Dopo 18 anni il conflitto in Afghanistan sembra a un punto di svolta, o almeno questo è quanto asserito dall’inviato Usa, Zalmay Khalilzad, secondo cui i colloqui di pace tra gli Stati Uniti e i talebani potrebbero trovare una conclusione in un tempo relativamente breve. Se il pronostico del diplomatico dovesse rivelarsi esatto sarebbe comunque scorretto parlare di una reale e definitiva pacificazione del Paese asiatico. I talebani infatti devono ancora sedersi al tavolo con il governo di Kabul, riconoscerne finalmente la legittimità e giungere ad un accordo per la futura gestione dell’Afghanistan.

In un contesto già così complicato c’è un’altra questione che desta non poche preoccupazioni, almeno a una parte della popolazione: il futuro delle donne. Come spiega a InsideOver Mary Akrami, direttrice dell’Afghan Women Network e tra le poche donne a far parte della delegazione che rappresenta il Governo e la società civile del Paese asiatico, il rischio di un ritorno al passato è alto.

Cosa ne pensa dei colloqui di pace?

I colloqui sono un punto di partenza, ma mancano le donne. Anche noi dovremmo essere al tavolo delle trattative, la nostra voce deve essere ascoltata. Fino ad ora invece i colloqui sono stati principalmente tra i talebani e gli Stati Uniti e questa situazione ci preoccupa non poco.

Solo una volta, nel mese di luglio, abbiamo avuto un colloquio con i talebani, ma si è trattato per lo più di un incontro per costruire fiducia tra le parti, non abbiamo avuto la possibilità di andare al fondo delle questioni veramente importanti. Al momento è difficile poter dire che i talebani sono cambiati e non sappiamo se accetteranno l’Afghanistan di oggi, come noi vogliamo, con la sua democrazia, le sue leggi e il rispetto dei diritti delle donne. Devono capire che il Paese non è più lo stesso del 1995-96. Non sappiamo con certezza cosa succederà in futuro, per questo siamo preoccupati: speriamo che la mentalità dei talebani sia cambiata e che la pace sia inclusiva, ma i dubbi restano.

Quindi non è possibile fidarsi dei talebani?

L’incontro a Doha (in Qatar, ndr) è andato bene, ma non posso dire che i talebani non siano davvero più quelli di una volta. Un altro problema che va affrontato riguarda tutte quelle persone che vivono sotto il controllo dei talebani e che pur non essendo fondamentalisti hanno finito con l’adottare la loro stessa visione del mondo. Dobbiamo capire che il pensiero conservatore si sta diffondendo e fare qualcosa per risolvere il problema.

Non abbiamo altra scelta se non accettare questa pace, ma i talebani devono rispettare la Costituzione dell’Afghanistan, il suo Governo e i progressi che sono stati fatti negli anni. Hanno pi volte ripetuto di non essere gli stessi degli anni ’90, ma è difficile crederci perché non conosciamo la mentalità delle componenti più profonde del gruppo. La mia preoccupazione, anche come donna, è che vogliano imporre nuovamente la loro visione del mondo e lo loro agenda.

Voglio essere ottimista riguardo alla pace in Afghanistan. Sono disposta ad accettare che i talebani partecipino al governo del Paese, ma dar loro tutta questa legittimità mi sembra pericoloso. Per questo devono esserci delle regole, delle condizioni da rispettare perché si arrivi a una pace. Una soluzione diversa da questa non è accettabile. A cosa sono serviti altrimenti tutti i sacrifici fatti negli ultimi 20 anni se torniamo al punto di partenza?

I talebani hanno detto che riconosceranno i “diritti delle donne in accordo con la sharia“. Non vi preoccupa questa affermazione?

