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	<title>ambientalismo Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 10 Jun 2024 08:38:18 +0000</lastBuildDate>
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	<title>ambientalismo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>tonfo dei Verdi in Europa, solo in Italia resta alta la bandiera ecologista. Ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-ce-dietro-il-tonfo-dei-verdi-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jun 2024 08:38:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni europee 2024]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="939" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-1024x641.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L'elettorato europeo boccia le politiche green: le posizioni sula guerra e i timori per l'occupazione al centro del calo di voti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="939" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190526193646_29458727-1024x641.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Se è vero,<a href="https://it.insideover.com/politica/come-si-orientera-l-elettorato-europeo.html"> come dichiarato ad aprile su InsideOver dal politologo Lorenzo Castellani</a>, che tra le dicotomie più importanti in Europa ad oggi occorre registrare quella che vede contrapposte<strong> le idee &#8220;green&#8221; a quelle &#8220;no green&#8221;</strong>, i risultati dei <strong>Verdi</strong> nel Vecchio Continente impongono una certa riflessione. Il gruppo, nella prossima legislatura, rischia di essere fortemente ridimensionato. I dati parlano chiaro: se nell&#8217;Europarlamento uscente i Verdi rappresentavano la quarta forza, grazie ai 74 deputati eletti nel 2019, adesso invece il gruppo è scivolato al sesto posto ed è dietro alle destre sia conservatrici sia sovraniste. A prescindere dal colore della futura maggioranza che si costituirà a Strasburgo, con un risultato del genere<strong> le tematiche tipicamente green e legate all&#8217;ambiente rischiano di passare in secondo piano</strong>. Oppure, ed è questo forse il caso più temuto dai Verdi, di essere fatte proprie da altre forze politiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il risultato della Germania</h2>



<p>Da anni i Verdi hanno nell&#8217;elettorato tedesco la propria roccaforte. Qui, a livello interno, i <em>Grune</em> sono spesso stati determinanti nelle elezioni parlamentari e in più occasioni sono stati al governo con propri esponenti al vertice di ministeri importanti. Nell&#8217;attuale esecutivo guidato da <strong>Scholz</strong>, i Verdi esprimono il ministro degli Esteri ed esercitano una forte influenza sulla linea politica della maggioranza. Un ridimensionamento del gruppo simbolo della battaglie green in Europa coincide, quasi sempre, con un ridimensionamento sul piano interno. E infatti, anche in questo caso i risultati parlano molto chiaro: i Verdi tedeschi hanno ottenuto, nella tornata elettorale conclusa questa domenica, il 12% a fronte invece di un 20% conquistato cinque anni fa. Il dato è in calo anche rispetto alle ultime legislative tedesche del 2021, dove il partito aveva sfiorato il 15%.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🔴GERMANY 🇩🇪| <a href="https://twitter.com/hashtag/EU2024?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#EU2024</a>: after polling stations close at 6 p.m., Germany&#39;s far right wins this Sunday&#39;s European <a href="https://twitter.com/hashtag/elections?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#elections</a>: Chancellor Olaf <a href="https://twitter.com/hashtag/Scholz?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Scholz</a>&#39;s social democrats take a beating. The CDU/CSU takes a remarkable lead with 29.5% of the vote.<a href="https://twitter.com/hashtag/Europ%C3%A9nnes2024?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Europénnes2024</a> <a href="https://t.co/2LR51qGWYW">pic.twitter.com/2LR51qGWYW</a></p>&mdash; Nanana365 (@nanana365media) <a href="https://twitter.com/nanana365media/status/1799858238944653578?ref_src=twsrc%5Etfw">June 9, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ma da tenere in considerazione non sono solo i numeri, i quali spesso altro non sono che il sintomo di <strong>problemi ben più profondi sul lato politico</strong>. Il vero motivo per cui i Verdi tedeschi devono avere preoccupazione riguarda la <strong>sonora bocciatura dell&#8217;elettorato all&#8217;azione di governo portata avanti da Scholz</strong> e quindi dagli stessi ambientalisti. Gli elettori in Germania <strong>hanno dato molto peso alle attuali difficoltà economiche </strong>attraversate dal Paese e in tanti hanno attribuito il rallentamento della locomotiva tedesca alle politiche di Spd e Verdi. Non è certo un caso se proprio la Germania è stata, negli ultimi mesi, tra gli epicentri europei delle <strong>proteste dei trattori</strong>, con migliaia di contadini pronti a marciare sia verso Berlino che verso Bruxelles. </p>



<p>Certo, buona parte dei problemi per l&#8217;economia tedesca sono figli della fase post traumatica legata alla pandemia e anche della guerra in Ucraina, con conseguente stop dei rapporti economici privilegiati con Mosca. In tanti però, hanno già da mesi puntato il dito anche contro le politiche legate alla<strong> transizione energetica</strong> attuate da Scholz su forte input dei Verdi. I tedeschi, in poche parole, sembrano dar ragione ai promotori delle proteste dei trattori e non vogliono lasciare spazio a politiche che rischiano di pesare sull&#8217;occupazione. </p>



<p>La<strong> chiusura delle centrali a carbone</strong>, pur se non definitiva per via proprio dei problemi di approvvigionamento del gas, la<strong> conversione di molte industrie</strong>, il passaggio verso nuove produzioni, l&#8217;aumento dei prezzi, sono tutti elementi che hanno generato <strong>paura</strong> nell&#8217;elettorato. Da qui una risposta tanto chiara quanto, dal punto di vista dei Verdi, piuttosto sonora. E l&#8217;eco del ridimensionamento del partito in Germania, potrebbe arrivare anche nel resto d&#8217;Europa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso ridimensionato dei Verdi a Strasburgo</h2>



<p>Come detto, meno voti in Germania vuol dire meno voti anche all&#8217;Europarlamento per i Verdi. I numeri possono aiutare a comprendere meglio la situazione: dai 74 deputati eletti nel 2019, le liste green potrebbero scendere nella prossima legislatura a 53 eurodeputati. Un calo evidente e, anche in questo caso, una bocciatura sonora non solo del partito ma, più in generale, della linea politica green e delle misure vocate alla transizione ecologica.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Some <a href="https://twitter.com/hashtag/Europ%C3%A9ennes2024?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Européennes2024</a> Reality v. Media-Hype Fiction:<br><br>Main center-right/center-left parties (EPP, S&amp;D, Renew) have at least 403 of 720 seats in next Euro Parliament<br><br>Greens/Left at least 88 seats.<br><br>Far-right I&amp;D are at 58<br><br>The right made advances. But they still on the fringe. <a href="https://t.co/yb52NTjEJG">pic.twitter.com/yb52NTjEJG</a></p>&mdash; John Nichols (@NicholsUprising) <a href="https://twitter.com/NicholsUprising/status/1800019663642091921?ref_src=twsrc%5Etfw">June 10, 2024</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Eppure il Vecchio Continente, soprattutto negli ultimi anni, della questione ambientale e della transizione ha fatto uno dei principali argomenti inseriti in agenda. I Verdi, pur non essendo all&#8217;interno della maggioranza che ha portato <strong>Ursula Von Der Leyen</strong> alla guida della Commissione, hanno avuto ugualmente una forte influenza. Il loro folto gruppo europarlamentare e la presenza all&#8217;interno del governo tedesco, a partire dal 2021, hanno dato loro un forte potere contrattuale politico.</p>



<p>Come cambierà adesso la situazione sul fronte delle politiche ambientali? La sensazione è che comunque, su molte delle questioni,<strong> in Europa non si tornerà indietro</strong>. Ambiente e transizione energetica (ed economica) saranno ancora temi importanti, ma verranno iscritti in agenda da altri partiti. Magari gettando un occhio anche ai timori di molti riguardanti la perdita di posti di lavoro e i <strong>costi sociali</strong> imposti dalle politiche ambientali. Perché, in fondo, la lezione che arriva dai risultati dei Verdi in Germania e in Europa è proprio questa: al momento, la percezione nell&#8217;elettorato è che<strong> non esistano punti di incontro tra le questioni ambientali e quelle relative alla salvaguardia dei posti di lavoro. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;Italia l&#8217;unica soddisfazione </h2>



<p>L&#8217;unico barlume di luce per i Verdi è arrivato dal nostro Paese. Qui, al contrario che nel resto d&#8217;Europa, la lista verde con il sole al centro ha ottenuto un incremento dei voti. In Italia, i Verdi hanno avviato una collaborazione elettorale con la Sinistra di Nicola Fratojanni: l&#8217;alleanza tra le due anime della sinistra, quella verde e quella rossa per l&#8217;appunto, ha fruttato un risultato molto vicino al 7%. </p>



<p>Un balzo di almeno due punti percentuali sia rispetto ai sondaggi sia rispetto alle legislative del 2022. Bonelli, a capo dei Verdi italiani, parla di successo e ora il partito del Bel Paese potrebbe avere maggior peso all&#8217;interno del gruppo green seduto a Strasburgo.</p>
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		<item>
		<title>Giornata della Terra? Bella ma dura solo 24 ore</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/giornata-della-terra-bella-ma-dura-solo-24-ore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Manuele Avilloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 05:10:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[earth day]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="inquinamento" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lanciata nel 1970 dopo l'ennesimo disastro ambientale, la Giornata della Terra oggi coinvolge 193 Paesi. Però un giorno l'anno non fa vincere certe sfide.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="inquinamento" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042123141396_c9cafcd670aec9b1b6d6b33e5a38d283-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ogni anno, il 22 aprile, si celebra l’Earth Day, la giornata mondiale della terra, data nella quale il mondo dovrebbe unirsi per promuovere la salvaguardia del pianeta. Eppure la ricorrenza stessa sembra essere un paradosso, un solo giorno all’anno in cambio di una natura sofferente che rivendica la sua sconfinatezza frutto di millenni di convivenza simbiotica con l’uomo. E allora che senso ha festeggiare la giornata della terra? Potremmo spalmarvi su poche righe qualche bel dato su come produciamo e consumiamo più biologico, su come stiamo affrontando questa transizione verso il <em>green</em>, sarebbe più facile ma non adempiremmo al nostro compito, ci limiteremmo a pulirci la coscienza nei confronti di uno stile di vita insostenibile, allontanando dal traguardo una delle sfide più grandi e faticose che abbiamo mai affrontato, un cambiamento progressivo nel rapportarci ai consumi, al cibo, all’ambiente, alla quotidianità. &nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ma cos’è l’Earth Day e come nasce?</strong></h2>



