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	<title>relazioni Usa-Cina Archives - InsideOver</title>
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	<title>relazioni Usa-Cina Archives - InsideOver</title>
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		<title>Venezuela tra petrolio e pragmatismo: la riforma che apre ai privati e il nodo del debito con la Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 05:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la cattura dell’ormai ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, per Caracas si è aperto un nuovo corso scandito dalle tensioni geopolitiche e dalla battaglia energetica che ha come bottino la sua risorsa più preziosa: il petrolio. Il Venezuela nasconde nel suo sottosuolo le maggiori riserve di oro nero al mondo, ma dai tempi della rivoluzione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la cattura dell’ormai ex presidente venezuelano <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-maduro-e-la-vera-storia-del-narcotraffico-gestito-dagli-usa.html">Nicolás Maduro</a></strong>, per Caracas si è aperto un nuovo corso scandito dalle tensioni geopolitiche e dalla battaglia energetica che ha come bottino la sua risorsa più preziosa: il <strong>petrolio</strong>. Il Venezuela nasconde nel suo sottosuolo le maggiori riserve di oro nero al mondo, ma dai tempi della rivoluzione chavista la produzione di greggio è ben lontana dalla massimizzazione dei profitti per come ci si potrebbe aspettare. Sul banco degli imputati, siede la combinazione di diverse cause tra cui <strong>sanzioni economiche</strong> (embargo che ha portato al boicottaggio del petrolio venezuelano da parte dell’Occidente), <strong>carenza di infrastrutture e capitali</strong>, nonché<strong> inefficienze da parte della holding statale PDVSA</strong>.&nbsp;</p>



<p>Negli anni al potere di Hugo Chávez, i giacimenti di petrolio furono del tutto nazionalizzati, ma a più di vent’anni di distanza la neopresidente<a href="https://it.insideover.com/politica/il-dilemma-del-venezuela-tra-lapertura-a-trump-e-il-futuro-del-petrolio.html"><strong>Delcy Rodriguez </strong></a>potrebbe imprimere una svolta: <strong>apertura ai privati</strong> per l’estrazione di oro nero. Il Governo di Caracas potrebbe rinunciare al controllo totale della lavorazione degli idrocarburi attirando nuovi capitali e per non finire schiacciato sotto il peso delle pressioni americane esercitate a seguito dell’arresto di Maduro. All&#8217;orizzonte, però, si staglia un ostacolo non di poco conto per il nuovo corso delle relazioni tra Washington e Caracas: Pechino.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’apertura tra realpolitik e commissariamento Usa</h2>



<p>A fine gennaio, l’Assemblea Nazionale venezuelana, ha approvato <a href="https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html">la legge sugli idrocarburi</a> che punta a una riforma organica del settore dell’oro nero. La colonna portante del provvedimento legislativo consiste nell’introduzione di forme contrattuali che consentano a compagnie private di operare al fianco di PDVSA. </p>



<p>Detto in parole povere, la holding di Stato rimarrà l’azionista di maggioranza nel mercato idrocarburico, ma le <strong>Big Oil straniere potranno perforare i pozzi petroliferi e rimpinguare le loro tasche tramite l’incasso dei ricavi derivanti dalla commercializzazione</strong>. Non è tutto, perché a chi ha intenzione di investire nelle risorse del Paese sudamericano saranno garantiti un taglio delle royalties del 15%, una tassazione non superiore al 30% e un arbitrato internazionale per consentire la risoluzione delle dispute tra le aziende straniere e le autorità locali (garanzia volta a rassicurare i partner internazionali riguardo a eventuali espropri governativi).</p>



<p>La nuova strategia energetica è, da una parte, frutto dell’esigenza di nuova linfa economica per ammodernare delle strutture ormai obsolete &#8211; attualmente la produzione quotidiana non raggiunge il milione di barili &#8211; ma dall’altra anche del fiato che a Caracas si sentono sul collo da parte degli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>Il segretario di Stato <strong>Marco Rubio </strong>e la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sin dalle ore successive all’arresto di Maduro, hanno dato a intendere che l’amministrazione Trump avrebbe supervisionato le esportazioni di petrolio venezuelano e la destinazione dei proventi. Ad essere più precisi, gli americani decideranno quali compagnie del settore&nbsp; saranno autorizzate ad operare in quel di Caracas. L’obiettivo è finché mai lapalissiano: <strong>immettere sul mercato barili utili alle raffinerie occidentali, contrastare il contrabbando delle materie prime da parte di cartelli criminali, tenere alla porta acquirenti non occidentali </strong>se sgraditi allo zio Sam. Tuttavia, molti osservatori puntano il dito contro la lesione della sovranità nazionale del Venezuela, in quanto la riorganizzazione di un settore vitale per la sua economia è d<em>e facto</em> sottoposta a un vincolo esterno senza che il suo Governo abbia piena facoltà decisionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ingombrante presenza della Cina</h2>



<p>Le pagine del futuro venezuelano verranno scritte con penna e inchiostro di marca occidentale, ma le pagine del passato sono fitte di ideogrammi cinesi. Negli ultimi anni, P<strong>echino ha elargito lauti prestiti a Caracas </strong>in cambio della fornitura di petrolio, ma c’è un particolare in tutto questo: <strong>i barili di oro nero erano la moneta tramite cui ripagare il debito cinese.</strong>&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Gli accordi tra i due Paesi, sotto la vigilanza della <em>China Development Bank</em>, prevedevano che parte dei ricavi derivanti dalla vendita del greggio non confluisse nelle casse di Caracas ma venissero caricati su conti correnti presso banche cinesi e impiegati per saldare, man mano, quote del debito venezuelano. Secondo fonti della PDVSA, <strong>più di 600 mila barili di oro nero erano destinati giornalmente oltre la Muraglia</strong> e, per un certo periodo, gli interessi sul debito erano pagati mediante la contabilizzazione degli idrocarburi. </p>



