha mai conosciuto il concetto di statualità. Oggi di quella matrice coranica c’è ancora una buona dose, non troppo fossile, tuttavia non è più il motore propulsore del loro operato, al massimo uno strumento.</p>
<p>Si interessano delle cose del mondo questi “giovani” talebani, e nel mondo vogliono stare anche usando gli strumenti 2.0. Inoltre, sono stati a lungo altrove, nel Golfo Persico, in Pakistan, dove hanno atteso e imparato ad agire in maniera più spregiudicata, strategica e <em>à la page</em>. Se, quindi, un folto gruppo di sessantenni resta comunque incisivo nel loro processo decisionale (si pensi a <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/akhundzada-leader-talebani.html"><strong>Haibatullah Akhunzada</strong></a>, predicatore e insegnante in una moschea in Pakistan, sostituto di Akhtar Mansour, ucciso dagli americani), ambiscono a fare meglio dei padri. La <em>jihad</em> non porta vantaggi pratici di nessun tipo, tanto vale lasciar perdere la santità islamica e fare anche loro un nuovo gioco che passa dal ritiro americano, dalle <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-russia-turchia-e-pakistan-si-muove-il-grande-gioco-afghanistan.html">ansie e dalle ambizioni di Pechino e Mosca</a>.</p>
<h2>Una propaganda affinata</h2>
<p>Venendo ora al <a href="https://it.insideover.com/donne/la-furia-dei-talebani-contro-le-donne-afgane.html">mondo femminile</a>, sanno bene che il tasto e delicato e che si può scherzare ben poco sull’argomento, almeno con l’Occidente. E se migliaia di donne hanno già perso le loro libertà, se drappi neri e scuole chiuse già illordano le strade d&#8217;Afghanistan, i loro toni su questi argomenti si fanno per il momento concilianti: cercano maldestramente di ripulire la loro immagine affermando di essere impegnati nel processo di pace, in un governo “inclusivo” e disposti a mantenere alcuni diritti per le donne.</p>
<p>Il loro portavoce <strong>Sohail Shaheen</strong> ha affermato che alle donne sarà comunque permesso di continuare la loro istruzione dall&#8217;istruzione primaria a quella superiore, a differenza della fase tra il 1996 e il 2001. Shaheen ha anche affermato che diplomatici, giornalisti e organizzazioni non profit potrebbero continuare a operare in Paese. &#8220;Questo è il nostro impegno, fornire un ambiente sicuro e che possano svolgere le loro attività per il popolo afgano&#8221;, ha affermato. Fosse anche solo propaganda, come in realtà è un cambio di passo che indica affinamento di tecniche di comunicazione e di ricerca di una certa dose di approvazione. Tutto molto &#8220;occidentale&#8221;.</p>
<h2>Cosa vogliono</h2>
<p>I nuovi talebani hanno saggiato quali benefici la &#8220;pace&#8221; possa portare. Significa contare, ottenere denaro e finanziamenti, significa avere un potenziale di ricatto nell’area. Carter Malkasian, autore di <em>The American War in Afghanistan: A History</em>, sostiene che una delle cose a cui sono molto sensibili è la loro incapacità di fornire beni e servizi e di gestire e amministrare bene il Paese, il loro cruccio durante gli anni &#8217;90. Quindi, oggi, i <em>neo-taliban</em> ambiscono a farlo meglio, vogliono che si realizzino progetti di sviluppo. E per questo, vogliono anche mantenere una relazione con la comunità internazionale perché si rendono conto che hanno bisogno di essa per poter continuare a bere, mangiare, esserci.</p>
<p>Adesso servono sostanza <em>et pecunia</em>: la principale fonte di finanziamento dei talebani, secondo ciò che conosciamo, proviene dall&#8217;interno dell&#8217;Afghanistan: tassazione sul commercio, individui, contratti, ma principalmente attraverso il <strong>papavero</strong>, un vero vantaggio strategico che permette di rendere i contadini a loro più fedeli. Vi è poi un certo grado di sostegno monetario dal Pakistan e, in misura minore, dall&#8217;Iran e dalla Russia, così come dal Medio Oriente, ma non basta. <strong>Cina e Russia</strong> vanno già bene, il &#8220;dialogo&#8221; con la <strong>Turchia</strong> anche, hanno fatto del <strong>Qatar</strong> la loro sede politica. Questo significa due cose: 1) questo non sarà un gioco a somma zero e 2) la loro spirale di potere si farà più infida perché affonda le unghie nella geopolitica mondiale di oggi in maniera più raffinata. Sempre pronti a tornare islamisti puri se non avranno una sedia al tavolo di quelli che contano.</p>
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		<title>La fine delle speranze di pace per l&#8217;Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-fine-delle-speranze-di-pace-per-lafghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 12:36:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Usa-talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono state definitivamente archiviate le speranze relative ad uno storico accordo di pace tra il governo riconosciuto dalle autorità internazionali di Kabul e le milizie talebane, a seguito delle nuovi escalation di tensioni degli ultimi giorni. Dopo l&#8217;attacco miliziano alla base militare nell&#8217;ovest dell Paese e soprattutto dopo l&#8217;assalto al reparto di maternità della Capitale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-fine-delle-speranze-di-pace-per-lafghanistan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono state definitivamente archiviate le speranze relative ad uno storico <strong>accordo di pace</strong> tra il governo riconosciuto dalle autorità internazionali di Kabul e le milizie talebane, a seguito delle nuovi escalation di tensioni degli ultimi giorni. Dopo l&#8217;attacco miliziano alla base militare nell&#8217;ovest dell Paese e soprattutto dopo l&#8217;assalto al reparto di maternità della Capitale un nuovo inverno sembra essersi calato sull&#8217;Afghanistan, dove il progetto di pace si è rivelato essere un breve &#8211; ed assai poco rispettato &#8211; cessate il fuoco. In questo scenario, la sensazione è che le prossime settimane saranno caratterizzate da delle nuove<strong> tensioni</strong> tra l&#8217;esercito ufficiale e la compagine terroristica, in grado di gettare il Paese di nuovo nell&#8217;inferno di una <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/afghanistan-data-jihad.html">guerra civile che pare ormai interminabile</a>. E, nemmeno a dirlo, ancora una volta le cause sono da ricercarsi in un tentativo sbrigativo di giungere alla conclusione del conflitto da parte degli <strong>Stati Uniti</strong>, che si è rivelato essere uno dei tanti &#8211; troppi &#8211; errori della storia dell&#8217;Afghanistan.</p>