<p>La prima edizione della giornata della terra risale al 1970 e si tenne negli Stati Uniti dopo il disastro ambientale legato all’incidente della piattaforma petrolifera a largo di Santa Barbara in California. L’ennesimo disastro ambientale, con milioni di litri di petrolio dispersi in mare, riuscì a colpire l’opinione pubblica a cui seguì la mobilitazione di diverse figure politiche. Sempre più persone si unirono al movimento e vennero progressivamente accolte diverse cause ambientali tra cui la lotta contro la plastica. Oggi il movimento coinvolge ben 193 paesi nel mondo ed il suo principale obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dei problemi ambientali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La lotta contro la plastica</strong></h2>



<p>Con una produzione annua pari a 450 milioni di tonnellate, quello della plastica è uno dei problemi ambientali più urgenti. La produzione di oggetti in plastica è stata una rivoluzione che ha influenzato diversi settori della vita umana, dalla medicina al trasporto degli alimenti. Eppure l’uso della plastica è stato a lungo trascurato e non esiste un ecosistema marino, compresi i poli, nei quali non siano stati trovati residui di bottiglie, imballaggi, reti da pesca, tappi o qualsiasi altro oggetto monouso ci venga in mente. Si stima che con l’odierno tasso di produzione di plastiche entro il 2050 potremmo dare origine ad interi mari (non “isole”) di plastica. I rifiuti di plastica già sversati in mare ammontano a circa 150 milioni di tonnellate e alcuni di essi sono stati trovati a una profondità di 10 mila metri.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cause e Conseguenze</strong></h2>



<p>Inutile dire che gran parte della presenza delle plastiche nel mare dipende da una cattiva gestione dei rifiuti sulla terra, compresa la limitata capacità di riciclo e riutilizzo dei materiali plastici. A questo si aggiungono le discariche illegali in diverse zone del mondo, il mancato o insufficiente trattamento delle acque reflue, i trasporti, l’attività industriale, le attività relative alla pesca, le cattive abitudini dei fruitori del mare e delle spiagge, insomma gran parte delle attività connesse all’antropocene. Ma qual è il costo che stiamo pagando? Possiamo sicuramente partire da un dato certo, le conseguenze della plastica in mare sono devastanti. Ormai ognuno di noi avrà visto almeno una volta un video che ritrae la presenza di plastica nello stomaco di animali marini oppure un pesce intrappolato in qualche oggetto di plastica. &nbsp;La presenza di microplastiche nel pesce che ingeriamo è ormai una consapevolezza diffusa.</p>



<p>Ma il problema della plastica non riguarda solo gli oceani, una ricerca condotta dal gruppo del&nbsp;Laboratorio di Igiene ambientale e degli alimenti dell’Università di Catania<strong>&nbsp;</strong>ha riportato le concentrazioni di microplastiche contenute in alcuni frutti e verdure più consumati in Italia. Successivamente un ulteriore studio ha dimostrato come le microplastiche presenti nel cibo, nell’aria e anche nel sangue umano, possono determinare lesioni infiammatorie. Le microplastiche inalate o ingerite penetrano nei tessuti e nelle cellule generando un impatto che in passato ci era sconosciuto. Tutto questo mentre ogni anno continuiamo a riversare, negli oceani, dai 4,8 ai 12,7 mln di tonnellate di plastica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>E gli altri problemi?</strong></h2>



<p>La giornata della terra non è solo il problema della plastica è un movimento che coinvolge oltre un miliardo di persone di tutto il mondo che ritengono di dover scendere in campo contro una moltitudine di sfide tra le quali la perdita di biodiversità, la desertificazione, l’inquinamento da combustibili fossili, lo spargimento di rifiuti tossici, l’utilizzo intensivo di pesticidi e molto altro. Ma guardiamoci bene dall’individuare soluzioni facili, non è sufficiente parlare di rinnovabili, non è sufficiente metterci in gioco una volta l’anno per pulirci la coscienza. Prima di scegliere carne biologica perché più green, comprare l’ennesima borraccia perché fa moda, dovremmo metterci in discussione come consumatori, una risposta facile non esiste e l’<em>earth day</em> è ogni giorno in ogni scelta.</p>
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		<title>Economia e geopolitica dei dazi verdi; così l&#8217;Ue spaventa il mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/economia-e-geopolitica-dei-dazi-verdi-cosi-lue-spaventa-il-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2023 10:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=411158</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005163438633_2cab38a9e1a34daba58535c2ff8febd0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005163438633_2cab38a9e1a34daba58535c2ff8febd0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/10/ilgiornale2_20231005163438633_2cab38a9e1a34daba58535c2ff8febd0.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Parte la Cbam: economia e geopolitica dei dazi verdi Ue che spaventano il mondo per gli effetti che possono produrre</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/economia-e-geopolitica-dei-dazi-verdi-cosi-lue-spaventa-il-mondo.html">Economia e geopolitica dei dazi verdi; così l&#8217;Ue spaventa il mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Le imprese dell&#8217;Unione Europea stanno dall&#8217;1 ottobre prendendo le misure connesse all’impatto della prima misura doganale &#8220;verde&#8221; al mondo, il <strong>Carbon Border Adjustment Magazine</strong>. Il Cbam è un meccanismo doganale approvato nel 2021 dall&#8217;Unione Europea per applicare una tariffa volta a scoraggiare il dumping ambientale tassando le emissioni di carbonio contenute nelle merci importate da Paesi esterni al mercato comune. Il suo obiettivo è quello di prevenire la delocalizzazione delle imprese europee in Paesi con standard ambientali meno ambiziosi, e di incentivare la decarbonizzazione a livello globale. Da inizio ottobre è in vigore come disposizione transitoria, che prevede un meccanismo di sanzioni per chi non adempie alle notifiche delle comunicazioni sugli impatti delle emissioni prodotte in Paesi terzi.</p>



<p>La misura, nel quadro del Green Deal europeo, si ripropone di avere effetti <strong>economici, ambientali e geopolitici</strong>. Nelle intenzioni dell&#8217;Ue, aumenterà la quota di risorse proprie del bilancio Ue e contribuirà a finanziare il Recovery Fund e i progetti di transizione ecologica dell&#8217;Ue. In secondo luogo, Bruxelles spera che il Cbam incoraggerà le imprese europee a investire in tecnologie a basse emissioni di carbonio, in modo da evitare di pagare i dazi previsti dal Cbam per produzioni in Paesi che praticano il dumping ambientale.</p>



<p>Le imprese importatrici di tali merci devono dall&#8217;1 ottobre presentare una dichiarazione doganale che indichi la quantità di emissioni di carbonio contenute nelle merci. Il prezzo delle emissioni di carbonio è calcolato in base al sistema di scambio di <strong>quote di emissioni dell&#8217;Unione Europea</strong> (Ets). Il prezzo delle quote di emissione è stabilito dal mercato e varia in base all&#8217;offerta e alla domanda. Ad esempio, per citare l&#8217;esempio <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32023R1773">della Commissione Ue</a> nella norma istituente il Cbam, se una tonnellata di cemento importata da un Paese terzo &#8220;contiene&#8221; nella sua filiera produttiva una tonnellata di diossido di carbonio, e il prezzo delle emissioni di carbonio è di 50 euro per tonnellata, l&#8217;importo del dazio dovuto è di 50 euro.</p>



<p>Le imprese importatrici di merci soggette al Cbam possono ottenere una riduzione del dazio se possono dimostrare di aver ridotto le emissioni di carbonio nel processo di produzione. Ma è chiaro che la misura potrebbe comportare un aumento dei prezzi delle merci importate, con un impatto negativo sui consumatori e sulle imprese che utilizzano tali merci come input.</p>



<p>Ne è convinto il <a href="https://www.ft.com/content/77694fd0-f0d4-4d96-856f-e0998beb59d9" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Financial Times</em>, secondo cui</a> il Cbam &#8220;imporrà una burocrazia che costerà milioni per coloro che importano nell’Ue mentre le<strong><a href="https://it.insideover.com/economia/un-incubo-chiamato-guerra-economica-divergenze-usa-europa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> misure commerciali protezionistiche</a></strong> aumentano in tutto il mondo&#8221; e promuoverà una misura il cui &#8220;costo reale è impossibile da stimare data l’entità delle pratiche burocratiche richieste e le modifiche ai contratti e alle procedure attuali&#8221;. La Cbam è progettata &#8220;per pareggiare i costi per i produttori europei, che devono affrontare costi sempre più elevati per le emissioni di gas serra nell’ambito del sistema di scambio delle emissioni e toccherà settori <em>hard to abate</em> ferro, acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti e produzione di elettricità&#8221; entrando a pieno regime nel 2026.</p>



<p>L&#8217;Ue prova a operare una fuga in avanti nel campo della <strong>regolamentazione dei mercati</strong> e si trova, in quest&#8217;ottica, oggi a testare il primo tassello dell&#8217;obbligo di rendicontazione della quota di carbonio insita in ogni produzione extracomunitaria. Pena una multa di 50 dollari a tonnellata stimata in caso di mancata comunicazione. Ma nel mondo la misura sta già causando subbuglio. Un grande produttore di materie prime minerarie come l&#8217;Australia, la Corea del Sud <strong>in ascesa industriale</strong> e il Brasile grande produttore agricolo hanno messo in campo critiche e perplessità circa la Cbam che in tempi di protezionismo possono aprire a controsanzioni. La Cina ha già portato la Cbam verso l&#8217;<strong>Organizzazione Mondiale del Commercio</strong>: Standard &amp; Poor&#8217;s ha calcolato che Bruxelles potrebbe incassare dal 2040, con la Cbam avviata, 80 miliardi di euro l&#8217;anno. Un terzo circa dei quali &#8220;pagati&#8221; dall&#8217;inquinamento cinese. Pechino vede dunque come una minaccia il meccanismo. Mentre chi vuole armonizzazione sono gli Usa.</p>



