Non erano ancora trascorsi tre giorni pieni quando nella giornata di martedì l’esercito americano ha compiuto un attacco balistico nei confronti dei talebani, nonostante l’accordo di tregua e di graduale ritiro dell’esercito dal territorio afghano. Il fatto – che secondo quanto dichiarato dai portavoce americani sarebbe stato a scopo difensivo – è riconducibile agli scontri intercorsi nella giornata di martedì tra l’esercito regolare dell’Afghanistan e talebani e che rischiano di mettere in dubbio i già traballanti pilastri della tregua.

Dopo la dichiarazione del presidente Ghani di non essere intenzionato a rilasciare gli ostaggi come parte della trattativa di pace, la situazione nel paese è nuovamente peggiorata. Ed in questo scenario, i passi in avanti fatti da Washington con l’accordato graduale ritiro delle truppe rischiano di rivelarsi l’ennesima fumata nera di un conflitto che vessa ormai la regione dal 20 anni.

Gli Usa temono peggioramenti in caso di ritirata

Che gli Stati Uniti in fondo non fossero così convinti che un ritiro dall’Afghanistan potesse realmente riappacificare la regione è un dato che dall’attacco della giornata di martedì ne trae solamente l’ennesima conferma. Tuttavia, la sensazione degli scorsi giorni era quella che comunque la possibilità di un ritiro parziale potesse comunque aprire la strada ad un futuro meno cupo per la popolazione afghana.

I timori di Washington si poggiano soprattutto sull’instabile panorama politico della regione, succube di influenze estere dei Paesi confinanti – tra i quali il Pakistan – che sostengono le forze fondamentaliste dell’area. Abbandonare l’Afghanistan potrebbe dunque rivelarsi sinonimo di perderlo definitivamente, ed insieme ad esso una base operativa solida nel Medio Oriente. Inoltre, nonostante l’accordo Usa-talebani la pace a Kabul potrebbe comunque non arrivare, rigettando il Paese nella lotta continua rischiando di perdere le avanzate degli ultimi anni che hanno riportato la quasi totalità dell’Afghanistan sotto il governo riconosciuto.

Un mero calcolo economico dietro alla ritirata?

Uno dei punti basilari della politica repubblicana di Donald Trump è quello basato su una ridistribuzione dei costi di mantenimento dell’esercito stanziato nel Mondo da parte della Casa bianca, che pesa oltremodo sulle finanze statunitensi. E questa valutazione in fondo è stata anche quella alla base della decisione di cercare una mediazione con le forze talebane che potesse garantire una graduale diminuzione dell’impegno americano nell’area. Tuttavia – forse per un errore di valutazione o forse per un cambio dei presupposti – la decisione degli scorsi mesi è stata vista in modo sempre più distaccato, quasi come se fossero proprio gli americani a mettere in forse le stesse basi delle trattative. E nonostante l’accordo dello scorso sabato, i dubbi e le domande senza risposta sono rimasti ancora parecchi.

Si rischiano nuovi scontri e nuove radicalizzazioni

Quando gli Stati uniti decisero di intervenire nella regione in seguito agli attacchi al World trade center, l’obiettivo principale – almeno dichiarato – era quello di distruggere la cellula terroristica centrale di Al Qaeda; obiettivo di fatto raggiunto già con l’incursione in Pakistan in cui trovò la morte Osama Bin Laden. Da quel momento in avanti, la missione americana agli occhi del popolo si è trasformata in una missione di riappacificazione, nonostante gli scontri in sé non siano sostanzialmente diminuiti. Quando l’ex leader di Al Qaeda trovò la morte, infatti, il dominio talebano era stato già sostanzialmente ridimensionato quasi ai livelli attuali.

Con il ritiro americano tuttavia la regione asiatica rischia di piombare nuovamente nel terrore del fondamentalismo, con l’esercito governativo oggettivamente non all’altezza di contrastare una nuova escalation di tensioni. Inoltre, la stessa fiducia riposta dagli americani nella politica dell’Afghanistan non è tale da lasciare senza timori la missione nella regione: motivo per cui i termini dell’accordo non sono stati fissati per l’immediato.

Ed è probabilmente forse proprio il rischio di una nuova radicalizzazione che rischierà di far saltare i termini dell’accordo, assieme ad una poca volontà di collaborazione tra Ghani e forze talebane. Ricordando per l’ennesima volta quanto le questioni dell’Afghanistan siano dannatamente complicate e non risolvibili con un semplice tavolo di trattative.

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