<p>Da gennaio, però, le esportazioni di petrolio sono sotto egida americana e per la Cina le cose si complicano alquanto. Se la destituzione di Maduro da molti è stata letta come una manovra volta ad accaparrarsi le risorse idrocarburiche e a lasciare il Dragone a bocca asciutta, viene difficile pensare che gli Stati Uniti concedano l’afflusso di greggio per onorare gli impegni contratti da Caracas. Tuttavia, il presidente Trump <a href="https://www.channelnewsasia.com/east-asia/venezuela-oil-trump-says-welcomes-chinese-investment-5899061">ha recentemente annunciato </a>che la Cina è benvoluta se intende acquistare oro nero dal Venezuela dal momento che <strong>la nuova leadership collabora attivamente con la Casa Bianca</strong> e gli Usa decideranno come saranno impiegati i guadagni delle vendite.&nbsp;Probabilmente, dietro queste parole, si cela la strategia di sganciare il Dragone dall&#8217;approvvigionamento di oro nero dall&#8217;Iran, sempre più nel mirino degli yankee. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Governo Rodriguez, indubbiamente, deve dare prova di grande equilibrio. Da un lato deve avere la capacità a mantenere in vita le relazioni con Pechino, essendosi dimostrato un partner affidabile negli anni recenti somministrando ossigeno all’economia venezuelana. Dall’altro non può permettersi di scontentare i desiderata di Washington e degli investitori occidentali, pronti a studiare ogni singola sua mossa e a intervenire.</p>



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		<item>
		<title>La riserva strategica USA dei minerali critici e la sfida all&#8217;egemonia cinese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-riserva-strategica-usa-dei-minerali-critici-e-la-sfida-allegemonia-cinese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251118110959707_c8c96075644a761668e05c74950f7c2f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251118110959707_c8c96075644a761668e05c74950f7c2f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251118110959707_c8c96075644a761668e05c74950f7c2f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251118110959707_c8c96075644a761668e05c74950f7c2f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251118110959707_c8c96075644a761668e05c74950f7c2f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251118110959707_c8c96075644a761668e05c74950f7c2f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251118110959707_c8c96075644a761668e05c74950f7c2f-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington vuole l'accumulo e la lavorazione delle terre rare per ridurre la dipendenza da Pechino e potrebbe avere bisogno dell'Europa.</p>
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<p>Il tesoro minerario che si nasconde nel sottosuolo di diversi continenti è forse la frontiera più ambita da conquistare nella <a href="https://it.insideover.com/economia/usa-cina-torna-il-gelo-tra-due-sistemi-commerciali-che-si-somigliano-sempre-di-piu.html">guerra commerciale tra superpotenze</a>. Il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> ha annunciato il lancio del <strong><em>Project Vault</em></strong><em>, </em>un’iniziativa dal valore di diversi miliardi volta a plasmare uno scrigno di <a href="https://it.insideover.com/schede/energia/che-cosa-sono-le-terre-rare-e-perche-sono-cosi-importanti.html">terre rare </a>e altre risorse minerarie in grado di <strong>mettere al sicuro l’industria americana dalle turbolenze esterne</strong>. La Cina, nel 2025, ha chiuso gran parte dei suoi rubinetti quando, fino a poco tempo prima, era stata il principale esportatore globale di metalli preziosi. Nel mondo, in tanti si sono detti interessati al progetto statunitense, dimostrando che la sicurezza economica passa anche dal maneggiare gli elementi della tavola periodica.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Progetto Vault: cos’è e la strategia di Trump</h2>



<p>Armandosi di lente d’ingrandimento e spulciando tra i documenti, l’ambizioso programma prevede l’estrazione, l’accumulo e la lavorazione di <strong>oltre 50 minerali</strong>, tra cui litio, cobalto, grafite, cobalto e nichel. La lista, ovviamente, è molto più lunga e si fa riferimento a elementi che siano in grado di garantire la <strong>competizione tecnologica ed energetica</strong> attraverso la realizzazione di semiconduttori, veicoli elettrici, infrastrutture di difesa e intelligenza artificiale.&nbsp;</p>



<p>Prendendo la calcolatrice, è presto fatto il conto di quanto vale: oltre 12 miliardi di dollari. La <em>Import-Export Bank</em>, l’agenzia governativa per il credito alle esportazioni, ha già tirato fuori dalle sue casse circa 10 miliardi, mentre dei privati hanno aperto il portafoglio per destinare 2 miliardi all’iniziativa. Senza perdere tempo, il Governo federale ha acquistato le partecipazioni di due società americane, MP Materials e USA Rare Earth, impegnate nell’estrazione di terre rare e nella lavorazione di magneti. Inoltre, sono già stati sottoscritti dei contratti con due aziende canadesi, Lithium Americas e Trilogy Metals, da sempre in prima linea nella lavorazione dei metalli critici. L’amministratore delegato della <em>Import-Export Bank,</em> John Jovanovic, si è espresso favorevolmente per il partenariato pubblico-privato&nbsp; specificando che si tratta di una politica industriale di larghe vedute in grado di<strong> allentare, a tempo debito, la dipendenza dall’estero</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Donald Trump, nel 2020, era ancora in carica quando scoppiò la pandemia da Covid-19 in cui venne a messa a nudo <strong>la fragilità delle catene di approvvigionamento</strong>, con conseguenze per i comparti produttivi di tutte le nazioni. L’obiettivo, con la strategia di Vault, è quello di contenere i prezzi del settore, proteggere la produzione e consentire alle imprese statunitensi di fare piani a lungo termine senza temere di trovarsi a corto di materie prime.&nbsp; Un approccio volto a mettere al primo posto l&#8217;interesse nazionale in un mondo che sempre più osservatori definiscono post-globalizzato.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida alla Cina e i rapporti con gli alleati</h2>