<p>Voci negli apparati europei raccolti da <em>Formiche</em> ricordano che &#8220;Bruxelles e Washington stanno già dibattendo su come far convergere i loro due approcci&nbsp;<a href="https://formiche.net/2023/09/ue-usa-accordo-acciaio-cina/">nei campi della tassazione dell’acciaio</a>&nbsp;e degli&nbsp;<a href="https://formiche.net/2023/03/usa-giappone-accordo-materie-prime-critiche/">accordi commerciali sulle materie prime</a>. Nel mentre, gli Usa chiedono un’esenzione dalle tariffe del Cbam&#8221; per contenere una <strong>possibile guerra commerciale</strong>. Il Cbam potrebbe dunque avvicinare Usa ed Ue, &#8220;restringendo&#8221; l&#8217;Atlantico su ambiente, transizione energetica, geopolitica della lotta ai cambiamenti climatici. Ma sicuramente causare, al contempo, tensioni su scala globale. L&#8217;Ue ha varato quella che potenzialmente può essere la più grande <strong>misura protezionistica della storia umana</strong> e portato il commercio globale, in prospettiva, a avviarsi dal 2026 in avanti in un territorio inesplorato. Deve essere pronta, in queste circostanze, ad affrontarne ogni conseguenza.</p>
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		<title>Donne e ambiente: le spine dell&#8217;Iraq vent&#8217;anni dopo l&#8217;invasione</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/donne-e-ambiente-le-spine-delliraq-ventanni-dopo-linvasione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 14:32:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529161823417_6a88d95628cd61766b92be2fdaa6b786-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529161823417_6a88d95628cd61766b92be2fdaa6b786-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529161823417_6a88d95628cd61766b92be2fdaa6b786-scaled-600x389.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529161823417_6a88d95628cd61766b92be2fdaa6b786-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529161823417_6a88d95628cd61766b92be2fdaa6b786-1024x664.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529161823417_6a88d95628cd61766b92be2fdaa6b786-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529161823417_6a88d95628cd61766b92be2fdaa6b786-1536x997.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529161823417_6a88d95628cd61766b92be2fdaa6b786-2048x1329.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel febbraio 2003, parti della mia tesi di dottorato sull&#8217;apparato di sicurezza di Saddam Hussein sono state plagiate nel famigerato &#8220;dossier di intelligence&#8221; che ha giustificato la guerra in Iraq del 2003. Esattamente vent&#8217;anni dopo, nel giro di una settimana, un importante attivista ambientale è stato rapito e uno Youtuber è stato assassinato in un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/donne-e-ambiente-le-spine-delliraq-ventanni-dopo-linvasione.html">[...]</a></p>
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<p>Nel febbraio 2003, parti della mia tesi di dottorato sull&#8217;apparato di sicurezza di Saddam Hussein sono state plagiate nel famigerato &#8220;<a href="https://www.aljazeera.com/opinions/2015/10/25/blair-the-iraq-war-and-me">dossier di intelligence</a>&#8221; che ha giustificato la guerra in Iraq del 2003. Esattamente vent&#8217;anni dopo, nel giro di una settimana, un importante attivista ambientale è stato rapito e uno Youtuber è stato assassinato in un delitto d&#8217;onore in Iraq, parte della violenza quotidiana degli ultimi due decenni.</p>



<p>Il governo britannico ha plagiato la mia ricerca sulla <a href="https://www.aljazeera.com/opinions/2023/3/21/my-plagiarised-work-was-used-to-launch-the-war-on-iraq">rete</a> di polizia segreta, agenzie di spionaggio e unità militari che hanno mantenuto il governo di Saddam Hussein in Iraq, indicato come la &#8220;repubblica della paura&#8221;. Dopo l&#8217;invasione e il collasso dello stato, l&#8217;Iraq divenne una &#8220;<strong>repubblica dell&#8217;anarchia</strong>&#8220;. Decenni dopo lo è ancora.</p>



<p>Il settore della sicurezza iracheno, come ho documentato nel mio lavoro, è stato brutale sotto Saddam Hussein, ma la violenza è stata inflitta principalmente dallo stato. Dopo il 2003, gli iracheni hanno subito violenze da una miriade di fonti, non solo dalle forze di occupazione straniere, ma da bande criminali irachene, milizie, tribù e familiari, oltre ai nuovi organi di sicurezza dello stato.</p>



<p>I due recenti eventi in Iraq sono emblematici di come lo Stato post-2003 non riesca a garantire&nbsp;<strong>la sicurezza ambientale o umana</strong>. Di conseguenza, le donne saranno colpite in modo sproporzionato e sopporteranno il peso del cambiamento climatico in Iraq rispetto agli uomini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;insicurezza di genere e ambientale dell&#8217;Iraq dal 2003</h2>



<p>All&#8217;inizio di febbraio una star irachena di YouTube di 22 anni, <strong><a href="https://www.newarab.com/analysis/iraqi-women-still-live-legacy-gender-based-violence">Tiba Al-Ali</a></strong>, è stata strangolata da suo padre in un &#8220;<strong>delitto d&#8217;onore</strong>&#8220;. L&#8217;omicidio fa parte dell&#8217;aumento della violenza di genere, a causa di una rinascita della cultura tribale che Saddam ha incoraggiato dopo la guerra del Golfo del 1991 per mantenere l&#8217;ordine, che è aumentato solo quando il settore della sicurezza è crollato dopo l&#8217;invasione del 2003.</p>



<p>L&#8217;incapacità di prevenire i &#8220;delitti d&#8217;onore&#8221; è un esempio di&nbsp;<strong>patriarcato</strong>&nbsp;a livello statale. Gli Stati Uniti propagandavano l&#8217;Iraq post-Saddam come uno stato modello che avrebbe ispirato un&#8217;ondata di democratizzazione nella regione. Eppure gli articoli 41 e 409 del&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/natlex/natlex4.detail?p_lang=en&amp;p_isn=57206&amp;p_country=IRQ&amp;p_count=232&amp;p_classification=01.04&amp;p_classcount=5">codice penale iracheno</a>, fino ad oggi, consentono ai maschi di &#8220;punire&#8221; i membri femminili di una famiglia.</p>



<p>Inoltre, il patriarcato di stato è evidente dal fatto che il settore della sicurezza non ha affrontato questo problema, poiché la&nbsp;<a href="https://twitter.com/hasamanshd/status/1620875927868837889">polizia</a>&nbsp;presumibilmente sapeva in anticipo che la sua vita era a rischio e non ha agito.</p>



<p>Il patriarcato sociale appare altrettanto pernicioso in Iraq. Un utente di Twitter, Ali Bey,&nbsp;<a href="https://twitter.com/alaweistaG/status/1621385036661460992">ha scritto</a>&nbsp;che le donne dovrebbero &#8220;comportarsi o affrontare lo stesso destino di Tiba Al-Ali&#8221;, insieme a una serie di altre voci nella cybersfera irachena che giustificano, se non celebrano l&#8217;omicidio.</p>



<p>Lo stesso giorno della notizia della morte di al-Ali, l&#8217;ambientalista iracheno&nbsp;<strong>Jassim Al-Asadi&nbsp;</strong>è stato&nbsp;<a href="https://www.rudaw.net/english/middleeast/iraq/050220233">rapito</a>&nbsp;vicino a Baghdad. Al fratello di Al-Asadi, con lui durante il rapimento, è stato assicurato che &#8220;i servizi di sicurezza e di intelligence iracheni&#8221; stanno indagando su dove si trovi, ma gli aiuti tecnici statunitensi, queste agenzie sono guidate&nbsp;<strong>dall&#8217;inerzia burocratica&nbsp;</strong>e dalle<strong>&nbsp;lotte intestine</strong>, e di conseguenza sono piuttosto inefficaci.</p>



<p>Al-Asadi è a capo dell&#8217;ONG &#8220;Nature Iraq&#8221;, che cerca di proteggere le vulnerabili paludi meridionali, patrimonio mondiale dell&#8217;UNESCO. Saddam Hussein aveva prosciugato le paludi, sede di una rivolta antigovernativa dal 1991, costruendo canali per deviare i fiumi Tigri ed Eufrate, un atto di&nbsp;<strong>ecologia politica punitiva</strong>, che portò alla scomparsa di diversi laghi d&#8217;acqua dolce e all&#8217;aumento della salinità del suolo.</p>



<p>Anche con i tentativi di ripristinare le paludi dopo il 2003, le&nbsp;<a href="https://www.middleeasteye.net/opinion/iraq-sandstorms-dual-threat-climate-change-and-bad-governance">azioni</a>&nbsp;di Saddam hanno lasciato bacini d&#8217;acqua prosciugati che forniscono il foraggio per&nbsp;<a href="https://www.unep.org/news-and-stories/story/new-report-explores-impact-sand-and-dust-storms">le tempeste di sabbia</a>, che sono state così intense l&#8217;anno scorso che sono persistite per mesi, bloccando il traffico aereo e portando a ricoveri ospedalieri.</p>



<p>In secondo luogo, l&#8217;eredità di Saddam ha reso più facile l&#8217;intrusione di acqua salata dal Golfo a Bassora, con l&#8217;innalzamento del livello del mare. La conseguente intrusione di acqua salata nei canali e nei torrenti di Bassora continua&nbsp;<a href="https://phys.org/news/2018-08-pollution-iraq-oil-rich-south.html">per 300 chilometri</a>&nbsp;verso l&#8217;alto attraverso il corso d&#8217;acqua Shatt al-Arab, uccidendo colture, bestiame e pesci nelle paludi.</p>



