Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Le elezioni europee andate di recente in scena hanno consegnato un  Parlamento comunitario notevolmente rinnovato e hanno rappresentato un utile test per verificare l’avanzamento delle dinamiche politiche e sociali dei vari Paesi chiamati al voto. In numerosi Stati, in particolare, una volta di più è stata confermata la natura cruciale della faglia tra centro e periferia. Le città metropolitane più popolose e le aree rurali e provinciali mostrano comportamenti elettorali divergenti, se non completamente ribaltati in diversi Paesi dove la matrice socio-economica varia notevolmente.

Numerosi studiosi hanno da tempo studiato dettagliatamente l’apertura di questa faglia dovuta alla divergenza tra le sorti di diverse aree interne agli stessi Paesi in seguito agli sviluppi politici degli ultimi decenni e ai fenomeni di globalizzazione. Per restare al nostro Paese, Marco Tarchi in Italia populista ha posto in evidenza il legame tra il richiamo dei partiti populisti alla protezione sociale e al rafforzamento della classe media e i loro consensi nell’Italia dei borghi e delle province e Luca Ricolfi in Sinistra e popolo ha segnalato lo spostamento dell’elettorato di centrosinistra nelle aree urbane a più alto reddito, trainate dall’economia dei servizi. L’analisi mediatica mainstream ha, molto spesso, dimenticato colpevolmente questi scenari, venendo puntualmente smentita dalla realtà. Come è successo nel caso del recente voto europeo, esemplificato alla perfezione dai casi dell’Italia e la Francia.

La Lega vola nelle province, il Pd tiene nelle città

Il 34% con cui la Lega di Matteo Salvini ha vinto le elezioni europee in Italia, portando una pattuglia di 28 deputati a Bruxelles seconda solo alla compagine della Cdu tedesca (29), è frutto della capacità del partito di Matteo Salvini di mantenere intatti i consensi nelle roccaforti del Nord, di stravincere nei piccoli e medi comuni e di operare uno sfondamento oltre il Po che ha portato la Lega oltre il 20% persino in Sicilia e Sardegna.

Un’analisi di YouTrend sulla distribuzione geografica del voto appare una conferma empirica delle tesi di studiosi come Tarchi e Ricolfi e confronta in maniera interessante i risultati ottenuti dalla Lega con quelli del Partito Democratico, arrivato secondo nonostante i 3 milioni di voti in meno incassati rispetto al Carroccio.

La Lega tiene mediamente consensi pari o superiori al 30% nelle città inferiori ai 300mila abitanti e dilaga nei comuni di media e piccola dimensione, con picchi di consenso superiori al 40% in quelli sotto i 5.000 abitanti. In provincia di Bergamo, ad esempio, il Carroccio ottiene il 51,11% dei voti ed ha il suo risultato minore proprio nel capoluogo (32,41%), mentre nel piccolo comune di Torre Pallavicina (1.100 abitanti) prende il 66%, a Romano di Lombardia (20mila abitanti) il 49% e a Treviglio (30.000 abitanti) il 41%. Al calare della popolazione, il radicamento territoriale del Carroccio gli permette di spazzare via la concorrenza. E quanto successo nella provincia orobica si ripercuote a cascata nel resto del Nord, mentre oltre il Po la Lega riesce a essere primo partito nella provincia emiliana, umbra e marchigiana, con exploit quali Macerata (50%) e Ferrara (42%).

Dal canto suo il Pd si difende nelle grandi città dove riesce a compattare il suo elettorato. Il Pd è primo partito nelle città sopra i 300mila abitanti, vince a Milano, Bologna, Torino, Roma, Firenze nonostante numerosi cedimenti nelle aree più periferiche. La faglia centro-periferia in Italia è in primo luogo limes tra l’Italia profonda in cui la Lega riesce a far valere la sua agenda politica e in cui il bacino d’utenza è più sensibile alla vicinanza storica del partito di Salvini alle partite Iva, alle Pmi e alle istanze dei comuni duramente colpite dai patti di stabilità e le città trainate dall’economia dei servizi che hanno subito in misura minore i contraccolpi della Grande Recessione.

Anche in Francia la campagna assedia la città

La citazione di Mao Zedong appare ancor più azzeccata per analizzare il voto francese, che ha visto Marine Le Pen scavalcare Emmanuel Macron e confermare il Rassemblement National come primo partito transalpino alle elezioni europee. Il Rassemblement ottiene 5,2 milioni di voti e supera di 200.000 unità il risultato de La Republique en Marche! nonostante il successo del partito di Macron nella capitale Parigi, che gli ha garantito il 33% contro il 7% dei lepenisti, superati anche dai Verdi.

Marine Le Pen è riuscita a riassorbire all’interno del suo partito il voto protestatario che si è manifestato apertamente negli ultimi mesi con le manifestazioni dei gilet gialli. La Francia profonda la premia apertamente a scapito della sinistra di Jean-Luc Mélenchon, i suoi consensi travalicano la dicotomia destra-sinistra e riescono a esprimersi in un contesto di alta affluenza. Il lepenismo si esprime al meglio, come il voto italiano alla Lega, nelle sue roccaforti localizzate nelle migliaia di comuni dell’interno abitati da una popolazione distante, in quanto istanze e priorità, dalle metropoli rispetto a cui pagano la carenza di servizi e investimenti per il loro rilancio.

In vista del voto del 2022 questa non è una buona notizia per il Presidente Macron, che nei prossimi anni dovrà saper ovviare a una situazione che lo vede di fatto sfiduciato da una parte consistente del Paese. La faglia centro-periferia manifesta tutta la sua attualità e, a livello generale, è un tema di rilevanza europeo. Non solo Italia e Francia sono interessate da questa caratteristica. Si può citare anche il Regno Unito, dove il Brexit Party di Farage spopola nelle regioni che approvarono nel 2016 l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, o la Polonia, la cui anima profonda e conservatrice ha aiutato il PiS a sventare l’assalto della coalizione europeista, consentendogli di superare il 40% dei consensi. Lo specchio delle contraddizioni di un continente è un voto in cui istanze diverse si trovano a confliggere. Alla politica il compito di saperle conciliare in maniera adeguata.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY