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	<title>Ronald Reagan Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 23 Apr 2025 11:48:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ronald Reagan Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 11:48:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="510" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-300x219.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Alle origini del ri-orientamento Usa nei confronti dell'Ucraina in occasione dell'indipendenza dall'Unione Sovietica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ucraina-1991-il-discorso-del-pollo-di-bush-e-la-sterzata-delle-relazioni-washington-kiev.html">Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="510" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-300x219.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Agli sgoccioli della Guerra Fredda, gli Stati Uniti di <strong>Ronald Reagan</strong> non sostenevano esplicitamente l’indipendenza ucraina, ma le sue politiche e dichiarazioni ebbero un forte impatto sui nazionalisti e dissidenti. Convinto sostenitore del <strong>movimento delle &#8220;Nazioni Prigioniere</strong>&#8220;, denunciò più volte gli abusi dei diritti umani da parte del regime sovietico, e la sua amministrazione seguì con attenzione i casi di dissidenti ucraini come <strong>Mykola Rudenko</strong> e Vasyl Stus, incarcerati per le loro attività in difesa dei diritti umani. Per questa ragione, mantenne stretti legami con la diaspora ucraina negli Stati Uniti, specialmente in città come Chicago e New York. La sua amministrazione incontrò spesso i leader della comunità ucraino-americana, sostenendone simbolicamente le cause culturali e commemorative, come il 50º anniversario dell’<strong>Holodomor</strong> nel 1983.</p>



<p>Il <strong>disastro nucleare di Chernobyl</strong> del 1986, nel cuore della Repubblica ucraina, rappresentò un momento di svolta per Kiev. Le sue conseguenze ambientali e politiche alimentarono il sentimento indipendentista, favorendo la nascita del movimento <em>Rukh</em>. Ma mentre Gorbacev lanciava la <em>perestrojka</em> e la <em>glasnost</em>, i leader ucraini intensificavano i contatti con l’Occidente. Le visite a Washington di figure come Volodymyr Yavorivskyi e Mykhailo Horyn anticiparono un cambiamento epocale. Toccò al suo successore raccogliere l&#8217;eredità del crollo del Muro.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="George H.W.Bush - Aug 1st, 1991-Chicken Kiev Speech - Against suicidal nationalism and ethnic hatred" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Vkjxf76xRTw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Vkjxf76xRTw");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il discorso di Bush padre</h2>



<p>Ed è proprio il 1° agosto 1991 che<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-monito-inascoltato-di-bush-a-obama-occhio-alla-russia.html">George H. W. Bush</a></strong> pronunciò a Kiev il celebre — e controverso — <strong>discorso del “Pollo di Kiev”</strong>, mettendo in guardia la nazione contro il “<em>nazionalismo suicida</em>” e l&#8217; &#8220;<em>odio etnico</em>&#8220;. L&#8217;allora presidente degli Stati Uniti – mal consigliato dal &#8220;realista&#8221; ossessionato dalla stabilità Brent Scowcroft – pronunciò un discorso in cui esortava gli ucraini desiderosi di indipendenza a guardarsi dal &#8220;nazionalismo suicida&#8221;. Il suo discorso, che ora insiste significasse solo &#8220;non così in fretta&#8221;, fu ampiamente interpretato come <strong>un consiglio a rimanere fedeli all&#8217;impero di Mosca</strong>.</p>



<p>In quell’occasione, Bush fu accolto calorosamente dal Soviet Supremo ucraino in un momento cruciale per il destino dell’URSS. Lodò la capitale come simbolo di cultura e storia – “<em>Kiev è un frutteto, un poeta, un’epopea, è arte</em>” – e riconobbe che l’Ucraina stava esplorando “i confini della libertà”. Ribadì il sostegno degli Stati Uniti alle riforme democratiche ed economiche, ma mise in guardia da derive nazionaliste, affermando che “<em>la libertà non è la stessa cosa dell’indipendenza</em>” e che “<em>gli americani non appoggeranno coloro che cercano l’indipendenza solo per sostituire una tirannia lontana con un dispotismo locale</em>” – frase che avrebbe suscitato forti critiche e dato origine al soprannome ironico <em>Chicken Kiev Speech</em>.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Ukraine&#039;s Declaration of Independence | Last Days of the Soviet Union (1991)" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/5z25wsXYzy4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_5z25wsXYzy4");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un discorso prudente</h2>



<p>Bush dichiarò che gli Stati Uniti non avrebbero preso parte alle competizioni politiche interne tra Repubbliche e centro sovietico, ma avrebbero sostenuto chiunque avesse perseguito i principi di libertà, democrazia e libero mercato. Citando <strong>Lord Acton</strong>, ricordò che “<em>il miglior test per valutare la libertà di un Paese è la sicurezza di cui godono le minoranze</em>” e sottolineò che la vera democrazia non si misura con la mera esistenza di urne elettorali, ma con il rispetto dei diritti, delle leggi e della libertà di espressione. Sul piano economico, denunciò i limiti di un sistema chiuso e autoritario: “<em>Non si può innovare se non si può comunicare</em>”, affermò, richiamando l’importanza dello scambio di idee, della libera impresa e dello stato di diritto. Concluse il discorso esprimendo solidarietà concreta agli ucraini colpiti dal disastro di Chernobyl e lanciando un appello alla fiducia e al coraggio, citando un proverbio ucraino: “<em>Quando si intraprende una grande impresa, bisogna liberare l’anima dalla debolezza</em>”.</p>



<p>Un discorso carico di diplomazia e cautele, che cercava di bilanciare la stabilità geopolitica con le aspirazioni indipendentiste, ma che fu <strong>accolto con freddezza da molti ucraini e dalla diaspora</strong>, desiderosi di un sostegno più netto alla sovranità nazionale. Sebbene pensato per sostenere l’unità sovietica, l’intervento accese l&#8217;animo degli attivisti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come il discorso di Bush riorientò la politica estera Usa</h2>



<p>Il fallito colpo di stato di agosto diede slancio all’indipendenza: <strong>il 24 agosto 1991, l’Ucraina si dichiarò sovrana</strong>. A seguito di pressioni interne ed esterne, gli Stati Uniti riconobbero ufficialmente l’indipendenza ucraina il 25 dicembre dello stesso anno, dopo la dissoluzione dell’URSS. I rapporti diplomatici formali furono stabiliti poche settimane dopo, nel gennaio 1992. Nel periodo tra l’indipendenza dichiarata e il referendum del 1° dicembre 1991, <strong>Washington faticò a riorientare la propria politica estera</strong>, ancora fortemente centrata su Mosca. Timori legati alla proliferazione nucleare e la fiducia nella leadership di Gorbacev contribuirono a una risposta cauta e spesso in ritardo, sottovalutando le spinte centrifughe nelle repubbliche sovietiche. Alla fine, tuttavia, l&#8217;Ucraina emerse come attore autonomo sulla scena internazionale, segnando l’inizio di <strong>un nuovo capitolo nelle relazioni transatlantiche</strong>.</p>



<p>Nelle sue memorie, Bush confessò: &#8220;<em>Qualunque fosse il corso, la durata del processo e l&#8217;esito, volevo vedere un cambiamento stabile e, soprattutto, pacifico. Pensavo che la chiave per raggiungere questo obiettivo sarebbe stata un Gorbacev politicamente forte e una struttura centrale efficace</em>&#8220;. L&#8217;esito, secondo Bush, dipendeva da ciò che Gorbacev era disposto a fare. Se avesse esitato ad attuare il nuovo accordo [ovvero il Trattato sull&#8217;Unione degli Stati Sovrani ] con le Repubbliche, la disintegrazione politica dell&#8217;URSS avrebbe potuto accelerare e destabilizzare il Paese… Se fosse apparsa troppo compromessa, avrebbe potuto provocare un colpo di Stato. &#8220;<em>Continuavo a temere ulteriori violenze all&#8217;interno dell&#8217;Unione Sovietica e che potessimo essere trascinati in un conflitto</em>&#8220;, dichiarò più tardi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ucraina-1991-il-discorso-del-pollo-di-bush-e-la-sterzata-delle-relazioni-washington-kiev.html">Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Caro Trump, impara da Reagan. Firmato: l&#8217;ambasciata della Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/caro-trump-impara-da-reagan-firmato-lambasciata-della-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 13:55:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1.jpeg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1-768x512.jpeg 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Strani ricorsi storici al tempo dei dazi. In questi giorni l'ambasciata cinese ha ripescato Ronald Reagan come simbolo anti-protezionista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/caro-trump-impara-da-reagan-firmato-lambasciata-della-cina.html">Caro Trump, impara da Reagan. Firmato: l&#8217;ambasciata della Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1.jpeg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Ronald-Reagan-900x600-1-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Se la guerra dei dazi scatenata da <strong>Donald Trump</strong> ha messo in subbuglio mercati e Governi di mezzo mondo, ha prodotto anche degli esiti&#8230;singolari.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Ronald Reagan vs. Tariffs: 1987 speech finds new relevance in 2025 <a href="https://t.co/pAOKkNpK3w">pic.twitter.com/pAOKkNpK3w</a></p>&mdash; Mao Ning 毛宁 (@SpoxCHN_MaoNing) <a href="https://twitter.com/SpoxCHN_MaoNing/status/1909229139040891047?ref_src=twsrc%5Etfw">April 7, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In questo caos, può perfino capitare che l&#8217;ambasciata cinese negli Stati Uniti condivida una clip dell&#8217;iconico presidente repubblicano <strong>Ronald Reagan</strong> alle prese con una filippica contro i dazi nel lontano 1987. &#8220;<em>Ronald Reagan contro i dazi: il discorso del 1987 assume nuova rilevanza nel 2025</em>&#8220;, ha titolato la sede diplomatica nel post di lunedì scorso su <em>X</em>, insieme alla clip del messaggio di Reagan dell&#8217;aprile di 38 anni fa.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="President Reagan&#039;s Radio Address on Free and Fair Trade on April 25, 1987" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/5t5QK03KXPc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_5t5QK03KXPc");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Cosa disse Reagan nel 1987</h2>



<p>Nel suo discorso radiofonico del novembre 1987, l’allora presidente Usa lanciava <strong>un monito deciso contro il protezionismo economico</strong>: “<em>Il protezionismo finisce quasi sempre per peggiorare le cose… I dazi e le barriere commerciali proteggono il passato, non il futuro. Costano miliardi ai consumatori, distruggono posti di lavoro e danneggiano la crescita economica</em>”. Reagan definiva i dazi come una misura apparentemente patriottica ma, in realtà, profondamente lesiva della libertà economica e della prosperità a lungo termine. Reagan considerava i dazi come una minaccia esistenziale per l’economia americana, in grado di causare il collasso dei mercati, la distruzione dell’industria e la perdita di milioni di posti di lavoro. La sua critica si basava sull’esperienza diretta della <strong>Grande Depressione</strong> e sulla convinzione che lo <strong>Smoot-Hawley Tariff Act del 1930</strong> avesse aggravato la crisi economica, ostacolando qualsiasi tentativo di ripresa. </p>



<p>&#8220;<em>Ci sono persone in questo Congresso</em>&#8220;, affermava Reagan, &#8220;<em>pronte a sacrificare la prosperità americana per guadagni politici a breve termine, dimenticando che oltre cinque milioni di posti di lavoro dipendono direttamente dalle esportazioni, e molti altri dalle importazioni</em>&#8220;. Un messaggio che oggi risuona con nuova forza, alla luce delle recenti politiche commerciali aggressive americane. Reagan denunciava come anche negli anni Ottanta una parte del Congresso fosse pronta a sacrificare la prosperità nazionale in cambio di un tornaconto politico immediato, cavalcando interessi particolari e ignorando il legame diretto tra milioni di posti di lavoro americani e l’export, così come l’import. Per Reagan, dimenticare tutto ciò non era solo un errore tecnico, ma una colpevole rinuncia alla <strong>responsabilità storica</strong>, un pericolo sistemico mascherato da patriottismo economico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Pechino ha ripescato il discorso di Reagan</h2>



<p>Reagan smontò con precisione chirurgica l’illusione del protezionismo economico, evidenziandone <strong>l’impatto distruttivo sul sistema produttivo e commerciale degli Stati Uniti.</strong> Secondo il Presidente, le proposte di aumentare i dazi sulle importazioni venivano spesso presentate come un gesto patriottico, volto a tutelare l’industria nazionale e i posti di lavoro americani. Tuttavia, osservava come questi effetti si rivelassero temporanei e ingannevoli. Il vero problema, sosteneva, emerge nel momento in cui le industrie domestiche iniziano a dipendere dalla protezione statale, <strong>abbandonando progressivamente ogni sforzo di competizione e innovazione.</strong> Questo atteggiamento, incapace di sostenere la pressione dei mercati globali, alimenta un circolo vizioso: l’inefficienza cresce, la modernizzazione si arresta, e l’economia si indebolisce.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.thoughtco.com/thmb/Sl_gxYCzHtJSmifVMYeaooNu3ls=/750x0/filters:no_upscale():max_bytes(150000):strip_icc():format(webp)/3163292_HighRes-resize-56a48d5c3df78cf77282f002.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Non si è trattato di una coincidenza. Dietro questa scelta ci sono <strong>precise strategie comunicative e diplomatiche</strong>. Il rilancio delle parole di Reagan, dunque, va letto come una mossa diplomatica sottile: un appello al pragmatismo economico americano, ma anche una provocazione simbolica, che sfrutta la voce di uno dei leader più iconici dell’Occidente per lanciare un avvertimento su scala globale. Ripubblicando il discorso di Reagan, Pechino tenta di colpire al cuore della <strong>retorica conservatrice americana</strong>, sottolineando la distanza tra l’approccio trumpiano e l’eredità del più celebre leader repubblicano del XX secolo. </p>



<p>Senza dimenticare che Reagan considerava legittimo il<a href="https://it.insideover.com/economia/ue-e-cina-si-riavvicinano-con-le-auto-elettriche-aspettando-il-cai.html"> Governo della Cina </a>nazionalista rifugiatosi a Taiwan dopo il 1949 e non esitò a definire il Partito Comunista Cinese come parte del blocco autoritario da contenere. Eppure, durante la sua presidenza visitò la Cina nel 1984, accogliendo con favore i segnali di apertura economica del Paese e incoraggiando un percorso verso un sistema meno isolato. L’uso della figura di Reagan — <strong>simbolo del libero mercato e dello Stato minimo</strong> — conferisce peso e ironia al messaggio. È un&#8217;operazione di <em>soft power</em>, in cui la Cina utilizza i principi fondanti dell’economia americana per contestare le sue attuali scelte politiche.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.politico.com/dims4/default/8d2ac20/2147483647/strip/true/crop/1160x773+0+0/resize/1260x840!/quality/90/?url=https%3A%2F%2Fstatic.politico.com%2F52%2Fe8%2Fda0037f44633bee9ae71fba9cdc6%2F190425-ronald-nancy-reagan-ap-773.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">La guerra narrativa della Cina</h2>



<p>Nella sua analisi, Reagan evidenziava un rischio ben più grave: la <strong>reazione dei partner commerciali</strong>, che rispondono con misure speculari e danno avvio a escalation di guerre commerciali. L’aumento generalizzato dei dazi e delle barriere commerciali riduce progressivamente la concorrenza, alimentando un’economia sempre più chiusa, stagnante e autoriferita. Le conseguenze dirette, avvertiva Reagan, si traducono in un aumento dei prezzi, in un calo dei consumi, nella contrazione dei mercati e, infine, nel collasso di interi settori industriali. Le imprese chiudono, milioni di persone perdono il lavoro, e il sistema entra in crisi.</p>



<p>Pechino, oggi, non combatte soltanto una guerra commerciale, ma anche una <strong>guerra narrativa</strong>, cercando di guadagnare consensi presso aziende, agricoltori e consumatori statunitensi che temono gli effetti negativi di una nuova ondata di dazi. Una mossa astuta perché ridisegna Reagan come sostenitore del libero scambio — e, indirettamente, come voce utile alla Cina; <strong>esercita pressione su Trump</strong>, colpendolo dentro la sua stessa base ideologica, ma soprattutto parla a un’America che teme il ritorno di una guerra commerciale con prezzi più alti e mercati instabili. Non va dimenticato, tuttavia, che la mossa manca di profondità storica: il messaggio di Reagan, sebbene orientato al libero mercato, non contemplava le attuali criticità nei rapporti con Pechino, come il furto di tecnologia o le preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale.</p>



<p>Reagan non offriva solo un giudizio sul protezionismo: metteva in guardia contro una tentazione ricorrente della politica economica americana — quella di confondere l’interesse nazionale con l’isolamento strategico, l’illusione della protezione. Il suo messaggio era tanto economico quanto culturale: un’economia che si blinda dietro i dazi è un Paese che rinuncia alla sfida dell’eccellenza e si condanna a un declino silenzioso, travestito da sovranità. <strong>La retorica del protezionismo continua a sedurre</strong> perché promette risposte semplici a problemi complessi. Ma come la storia ha già dimostrato — e Reagan ricordò con spietata chiarezza — le risposte semplici di solito costano carissimo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/caro-trump-impara-da-reagan-firmato-lambasciata-della-cina.html">Caro Trump, impara da Reagan. Firmato: l&#8217;ambasciata della Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Aerei abbattuti: il Boeing coreano che nel 1983 poteva riaccendere la Guerra Fredda</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/aerei-abbattuti-il-boeing-coreano-che-nel-1983-poteva-riaccendere-la-guerra-fredda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jan 2025 15:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[abbattimento volo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="828" height="567" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/boeing.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guerra Fredda" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/boeing.webp 828w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/boeing-600x411.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/boeing-300x205.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/boeing-768x526.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 828px) 100vw, 828px" /></p>
<p>La storia dell'abbattimento di aereo di linea coreano che rischiò nel settembre 1983 di far esplodere la Guerra Fredda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/aerei-abbattuti-il-boeing-coreano-che-nel-1983-poteva-riaccendere-la-guerra-fredda.html">Aerei abbattuti: il Boeing coreano che nel 1983 poteva riaccendere la Guerra Fredda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Cosa è accaduto davvero al jet passeggeri dell’<strong>Azerbaijan Airlines </strong>precipitato in <strong>Kazakhstan</strong>? Mentre frammenti di verità, sospetti e depistaggi si stratificano man mano che passano i giorni, il pensiero va a tutti i casi simili verificatisi nel contesto delle tensioni tra Est e Ovest.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://miro.medium.com/v2/resize:fit:828/format:webp/0*IYhErpBXy_HAibzl.jpg" alt="" style="width:486px;height:auto"/></figure>
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<p>Era il 1° settembre 1983 quando un <strong>Boeing 747</strong> della <strong>Korean Airlines</strong> era in volo da New York a Seul con scalo previsto ad Anchorage in Alaska. Poco dopo lo scalo, il velivolo attraversò la linea di cambio di data, e a quel punto la rotta dell&#8217;aereo stava già deviando verso Nord. Ma dopo circa tre ore di volo, l&#8217;aereo apparve sul radar russo. Nello stesso momento, un aereo dell&#8217;aeronautica militare statunitense era in missione di ricognizione nelle vicinanze, al fine di monitorare il test sovietico di un missile sulla <strong>penisola di Kamchatka</strong>. Gran parte di quel monitoraggio avvenne dall&#8217;aria, a bordo di un Boeing RC-135 dell&#8217;aeronautica militare statunitense inviato dalla base aerea di Shemya nelle isole Aleutine. Si trattava di un fratello del Boeing 747 civile, al quale assomiglia notevolmente. A un certo punto l&#8217;aereo civile fu erroneamente identificato come l&#8217;aereo spia. I jet da combattimento sovietici decollarono ma non riuscirono a raggiungere l&#8217;aereo prima che sorvolasse le acque internazionali. Tuttavia, il jet entrò di nuovo nello spazio aereo sovietico, questa volta sorvolando l&#8217;<strong>isola di Sakhalin</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://miro.medium.com/v2/resize:fit:1100/format:webp/1*-sgo7X248yOiFXKAvjm0Iw.png" alt="" style="width:789px;height:auto"/></figure>
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<p>ll volo 007 non rispose alle chiamate radio e non individuò i colpi di avvertimento sparati dai jet sovietici. Quando l&#8217;aereo coreano salì a un&#8217;altitudine maggiore, i piloti russi lo interpretarono come un tentativo di fuga. Ricevuto l&#8217;ordine di far atterrare l&#8217;aereo, spararono <strong>due missili aria-aria </strong>contro il Boeing. La detonazione non distrusse immediatamente il velivolo ma causò danni significativi, con conseguente perdita di controllo nella cabina di pilotaggio. L&#8217;aereo rimase in aria per diversi minuti prima di iniziare una serie di lente spirali discendenti. Si schiantò nell&#8217;oceano attorno all’<strong>isola di Moneron</strong>, al largo della punta meridionale di Sachalin. Tutti i 269 passeggeri morirono assieme ai 23 membri dell&#8217;equipaggio. Tra loro c&#8217;era <strong>Larry McDonald</strong>, membro democratico della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, in viaggio verso Seul per il 30° anniversario del Trattato di mutua difesa con gli Usa.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSl5U9UobQTNLVtE-dtJSf5If99Ks_wkSiCxQ&amp;s" alt="" style="width:372px;height:auto"/></figure>
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<p>Quello che avvenne immediatamente dopo avrebbe potuto far chiudere nel peggiore dei modi i conti della Guerra Fredda. La tragedia e l’attacco erano lì, serviti su un piatto d’argento. Secondo la testimonianza russa, gli osservatori inizialmente credevano che l&#8217;obiettivo fosse un aereo cisterna KC-135 per rifornimento in volo all&#8217;RC-135. Questa interpretazione ha anche portato alla classificazione errata dell&#8217;obiettivo come &#8220;militare&#8221;, un presupposto che non è mai stato adeguatamente riconsiderato. Il 2 settembre <strong>Ronald Reagan</strong> rilasciò personalmente una dichiarazione in cui, oltre a condannare &#8220;<em>l&#8217;atto barbaro commesso ieri dal regime sovietico contro un aereo di linea commerciale</em>&#8220;, parlò in termini generali del fatto che &#8220;<em>l&#8217;Unione Sovietica è disposta a promuovere i propri interessi attraverso la violenza e l&#8217;intimidazione</em>&#8220;. A Mosca,  si affermava, invece, che nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre un aereo di nazionalità non identificata aveva violato il confine sovietico e si era intromesso nello spazio aereo dell&#8217;Unione Sovietica. Alle ore 20:00 del 5 settembre Reagan tenne un discorso alla televisione americana dalla Casa Bianca, rivolgendosi alla nazione in merito all&#8217;incidente e alle &#8220;misure di risposta&#8221; americane contro l&#8217;URSS.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="President Reagan&#039;s Address to the Nation on the Soviet Attack on Korean Airliner, September 5, 1983" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/dppdtCLvkts?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_dppdtCLvkts");</script>
</div></figure>



<p>Inutile dire che il ricorso alle Nazioni Unite non servì a nulla, sebbe gli Usa avessero scelto di portare al Consiglio di Sicurezza una registrazione delle comunicazioni sovietiche. Reagan sfruttò al massimo l&#8217;accaduto, pregustando la spallata al regime sovietico, nonostante presso il suo<em> establishment</em> strisciasse la convinzione che si fosse trattato davvero di un errore fatale, e non di un attacco deliberato. </p>



<p>Mosca era sulla difensiva. I funzionari sovietici appresero di aver abbattuto un aereo di linea civile solo quando emersero i resoconti dei media sulla scomparsa del 747 coreano. Brezhnev era morto un anno prima e il suo successore,<strong> Yuri Andropov</strong>, proseguiva la schiera di gerontocrati malaticci. Qualche giorno dopo il Segretario di Stato americano <strong>George Schultz</strong> e il Ministro degli Esteri sovietico <strong>Andrei Gromyko</strong> avrebbero dovuto tenere un incontro ad alto livello in Spagna, l&#8217;8 settembre. Bisognava salvare il salvabile: il vice ministro degli Esteri Georgy Kornienko raccomandò a Gromyko di fornire l&#8217;esatto svolgimento dei fatti, ammettendo l&#8217;errore di valutazione: questo avrebbe permesso anche di condividere le responsabilità con Washington. Questa opzione avrebbe però scontentato il Politburo: ammettere l&#8217;errore sarebbe equivalso alla catastrofe. E poi mancavano le prove: meglio nicchiare. Così, il povero Andropov venne spedito in un &#8220;ritiro medico in Crimea&#8221;. Il 12 settembre, l&#8217;Unione Sovietica usò il suo <strong>veto</strong> per bloccare una risoluzione delle Nazioni Unite che la condannava per l&#8217;abbattimento dell&#8217;aereo.</p>



<p>L&#8217;11 settembre 1992, <strong>Boris Eltsin </strong>riconobbe ufficialmente l&#8217;esistenza delle prove della tragedia e promise di fornire al governo sudcoreano una trascrizione del contenuto dei registratori di volo trovati nei file del KGB. Il dramma di quell&#8217;anno produsse numerosi corollari ma il più importante, forse, fu quello che indusse Reagan ad accelerare la tempistica per l&#8217;<strong>uso civile del GPS</strong>. Gli Stati Uniti avevano già lanciato in orbita quasi una dozzina di satelliti che avrebbero potuto aiutare a localizzare i loro velivoli. Ma l&#8217;uso del sistema era limitato. Ci sono voluti più di 10 miliardi di dollari e più di 10 anni perché la seconda versione del sistema GPS degli Stati Uniti fosse completamente fruibile. Nel 1995, come promesso, diventò disponibile per le aziende private compiendo una vera rivoluzione.</p>



<p></p>



<p></p>



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		<title>Letture &#8211; Ecco le vere ragioni delle sanzioni Usa contro Russia Today</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/letture-ecco-le-vere-ragioni-delle-sanzioni-usa-contro-russia-today.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2024 08:55:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1453" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240922095754416_0b7bece8fef5896493a224904e002010.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240922095754416_0b7bece8fef5896493a224904e002010.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240922095754416_0b7bece8fef5896493a224904e002010-600x454.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240922095754416_0b7bece8fef5896493a224904e002010-300x227.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240922095754416_0b7bece8fef5896493a224904e002010-1024x775.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240922095754416_0b7bece8fef5896493a224904e002010-768x581.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240922095754416_0b7bece8fef5896493a224904e002010-1536x1162.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Usa cercano il monopolio dell'informazione. Ma come  l'Urss, non risolveranno i problemi interni cercando colpe all'esterno.</p>
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<p></p>



<p><strong><em><a href="https://eng.globalaffairs.ru/analytics/editors-column/">Fyodor Lukyanov</a> è direttore di Russia in Global Affairs, oltre che docente di Affari Internazionali presso l&#8217;Alta Scuola di Economia di Mosca. Questo articolo è stato in origine pubblicato <a href="https://rg.ru/2024/09/17/fedor-lukianov-o-sankciiah-ssha-dlia-rt-vnutrenniaia-neuverennost-zapadnyh-media-podstegivaet-zhelanie-izbavitsia-ot-konkurentov.html">sulla Rossiskaja Gazeta</a>.</em></strong></p>



<p>Verso la fine del 1986<strong> Yegor Ligachev</strong>, segretario del Comitato centrale del Partito comunista sovietico, e <strong>Viktor Chebrikov</strong>, allora capo del KGB, proposero al Paese di porre fine alla pratica di disturbare le stazioni radio straniere. &#8220;Voci nemiche&#8221; era il termine popolare usato all&#8217;epoca per descrivere queste trasmissioni dall&#8217;estero.</p>



<p>Naturalmente, i due importanti funzionari non erano imbevuti di idee borghesi quando cercarono di porre fine al disturbo radiofonico. <strong>Stavano in realtà adottando un approccio imprenditoriale.</strong> La coppia spiegò al Comitato centrale che il blocco era costoso ma non molto efficace, date le dimensioni del Paese. Quindi, fu suggerito di abbandonare il disturbo del segnale e di dirottare i fondi verso misure di contropropaganda. Ciò significava un lavoro più attivo con il pubblico straniero per comunicare le opinioni dell&#8217;Unione Sovietica sugli eventi mondiali.</p>



<p>Alcune settimane dopo, in un incontro con il presidente degli Stati Uniti <strong>Ronald Reagan</strong> in Islanda, <strong>il leader dell&#8217;URSS Mikhail Gorbachev sollevò la questione</strong>. Disse: &#8220;La vostra stazione radio Voice of America trasmette 24 ore su 24 in molte lingue da stazioni che avete in diversi Paesi in Europa e Asia, mentre noi non possiamo presentare il nostro punto di vista al popolo americano. Quindi, per amore dell&#8217;uguaglianza, dobbiamo bloccare le trasmissioni di Voice of America&#8221;. Gorbachev offriva di smettere di bloccare VOA se la sua controparte avesse accettato di lasciare che Mosca avesse una frequenza per fare lo stesso negli Stati Uniti. Reagan promise evasivamente di consultarsi al suo ritorno a casa. Alla fine, i sovietici smisero di bloccare le stazioni radio straniere unilateralmente, senza alcun accordo.</p>



<p>Gli eventi degli ultimi giorni hanno echi di questa vecchia storia. <strong>Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha dedicato un intero discorso a RT</strong>, che è soggetta a sanzioni di &#8220;blocco completo&#8221; (questa è una nuova formula!) per il suo presunto lavoro distruttivo e sovversivo in tutto il mondo. Secondo Blinken e le agenzie di intelligence americane a cui lui fa riferimento, la minaccia rappresentata dalla compagnia russa è del massimo ordine e richiede le misure più decisive da tutti gli alleati di Washington.</p>



<p>L&#8217;efficacia del gruppo mediatico non è stata tanto confermata quanto certificata, e da rappresentanti di spicco dei suoi rivali.</p>



<p>Potremmo deplorare le violazioni della libertà di espressione e le restrizioni al pluralismo di opinione, ma non ha molto senso farlo. Tali nozioni dovrebbero essere promosse solo in relazione allo spazio informativo interno dei singoli Paesi; a livello nazionale, sono un prerequisito indispensabile per uno sviluppo normale. <strong>Quanto alle fonti di informazione straniere, le persone generalmente le percepiscono come strumenti di influenza.</strong></p>



<p>E non dipende molto dal tipo di sistema socio-politico esistente in un dato Stato. Più completo è l&#8217;ambiente informativo e comunicativo, maggiore è il suo impatto sul comportamento delle persone e più acuto è il desiderio dei Governi di rafforzare il controllo sul flusso di idee e analisi. <strong>La sfera mediatica internazionale è deliberatamente ideologica, elettrizzata e conflittuale.</strong> Da qui le osservazioni, diciamo così, insolite di Blinken secondo cui RT dovrebbe essere trattata &#8220;come un&#8217;agenzia di intelligence&#8221;.</p>



<p>Quanto sono efficaci le tattiche di restrizione delle opinioni alternative e di blocco delle onde radio? I compagni Ligachev e Chebrikov giustamente sottolineavano che i costosi sforzi per bloccare le emittenti ostili non erano, per usare un eufemismo, particolarmente efficaci. Peggio ancora, come ben ricorda l&#8217;autore, il fatto stesso che le autorità stessero combattendo le voci delle radio straniere ebbe l&#8217;effetto opposto a quello desiderato: <strong>se stavano mettendo a tacere le voci, significava che avevano paura della verità.</strong> E, alla fine dell&#8217;era sovietica, questa opinione non era solo diffusa tra l&#8217;intellighenzia di prima linea, anche molte &#8220;persone comuni&#8221; non si preoccupavano affatto dei canali ufficiali.</p>



<p>Nel loro incontro in Islanda, Reagan replicò all&#8217;appello di Gorbachev dicendo che, a differenza dei sovietici, &#8220;riconosciamo la libertà di stampa e il diritto delle persone ad ascoltare qualsiasi punto di vista&#8221;. <strong>Il presidente degli Stati Uniti non aveva dubbi sulla superiorità del sistema americano sotto tutti gli aspetti.</strong> Di conseguenza, le richieste di pluralismo dell&#8217;informazione, allora e in seguito, riflettevano la fiducia di Washington di poter uscire vittoriosa da qualsiasi competizione. E così, dopo alcuni anni, gli Stati Uniti ottennero un monopolio di fatto sull&#8217;interpretazione di tutto.</p>



<p>In effetti, le risorse totali dei media occidentali, principalmente in lingua inglese, sono incomparabilmente maggiori di quelle che tutti i portatori di punti di vista alternativi possono offrire, in questo momento.<strong> Ma l&#8217;insicurezza interna sta crescendo da sola, alimentando il desiderio di recintare lo spazio informativo.</strong></p>



<p>Dallo stesso copione statunitense derivano i tentativi di spiegare i conflitti interni e le contraddizioni accumulate in America indicando una perniciosa influenza esterna. Questa è stata anche l&#8217;esperienza sovietica. Tuttavia,<strong> l&#8217;URSS non ha risolto i propri problemi incolpando cause esterne</strong>. Infatti, man mano che i suoi problemi crescevano, quegli stessi fattori esterni hanno iniziato a esacerbarli.</p>



<p>Le azioni punitive mirate possono creare ostacoli per qualsiasi organizzazione, non c&#8217;è dubbio. Soprattutto quando provengono da quello che è ancora il Paese più potente del pianeta. <strong>Ma la storia americana ci insegna che i monopoli non durano per sempre.</strong> Prima o poi, un cartello diventa un freno allo sviluppo, poi diventa oggetto di misure per smantellarlo.</p>



<p><strong>Fyodor Lukyanov</strong></p>
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		<title>La Cia delle origini e la politica estera Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-cia-delle-origini-e-la-politica-estera-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Nov 2023 13:12:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Central Intellicence Agency (Cia)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[politica estera Usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/Agenzia_Fotogramma_IPA7617572-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/Agenzia_Fotogramma_IPA7617572-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/Agenzia_Fotogramma_IPA7617572-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/Agenzia_Fotogramma_IPA7617572-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/Agenzia_Fotogramma_IPA7617572-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/Agenzia_Fotogramma_IPA7617572-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/Agenzia_Fotogramma_IPA7617572-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/Agenzia_Fotogramma_IPA7617572-2048x1363.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Come già prima della guerra al terrorismo la Cia sia stato un attore indispensabile della politica estera americana</p>
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<p>Per i presidenti americani la <strong><em>Central Intelligence Agency</em></strong>, i suoi capi e i suoi agenti sono da sempre uno strumento di <a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-ombra-della-casa-bianca-cosa-svelano-i-viaggi-del-capo-della-cia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>politica estera</strong></a> imprescindibile. Spesso quando il dipartimento di Stato e il Pentagono non trovano l’accordo su come far avanzare gli interessi di Washington nel mondo arriva il momento per gli uomini della Cia di entrare in azione. Ma come l&#8217;Agenzia di Langley ha davvero contribuito a plasmare le relazioni internazionali degli Stati Uniti nel secolo scorso?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nascita del mito&nbsp;</h2>