<figure class="wp-block-image"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529155946830_af2276c2708f7741b5f51dc2a8492f7c-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-397779" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529155946830_af2276c2708f7741b5f51dc2a8492f7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529155946830_af2276c2708f7741b5f51dc2a8492f7c-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529155946830_af2276c2708f7741b5f51dc2a8492f7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529155946830_af2276c2708f7741b5f51dc2a8492f7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529155946830_af2276c2708f7741b5f51dc2a8492f7c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529155946830_af2276c2708f7741b5f51dc2a8492f7c-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230529155946830_af2276c2708f7741b5f51dc2a8492f7c-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un pastore osserva la sua mandria di bufali raffreddarsi nelle acque sfuggenti del fiume Diyala, che si è trasformato in pozze di acque reflue a causa della desertificazione e dell&#8217;inquinamento, a est di Baghdad, Iraq, 11 ottobre 2022. Circa 1.200 famiglie sono state sfollate dalle paludi e dalle aree agricole nel sud dell&#8217;Iraq negli ultimi sei mesi a causa delle condizioni di siccità, secondo un funzionario locale nel governatorato di Dhi Qar. Le scarse precipitazioni e le dighe a monte nei vicini Iran e Turchia hanno portato a cali dei livelli delle acque del Tigri e dell&#8217;Eufrate. Crediti fotografici: EPA / AHMED JALIL</figcaption></figure>



<p>Questo è il motivo per cui il lavoro di Al-Asadi è stato così importante, insieme ad altre ONG che costituiscono la società civile ambientale irachena. Mentre lo stato pre-2003 ha punito l&#8217;ambiente, rilasciando petrolio nel Golfo nel 1991 e prosciugando le paludi, lo stato post-2003 è&nbsp;<strong>semplicemente disfunzionale</strong>, non riuscendo ad attuare politiche ambientali sostenibili.</p>



<p>Il governo ha gestito male le risorse idriche, non riuscendo a frenare pratiche agricole inappropriate, esaurendo rapidamente le risorse idriche sotterranee, che prosciugano la terra contribuendo alle tempeste di sabbia. Insieme alla corruzione, il Ministero delle risorse idriche iracheno ha&nbsp;<a href="https://www.jstor.org/stable/26965516?seq=1">subito tagli di bilancio</a>, non riuscendo a migliorare le pratiche di irrigazione e la gestione generale dell&#8217;acqua.</p>



<p>Il prosciugamento delle paludi ha anche una dimensione di sicurezza. Mentre l&#8217;afflusso di uomini che si sono uniti alle milizie sciite irachene nel 2014 per combattere lo Stato islamico (IS) è stato attribuito a una fatwa del Grande Ayatollah Sistani, anche il degrado ambientale ha contribuito a questa tendenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Antropocene di genere</h2>



<p>Pescatori, agricoltori e pastori di bestiame rimasero disoccupati a causa del deterioramento delle condizioni nelle paludi. A partire dal 2014 le milizie hanno offerto salari, dimostrando i legami tra disastro ambientale e&nbsp;<a href="https://climateandsecurity.org/2023/01/briefer-climate-water-and-militias-a-field-study-from-southern-iraq/">militarizzazione della società</a>.</p>



<p>IS e Al-Qaeda hanno assassinato e giustiziato i capifamiglia maschi, così come un buon numero di persone uccise combattendo questi gruppi terroristici.</p>



<p>Di conseguenza, <a href="https://middleeastvoice.co.uk/2023/01/20/marsh-women-struggle-with-climate-change-in-iraq/">le donne nelle paludi</a> sono lasciate ad affrontare la conseguente desertificazione e salinizzazione, e la morte di negozi di pesce o bestiame. </p>



<p>In altre aree, come la&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=-a61x6IALlA">provincia di Diyala</a>, una regione che ha&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/opinions/2022/3/29/isils-new-caliph-may-be-a-bigger-threat-than-his-predecessor">sofferto</a>&nbsp;a causa della presenza dell&#8217;IS, le donne erano impegnate nell&#8217;apicoltura, ma a causa della scarsità di acqua, le fattorie e le orchidee si stanno estinguendo.</p>



<p>Altrimenti, le famiglie di sfollati interni, in fuga da conflitti o&nbsp;<a href="https://www.thenewhumanitarian.org/news/2022/09/06/Iraq-wheat-farmers-climate-change-conflict">cambiamenti climatici</a>&nbsp;a causa della mancanza di acqua e della siccità, sono di solito guidate da donne.</p>



<p>Mentre l&#8217;Iraq sopporta l&#8217;Antropocene, le donne continueranno a soffrire.</p>



<p>La missione di assistenza delle Nazioni Unite per l&#8217;Iraq ha chiesto&nbsp;<strong>una maggiore protezione per le donne</strong>&nbsp;alla luce della morte di Al-Ali. Il Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente ha condannato il rapimento di Al-Asadi. L&#8217;organismo delle Nazioni Unite cerca di fornire soluzioni tecniche per le crisi irachene e di rafforzare le sue ONG. A differenza di Tiba Al-Ali, fortunatamente, Al-Asadi è stato infine rilasciato. Entrambe le agenzie delle Nazioni Unite dovranno vedere come entrambe le questioni sono collegate. I problemi dell&#8217;Iraq vent&#8217;anni dopo l&#8217;invasione possono essere collegati alle&nbsp;<strong>azioni unilaterali&nbsp;</strong>di una singola nazione, gli Stati Uniti.&nbsp;<strong>Le istituzioni multilaterali</strong>, in tandem con la società civile irachena, sono la più grande speranza della nazione per i prossimi 20 anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/donne-e-ambiente-le-spine-delliraq-ventanni-dopo-linvasione.html">Donne e ambiente: le spine dell&#8217;Iraq vent&#8217;anni dopo l&#8217;invasione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Case green, auto e tasse: tutte le stangate di von der Leyen</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/case-green-auto-e-tasse-tutte-le-stangate-di-von-der-leyen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2023 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1390" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-scaled-600x434.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-1024x741.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-768x556.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-1536x1112.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-2048x1482.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Rigore, ecotasse e non solo: l'ultimo anno di Commissione è pieno di insidie per l'Italia</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/case-green-auto-e-tasse-tutte-le-stangate-di-von-der-leyen.html">Case green, auto e tasse: tutte le stangate di von der Leyen</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1390" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-scaled-600x434.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-1024x741.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-768x556.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-1536x1112.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230629132514838_8ec5edf06b8214d8f89d21c629a64837-2048x1482.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Commissione europea</strong> guidata dalla tedesca <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ursula-von-der-leyen.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ursula von der Leyen</a></strong> è entrata nel suo ultimo anno di piena operatività: a maggio 2024 si terranno le elezioni europee e dopo il loro svolgimento sarà necessario rinnovare le cariche apicali dell&#8217;Unione europea. Ovvero la presidenza e la composizione dell&#8217;organo di riferimento della struttura sovranazionale, la presidenza del Parlamento europeo e quella del Consiglio europeo, organo supremo dell&#8217;Unione che rappresenta la conferenza dei capi di Stato e di governo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lunga marcia verso il 2024</h2>



<p>Mentre sul fronte monetario è la <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/economia/che-cose-la-banca-centrale-europea.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Banca centrale europea</a></strong> a tenere banco con la discutibile linea retta tracciata da Christine Lagarde sul rincaro dei tassi, sul piano pragmatico delle riforme europee l&#8217;attuale assetto del binomio parlamento-Commissione che vede una maggioranza di fatto costituita da Popolari, Socialisti e centristi di Renew Europe spesso rimodularsi sulle proposte concrete e una presidenza formalmente popolare ma in mano a una <strong>figura ambigua</strong> come von der Leyen può riservare sorprese. E su diversi fronti, dall&#8217;ambientalismo militante al ritorno dell&#8217;austerità, le dinamiche europee possono produrre esiti complessi per Paesi come l&#8217;Italia.</p>



<p>Il premier <strong>Giorgia Meloni</strong> e il suo esecutivo di centrodestra mirano a equilibrare in forma pragmatica la tradizionale <strong>egemonia progressista</strong> nelle decisioni dell&#8217;Unione europea. Ma questo sarà possibile solo sulla scia di una ricomposizione del Parlamento e della Commissione dopo il voto del 2024. Nel frattempo ci sono almeno cinque sfide da tenere d&#8217;occhio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La madre di tutte le battaglie: le regole di bilancio</h2>



<p>Il primo fronte, decisivo, dove la Commissione ha già fatto una prima proposta e su cui nuovi interventi di Palazzo Berlaymont prima e del Consiglio europeo poi possono indirizzare negli anni a venire le posizioni politiche è quello della revisione del <strong>Patto di stabilità e crescita</strong> che pone le basi delle regole di bilancio per l&#8217;Europa dei Ventisette.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/le-tavole-della-legge-dellunione-come-funzionano-i-trattati-europei.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;Ue impone con i trattati</a> ai Paesi membri sentieri di rientro per i deficit che sforano il 3% del rapporto debito/Pil, per i debiti pubblici oltre il 60% del Pil e i sentieri di crescita dell&#8217;economia che sono condizionati da <strong>regole astruse </strong>come l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/output-gap-cose-la-regola-europea-che-blocca-la-nostra-crescita.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">output gap</a>, che dice addirittura che esista un livello ottimale di disoccupazione oltre cui l&#8217;economia non si espande eccessivamente.</p>



<p>I falchi dentro e fuori la Commissione vogliono nel 2024 far tornare in piena operatività un Patto di stabilità che aumenti i controlli e la censura sul bilancio dei Paesi comunitari, addirittura imponendo un taglio annuo di un ventesimo dei debiti eccedenti la quota del 60% in rapporto al Pil. L&#8217;Italia contesta questi automatismi e vuole difendere, assieme ai Paesi del Mediterraneo, la soglia della <strong>flessibilità conquistata</strong> con la risposta al Covid-19. Da qui a metà 2024, ricordiamolo, a governare le politiche di bilancio europee sarà, però, il vicepresidente <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-valdis-dombrovskis-il-falco-di-riga.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Valdis Dombrovskis</a></strong>, falco lettone <a href="https://www.ilgiornale.it/news/economia-e-finanza/non-cambiare-logica-sugli-aiuti-stato-nuovo-monito-2106147.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pro-austerità particolarmente attento all&#8217;Italia e ai suoi conti.</a> E il suo irrigidimento sull&#8217;austerità è ben noto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Case green, l&#8217;accordo che può minacciare l&#8217;edilizia italiana</h2>



