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	<title>Colpo di stato Sudan Archives - InsideOver</title>
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	<title>Colpo di stato Sudan Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Sahel, Gabon e colpi di Stato: viaggio nell&#8217;instabilità africana</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sahel-gabon-e-colpi-di-stato-viaggio-nellinstabilita-africana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Oct 2023 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Gabon]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Africa è un continente percorso da instabilità pervasiva che però non è ascrivibile solo a motivazioni anticolonialiste</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sahel-gabon-e-colpi-di-stato-viaggio-nellinstabilita-africana.html">Sahel, Gabon e colpi di Stato: viaggio nell&#8217;instabilità africana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230623152702747_56913517e6d3908ee7178546d82103ec-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto intestino in <strong>Sudan </strong>cominciato lo scorso 15 aprile è ben lungi dall&#8217;essere concluso. Martedì 3 ottobre l&#8217;ambasciata etiope della capitale Khartoum è stata bombardata e le due fazioni in lotta &#8211; le forze armate sudanesi (Saf) e le forze paramilitari di supporto rapido (Rsf) &#8211; si sono scambiate reciproche accuse.</p>



<p>Tutti i tentativi di cessate il fuoco sono falliti, e il conflitto si è geograficamente esteso: <a href="https://www.africanews.com/2023/09/19/clashes-in-port-sudan-for-first-time-since-war-began/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">a metà settembre</a> si sono registrati i primi combattimenti nella città costiera di <strong>Port Sudan</strong>, sul Mar Rosso. Secondo quanto riferito da fonti locali, l&#8217;esercito sudanese si è scontrato coi miliziani fedeli a Sheba Darar, un leader della tribù Beja, nel centro della città.</p>



<p>Sino a questo evento, gli scontri a fuoco si sono avuti solo a Khartoum e nel Darfur, in quanto la maggior parte delle tribù orientali si è schierata in supporto dell&#8217;esercito regolare. Port Sudan, che ospita l&#8217;unico aeroporto ancora operativo del Paese e dove le <strong>Nazioni Unite</strong> hanno stabilito il proprio centro logistico, fino ad allora era stata risparmiata dai combattimenti, ma lo spostamento del quartier generale dell&#8217;esercito dalla capitale, in preda a violenti scontri armati, ha causato l&#8217;attacco del 19 settembre da parte delle Rsf. </p>



<p>Sono migliaia i morti di questa guerra intestina (alcune fonti parlano di 7500) e ancora di più sono gli sfollati: l&#8217;<a href="https://reports.unocha.org/en/country/sudan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Onu stima</a> in circa 5,4 milioni i rifugiati che hanno abbandonato le proprie case per sfuggire al conflitto, spostandosi all&#8217;interno del Paese o emigrando. La guerra ha danneggiato infrastrutture già fragili e ha costretto la chiusura del 80% degli ospedali del Paese, generando una crisi alimentare che affligge milioni di persone. </p>



<p>Una guerra in cui sono coinvolti attori internazionali: in Sudan è presente la Pmc (<em>Private Military Company</em>) russa “<strong>Wagner</strong>” che fornisce assistenza ai ribelli delle Rsf. </p>



<p>Proprio recentemente una serie di otto attacchi che ha colpito le forze ribelli ha fatto sospettare che l&#8217;azione sia stata condotta col <strong><a href="https://edition.cnn.com/2023/09/19/africa/ukraine-military-sudan-wagner-cmd-intl/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">supporto ucraino</a></strong>: il pannello di controllo dei droni usati per le azioni mostra scritte in ucraino. Inoltre le tattiche utilizzate erano molto insolite in Sudan e nella più ampia regione africana. </p>



<p>L&#8217;Ucraina non ha rivendicato ufficialmente la responsabilità degli attacchi, né una partecipazione di qualche tipo, però sappiamo che il presidente <strong>Volodymyr Zelensky</strong> si è incontrato in Irlanda, a Shannon, con <strong>Abdel Fattah al-Burhan</strong>, capo del supremo consiglio sudanese, in una riunione non prevista tenutasi per “discutere le nostre sfide alla sicurezza in comune, vale a dire le attività di gruppi armati illegali finanziati dalla Russia”. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eterna instabilità africana</h2>



<p>Mosca, come sappiamo, si è innestata in alcune dinamiche di instabilità dell&#8217;Africa, in particolare nella <strong>fascia subsahariana</strong> dove è presente anche in <strong>Mali </strong>e molto probabilmente anche in Niger e nella Burkina Faso, ma la sua presenza “storica” &#8211; oltre alla Libia – è quella nella <strong>Repubblica Centrafricana</strong> dove ci sono un migliaio di contractor della “Wagner” che sostengono il governo centrale nella lotta contro i ribelli, effettuano addestramento delle forze di sicurezza locali, e controllano le infrastrutture minerarie del Paese (oro e diamanti). </p>



<p>Anche la Repubblica Centrafricana si trova ancora ad affrontare una <strong>crisi umanitaria</strong>: oltre al milione di sfollati a causa delle violenze, si stima che nel 2022 sia morto il 5,6% della popolazione, un tasso due volte più alto di qualsiasi altro Paese. Nel giugno 2023 3,4 milioni di persone avevano bisogno di assistenza, con una situazione generale aggravata dalle inondazioni che hanno colpito più di 100mila abitanti. Dal 2021, le forze allineate al governo hanno fatto lenti progressi, ma i ribelli mantengono il controllo di molte aree settentrionali e orientali. </p>



<p>Va ricordato che il governo di Bangui non è sostenuto solo dalla Russia nella sua lotta ai ribelli: nel Paese è presente una missione di <em>peacekeeping </em>Onu (Minusca) forte di più di 15mila unità, mentre la presenza francese è ufficialmente cessata a <strong>dicembre del 2022</strong>, a seguite del “<a href="https://www.reuters.com/world/africa/france-suspends-aid-military-support-central-african-republic-2021-06-08/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raffreddamento</a>” dei reciproci rapporti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo strano caso del Gabon</h2>



<p>Se si potrebbe identificare un <em>fil rouge</em> per i golpe o l&#8217;allontanamento della presenza occidentale per l&#8217;area subsahariana dato dalla presenza di Mosca – possibile comunque grazie al malcontento interno per la non risoluzione dei conflitti intestini – che ha soffiato sul vento dei sentimenti anticolonialisti, così non è per il <strong>Gabon</strong>, dove il colpo di Stato che ha deposto Ali Bongo non appare mosso dall&#8217;influsso russo o comunque da anticolonialismo, anzi è l&#8217;esatto contrario. </p>



<p>Il giorno dopo il golpe, il generale <strong>Brice Oligui Nguema</strong> ha incontrato l&#8217;ambasciatore francese Alexis Lamek e gli avrebbe promesso che avrebbe rafforzato le relazioni con Parigi. La velocità della normalizzazione del Paese farebbe poi pensare che, sostanzialmente, la vecchia <em>élite </em>è ancora al potere. Quello in Gabon si potrebbe quindi definire un “colpo di Stato di palazzo” poiché Nguema è un lontano cugino di Ali Bongo e ha trascorso la sua carriera all’interno della cerchia ristretta dell&#8217;ex presidente. Il rapporto tra Francia e Gabon quindi probabilmente rimarrà invariato, sebbene tra l’opinione pubblica gabonese esista un sentimento antifrancese. </p>



<p>Attualmente non vi è alcun indizio sulla possibilità che Nguema inizi a riscrivere i contratti francesi sulle risorse o a fomentare proteste pubbliche contro la Francia come hanno fatto i governi militari nel Sahel. Al contrario era il regime di Bongo che aveva iniziato ad allontanarsi dalla Francia con l&#8217;ingresso nel <a href="https://thecommonwealth.org/our-member-countries/gabon" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Commonwealth </strong></a>a giugno 2022 e la promessa a Pechino di una <strong>base navale</strong> nel Paese (offerta che ora è di fatto sospesa). </p>