<p>Se è vero che i futuri equilibri mondiali poggeranno su tre perni, vale a dire <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-sono-le-terre-rare-quante-ne-ha-kiev-e-perche-potrebbero-far-litigare-mosca-e-pechino.html">Usa, Russia e Cina</a>, la <em>governance</em> globale dovrà evitare ogni tipo di sbilanciamento, assicurando uno <em>status </em>paritario tra grandi potenze. Pechino, da qualche decennio, lavora circa il 90% dei materiali preziosi divenendo <em>de facto</em> un <strong>demiurgo delle politiche industriali di mezzo mondo, capace allo stesso tempo di fornire linfa e di far franare il terreno</strong>. Un esempio? Nel 2010, il Dragone tagliò le forniture di terre rare al Giappone a seguito di una disputa diplomatica e i produttori nipponici hanno dovuto rallentare i ritmi di lavoro nelle fabbriche.        </p>



<p>Washington, però, non vuole limitarsi a dare forma a un arsenale di materie prime a cui accedere all’occorrenza. Il vicepresidente J<strong>D Vance </strong>ha incontrato, il 28 gennaio, i delegati dei principali Paesi produttori di magneti, desiderosi di tessere una tela di alleanze che metta all’angolo la Cina. L’Unione europea, nel frattempo, si dice interessata al Progetto Vault, tanto da lanciare una <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/trump-prova-a-ricucire-con-gli-alleati-gli-usa-propongo-lasse-sui-metalli-critici.html">cooperazione transatlantica </a>finalizzata a varare un nuovo “blocco commerciale”</strong>. Non a caso, ciò si accompagna allo stanziamento di nuovi fondi europei destinati a progetti per l’estrazione e la lavorazione di minerali in Svezia , Finlandia e Groenlandia.   </p>



<p>Chi spera nel successo dell’iniziativa, però, non deve illudersi. Stando alle più rosee prospettive, <strong>ci vorranno circa dai cinque a i dieci anni prima che l’egemonia cinese nel mercato dei metalli subisca un ridimensionamento effettivo.</strong> John Jovanovic ha dichiarato: “Non è qualcosa che cambierà immediatamente la capacità della Cina di sfruttare il proprio dominio come arma”. Tuttavia, gli Usa hanno deciso di alzarsi dalla panchina e scendere in campo per segnare un gol nella partita mineraria che definirà i futuri equilibri politici, industriali e finanziari.    </p>



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		<title>La guerra dei dati negli abissi: il Chile-China Express e le sfide geopolitiche</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-guerra-dei-dati-negli-abissi-il-chile-china-express-e-le-sfide-geopolitiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 05:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cavi sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le potenze mondiali mostrano sempre più i muscoli per estendere la loro egemonia, ma lontano dai riflettori dei media giocano a scacchi nel buio degli oceani per contendersi le infrastrutture critiche. La Cina avrebbe trovato un’intesa con il Cile per dare forma a un imponente progetto sottomarino per la gestione del traffico di dati tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-dei-dati-negli-abissi-il-chile-china-express-e-le-sfide-geopolitiche.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-dei-dati-negli-abissi-il-chile-china-express-e-le-sfide-geopolitiche.html">La guerra dei dati negli abissi: il Chile-China Express e le sfide geopolitiche</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Cavi-sottomarini-cina-La-Presse-e1567095504639-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le potenze mondiali mostrano sempre più i muscoli per estendere la loro egemonia, ma lontano dai riflettori dei media giocano a scacchi nel buio degli oceani per contendersi le infrastrutture critiche. La <strong>Cina</strong> avrebbe trovato un’intesa con il <strong>Cile</strong> per dare forma a un imponente progetto sottomarino per la gestione del traffico di dati tra le due sponde dell’<strong>Oceano Pacifico</strong>: il <em>Chile-China Express</em>.&nbsp; I cavi in fibra ottica lungo le spine dorsali non solo prodromici di una nuova partnership tecnologica tra il continente asiatico e quello sudamericano, ma di <strong>una strategia espansionistica del Dragone in un’area d’interesse vitale per gli Stati Uniti</strong>, come i recenti fatti in <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html">Venezuela</a> hanno dimostrato.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il traffico dei dati sotto i mari&nbsp;</h2>



<p>Quando facciamo una call, mettiamo un like su TikTok, inviamo un’email, siamo spesso ignari del fatto che ogni input viaggi attraverso reti sotterranee e sottomarine. I nostri dati vengono trasformati in segnali luminosi all’interno dei <strong>cavi in fibra ottica</strong> e in pochissimo tempo arrivano a destinazione garantendo velocità, attendibilità e sicurezza delle comunicazioni. Se a ciò aggiungiamo <strong>le operazioni bancarie, gli accordi commerciali e le informazioni militari</strong>, circa il 95% del traffico di dati mondiale passa attraverso <a href="https://it.insideover.com/guerra/danni-ai-cavi-sottomarini-per-i-servizi-usa-e-ue-solo-incidenti-ma-a-guardar-bene.html">infrastrutture sottomarine</a>, e Pechino lo sa bene. Il <em>Chile-China Express </em>nasce come snodo cruciale delle dorsali digitali e, soprattutto, come <strong>arma a doppio taglio</strong> nelle mani del Dragone: l’ago con cui tessere la trama della connettività transpacifica, la spina nel fianco delle infrastrutture nordamericane.</p>



<p>Sebbene il progetto possa essere un volano per lo sviluppo digitale della regione latinoamericana &#8211; <strong>non solo per Hong Kong da cui partirà l’infrastruttura subacquea </strong>&#8211;  non mancano le perplessità. La carenza di informazioni pubbliche e la forma piuttosto larvale del sistema di <strong>governance dell’infrastruttura</strong>, non fanno altro che alimentare dubbi sulla natura dell’iniziativa. Chi avrà le chiave di accesso al sistema di gestione del cavo, potrà fare ciò che vuole dei flussi di dati, impiegandoli anche per finalità geopolitiche. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le preoccupazioni degli Usa</h2>