<p>Da monitorare anche i voti sul fronte delle direttive in via di discussione. In Consiglio europeo si sta discutendo, e potrebbe tornare alla Commissione, come sviluppare la direttiva <strong>Energy Performance of Buildings</strong> sulle cosiddette &#8220;case green&#8221; che impone tassi di ristrutturazione che per l&#8217;Italia potrebbero riguardare il 60% del patrimonio immobiliare. Portare a classe energetica D tutti gli immobili che sono poco efficienti entro il 2033 potrebbe costare all&#8217;Italia fino a 60 miliardi di euro.</p>



<p>Risulta nell&#8217;interesse del governo Meloni tenere duro e annacquare o <strong>rimandare</strong> la direttiva a dopo le elezioni europee del 2024. Nella speranza che un Parlamento europeo con una quota di popolari e conservatori più ampia e in asse con i liberali possa aprire a una difesa della casa da una grande &#8220;ecotassa&#8221; europea. Destinata a gravare assai più sull&#8217;Italia rispetto a Francia, Germania e altri Stati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo standard Euro 7, stangata sull&#8217;auto?</h2>



<p>Un&#8217;altra sfida da vincere è quella sugli standard automobilistici <strong>Euro 7</strong> e sul fronte della messa in atto di protocolli per il governo delle emissioni di inquinanti come i NOx, l&#8217;ammoniaca e altri sottoprodotti della combustione e il prolungamento della durata di freni e pneumatici contro l&#8217;usura e l&#8217;inquinamento da microplastiche.</p>



<p>&#8220;La proposta di regolamento Euro 7 aumenterà&#8221;, secondo <em>Il Sole 24 Ore</em>, &#8220;i costi di produzione di automobili, furgoni, camion e autobus. Secondo uno studio di Frontier Economics per conto di Acea i <a href="https://www.ilsole24ore.com/channel/soleonline5/type/articolo/uuid/AEpz7h7C">costi per veicolo sarebbero superiori di circa 2mila euro per le auto e i furgoni </a>con motore a combustione interna e molto vicini a 12mila euro se riferiti ai camion e agli autobus diesel&#8221;. L&#8217;approvazione dello standard potrebbe avvenire entro fine anno. E la partita si sovrappone alla sfida a tutto campo della normalizzazione della direttiva sul 100% elettrico al 2035.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il no ai biocarburanti che danneggia l&#8217;Italia</h2>



<p>Il passaggio, nel 2022, della normativa che impone l&#8217;azzeramento delle emissioni climalteranti e di fatto apre al 100% elettrico entro il 2035 per l&#8217;auto ha visto un primo emendamento passare per la Germania, che è riuscita a far passare gli <strong>e-Fuels</strong> di cui è primo produttore europeo.</p>



<p>Per l&#8217;Italia il rischio della catastrofe industriale si può controbattere se Roma riuscirà a creare una coalizione capace di aprire una breccia laddove l&#8217;Ue sta, invece, mettendo un veto: sul fronte dei <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/che-cos-e-chi-produce-fuel-e-perch-litalia-punta-sui-2131016.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">biocarburanti</a></strong> di cui l&#8217;Italia è uno dei primi produttori su scala internazionale.</p>



<p><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cittadini/carburanti-e-fuels-salasso-ue-servito-ecco-quanto-costa-2132178.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Con i biocarburanti, ha scritto <em>IlGiornale,</em></a> &#8220;si riciclerebbero da scarti di residui agricoli, oli usati e altri rifiuti che altrimenti dovrebbero essere smaltiti in maniera diversa: usati come combustibile abbatterebbero la CO2 fino al 100%. L&#8217;Italia è già all&#8217;avanguardia e in rampa di lancio per la loro produzione grazie a cinque impianti già operativi e in grado di produrli anche da soia, girasole, colza e mais&#8221;. Il proseguimento di un veto europeo come quello oggi in atto rischia di produrre danni industriali e di rendere meno competitivo il sistema-Paese dopo il 2035. E ribaltarlo sarà un obiettivo di Roma per il post-Europee.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le tasse in arrivo sulla plastica</h2>



<p>L&#8217;Italia deve, infine, attenzionare da vicino le pressioni comunitarie sul fronte dell&#8217;introduzione della <strong>Plastic Tax</strong> prevista dal piano Fit for 55 e approvata nel 2021 che finora è stata rimandata sia dal governo Draghi che dal governo Meloni nelle loro leggi di bilancio.</p>



<p><a href="https://www.lexology.com/library/detail.aspx?g=0bb2b4ba-9da8-4465-8db9-540179e960f1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Salvo nuovi rinvii, Roma ad oggi dovrebbe far entrare in vigore nel 2024</a> tale tassazione e<a href="https://www.remadeinitaly.it/plastic-tax-al-via-quella-europea/">, ricorda <em>ReMade in Italy</em>, </a>potrebbe comportare se &#8220;un’aliquota uniforme di prelievo sul peso dei rifiuti di imballaggio di plastica non riciclati generati in ciascuno Stato membro&#8221; pari a 80 centesimi ogni chilogrammo. Un&#8217;aliquota da imporre alle imprese e da versare all&#8217;Ue, che Roma potrebbe però rinviare ulteriormente.</p>