<h2>Un piano di pace soltanto abbozzato</h2>
<p>Negli scorsi mesi, Stati Uniti e forze talebane avevano portato avanti una lunga e dura serie di colloqui volti a gettare le basi per una stabilizzazione della situazione, che sarebbe passato tramite il ritiro americano ed il disarmo delle forze miliziane. Tutto il resto, però, doveva rimanere in mano al dialogo interno del Paese, che vede anteposte le milizie talebane con il governo riconosciuto del Paese e del suo leader <strong>Ashraf Ghani</strong>. Tuttavia, le tensioni nate subito dopo le nomine governative e le posizioni tenute tenute dallo stesso Ghani hanno contribuito ad un nuovo peggioramento della situazione che ha riportato gli afghani alla memoria gli efferati attacchi terroristici nei confronti della popolazione civile.</p>
<h2>Gli errori americani</h2>
<p>Alla base del dramma, dunque, è impossibile non vedere una mancanza di fondamenta solide che avrebbero potuto<strong> traghettare</strong> il Paese verso una graduale riappacificazione e in buona parte attribuibili alle volontà americane di chiudere l&#8217;impasse nel più breve tempo possibile, senza cura per i particolari. In primo luogo, infatti, non sono state prese in considerazione gli asti reciproci tra le autorità governative e le milizie talebane, in un rapporto andato sempre peggiorando nei lunghi anni di scontri armati avvenuti spesso abitazione per abitazione. In seconda battuta, invece, un interesse americano apparso più volto al ritiro delle truppe dal territorio &#8211; in un quadro più ampio di<strong> ridimensionamento</strong> delle spese militari statunitensi &#8211; che attento agli sviluppi reali della situazione in Afghanistan. E la mancanza di queste due premesse, in ultimo, si è rivelato un nuovo fallimento della politica estera americana nel Paese, che ha condotto ad un nuovo peggioramento della situazione.</p>
<h2>Lo scenario del Paese è sempre più cupo</h2>
<p>I nuovi attacchi che hanno caratterizzato la <strong>guerriglia</strong> talebana sono destinati a lasciare un segno indelebile, forse un punto di svolta per quello che sarà il modo di combattere la guerriglia nei prossimi mesi. E soprattutto, le azioni compiute dalle milizie non possono non provocare una risposta da parte del governo riconosciuto del Paese, intenzionato a dimostrare non soltanto al rivale ma anche al resto del Mondo come Kabul non voglia piegarsi ancora una volta al <strong>dominio fondamentalista</strong>. In questo clima, dunque, quello che doveva essere &#8211; almeno sulla carta &#8211; il florido periodo di pace promesso di pace è divenuto un nuovo terreno di scontri e di tensioni, portati avanti in un <em>modus belli</em> ormai fin troppo conosciuto dal popolo afghano. E ancora una volta, le vaghe promesse e le speranze sono state tradite.</p>
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		<title>Il rischio di una nuova guerra in Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-guerra-2020-talebani-iran-arabia-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Bellotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 07:38:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Usa-talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo storico accordo di pace tra Stati Uniti e talebani quasi sicuramente ridimensionerà l’impegno americano, ma difficilmente fermerà la guerra. Anzi. Ora l’Afghanistan è una preda che fa gola a molti, non solo agli eredi del Mullah Omar. Al banchetto potrebbero sedersi tutte le potenze regionali, il vicino Iran, il Pakistan e le petro-monarchie del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/afghanistan-guerra-2020-talebani-iran-arabia-saudita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Truppe-Usa-in-Afghanistan-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="p1"><span class="s1">Lo storico <a href="https://it.insideover.com/guerra/quanto-e-fragile-laccordo-di-pace-con-i-talebani.html" target="_blank" rel="noopener">accordo di pace tra Stati Uniti e talebani</a> quasi sicuramente ridimensionerà l’impegno americano, ma difficilmente fermerà la guerra. Anzi. Ora l’Afghanistan è una preda che fa gola a molti, non solo agli eredi del <strong>Mullah Omar</strong>. Al banchetto potrebbero sedersi tutte le potenze regionali, il vicino Iran, il Pakistan e le petro-monarchie del Golfo, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, con anche l’ingombrante presenza dell’Arabia Saudita. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il &#8220;cimitero degli imperi&#8221; com&#8217;è stato ribattezzato l’Afghanistan, è stato il teatro delle tensioni geopolitiche che hanno percorso tutta la regione per decenni. Molte cose sono cambiate nel corso degli anni, con alleanze rovesciate e ristabilite e Kabul che rimaneva al centro. Oggi più che mai la situazione dimostra che nuovi conflitti potrebbero essere alle porte, con il rischio di vedere il Paese trasformato in una nuova guerra per procura sanguinosa come quelle in <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/le-tappe-salienti-della-guerra-siria.html" target="_blank" rel="noopener">Siria</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/il-covid-19-mette-a-rischio-gli-usa-in-medio-oriente.html" target="_blank" rel="noopener">Yemen</a>. Il tutto all’ombra dei rivali di sempre: Teheran e Riad.</span></p>
<h2 class="p1"><span class="s1">I capovolgimenti di fronte in oltre 30 anni di guerra</span></h2>