<p>Nonostante il Novecento&nbsp;sia stato il secolo americano stupisce che gli <strong>Stati Uniti</strong> si siano dotati di un’organizzazione ben strutturata e deputata al recupero di informazioni e segreti del nemico solo nel 1947 con un chiaro scopo: evitare alla nazione il ripetersi dello choc di Pearl Harbor. Per salvaguardare le priorità dell’America e respingere il più possibile l’avanzata dell’Unione Sovietica, l&#8217;Agenzia comincia sin da subito a far ricorso alle <em><strong>covert </strong></em><strong><em>operation</em> </strong>in territorio ostile. Una prassi ben vista da alcuni dei più importanti direttori della <strong>Cia</strong>, Allen Dulles, Richard Helms, William Colby e William Casey, i quali avevano fatto parte dell’<em>Office of Strategic Services</em> (Oss), l’antesignano della Cia specializzato nell’invio durante la Seconda guerra mondiale di squadre di spie e sabotatori nel Vecchio Continente.&nbsp;</p>



<p>Per l’Agenzia d&#8217;intelligence i primi risultati arrivano con i <strong>colpi di Stato</strong> pro-Stati Uniti in Iran nel 1953 e l’anno dopo in Guatemala. È il direttore Dulles, forte di questi “successi”, a convincere il presidente Dwight Eisenhower che le <strong>operazioni segrete</strong> siano il proiettile d’argento in grado di ottenere con metodi illegali i risultati auspicati in politica estera. Lo stesso Eisenhower arriva a definirla una necessità “sgradevole ma vitale”. Da Cuba all’Iran passando per l’Indonesia e diversi anni più tardi il Vietnam e il Cile, per citare solo alcuni casi, Washington scoprirà presto però che non è sempre l’opzione migliore.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Nel bene o nel male tutti i capi della Cia contribuiscono a fare la storia. Quando nel 1962 vengono registrate attività sospette a <strong>Cuba</strong> in pochi nell’amministrazione di <strong>John Fitzgerald Kennedy</strong> ritengono che l’<strong>Unione Sovietica </strong>stia davvero installando missili nucleari a pochi passi dalla Florida.&nbsp;L’allora direttore John McCone è l’unico ad interpretare correttamente i piani di Mosca e a convincere il presidente del pericolo di una guerra tra le due superpotenze. Nel 1979 invece Stansfield Turner non coglie gli allarmi dell’imminente rivoluzione in <strong>Iran</strong>, una debacle storica che affossa il sogno di Jimmy Carter di un secondo mandato alla Casa Bianca e le cui conseguenze sono ancora visibili ai nostri giorni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I giochi pericolosi della Cia</h2>



<p>Tra il 1946 e il 2001 la Cia interferisce in vari modi in almeno 81 elezioni in tutto il mondo e pianifica numerosi omicidi politici. Ai tempi della <strong>Guerra Fredda</strong> e al culmine della propria potenza, secondo Don Gregg, responsabile di una stazione Cia,&nbsp;l’organizzazione “aveva un’ottima reputazione e un pessimo curriculum”. Consapevole delle accuse rivolte all’Agenzia e delle trame del Watergare che avrebbero invischiato <strong>Richard Nixon</strong>, a metà degli anni Settanta Colby rende pubblici i segreti dell’organizzazione, i cosiddetti “gioielli di famiglia”. Un’operazione che secondo molti commentatori salva Langley ma fa guadagnare allo stesso Colby non pochi nemici. Nel 1996 la sua morte improvvisa sopravvenuta per un incidente in barca rimane ancora oggi uno dei più grandi misteri americani.&nbsp;</p>



<p>L’immagine della Cia come <em>bad guy</em> della politica estera americana viene rafforzata dal direttore Casey il quale sotto la presidenza di <strong>Ronald Reagan</strong> ingaggia una lotta senza confini contro il regime sovietico e arma i <em>mujaheddin </em>afghani contro Mosca. Per lui la caduta dall’olimpo avviene a causa del suo coinvolgimento nello <em>scandalo Iran-Contras </em>che prevede la vendita di armi al nemico iraniano al fine di convincere Hezbollah a liberare gli ostaggi americani in Libano per poi trasferire i soldi guadagnati ai guerriglieri in lotta contro il governo sandinista in Nicaragua. Le sue manovre sono considerate così spregiudicate che un senatore, dopo la morte di Casey per un tumore al cervello proprio nel momento in cui la bufera politica imperversa a Washington, chiede di vedere il suo cadavere per essere sicuro del decesso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una sedia che scotta</h2>



<p>Nei primi decenni dalla sua fondazione il ruolo di capo delle spie non è&nbsp;particolarmente ambito in quanto considerato il capro espiatorio preferito dagli inquilini della <strong>Casa Bianca</strong>. Dopo la disastrosa invasione della Baia dei Porci Kennedy vorrebbe ridurre l&#8217;Agenzia &#8220;in mille pezzi”. Nixon attribuisce la sua sconfitta alle elezioni del 1960 ai &#8220;pagliacci di Langley”. È per questo motivo che il futuro presidente George H. W. Bush, ricevendo nel 1976 la nomina a capo delle spie, è convinto che si tratti di un espediente per porre fine alle sue ambizioni politiche.</p>



<p>“Un presidente non abolirebbe mai la Cia perché a quel punto non avrebbe più nessuno da incolpare” riporta il giornalista Chris Whipple. Non solo. Così facendo si priverebbe infatti di un attore strategico per le relazioni internazionali Usa. Sempre che i rapporti tra i due centri di potere siano ottimali. Nonostante sia innegabile la pericolosità delle operazioni in territorio nemico la missione più delicata dell&#8217;Agenzia era, e lo è ancora, affidata al suo direttore ogni volta che fa il suo ingresso nello <strong>Studio Ovale</strong>. Helms affermava che &#8220;non è sufficiente suonare il campanello. Devi fare in modo che qualcuno dall&#8217;altra parte lo senta&#8221;. E questo è un compito che può essere svolto da un&#8217;unica persona.</p>
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		<title>Perché negli Usa ora è scattato l&#8217;allarme per gli incidenti aerei</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/perche-negli-usa-ora-e-scattato-lallarme-per-gli-incidenti-aerei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230906153437940_1e93fd385d627985065da7fc299d9af0-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230906153437940_1e93fd385d627985065da7fc299d9af0-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230906153437940_1e93fd385d627985065da7fc299d9af0-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230906153437940_1e93fd385d627985065da7fc299d9af0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230906153437940_1e93fd385d627985065da7fc299d9af0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230906153437940_1e93fd385d627985065da7fc299d9af0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230906153437940_1e93fd385d627985065da7fc299d9af0-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230906153437940_1e93fd385d627985065da7fc299d9af0-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il New York Times e il Washington Post lanciano l'allarme per possibili incidenti gravi nel settore aereo americano</p>
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<p>7 agosto 2023. Aeroporto di Phoenix. Il controllore di volo dà il via libera all’<em>American Flight 1388</em> e istruisce il pilota a dirigersi a destra subito dopo il decollo. Per errore il pilota però virerà a sinistra finendo a meno di 200 metri da un altro velivolo. Solo il provvidenziale intervento di un altro controllore, accortosi di quanto stava per accadere, eviterà l’impatto a mezzaria. Un salvataggio a pochi secondi dall’irreparabile che, si scopre adesso, negli <strong>Stati Uniti </strong>non è affatto un caso isolato.&nbsp;</p>



<p>L’ultimo <strong>incidente aereo</strong> in America è avvenuto nel febbraio del 2009 quando un velivolo della <em>Continental </em>si schiantò su una casa nei pressi di Buffalo nello stato di New York. Nella tragedia persero la vita 49 persone. “L’assenza di disastri aerei non deve far pensare che ci sia sicurezza”, ha dichiarato Jennifer Homendy, a capo del <em>National Transportation Safety Board</em>. </p>



<p>Un&#8217;<a href="https://www.nytimes.com/interactive/2023/08/21/business/airline-safety-close-calls.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inchiesta</a> del <em>New York Times</em>, sulla base dei dati della <em>Federal Aviation Administration</em> (Faa), dei report consultati e delle interviste condotte, svela infatti come solo nel mese di luglio si siano registrati 46 <em><strong>close calls</strong></em> nel settore delle aerolinee commerciali. Se si prendono in considerazione i dati della Nasa il numero di mancati incidenti nell’ultimo anno raggiunge le circa 300 unità. </p>



<p>I rigorosi training a cui si sottopongono piloti e controllori di volo e la tecnologia in grado di far scattare allarmi all&#8217;occorrenza non sembrano più sufficienti a garantire la riduzione del pericolo. Il problema maggiore riguarda la mancanza di personale nelle torri di controllo. È stato stimato che al mese di maggio solo tre delle 313 strutture di controllo aereo avevano un numero adeguato di operatori in servizio. A molti controllori viene poi richiesto di lavorare sei giorni su sette. Lo stress sull’intera rete è inoltre acuito dal fatto che il <strong>traffico nei cieli</strong> nel frattempo è tornato ai livelli pre-Covid. In un report confidenziale si legge che “i controllori fanno errori in continuazione. Il morale è a terra. È solo questione di tempo prima che avvenga qualcosa di catastrofico”.&nbsp;</p>



<p>Le criticità dovute alla mancanza di operatori nelle torri di controllo sono però tutt&#8217;altro che recenti e risalgono addirittura agli anni Ottanta quanto il presidente <strong>Ronald Reagan</strong> licenziò oltre 11mila dipendenti in sciopero. Da allora la Faa non è riuscita a stare al passo delle successive ondate di pensionamenti e durante la pandemia molti altri lavoratori hanno abbandonato il settore. </p>



<p>A distanza di pochi giorni dall’inchiesta del <em>New York Times</em>, un altro quotidiano ha lanciato un ulteriore allarme per il settore aereo negli Stati Uniti. Il <em>Washington Post</em> ha riportato come le autorità federali stiano investigando <a href="https://it.insideover.com/societa/piloti-inidonei-al-volo-lo-scandalo-che-preoccupa-laeronautica-usa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quasi 5000 piloti sospettati</a> di aver prodotto <strong>dichiarazioni mediche mendaci </strong>nascondendo condizioni di salute che avrebbero impedito loro di volare. L’inizio delle indagini da parte della Faa risalirebbe a due anni fa e avrebbe riguardato veterani dell’esercito beneficiari anche di sussidi per disabilità del tutto incompatibili con l’esercizio della professione. Sino ad ora, solo la metà dei casi sarebbe stata chiusa e circa 60 piloti sarebbero stati classificati come un “chiaro<strong> pericolo alla sicurezza aerea</strong>”. </p>



<p>L’idoneità psicofisica al volo è una materia delicata e negli ultimi anni è finita spesso al centro delle cronache. La comunità degli esperti ritiene che gli incidenti aerei in Cina nel 2022 e in Francia nel 2015 siano stati causati da piloti suicidi. Con tutta probabilità anche il caso della scomparsa del Boeing della <strong>Malaysian Airlines</strong> sull’Oceano Indiano potrebbe aggiungersi a questa lista.&nbsp;</p>



