Sicuramente sarete abituati a immaginarvi le città del futuro come occupate da immensi grattacieli, dove le macchine volanti sfrecciano a tutta velocità in autostrade aeree sino a parcheggiarsi a fianco della finestra di casa vostra. Ebbene, stando alle ultime trovate dell’urbanistica e dell’ambientalismo le cose potrebbero non andare proprio in questo modo.

Con il crescere dell’interesse verso la tutela ambientale e la necessità di eliminare la propria dipendenza dai combustibili fossili, i Paesi più all’avanguardia si sono ingegnati per trovare il modo più adatto per sostituire la nostra cara e vecchia amica autovettura. Nei Paesi bassi, a titolo di esempio, la città di Utrecht starebbe ultimando un quartiere completamente a misura di bicicletta, dove l’accesso alle macchine non sarà assolutamente permesso.

I Paesi Bassi sognano un futuro in bicicletta

La passione olandese per le biciclette è nota sin dal 1885, quando proprio nella città di Utrecht venne inaugurata la prima pista ciclabile del Paese. Adesso però – con i tempi che cambiano e con l’inquinamento che diventa sempre più un problema – è giunto il momento di spingersi oltre e di rendere i percorsi ciclabili le veri reti di collegamento della città.

Nonostante per motivi commerciali sia necessaria la possibilità di accesso alla città ai veicoli di grossi dimensioni, per tutto quello che concerne la vita quotidiana nella cittadina olandese effettivamente l’auto si può mettere da parte. Per i tragitti più lungo esiste il servizio pubblico e per i piccoli spostamenti si può far affidamento sulla bicicletta: con addirittura il parere positivo del medico di famiglia.

Nonostante adesso il progetto si limiti ad un quartiere progettato per 6mila persone, l’idea è quella di rendere l’intera città a misura di bicicletta. E nonostante cosa si possa pensare, la stessa popolazione sarebbe soddisfatta della possibilità che le si apre davanti.

Negli Stati Uniti si preferisce l’aereo privato

Mentre nella più romantica Europa si preferiscono i mezzi di trasporto che hanno segnato il nostro passato, negli Stati Uniti – dove la questione ambientale smuove meno l’opinione pubblica – lo sguardo viene rivolto verso i cieli. Perché intasare le vie di comunicazioni terrestri quando è possibile uscire dalla propria abitazione con un velivolo e parcheggiarlo direttamente davanti al proprio ufficio?

In alcuni paesi degli Usa questo è già una realtà da molti anni: in alcuni casi intere cittadine, in altri piccoli quartieri. L’unica cosa in comune è un grande corso centrale adibito a pista di decollo e di atterraggio e dei garage immensi adatti ad ospitare i piccoli velivoli privati. Una soluzione innovativa per accelerare le tempistiche degli spostamenti, sebbene in questo caso il guadagno in termini economici ed ambientali sia decisamente più ridotto.

Le città del futuro

L’immagine che abbiamo ancora adesso delle città occidentali non è poi così diversa dal disegno che prese piede in Inghilterra nel XVIII secolo: immensi cumuli di abitazioni vicine ai posti di lavoro, altamente inquinate e con il comodo accesso ai servizi di base. In trecento anni davvero poco è cambiato, almeno per quanto riguarda l’impianto urbanistico ed il fine della loro utilità.

Le città del futuro potranno essere invece immensamente diverse. Non soltanto il lavoro agile non renderà necessaria la presenza in loco per poter svolgere le proprie mansioni, ma anche i servizi di base spesso sono spersonalizzati e viaggiano nella rete. Abitare in provincia o abitare in una grande città non è mai stato tanto simile quanto ai giorni nostri – sebbene qualche differenza ancora permanga, soprattutto sull’aspetto psicologico degli individui.

E in questo scenario, le varianti che essa potrà assumere sono molteplici: troppe per essere immaginate da una singola persona. Troppe, soprattutto, per poter definire quale sarà il modello vincente che prenderà piede nei prossimi decenni. L’unica cosa certa è che – da un momento all’altro – l’immagine delle città che noi tutti conosciamo potrebbe drasticamente cambiare.

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