<p class="p1"><span class="s1">Per capire come mai un Paese come l’Arabia Saudita possa intervenire in un quadrante così lontano dal suo cortile di casa bisogna fare un passo indietro e tornare a 1979, quando l’Unione sovietica decise di intervenire in Afghanistan. Per tutti gli anni ’80 la monarchia saudita ha collaborato con gli americani in funzione anti-sovietica appoggiando con montagne di soldi i Mujaheddin, anche grazie alla collaborazione tra la propria agenzia di intelligence e quella pakistana. Durante quel periodo il Paese contribuì anche con un flusso di combattenti non indifferenti, come nel caso degli “afghani d’Arabia”, il gruppo di miliziani gestiti <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-nascita-di-al-qaeda-e-i-primi-dieci-anni-di-vita.html" target="_blank" rel="noopener">dall’Ufficio servizi creato fra gli altri da Osama Bin Laden</a>.</span></p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0px #ffffff none;" src="https://www.albertobellotto.eu/graphics/afghanistan/afghanistan.html" name="myiFrame" width="100%px" height="540px" frameborder="1" marginwidth="0px" marginheight="0px" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p class="p1"><span class="s1">L’Arabia strinse a sé l’Afghanistan anche nel dopoguerra e insieme a Pakistan ed Emirati diventò uno dei catalizzatori dell’ascesa talebana. Non a caso, dopo il 1996, i tre paesi furono gli unici a riconoscere il nuovo regime dei talebani. In quel periodo sull’altro lato della barricata c’erano Iran, Russia e Stati Uniti che appoggiavano l’Alleanza del Nord, una coalizione di forze che si opponeva ai talebani. La situazione rimase stabile solo per poco tempo. Gli attacchi dell’11 settembre 2001, infatti, rimescolarono di nuovo le carte del grande gioco.</span></p>
<h2 class="p1"><span class="s1">Gli effetti dell’11 settembre</span></h2>
<p class="p1"><span class="s1"><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-guerra-tra-cia-e-fbi-e-gli-errori-che-portarono-all11settembre.html" target="_blank" rel="noopener">L’attentato di al-Qaeda al cuore dell’America</a> ha ridefinito tutte le alleanze della regione, con Riad e Abu Dhabi che si sono schierate apertamente con Washington nella guerra al terrore, di fatto scaricando il Mullah Omar. Nel corso degli anni l’Arabia ha poi cercato di spaccare quello che restava del movimento, nel frattempo schiacciato dagli americani e costretto a ritornare in clandestinità. Una decina d’anni dopo <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-guerra-afghanistan-infografiche.html" target="_blank" rel="noopener">lo scoppio della long war americana</a> le due monarchie del Golfo hanno tentato un approccio più pragmatico provando a trovare accordi di pace facendo leva sui governi afgani guidati da Hamid Karzai prima e Ashraf Ghani poi, ma senza successo.<span class="Apple-converted-space"> </span>Tra il 2013 e il 2018 Emirati ed Arabia hanno provato anche a convincere i talebani ad aprire un ufficio diplomatico in uno dei due Paesi per avviare dei colloqui di pace. Alla fine, però, il gruppo ha scelto di puntare tutto sul Qatar, facendo andare su tutte le furie soprattutto lo sceicco <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-mohammed-bin-zayed-luomo-piu-ascoltato-del-mondo-arabo.html" target="_blank" rel="noopener">Mohammed bin Zayed</a>, principe ereditario degli Emirati, che è arrivato al punto da progettare di assassinare diversi leader talebani.</span></p>
<h2 class="p1"><span class="s1">La nuova ascesa talebana</span></h2>
<p class="p1"><span class="s1">A cambiare ancora l’inerzia degli eventi è arrivata la <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-pericoli-del-ritorno-al-potere-dei-talebani-in-afghanistan.html" target="_blank" rel="noopener">nuova avanzata talebana</a>. Dopo oltre 19 anni di guerra gli studenti del Mullah Omar riescono a controllare ancora parte del territorio. All’inizio del 2020, a ridosso dei colloqui finali con Washington, i talebani controllavano circa 74 distretti, a fronte dei 133 nelle mani del governo. Un controllo del territorio così capillare li ha quindi resi un interlocutore che non può essere ignorato. A questo punto Riad e Abu Dhabi si sono rese conto della necessità di essere più pragmatici e riallacciare i vecchi rapporti. La chiave di volta per ritornare a parlare con gran parte dei capi talebani, scottati dal tradimento post-11 settembre, è stata quella del Pakistan, che in tutti questi decenni non ha mai fatto mancare il suo supporto ai miliziani.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A fare gola all’Arabia Saudita è soprattutto una cosa: gli oltre 900 km di confine che dividono l’Afghanistan dal vicino Iran. Con il ritiro delle truppe americane, è il ragionamento che fanno dalle parti di Riad, ci potrebbe essere mano libera per stringere il cerchio attorno al nemico di sempre. I proxy sauditi potrebbero usare il Paese per lanciare attacchi contro la Repubblica islamica con uno stile non molto diverso da quello che fanno i ribelli sciiti houthi, che dal 2015 tengono impegnata l’Arabia in una lunga guerra proprio nel cortile di casa.</span></p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0px #ffffff none;" src="https://www.albertobellotto.eu/graphics/afg%20proxy/afghanistan-attacchi-talebani-2020.html" name="myiFrame" width="100%px" height="700px" frameborder="1" marginwidth="0px" marginheight="0px" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><em>Attentati dal 29 febbraio al 17 aprile 2020. In blu gli attacchi talebani e in rosso quelli dello Stato islamico.</em></p>
<h2 class="p1"><span class="s1">Le mire dell’Iran in Afghanistan</span></h2>