<p>Dalla Commissione spingono perché Roma e gli altri Paesi membri mettano a terra tutto questo in tempi brevi. La vera sfida sta però nel fatto che, ad oggi, sia la Francia che la Germania non hanno ancora previsto itinerari legislativi per aggiungere questa tassa al loro armamentario fiscale. Roma, del resto, ha già in campo una tassa sulle plastiche monouso non riciclabili che andrebbe a sovrapporsi a quella europea. La negoziazione per l&#8217;Italia deve essere indirizzata nel senso di evitare nuovi salassi comunitari sull&#8217;attività economica dalle dubbie ricadute ambientali. Ed evitare che un europeismo ideologico si sovrapponga laddove politiche nazionali sono già arrivate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/case-green-auto-e-tasse-tutte-le-stangate-di-von-der-leyen.html">Case green, auto e tasse: tutte le stangate di von der Leyen</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le infrastrutture della discordia negli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/le-infrastrutture-della-discordia-negli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2021 07:40:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;oleodotto Keystone XL sembra essere giunto al capolinea. Il controverso progetto energetico, che avrebbe dovuto trasportare petrolio dalla provincia canadese dell&#8217;Alberta al Nebraska (per ben 1900 chilometri), non vedrà, con tutta probabilità, la luce. La Tc Energy, una ditta appaltatrice di Calgary, è stata costretta ad interrompere i lavori di costruzione dopo che l&#8217;amministrazione Biden &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/le-infrastrutture-della-discordia-negli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/le-infrastrutture-della-discordia-negli-stati-uniti.html">Le infrastrutture della discordia negli Stati Uniti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<strong>oleodotto Keystone XL</strong> sembra essere giunto <a href="https://www.npr.org/2021/06/09/1004908006/developer-abandons-keystone-xl-pipeline-project-ending-decade-long-battle">al capolinea</a>. Il controverso progetto energetico, che avrebbe dovuto trasportare petrolio dalla provincia canadese dell&#8217;Alberta al Nebraska (per ben 1900 chilometri), non vedrà, con tutta probabilità, la luce. La Tc Energy, una ditta appaltatrice di Calgary, è stata costretta ad interrompere i lavori di costruzione dopo che l&#8217;amministrazione Biden ha revocato i permessi ed ha annunciato che collaborerà con le autorità regionali per smantellare il proprio equipaggiamento. Si tratta di una grande vittoria per gli attivisti ambientalisti e per i <strong>Nativi Americani</strong> che hanno lottato contro questo progetto per oltre un decennio e di una sconfitta per i Repubblicani. Il presidente Donald Trump aveva dato il via libera al Keystone XL nel 2017, a due anni di distanza dal rifiuto espresso da Barack Obama alla sua costruzione. Diversi deputati repubblicani si sono espressi contro la sua cancellazione asserendo che il Keystone XL avrebbe potuto creare posti di lavoro nel settore energetico ed in quello delle costruzioni. Più sfumata, invece, la posizione dei Dem. Una parte dei legislatori progressisti ha condiviso le preoccupazioni dei colleghi repubblicani ma, evidentemente, non Joe Biden che ha firmato l&#8217;ordine di cancellazione del progetto nel giorno del suo insediamento. L&#8217;oleodotto, in ogni caso, è solo uno dei tanti <strong>progetti energetici divisivi</strong> in America del Nord, ecco una breve panoramica su alcuni dei più significativi.</p>
<h2>Le dighe controverse</h2>
<p>La<strong> Glen Canyon Dam</strong>, situata nell&#8217;Arizona settentrionale e nei pressi del confine con lo Utah, continua a dividere ecologisti e sostenitori ad oltre cinquant&#8217;anni dal suo completamento. La diga è stata completata nel 1963 e la sua edificazione ha portato alla nascita del <strong>Lago Powell</strong>, il secondo bacino artificiale più grande degli Stati Uniti. Il lago, esteso per 254 miglia e profondo 40 metri, ha impiegato 17 anni per riempirsi dopo il completamento della diga. Sussistono, inoltre, alcune problematiche relative alla natura del terreno desertico che favorisce l&#8217;evaporazione e l&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua. Queste problematiche portano alla perdita dell&#8217;8 per cento delle acque del fiume Colorado, già insufficiente per le necessità della popolazione locale. La costruzione della diga ha provocato grandi cambiamenti alla <strong>vegetazione</strong> ed alla<strong> fauna</strong> delle aree che circondano il canyon ma il danno più grande è stato quello di allagare lo stesso Glen Canyon. C&#8217;è poi la questione dei <strong>sedimenti</strong>. Il fiume spinge centinaia di tonnellate di fango, ogni anno, sulla struttura e ciò potrebbe causare problemi di stabilità. Destino simile per la <strong>Grand Coulle Dam</strong>, situata nello Stato di Washington. La struttura può arrivare a generare 6,809 megawatt di elettricità al giorno ed è il più grande impianto idroelettrico del continente. Peccato, però, che abbia portato ad una <strong>drastica riduzione</strong> dei pesci del fiume Colombia, scesi all&#8217;8% della loro presenza originaria ed alla (quasi) scomparsa dei salmoni.</p>
<h2>Una centrale pericolosa</h2>
<p>Spinoso anche il complesso capitolo dell&#8217;energia nucleare. Gli Stati Uniti producono più elettricità derivante dall&#8217;atomo rispetto ad ogni altro Paese del mondo. Un terzo delle 97 centrali nucleari ancora esistenti rischia, però, di chiudere prematuramente oppure si trova ad affrontare significativi problemi economici.<strong> L&#8217;Indian Point Energy Center</strong>, che si trova ad appena 40 chilometri a nord di New York City, ha chiuso in via definitiva nell&#8217;aprile del 2021 anche grazie agli sforzi fatti dal Governatore Andrew Cuomo e da altri, fortemente preoccupati dalle possibili conseguenze derivanti da un incidente o da un eventuale <strong>attacco terroristico</strong>. La peculiarità dell&#8217;Indian Point Energy Center era quella di trovarsi nella posizione sbagliata. La centrale ha prodotto, a partire dalla metà degli anni Settanta, un quarto dell&#8217;elettricità utilizzata dalla città di New York e dalla vallata inferiore del fiume Hudson ma la sua vicinanza ai sobborghi di New York costituiva, secondo alcuni, una <strong>minaccia permanente</strong>. L&#8217;impianto, giudicato antiquato dalle voci critiche, è stato oggetto di alcuni<strong> incidenti</strong> nell&#8217;ambito della sicurezza nel corso degli anni e necessitava di grandi quantità d&#8217;acqua per il proprio raffreddamento. L&#8217;acqua veniva presa dal fiume Hudson e ciò ha portato alla morte di un enorme quantità di pesci.</p>
<h2>Uno strano caso</h2>
<p>Persino le infrastrutture per i trasporti, uno degli aspetti sui quali l&#8217;amministrazione Biden si gioca gran parte del suo capitale politico, in alcuni casi sono problematiche. Il controverso progetto di allargamento della <strong>Interstate 45</strong> a Houston, in Texas, è diventato oggetto di una vera e propria <strong>battaglia legale</strong>. Il Texas Department of Transportation, dopo anni di studi, ha dato il via libera al progetto nel febbraio del 2021 ma questa decisione si è scontrata, appena un mese dopo, con l&#8217;intervento della Federal Highway Administration che ha intimato al Texas Department of Transportation di fermare tutto citando una possibile violazione dei Civil Rights Act del 1964. <strong>L&#8217;espansione dell&#8217;autostrada</strong>, che avrebbe un costo stimato di 7.5 miliardi di dollari, è allo studio dal 2002 e dovrebbe svolgersi in tre fasi con l&#8217;obiettivo finale di decongestionare il traffico e ridurre i tempi di percorrenza per i pendolari. La proposta potrebbe riconnettere alcune parti della città di Houston, al momento mal collegate ma porterebbe anche alla<strong> demolizione</strong> di 1,079 unità residenziali, 344 attività economiche, 5 luoghi di culto e due scuole. L&#8217;impatto sulla comunità di residenti sarebbe, dunque, molto significativo ed il fatto che l&#8217;area sia popolata in maggioranza da<strong> Afro-Americani</strong> ha reso la questione ancora più spinosa. In passato, infatti, la costruzione delle autostrade di Houston è avvenuta, spesso e volentieri, a discapito delle comunità nere. La Freedmen’s Town è stata tagliata a metà dall&#8217;I-45 e lo stesso è avvenuto nel Fifth Ward, con la costruzione dell&#8217;I-69 e dell&#8217;I-10 e nel Third Ward. Difficile che si tratti, solamente, di un caso fortuito.</p>
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		<title>Svolta verso un ecologismo identitario: la sfida di Le Pen a Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/svolta-verso-un-ecologismo-identitario-la-sfida-di-le-pen-a-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Mar 2021 07:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassemblement National]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="bergoglio le pen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Francia manca poco più di un anno alle elezioni presidenziali e, nonostante abbia alle spalle anni molto difficili sul versante politico, Marine Le Pen è ancora schierata ai nastri di partenza con ottime possibilità di potersi giocare nuovamente l&#8217;ingresso all&#8217;Eliseo dopo la sconfitta del 2017 contro Emmanuel Macron. Il Rassemblement National ha doppiato da prima forza di Francia le elezioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/svolta-verso-un-ecologismo-identitario-la-sfida-di-le-pen-a-macron.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="bergoglio le pen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/le-pen-bergoglio-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Francia manca poco più di un anno alle <strong>elezioni presidenziali </strong>e, nonostante abbia alle spalle anni molto difficili sul versante politico, <strong>Marine Le Pen </strong>è ancora schierata ai nastri di partenza con ottime possibilità di potersi giocare nuovamente l&#8217;ingresso all&#8217;Eliseo dopo la sconfitta del 2017 contro Emmanuel Macron.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/storia-e-obiettivi-del-rassemblement-national-il-partito-di-marine-le-pen.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il <strong>Rassemblement National </strong>ha</a> doppiato da prima forza di Francia le elezioni europee del 2019, nell&#8217;anno della pandemia ha tenuto botta nell&#8217;appuntamento elettorale <a href="https://it.insideover.com/politica/le-elezioni-amministrative-disegnano-una-nuova-francia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">a lui maggiormente sfavorevole, le amministrative,</a> conquistando la città di <strong>Perpignan, </strong>nei Pirenei Orientali, prima città con più di 100mila abitanti ad avere un sindaco della destra sovranista, l&#8217;ex compagno della Le Pen <strong>Louis Aliot</strong>. E oggi, con una forbice compresa tra il 24 e il 27% dei consensi Macron e la Le Pen avrebbero, in vista delle presidenziali, quote di consenso molto simili e la possibilità di sfidarsi nella rivincita del ballottaggio del 2017. In vista della quale la Le Pen intende completare il processo di <em>dedialisation </em>del suo partito trovando nuovi temi su cui sfondare a livello popolare e su cui evolvere la tradizionale piattaforma sovranista del partito. Uno dei più promettenti, in tal senso, è l&#8217;ambientalismo.</p>
<h2>La batttaglia ecologica divide la Francia</h2>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/melenchon-le-pen-gilet-gialli-lanciano-la-sfida-macron.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le rivendicazioni dei <strong>Gilet Gialli</strong>,</a> le ecotasse proposte da Macron e la repentina ascesa dei Verdi, protagonisti dell&#8217;ultimo turno di amministrative in cui hanno conquistato le città di Lione, Marsiglia e Bordeaux segnalano da tempo una ripresa di importanza del tema ambientale in terra transalpina.</p>