<p>Il continente africano resta percorso da un&#8217;instabilità che sembra permanente, con ampie ripercussioni – non solo di ordine migratorio – sulla sicurezza europea, e non sempre i <em>driver </em>delle rivolte o dei colpi di Stato sono da ascrivere a sentimenti antioccidentali o anticoloniali, con quindi aperture verso la Russia e la Cina, che pure, in alcuni casi, hanno avuto un ruolo fondamentale nello spargere disinformazione e propaganda in tal senso.<br><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sahel-gabon-e-colpi-di-stato-viaggio-nellinstabilita-africana.html">Sahel, Gabon e colpi di Stato: viaggio nell&#8217;instabilità africana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I golpe falliti: quando un colpo di Stato non riesce e perché non ha successo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-golpe-falliti-quando-un-golpe-non-riesce-perche-non-ha-successo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230907175450632_20fa2e614e3d2abcc5f545a6bce5553c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella storia sono stati tanti i golpe falliti: ecco perché alcune azioni in passato non sono andate a segno </p>
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<p>In <strong>Africa</strong>, almeno negli ultimi anni, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-continente-dei-colpi-di-stato-perche-lafrica-e-sempre-instabile-e-perche-si-susseguono.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gran parte dei golpe è andata a segno</a>. Lo si è visto, giusto per citare gli ultimi esempi, in <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/tentativo-golpe-niger-2187801.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Niger</a> e <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/colpo-stato-gabon-l-annuncio-dei-militari-tv-annullate-2202881.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gabon</a> nelle scorse settimane. Tuttavia non sempre le azioni militari volte a rovesciare i governi possono avere successo. Nel corso della storia recente spesso il repentino cambio della guardia al potere non è riuscito. A incidere sul <strong>fallimento</strong> dei golpe sono diversi fattori. A partire dall&#8217;<strong>appoggio interno</strong> da parte degli stessi militari, passando poi per il <strong>radicamento territoriale </strong>del governo che si vuole defenestrare. Non sono mancati i casi in cui i colpi di Stato si sono rivelati poi poco meno di sventurate iniziative, poco organizzate e poco sostenute. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I casi di Italia e Spagna sul finire del Novecento</h2>



<p>Sembrerebbe che putsch e golpe siano oramai un&#8217;esclusiva di altri continenti fuori dall&#8217;Europa e dall&#8217;orbita occidentale. In realtà, di colpi di Stato ne sono stati registrati diversi nel nostro continente e anche in epoche molto recenti. Eclatante il caso della <strong>Grecia</strong> del 1967, quando ad Atene si è insediata una giunta militare che ha governato all&#8217;ombra dell&#8217;Acropoli fino al 1974. </p>



<p>Il golpe ellenico non ha rappresentato un caso isolato. A Roma ad esempio, i blindati militari hanno fatto la loro comparsa lungo le strade durante la notte del 7 dicembre 1970. Si è trattato del cosiddetto <strong>Golpe Borghese</strong>, dal nome del generale Junio Valerio Borghese che l&#8217;ha guidato. In quella notte, ha avuto luogo uno degli episodi più controversi del nostro secondo dopoguerra. </p>



<p>Alcuni ministeri chiave sono stati circondati da colonne di blindati guidati da militari e da almeno 200 uomini della Forestale. Alcuni di loro si sono anche avvicinati alla sede della Rai. Poi è arrivato un improvviso e mai del tutto chiarito dietrofront ordinato dallo stesso Borghese. L&#8217;Italia il giorno dopo ha celebrato la festività dell&#8217;Immacolata ignara di quanto accaduto poche ore prima. I dettagli emergeranno diversi mesi dopo, scatterà inoltre un lungo processo che però non ha mai portato all&#8217;accertamento della verità.</p>



<p>Se il mancato golpe italiano è avvenuto nel silenzio di una notte romana, in <strong>Spagna</strong> invece i tentativi di insurrezione sono stati ripresi platealmente in diretta. Durante la seduta del Congresso dei Deputati del 23 febbraio 1981 infatti, un uomo in divisa e armato è entrato all&#8217;interno dell&#8217;emiciclo minacciando tutti i presenti e ordinando di rimanere in silenzio. Si trattava del generale della Guardia Civil <strong>Antonio Tejero</strong>. La sua azione era appoggiata da alcuni settori dell&#8217;esercito spagnolo, i quali mal digerivano il percorso di transizione avviato dopo la fine dell&#8217;era franchista. Tejero, assieme agli altri artefici del tentativo di colpo di Stato, non hanno ricevuto né l&#8217;approvazione unanime dei generali e né quella di Re Juan Carlos. Con un discorso pronunciato in Tv in quella stessa notte, quest&#8217;ultimo ha contribuito a far definitivamente fallire il golpe.  </p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il caso eclatante della Turchia</h2>



<p>Un esempio di fallimento di un colpo di Stato di recente è arrivato dalla <strong>Turchia</strong>. Il Paese, una delle principali forze militari della Nato, ha vissuto la sua notte più lunga il 15 luglio 2016. Nel mirino di una parte dell&#8217;esercito la più che decennale esperienza al governo del presidente<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Recep Tayyip Erdogan</a>. Per Ankara non si è trattato di una novità. La storia turca è stata caratterizzata da diversi colpi di Stato riusciti. I militari si sono spesso imposti nel Paese quali <strong>tutori dell&#8217;ordine laico </strong>voluto da Ataturk, intervenendo quando invece i governi in carica hanno provato a virare verso una maggiore influenza dell&#8217;Islam nella politica e nella società. </p>



<p>Erdogan, al potere dal 2002, è alla guida di un partito (l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-del-partito-di-erdogan.html">Akp</a>) considerato conservatore e vicino alla galassia dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Islam politico</a>. Il golpe, iniziato in tarda serata con l&#8217;impiego di carri armati per le strade di Istanbul e Ankara, aveva come obiettivo proprio quello di rovesciare Erdogan. Nel giro di poche ore però, l&#8217;azione dei militari si è avviata verso il fallimento. Molti cittadini sono scesi in piazza per bloccare i carri armati ed entrare nelle sedi televisive in cui i soldati avevano già fatto irruzione. A mancare è stato un certo <strong>coordinamento</strong> tra i golpisti. Inoltre, l&#8217;esercito si è subito mostrato spaccato sull&#8217;eventualità di mandare avanti il tentativo di insurrezione. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Turkey failed coup attempt: How it unfolded" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/r0q7BADpzrE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_r0q7BADpzrE");</script>
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<p>Il presidente turco ha così ripreso il controllo della situazione, rientrando a Istanbul nelle prime ore del mattino del 16 luglio. Per Erdogan, a organizzare il golpe sarebbero stati membri dell&#8217;esercito fedeli alla lobby di <strong>Fetullah Gulen</strong>, filantropo e politologo un tempo alleato del presidente e poi invece diventato suo principale nemico. Dopo il golpe, il leader turco ha avviato profonde <strong>purghe</strong> all&#8217;interno sia dell&#8217;esercito che degli apparati statali. Non sono pochi coloro che, soprattutto all&#8217;estero, credono a un ruolo dello stesso Erdogan nella pianificazione del golpe. Con l&#8217;intento di giustificare, in un secondo momento, la cacciata degli avversari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La mancanza di un chiaro sostegno interno</h2>



<p>Qualunque sia la verità sul fallito golpe turco, quell&#8217;episodio ha dimostrato come alla base di un fallimento di un colpo di Stato c&#8217;è la <strong>mancanza di un vasto sostegno</strong> all&#8217;interno sia dell&#8217;esercito che degli apparati di sicurezza. Circostanza rintracciabile ad esempio nel fallito golpe in <strong>Venezuela</strong> del 2002, attuato da una parte dell&#8217;esercito contro l&#8217;allora presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-hugo-chavez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hugo Chavez</a>. Quest&#8217;ultimo, al potere da due anni, è stato spodestato per 24 ore dall&#8217;intervento dei militari appoggiati da alcuni settori dell&#8217;opposizione. Ma non tutto l&#8217;esercito era d&#8217;accordo con l&#8217;azione. E così, complici anche le proteste di piazza, il giorno dopo Chavez è potuto rientrare nel palazzo presidenziale. </p>



