Un’inchiesta inquietante quella pubblicata dal Washington Post, che ha rivelato come quasi 5000 piloti americani avrebbero nascosto “disturbi di salute mentale” per i quali possono risultare non idonei al volo. Tra loro ci sono 600 piloti alle dipendenze di compagnie aeree che operano voli di linea civili. Gli altri invece sono piloti militari, molti di questi sono veterani delle guerre in Afghanistan e Iraq.

“L’inchiesta è vera, abbiamo messo a terra circa 60 persone perché rappresentavano un evidente pericolo per la sicurezza” ha dichiarato il portavoce della dell’aviazione americana Matthew Lehner, scoperchiando un vaso di Pandora che non preoccupa soltanto gli ambienti militari, dove si scopre che miliardi di dollari di tecnologie letali pagate dai contribuenti vengono affidate a personale operativo che dovrebbe risultare inabile al volo, soprattutto in combattimento, ma anche i passeggeri delle compagnie aeree civili che affidano le loro vite ai piloti di linea tutti i giorni su voli interni e intercontinentali.

Le autorità federali americane, scrive il Post, hanno aperto un’indagine su migliaia di piloti sospettati di aver falsificato le cartelle cliniche per nascondere disturbi di salute mentale e altre gravi condizioni. Se riscontrate e certificate, molte di queste patologie avrebbero potuto renderli inabili al volo, dunque li avrebbero costretti a terra per motivi di sicurezza. Molti di loro hanno licenze commerciali per pilotare aerei privati, turistici a noleggio o destinati al trasporto merci.

La maggior parte di loro sono veterani delle Forze Armate che hanno dichiarato alla Federal Aviation Administration (Faa) di essere abili al volo senza però riferire – come prevede la legge – dell’ausilio destinato ai reduci di guerra per disabilità maturate sul campo: abbiamo sentito parlare tutti, almeno una volta, del disturbo da stress post traumatico.

A lanciare l’allarme sono stati gli investigatori del portale Veterans Affairs dopo aver scoperto – attraverso un controllo incrociato dei database federali – una discreta quantità di incongruenze tra i profili dei piloti che richiedono sussidi d’invalidità per disturbi attribuiti al servizio attivo, i reali beneficiari, e quei piloti che nonostante le dichiarazioni d’invalidità continuano a volare regolarmente. “Ci sono persone là fuori che penso stiano cercando di giocare su entrambi i lati del gioco“, ha dichiarato un medico legale dell’aviazione che ha esegue centinaia di visite mediche ai piloti per conto del Dipartimento preposto al controllo dell’aviazione americana.

La Faa avrebbe mantenuto riservati molti dettagli del caso che rischia di gonfiarsi ulteriormente, ma allo stesso tempo ha già costretto a terra 60 dei piloti comparsi su una lista di 4.800 profili: “Rappresentavano un chiaro pericolo per la sicurezza aerea”.

Un problema diffuso che evoca vecchi fantasmi

Circa un terzo dei 110mila piloti commerciali attivi negli Stati Uniti ha imparato a volare nell’Aviazione, e nelle componenti aerei di Marina, Marines ed Esercito. Molti di questi sono stati in missione all’estero e sono veterani delle ventennali guerre al terrorismo combattute in Medio Oriente.

Da questi teatri operativi molti soldati e piloti tornano con disturbi del sonno e una serie di complicazioni nel controllare le emozioni, sono soggetti a irritabilità, con frequenti scatti di rabbia improvvisa o dimostrano confusione emotiva, patologie associabili alla depressione e all’ansia che comporta crisi di panico. Questi disturbi vengono associati generalmente al disturbo da stress post traumatico, ma possono essere nascosti, in parte, anche perché non tutti gli individui presentano la totalità dei sintomi.

Tutti i piloti – civili e militari – vengono regolarmente sottoposti a esami fisici e sanitari secondo le direttive governative; ma i test, ha riscontrato l’inchiesta, sono spesso condotti in modo “superficiale” dagli esaminatori che tendono ad affidarsi, o meglio “fidarsi”, degli aviatori che dovrebbero segnalare eventuali condizioni di difficoltà o complicazioni. Difficoltà che possono essere nascoste e di conseguenza risultare difficili da rilevare anche per un esperto: la depressione o lo stress post-traumatico sono le complicazioni più frequentemente riscontrate e tenute nascoste da chi non vuole essere messo a terra, in gergo. 

Se nell’ambito militare per essere “messi a terra” è sufficiente l’ordine dei superiori in attesa degli esami necessari a confermare o negare l’idoneità, per le compagnie aeree civili l’iter è più lungo e complesso. Il ricordo di alcuni incidenti mortali che hanno visto nelle cause probabili o riscontrate la volontà di piloti affetti da disturbi che commentando il loro suicidio si sono resi responsabili di alcuni disastri aerei – vengono citati l’incidente aereo del volo China Eastern che si è schiantato contro una montagna nel 2022, il volo della Germanwings che si è schiantato sulle Alpi francesi nel 2015, e il volo della Malaysian Airlines scomparso nell’Oceano Indiano nel 2014 – ha infatti preoccupato la Faa, preposta a garantire la sicurezza per l’aviazione civile in tutta l’America continentale e dunque obbligata a risolvere questo problema.