<p class="p1"><span class="s1">Lo scenario però non è così lineare. Sebbene nelle prime fasi del conflitto americano in Afghanistan Teheran abbia dato supporto all’Alleanza del nord e si sia offerto di addestrare 20 mila truppe del neonato esercito afghano, negli anni successivi all’invasione americana ha iniziato a intessere nuovi legami con i talebani. Il regime degli ayatollah ha inviato armi e munizioni nel Paese e una miriade di episodi isolati, ma affiancati, mostrano una crescente presa nel Paese. Ma andiamo con ordine. I primi contatti tra i miliziani e regime sono iniziati già nel 2000, ma si sono poi intensificati negli anni dell’invasione americana. Nel 2007 e 2011 la coalizione a guida statunitense ha intercettato due spedizioni di armi e munizioni dirette verso le forze talebane. Successivamente nel 2012 è stato aperto un ufficio dei talebani nella città iraniana di Zahedan. Nei momenti più intensi della guerra la porosità del confine ha dato ai miliziani la possibilità di trafficare da un paese all’altro denaro, merci e combattenti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Negli anni il legame è andato rinsaldandosi, come ha dimostrato <a href="https://it.insideover.com/scheda/terrorismo/akhundzada-leader-talebani.html" target="_blank" rel="noopener">la morte del leader supremo Mullah Akhtar Mohammad Mansour</a>, ucciso dai un raid americano il 21 maggio del 2016 in Pakistan. La sua esecuzione svelò in parte la nuova dipendenza dei talebani dal potere iraniano. Come ha scritto <em>Foreign Policy</em>, Mansour nei primi mesi del 2016 <a href="https://foreignpolicy.com/2016/05/27/mullah-mansour-iran-afghanistan-taliban-drone/" target="_blank" rel="noopener">fece diversi viaggi in Iran</a>. Alcune fonti parlavano di visite alla famiglia, mentre altre di visite mediche. Un segnale tutt’altro che banale perché indicava una certa diffidenza da parte dei vertici dei talebani ad appoggiarsi all’ingombrante alleato di sempre, il Pakistan. Questo aspetto infatti potrebbe essere una delle ragioni che hanno avvicinato talebani e iraniani. In particolare mostra che con ogni probabilità i primi puntano a una maggiore autonomia rispetto a Islamabad che se da un lato non ha mai fatto mancare il suo appoggio, dall’altro ha sempre avuto un controllo stringente sui capi delle milizie. Per Teheran questa operazione significa soprattuto lasciare aperta la porta in caso di un eventuale collasso del governo di Kabul.</span></p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-270124" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/iran-a-afghanistan-mappa.png" alt="" width="4849" height="3067" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/iran-a-afghanistan-mappa.png 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/iran-a-afghanistan-mappa-300x190.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/iran-a-afghanistan-mappa-768x486.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/iran-a-afghanistan-mappa-1024x648.png 1024w" sizes="auto, (max-width: 4849px) 100vw, 4849px" /></p>
<h2 class="p1"><span class="s1">I rischi dopo la morte di Soleimani </span></h2>
<p class="p1"><span class="s1">Phillip Smyth, ricercatore del Washington Institute, <a href="https://www.militarytimes.com/flashpoints/2020/01/14/iran-support-to-the-taliban-which-has-included-manpads-and-a-bounty-on-us-troops-could-be-a-spoiler-for-peace-in-afghanistan/" target="_blank" rel="noopener">ha raccontato a <em>Military Times</em></a> che la morte di Qassem Soleimani avvenuta il 2 gennaio scorso ad opera di un drone americano, ha messo in modo una serie di meccanismi, in particolare dopo la nomina di Esmail Ghaani alla guida delle Forze Quds. Il segnale è che Teheran «sta guardando a est». Il 9 gennaio, nel corso di una conferenza stampa dei pasdaran a Teheran, sono state esposte in bellavista alcune bandiere con un forte messaggio simbolico: una iraniana, due dei guardiani della rivoluzione, una del movimento libanese di Hezbollah, una relativa ad Ansar Allah (i miliziani houthi appoggiati in Yemen), un’altra di Hashd al-Shaabi, le forze di mobilitazione sciite in Iraq, una di Hamas. E infine due rivelatrici: quella di Liwa Fatemiyoun, milizia composta ad afghani sciiti dispiegata durante la guerra in Siria, e quella di Liwa Zaynabioun, proxy iraniano composto da sciiti pakistani impegnati sui fronti della guerra civile siriana. Una messa in scena che allude a disegni più complessi anche perché è difficile valutare l’impatto delle politiche iraniane in Afghanistan. Non è chiaro quale sia la presa sui leader talebani, né è chiaro quale sia il peso che il Paese è in grado di giocare nelle operazioni militari degli allievi del Mullah Omar.</span></p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="en" dir="ltr">Revolutionary Guard commander gave a press conference today flanked by the flags of Iran&#39;s proxies.</p>
<p>Interesting to see Hamas up there but not Islamic Jihad, which is far more dependent on Iran than Hamas. <a href="https://t.co/Erkq8CDuX2">pic.twitter.com/Erkq8CDuX2</a></p>
<p>&mdash; Raf Sanchez (@rafsanchez) <a href="https://twitter.com/rafsanchez/status/1215264814978736129?ref_src=twsrc%5Etfw">January 9, 2020</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p class="p1"><span class="s1">Me è certo che l’impegno crescerà e questo per almeno due ragioni: una militare e una economica. La prima riguarda la definitiva sconfitta dello Stato islamico, presente in Afghanistan con l’emanazione dell’Iskp, Stato islamico del Khorasan che Teheran vuole per scongiurare possibili attacchi sul suo territorio. La seconda ragione ha invece a che fare con le sanzioni americane. Le imprese iraniane strangolate dalla crisi guardano a possibili sbocchi proprio in Afghanistan, un territorio con somiglianze sociali e culturali che potrebbe aiutarle a rifiatare. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Teheran nel tempo ha però lavorato anche a stretto contatto con il governo di Kabul. Oltre ai Pashtun, che rappresentano circa il 38% della popolazione, le autorità iraniane hanno relazioni positive con gli altri gruppi etnici come le comunità tagike, uzbeke e hazare, tutte rappresentante nel governo afghano. Già dal 2008, si legge in un rapporto del 2012 realizzato <em>dall’Institute for the Study of War</em>, Teheran ha aumentato gli investimenti in terra afghana, in particolare nelle infrastrutture, nell’industria e nell’estrazione mineraria, arrivano in un decennio a raddoppiare le esportazioni. Non solo. Negli anni è arrivato a firmare anche un accordo di cooperazione in materia di Difesa con il governo locale. Le incognite sui futuri colloqui intra-afghani restano molte. Al momento la pandemia da coronavirus ha avvicinato talebani e governo di Kabul, coi miliziani molto attendi a fornire informazioni e facilitare le operazioni sanitarie per contrastare l’epidemia. È ovviamente presto per dire se il modello di collaborazione possa essere replicato in ambito politico. Ma in questo caso proprio l’Iran potrebbe porsi come mediatore tra i due. </span></p>