Certo. I talebani dicono che riconosceranno i diritti delle donne nel rispetto dell’Islam, ma fanno riferimento a quella che è la loro versione della religione. L’Afghanistan è già un paese islamico e non c’è alcun bisogno di imporre una nuova interpretazione dell’islam. La loro e la mia visione della religione sono diverse, ma questa volta i talebani devono accettare la Repubblica islamica d’Afghanistan per quella che è e non cercare di imporre la loro visione del mondo. Io sono nata in una famiglia islamica, ho imparato cos’è l’islam da mio padre, da mio nonno e dai loro insegnamenti, mentre i talebani non hanno fatto altro che insegnarci cosa vuol dire uccidere, distruggere e combattere in nome della religione. La loro interpretazione dell’islam è questa, ma non è accettabile per noi.

Chi proteggerà le donne dopo la firma della pace?

La Comunità internazionale ha espresso il suo impegno in merito, come già fatto dai comitati che lottano per la difesa dei diritti delle donne. Ma la vera sfida adesso è interna, nella società e nelle nostre famiglie a causa del conservatorismo dilagante. Questa volta però abbiamo una Costituzione che garantisce i nostri diritti, ci sono donne al potere e non vogliamo rinunciare a ciò che abbiamo conquistato solo per far contenti i talebani. Concentrarsi solo sull’islam dimenticando la democrazia e la libertà vuol dire imporre nuovamente quel regime dei talebani che ci ha fatto tanto soffrire in passato. Questa è una delle sfide che aspetta la Comunità internazionale: è impensabile ridare così facilmente il potere ai talebani.

Noi tutti vogliamo la pace, la vogliamo il prima possibile, ma non possiamo dare potere e legittimazione ai talebani senza imporre delle condizioni. Molti risultati sono stati raggiunti ma è difficile tenere in vita tutto questo se impongono il loro volere. Ci sono molte sfide che ci attendono: c’è tanto da fare a livello economico, la vita delle persone è stata distrutta dalla guerra, per questo vogliamo la pace, ma ciò non vuol dire che siamo disposti ad accettare che ci venga imposta la volontà di qualcun altro e a rinunciare a tutto quello che abbiamo ottenuto in questi anni di guerra tra talebani, Governo e Comunità internazionale.

Dopo anni di guerra gli Usa sono al tavolo con quegli stessi talebani che avevano promesso di distruggere. Cosa ne pensa?

Facciamo un passo indietro. Perché gli Stati Uniti e la comunità internazionale sono venuti in Afghanistan? Per mettere fine al regime dei talebani. Ma se adesso tornano al potere, se diamo loro legittimità, l’Afghanistan può diventare di nuovo luogo di ritrovo di tutte quelle menti terroriste che si trovano intorno a noi, e non solo. La Comunità internazionale dovrebbe essere preoccupata, se ciò accadesse potrebbero esserci nuovi 9/11 in qualsiasi altra parte del mondo. Ma per i cittadini dell’Afghanistan non è pensabile che il Paese diventi una base per il fondamentalismo di chi viene da Pakistan, Cina, Russia o Siria. A cosa sono serviti tutti i sacrifici fatti fino ad oggi?

Quello che mi chiedo quindi è: chi controllerà che i talebani rispetteranno la loro parte dell’accordo? Non hanno fatto altro che combattere e uccidere. Come possiamo fidarci e dargli così tanto potere? Siamo stanchi della guerra, anche gli Stati Uniti lo sono, ma dovrebbe esserci qualcuno che monitori la situazione e questo compito spetta alla Comunità internazionale. Voglio la pace, ma una pace che sia giusta e inclusiva.

In Afghanistan non si parla solo di colloqui di pace. A settembre si vota per eleggere il presidente. Chi pensa vincerà?

Difficile dirlo adesso, sarà sicuramente una grande sfida. Stiamo lavorando per la pace e pensando alle elezioni allo stesso tempo, la situazione quindi è davvero complicata anche perché continuano ad esserci conflitti da risolvere. Non possiamo aspettarci un vero successo da queste elezioni, avremmo dovuto prima portare a termine una cosa per poi passare a un’altra, ma non abbiamo avuto altra scelta.