La geopolitica della corsa allo spazio
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Il nuovo rapporto dell’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan (Sigar) del 18 maggio, spiega come la decisione di ritirare le truppe statunitensi nel Paese sia stata conseguenza di un accordo degli Stati Uniti con i talebani. L’accordo è stato stipulato sotto l’amministrazione Donald Trump nel 2020 e sotto Joe Biden nel 2021 e pare che sia stato il fattore più importante della rapida sconfitta delle forze afgane quando le truppe americane si sono ritirate lo scorso anno.

In un momento in cui l’Afghanistan sta lottando contro le ingenti restrizioni sulla libertà delle donne, contro la fame e la povertà dovute alla disoccupazione, in una crisi economica, alimentare e bancaria, riemerge la questione di come il fragile stato afghano sia collassato in meno di un mese.

L’ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Afghanistan, John Sopko, in un rapporto “interim”, ha dichiarato che gli Stati Uniti “hanno speso anni e miliardi di dollari per addestrare ed equipaggiare” le forze afgane “solo per vederle crollare rapidamente di fronte a insurrezioni molto meno attrezzate una volta che la logistica, l’abilitazione delle attrezzature e il supporto aereo degli Stati Uniti erano stati ritirati”.

Gli Stati Uniti hanno speso 146 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Afghanistan, sono stati uccisi 2.443 soldati statunitensi e 1.144 soldati alleati. È probabile che tra i morti vi siano anche più delle 66mila truppe afgane e dei 48mila civili registrati. In sostanza, vent’anni di addestramento e miliardi di dollari hanno forgiato una forza di sicurezza locale che non poteva operare da sola ed è stata abbandonata. Inoltre, il governo afgano non possedeva alcuna strategia di sicurezza nazionale quando gli Usa hanno dichiarato di aver stipulato un accordo con i talebani per lasciare il paese.

“Dopo 20 anni di formazione e sviluppo, l’ANDSF non è mai diventata una forza coesa e sostanziale in grado di operare da sola. I governi degli Stati Uniti e dell’Afghanistan condividono la colpa”, ha scritto Sopko. “Nessuna delle parti sembrava avere l’impegno politico per fare ciò che sarebbe stato necessario per affrontare le sfide, incluso dedicare il tempo e le risorse necessarie per sviluppare un ANDSF professionale, un processo multigenerazionale. In sostanza, gli sforzi statunitensi e afgani per coltivare un settore della sicurezza efficace e sostenibile rischiavano di fallire fin dall’inizio. La decisione del febbraio 2020 di impegnarsi in un rapido ritiro militare degli Stati Uniti ha segnato il destino dell’ANDSF”.

I leader militari sostengono di aver raccomandato di lasciare circa 2500 soldati sul territorio, ma il piano non è stato approvato. John Kirby, portavoce del Pentagono, ha espresso il suo disaccordo con la visione espressa dal rapporto affermato “Non credo che saremmo affatto d’accordo sul fatto che la nostra partenza dall’Afghanistan sia stata un errore”. E ancora, “le nostre truppe avevano combattuto lì per 20 anni, avevano compiuto la missione per la quale erano state inviate. Non c’è stato nessun attacco simile all’11 settembre contro gli Stati Uniti dall’attacco che ha avuto origine dall’Afghanistan. E nel processo, abbiamo sicuramente apportato miglioramenti in Afghanistan”.

L’accordo stipulato a Doha tra Stati Uniti e talebani prometteva che le truppe dei primi si sarebbero ritirate solo se i talebani avessero promesso di mettere un freno alle azioni terroristiche di Al-Qaeda e dello Stato islamico. Ma questo accordo ha solo alimentato le incertezze nei rapporti tra Stati Uniti e Afghanistan. Sopko sostiene che molte delle disposizioni non sono ancora state rese pubbliche, “ma si ritiene che siano contenute in accordi scritti e verbali segreti tra inviati statunitensi e talebani”. L’obiettivo dichiarato era promuovere un negoziato di pace tra i talebani e il governo afgano, ma qualcosa è andato storto.

Soldati dell’Esercito nazionale afghano (ANA) sorvegliano un posto di blocco a Herat, dopo che le truppe americane hanno iniziato a ritirarsi dall’Afghanistan, 10 luglio 2021.

Già nel mese di marzo 2021, quando l’amministrazione Biden definiva la sua politica in Afghanistan, i talebani minacciavano di riprendere gli attacchi contro le forze statunitensi e la NATO se non si fossero ritirate entro il 1° maggio. L’annuncio del ritiro del presidente Biden nell’aprile 2021 “ha distrutto il morale di ANDSF” secondo il rapporto. Entro il 15 agosto 2021, quando i talebani giunsero alle porte di Kabul, sei dei sette corpi dell’esercito afgano si erano arresi o erano stati sciolti.

Per molti afgani, l’accordo era un palese atto di tradimento e segnale evidente che gli Usa stavano consegnando l’Afghanistan nelle mani nemiche lasciando il Paese. La caduta è stata definita da Sopko “prevedibile”: gli Usa hanno fissato obiettivi inarrivabili per l’esercito afgano, stabilito parametri che hanno portato al successo, ma nascosto altre problematiche e utilizzato risorse in soluzioni che hanno solo aumentato i problemi.

L’ispettore generale ha anche accusato significativamente le decisioni prese da Ashraf Ghani, ex presidente afgano e il rapporto rappresenta uno degli esami più approfonditi fino ad oggi sulle motivazioni della caduta del governo della scorsa estate che ha permesso ai talebani di conquistare rapidamente il controllo dell’Afghanistan durante il ritiro degli Stati Uniti dopo 20 anni di guerra.

Gli altri fattori di indebolimento delle forze afghane

Tra i fattori che hanno ostacolato le forze di sicurezza afghane c’è stata anche la diminuzione degli attacchi aerei americani. Nel 2019 avevano condotto più di 7400 attacchi, mentre l’anno successivo solo 1600. Questa riduzione ha lasciato le forze afgane senza alcun vantaggio sui talebani. Secondo il dipartimento della Difesa, il calo degli attacchi era anche in linea con l’impegno che Trump aveva preso con i talebani e che prevedeva una progressiva diminuzione dei raid.

Il Sigar critica anche le modalità con cui le forze armate statunitensi hanno lasciato l’aeroporto di Bagram nel luglio 2021: hanno abbandonato la base di notte senza avvisare il nuovo comandante della base afgana. L’ispettore generale sostiene che le forze armate statunitensi abbiano persino interrotto l’elettricità favorendo così il saccheggio della base prima che le forze di sicurezza ne prendessero il controllo.

È stata anche ampliamente analizzata la mancanza di pianificazione di Ghani e come abbia contribuito alla caduta delle forze armate del Paese e del suo stesso governo. L’ex presidente ha lungamente ignorato lo stato del proprio esercito realizzando troppo tardi che erano gli Stati Uniti a fornire tutto il necessario per sopravvivere alle forze afgane, mentre il contributo del governo era la sola presenza dei soldati. “Non è stato fino all’annuncio del 14 aprile 2021 da parte del presidente Biden della data finale del ritiro delle truppe e degli appaltatori che questo consigliere senior e la cerchia ristretta del presidente Ghani hanno affermato di essersi resi conto che l’ANDSF non aveva capacità di approvvigionamento e logistica”, ha affermato l’ispettore generale. “Sebbene il governo afgano avesse operato in questo modo per quasi 20 anni, la loro realizzazione è avvenuta solo 4 mesi prima del suo crollo”.

Poco prima della caduta di Kabul, Ghani aveva inoltre posizionato lealisti non qualificati nel corpo dell’esercito, sostituendo gli ufficiali più giovani. In quel momento i talebani avevano sotto controllo 5 delle 34 province afgane e avrebbero in pochi giorni conquistato quasi l’intero paese, fino alla caduta di Kabul del 15 agosto.

Il rapporto volge al termine con un avvertimento al governo degli Stati Uniti: “A meno che il governo degli Stati Uniti non capisca e spieghi cosa è andato storto, perché è andato storto, e come è andato storto in Afghanistan, probabilmente ripeterà gli stessi errori nel prossimo conflitto”.

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