<h2 class="p1"><span class="s1">Il gioco del Pakistan in Afghanistan per arginare l’India</span></h2>
<p class="p1"><span class="s1">Oltre al confronto tra Iran e Arabia Saudita, l’Afghanistan rischia di diventare la scacchiera anche per altre due potenze, in testa il Pakistan. Islamabad, <a href="https://www.nytimes.com/2020/03/05/world/asia/afghanistan-pakistan-peace.html" target="_blank" rel="noopener">ha spiegato l’ex agente della Cia Douglas London al <em>New York Times</em></a>, vuole focalizzarsi nel Paese per limitare l’influenza dell’India. Ma l’operazione potrebbe non essere così semplice. il Pakistan, anche per via dei legami costruiti durante la guerra civile negli anni ‘90 coi talebani tramite il proprio servizio di intelligence, preferisce dialogare con loro anziché col governo di Kabul, ma sa bene che un’ascesa sanguinosa dei miliziani rischierebbe attirare Nuova Dehli. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Per questo, l’equilibrio ideale sarebbe quello di un caos a bassa intensità, ha spiegato ancora London, ma l’operazione è tutt’altro che semplice. L’Isi, i servizi pakistani, si dicono convinti che i talebani non siano più quelli di Omar, ma più pragmatici, meno violenti, quasi simili a un partito politico. Le mosse anti indiane hanno a che fare con la complessa situazione in Kashmir. Islamabad è convinta che l’India si sia infiltrata troppo negli affari afghani e che il supporto al governo di Kabul sia anche una scusa per accerchiare il Paese. La politica indiana dal canto suo, ha investito miliardi per appoggiare uno stato centrale in Afghanistan addestrando truppe, costruendo infrastrutture, e lavorando contro le milizie. Per la politica indiana un eventuale rovesciamento del governo a Kabul potrebbe avere un effetto a catena soprattutto sui gruppi islamisti che operano nel Kashmir controllato dal Pakistan, con un effetto che destabilizzerebbe un quadrante molto delicato. </span></p>
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		<title>Prove di pace in Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/prove-di-pace-in-afghanistan-il-governo-libera-i-primi-prigionieri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2020 09:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Usa-talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="798" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sediq Afghanistan (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209-768x409.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209-1024x545.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Prime difficili prove di pace in Afghanistan, dopo l&#8217;accordo che lo scorso 29 febbraio ha sancito l&#8217;inizio di un percorso volto all&#8217;inizio delle trattative tra governo e talebani e, soprattutto, al ritiro del contingente Usa dal paese. Nelle scorse ore il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha annunciato la liberazione di 1.500 prigionieri talebani, primo step che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/prove-di-pace-in-afghanistan-il-governo-libera-i-primi-prigionieri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="798" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sediq Afghanistan (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209-768x409.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-Sediq-Seddiqi-La-Presse-e1584091518209-1024x545.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Prime difficili prove di <strong>pace</strong> in Afghanistan, dopo<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/accordo-storico-usa-talebani-ma-la-pace-e-ancora-incerta-25246"> l&#8217;accordo che lo scorso 29 febbraio</a> ha sancito l&#8217;inizio di un percorso volto all&#8217;inizio delle trattative tra governo e talebani e, soprattutto, al ritiro del contingente Usa dal paese. Nelle scorse ore il presidente afghano,<strong> Ashraf Ghani</strong>, <a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/afghanistan-talebani-truppe-usa-rilascio-progionieri-5ad1efb0-b724-4601-9f4d-0714362dd8ca.html?refresh_ce">ha annunciato la liberazione di 1.500 prigionieri talebani</a>, primo step che dovrebbe portare poi ad un totale di 5.000 persone scarcerate da qui all&#8217;inizio dei colloqui tra l&#8217;esecutivo di Kabul ed il gruppo islamista. Contestualmente, sono stati quindi registrati alcuni spostamenti di truppe americane in alcune aree del paese le quali sembrerebbero far presagire un primo graduale ritiro. Ma non mancano incognite e difficoltà, a partire dalle violazioni della tregua già riscontrate in alcuni casi.</p>
<h2>La liberazione dei primi prigionieri talebani</h2>
<p>Lo scorso 4 marzo nella provincia di <strong>Herat</strong>, in un attacco sono stati uccisi ben 20 tra agenti di polizia e militari afghani. Un&#8217;azione compiuta, secondo le forze di sicurezza di Kabul, da un gruppo di talebani. Poche ore dopo, gli americani hanno risposto con un raid compiuto nella provincia di <strong>Helmand</strong>: &#8220;Questo è il nostro primo attacco contro i talebani in 11 giorni &#8211; ha commentato su <em>Twitter</em><strong> Sonny Leggett</strong>, portavoce dell&#8217;esercito Usa in Afghanistan &#8211; Noi manteniamo il nostro impegno per la pace. Tuttavia, abbiamo la responsabilità di difendere i nostri partner afghani&#8221;. Due episodi, quelli sopra descritti, che sembravano segnare la fine prematura del percorso avviato appena quattro giorni prima a Doha. Quell&#8217;intesa, con il quale americani e talebani si sono impegnati a porre fine alla guerra iniziata nel 2001 con l&#8217;intervento Usa attuato in risposta agli attacchi dell&#8217;11 settembre, <a href="https://it.insideover.com/guerra/stati-uniti-e-talebani-vicini-ad-un-accordo-in-afghanistan.html">ha previsto tra le altre cose una tregua di sette giorni.</a></p>
