Prima gli annunci del segretario Usa alla difesa, Mike Esper, poi quelli di alcuni rappresentanti talebani: l’accordo tra il governo di Washington ed il gruppo che controlla buona parte del territorio afghano sarebbe oramai pronto. Questa volta dunque l’intesa dovrebbe essere realtà e, come specificato proprio da alcuni esponenti talebani nei giorni scorsi, a fine febbraio potrebbe già arrivare la firma a Doha. Per l’Afghanistan e per la guerra che nel paese viene condotta oramai da 19 anni, si potrebbe essere di fronte ad un’importante svolta.

Tregua e ritiro delle truppe Usa: ecco i punti dell’accordo

Tra americani e talebani i contatti sono in corso già da almeno un anno, se non prima. E non è la prima volta che si parla di accordo. Nel settembre dello scorso anno è stato lo stesso presidente Usa Donald Trump ad annunciare il fallimento di un’intesa vicina ad essere firmata. Nel parlare però di quel mancato accordo, l’inquilino della Casa Bianca ha indirettamente confermato l’esistenza di copiose trattative tra suoi rappresentanti ed esponenti talebani. Il primo punto dell’accordo che potrebbe essere firmato fra pochi giorni, così come annunciato da Mike Esper nel summit Nato di Bruxelles della settimana scorsa, dovrebbe riguardare l’avvio di una tregua in tutto l’Afghanistan. In particolare, i talebani potrebbero prendere l’impegno di non compiere alcuna azione ostile e né tanto meno attentati per almeno sette giorni.

Certificata la tregua e dunque la buona fede dei talebani, allora scatterà la seconda fase prevista dall’accordo, la quale contiene due punti: da un lato un graduale ritiro delle forze Usa e Nato, dall’altro l’avvio di trattative dirette tra le varie parti afghane per giungere ad un definitivo piano di pace. Ad interessare maggiormente Donald Trump è soprattutto il primo punto. Per il presidente americano, poter presentare ai suoi elettori il piano per un potenziale ritiro dall’Afghanistan è un aspetto non secondario in vista del voto presidenziale di novembre. Del resto, il ridimensionamento dell’impegno americano all’estero è stato uno dei punti di forza dell’ex tycoon newyorkese nella campagna elettorale del 2016. L’accelerazione delle trattative con i talebani, sarebbe figlia soprattutto proprio della volontà di Trump di predisporre entro il 2020 un concreto piano di ritiro dall’Afghanistan.

Le incognite

Tuttavia non mancano elementi in grado di ridimensionare il potenziale ottimismo di queste ore. A partire dal rispetto dell’accordo da parte dei talebani. Questi ultimi si sono detti ben disposti a trattare ed a chiudere un’intesa, anche perché sotto il profilo politico per loro un patto in grado di far avviare il ritiro Usa verrebbe presentato come una propria vittoria. Ma all’interno del gruppo che dal 1996 al 2001 ha controllato Kabul, sono presenti diverse anime e diverse fazioni e non tutte potrebbero sostenere la linea dei rappresentanti che hanno trattato con gli americani. E dunque quella tregua di sette giorni propedeutica al ritiro Usa non è detto che venga del tutto rispettata.

C’è poi un’altra incognita ed è quella relativa alle trattative tra le parti afghane da avviare dopo la tregua. Ammesso che si riesca ad aprire un tavolo tra le varie fazioni ed i vari gruppi, politici ed etnici, presenti nel paese, giungere ad accordi ed a processi in grado di portare ad una definitiva pace appare molto difficile. Del resto, la guerra contro i talebani avviata dagli Usa nel 2001 come prima risposta agli attacchi dell’11 settembre, è intervenuta quando già l’Afghanistan da diversi anni era in guerra civile. L’accordo annunciato ed in parte anticipato, potrebbe quindi avere la mera funzione di “giustificare” il ritiro delle forze straniere dal paese. Mentre la strada per una vera pacificazione dell’Afghanistan appare decisamente in salita.

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