<p>Tornando al contesto africano, un caso eclatante di fallimento di un colpo di Stato per mancanza di sostegno interno è arrivato nel 2019 dal Gabon. Nel Paese recentemente salito agli onori delle cronache per il riuscito golpe contro <strong>Ali Bongo</strong>, già quattro anni fa un gruppo di militari <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/in-gabon-i-militari-prendono-il-potere-colpo-di-stato-contro-ali-bongo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aveva provato a prendere il potere</a>. Approfittando dell&#8217;assenza del leader gabonese, volato in Marocco per motivi di salute, tre soldati si sono presentati in Tv dichiarando ai cittadini la destituzione di Bongo e l&#8217;avvio di una fase di transizione. Si è trattato però di un tentativo velleitario: pochi soldati hanno partecipato al golpe, gran parte dell&#8217;esercito è rimasto immobile e dei tre soldati in televisione non si è saputo più nulla. </p>



<p>In <strong>Sudan</strong> invece, il generale <strong>Hemeti Dagalo </strong>nello scorso aprile non è riuscito a spodestare l&#8217;ex alleato, ossia il generale e presidente <strong>Abdel Buran</strong>. Con le sue Forze di Supporto Rapido (<strong>Rsf</strong>) non è stato in grado né di sovrastare l&#8217;esercito regolare e né di far passare dalla propria parte i reparti più importanti. Il golpe può dirsi fallito, anche se da allora è in corso una guerra civile tra le due parti entrata in una pericolosa fase di stallo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tentato colpo di mano di Haftar </h2>



<p>Ci sono situazioni poi dove più che a un colpo di Stato, si assiste a una vera e propria escalation militare contro il governo centrale. Si tratta di contesti caratterizzati da guerre civili o da gravi tensioni interne. Come nel caso della <strong>Libia</strong>, rimasta senza una vera e propria architettura statale dopo la morte del rais <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Muammar Gheddafi </a>nel 2011. <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nel conflitto civile successivo</a>, ad emergere tra le altre è stata la figura del generale <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Khalifa Haftar</a>, ex alleato poi diventato nemico di Gheddafi in esilio dagli anni &#8217;90 negli Usa. Con le sue milizie, da lui aggregate nel <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cos-e-il-libyan-national-army.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Libyan National Army</a>, Haftar dal 2014 al 2017 è stato impegnato nella conquista e riunificazione della Cirenaica. </p>



<p>Due anni più tardi, nel pieno di colloqui con il governo di Tripoli guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Fayez Al Sarraj</a>, l&#8217;unico tra i vari esecutivi libici riconosciuto dalla comunità internazionale, ha sferrato un attacco contro la capitale libica per prendere con la forza il potere. Con il Paese per due terzi nelle sue mani e con la percezione di un&#8217;opinione pubblica nettamente a suo favore, Haftar nell&#8217;aprile del 2019 <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-battaglia-di-tripoli.html">ha lanciato le proprie truppe contro le milizie alleate di Al Sarraj</a>. In un primo momento l&#8217;azione sembrava destinata al successo. Il generale era sicuro di vincere una guerra lampo, attuando un vero e proprio golpe contro il governo di Tripoli.</p>



<p>Ben presto però il colpo di Stato si è trasformato in una <strong>guerra di attrito</strong> tra le due forze in campo. Un conflitto per lungo tempo statico, risolto a favore di Al Sarraj soltanto nell&#8217;estate del 2020. Il mancato colpo di mano di Haftar può quindi essere annoverato tra i falliti golpe degli ultimi anni. A pesare nei suoi confronti è stato, ancora una volta, la mancanza di un appoggio univoco alla sua mossa. Molte milizie infatti, hanno deciso di non avallare l&#8217;azione del Libyan National Army. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-golpe-falliti-quando-un-golpe-non-riesce-perche-non-ha-successo.html">I golpe falliti: quando un colpo di Stato non riesce e perché non ha successo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trump mediatore, la Turchia nell&#8217;Ue e guerra di Pechino ad Apple: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-mediatore-la-turchia-nellue-e-guerra-di-pechino-ad-apple-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 17:31:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di Abramo]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato Sudan]]></category>
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		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1241" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="donald trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-1024x662.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-1536x993.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-2048x1323.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pechino vuole i dispositivi di fabbricazione estera fuori da ambienti governativi, Ankara spinge per entrare in Europa mentre blocca ancora l'adesione svedese alla Nato. Trump potrebbe tornare alla Casa Bianca per concludere quello che aveva iniziato in Medioriente, e il generale sudanese al-Burhan dà ordine di smantellare il gruppo paramilitare ribelle. Ecco le notizie del giorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-mediatore-la-turchia-nellue-e-guerra-di-pechino-ad-apple-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Trump mediatore, la Turchia nell&#8217;Ue e guerra di Pechino ad Apple: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1241" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="donald trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-1024x662.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-768x496.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-1536x993.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230331165322386_bff6f4c538ef9596ed49e14add29f743-2048x1323.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ankara promuove con vigore la propria candidatura alla membership europea, mentre non sembra ancora disposta a dare il via libera per l&#8217;adesione della Svezia alla Nato. Donald Trump è stato invitato privatamente a tornare al tavolo dei negoziati per mediare la normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele. In Sudan, il generale al-Burhan ordina lo scioglimento immediato dei paramilitari ribelli, rischiando di scatenare una nuova ondata di violenze. Il governo di Pechino insiste sulla strada dell&#8217;autosufficienza tecnologica e della messa al bando di dispositivi di fabbricazione estera in ambienti sensibili, mettendo a rischio il colosso americano Apple. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno.</strong></p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Un&#8217;Unione senza Turchia non sarà mai realmente globale&#8221;: Ankara avanza la sua candidatura all&#8217;Ue</h2>



<p>Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha riaffermato l&#8217;intenzione del proprio Paese di entrare nell&#8217;<strong>Unione europea</strong> e ha esortato i 27 membri a compiere passi coraggiosi per dare seguito alla <strong>candidatura della Turchia</strong>. L&#8217;alto diplomatico ha rilasciato questi commenti in una conferenza stampa congiunta con Olivér Várhelyi, Commissario europeo per l&#8217;allargamento, nel corso di un incontro tenuto ad Ankara per rinsaldare il rapporto con l&#8217;Unione, recentemente deteriorato. &#8220;L&#8217;Unione Europea non può essere un attore veramente <strong>globale</strong> senza la Turchia&#8221; ha affermato Fidan. &#8220;È di vitale importanza rivitalizzare la prospettiva della membership: ci aspettiamo che i membri dimostrino la determinazione necessaria per approfondire le nostre relazioni e che siano in grado di agire con più audacia&#8221; ha aggiunto. </p>
</div></div>



<h2 class="wp-block-heading">Al-Burhan ordina lo scioglimento delle Rsf </h2>



<p>Il capo dell&#8217;esercito del Sudan, generale <a href="https://it.insideover.com/politica/allineamenti-opposti-in-gara-a-khartum.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abdel Fattah al-Burhan</a> ha pubblicato un decreto che <strong>scioglie ufficialmente</strong> le <a href="https://it.insideover.com/guerra/golpe-in-sudan-chi-sono-e-cosa-vogliono-le-rsf.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapid Support Forces (Rsf)</a>. Al-Burhan, che presiede anche il Consiglio Sovrano del Sudan, ha dato ordine alle forze armate di implementare al più presto<strong> il decreto presidenziale</strong> e dissolvere il corpo paramilitare. La decisione deriva &#8220;dalla ribellione di tali forze contro lo Stato, dalle gravi violazioni commesse contro i cittadini e il deliberato sabotaggio delle infrastrutture statali&#8221; si legge in una nota ufficiale&nbsp;del&nbsp;Consiglio sovrano sudanese. In precedenza, il Consiglio aveva già sanzionato Abdelrahim Hamdan Dagalo, il leader e comandante regionale delle Rsf. Da quando il conflitto tra l&#8217;esercito regolare e le Rsf ha avuto inizio il 15 aprile scorso, migliaia di sudanesi hanno perso la vita e oltre 4 milioni sono stati sfollati, la maggioranza di questi residenti nella capitale Khartoum e nello stato del Darfur. Un simile ordine era già stato emanato all&#8217;indomani della ribellione delle Rsf, ma la chiamata alle armi di al-Burhan contro il gruppo potrebbe innescare un nuovo ciclo di violenze e instabilità nel Paese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Si espande il bando agli iPhone in Cina: rischi enormi per Apple</h2>