<p>Dalle parti di Washington suona già un campanello d’allarme. Se la gestione del <em>Chile-China Express </em>sarà nelle mani di operatori cinesi, gli americani potrebbero avere un grattacapo molto serio nel “cortile di casa”. La legge di Pechino impone alle <strong>compagnie nazionali di collaborare con il Governo in materia di intelligence</strong> e lo zio Sam teme che il Dragone possa raccogliere le informazioni sensibili transitanti dall’infrastruttura, visti i grandi interessi degli Usa in America Latina.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In questo scenario, il Cile deve dare prova di maestria nel sapersi destreggiare tra un partner e l’altro. Indubbiamente, il neoeletto presidente <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-jose-antonio-kast-lavvocato-che-sosteneva-pinochet-e-il-nuovo-presidente-del-cile.html"><strong>José Kast </strong></a>cercherà di rassicurare gli alleati nordamericani, forte della sua sintonia con Donald Trump, ma allo stesso tempo non rinuncerà a un progetto che consentirebbe un ammodernamento digitale in tutta la regione sudamericana.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Via della Seta Digitale</h2>



<p>I<em>l Chile-China Express </em>non è un progetto autoreferenziale, ma un tassello di un puzzle che Pechino sta componendo in nome della competitività tecnologica: la <strong><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/digital-silk-road-tech-cinese-oltre-frontiera-186860">Via della Seta Digitale</a></strong> (<em>Digital Silk Road</em>). Il progetto nasce sulla scia della <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-via-della-seta-cambia-pelle-xi-adesso-scommette-sul-sud-globale.html">Nuova Via della Seta</a> &#8211; l’iniziativa lanciata nel lontano 2013 dal presidente <strong>Xi Jinping</strong> &#8211; che ha allargato la sfera d&#8217;influenza cinese in parte del globo tramite investimenti in autostrade, porti e ferrovie. Ora siamo al salto di qualità. Il Dragone vuole plasmare le reti di comunicazione, la raccolta dei dati e i sistemi satellitari offrendo le proprie conoscenze tecnologiche a Paesi in via di sviluppo, facendo da contraltare all’Occidente. </p>



<p>Attenzione, però, il nuovo progetto è avvolto da un alone di mistero. I documenti riguardanti la Via della Seta Digitale sono carenti, la lista di Paesi aderenti all’iniziativa non è reperibile e non è dato conoscere l’entità degli investimenti tecnologici. Ciononostante, alcuni analisti ritengono l’iniziativa uno strumento di <em>soft power</em> della Cina per esportare <strong>standard e innovazioni tecnologiche</strong>, facendo così tremare l&#8217;Occidente per un’eventuale penetrazione dei suoi mercati digitali.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Se il mondo intero spera che le guerre del futuro non vengano combattute con le armi convenzionali, le quali al giorno d’oggi porterebbero all’olocausto nucleare, non si può negare che siano combattute con modalità ibride, tra cui il traffico delle informazioni. <strong>La partita che si gioca nelle profondità del Pacifico</strong> non riguarda solo una maggior efficienza nelle comunicazioni e nella connessione a Internet, ma anche chi scriverà i capitoli della geopolitica del futuro con l&#8217;inchiostro dei dati informatici.</p>



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		<title>Cina al contrattacco sui mari, sfida legale agli Stati Uniti sulla libertà di navigazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cina-al-contrattacco-sui-mari-sfida-legale-agli-stati-uniti-sulla-liberta-di-navigazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2025 06:54:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Cinese Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025.jpeg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/ff210e68-8f4c-4810-84af-7877113652ccmare-aperto-2025-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La CIna ha pubblicato un documento secondo cui gli Usa non rispetterebbero il diritto marittimo internazionale con le loro operazioni navali.</p>
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<p>Una nuova partita di braccio di ferro sembra disputarsi tra <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Cina</strong>, ma questa volta non c’entrano i <a href="https://it.insideover.com/economia/cosi-la-cina-sta-vincendo-la-guerra-economica-contro-gli-usa.html">dazi </a>bensì la <strong>navigazione dei mari</strong>. Pechino ha recentemente presentato un <strong>rapporto giuridico</strong> in cui imputa a Washington un’interpretazione “di comodo” delle norme del diritto internazionale in riferimento al passaggio della propria flotta marittima in acque contese come lo stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale, su cui la Cina rivendica la sovranità.</p>



<p>Nel documento, dal titolo “Valutazione giuridica della libertà di navigazione degli Stati Uniti”, si sostiene che gli Usa <strong>si appellerebbero a concetti giuridici come quello di “acque territoriali” o “acque internazionali” per esaudire il soddisfacimento dei loro interessi</strong>, anche per il tramite di operazioni militari, ignorando la giurisdizione di altri Stati. Secondo il <em>China Institute for Marine Affairs, </em>entità che ha redatto il rapporto, la libertà di navigazione declamata da Washington non sarebbe nient’altro che una <strong>leva di pressione geopolitica</strong> <strong>che minerebbe l’ordine marittimo internazionale</strong> con il rischio di causare incidenti. Non a caso, nel testo si fa riferimento all’episodio in cui il cacciatorpediniere americano USS Higgins era stato allontanato dalle acque circostanti la secca di Scarborough, dove si sarebbe addentrato senza l’autorizzazione del Dragone. </p>



<p>A questo punto, però, quanto scritto nero su bianco nel rapporto è davvero cristillizzato nei trattati internazionali? E Pechino non è mai stata oggetto di contestazioni da parte di altri Paesi riguardo alle sue attività di navigazione?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa prevede il diritto internazionale</h2>



<p>La bussola per orientarsi nella selva normativa del diritto internazionale marittimo è la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), conosciuta anche come <strong>Convenzione di Montego Bay</strong> dalla località giamaicana in cui è stata sottoscritta nel 1982. Il trattato ha il merito di aver definito le porzioni di mare sottoposte alla giurisdizione degli Stati dotati di chilometri di costa, nonché le attività consentite in quelle aree e al di fuori delle stesse. Ogni nazione che si affaccia sul mare, entro le 12 miglia nautiche esercita la propria sovranità in quella fascia marittima che prende il nome di <strong>“acque territoriali”</strong>. Oltre all’applicazione delle leggi dello Stato costiero,  la Convenzione riconosce <strong>il diritto di transito alle imbarcazioni battenti bandiera straniera</strong>, comprese le navi da guerra, purché questo “non arrechi pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza”.        </p>