<p>Lo <strong>scandalo dei piloti </strong>chiama inoltre in causa il sistema di benefit messo in piedi dal dipartimento per gli affari dei veterani su pressione del Congresso. Come svelato dal quotidiano della capitale, la concessione di una generosa copertura agli ex combattenti delle guerre in Afghanistan e Iraq in diversi casi ha attirato pratiche fraudolente. Il paradosso di due decenni di <strong>interventi militari Usa</strong> è che avevano l’obbiettivo di garantire la sicurezza in patria e all’estero ma indirettamente hanno contribuito a creare un inatteso <strong>rischio nei cieli americani</strong>. </p>
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		<title>Il grande errore dell&#8217;Occidente con Gorbačëv</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-grande-errore-delloccidente-con-gorbacev.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 08:24:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Muro di Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-300x201.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-1024x686.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-768x515.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-1536x1029.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-2048x1372.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Era il 12 giugno 1987 quando l&#8217;allora presidente degli Stati Uniti d&#8217;America Ronald Reagan, al cospetto della porta di Brandeburgo a Berlino, pronunciò la mitica frase “Mr Gorbacev, tear down this wall!”. Il 1984 aveva visto l&#8217;inizio di un ripensamento da parte dell&#8217;amministrazione americana. Cambiamenti nelle persone, compresi l&#8217;addio di Richard Pipes, ma anche del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-errore-delloccidente-con-gorbacev.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-300x201.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-1024x686.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-768x515.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-1536x1029.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220228092329859_9bdbab5c244376822b13c14e9d4b49cf-2048x1372.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Era il 12 giugno 1987 quando l&#8217;allora presidente degli Stati Uniti d&#8217;America <strong>Ronald Reagan</strong>, al cospetto della porta di Brandeburgo a Berlino, pronunciò la mitica frase “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=WX00QkvK-mQ"><em>Mr Gorbacev, tear down this wall</em>!</a>”. Il 1984 aveva visto l&#8217;inizio di un ripensamento da parte dell&#8217;amministrazione americana. Cambiamenti nelle persone, compresi l&#8217;addio di Richard Pipes, ma anche del direttore del Consiglio per la sicurezza nazionale William Clark, contribuirono ad aprire la strada a nuove iniziative. Un discorso del 1984 del presidente sulle somiglianze nelle qualità umane dei popoli degli Stati Uniti e dell&#8217;Unione Sovietica, pur essendo un classico stratagemma elettorale, segnò un cambio di passo dal <em>Rambo style </em>verso una nuova fase fatta di negoziati. L&#8217;anno seguente fu dominato dall&#8217;avvento di <strong>Mikhail Gorbačëv</strong> alla leadership dell&#8217;URSS, nel mese di marzo. In Europa, nel frattempo, si apriva la grande stagione degli attentati di matrice libica.</p>
<h2><em>Glasnost</em> e<em> Perstroika</em></h2>
<p>Il libretto ampiamente letto di Gorbačëv, <strong><em>Perestroika</em></strong>, pubblicato nel 1988, pur richiamandosi al leninismo delle origini, fu una ventata di aria fresca fermamente antistalinista e critica nei confronti della stagnazione brezneviana. Le trasformazioni pensate da Gorbačëv, tuttavia, non trovarono il contrappeso di mutamenti all&#8217;interno del sistema politico: il cambiamento sociale superò in velocità la capacità di adattamento della struttura statuale. Le nuove forze presenti nella società sovietica si scontrarono con la resistenza di vecchi valori e strutture politiche antidiluviane. Il sistema sovietico fu in grado di mascherare le proprie debolezze grazie all&#8217;abbondanza delle sue risorse. Il reddito in valuta pesante legato alle esportazioni di petrolio copriva i deficit produttivi, annullando gli incentivi a impegnarsi in riforme sostanziali. Se si aggiunge a tutto questo il declino della qualità dei servizi pubblici e della moralità generale, si ha il quadro di una &#8220;superpotenza incompleta&#8221;, come la definì Paul Dibb nel suo omonimo libro uscito nel 1988.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="President Ronald Reagan Clip: &quot;Tear Down This Wall&quot;" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/WX00QkvK-mQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Se in passato una certa vulgata della fine della Guerra Fredda ha accusato Gorbačëv di essere il fautore del collasso del sistema più che del crollo di un regime, oggi la storia rivaluta la cautela e anche un certo attendismo con il quale procedette ad introdurre le riforme. La <strong><em>glasnost</em></strong> apparve non come un apripista per la denuncia complessiva della vita sovietica ma necessaria alla democratizzazione della società affinché potesse andare avanti. Da qui anche l&#8217;accusa che la trasparenza fosse meramente il diritto di criticare tutto ciò che rientrasse nell&#8217;ambito delle sole riforme di Gorbačëv. Il giudizio della storia, forse, avrebbe dovuto essere più clemente nell&#8217;immediato e anche dopo. Un uomo che rappresentava una novità, per età e per idee, all&#8217;interno della dirigenza sovietica, in un Paese impoverito e fiaccato da due guerre mondiali e cinquant&#8217;anni di Guerra Fredda, non avrebbe potuto dall&#8217;oggi al domani optare per la briglia sciolta: ne sarebbe conseguita una tragedia epocale. Alcuni gesti simbolici come la pubblicazione del <em>Dottor Zivago</em> nel 1987, la liberazione dall&#8217;esilio siberiano di Andrei Sacharov, la proiezione pubblica del film <em>Pentimento</em> furono tutti segni che il leader sovietico lanciò al mondo ma soprattutto al &#8220;suo&#8221; Politburo.</p>
<p>La conclusione logica della <em>glasnost </em>fu l&#8217;accettazione della legittimità dell&#8217;opposizione al partito comunista abrogando l&#8217;<strong>articolo 6 della Costituzione sovietica</strong> che ne garantiva il ruolo di guida. Fu difficile ignorare il paradosso di un Gorbačëv che spingeva a favore dell&#8217;elezione popolare dei deputati ma si rifiutava di sottomettersi al voto popolare. Una scelta incomprensibile alla luce della ragione democratica, ma che forse allora fu strumento di protezione delle riforme che dovevano proseguire lentamente. Una scelta che pagò a caro prezzo perdendo credibilità presso la sinistra, che iniziò a vedere Boris Yeltsin come un leader alternativo. Gorbačëv apparve sensibile solo a tratti alle aspirazioni all&#8217;autonomia delle repubbliche e di determinati gruppi etnici al loro interno: anche questo aspetto fu giudicato negativamente dall&#8217;Occidente. Che liberalizzatore è colui il quale non concede immediatamente l&#8217;indipendenza ai popoli che lo chiedono? Oggi sappiamo e riconosciamo che, forse, quel processo avrebbe dovuto essere meglio digerito e meno tumultuoso. Pur riconoscendo il sacrosanto <strong>principio di autodeterminazione dei popoli</strong>.</p>
<h2>Il colpo di Stato e il crollo dell&#8217;URSS</h2>
<p>Questi fatti costituiscono lo sfondo del <strong>colpo di Stato dell&#8217;agosto 1991</strong>. Il 20 agosto di quell&#8217;anno, dopo il fallimento del golpe, un giovane <strong>Vladimir Putin</strong> lasciava il KGB.</p>
<p>Un solo uomo fu decisamente incapace di convincere della sua identità di genuino riformatore, né in patria e forse neanche all&#8217;estero, ove riscontrò le simpatie dei liberali ma meno quelle dell&#8217;élite radical chic, le stesse che si fecero affascinare da un uomo come l’ayatollah Khomeini. Tantomeno riuscì a convincere i conservatori in casa. Il resto è storia: <strong>un sistema di prezzi impazzito</strong>, crescente <strong>scarsità dei beni</strong>, <strong>inflazione</strong> dilagante, malcontento, profughi. La <strong>terapia shock</strong> per l&#8217;URSS non funzionò, tantomeno per la Russia, perché il cambiamento repentino raramente nella storia è destinato a durare.</p>
<p>Alla vigilia della campagna elettorale presidenziale del 1992, <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/george-kennan-teorico-del-contenimento-e-padre-della-guerra-fredda.html"><strong>George Kennan</strong></a> pubblicò sul <em>New York Times </em>un articolo intitolato <em>Il GOP ha vinto la Guerra Fredda</em>? <em>Ridicolo</em>. Per l&#8217;uomo del <em>Long telegram</em>, la Guerra Fredda era stata una lunga e dispendiosa rivalità politica basata da entrambi i lati su valutazioni irrealistiche della controparte e distorsioni percettive. La <em>Cold War</em> di Walter Lippmann fu percepita come una vera guerra, pertanto, presumibilmente, una delle due superpotenze se ne sarebbe chiamata comunque vincitrice. Gli Stati Uniti ne avevano ben donde in fatto di potere, ricchezza e prestigio internazionale.</p>
<h2>Cosa andò storto?</h2>
<p>Nelle ore in cui qualcuno tenta di non prendere posizione nei confronti dell&#8217;aggressione russa all&#8217;Ucraina attraverso se e ma, occorre però con onesta e giusta distanza storica ripercorrere quella fase di trent&#8217;anni fa, per concentrarsi su cosa è andato storto in Russia e nei confronti della Russia. Percepire il crollo dell&#8217;URSS, al di là del suo valore democratico, come il modo per dare a quel sistema traballante il colpo di grazia non fu saggio. Tant&#8217;è che quell&#8217;universo non ha generato una nazione aperta e democratica, ha lasciato dietro di sé un florilegio di democrature, alcune delle quali arrancano dietro il processo europeo e non ha tantomeno creato un humus di sicurezza per l&#8217;Occidente .</p>
<p>Alla fine degli anni Ottanta non si è voluto o potuto rispondere alle richieste di aiuto di Gorbačëv, che chiese a gran voce una mediazione che accompagnasse (in maniera graduale) il passaggio delicato di Mosca verso la liberalizzazione. Gli demmo un premio Nobel e si preferì vincere il punto partita invece di sostenerlo. Una grande ingenuità mista a scarsa lungimiranza. Ci sarebbe voluta una Pace di Westfalia, più accorta, più cadenzata e capillare. La fretta colpevole con la quale è stata creata la Russia contemporanea resta la ragione madre che ne ha conservato la tendenza illiberale (che uccide e avvelena il dissenso, nel senso letterale del termine), l’isolamento, la povertà, nonché permesso l&#8217;<em>escalation</em> degli ultimi giorni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-errore-delloccidente-con-gorbacev.html">Il grande errore dell&#8217;Occidente con Gorbačëv</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Da Reagan a Biden: lo Stato e l&#8217;economia negli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/reagan-biden-stato-economia-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2021 15:15:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="economia usa biden trump reagan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane l&#8217;amministrazione statunitense di Joe Biden ha promosso importanti misure di stimolo economico, studiate dal segretario al Tesoro Janet Yellen e dai suoi team di consiglieri per portare il Paese oltre la crisi del Covid-19, rafforzare una ripresa già avviata dalla campagna vaccinale e guardare al futuro. Dopo l&#8217;American Rescue Plan da 1,9 trilioni di dollari approvato dal &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/reagan-biden-stato-economia-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/reagan-biden-stato-economia-usa.html">Da Reagan a Biden: lo Stato e l&#8217;economia negli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="economia usa biden trump reagan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/biden-economia-usa-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle ultime settimane l&#8217;amministrazione statunitense di <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Joe Biden</a> </strong>ha promosso importanti misure di stimolo economico, studiate dal segretario al Tesoro <strong>Janet Yellen </strong>e dai suoi team di consiglieri per portare il Paese oltre la crisi del Covid-19, rafforzare una ripresa già avviata dalla c<strong>ampagna vaccinale </strong>e guardare al futuro. Dopo l&#8217;American Rescue Plan da 1,9 trilioni di dollari approvato dal Congresso a marzo, che include misure di helicopter money, sostegni al reddito dei cittadini, aumenti dei crediti d&#8217;imposta, finanziamenti per la scuola e la sanità, Biden e il suo staff lavorano ora a un nuovo piano dal valore analogo per il rilancio delle <strong>infrastrutture, </strong>fisiche e digitali, necessarie a connettere il Paese.</p>
