Dopo mesi di apparente tranquillità, il sangue è tornato a scorrere in Afghanistan, dove solo negli ultimi quattro giorni hanno perso la vita due membri delle forze speciali americani – vittime di in un agguato teso da un terrorista sotto copertura – e dove un attacco kamikaze è tornato a scuotere Kabul, uccidendo almeno dieci persone tra cui diverse reclute delle forze di difesa locali che si stavano addestrando a combattere i talebani. In allerta anche la base di Herat dove sono schierati in militari italiani. Secondo fonti dell’intelligence infatti un’autobomba in attesa di mietere altre vittime era stata posizionata su un camion sospetto poi lasciato all’ingresso di Camp Arena. Dopo il fallimento dei negoziati per il ritiro dei contingenti occidentali, la rivalsa degli insorti sembrerebbe essersi risvegliata – anche se alcune dichiarazioni dei talebani profilano una trama ancor più inquietante.

Non è ancora stata chiarita la tragica dinamica dell’agguato avvenuto l’8 febbraio, ma due berretti verdi, unità d’élite dell’Esercito degli Stati Uniti, sono rimasti uccisi mentre erano impegnati in un’operazione congiunta nella provincia di Nangarhar. Ad aprire il fuoco su di loro con una mitragliatrice da 12,7 mm sarebbe stato un uomo che indossava l’uniforme dei forze regolari afgane e si che si era infiltrato facilmente nella formazione. Durante l’attacco altri sei soldati americani sono rimasti feriti insieme a due soldati afghani, mentre un terzo avrebbe perso la vita. “Stiamo ancora raccogliendo informazioni e la causa o il motivo dietro l’attacco è sconosciuto al momento”, ha dichiarato il portavoce delle forze americane in Afghanistan, il colonnello S.Leggett, riferendo che questo agguato dai risvolti inquietanti è “sotto inchiesta”. Un portavoce del ministero della Difesa afghano ha contestualmente reso noto che, data la particolare dinamica dell’incidente che è strettamente legata all’esercito regolare, anche una delegazione di “alto livello” delle forze armate di Kabul ha avviato le proprie indagini per fare luce sull’accaduto.

Oggi invece in un attacco kamikaze sferrato in una base di addestramento per le reclute afghane dieci persone hanno perso la vita e 12 sono rimaste ferite. A provocare l’esplosione è stato un veicolo imbottito di esplosivo che è stato lanciato all’ingresso della struttura governativa. Secondo quanto riferito dal ministero dell’Interno, a bordo c’erano tre kamikaze che hanno tutti perso la vita. Tra le vittime ci sono anche due civili, ma secondo le parole del portavoce del ministero Nasrat Rahimi, il numero dei morti potrebbe aumentare. A differenza di casi precedenti, fonti talebane smentiscono di essere coinvolte negli attacchi, lasciando pensare che questa ondata di violenza terrorista sia mossa da una formazione oltranzista distante dalle nuove posizioni dei leader talebani, che si sono più volte seduti al tavolo con gli emissari di Washington per trovare un accordo che porti finalmente al ritiro degli almeno 12mila militari statunitensi schierati sul suolo afghano. Lo stesso potrebbe valere dunque per il camion sospettato di essere un’autobomba imbottita di tritolo abbandonato davanti alla base interforze di Camp Arena e per questo affidato alle temerarie mani degli artificieri militari, cui spetterebbe nel caso eliminare la minaccia. Il personale della base, che accoglie anche militari italiani, è stato fatto evacuare per precauzione.

Questo nuovo capitolo della “guerre senza fine” cui Donald Trump vuole a tutti i costi mettere fine a tutti i costi, rischia così di passare nella mani di un’entità non dichiarata che nell’ultima settimana avrebbe colpito tre volte in Afghanistan: tutt’ora teatro di quella che viene considerata la guerra più lunga d’America. Un conflitto non convenzionale che ormai perdura da 18 anni e che secondo le dichiarazioni ufficiali del Dipartimento della Difesa statunitense è costata la vita a 2.403 soldati americani, 455 soldati britannici, 158 canadesi e 48 italiani. Secondo le stime tentate dalle Nazioni Unite, che hanno iniziato una documentazione sistematica delle vittime civili a partire dal 2009, sarebbero oltre 34mila gli uomini, le donne e i bambini afghani rimasti uccisi soltanto nella seconda parte del conflitto. A loro si aggiungono oltre 6mila tra soldati delle forze regolari, che nonostante il terrore provato nei confronti dei talebani, continuano ad arruolarsi e a cadere preda degli attacchi terroristici, prima ancora di poter combattere.

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