<p>Secondo le autorità di Pechino, le quali affermano di aver esaminato diverse fattispecie riguardanti la navigazione della flotta marittima americana, gli Stati Uniti adottano un’interpretazione che privilegia la propria libertà d’azione per l’egemonia dei mari e per la realizzazione dei loro obiettivi geostrategici, come nel caso dell’attraversamento dello Stretto di Taiwan, considerando che i cinesi ritengono l’isola di Formosa parte del loro territorio. </p>



<p>Per di  più, ciò che fa storcere il naso all’interno della Muraglia è<strong> la mancata ratifica</strong> da parte di Washington della Convenzione di Montego Bay. I cinesi, dunque, accusano l’America di doppi standard in quanto, da una parte, si appella alla libertà di navigazione così come prevista dalla Convenzione Onu, ma dall’altra, non ha adottato la stessa facendo sì che le sue attività navali non godano di un fondamento giuridico.   </p>



<p>Eppure, anche il Dragone si è visto il dito puntato per le sue operazioni navali. Nonostante il <em>j’accuse</em> agli Usa, nel 2018 Pechino ha dispiegato una nave da sorveglianza che ha pattugliato le acque al largo delle Hawaii durante l’esercitazione statunitense <em>Rim of the Pacific</em> (RIMPAC). Inoltre, ad aprile di quest&#8217;anno, tre unità della Marina cinese hanno condotto esercitazioni di fuoco a ridosso delle acque australiane, senza avvertire il Governo di Canberra. </p>



<p>Tali dinamiche possono apparire come una contraddizione: <strong>la Cina si presenta come paladina del diritto internazionale</strong>, ma allo stesso tempo non rinuncia a esercitare pressioni navali che ricordano da vicino quelle che imputa agli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le mire sul Mar Cinese Meridionale</h2>



<p>Se da un lato lo scambio di accuse avviene dietro il paravento della diplomazia, dall’altro la tensione nel <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/perche-il-mar-cinese-meridionale-e-importante.html">Mar Cinese Meridionale</a> si fa sempre più crescente senza troppe mediazioni.</p>



<p>La Cina reclama l&#8217;esercizio della propria sovranità su una porzione consistente dell’area in virtù della <strong>“<a href="https://it.insideover.com/schede/storia/che-cose-la-nine-dash-line-la-linea-della-tensione-nel-mar-cinese-meridionale.html">linea dei nove trattati</a>”</strong>, demarcazione tracciata nella seconda metà degli anni Quaranta dalle autorità cinesi, che comprende acque tra Filippine, Malesia e Vietnam e dichiarata illegittima dal Tribunale Permanente di Arbitrato dell’Aja. Infatti, i vicini del Dragone hanno più volte avanzato delle pretese di controllo data la loro vicinanza territoriale ,<strong>dando luogo a delle vere e proprie dispute con i cinesi</strong>. <a href="https://it.insideover.com/difesa/filippine-cina-usa-le-acque-del-pacifico-si-surriscaldano-marcos.html">L’ultimo incidente</a> ha visto una nave da guerra cinese speronare per errore un’imbarcazione della propria Guardia Costiera durante un’operazione di inseguimento di una nave filippina al largo dell’isola Huangyan, contesa tra Pechino &#8211; in funzione della linea dei nove tratti &#8211; e Manila.</p>



<p>Le <strong>scaramucce con le Filippine </strong>sono alimentate dal costante avvicinamento di Manila a Washington. Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha dato il via libera agli americani a un dispiegamento di sistemi missilistici avanzati nell’arcipelago e allo svolgimento di esercitazioni congiunte a ridosso delle acque di Taiwan. Non per niente, <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-detta-la-linea-al-pentagono-attenzione-e-risorse-si-spostano-sulla-cina.html">gli Stati Uniti hanno notevolmente incrementato gli spostamenti della loro flotta navale nel Mar Cinese Meridionale</a></strong> a partire dagli anni Novanta nell’ambito del programma sulla libertà di navigazione, istituito nel 1979, e che inizialmente prevedeva una maggiore concentrazione delle operazioni navali nei Caraibi e nel Mediterraneo. </p>



<p>A questo punto, pare evidente che dietro le mosse del Dragone si celi un piano strategico preciso: consolidare l’influenza sui mari circostanti, importanti vie d’acqua per il commercio internazionale in un’epoca in cui gli equilibri per lo scambio di beni e merci si stanno ridisegnando del tutto. Attraverso il succitato rapporto sulla legittimità della navigazione da parte delle imbarcazioni statunitensi, <strong>Pechino nutre l’ambizione di condizionare a suo favore  tutto lo spazio marittimo circostante</strong> con l’auspicio di divenire una piattaforma per il commercio e un avamposto per la sicurezza imprescindibile in tutta la regione. Ogni manovra navale, effettuata o contestata, è il viatico per un messaggio politico: la Cina non intende cedere terreno, mentre gli Stati Uniti cercano di contenerne l’espansione.</p>
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		<title>USA-Pakistan, intesa strategica su petrolio e tariffe: sfida a Cina, Iran e India </title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/usa-pakistan-intesa-strategica-su-petrolio-e-tariffe-sfida-a-cina-iran-e-india.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2025 14:31:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=480752</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1081" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250210111610804_6ae4380cbbfb7b90791ac5aaab12fb5b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250210111610804_6ae4380cbbfb7b90791ac5aaab12fb5b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250210111610804_6ae4380cbbfb7b90791ac5aaab12fb5b-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250210111610804_6ae4380cbbfb7b90791ac5aaab12fb5b-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250210111610804_6ae4380cbbfb7b90791ac5aaab12fb5b-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250210111610804_6ae4380cbbfb7b90791ac5aaab12fb5b-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250210111610804_6ae4380cbbfb7b90791ac5aaab12fb5b-1536x865.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250210111610804_6ae4380cbbfb7b90791ac5aaab12fb5b-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un’intesa tra Washington e Islamabad finalizzata allo sviluppo congiunto delle risorse petrolifere pakistane.</p>
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<h1 class="wp-block-heading">&nbsp;&nbsp;</h1>