<h2>Sanare le vulnerabilità dell&#8217;America</h2>
<p>La <a href="https://it.insideover.com/economia/spesa-in-deficit-infrastrutture-e-industria-come-sara-la-bidenomics.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Bidenomics </strong>riporta</a> al centro del discorso lo Stato come promotore di investimenti, crescita, occupazione; promuove tesi care già all&#8217;amministrazione Trump e alla sinistra democratica di Bernie Sanders sulla re-industrializzazione del Paese e il <em>reshoring </em>delle produzioni strategiche (dalla tecnologia alla sanità); a livello aggregato, insomma, perora un rafforzamento dell&#8217;autorità pubblica come garante di ultima istanza della sicurezza economica. &#8220;Sicurezza&#8221; è anche il concetto chiave attorno a cui ruota l&#8217;intervista realizzata da Ezra Klein del <em>New York Times </em>al capo del <strong>National Economic Council </strong>della Casa Bianca, <a href="https://www.nytimes.com/2021/04/09/opinion/ezra-klein-podcast-brian-deese.html?showTranscript=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l&#8217;ex consigliere di Barack Obama e alto dirigente di BlackRock <strong>Brian Deese</strong>.</a> Nell&#8217;intervista Deese insiste sulle vulnerabilità a cui è sottoposta l&#8217;economia Usa: vulnerabilità di fronte all&#8217;ascesa di rivali come la Cina, vulnerabilità per la de-industrializzazione, vulnerabilità per le disuguaglianze, vulnerabilità per il problema della <strong>crisi ecologica</strong>, vulnerabilità per quelle che ritiene essere stata la somma di politiche di disincentivo all&#8217;azione pubblica realizzate dagli Usa negli ultimi decenni.</p>
<p>Di fronte all&#8217;ascesa come rivale economico e come concorrente temibile nel settore chiave degli equilibri del presente, la <strong>tecnologia, </strong>di un Paese guidato da un forte capitalismo di Stato come la Cina e a un&#8217;ampia gamma di fragilità che la pandemia e problematiche quali il caso <strong>George Floyd</strong> hanno acuito la risposta di Biden, esplicitata da Deese, si fonda sul &#8220;ritorno dello Stato&#8221;. I democratici e molti commentatori hanno visto in questa mossa una svolta rispetto a una retorica politica inaugurata da <strong>Ronald Reagan </strong>e dalla rivoluzione neo-liberista all&#8217;inizio degli Anni Ottanta. Ma le cose stanno davvero così?</p>
<h2>Lo Stato e l&#8217;economia negli Usa</h2>
<p>La realtà dei fatti è che nell&#8217;America contemporanea lo Stato non se ne è mai andato. Non se ne è andato ai tempi di <strong>Reagan </strong>e <strong>George Bush senior, </strong>in cui il conflitto muscolare sugli armamenti e la rivalità strategica con l&#8217;Urss prima e la Guerra del Golfo poi trainarono un boom nella spesa per gli armamenti che portò ai picchi massimi la spesa pubblica e il debito statunitense; nello stesso periodo il Pentagono e le sue strutture iniziavano l&#8217;operazione di &#8220;inseminazione&#8221; del <strong>tessuto industriale </strong>statunitense che nei decenni successivi avrebbe favorito l&#8217;esplosione delle nuove tecnologie, saldamente controllate dagli apparati federali.</p>
<p>Lo Stato non se ne è nemmeno andato durante l&#8217;era narrativamente più favorevole alla globalizzazione targata <strong>Bill Clinton </strong>e durante la presidenza di <strong>George W. Bush: </strong>semmai, ha disatteso diversi suoi obiettivi di fondo facendosi portavoce del mito della <em>deregulation </em>massiccia e sostenitore della tecnostruttura neoliberista che ha ridato spazio alla finanza d&#8217;assalto, ai trattati di libero scambio, alla sardana culminata nella Grande Crisi del 2007-2008 da un lato e ibridato <strong>apparati federali </strong>e <strong>complesso militare-industriale </strong>dopo le guerre di inizio millennio dall&#8217;altro. Un matrimonio tra la moneta e la spada che ha retto l&#8217;approccio politico del governo federale fino al crac di Lehmann Brothers.</p>
<p>Durante le amministrazioni di Barack Obama e Donald Trump si è gradualmente avviata una nuova postura dello Stato a stelle e strisce che oggi Biden interpreta a suo modo e rafforza alla luce della crisi del Covid-19. La ripresa economica dopo la <strong>Grande Recessione </strong>ha portato con sé profonde riflessioni sulla natura sempre più vulnerabile del sistema-Paese statunitense e sul miglior modo per ibridare sicurezza, prosperità e progresso sociale ed economico per la popolazione.</p>
<p>Il tema della <strong>geopolitica della protezione, </strong>la necessità di vegliare in forma sempre più strategica i settori-chiave e di scrutinare attraverso apparati ad hoc (Cfius in testa) gli investimenti stranieri nel Paese, la spinta a rilanciare la competitività dell&#8217;America sono state comprese dalle ultime amministrazioni, per quanto declinate in maniera diversa con progetti rivelatisi, in ultima istanza, incompleti. Obama puntava a saldare con la forza del sistema economico statunitense un blocco commerciale dato dalla somma del Ttip (sul fronte euroatlantico) e del Tpp (nell&#8217;area indo-pacifica) per mettere ai margini la Cina e ricostruire catene del valore centrate sugli Usa. Entrambi i trattati non sono arrivati alla conclusione definitiva. <strong>Trump, </strong>invece, ipotizzava<a href="https://it.insideover.com/economia/decollo-di-wall-street-e-disuguaglianze-i-due-volti-della-trumpnomics.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> un&#8217;ibridazione tra nazionalismo economico</a> basato sul rifiuto dei trattati di libero scambio, investimenti per infrastrutture interne e stimoli fiscali per creare un mix economico mirante soprattutto al ritorno in patria delle grandi produzioni manifatturiere. Di questi tre pilastri, l&#8217;unico veramente edificato è stato quello della <strong>riforma fiscale</strong>.</p>
<h2>La pandemia accelera il cambio di paradigma</h2>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/il-crepuscolo-del-trumpismo-linizio-della-fine-del-sovranismo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L&#8217;ultima fase della presidenza Trump</a>, segnata dallo scoppio della pandemia di Covid-19, ha in un certo senso accelerato un cambio di paradigma che sempre più esperti e esponenti politici, tra Democratici e Repubblicani, ritenevano necessario.</p>
<p>A marzo 2020 il presidente ha siglato un pacchetto bipartisan di aiuti dal valore complessivo di oltre 100 miliardi, che – tra le altre cose – prevede tamponi gratuiti, sussidi di disoccupazione e potenziamento del <strong>programma sanitario </strong><strong>Medicaid</strong><strong>.</strong> A questo progetto ha fatto seguito il primo maxi piano da 2.000 miliardi di dollari, anch’esso approvato a larghissima maggioranza dal Congresso. Si tratta dello stimolo economico più corposo che la storia americana ricordi. Una cifra di molto superiore ai 700 miliardi di dollari, stanziati da <strong>George W. Bush</strong> per salvare le banche dalla crisi finanziaria nel 2008, e agli oltre 800 miliardi di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-barack-obama.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Barack Obama</strong></a>, per contrastare la <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/dossier/il-finanzcapitalismo-secondo-gallino/la-grande-crisi-e-il-fallimento-del-neoliberismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Grande Recessione nel 2009. </a>In tutto questo, non dobbiamo neppure trascurare che <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Trump</a>, </strong>per potenziare la produzione di materiale sanitario, ha sdoganato leggi belliche, come il Defense Production Act del 1950. Apice dell&#8217;intervento pubblico nell&#8217;economia è <a href="https://it.insideover.com/societa/chi-ha-fatto-avere-i-vaccini-agli-usa.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stata l&#8217;operazione <strong>Warp Speed </strong>che ha posto gli Usa</a> all&#8217;avanguardia nella corsa al vaccino a colpi di finanziamenti miliardari.</p>
<h2>La sintesi di Biden</h2>
<p>La pandemia ha dunque reso necessaria una svolta keynesiana fondata su politiche anti-cicliche volte a tamponare gli effetti sanitari, economici e politici della crisi e una tensione generalizzata manifestatasi vivamente nella seconda metà del 2020 e a inizio 2021, con i mesi di fuoco andati dalla morte di George Floyd all&#8217;assalto dell&#8217;Epifania a <a href="https://it.insideover.com/politica/i-pericolosi-dolori-di-una-fragile-superpotenza.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Capitol Hill</strong>.</a></p>
<p>Per rispondere a queste istanze Biden, scavalcando Sanders nelle primarie dem, ha fatto suo un approccio più interventista verso le dinamiche dell&#8217;economia per rafforzare la possibilità, poi realizzata, di strappare alle elezioni di novembre a Trump <a href="https://it.insideover.com/politica/per-sfondare-nella-rust-belt-biden-riscopre-sanders.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">i decisivi Stati della Rust Belt.</a></p>
<p>Negli Usa assieme a Keynes è tornato il ricordo di <strong>Franklin Delano Roosevelt, </strong>fautore del New Deal dopo la Grande Depressione, e assieme a loro è tornato <strong>Karl Polanyi, </strong>il sociologo austro-americano che nella prima metà del Novecento teorizzava come inevitabile il <strong>primato della politica </strong>sull’economia nelle fasi di crisi del capitalismo. Primato ulteriormente reso manifesto dalla guerra tecnologica con la Cina, fattore scatenante assieme al Covid-19 delle manovre massicce che Biden intende operare in termine di ristrutturazione delle catene del valore industriali, rilancio dell&#8217;innovazione e della produzione tecnologica a stelle e strisce, <a href="https://it.insideover.com/economia/biden-rafforza-la-linea-di-trump-nella-sfida-usa-a-huawei.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">difesa di asset critici</a> (come i semiconduttori), contrasto al protagonismo cinese in questi settori.</p>
<p>Una <strong>sintesi </strong>tra Obama e Trump, dunque, con un&#8217;attenzione al contesto commerciale globale più spinta rispetto al predecessore repubblicano e più vicina alla sensibilità del leader di cui Biden fu vice presidente che si unisce a un piano d&#8217;azione sull&#8217;industria interna e gli investimenti strategici che appare ancora più &#8220;trumpiana&#8221; dell&#8217;agenda del tycoon newyorkese. Cambiano i colori delle amministrazioni ma non cambia una dinamica di fondo: quando uno Stato è una superpotenza, un vero e proprio impero, non può mai lasciare il primato all&#8217;economia, ma deve governarla. Sul fronte interno e globale. Gli Usa, con modalità e esiti diversi, non hanno mai cessato di farlo. Sono cambiate le retoriche, le visioni del mondo, i leader. Ma non la strategia di fondo di usare le istituzioni e l&#8217;economia nazionali per preservare la leadership statunitense nel pianeta.</p>
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		<title>Trump punta su tasse e prezzo del dollaro per la corsa alla Casa Bianca</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-punta-su-tasse-e-prezzo-del-dollaro-per-la-corsa-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2020 16:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni Usa 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Reserve (Fed)]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Repubblicano]]></category>