<p>La Cina pianifica un&#8217;espansione del <strong>divieto d&#8217;uso </strong>di<strong> </strong>iPhone in dipartimenti sensibili di agenzie governative o statali: si moltiplicano così le sfide per Apple nel suo maggior mercato estero e sede di produzione globale. Numerose agenzie hanno già cominciato a istruire il proprio staff a non portare con sè i propri <strong>iPhone</strong> sul luogo di lavoro, e sembra che Pechino intenda estendere la restrizione ben oltre imprese statali e agenzie governative. Se il governo cinese metterà in atto le proprie intenzioni, un embargo di questa entità rappresenterebbe l&#8217;apice del suo tentativo di sradicare l&#8217;uso di <strong>tecnologie estere</strong> in ambienti sensibili, di pari passo con lo sforzo per ridurre la sua dipendenza da software e circuiti di fattura americana e favorire l&#8217;utilizzo di dispositivi di <strong>fabbricazione nazionale</strong>. La decisione minaccia di erodere la posizione di Apple su un mercato che frutta all&#8217;azienda circa <strong>un quinto</strong> dei suoi guadagni totali, e da dove produce la maggior parte degli iPhone che distribuisce in tutto il mondo in fabbriche mastodontiche che impiegano milioni di cittadini cinesi. </p>



<h2 class="wp-block-heading"> Trump invitato a sostenere la normalizzazione tra sauditi e israeliani di Biden</h2>



<p>Jared Kushner sta sollecitando<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Donald Trump </a>a supportare il tentativo dell&#8217;amministrazione Biden di mediare una normalizzazione dei rapporti tra <strong>Israele e Arabia Saudita </strong>– evento che potrebbe verificarsi a margine del G20 in India – per cementare l&#8217;eredità dell&#8217;ex presidente in Medio Oriente. Kushner ha ricoperto il ruolo di consulente alla Casa Bianca per <strong>suo cognato</strong> Trump ed è stato un negoziatore chiave negli <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Accordi di Abramo</a> siglati nel 2020 che hanno normalizzato le relazioni tra Israele ed Emirati, Bahrain, Marocco e Sudan. Kusher, che intrattiene stretti rapporti con il principe saudita Mohammed bin Salman (attraverso il suo fondo di private equity, <em>Affinity</em>) ha detto a Trump che se l&#8217;Arabia Saudita si unisse ai &#8220;suoi&#8221; accordi di Abramo, questo rivendicherebbe la sua politica sul Medio Oriente e lo avvantaggerebbe nella <strong>campagna elettorale</strong>. Anche il senatore repubblicano <strong>Lindsey Graham</strong> si unisce agli sforzi del genero di Trump: l&#8217;appoggio del Gop è cruciale per Biden perchè l&#8217;accordo includerebbe un trattato tra Washington e Riyad per la <strong>difesa </strong>del regno saudita che richiederebbe il sostegno di due terzi del Senato, dove gran parte dei democratici mantiene posizioni critiche verso MbS e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. I repubblicani, nonostante le molte obiezioni sulla politica estera di Biden, sostengono fortemente Israele e l&#8217;estensione degli accordi di Abramo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Candidatura della Svezia alla Nato: tutto pronto, manca solo la Turchia</h2>



<p>La Svezia è &#8220;completamente pronta&#8221; ad entrare nella Nato, e aspetta solo che <a href="https://it.insideover.com/politica/svezia-nella-nato-solo-con-la-turchia-in-ue-il-ricatto-di-erdogan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la Turchia avvii il processo</a> per ratificare la candidatura, ha dichiarato il ministro degli Esteri Tobias Billstrom ad un incontro con le controparti nordiche e baltiche tenuto a Riga. La Svezia ha presentato la candidatura di adesione all&#8217;alleanza di difesa lo scorso anno, ma Turchia e Ungheria devono ancora approvare la richiesta di Stoccolma. La Svezia si augura che il governo di Ankara ratifichi la sua candidatura non appena il parlamento turco si riunirà ad ottobre, come pattuito con il presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Recep Tayyip Erdogan </a>al summit Nato lo scorso luglio. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-mediatore-la-turchia-nellue-e-guerra-di-pechino-ad-apple-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Trump mediatore, la Turchia nell&#8217;Ue e guerra di Pechino ad Apple: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il continente dei colpi di Stato: perché l&#8217;Africa è sempre instabile</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-continente-dei-colpi-di-stato-perche-lafrica-e-sempre-instabile-e-perche-si-susseguono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2023 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Gabon]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[G5 Sahel]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=408875</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal Mali al Niger, dal Sahel al Gabon: perché in Africa nell'ultimo decennio è un continuo susseguirsi di colpi di Stato </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-continente-dei-colpi-di-stato-perche-lafrica-e-sempre-instabile-e-perche-si-susseguono.html">Il continente dei colpi di Stato: perché l&#8217;Africa è sempre instabile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/golpe-in-gabon-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è una precisa data di inizio dell&#8217;attuale<strong> scia di</strong> <strong>instabilità</strong> che sta attanagliando l&#8217;Africa. È il 21 marzo 2012, giorno in cui a <strong>Bamako</strong>, capitale del <strong>Mali</strong>, alcuni militari provenienti dalla base militare di Kati hanno preso il potere e deposto l&#8217;allora presidente <strong>Amadou Toumani Touré</strong>. Da allora, gli eserciti sono diventati decisivi attori protagonisti nell&#8217;intera regione del <strong>Sahel</strong>. E oggi il “<strong>vento golpista</strong>” sembra diffondersi oggi in buona parte del continente.</p>



<p>Di certo, però, l&#8217;Africa non sta conoscendo soltanto adesso le esperienze relative ai colpi di Stato. Ma nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;interventismo dei militari è di gran lunga accentuato. Con implicazioni geopolitiche interne ed esterne al continente al momento imprevedibili.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Mali alla Repubblica Centrafricana, i primi segnali di instabilità nel Sahel</h2>



<p>Le immagini delle bandiere russe a <strong>Niamey</strong>, capitale del Niger, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-colpo-di-stato-gli-arresti-e-lombra-della-wagner-cosa-succede-in-niger.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in occasione del recente colpo di Stato attuato nel Paese africano </a>hanno suscitato non poco clamore. In particolare, si è avuta l&#8217;impressione di un <strong>duello</strong> tra Mosca e l&#8217;occidente trasferito in Africa e con l&#8217;opinione pubblica locale sbilanciata a favore del Cremlino in funzione anti occidentale e anti coloniale. In realtà però la crisi nel Sahel ha origini lontane. Come detto, occorre andare indietro fino al golpe nel Mali del 2012. In quell&#8217;occasione l&#8217;intervento militare ha avuto ragioni prettamente interne. Il Paese era alle prese con la ribellione dell&#8217;<strong>Azawad</strong>, la regione settentrionale a maggioranza tuareg che aveva proclamato la secessione. Un contesto forse favorito anche dalla fine <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">drammatica in Libia del regime di Gheddafi</a>, avvenuta con la cattura e la morte del rais a Sirte pochi mesi prima. </p>



<p>I militari maliani, indispettiti da una pessima gestione del conflitto nel nord del Paese, si sono mossi nel marzo 2012 contro l&#8217;allora presidente Touré. Le giunte militari successive e i governi nati dopo travagliati periodi di transizione non hanno espresso da subito una retorica anti francese e anti occidentale. Al contrario, vista l&#8217;avanzata dei <strong>gruppi jihadisti </strong>nell&#8217;Azawad favorita dal caos di quei mesi, è stata avviata una collaborazione con Parigi per l&#8217;invio di truppe francesi nel Paese. Sono così iniziate le operazioni <strong>Serval</strong> e <strong>Barkhane</strong>, il cui obiettivo era l&#8217;eliminazione della minaccia islamista nel Sahel. </p>



<p>Anche nella vicina <strong>Repubblica Centrafricana</strong>, dove nel 2013 la coalizione dei <strong>Seleka</strong> ha spodestato l&#8217;ex presidente <strong>Francois Bozizé</strong>, il repentino cambio di regime ha avuto un&#8217;origine prettamente interna. A giocare un ruolo decisivo in questo caso sono state le ataviche e mai risolte diatribe etnico-politiche centrafricane. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La debolezza degli Stati subsahariani</h2>



<p>Dopo la presa di potere da parte dei militari a Bamako, in tutto il Sahel è passato il messaggio secondo cui i gravi problemi dell&#8217;area possono essere risolti con un<strong> repentino ribaltamento</strong> del sistema politico. È per questo che molti eserciti sono intervenuti ricevendo anche il <strong>sostegno</strong> da parte dell&#8217;opinione pubblica. Nell&#8217;aprile del 2019, <a href="https://it.insideover.com/politica/come-si-e-arrivati-al-colpo-di-stato-in-sudan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quando i militari hanno circondato la casa dell&#8217;allora presidente sudanese Omar Al Bashir</a>, la gente è scesa in piazza per festeggiare. A <strong>Khartoum</strong> molti giovani hanno avuto la sensazione di aver conquistato, grazie all&#8217;azione dei soldati, la democrazia. Si tratta delle stesse scene di giubilo viste poi pochi anni dopo a <strong>Ouagadougou</strong> e <strong>Niamey</strong>. Nel settembre del 2021, quando l&#8217;allora presidente della <strong>Guinea</strong> Alpha Condé ha annunciato di voler forzare la costituzione e continuare con un altro mandato, i militari hanno deciso di attuare un nuovo golpe.</p>



<p>L&#8217;intervento degli eserciti però sottintende una <strong>debolezza</strong> tanto politica quanto strutturale dei vari Paesi coinvolti. L&#8217;attuazione di un golpe mostra infatti la mancanza sia di una società civile in grado di incidere nel processo decisionale e così come di una valida alternativa, all&#8217;interno degli apparati statali, all&#8217;interventismo dei militari. </p>



<p>Lo si è visto anche in <strong>Ciad</strong> nell&#8217;aprile del 2021, quando il presidente <strong>Idriss Déby </strong>è stato ucciso in prima linea mentre i ribelli entrati dalla Libia minacciavano la capitale N’Djamena. Dopo la sua morte, i generali hanno imposto la nomina del figlio Mahamat Déby come nuovo capo di Stato. In tal modo è stata sospesa la costituzione e ancora una volta l&#8217;esercito è stato visto come unico attore in grado di preservare la stabilità. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="668" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-1024x668.jpg" alt="" class="wp-image-409056" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-1024x668.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-scaled-600x392.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-768x501.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-1536x1003.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-2048x1337.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230905135010180_ecaf5876501d71e5e508eced0e2a860f-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Soldati ciadian in un veicolo parcheggiato davanti a un manifesto elettorale del defunto presidente Idriss Deby lungo il ciglio di una strada a N&#8217;Djamena, in Ciad, il 23 aprile 2021. Il presidente del Ciad Idriss Deby è morto per le ferite riportate negli scontri con i ribelli nel nord del Paese. Deby era al potere dal 1990 ed era stato rieletto per un sesto mandato nelle elezioni dell&#8217;11 aprile 2021. I funerali di Stato si sono tenuti la mattina del 23 aprile 2021, alla presenza del presidente francese Emmanuel Macron. Foto: EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON / POOL.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I problemi economici che attanagliano il continente</h2>



<p>La debolezza dei Paesi africani ha origini soprattutto economiche. E le principali rivendicazioni delle varie popolazioni interessate dagli interventi golpisti sono quindi di <strong>natura economica</strong>. In Mali, così come in Niger, in Burkina Faso e in gran parte della fascia sub sahariana, in migliaia vivono al di sotto della soglia di povertà. La situazione nell&#8217;ultimo decennio è andata peggiorando. Soprattutto nelle regioni più remote dei Paesi in questione, è impossibile trovare lavoro e mezzi di sostentamento per le proprie famiglie. Una circostanza che, soprattutto nel Sahel, sta favorendo tra le altre cose il <strong>proselitismo</strong> di matrice jihadista e l&#8217;emersione di gruppi criminali e dediti al contrabbando. </p>



<p>Un <strong>circolo vizioso</strong> di difficile soluzione. L&#8217;instabilità causa povertà e, a sua volta, la povertà richiama ulteriore instabilità. L&#8217;opinione pubblica nel Sahel ha puntato il dito sia contro i propri sistemi politici che contro l&#8217;influenza di attori internazionali. Da qui l&#8217;ampio sostegno dato ai militari arrivati al potere e la diffusione del &#8220;vento golpista&#8221; nella regione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sentimento anti occidentale</h2>



<p>La <strong>retorica anti occidentale</strong>, all&#8217;interno di questa catena di eventi, è piuttosto recente. Ancora una volta il Paese da cui tutto è partito è il Mali. Qui il deterioramento delle condizioni di sicurezza ha dato ai cittadini una percezione molto negativa della<strong> presenza francese</strong>. Parigi a più riprese è stata accusata di velleità imperialiste nascoste dalla volontà ufficiale di lottare contro il terrorismo. Già a ridosso delle elezioni del 2018, quelle che hanno incoronato <strong>Ibrahim Boubacar Keita </strong>quale nuovo presidente, in molti comizi si è fatto ampio riferimento alla possibilità di affrancarsi dalla Francia. </p>



<p>A spingere in questa direzione sono state anche le autorità religiose. Tra queste ad esempio l&#8217;imam <strong>Mahmoud Dicko</strong>, capo del consiglio islamico del Mali. I suoi discorsi hanno spesso puntato l&#8217;accento sulla cattiva gestione dello Stato, sull&#8217;incompetenza della classe politica, ma anche sui danni derivanti dalle operazioni francesi e, più in generale, dall&#8217;influenza di Parigi sul Paese. Una retorica tanto anti occidentale quanto anti coloniale, seguita poi da diversi politici e dagli stessi militari.</p>



<p>Per questo<a href="https://it.insideover.com/politica/il-mali-rischia-adesso-di-sprofondare-in-una-nuova-guerra-civile.html"> il golpe dell&#8217;agosto 2020</a> ha avuto una connotazione diversa da quello di otto anni prima. Il generale artefice del colpo di Stato, <strong>Assimi Goita</strong>, ha apertamente parlato della possibilità di un definitivo allontanamento dalla sfera di influenza francese. Circostanza ribadita in occasione di un secondo golpe, attuato sempre da Goita nel maggio del 2021. La fine dell&#8217;operazione Barkhane e l&#8217;avvicinamento alla <strong>Russia</strong> e alla compagnia <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wagner</a>, espresso con il voto di Bamako in linea con Mosca in diverse risoluzioni sulla guerra in Ucraina, hanno dato ulteriore dimostrazione della nuova politica anti occidentale. Non solo in Mali, ma anche nei Paesi confinanti. </p>



<p>La linea anti francese, culminata con l&#8217;ordine di abbandono del proprio territorio comunicato alle truppe di Parigi, è stata sposata anche dalla giunta militare in <strong>Burkina Faso</strong> che nel 2022, con un altro golpe, ha preso il potere a scapito dell&#8217;ex presidente Roch Kabore. Il colpo di Stato in Niger ha rappresentato quindi soltanto l&#8217;ultimo degli episodi da ricollegare alla crescita di una profonda insofferenza nei confronti dell&#8217;ex madrepatria coloniale, ossia la Francia, e dell&#8217;influenza occidentale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le peculiarità del golpe in Gabon</h2>



<p>Il Gabon è in ordine di tempo l&#8217;ultimo Stato africano ad aver subito un colpo di Stato. Il presidente <strong>Ali Bongo</strong> è stato detronizzato dall&#8217;intervento dei militari, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/gabon-i-militari-nominano-nuovo-presidente-2203431.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guidati dal cugino Brice Clotaire Oligui Nguema. </a>Rispetto al Niger però, l&#8217;azione dei soldati non sembra avere una particolare connotazione geopolitica e anti occidentale. Appare, al contrario, un regolamento di conti interno favorito ancora una volta della <strong>debolezza</strong> del Paese, dalla percezione di una forte corruzione e dal <strong>malcontento</strong> popolare. </p>



<p>La domanda sorge quindi spontanea: la spirale golpista in Africa è destinata a continuare? Il rischio principale nell&#8217;immediato è dato dalle aspettative rivolte verso i militari in molti Paesi del continente. Aspettative in grado di alimentare velleità golpiste in altri Stati caratterizzati da povertà e debolezza interna. </p>
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		<title>Sudan: la presa del laboratorio che spaventa l&#8217;Oms</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sudan-la-presa-del-laboratorio-che-spaventa-loms.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 05:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Armi batteriologiche]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel bel mezzo della crisi sudanese si affaccia l&#8217;incubo del bioterrorismo. L&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità, attraverso il suo rappresentante locale Nima Saeed Abid, ha infatti dichiarato che un non precisato gruppo di miliziani &#8211; non è noto a quelle delle due fazioni in campo appartenga &#8211; avrebbe occupato un edificio di Khartoum ove sarebbero conservati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-la-presa-del-laboratorio-che-spaventa-loms.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-la-presa-del-laboratorio-che-spaventa-loms.html">Sudan: la presa del laboratorio che spaventa l&#8217;Oms</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel bel mezzo della crisi sudanese si affaccia l&#8217;incubo del <strong>bioterrorismo</strong>. L&#8217;Organizzazione mondiale della Sanità, attraverso il suo rappresentante locale Nima Saeed Abid, ha infatti dichiarato che un non precisato gruppo di miliziani &#8211; non è noto a quelle delle due fazioni in campo appartenga &#8211; avrebbe occupato un edificio di <strong>Khartoum </strong>ove sarebbero conservati agenti patogeni potenzialmente letali come <strong>morbillo</strong>, <strong>poliomielite</strong> e <strong>colera</strong>. Dopo aver fatto irruzione nel laboratorio, i miliziani avrebbero mandato via con la forza il personale tecnico a lavoro prima di asserragliarvisi all&#8217;interno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa contiene il laboratorio assaltato</h2>



<p>Abid sostiene che l&#8217;occupazione del Laboratorio centrale di sanità pubblica è un pessimo segno da parte di una delle parti in lotta poichè l&#8217;occupazione di un simile centro non avrebbe altra funzione che quella di utilizzare virus e batteri come arma. La cacciata dei tecnici, unitamente all&#8217;interruzione di corrente in tutta la capitale sudanese, rende impossibile gestire correttamente i <strong>materiali biologici </strong>conservati: la mancanza di corrente elettrica, infatti, rischia di deteriorare progressivamente le sacche di sangue qui stoccate. Il laboratorio è situato nel centro di Khartoum, non lontano dall&#8217;aeroporto principale, proprio in prossimità dei punti critici di attrito tra l&#8217;esercito sudanese e le Forze di supporto rapido. Non lontano da qui, infatti, sorge il quartier generale dell&#8217;esercito sudanese. </p>



<p>La struttura, va precisato, sebbene desti alta preoccupazione è un comune laboratorio pubblico e non un sito ad alto contenimento. Inoltre, tutte le patologie che il laboratorio tratta sono endemiche nella regione e dunque non classificate ad alto rischio. Del resto, la particolare geografia della città rende i siti strategici presi di mira pericolosamente prossimi alle infrastrutture critiche come ospedali e strutture sanitarie. Secondo gli esperti, tra cui l&#8217;italiano Fabrizio Pregliasco, quelli conservati sono agenti patogeni che si trasmettono attraverso varie vie, e dunque non basterebbe disperderli nell&#8217;ambiente bensì sapere dettagliatamente come trattarli. </p>



<p>I patogeni, inoltre, hanno bisogno di essere trasportati e diffusi non solo per via aerea (si pensi all&#8217;antrace) ma anche attraverso la contaminazione di acqua e cibo. Oppure attraverso il caricamento di bombe e proiettili. Silenziose e invisibili, hanno il micidiale vantaggio di poter colpire &#8211; con costi relativamente bassi &#8211; aree molto estese con la massima efficaci. Nel caso del Sudan, a questo rischio intenzionale si aggiunge il fatto che la cattiva gestione dei materiali conservati, in un Paese in guerra ove solo il 16% delle strutture sanitarie sta rimanendo in piedi, può provocare seri rischi per chiunque venga in contatto con questi materiali. Per questa ragione l&#8217;Oms sta chiedendo a gran voce che il laboratorio venga liberato e posto sotto precisi accordi fra le parti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bioterrorismo, una minaccia sempre attuale</h2>



<p>Il bioterrorismo viene agitato come possibile effetto deterrente dalla notte dei tempi sino a tutti i conflitti contemporanei. Uno dei più preoccupanti sviluppi dell&#8217;ingegneria genetica moderna, è infatti, il potenziale utilizzo delle tecniche di ricombinazione per la produzione massiva di tossine per scopi militari. Il cosiddetto <strong><em>bio-warfare</em></strong> è un fantasma con cui le società contemporanee si sono dovute confrontare da tempo ma anche uno strumento al quale si è rinunciato almeno ufficialmente, scongiurando una corsa ai bio-armamenti a differenza di quella alle armi atomiche. Esistono anche precisi strumenti del diritto internazionale che si sono occupati della prevenzione dello sviluppo di queste armi: prima fra tutte la <a href="https://ihl-databases.icrc.org/en/ihl-treaties/geneva-gas-prot-1925"><strong>Convenzione di Ginevra del 1925</strong></a> che impedisce, in caso di conflitti, l&#8217;utilizzo di &#8220;metodi di guerra batteriologica&#8221; nonché la &#8220;<a href="https://ihl-databases.icrc.org/en/ihl-treaties/bwc-1972">Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, la produzione, e lo stoccaggio di armi batteriologiche e tossine e sulla loro distruzione</a>&#8221; (BTWC) in vigore dal 26 marzo 1975, con 183 stati parte ma che vede numerose nazioni mancanti all&#8217;appello. Questi strumenti, tuttavia, sono delle armi spuntate, poichè non proibiscono la produzione di agenti patogeni ma esclusivamente il loro utilizzo a scopi militari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un precedente inquietante in Sudafrica</h2>



<p>Nel continente africano l&#8217;allarme non è una novità. Il <strong>Sudafrica</strong> durante l&#8217;<strong>apartheid </strong>è stato un triste caso da manuale a questo proposito. Era l&#8217;ottobre del 1998 quando un rapporto della commissione sudafricana per la verità e la riconciliazione rese pubblico il <strong><em><a href="https://www.jstor.org/stable/48602565">Project Coast</a></em></strong>, un programma di <em>biowarfare</em> condotto segretamente dal regime tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. </p>



<p>Avviato nel 1981 come &#8220;ipotesi difensiva&#8221; si era ben presto trasformato in un progetto letale al fine di produrre due tipi di patogeni: <strong>armi di distruzione di massa</strong>, attraverso l&#8217;uso di antrace, tetano e colera nonchè agenti di intossicazione comune come la salmonella; un secondo programma, parallelo al primo, fu sviluppato per colpire singoli individui attraverso agenti letali di origine chimica, biologica e vegetale. Il programma, segreto fino al 1998, era apparentemente motivato dalla necessità di sviluppare agenti per il controllo delle folle nonché attrezzature difensive sempre più sofisticate. Una volta sfuggito di mano, si trasformò in una fitta rete di segreti, società di copertura, transazioni illecite e strutture para-statali apparentemente invisibili.</p>