<p>Nuovi spazi commerciali prendono forma nell’Asia meridionale e potrebbero ridisegnare il panorama energetico: il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> ha annunciato un’intesa tra Washington e Islamabad finalizzata allo <strong>sviluppo congiunto delle risorse petrolifere pakistane</strong>. La notizia ha fatto capolino su Truth Social &#8211; piattaforma creata su iniziativa dell’attuale inquilino della Casa Bianca &#8211; ed entrambi i Governi hanno tessuto le lodi dell’accordo, auspicando che rappresenti la prima pietra su cui costruire una solida partnership strategica di ampio respiro. Non a caso, l’intesa s’inserisce in un pacchetto più “ricco” che comprende la <strong>riduzione dei dazi </strong>sulle importazioni pakistane in America, passando dal 29% al 19%. &nbsp;</p>



<p>Sebbene i dettagli tecnici non siano ancora stati resi noti, la cooperazione tra i due Paesi rischia di impensierire non poco i giganti geopolitici ed economici dell’Oriente, che vedono nel Pakistan una terra appetibile per i loro introiti commerciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa implica l’accordo</h2>



<p>La partnership con Washington, secondo diversi analisti, simboleggia potenzialmente un viatico per lo sviluppo locale attraverso l’accesso ai pozzi di oro nero nelle regioni di Belucistan, Sindh e Punjab, che finora <strong>non sono mai stati sfruttati per mancanza di infrastrutture</strong>, investimenti <em>ad hoc </em>&nbsp;e tensioni politiche. Non per nulla, il ministro delle Finanze pakistano Muhammad Aurangzeb a fine luglio si trovava nella capitale statunitense per le trattative commerciali e ha definito l’intesa <strong>l’inizio di una nuova era economica</strong> che avrebbe scritto nuovi capitoli nell’ambito energetico, minerario e persino informatico. Trump, invece, volendo sottolineare la portata dell’accordo annunciato ha affermato che <strong>in futuro il Pakistan potrebbe vendere il greggio alla vicina India </strong>alle cui esportazioni ha applicato <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c0j91p8w20vo">dazi al 25%</a> per aver esportato armi e petrolio dalla Russia.&nbsp;</p>



<p>Oggi come oggi, però, Islamabad è fortemente dipendente dalle importazioni di oro nero provenirnte dal Medio Oriente, al punto da avere quasi il 20% del fabbisogno soddisfatto per tramite delle attività di import.<strong> Il Pakistan è al 50esimo posto per riserve petrolifere</strong> e più volte il suo Governo ha tentato di esplorare giacimenti offshore senza successo, ma il contributo delle aziende statunitensi per gli addetti ai lavori può dare dei frutti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, non mancano i dubbi. Il Belucistan, in particolare, è una zona segnata da da un’insurrezione armata che osteggia lo sfruttamento delle risorse locali poiché gli abitanti vedono nell’estrazione un esproprio economico. <strong>La Cina è già presente sul territorio per allungare le mani sulle ricchezze minerarie</strong> ed energetiche e in molti temono che la penetrazione americana non possa fare altro che alimentare i moti insurrezionalisti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il monito ai giganti asiatici</h2>



<p>Nell’ottica di Washington, la partnership con Islamabad è molto più di una semplice operazione commerciale: <strong>è un tassello chiave nella sua strategia di contenimento di Cina e Iran</strong>. Nonostante sia scosso da tensioni politiche, il Belucistan potrebbe tornare utile per via del suo confine con l’Iran divenendo una comoda finestra per monitorare le attività di <a href="https://it.insideover.com/guerra/lintelligence-usa-sui-danni-inflitti-al-programma-nucleare-iraniano.html">sviluppo del programma iraniano</a>.&nbsp;</p>



<p>Per di più, la stessa regione può anche essere un punto d&#8217;osservazione su un altro importante attore asiatico: la Cina. Il Belucistan è anche uno snodo cruciale del <strong>Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC)</strong>, l’ambizioso progetto da 65 miliardi di dollari con cui Pechino punta a rafforzare il suo asse commerciale per il trasporto delle merci<em> Made in China</em>.</p>



<p>L’arrivo di compagnie statunitensi in quell’area sfida apertamente l’egemonia cinese e Islamabad dovrà dare<a href="https://it.insideover.com/politica/in-equilibrio-tra-usa-e-cina-il-pakistan-sta-diventando-una-piccola-potenza-regionale.html"> prova di equilibrismo</a> tra le due superpotenze tutelando&nbsp; la diversificazione delle alleanze geostrategiche in nome dei suoi interessi nazionali.</p>



<p>Secondo diversi analisti, gli Stati Uniti stanno cercando nel Pakistan un partner alternativo all’India, con cui i rapporti sono diventati più tesi. L’ambizione è quella di sottrarre terreno all’influenza di Pechino nella regione e consolidare un fronte economico e politico che faccia da contrappeso al Dragone.</p>