		<category><![CDATA[tassi di interesse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump Stati Uniti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875-768x349.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875-1024x466.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Forte dei dati sulla crescita dell&#8217;economia americana negli anni della sua presidenza, Donald Trump ha deciso di lanciare un segnale all&#8217;elettorato per la prossima corsa alla Casa Bianca, nel quale gli elettori americani saranno chiamati a confermare il presidente uscente oppure scegliere il candidato democratico. In un&#8217;intervista rilasciata a Class Cnbc e riportata dall&#8217;agenzia di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-punta-su-tasse-e-prezzo-del-dollaro-per-la-corsa-alla-casa-bianca.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump Stati Uniti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875-768x349.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Donald-Trump-Usa-Natale-La-Presse-e1577101544875-1024x466.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Forte dei dati sulla crescita dell&#8217;economia americana negli anni della sua presidenza, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> ha deciso di lanciare un segnale all&#8217;elettorato per la prossima corsa alla Casa Bianca, nel quale gli elettori americani saranno chiamati a confermare il presidente uscente oppure scegliere il candidato democratico. In un&#8217;intervista rilasciata a <em>Class Cnbc</em> e riportata dall&#8217;agenzia di stampa <em><a href="https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/01/25/trump-nel-secondo-mandato-abbassero-ancora-tasse_QLafW913yu64xBHUfR0yPL.html?refresh_ce">Adnkronos</a></em>, il tycoon non ha reso segreta la sua volontà di ridurre ulteriormente il<strong> cuneo fiscale</strong> sui cittadini americani, allo scopo di incentivare soprattutto il settore manifatturiero. Non solo abbassamento della pressione fiscale ma anche una forte campagna per la <strong>svalutazione del dollaro</strong> è in cima agli obiettivi del presidente, necessario per incentivare gli investimenti a debito e rilanciare in questo modo il comparto produttivo degli Stati Uniti.</p>
<h3>Le critiche alla Fed</h3>
<p>Ai margini della sua intervista, Trump non ha nascosto la propria perplessità riguardo alla scelta della <strong>Federal Reserve</strong> di aumentare i tassi per il prestito del denaro, che secondo lui avrebbe sfavorito gli investimenti inficiando sul buon esito delle altre manovre finanziarie. Nonostante infatti i dati siano in crescita, con un Pil cresciuto di oltre il 2%, il risultato sarebbe &#8211; sempre secondo quanto sostenuto da Trump &#8211; potuto essere decisamente migliore, considerando anche le misure protezionistiche degli ultimi due anni ed il rallentamento di comparti produttivi asiatici. E le questioni legate allo sciopero della General Motors ed alla parziale incertezza degli indici azionari (che hanno segnato comunque i loro massimi storici) non devono assolutamente essere considerate delle scusanti.</p>
<p>Il suo auspicio per i prossimi 4 anni di governo è che la Fed scelga di appoggiare le manovre volte all&#8217;espansione economica del Paese, anche e soprattutto tramite una accurata gestione del <strong>tasso di sconto</strong>. In questo modo, aumenterebbe anche la possibilità di estinguere i debiti del paese e dare uno slancio ulteriore al bilancio pubblico degli Stati Uniti. Tutti obbiettivi sui quali, secondo il presidente americano, il popolo non avrebbe nulla da temere, poiché i dati dei suoi 3 anni abbondanti di governo hanno evidenziato quali siano le reali capacità del Paese.</p>
<h3>Meno tasse e più occupazione</h3>
<p>Il partito repubblicano degli Stati uniti ha una lunga storia di riduzioni della pressione fiscale: basti pensare a Ronald Reagan, sotto il quale l&#8217;imposizione fiscale massima passò dal giorno alla notte dal 72% al 27%. Lo stesso ragionamento, sebbene meno drastico, è stato messo in campo dall&#8217;esecutivo americano guidato da Trump; con il raggiungimento del più basso<strong> indice di disoccupazione</strong> degli ultimi cinquant&#8217;anni (ed attualmente al <strong>3,6%</strong> della forza lavoro, dati <a href="https://www.bls.gov/news.release/pdf/empsit.pdf">Bureau of Labor Statistics</a>).</p>
<p>Con la leggera indecisione del mercato americano nell&#8217;ultimo trimestre del 2019, in corrispondenza anche di un rallentamento nel piano di riforme economiche messo in campo dalla Casa Bianca, le volontà di Trump di riprendere le manovre espansive diviene vitale anche alla luce delle prossime presidenziali. Il desiderio del partito repubblicano è infatti quello di giocarsi il testa a testa, come alla scorsa tornata, nelle regioni industriali del Paese &#8211; storicamente in mano al partito democratico. Con il blocco centrale fedele all&#8217;attuale presidente americano, gli Stati affacciati sul lago Michigan saranno facilmente decisivi anche nella prossima elezione della massima carica americana.</p>
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		<title>Quando l&#8217;Europa sfiorò l&#8217;olocausto atomico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/quando-leuropa-sfioro-lolocausto-atomico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 07:33:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Able Archer 1983]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Patto di Varsavia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1715" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po.jpg 1715w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1715px) 100vw, 1715px" /></p>
<p>La Guerra fredda viene ricordata dalla vulgata popolare come un periodo in cui le due superpotenze mondiali, Usa e Urss, si sono fronteggiate in un clima di tensione ma comunque relativamente stabile, quasi che le guerre per procura come la Corea ed il Vietnam fossero stati conflitti a bassa intensità (quando in realtà ci fu &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/quando-leuropa-sfioro-lolocausto-atomico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1715" height="1286" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po.jpg 1715w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/01/first-hydrogen-nuclear-bomb-test-1952-ivy-mike-reuters-rtxh6po-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1715px) 100vw, 1715px" /></p><p>La <strong>Guerra fredda</strong> viene ricordata dalla vulgata popolare come un periodo in cui le due superpotenze mondiali, <strong>Usa</strong> e <strong>Urss</strong>, si sono fronteggiate in un clima di tensione ma comunque relativamente stabile, quasi che le guerre per procura come la Corea ed il Vietnam fossero stati conflitti a bassa intensità (quando in realtà ci fu chi propose di usare le atomiche) o considerando, erroneamente, che il fronte europeo, la <strong>Cortina di Ferro</strong>, fosse un <em>limes</em> invalicabile ma foriero di pace.</p>
<p>La realtà storica, come sempre accade, è ben diversa: le due superpotenze, le due alleanze contrapposte della <strong>Nato</strong> e del <strong>Patto di Varsavia</strong>, si sono trovate più volte ad un passo dall&#8217;innescare un conflitto generalizzato che avrebbe potuto rapidamente degenerare in un&#8217;escalation nucleare.</p>
<p>Negli archivi storici si annoverano diversi episodi nei quali i due blocchi sono arrivati ad un soffio dal dare il via ad un conflitto: oltre al ben noto caso della<strong> crisi dei missili di Cuba</strong> dell&#8217;ottobre del 1962, o della <a href="https://rarehistoricalphotos.com/standoff-checkpoint-charlie-1961/" target="_blank" rel="noopener">crisi berlinese dell&#8217;ottobre del 1961</a> dove i carri armati sovietici e americani si fronteggiarono nella <a href="https://it.insideover.com/politica/il-muro-secondo-gorbachev.html" target="_blank" rel="noopener">città appena divisa dal Muro</a> per una disputa di confine. Altri sono rimasti negli archivi coperti da segreto o semplicemente sono passati sottotraccia: uno di essi successe nei primi giorni di novembre del 1983, in un periodo nel quale i rapporti tra Stati Uniti ed Unione sovietica erano ai minimi storici proprio dai tempi della crisi dei missili cubana, che portò il mondo sull&#8217;orlo di una guerra atomica: alla Casa Bianca sedeva <strong>Ronald Reagan</strong>, al Cremlino <strong>Juri Andropov</strong> (veterano della Seconda Guerra Mondiale) e al numero 10 di Downing Street <strong>Margharet Thatcher</strong>.</p>
<p>L&#8217;occasione di una possibile escalation nucleare fu fornita da un&#8217;esercitazione della Nato in Europa, un&#8217;esercitazione che prevedeva l&#8217;impiego dei soli comandi e centri di comunicazione e controllo (in gergo militare C3), chiamata <strong>Able Archer</strong>, che per una serie di motivi fu fraintesa dal blocco sovietico.</p>
<h2>Il contesto storico</h2>
<p>Come anticipato, l&#8217;inizio degli anni Ottanta non fu un periodo di distensione tra i due blocchi. Andiamo quindi a vedere il contesto storico che ha fatto da sfondo all&#8217;esercitazione Able Archer per capire come mai una semplice manovra dei comandi C3 della Nato abbia causato una serie di eventi oltrecortina che potevano degenerare in un conflitto atomico.</p>
<p><strong>1976</strong>. L&#8217;Unione Sovietica dispiega qualche centinaio di nuovi missili balistici a raggio intermedio nella sua parte occidentale e nei suoi Paesi satelliti. Il missile <strong>Rsd-10 Pioneer</strong> (SS-20 “Saber” in codice Nato) ha una gittata di più di 4mila chilometri e monta tre testate atomiche da 150 chilotoni con un Cep (Circular Error Probable) di 150/300 metri. Questi vettori, se lanciati, lascerebbero una manciata di minuti di preavviso alla Nato per rispondere all&#8217;attacco facendone quindi un&#8217;arma destabilizzante per gli equilibri nucleari dell&#8217;Europa.</p>
<p><strong>1979-1983</strong>. Gli Stati Uniti e la Nato rispondono alla minaccia dispiegando 572 nuovi missili balistici tipo Pershing II in Germania Occidentale. I <strong>Pershing II</strong> hanno una testata nucleare W85 da 80 chilotoni e una gittata di 1770 chilometri. Se lanciato dal territorio tedesco occidentale darebbe tra i sei e gli otto minuti di tempo per un contrattacco sovietico prima della detonazione. Senza dimenticare il dispiegamento dei missili da crociera con testata nucleare tipo Bgm-109G Gryphon in Italia, Regno Unito, Germania, Olanda e Belgio.</p>
<p><strong>1979</strong>. L&#8217;Unione Sovietica invade l&#8217;<strong>Afghanistan</strong> in una campagna militare dissanguante e fallimentare che durerà dieci anni che segue le regole della Guerra fredda, quindi con i mujaheddin afghani (tra cui anche i <strong>talebani</strong>) armati e sostenuti finanziariamente dagli Stati Uniti.</p>
<p><figure id="attachment_242013" aria-describedby="caption-attachment-242013" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-242013" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Mujaheddin-1024x575.jpg" alt="Guerriglieri afghani contro l'Unione sovietica (LaPresse)" width="1024" height="575" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Mujaheddin-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Mujaheddin-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Mujaheddin-768x431.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Mujaheddin-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Mujaheddin.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-242013" class="wp-caption-text">Guerriglieri afghani contro l&#8217;Unione sovietica (LaPresse)</figcaption></figure></p>
<p><strong>1980</strong>. Scoppia il conflitto tra <strong>Iran</strong> e <strong>Iraq</strong>. Sebbene i due Paesi siano lontani dai due blocchi contrapposti, l&#8217;Occidente e l&#8217;Unione sovietica non rinunciano a fornire aiuti militari ai due contendenti, spesso ad entrambi contemporaneamente.</p>
<p><strong>1980</strong>. In Polonia un operaio dei cantieri navali di Danzica, Lech Wałęsa, fonda un sindacato di matrice cattolica e anticomunista: <b>Solidarność</b>. Wałęsa si vedrà assegnato il premio nobel per la pace nel 1983.</p>