<p>Una settimana senza attacchi da parte degli islamisti, terminata la quale allora sarebbe stato possibile avviare il percorso previsto dagli accordi. L&#8217;attacco ad Herat ed il successivo raid Usa, non hanno lasciato quindi presagire nulla di positivo in tal senso. Tuttavia nelle scorse ore<strong> Sediq Sediqqi</strong>, portavoce del governo afghano, ha confermato che il presidente Ghani è pronto a scarcerare i primi 1.500 talebani. Si inizierà sabato, con primi gruppi che di volta in volta verranno rispediti a casa. Successivamente, quando si apriranno le trattative tra governo ed islamisti, le porte delle carceri si apriranno per altri 3.500 miliziani. In questo modo, verrebbe mantenuto quanto previsto dal primo punto degli accordi di Doha, il quale prevede per l&#8217;appunto la liberazione di 5.000 prigionieri in cambio di un miglioramento delle condizioni generali di sicurezza nel paese.</p>
<p>L&#8217;attacco dello scorso 4 marzo, è stato evidentemente visto come un episodio isolato o comunque attuato da un gruppo collegato ai talebani non direttamente controllato dai vertici dell&#8217;organizzazione islamista. Per questo il governo di Kabul ha deciso di procedere con le prime liberazioni di prigionieri, ponendo i presupposti per un prossimo avvio dei colloqui diretti con i talebani.</p>
<h2>Gli Usa iniziano il ritiro</h2>
<p>Contestualmente all&#8217;annuncio del presidente afghano, nelle scorse ore sono stati registrati i primi movimenti di truppe americane propedeutici all&#8217;avvio del ritiro dal paese. Secondo l&#8217;accordo di Doha, i 14.000 soldati Usa dovrebbe lasciare l&#8217;Afghanistan entro 14 mesi. Il primo passo è quello di ritirare dal paese 8.600 militari entro il prossimo mese di luglio. In una base della provincia di Herat ed in altre località della provincia di Helmand, fonti americane hanno annunciato le prime dismissioni di alcuni avamposti. Segno di come dal <strong>Pentagono</strong> sia arrivato l&#8217;ordine di avviare un primo graduale ritiro da alcune province.</p>
<p>Forse, più che dal Pentagono le pressioni in tal senso sono arrivate dalla Casa Bianca. Per<strong> Donald Trump</strong>, in vista della campagna elettorale per le presidenziali del 2020, il ritiro dall&#8217;Afghanistan potrebbe rappresentare un punto cruciale a suo favore. Il tycoon newyorkese ha sempre avuto tra i suoi cavalli di battaglia proprio il ritiro delle truppe americane da molti scenari considerati, in special modo dai suoi elettori, oramai lontani dalle priorità statunitensi. Se entro luglio più della metà del contingente Usa in Afghanistan sarà davvero tornato a casa, Trump avrà una carta in più da giocarsi nella sfida per la rielezione.</p>
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		<title>Quanto è fragile l&#8217;accordo di pace con i talebani?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/quanto-e-fragile-laccordo-di-pace-con-i-talebani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 14:57:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Usa-talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1038" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan: attentato a Kabul (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non erano ancora trascorsi tre giorni pieni quando nella giornata di martedì l&#8217;esercito americano ha compiuto un attacco balistico nei confronti dei talebani, nonostante l&#8217;accordo di tregua e di graduale ritiro dell&#8217;esercito dal territorio afghano. Il fatto &#8211; che secondo quanto dichiarato dai portavoce americani sarebbe stato a scopo difensivo &#8211; è riconducibile agli scontri &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/quanto-e-fragile-laccordo-di-pace-con-i-talebani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1038" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan: attentato a Kabul (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Afghanistan-attentato-a-Kabul-La-Presse-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non erano ancora trascorsi tre giorni pieni quando nella giornata di martedì l&#8217;esercito americano ha compiuto un <a href="https://www.dw.com/en/us-conducts-first-airstrike-on-taliban-since-peace-deal/a-52632029">attacco balistico nei confronti dei talebani</a>, nonostante l&#8217;accordo di tregua e di graduale ritiro dell&#8217;esercito dal territorio afghano. Il fatto &#8211; che secondo quanto dichiarato dai portavoce americani sarebbe stato a scopo difensivo &#8211; è riconducibile agli scontri intercorsi nella giornata di martedì tra l&#8217;esercito regolare dell&#8217;Afghanistan e talebani e che rischiano di mettere in dubbio i già traballanti pilastri della tregua.</p>
<p>Dopo la dichiarazione del presidente Ghani di non essere intenzionato a rilasciare gli ostaggi come parte della trattativa di pace, la situazione nel paese è nuovamente peggiorata. Ed in questo scenario, i passi in avanti fatti da Washington con l&#8217;accordato graduale ritiro delle truppe rischiano di rivelarsi l&#8217;ennesima <strong>fumata nera</strong> di un conflitto che vessa ormai la regione dal 20 anni.</p>
<h3>Gli Usa temono peggioramenti in caso di ritirata</h3>
<p>Che gli Stati Uniti in fondo non fossero così convinti che un ritiro dall&#8217;Afghanistan potesse realmente riappacificare la regione è un dato che dall&#8217;attacco della giornata di martedì ne trae solamente l&#8217;ennesima conferma. Tuttavia, la sensazione degli scorsi giorni era quella che comunque la possibilità di un <strong>ritiro parziale</strong> potesse comunque aprire la strada ad un futuro meno cupo per la popolazione afghana.</p>
