Skip to content
Ambiente

Economia e geopolitica dei dazi verdi; così l’Ue spaventa il mondo

Parte la Cbam: economia e geopolitica dei dazi verdi Ue che spaventano il mondo per gli effetti che possono produrre

Le imprese dell’Unione Europea stanno dall’1 ottobre prendendo le misure connesse all’impatto della prima misura doganale “verde” al mondo, il Carbon Border Adjustment Magazine. Il Cbam è un meccanismo doganale approvato nel 2021 dall’Unione Europea per applicare una tariffa volta a scoraggiare il dumping ambientale tassando le emissioni di carbonio contenute nelle merci importate da Paesi esterni al mercato comune. Il suo obiettivo è quello di prevenire la delocalizzazione delle imprese europee in Paesi con standard ambientali meno ambiziosi, e di incentivare la decarbonizzazione a livello globale. Da inizio ottobre è in vigore come disposizione transitoria, che prevede un meccanismo di sanzioni per chi non adempie alle notifiche delle comunicazioni sugli impatti delle emissioni prodotte in Paesi terzi.

La misura, nel quadro del Green Deal europeo, si ripropone di avere effetti economici, ambientali e geopolitici. Nelle intenzioni dell’Ue, aumenterà la quota di risorse proprie del bilancio Ue e contribuirà a finanziare il Recovery Fund e i progetti di transizione ecologica dell’Ue. In secondo luogo, Bruxelles spera che il Cbam incoraggerà le imprese europee a investire in tecnologie a basse emissioni di carbonio, in modo da evitare di pagare i dazi previsti dal Cbam per produzioni in Paesi che praticano il dumping ambientale.

Le imprese importatrici di tali merci devono dall’1 ottobre presentare una dichiarazione doganale che indichi la quantità di emissioni di carbonio contenute nelle merci. Il prezzo delle emissioni di carbonio è calcolato in base al sistema di scambio di quote di emissioni dell’Unione Europea (Ets). Il prezzo delle quote di emissione è stabilito dal mercato e varia in base all’offerta e alla domanda. Ad esempio, per citare l’esempio della Commissione Ue nella norma istituente il Cbam, se una tonnellata di cemento importata da un Paese terzo “contiene” nella sua filiera produttiva una tonnellata di diossido di carbonio, e il prezzo delle emissioni di carbonio è di 50 euro per tonnellata, l’importo del dazio dovuto è di 50 euro.

Le imprese importatrici di merci soggette al Cbam possono ottenere una riduzione del dazio se possono dimostrare di aver ridotto le emissioni di carbonio nel processo di produzione. Ma è chiaro che la misura potrebbe comportare un aumento dei prezzi delle merci importate, con un impatto negativo sui consumatori e sulle imprese che utilizzano tali merci come input.

Ne è convinto il Financial Times, secondo cui il Cbam “imporrà una burocrazia che costerà milioni per coloro che importano nell’Ue mentre le misure commerciali protezionistiche aumentano in tutto il mondo” e promuoverà una misura il cui “costo reale è impossibile da stimare data l’entità delle pratiche burocratiche richieste e le modifiche ai contratti e alle procedure attuali”. La Cbam è progettata “per pareggiare i costi per i produttori europei, che devono affrontare costi sempre più elevati per le emissioni di gas serra nell’ambito del sistema di scambio delle emissioni e toccherà settori hard to abate ferro, acciaio, cemento, alluminio, fertilizzanti e produzione di elettricità” entrando a pieno regime nel 2026.

L’Ue prova a operare una fuga in avanti nel campo della regolamentazione dei mercati e si trova, in quest’ottica, oggi a testare il primo tassello dell’obbligo di rendicontazione della quota di carbonio insita in ogni produzione extracomunitaria. Pena una multa di 50 dollari a tonnellata stimata in caso di mancata comunicazione. Ma nel mondo la misura sta già causando subbuglio. Un grande produttore di materie prime minerarie come l’Australia, la Corea del Sud in ascesa industriale e il Brasile grande produttore agricolo hanno messo in campo critiche e perplessità circa la Cbam che in tempi di protezionismo possono aprire a controsanzioni. La Cina ha già portato la Cbam verso l’Organizzazione Mondiale del Commercio: Standard & Poor’s ha calcolato che Bruxelles potrebbe incassare dal 2040, con la Cbam avviata, 80 miliardi di euro l’anno. Un terzo circa dei quali “pagati” dall’inquinamento cinese. Pechino vede dunque come una minaccia il meccanismo. Mentre chi vuole armonizzazione sono gli Usa.

Voci negli apparati europei raccolti da Formiche ricordano che “Bruxelles e Washington stanno già dibattendo su come far convergere i loro due approcci nei campi della tassazione dell’acciaio e degli accordi commerciali sulle materie prime. Nel mentre, gli Usa chiedono un’esenzione dalle tariffe del Cbam” per contenere una possibile guerra commerciale. Il Cbam potrebbe dunque avvicinare Usa ed Ue, “restringendo” l’Atlantico su ambiente, transizione energetica, geopolitica della lotta ai cambiamenti climatici. Ma sicuramente causare, al contempo, tensioni su scala globale. L’Ue ha varato quella che potenzialmente può essere la più grande misura protezionistica della storia umana e portato il commercio globale, in prospettiva, a avviarsi dal 2026 in avanti in un territorio inesplorato. Deve essere pronta, in queste circostanze, ad affrontarne ogni conseguenza.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.