<p>Si è andata creando una sensibilità a favore della &#8220;sostenibilità&#8221; che, come accaduto in Germania e in prospettiva<a href="https://it.insideover.com/politica/con-sala-londa-dei-nuovi-verdi-sbarca-in-italia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">, come colto dal sindaco di Milano <strong>Giuseppe Sala, </strong>anche in Italia può aprire</a> ai Verdi europei spazi nella galassia di riferimento delle tradizionali forze progressiste e in ambito urbano. Ma anche un vero e proprio ambientalismo &#8220;localista&#8221; che è frutto della preoccpazione dei lavoratori di molti settori, agricoltura in primis, per gli sconvolgimenti creati ai mercati alimentari, agricoli, energetici dai processi di globalizzazione. Di fronte alla volontà di Macron di inserire la <strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/le-epidemie-e-lo-sviluppo-insostenibile.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sostenibilità ambientale</a> </strong>nella Costituzione repubblicana francese i <a href="https://www.thelocal.fr/20210316/french-mps-to-vote-on-climate-clause-in-constitution/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lepenisti sono insorti rubricando a slogan le uscite del presidente.</a></p>
<h2>La Le Pen rilancia l&#8217;ambientalismo di destra</h2>
<p>Di fronte a questi dibattiti, la Le Pen contrattacca. <a href="https://formiche.net/2021/03/la-svolta-di-marine-le-pen-souverainisme-adieu-vive-lecologie/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">E lo fa, ha scritto su <em>Formiche </em>il politologo <strong>Gennaro Malgieri, </strong>con decisione,</a> &#8220;rivolgendosi ai francesi: volete che tutti i prodotti alimentari siano etichettati in modo dettagliato? <a href="https://it.insideover.com/ambiente/gas-rinnovabili-e-nucleare-la-via-per-la-transizione-energetica.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La Francia deve continuare a investire nel nucleare</a>, la sola energia libera dall’inquinante carbone? Siete favorevoli a limitare la costruzione di nuovo giganteschi supermercati e a favorire i mercati di prossimità? E via di questo passo. La Le Pen vuol dire che ha la ferma intenzione di tutelare la piccola economia, opponendosi al globalismo&#8221;. Riaprendo una discussione che da tempo aleggia in Francia, quello dello scontro tra <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/europa-centro-periferie-citta-provincia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">centro e Paese profondo,</a> </strong>rinfocolato dall&#8217;impatto della pandemia sull&#8217;economia e le prospettive di vita dei cittadini.</p>
<p>Potremmo parlare di un ambientalismo identitario, improntato alla conservazione della natura e degli stili di vita territoriali delle comunità locali di riferimento. Un <strong>ecologismo conservatore, </strong>per dirla nel migliore dei modi, che cerca di rompere l&#8217;egemonia culturale dell&#8217;ambientalismo progressista, di cui alcuni teorici come l&#8217;italiano <strong>Francesco Giubilei </strong>hanno individuato un potenziale &#8220;cavallo di Troia dell&#8217;ideologia globalista&#8221;.<a href="https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/lambientalismo-destra-infatti-conserva-natura-1867316.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Giubilei scrive nel suo <em>Conservare la natura </em>che</a> &#8220;il fallimento dello sviluppo sostenibile deriva dal fatto che si è prediletto un modello che prende in considerazione soluzioni globali e non nazionali o locali. La scelta di un modello globalista ha portato le singole nazioni a non tenere in sufficiente considerazione il tema ambientale e le comunità locali a considerare la conservazione della natura un tema lontano dalle proprie esigenze&#8221;.</p>
<p>La destra francese non è nuova a un ragionamento di questo tipo che, anzi appare da tempo strutturato in seno ai movimenti culturali che orbitano attorno alla galassia lepenista. Il tema dell&#8217;ecologismo di destra, della difesa delle collettività locali schiacciate dai processi economici internazionali e della virtuosa unione tra <strong>questione ecologica </strong>e identità è stato sollevato già dai filosofi e pensatori della <strong>Nouvelle Droite </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lascesa-del-populismo-rischi-della-storia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">vicino a Alain de Benoist</a>. Al nazionalismo giacobino francese ed europeo De Benoist, ha scritto <strong>Matteo Luca Andriola </strong>ne <em>La Nuova Destra in Europa, </em>&#8220;contrappone il nazionalismo europeo fondato sull&#8217;idea di impero come unione delle piccole patrie&#8221;, comunità radicate su base territoriale e dedite alla tutela dei valori tradizionali, dell&#8217;identità, delle filiere economiche di prossimità. <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/dossier/lambientalismo-di-destra/identitarismo-e-localismo-lambientalismo-della-nuova-destra/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">In cui la <strong>questione ambientale </strong>assume carattere di collante identitario.</a></p>
<p>Il mileu culturale di questo pensiero è giunto fino al moderno movimento lepenista che nell&#8217;approcciarsi alla sfida ambientale trova un mondo culturale vivace nel contesto francese. E si unisce all&#8217;analisi politica sulla polarizzazione centro-periferia, ben raccontata dal geografo <strong>Christope Guilluy </strong>nel suo saggio del 2014 <em>La France périphérique, </em>in cui <a href="http://www.slate.fr/story/92641/christophe-guilluy-france-peripherique" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.slate.fr/story/92641/christophe-guilluy-france-peripherique&amp;source=gmail&amp;ust=1490272777716000&amp;usg=AFQjCNFVJ1d8-cIq4l6EoAPOYG6cm5tFvg">parla</a>, approfonditamente, di una spaccatura sempre più profonda, che sta lacerando il Paese, dividendolo in <strong>aree metropolitane</strong> e, appunto, <strong>provincia</strong>. Una faglia che l&#8217;era Macron ha, di fatto, incentivato e che è tornata a tremare paurosamente nell&#8217;era della protesta dei Gilet Gialli.</p>
<h2>Tutti contro Macron?</h2>
<p>L&#8217;ambientalismo diventa dunque, riletto alla luce dell&#8217;ideologia lepenista, una delle chiave di volta con cui Marine Le Pen punta a offrire una visione alternativa della Francia rispetto a Macron e agli outsider della competizione elettorale, quei Verdi il cui leader <strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/le-conseguenze-dei-dazi-verdi-adottati-dallunione-europea.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Yannick Jadot</a>, </strong>europarlamentare, è oggi dato al 10% ma punta a sfruttare grazie alla vulnerabilità del Presidente tutti i margini di crescita. E a plasmare un terreno di confronto con la destra istituzionale tradizionale dei <strong>Republicains, </strong>oggi guidati da <strong>Christian Jacob</strong>, succeduto a <strong>Laurent Wasquez</strong> dopo le disastrose europee del 2019.</p>
<p>&#8220;Tutti contro Macron&#8221; è il motto che sembra voler ispirare le azioni politiche della Le Pen, che vuole ribaltare con l&#8217;appello a temi politici concreti e problemi reali del Paese l&#8217;accerchiamento a cui l&#8217;ex Front National appare destinato ad ogni tornata elettorale. Risulta vitale, in tal senso, &#8220;la ricerca di un dialogo con forze che potrebbero apprezzarne la buona volontà nel contribuire a spodestare Macron e mandarlo a casa con i suoi fallimenti&#8221;, nota <strong>Malgieri</strong>. Creando una sensibilità che possa attrarre voti della destra tradizionale gollista su un Rassemblement &#8220;istituzionalizzato&#8221;: perché ciò accada, specie se a destra i rapporti di forza resteranno favorevoli ai sovranisti (i gollisti veleggiano attorno al 15% nelle intenzioni di voto) la Le Pen deve iniziare un dialogo sui temi con largo anticipo. E la lotta concreta all&#8217;<strong>ambientalismo progressista </strong>fatto di &#8220;buone intenzioni&#8221; del presidente appare un laboratorio in cui costruire nuove alchimie politiche. La corsa all&#8217;Eliseo sarà ancora lunga, ma è già apertissima.</p>
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		<title>Nelle città del futuro potrebbero non esserci le macchine</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/nelle-citta-del-futuro-potrebbero-non-esserci-le-macchine.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 08:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Città futuro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sicuramente sarete abituati a immaginarvi le città del futuro come occupate da immensi grattacieli, dove le macchine volanti sfrecciano a tutta velocità in autostrade aeree sino a parcheggiarsi a fianco della finestra di casa vostra. Ebbene, stando alle ultime trovate dell&#8217;urbanistica e dell&#8217;ambientalismo le cose potrebbero non andare proprio in questo modo. Con il crescere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/nelle-citta-del-futuro-potrebbero-non-esserci-le-macchine.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Città futuro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Rendering-Milano-futuro-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sicuramente sarete abituati a immaginarvi le <strong>città del futuro</strong> come occupate da immensi grattacieli, dove le macchine volanti sfrecciano a tutta velocità in autostrade aeree sino a parcheggiarsi a fianco della finestra di casa vostra. Ebbene, stando alle ultime trovate dell&#8217;urbanistica e dell&#8217;ambientalismo le cose potrebbero non andare proprio in questo modo.</p>
<p>Con il crescere dell&#8217;interesse verso la tutela ambientale e la necessità di eliminare la propria dipendenza dai combustibili fossili, i Paesi più all&#8217;avanguardia si sono ingegnati per trovare il modo più adatto per sostituire la nostra cara e vecchia amica autovettura. Nei Paesi bassi, a titolo di esempio, la città di <strong>Utrecht</strong> starebbe ultimando un quartiere completamente <a href="https://www.theguardian.com/world/2020/mar/15/forward-thinking-utrecht-builds-car-free-district-for-12000-people">a misura di bicicletta</a>, dove l&#8217;accesso alle macchine non sarà assolutamente permesso.</p>
<h3>I Paesi Bassi sognano un futuro in bicicletta</h3>
<p>La passione olandese per le biciclette è nota sin dal 1885, quando proprio nella città di Utrecht venne inaugurata la prima pista ciclabile del Paese. Adesso però &#8211; con i tempi che cambiano e con l&#8217;inquinamento che diventa sempre più un problema &#8211; è giunto il momento di <strong>spingersi oltre</strong> e di rendere i percorsi ciclabili le veri reti di collegamento della città.</p>
<p>Nonostante per motivi commerciali sia necessaria la possibilità di accesso alla città ai veicoli di grossi dimensioni, per tutto quello che concerne la vita quotidiana nella cittadina olandese effettivamente l&#8217;auto si può mettere da parte. Per i tragitti più lungo esiste il <strong>servizio pubblico</strong> e per i piccoli spostamenti si può far affidamento sulla bicicletta: con addirittura il parere positivo del medico di famiglia.</p>
<p>Nonostante adesso il progetto si limiti ad un quartiere progettato per <strong>6mila persone</strong>, l&#8217;idea è quella di rendere l&#8217;intera città a misura di bicicletta. E nonostante cosa si possa pensare, la stessa popolazione sarebbe soddisfatta della possibilità che le si apre davanti.</p>
<h3>Negli Stati Uniti si preferisce l&#8217;aereo privato</h3>
<p>Mentre nella più romantica Europa si preferiscono i mezzi di trasporto che hanno segnato il nostro passato, negli Stati Uniti &#8211; dove la questione ambientale smuove meno l&#8217;opinione pubblica &#8211; lo sguardo viene rivolto verso i cieli. Perché intasare le vie di comunicazioni terrestri quando è possibile uscire dalla propria abitazione con un <strong>velivolo</strong> e parcheggiarlo direttamente davanti al proprio ufficio?</p>
<p>In alcuni paesi degli Usa questo è già una realtà da molti anni: in alcuni casi intere cittadine, in altri piccoli quartieri. L&#8217;unica cosa in comune è un grande corso centrale adibito a pista di decollo e di atterraggio e dei garage immensi adatti ad ospitare i piccoli velivoli privati. Una <strong>soluzione innovativa</strong> per accelerare le tempistiche degli spostamenti, sebbene in questo caso il guadagno in termini economici ed ambientali sia decisamente più ridotto.</p>
<h3>Le città del futuro</h3>