<p>I timori di Washington si poggiano soprattutto sull&#8217;instabile panorama politico della regione, succube di influenze estere dei Paesi confinanti &#8211; tra i quali il <strong>Pakistan</strong> &#8211; che sostengono le forze fondamentaliste dell&#8217;area. Abbandonare l&#8217;Afghanistan potrebbe dunque rivelarsi sinonimo di perderlo definitivamente, ed insieme ad esso una base operativa solida nel Medio Oriente. Inoltre, nonostante l&#8217;accordo Usa-talebani la pace a Kabul potrebbe comunque non arrivare, rigettando il Paese nella lotta continua rischiando di perdere le avanzate degli ultimi anni che hanno riportato la quasi totalità dell&#8217;Afghanistan sotto il governo riconosciuto.</p>
<h3>Un mero calcolo economico dietro alla ritirata?</h3>
<p>Uno dei punti basilari della politica repubblicana di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> è quello basato su una ridistribuzione dei <strong>costi di mantenimento</strong> dell&#8217;esercito stanziato nel Mondo da parte della Casa bianca, che pesa oltremodo sulle finanze statunitensi. E questa valutazione in fondo è stata anche quella alla base della decisione di cercare una mediazione con le forze talebane che potesse garantire una graduale diminuzione dell&#8217;impegno americano nell&#8217;area. Tuttavia &#8211; forse per un errore di valutazione o forse per un cambio dei presupposti &#8211; la decisione degli scorsi mesi è stata vista in modo sempre più distaccato, quasi come se fossero proprio gli americani a mettere in forse le stesse basi delle trattative. E nonostante l&#8217;accordo dello scorso sabato, i dubbi e le domande senza risposta sono rimasti ancora parecchi.</p>
<h3>Si rischiano nuovi scontri e nuove radicalizzazioni</h3>
<p>Quando gli Stati uniti decisero di intervenire nella regione in seguito agli attacchi al World trade center, l&#8217;obiettivo principale &#8211; almeno dichiarato &#8211; era quello di distruggere la cellula terroristica centrale di <strong>Al Qaeda</strong>; obiettivo di fatto raggiunto già con l&#8217;incursione in Pakistan in cui trovò la morte Osama Bin Laden. Da quel momento in avanti, la missione americana agli occhi del popolo si è trasformata in una missione di riappacificazione, nonostante gli scontri in sé non siano sostanzialmente diminuiti. Quando l&#8217;ex leader di Al Qaeda trovò la morte, infatti, il dominio talebano era stato già sostanzialmente ridimensionato quasi ai livelli attuali.</p>
<p>Con il ritiro americano tuttavia la regione asiatica rischia di piombare nuovamente nel terrore del <strong>fondamentalismo</strong>, con l&#8217;esercito governativo oggettivamente non all&#8217;altezza di contrastare una nuova escalation di tensioni. Inoltre, la stessa fiducia riposta dagli americani nella politica dell&#8217;Afghanistan non è tale da lasciare senza timori la missione nella regione: motivo per cui i termini dell&#8217;accordo non sono stati fissati per l&#8217;immediato.</p>
<p>Ed è probabilmente forse proprio il rischio di una nuova radicalizzazione che rischierà di far saltare i termini dell&#8217;accordo, assieme ad una poca volontà di collaborazione tra Ghani e forze talebane. Ricordando per l&#8217;ennesima volta quanto le questioni dell&#8217;Afghanistan siano dannatamente complicate e non risolvibili con un semplice tavolo di trattative.</p>
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		<title>I britannici preparano la ritirata dalla &#8220;tomba degli imperi&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-britannici-preparano-la-ritirata-dalla-tomba-degli-imperi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2020 16:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo Usa-talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito britannico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="forze inglesi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822-300x113.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822-768x288.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822-1024x384.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Regno Unito si prepara a lasciare una volta per tutte la &#8220;tomba degli imperi&#8221;. Non appena verrà apposta la firma sul trattato di pace raggiunto tra i talebani e il governo nazionale, gli ultimi 1.100 soldati di sua maestà che sono rimasti in Afghanistan faranno ritorno in patria; sperando che alla prossima occasione, il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-britannici-preparano-la-ritirata-dalla-tomba-degli-imperi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-britannici-preparano-la-ritirata-dalla-tomba-degli-imperi.html">I britannici preparano la ritirata dalla &#8220;tomba degli imperi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="forze inglesi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822-300x113.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822-768x288.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Esercito-britannico-in-Iraq-La-Presse-e1574189563822-1024x384.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Regno Unito si prepara a lasciare una volta per tutte la &#8220;tomba degli imperi&#8221;. Non appena verrà apposta la firma sul trattato di pace raggiunto tra i talebani e il governo nazionale, gli ultimi 1.100 soldati di sua maestà che sono rimasti in <a href="https://it.insideover.com/guerra/tornare-a-raccontare-lafghanistan-della-guerra-senza-fine.html">Afghanistan</a> faranno ritorno in patria; sperando che alla prossima occasione, il governo di Londra farà davvero tesoro delle parole del premier britannico Anthony Eden, che negli &#8217;30 inserì nel corollario della politica internazionale un consiglio rimasto inascoltato negli anni dagli inquilini del numero 10 Downing Street, da quelli della Casa Bianca e del <a href="https://it.insideover.com/guerra/30-anni-ritirata-armata-rossa-afghanistan.html">Cremlino</a>: “Prima regola della politica: mai fare la guerra in <strong>Afghanistan</strong>”.</p>