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		<title>Passaporti ritirati agli esperti di terre rare: la Cina blinda il proprio arsenale strategico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/passaporti-ritirati-agli-esperti-di-terre-rare-la-cina-blinda-il-proprio-arsenale-strategico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 07:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1133" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/cina-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/cina-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/cina-1-600x354.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/cina-1-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/cina-1-1024x604.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/cina-1-768x453.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/cina-1-1536x906.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra prudenza e controllo sociale, la Cina vuol ritirare i passaporti ai suoi esperti della filiera di terre rare. L'accordo con gli Usa. </p>
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<p>Una mossa che sa di sorveglianza sociale ma per qualcuno rispecchia appieno il proverbio “prevenire è meglio che curare”: secondo un&#8217;indiscrezione del <em><a href="https://www.wsj.com/world/china-to-block-its-rare-earth-experts-from-spilling-their-secrets-8d69b75f">Wall Street Journal</a></em>,&nbsp; <strong>Pechino sarebbe intenzionata a confiscare i passaporti ai suoi concittadini impegnati nella filiera delle <a href="https://it.insideover.com/schede/energia/che-cosa-sono-le-terre-rare-e-perche-sono-cosi-importanti.html">terre rare</a></strong>. L’obiettivo consisterebbe nell’autorizzare ogni singolo viaggio per il lavoratori del settore minerario accertandosi, così, che non condividano conoscenze delicate e strategiche con Governi stranieri. La notizia ha suscitato un certo clamore se si guarda agli avvenimenti più recenti, ovvero il raggiungimento di <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/trump-accordo-fatto-con-la-cina-dazi-e-terre-rare-ecco-la-tregua-commerciale.html">un’intesa tra Usa e Cina</a> che comprende le forniture di terre rare all’industria statunitense</strong>. L’accordo parrebbe un segnale di distensione nella guerra dei dazi, ma il Dragone sembra muoversi su un doppio binario &#8211; tra controllo interno e apertura alle economie esterne &#8211; che lo rende un giocatore enigmatico nella partita geopolitica e geostrategica che si sta disputando nel mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologia sotto chiave: il giro di vite sui lavoratori cinesi</h2>



<p>Il piano del Governo prevede la creazione di un database nazionale che contenga informazioni personali e relative alla formazione scolastica e accademica, alle competenze professionali e alla mansione svolta di ogni addetto.  A farsi carico di quest’onore saranno le aziende della filiera &#8211; sia che esse estraggano i minerali  o che li lavorino per i prodotti finali &#8211; mentre il personale potrebbe dover consegnare il passaporto alle autorità competenti per avere <strong>una mappatura degli spostamenti al di fuori della Muraglia</strong>. Il motivo di un programma di così stretto controllo su dei privati cittadini? <strong>La Cina detiene la leadership mondiale nella produzione di magneti</strong>, tanto che non è un azzardo parlare di monopolio <em>de facto</em>. I magneti derivanti dalle terre rare sono impiegati in comparti vitali per l’economia di Paesi occidentali, quali la difesa, l’elettronica, l’automotive e nella controversa <em>green economy</em>, rappresentando <strong>una miniera d’ora per le casse del complesso industriale cinese</strong>, oltre che un patrimonio da salvaguardare dagli appetiti della concorrenza straniera. D’altronde, già nel 2023 Pechino aveva eretto un cordone di sicurezza intorno alle sue preziose risorse per restringere i canali di accesso e mantenere il vantaggio competitivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra cooperazione e controllo: l’accordo con gli Stati Uniti&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Ed è qui che il gioco della Cina si fa più fine. <strong>Washington e Pechino hanno entrambe confermato la stipula di un accordo commerciale</strong> che dovrebbe porre fine all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/economia/la-guerra-delle-terre-rare-della-cina-la-risposta-asimmetrica-ai-dazi-usa.html">escalation a colpi di dazi</a> innescata da Donald Trump con i primi annunci tariffari risalenti ad aprile . Tra le principali novità si annoverano le esportazioni di minerali verso la patria del dollaro dopo che in primavera, nel pieno della guerra commerciale, i cinesi ne avevano imposto la sospensione minando il meccanismo delle catene di approvvigionamento con ripercussioni sulle aziende americane.&nbsp;</p>



<p>Il ministero del Commercio di Pechino ha prontamente dichiarato che è già alle prese con l’iter di autorizzazione delle licenze per le spedizioni oltre confine. Tuttavia, come riportato da <em><a href="https://www.theguardian.com/business/2025/jun/27/us-china-rare-earth-shipments-deal">The Guardian</a></em>, prima di accettare l’accordo, <strong>la Cina pare che abbia svolto un’attenta disamina degli acquirenti di terre rare</strong> volendosi accertare che non fossero destinate a fini militari. </p>



<p>Il messaggio del Dragone, dunque, pare il seguente: si può negoziare con il mondo, ma alle mie condizioni. Il ritiro dei passaporti ai lavoratori e l’accordo commerciale con gli Stati Uniti non si escludono a vicenda, ma fanno parte di una stessa strategia: mantenere il primato nella lavorazione delle terre rare sia a casa propria che all’estero. Un equilibrio delicato che può essere retto solo se <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-punta-sulla-diplomazia-come-funziona-loimed-di-pechino.html">l’arte della diplomazia</a> riesce a resistere a i venti di guerra che soffiano in tutto il pianeta.</p>



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		<title>Gli Usa scommettono sui reattori nucleari privati per battere la Cina. Che intanto&#8230; </title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/gli-usa-scommettono-sui-reattori-nucleari-privati-per-battere-la-cina-che-intanto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 14:02:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Energia atomica]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1173" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Urano nucleare centrale La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-768x469.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-1024x625.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Usa lanciano un programma che permette alle aziende di accedere a fondi privati per costruire nuovi reattori atomici e sfidare la Cina.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1173" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Urano nucleare centrale La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-768x469.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Centrale-nucleare-Stati-Uniti-uranio-La-Presse-1024x625.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli&nbsp;<strong>Stati Uniti</strong>&nbsp;sono pronti ad alzare il sipario su una nuova era dell’<strong><a href="https://it.insideover.com/energia/google-si-fa-una-centrale-cosi-lia-ci-spinge-verso-una-nuova-primavera-del-nucleare.html">energia atomica</a></strong>. Il dipartimento dell’Energia (DOE) ha lanciato un programma volto a consentire alle aziende americane di&nbsp;<strong>costruire e testare prototipi di reattori avanzati fuori dal tradizionale contesto dei laboratori pubblici</strong>.&nbsp;</p>