<p> </p>
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		<title>Il Sudan e il rischio di una nuova bomba migratoria</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/sudan-potrebbe-esplodere-prossima-bomba-migratoria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Apr 2023 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="A Sudanese woman carries her belongings on a street in Khartoum, Sudan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il confine tra Sudan e Libia è uno dei più impervi dell&#8217;intero continente africano. E, contestualmente, anche uno dei meno controllabili. Non ci sono grandi centri da una parte e dall&#8217;altra, solo piccole oasi lontane dai circuiti infrastrutturali dei rispettivi Paesi. Per questo motivo la pressione migratoria qui è stata storicamente minore rispetto a quella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/sudan-potrebbe-esplodere-prossima-bomba-migratoria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="A Sudanese woman carries her belongings on a street in Khartoum, Sudan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/immigrati-sudan-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il confine tra <strong>Sudan</strong> e <strong>Libia</strong> è uno dei più impervi dell&#8217;intero continente africano. E, contestualmente, anche uno dei meno controllabili. Non ci sono grandi centri da una parte e dall&#8217;altra, solo piccole oasi lontane dai circuiti infrastrutturali dei rispettivi Paesi. Per questo motivo la<strong> pressione migratoria </strong>qui è stata storicamente minore rispetto a quella rintracciabile lungo i confini tra Libia e <strong>Niger</strong>. La<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/continuano-scontri-nel-sudan-usa-e-ue-pronti-evacuare-i-2141207.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> crisi scoppiata in Sudan </a>però potrebbe radicalmente cambiare la situazione. In migliaia, tra le persone costrette alla fuga dai combattimenti in corso tra le <a href="https://it.insideover.com/guerra/golpe-in-sudan-chi-sono-e-cosa-vogliono-le-rsf.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">forze Rsf</a> di Dagalo e quelle regolari, potrebbero cercare di entrare in Libia per poi provare le traversate nel <strong>Mediterraneo</strong>. Una situazione che andrebbe a peggiorare l&#8217;attuale emergenza generata dall&#8217;aumento dei flussi migratori dal nord Africa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;attuale situazione tra Libia e Sudan</h2>



<p>Il <strong>Sahara</strong> in Sudan copre quasi integralmente l&#8217;intera regione nord occidentale. Per trovare i primi importanti centri bisogna spingersi verso est, con le città affacciate sulla strada A1 che collega il confine egiziano con Khartum. I 380 km di <strong>frontiera</strong> con la Libia, sono letteralmente tracciati nel deserto proprio nell&#8217;area disabitata nord occidentale del Sudan. Raggiungere i posti di confine vuol dire allontanarsi dai centri abitati e percorrere le piste del Sahara per diverse centinaia di chilometri. Ma una volta arrivati in Libia si ha la medesima situazione: oltrepassata la frontiera, si raggiunge il cosiddetto <strong>triangolo di Serra</strong>, una porzione di deserto che gli inglesi hanno ceduto agli italiani nel 1934 all&#8217;epoca della Libia italiana.</p>



<p>Poche palme e poche case costituiscono la piccola oasi di <strong>Maatan as-Sarra</strong>, primo avamposto libico nel triangolo di Serra. Poi, subito dopo, occorre addentrarsi per 320 km verso nord per arrivare nel primo centro abitato vero e proprio, costituito dall&#8217;oasi di <strong>Kufra</strong>. Zone e regioni remote quindi, poco adatte ad ospitare continue carovane di migranti. A Kufra, come certificato negli anni da diversi osservatori, si parla poco di traffico di esseri umani. Questo però non vuol dire che tra Libia e Sudan non avvengano altre tipologie di traffici illeciti. A partire dal contrabbando di <strong>armi</strong>, particolarmente importante  soprattutto per Mohammed Dagalo. Dal confine libico-sudanese sono transitati, in direzione della Cirenaica, i mercenari da lui guidati per aiutare le forze del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">generale Khalifa Haftar</a>. Dal senso opposto, potrebbero passare uomini e mezzi che il generale libico potrebbe a sua volta inviare a Dagalo nella sua battaglia. Anche se quest&#8217;ultima circostanza è stata smentita dal diretto interessato.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa potrebbe accadere con il conflitto </h2>



<p>Se a Khartum e in tutte le altre principali città del Sudan la situazione dovesse precipitare, le piste desertiche che conducono al confine libico potrebbero improvvisamente animarsi. In tanti sarebbero invogliati a cercare riparo in Libia e da lì poi salpare alla volta dell&#8217;Italia. Se le forze Rsf di Dagalo dovessero perdere, molti affiliati alle milizie proverebbero a <strong>scappare</strong> per evitare ritorsioni. Stesso discorso riguarda gli appartenenti alle tribù arabofone di Dagalo. Lo spettro di <strong>scontri settari</strong> è infatti dietro l&#8217;angolo.</p>



<p>Ma a scappare sarebbero anche semplici <strong>civili</strong>. In Sudan con i combattimenti non stanno funzionando nemmeno gli aeroporti e, in un Paese dall&#8217;economia già in ginocchio, questo sta avendo l&#8217;effetto di aggravare la <strong>situazione umanitaria</strong>. I giorni di tregua, di cui si è parlato nelle scorse ore, risolverebbero ben poco: se il conflitto dovesse continuare, in tanti preferirebbero la via del deserto piuttosto che rimanere a casa. </p>



<p>C&#8217;è poi un altro aspetto da considerare: l&#8217;eventuale apertura della rotta libico-sudanese dell&#8217;immigrazione, verrebbe sfruttata anche negli anni successivi dalle organizzazioni criminali. Non solo in Sudan, ma anche in <strong>Etiopia</strong> e in <strong>Eritrea</strong>. Dal Corno d&#8217;Africa infatti l&#8217;emigrazione verso l&#8217;Europa è molto alta da tempo e verrebbe facilitata da un canale sudanese in grado di portare migliaia di persone lungo le coste libiche. In poche parole, sul fronte migratorio nei prossimi mesi potrebbe gravare un&#8217;altra grave crisi: quella sudanese. </p>
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		<title>Golpe in Sudan: chi sono e cosa vogliono le Rsf</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/golpe-in-sudan-chi-sono-e-cosa-vogliono-le-rsf.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2023 18:18:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ad appena due anni dall&#8217;ultimo golpe, il Sudan vede di nuovo la sua capitale messa a ferro e fuoco dalle forze armate. A seminare il panico sono le Rapid Support Forces (Rsf), che si contendono il palazzo presidenziale e le sedi delle reti delle comunicazioni con l&#8217;esercito regolare; gli scontri hanno già causato oltre 180 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/golpe-in-sudan-chi-sono-e-cosa-vogliono-le-rsf.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230418192722640_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_588569-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ad appena due anni dall&#8217;ultimo golpe, il <strong>Sudan</strong> vede di nuovo la sua capitale messa a ferro e fuoco dalle forze armate. A seminare il panico sono le <strong>Rapid Support Forces</strong> (Rsf), che si contendono il palazzo presidenziale e le sedi delle reti delle comunicazioni con l&#8217;esercito regolare; gli scontri hanno già causato oltre 180 vittime civili. La prospettiva del passaggio dei poteri ad un governo civile si allontana, mentre il Paese si avvicina pericolosamente sulla guerra civile. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono le milizie che stanno combattendo in Sudan</h2>



<p>Le Rapid Support Forces, che oggi contano circa 100mila combattenti in tutto il Sudan, sono nate nel 2013 come evoluzione della famigerata <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-janjaweed-i-demoni-a-cavallo-del-genocidio-in-darfur.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">milizia Janjaweed,</a> che a partire dal 2003 ha combattuto in <strong>Darfur</strong> per reprimere una ribellione contro il governo di Khartoum. Quelle azioni militari sono valse all&#8217;allora presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-omar-al-bashir-presidente-che-il-sudan-vuole-fare-dimettere.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Omar al-Bashir </a>e ai leader Janjaweed svariate accuse di <strong>crimini di guerra</strong>, crimini contro l&#8217;umanità e di genocidio da parte della Corte Penale Internazionale. Diversi osservatori dei diritti umani <a href="https://www.washingtonpost.com/world/africa/sudanese-leader-says-he-has-been-wrongly-maligned-over-darfur-conflict/2014/12/23/bcf1a370-86d5-11e4-abcf-5a3d7b3b20b8_story.html?utm_term=.ccf34d6df503&amp;itid=lk_inline_manual_5" target="_blank" rel="noreferrer noopener">affermano</a> che tra il 2003 e il 2008, nell&#8217;Ovest del Paese, <strong>gruppi militari e paramilitari</strong> inviati dal governo hanno saccheggiato e bruciato villaggi interi abitati da comunità principalmente non-arabe. In quel periodo, l&#8217;esercito regolare attaccava i ribelli con incursioni aeree e artiglieria pesante. La <strong>velocità d&#8217;azione da terra</strong> era fondamentale negli attacchi nelle aree aride e rurali della regione occidentale; sono così diventate tristemente celebri le immagini dei combattenti Janjaweed prima, e Rsf poi, armati di mitra sul dorso di cavalli o cammelli o nel cassone di pick-up, che miravano a ribelli e civili senza distinzioni. In quell&#8217;occasione, la milizia aveva costituito un elemento chiave nella permanenza al potere del governo Bashir.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità di al-Bashir</h2>