<p>Ciò che rimane del contingente britannico di stanza a Kabul sarà parte di una lunga operazione che prevede una ritirata di 14 mesi, e porterà all&#8217;abbandono dall&#8217;Afghanistan di 16.500 militari della <strong>Coalizione Internazionale</strong>. Soldati che dovranno spostare un&#8217;enorme quantità di armi, equipaggiamento e mezzi. Dal materiale logistico ai mezzi corazzati, gli inglesi smobiliteranno il loro presidio militare che oggi vede ancora schierati gli uomini del <a href="https://www.army.mod.uk/who-we-are/corps-regiments-and-units/infantry/royal-irish-regiment/">Royal Irish Regiment</a>, che insieme a 120 paracadutisti e una più che probabile presenza di forze speciali dello <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/lo-special-air-service-britannico.html">Special Air Service</a>, rappresenta la maggior parte del contributo militare britannico al mantenimento della sicurezza nel Paese. Fonti della difesa britannica hanno affermato che le truppe verranno &#8220;ritirate&#8221; in coordinamento con l&#8217;Alleanza Atlantica, responsabile del programma di addestramento dell&#8217;esercito afgano che si è attivato al termine del conflitto con gli insorti talebani. Conflitto che non è mai stato formalmente vinto, e che non ha mai visto una vera fine delle ostilità in molte regioni della terreno estremamente difficile che si è riconfermato essere l&#8217;Afghanistan. Nessuna allusione ad eventuali rischi che potrebbero incombere sui militari: secondo l&#8217;intelligence saranno al sicuro dopo la firma del trattato di pace.</p>
<p>La ritirata sarà più che altro una &#8220;sfida logistica&#8221;. Ad affrontare il maggior sforzo, come previsto, saranno gli Stati Uniti, che dovranno ritirare in due o forse tre ondate oltre 13mila soldati, accompagnati da centinaia di veicoli corazzati, aerei ed elicotteri schierati nelle basi di Bagram e Kandahar. Tra gli altri contingenti che hanno preso parte integrante nell&#8217;operazione Resolute Support, ci sono anche 1.300 tedeschi,<strong> 895 italiani</strong>, 790 rumeni, 600 turchi, 230 mongoli, 350 polacchi e 300 cechi. Verranno rimpatriati anche loro.</p>
<p>Secondo le previsioni &#8211; forse ottimistiche &#8211; del <strong>Pentagono</strong>, le truppe americane saranno ridotte a 8.600 unità nelle prossime 19 settimane, per ridursi ulteriormente in un secondo step, e lasciare definitivamente <a href="https://it.insideover.com/guerra/accordo-usa-talebani-attentati-kabul.html">campo libero ai talebani</a>, che si impegnano a combattere le cellule terroristiche e a non continuare nel dare battaglia all&#8217;Esercito regolare che è stato addestrato in tutti questi anni dai contingenti occidentali ed è fedele al governo di Kabul. La riuscita di questa &#8220;grande ritirata&#8221; si regge interamente sulla condizione <em>sine qua non</em> che non riprendano in alcun modo le <strong>ostilità</strong> tra le diverse fazioni afghane e che non si verifichi alcuna violazione dell&#8217;accordo che verrà siglato a Doha, in Qatar.</p>
<p>Gli ultimi 5mila soldati americani, tra i quali spiccano forze speciali dei Berretti verdi &#8211; coinvolti in un <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-afghanistan-torna-a-scorrere-il-sangue.html">inquietante agguato</a> all&#8217;inizio del mese scorso &#8211; continueranno ad essere coinvolti nell&#8217;operazione antiterrorismo &#8220;<a href="https://www.stateoig.gov/news/10503">Freedom&#8217;s Sentinel</a>&#8220;, e faranno ritorno in patria, se tutto andrà bene, nel <strong>2021</strong>. Gli americani, più degli inglesi, che hanno ritirato il grosso delle truppe quando sono terminate le operazioni di combattimento a partire dal 2014, dovranno occuparsi di riportare a &#8220;casa&#8221; centinaia di veicoli, elicotteri d&#8217;attacco Apache, elicotteri d&#8217;assalto Black Hawk, cacciabombardieri F-16, aerei d&#8217;attacco al suolo A-10, velivoli per la guerra elettronica, droni armati Reaper e tanto altro materiale logistico che in questi 18 anni di conflitto si è ammucchiato tra Kabul e Kandahar, e che nella ritirata precedente lasciò già a lungo l&#8217;interrogativo se non fosse meglio &#8220;distruggerne&#8221; una parte piuttosto che spendere milioni e milioni di dollari per riportare tutto a casa.</p>
<p>I soldati di sua maestà sono sicuramente più facilitati dunque, dato che dovranno occuparsi soltanto dei veicoli corazzati &#8220;Foxhound&#8221; che spostavano i fanti da una posizione utile all&#8217;altra. Nulla a che vedere con la <strong>&#8220;disastrosa ritirata&#8221;</strong> del 1842, una sconfitta che segnò per sempre la storia dell&#8217;esercito britannico impegnato nella prima guerra anglo-afgana. Londra, decisa a imporre il suo dominio in quella terra aspra e strategica, mosse in seguito altre due compagne, la seconda nel 1878, e la terza nel 1919, quando Londra rinunciò ai suoi interessi per la terra dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-perche-lafghanistan-e-ancora-il-paradiso-delloppio.html">oppio</a>. Questa quarta ritirata dell&#8217;esercito britannico dovrebbe essere, secondo i piani, l&#8217;ultima che andrà inserita nei libri di storia. Ovunque si trovi ora il trapassato emiro Dost Mohammed, che i britannici tentarono di defenestrare nel XIX secolo, potrà bearsi del fatto che a un anno da adesso, nessuna bandiera del Regno Unito sventolerà più sull&#8217;Afghanistan. Ritirato il contingente dalla &#8220;tomba degli imperi&#8221;, Londra ha già annunciato il dispiegamento di 250 soldati nel Mali, Africa occidentale, per andare in supporto delle forze che sono già impegnate nel contrastare la crescente attività delle cellule islamiste che rischiano di scatenare un conflitto già definito come un potenziale &#8220;<a href="https://it.insideover.com/guerra/il-sahel-rischia-di-tramutarsi-nellafghanistan-dellesercito-francese.html">Afghanistan francese</a>&#8220;. Del resto, &#8220;il re comanda, e noi obbediamo&#8221;, recita una celebre canzone della tradizione popolare inglese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-britannici-preparano-la-ritirata-dalla-tomba-degli-imperi.html">I britannici preparano la ritirata dalla &#8220;tomba degli imperi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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