<p><strong>1982</strong>. Il Regno Unito risponde militarmente all&#8217;invasione argentina delle isole <strong>Falkland/Malvinas</strong> con un&#8217;operazione anfibia e aerea di lunghissimo raggio che porta alla resa di Buenos Aires dopo due mesi di combattimenti.</p>
<p><strong>8 marzo 1983</strong>. Ronald Reagan definisce l&#8217;Unione sovietica un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=do0x-Egc6oA" target="_blank" rel="noopener">“impero del male” (<em>evil empire</em>) in un discorso ufficiale</a>. Dure proteste del Cremlino.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="President Ronald Reagan - &quot;Evil Empire&quot; Speech" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/do0x-Egc6oA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<p><script>ga("set", "video_embed", "youtube_do0x-Egc6oA");</script></p>
<p><strong>Aprile/maggio 1983</strong>. Velivoli della Us Navy sconfinano nello spazio aereo sovietico delle isole <strong>Curili</strong> durante un&#8217;esercitazione. Mosca avvisa Washington che “si assumerà la responsabilità delle conseguenze di tali atti”.</p>
<p><strong>01 settembre 1983</strong>. Un Sukhoi Su-15 “Flagon” della IA-PVO (<em>Istrebitelnaya Aviatsiya-Protivovozdushnoy Oborony</em> &#8211; Aviazione da Caccia della Difesa Aerea) abbatte per errore sopra il mar del Giappone presso l&#8217;isola di Sakhalin il volo <strong>Korean Air 007</strong> in volo tra Anchorage e Seul scambiandolo per un aereo da ricognizione elettronica americano (RC-135) che ha sconfinato. Risultato: 269 morti di cui 62 americani.</p>
<p><strong>23 ottobre 1983</strong>. <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah.html" target="_blank" rel="noopener">Hezbollah</a> fa saltare in aria una caserma di Marines a Beirut con un camion imbottito di tritolo: 299 morti tra cui 241 americani. La Casa Bianca manderà qualche mese dopo, a gennaio del 1984, la Sesta Flotta rinforzata della corazzata New Jersey, veterana della Seconda Guerra Mondiale ad effettuare un bombardamento della città.</p>
<p><strong>25 ottobre 1983</strong>. Gli Stati Uniti invadono l&#8217;isola caraibica di <strong>Grenada</strong>. Il colpo di Stato del 1979 aveva rovesciato il governo legittimo dell&#8217;isola sospendendo la costituzione a abolendo i partiti politici col sostegno militare di Cuba. I <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/marines-degli-stati-uniti.html" target="_blank" rel="noopener">marines</a> del corpo di spedizione Usa hanno ragione degli insorti e delle truppe cubane in due giorni.</p>
<h2>Tensioni e paranoie al Cremlino</h2>
<p>Il <strong>Politburo</strong> non è mai stato un organo politico flessibile, ma in quegli anni, complice anche una non secondaria <strong>questione anagrafica</strong> dei suoi componenti (Andropov era del 1914, <span lang="en">Dmitry Ustinov, ministro della Difesa del 1908, Andrei Gromyko, ministro degli Esteri, del 1909), era cristallizzato su posizioni fortemente antioccidentali, sicuramente causate dal clima di tensione, ma che erano al limite della paranoia.</span></p>
<p><span lang="en">Esempi di questa paranoia diffusa si possono evincere dai discorsi e dalle posture tenute dal Cremlino: nel 1983, durante un incontro tra Andropov e il politico tedesco occidentale Hans-Jochen Vogel, il Segretario Generale del Pcus <a href="https://nsarchive.gwu.edu/briefing-book/aa83/2018-11-05/soviet-side-1983-war-scare" target="_blank" rel="noopener">ebbe a dire</a> che </span><span lang="en">&#8220;dopo tutto, dietro il bottone che attiva le armi nucleari, ci può essere un sergente americano ubriaco o sotto l&#8217;influsso di droghe&#8221;. La paranoia sovietica si evince anche dalle reazioni a seguito dell&#8217;abbattimento del volo Korean Air: un rapporto ufficiale al Politburo del <strong>Kgb</strong> datato primo settembre 1983 confermava i timori dell&#8217;<em>intelligence</em> occidentali per una guerra imminente.<br />
</span></p>
<p><span lang="en">Tale atteggiamento portò, naturalmente, ad un innalzamento del livello di allerta: in un ordine dell&#8217;ottobre del 1983 destinato a tutti i segretari di partito delle regioni dell&#8217;Urss e ai comandanti militari dei distretti, il Cremlino impartiva disposizioni per incrementare la protezione dei confini e prestare particolare attenzione ad attività preventive interne.<br />
</span></p>
<p><span lang="en">È ragionevole supporre che, nella mente dei membri del Politburo che avevano vissuto la Seconda Guerra Mondiale, testimoni dell&#8217;incubo delle divisioni panzer tedesche che scorrazzavano nel Bassopiano Sarmatico sino ad arrivare alle porte di Mosca, si prefigurassero gli stessi prodromi che portarono allo scoppio del conflitto più sanguinoso della storia.</span></p>
<h2>Able Archer 83: sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso</h2>
<p>In questo clima di diffidenza, tendente alla paranoia, con tensioni internazionali via via crescenti che hanno causato anche numerose vittime come abbiamo avuto modo di evidenziare, la <strong>Nato</strong> decise di effettuare un&#8217;esercitazione limitata ai <strong>comandi C3</strong> che prevedeva la gestione di una crisi politica/militare che avrebbe portato ad una escalation in Europa sino ad uno scontro con armi nucleari tra i due blocchi. In sostanza si voleva testare il sistema di comunicazioni tra quartier generali e comandi avanzati per capire i tempi di reazione, la gestione delle comunicazioni in entrata e in uscita, le differenti capacità del sistema a più livelli.</p>
<blockquote><p>L&#8217;esercitazione, chiamata Able Archer, cominciò il 4 novembre del 1983</p></blockquote>
<p>Proviamo a metterci nei panni dei Sovietici per capire come si sia rischiato un conflitto globale, avendo ben presente quanto sin qui detto sui sentimenti che vigevano oltrecortina.</p>
<p><strong>Giorno 1</strong>. I sistemi di ascolto e intercettazione sovietici e del Patto di Varsavia notano un inconsueto volume di traffico radio in cifra tra i comandi e le varie unità corazzate e di fanteria della Nato, i principali aeroporti militari sono messi in stato d’allerta. Tutte queste comunicazioni sono precedute dalle parole &#8220;<strong>Exercise Exercise Exercise</strong>&#8220;, giusto per non esser fraintesi. Il povero colonnello Ivan Ivanovich (come dire Mario Rossi da noi) non può far altro che inoltrare un rapporto al proprio superiore, il quale lo inoltrerà a sua volta al proprio superiore, e così via risalendo la catena gerarchica sino ad un tavolo della <strong>Lubjanka</strong> (sede del Kgb), dove vengono prese le decisioni e diramati gli ordini (il sistema sovietico non prevedeva poteri decisionali ai comandanti locali, tutto era piramidale e qualsiasi decisione veniva presa al vertice). Complice lo stato precario di salute di Andropov, vengono impartiti i primi ordini di preallarme dalla Lubjanka: dapprima solo per le <strong>forze strategiche</strong> (<em>Raketnye vojska strategičeskogo naznačenija</em> &#8211; forze missilistiche strategiche), poi col passare dei giorni furono mobilitate varie unità dell’<strong>Armata Rossa</strong>, sino ad arrivare ad un dispiegamento di forze corazzate e di fanteria in Germania Orientale, Polonia, Cecoslovacchia. Intanto al Cremlino, su un tabellone studiato per determinare quando sarebbe scattato l&#8217;attacco della Nato sommando meccanicamente alcuni fattori, viene aggiunta la prima &#8220;spunta&#8221;.</p>
<p><strong>Giorno 3</strong>. L&#8217;interruzione delle comunicazioni a intervalli regolari nei comandi Nato viene intesa da Mosca come un tentativo di depistaggio, ed il silenzio radio (della durata di circa un&#8217;ora) un modo per celare i movimenti di truppe e mezzi corazzati. In realtà la cessazione delle comunicazioni avveniva ogni giorno alla stessa ora solo perché gli operatori erano in pausa pranzo.</p>
<p><strong>Giorno 4</strong>. L&#8217;esercitazione prevede che jeep si spostino lungo il territorio tedesco per testare i ponti radio. A Mosca non si rendono conto, perché forse non possono saperlo, che non si tratta dello spostamento di intere divisioni ma solo di una manciata di uomini. Secondo i piani sovietici potrebbe essere l&#8217;inizio di un intervento contro la Germania orientale e i Paesi del Patto di Varsavia attraverso la soglia del <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Fulda_Gap" target="_blank" rel="noopener">Fulda Gap</a>, pertanto viene dato l&#8217;allarme alla <strong>Flotta del Baltico</strong> e messa in preallarme quella del Nord. Così il grosso della Flotta Rossa, sottomarini lanciamissili nucleari compresi, prese il mare, preparandosi a forzare un eventuale ma inesistente blocco navale. Questi movimenti ovviamente non restarono inosservati alla Nato, che reagì di conseguenza aumentando i voli di ricognizione e mandando in mare a sua volta le proprie forze navali. Un&#8217;altra “spunta” sul tabellone della crisi.</p>
<p><strong>Giorno 5</strong>. Le forze missilistiche strategiche sovietiche sono in stato di massima allerta a causa dei movimenti di truppe, navali e dell&#8217;allerta degli stromi di caccia della Nato, ma anche a seguito dell&#8217;incidente avvenuto poche settimane prima (il 26 settembre) al centro di allarme missilistico spaziale Oko di Serpukhov-15, distretto militare di Mosca. Quella notte l&#8217;allarme per <strong>missili balistici</strong> risuonò per ben cinque volte segnalando lanci di missili balistici dal territorio statunitense. In realtà il satellite ottico di sorveglianza era stato ingannato dal riflesso del sole su nubi di alta atmosfera. Il sangue freddo dell&#8217;ufficiale comandante, tenente <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stanislav_Evgrafovi%C4%8D_Petrov" target="_blank" rel="noopener">colonnello Stanislav Petrov</a>, insieme alla consapevolezza, determinata dall&#8217;addestramento, secondo la quale un attacco missilistico sarebbe stato massiccio e non con lanci singoli ripetuti in un lungo arco di tempo, impedì che si giungesse ad un olocausto nucleare.</p>
<p><strong>Giorno 6 e giorno 7</strong>. Epilogo. La Guerra fredda fu soprattutto <strong>guerra di spie</strong>, e nella nostra storia entrano in gioco due personaggi controversi, due spie che lavoravano per gli opposti schieramenti: Rainer Rupp (detto Topaz) tedesco orientale e spia della Ddr che lavorava nel comando Nato a Bruxelles, e <strong>Oleg Gordievsky</strong>, agente “doppio” dell’MI6 che lavorava al Kgb. Rupp ebbe il merito di passare all’Unione sovietica informazioni precise e accurate che la Nato non stava preparando un attacco, Gordievsky invece, quello di far capire agli inglesi, e quindi alla Nato, che i sovietici stavano interpretando male l’esercitazione Able Archer, quindi che la mobilitazione delle divisioni corazzate, della flotta, e delle forze missilistiche strategiche non era il preludio di un attacco del Patto di Varsavia all&#8217;Europa occidentale.</p>
<blockquote><p>Questa storia, oltre ad essere un aneddoto della Guerra fredda, rappresenta anche un monito per il presente</p></blockquote>
<p>Oggi, dopo quasi 30 anni di stabilità, in Europa si sta riaffacciando lo spettro di un possibile conflitto tra Russia e Nato a causa della <a href="https://it.insideover.com/guerra/al-vertice-nato-si-parla-di-russia-e-trattato-inf-torneranno-gli-euromissili.html" target="_blank" rel="noopener">fine di trattati internazionali</a> (diventati comunque obsoleti), come l&#8217;<strong>Inf</strong> e ancor prima l&#8217;<strong>Abm</strong>, ma soprattutto della volontà dei protagonisti di non arrivare a nuovi tavoli di trattative. Si sta generando una nuova corsa agli armamenti i cui esiti sono difficili da prevedere e sebbene il clima tra Washington e Mosca non sia più quello del 1983, non possiamo dire nemmeno che le relazioni siano caratterizzate da reciproca fiducia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/quando-leuropa-sfioro-lolocausto-atomico.html">Quando l&#8217;Europa sfiorò l&#8217;olocausto atomico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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