<p>L&#8217;immagine che abbiamo ancora adesso delle città occidentali non è poi così diversa dal disegno che prese piede in Inghilterra nel <strong>XVIII secolo</strong>: immensi cumuli di abitazioni vicine ai posti di lavoro, altamente inquinate e con il comodo accesso ai servizi di base. In trecento anni davvero poco è cambiato, almeno per quanto riguarda l&#8217;impianto urbanistico ed il fine della loro utilità.</p>
<p>Le città del futuro potranno essere invece immensamente diverse. Non soltanto il <strong>lavoro agile</strong> non renderà necessaria la presenza in loco per poter svolgere le proprie mansioni, ma anche i servizi di base spesso sono spersonalizzati e viaggiano nella rete. Abitare in provincia o abitare in una grande città non è mai stato tanto simile quanto ai giorni nostri &#8211; sebbene qualche differenza ancora permanga, soprattutto sull&#8217;aspetto psicologico degli individui.</p>
<p>E in questo scenario, le varianti che essa potrà assumere sono <strong>molteplici</strong>: troppe per essere immaginate da una singola persona. Troppe, soprattutto, per poter definire quale sarà il modello vincente che prenderà piede nei prossimi decenni. L&#8217;unica cosa certa è che &#8211; da un momento all&#8217;altro &#8211; l&#8217;immagine delle città che noi tutti conosciamo potrebbe drasticamente cambiare.</p>
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		<title>Congo, le violenze delle guardie finanziate dal Wwf</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/congo-le-violenze-delle-guardie-finanziate-dal-wwf.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 10:24:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Congo milizie" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-1024x548.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Stando a quanto riportato da un&#8217;inchiesta portata avanti dalla testata giornalistica britannica The Guardian, le guardie ambientali della Repubblica del Congo finanziate dal Wwf per oltre 21 milioni di dollari avrebbero ripetutamente perpetrato violenze ed abusi sulle popolazioni indigene delle foreste. In particolar modo, la regione pluviale ospita la tribù dei Pigmei Baka, ancora fortemente attaccati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/congo-le-violenze-delle-guardie-finanziate-dal-wwf.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Congo milizie" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Congo-milizia-La-Presse-e1581243877988-1024x548.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Stando a quanto riportato da un&#8217;inchiesta portata avanti dalla testata giornalistica britannica <em><a href="https://www.theguardian.com/global-development/2020/feb/07/armed-ecoguards-funded-by-wwf-beat-up-congo-tribespeople">The Guardian</a>, </em>le guardie ambientali della Repubblica del Congo finanziate dal <strong>Wwf</strong> per oltre 21 milioni di dollari avrebbero ripetutamente perpetrato violenze ed abusi sulle popolazioni indigene delle foreste. In particolar modo, la regione pluviale ospita la tribù dei <strong>Pigmei Baka</strong>, ancora fortemente attaccati alle proprie tradizioni e stanziati nelle grandi foreste del Paese.</p>
<p>Le accuse sono già note dal 2018 anche alle Nazioni unite che hanno già intimato in passato alle organizzazioni impegnate nella salvaguardia dell&#8217;ambiente di alterare il proprio comportamento. Tuttavia, nell&#8217;ultimo anno la situazione non è assolutamente migliorata, secondo quanto riportato dalle fonti vicine alla tribù della zona. In uno dei resoconti firmato dagli abitanti di un villaggio, le forze ambientaliste avrebbero usato la <strong>violenza fisica</strong> nei confronti i coloro che in cerca di cibo si sono addentrati dentro alla foresta, arrivando sino a bruciare gli accampamenti ed i vivere della popolazione indigena.</p>
<p>In un altro resoconto, si comprende invece come dalla violenza si sia passati anche all&#8217;umiliazione persone, con le donne costrette a spogliarsi e &#8220;andare in giro nude come bambine&#8221; prima di subire ripetute <strong>violenze sessuali</strong> dalle forze ambientaliste. Tuttavia, nonostante i resoconti e nonostante gli avvisi da parte dell&#8217;Onu, la situazione non è ancora migliorato, portando alla decimazione della popolazione locale a causa della fame, della mancanza di medicine e delle violenze fisiche subite.</p>
<p>Secondo quanto riferito dagli indigeni, nei villaggi mancherebbero le più essenziali medicine e le scorte di vivande sarebbero costantemente messe in pericolo dal passaggio delle guardie ambientali, a causa della loro confisca o, in altri casi, della loro distruzione. Con la situazione che si protrae ormai da troppi anni, la popolazione pigmea Baka è ormai <strong>giunta allo</strong> <strong>stremo</strong>, perdendo la speranza anche nelle forze governative nazionali e nelle istituzioni internazionali.</p>
<p>Oltre alle denunce per le violenze subite in pubblico, un&#8217;altra pratica sta decimando gli indigeni del Congo-Brazzaville: l&#8217;arresto indiscriminato di coloro che non rispettano le volontà delle guardie ambientali di non addentrarsi nella foresta (divieto impossibile da rispettare per una popolazione di <strong>cacciatori-raccoglitori</strong>). Nella carceri improvvisate avrebbero trovato la morte per le ferite subite a seguito delle percosse decine di persone, indiscriminatamente che fossero uomini, donne o bambini, arrecando gravi danni alla solidità delle comunità.</p>
<p>Secondo quanto riferito da una donna della tribù Baka, la prima conseguenza è ben visibile nella struttura del proprio villaggio ed è data dalla quasi totale <strong>assenza di bambini</strong> a causa della decimazione della popolazione adulta in età fertile e della fame che porta ad un&#8217;alta percentuale di mortalità infantile.</p>
<p>Il Wwf, che finanzia i gruppi incaricati di salvaguardare i territori soprattutto dalle pratiche di disboscamento abusivo e di bracconaggio, ha sempre chiuso un&#8217;occhio sui maltrattamenti alla popolazione indigena; prediligendo la salvaguardia dell&#8217;ambiente. Tuttavia, le stesse tradizioni delle <strong>culture umane</strong> che vivono nel luogo dovrebbero essere considerate patrimonio naturale, cui rispetto deve andare di pari passo a quello della natura; considerando soprattutto l&#8217;estrema simbiosi con cui le tribù locali (a differenza delle guardie ambientali, a titolo di esempio) vivono con l&#8217;ambiente che li circonda. Ed in questo scenario, una grande macchia di colpa per negligenza ricade anche sulla Onlus internazionale, assai rispettata quando si tratta della salvaguardia della fauna ma troppo permissiva quando si tratta di salvaguardare le culture umane indigene.</p>
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		<title>Goldman Sachs non finanzierà le trivellazioni nell&#8217;Artico</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/goldman-sachs-non-finanziera-le-trivellazioni-nellartico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 10:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="830" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Goldman Sachs" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439-768x332.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439-1024x443.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Goldman Sachs ha annunciato come in futuro non finanzierà più operazioni di trivellazione alla ricerca di petrolio nell&#8217;Artico. La decisione della banca americana, destinata a fare da storico per le future scelte degli istituti di credito, è stata giustificata da una maggiore attenzione verso le questioni climatiche e di salvaguardia ambientale. Dopo lo scandalo 1MDB &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/goldman-sachs-non-finanziera-le-trivellazioni-nellartico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="830" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Goldman Sachs" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439-768x332.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/quarter-generale-Goldman-Sachs-La-Presse-e1576663269439-1024x443.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Goldman Sachs ha annunciato come in futuro <a href="https://www.spiegel.de/wirtschaft/unternehmen/goldman-sachs-will-keine-kredite-fuer-oelbohrungen-in-arktis-geben-a-1301545.html">non finanzierà più operazioni di trivellazione</a> alla ricerca di petrolio nell&#8217;<strong>Artico</strong>. La decisione della banca americana, destinata a fare da storico per le future scelte degli istituti di credito, è stata giustificata da una maggiore attenzione verso le questioni climatiche e di salvaguardia ambientale. <a href="https://www.theguardian.com/world/1mdb">Dopo lo scandalo <strong>1MDB</strong></a> che ha investito anche la dirigenza del colosso bancario americano, Goldman Sachs cerca di rafforzare la sua immagine a livello globale dopo lo scandalo malaysiano. Sebbene negli ultimi anni sia state date concessioni finalizzate alla scoperta di nuovi giacimenti di idrocarburi da parte degli Stati Uniti, della Norvegia e della Russia, non potranno contare sull&#8217;appoggio creditizio di Goldman Sachs. Con la decisione di tirarsene fuori, il più grande finanziatore americano del comparto petrolifero rischia di creare un buco difficilmente colmabile dagli altri istituti di credito.</p>
<h3>Una scelta ecologica</h3>
<p>Non soltanto il petrolio: i portavoce di Goldman Sachs hanno dichiarato come intendano limitare i finanziamenti all&#8217;intero comparto del <strong>comparto fossile</strong>: carbone incluso. Gli unici finanziamenti potranno arrivare per quelle aziende che si impegnano nel limitare le emissioni di anidride carbonica, per limitare l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;inquinamento atmosferico; particolare impulso verrà dunque dato agli impianti che utilizzano la tecnologia di nuova implementazione Ccs per lo stoccaggio di Co2.</p>
<p>La decisione ha ottenuto l&#8217;appoggio delle associazioni ambientaliste, che hanno ringraziato il colosso bancario per l&#8217;impegno preso nella <strong>questione climatica</strong>. La decisione di Goldman Sachs è stata la prima a livello americano volta a limitare l&#8217;utilizzo degli idrocarburi per incentivare fonti energetiche alternative. Le esortazioni da parte dei gruppi ambientalisti si sono quindi rivolte anche agli altri istituti di credito americani, quali JP Morgan, a seguire l&#8217;esempio, chiamati anche loro a dare il proprio contributo.</p>
<h3>Goldman Sachs non è un&#8217;apripista</h3>
<p>Sebbene la decisione abbia valore di storico a livello americano, se si guarda all&#8217;Unione europea la decisione di disincentivare gli investimenti alle aziende che operano con gli idrocarburi era già stata attuata. In <strong>Francia</strong>, Bnp Paribas e Credit Agricole hanno cambiato col tempo la propria posizione dopo la conferenza di Parigi del 2015, col fine di indirizzare il settore verso l&#8217;utilizzo delle fonti rinnovabili.</p>
<p>Inoltre bisogna considerare il difficile momento che stanno attraversando i dirigenti della banca americana. Il danno di immagine notevole causato dallo scandalo 1MDB ha reso necessaria una mossa simbolica, al fine di spostare l&#8217;attenzione mediatica verso tematiche che mettessero in buona luce l&#8217;istituto, anche per evitare riflessioni sui titoli azionari. <a href="https://consent.yahoo.com/collectConsent?sessionId=3_cc-session_07763039-9588-419b-bebc-62d6d21d2247&amp;lang=it-IT&amp;inline=false">Dato il fallimento della conferenza <strong>Cop25</strong></a> ed il mancato accordo tra gli Stati e delle linee guida troppo confusionarie, la mobilitazione del settore privato è necessario per svolgere il ruolo di apripista. Gli istituti bancari, sotto questo profilo, sopperiscono bene alla <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-cop25-e-un-flop-frana-lintesa-di-greta.html">mancanza di direttive pubbliche internazionali</a>, potendo decidere quali progetti finanziare o lasciare senza liquidità necessaria a proseguire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/goldman-sachs-non-finanziera-le-trivellazioni-nellartico.html">Goldman Sachs non finanzierà le trivellazioni nell&#8217;Artico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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