<p>Gli eventi di questi giorni sono più facilmente interpretabili rivolgendo lo sguardo al passato recente. Nei suoi ultimi anni al potere, il presidente al Bashir ha fatto quello che Alan Boswell, direttore del Progetto per il Corno d&#8217;Africa del Crisi Group, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2023/4/16/sudan-unrest-what-is-the-rapid-support-forces" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha definito</a> <em>coup proofing</em>, ovvero &#8220;impermeabilizzazione ai colpi di stato&#8221;. Per cementare la sua permanenza al potere, preoccupato che gli organi di sicurezza potessero diventare abbastanza forti da sfidarlo, al-Bashir ha permesso la <strong>proliferazione di gruppi armat</strong>i e centri di potere locali che era convinto (ingenuamente, come la storia seguente avrebbe dimostrato) di poter controllare. Così, il rovesciamento del suo regime ha lasciato dietro di sé una grande <strong>confusione in termini di corpi armati e istituzioni di sicurezza</strong>; il rischio che le diverse componenti si potessero scontrare era infatti preannunciato da tempo. </p>



<p>La <strong>dimensione quasi commerciale</strong> nella quale si era super-sviluppato l&#8217;apparato di sicurezza statale è stato uno dei motivi principali del colpo di stato 2021. Il primo ministro ad interim Abdalla Hamdok, incaricato di traghettare il Paese ad un governo civile, avrebbe dovuto riorganizzare la forze di sicurezza, ma i capi militari che avevano tratto tanto profitto dalla loro posizione non erano pronti a lasciarla. </p>



<p>Il problema che si ripropone oggi è, <em>mutatis mutandis</em>, lo stesso: il nodo principale su cui si scontrano le formazioni rispettivamente fedeli al presidente Abdel Fattah al-Burhan (l&#8217;esercito regolare, Sudanese Armed Forces) e al vice presidente Mohamed Hamdan Dagalo – comunemente noto come Hemeti (le Rapid Support Forces appunto) è che per attuare la <strong>transizione ad un governo civile</strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/allineamenti-opposti-in-gara-a-khartum.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">promessa</a> dalla giunta di al-Burhan, la <strong>riorganizzazione delle forze armate</strong> rappresenta una condizione necessaria. Questa comporterebbe l&#8217;integrazione delle Rsf nell&#8217;apparato di sicurezza statale, ma il disaccordo sul come e quando effettuare questa operazione è tale da trascinare il Paese in una <strong>guerra civile.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è il generale Hemeti</h2>



<p>Come riportato dal <em>Washington Post</em>, il leader del gruppo armato, Hemeti, è di umili origini, cresciuto come allevatore di cammelli in una tribù del Darfur. Originariamente aveva preso parte alla ribellione lui stesso, per poi passare dalla parte di governo di Khartoum come militare. Sotto la sua guida, le Rsf si sono velocemente trasformate in una <strong>potente milizia di mercenari</strong>, che negli anni è stata schierata in Yemen nelle fila della coalizione a guida Saudita, e in Libia al soldo degli Emirati Arabi Uniti. L&#8217;ambizione di Hemeti a guadagnare influenza a livello regionale lo ha portato a collaborare anche con il <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gruppo Wagner</a>: la compagnia russa gli ha garantito un dispositivo di sicurezza necessario a proteggere il suo business di estrazione aurifera nel sud del Sudan.  </p>



<p>La milizia che fa capo ad Hemeti è <strong>cresciuta velocemente</strong> negli ultimi anni: presentandosi come protettore dei sudanesi a lungo trascurati dal governo di Khartum, il vice presidente ha condotto una campagna di reclutamento particolarmente fruttuosa nelle aree occidentali del Sudan, in quelle più povere vicine al Mar Rosso e lungo il confine con il Sud Sudan, ingrossando di molto le fila delle Rapid Support Forces.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230419144806782_cfc00d3bb226544851d915c4faa763e2-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-392980" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230419144806782_cfc00d3bb226544851d915c4faa763e2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230419144806782_cfc00d3bb226544851d915c4faa763e2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230419144806782_cfc00d3bb226544851d915c4faa763e2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230419144806782_cfc00d3bb226544851d915c4faa763e2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230419144806782_cfc00d3bb226544851d915c4faa763e2-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/ilgiornale2_20230419144806782_cfc00d3bb226544851d915c4faa763e2-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">04 agosto 2019, Khartum, Sudan. Il vicepresidente del Comitato Militare di Transizione Mohamed Hamdan Dagalo (Hemeti) EPA/MARWAN ALI</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;evoluzione del corpo paramilitare </h2>



<p>Già nel 2010, la milizia operava parallelamente alle forze di sicurezza regolari come unità di risposta rapida. Gli ex-Janjaweed venivano inviati dal presidente al-Bashir anche oltre il Darfur per rispondere alle violenze tribali lungo i confini del Sudan. Il corpo ha sempre avuto un&#8217;<strong>impronta clientelare</strong>: per cementare la fedeltà dei combattenti, il presidente era solito ricompensare i comandanti con premi personali, che li hanno resi negli anni molto ricchi e potenti. Tuttavia, le élite militari tradizionali delle Sudanese Armed Forces guardavano ai membri Rsf come rozzi allevatori e combattenti di seconda classe. La <strong>competizione</strong> per il primato tra le diverse componenti armate era chiara già durante il regime Bashir, ma funzionale agli scopi del Presidente. </p>



<p>Tuttavia, nel colpo di Stato del 2019 che ha rovesciato la dittatura al Bashir le due forze hanno <strong>cooperato</strong>. E sempre insieme sono stati schierati, sia nel 2019 che nel 2021, per sedare le proteste pro-democrazia che avevano seguito i colpi di stato dell&#8217;esercito. Già prima degli scontri di questi giorni, <a href="https://sudantribune.com/article271400/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le stime</a> parlavano di più di un centinaio di attivisti uccisi sia dalle Rsf che dall&#8217;esercito regolare, e centinaia di altri arrestati e mai condotti a processo. Per quattro anni, i due schieramenti armati sono riusciti a collaborare per mantenere le proprie <strong>posizioni di potere,</strong> ma il 15 aprile la tensione è infine scoppiata in scontro aperto. </p>



<p>Includendo una <strong>forza aerea</strong> – seppur esigua – l&#8217;esercito regolare sudanese ha un vantaggio materiale sulle Rsf, e a <a href="https://www.washingtonpost.com/world/2023/04/15/sudan-fighting-paramilitary-hemedti-khartoum/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">detta degli esperti</a> è meglio posizionato per <strong>difendere infrastrutture chiave</strong>. Dal momento che le Rsf hanno tradizionalmente combattuto in aree rurali, i suoi combattenti non sono ben addestrati per la <strong>guerra urbana</strong> in una città densamente popolata come Khartoum. Infatti, già domenica 16 aprile l&#8217;esercito regolare sembrava avere la meglio nella capitale, avendo colpito numerosi obiettivi Rsf con raid aerei. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La trappola sudanese </h2>



<p>L&#8217;esercito regolare e le Rsf sono ora ai ferri corti perché hanno visioni diverse su come consolidare il proprio potere. Secondo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=p-pKK3y4s_Y&amp;ab_channel=AlJazeeraEnglish" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kholood Khair</a>, direttrice di un think tank che studia la transizione sudanese, la realtà è che nessuno nei due è disposto a rispettare forme di <strong>controllo democratico</strong> né ha intenzione di improntare una <strong>riforma della sicurezza</strong>, elementi che limiterebbero di molto il loro potere. L&#8217;analista politica sudanese aggiunge che è possibile che i due abbiano fomentato l&#8217;escalation proprio per ottenere <strong>concessioni dalle fazioni pro-democrazia</strong> per poi ridimensionare il conflitto con un margine d&#8217;azione più ampio di prima, e meno pressione internazionale. </p>
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