<p>L’iniziativa nasce su impulso di un ordine esecutivo del presidente Donald Trump, partorito con l&#8217;intento di modernizzare il settore nucleare civile per lanciare un guanto di sfida a Pechino che, nell’ambito di sviluppo dei reattori atomici, sta dando del filo da torcere a Washington.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo modello di sperimentazione</h2>



<p>Attraverso un maggiore accesso ai finanziamenti privati, il programma ambisce a mettere le aziende nelle condizioni di sfruttare il loro&nbsp;<em>know-how&nbsp;</em>&nbsp;e il loro potenziale tecnologico per accrescere la&nbsp;<strong>commercializzazione delle ricerche e dei test sull’atomo</strong>.</p>



<p>Le società interessate alla realizzazione di un reattore sperimentale dovranno presentare domanda entro il 21 luglio 2025. La selezione si prospetta competitiva e si baserà su criteri quali la maturità tecnologica, la solidità finanziaria e la capacità di sostenere i costi di progettazione, costruzione, esercizio e smantellamento. Non solo, un requisito fondamentale è la roadmap che vede la conclusione dei lavori entro il 2026. Perché tale tempistica? In occasione del 4 luglio &#8211; festa nazionale americana &#8211; dell’anno prossimo, gli Usa vogliono mostrare al mondo almeno tre reattori in grado di raggiungere l<strong>a criticità, ovvero la capacità di avviare e mantenere il processo di produzione energetica senza nessun intervento esterno</strong>. Si tratta dunque di una corsa contro il tempo per dare slancio alle tecnologie nucleari di ultima generazione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Chris Wright</strong>, segretario all’Energia, ha dichiarato che il potenziamento del nucleare civile è rimasto per troppo tempo paralizzato dai lacci della burocrazia e che grazie all’iniziativa del suo dipartimento è possibile imboccare una strada che stimoli non solo l’economia, ma che rafforzi allo stesso tempo la sicurezza dell’America.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il braccio di ferro con la Cina&nbsp;</h2>



<p>Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, la Cina si sta dando da fare per arrivare prima nella corsa al nucleare. Il “Rapporto 2025 sullo sviluppo dell’energia nucleare” rivela i passi da gigante che il Dragone sta compiendo: 102 reattori tra operativi, in costruzione o già approvati, che complessivamente valgono la potenza 113 milioni di kilowatt.</p>



<p>Gli Stati Uniti possono ancora consolarsi con il primato mondiale dei 94 reattori già funzionanti mentre la Cina è medaglia d’argento con le sue 58 centrali operative. Ciononostante, Pechino non si scoraggia e coltiva l’ambizione di strappare il primo posto agli Stati Uniti e diventare il principale produttore di energia atomica entro il 2030. Tra le innovazioni cinesi più significative spicca il<strong>&nbsp;<a href="https://www.globaltimes.cn/page/202505/1335118.shtml">Linglong 1</a></strong>, un reattore modulare nucleare di dimensioni più piccole e dotato di una maggiore robustezza e flessibilità rispetto agli impianti tradizionali. Tale prototipo è il primo della categoria degli&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/economia/usa-russia-e-cina-alla-sfida-dei-piccoli-reattori-energia-nucleare-portatile-buona-anche-per-il-militare.html"><em>Small Modular Reactors</em>&nbsp;</a>ad essere in fase di realizzazione e sarà funzionale alla riduzione di emissioni di Co2.</p>



<p>Considerando il quadro globale, la Cina corre veloce mentre gli Stati Uniti rilanciano il proprio impegno con un programma che potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui il nucleare viene sviluppato e testato. Un’opportunità troppa ghiotta per le aziende americane da lasciarsi scappare se vogliono essere protagoniste del mercato energetico del futuro.&nbsp;&nbsp;</p>



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		<title>Ops! L&#8217;esercito cinese usa l&#8217;IA open-source di Meta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2024 11:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina integra l'intelligenza artificiale nelle sue operazioni militari. E cerca di sfruttare ogni mezzo e occasione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/ops-lesercito-cinese-usa-lia-open-source-di-meta.html">Ops! L&#8217;esercito cinese usa l&#8217;IA open-source di Meta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241104235540229_a0731dbd77822a0266741b60aa442dcb-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia che l’esercito cinese starebbe utilizzando <strong>una versione riadattata dell&#8217;intelligenza artificiale open-source di<a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/zuckerberg-ho-censurato-facebook-e-instagram-me-lha-chiesto-biden.html"> Meta</a>, Llama</strong>, per scopi militari rappresenta un significativo punto di svolta nell’arena geopolitica e tecnologica. Questa rivelazione evidenzia le sfide crescenti che sorgono dall&#8217;uso della tecnologia AI in campo militare e sottolinea l&#8217;evoluzione della competizione tra le grandi potenze mondiali per il dominio tecnologico. La Cina, già nota per il suo rapido sviluppo nell’innovazione tecnologica e la sua spinta verso l&#8217;autosufficienza nei settori critici, sembra aver fatto <strong>un passo avanti strategico integrando l’IA open-source nelle proprie operazioni militari</strong>, nonostante le restrizioni imposte dal creatore del modello.</p>



<p>Dal punto di vista politico, questa notizia mette in luce la natura complessa della competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. <strong>La scelta di Pechino di adottare un modello open-source sviluppato da una compagnia occidentale</strong>, nonostante le restrizioni etiche e di utilizzo, dimostra una determinazione a capitalizzare su qualsiasi risorsa tecnologica per potenziare le proprie capacità militari e di intelligence. <strong>La risposta di Meta, che ha condannato l&#8217;uso militare della sua IA</strong>, sottolinea l&#8217;intrinseca difficoltà per le aziende di monitorare e far rispettare le limitazioni di utilizzo di tecnologie aperte. Questa situazione pone nuove questioni su come le tecnologie di intelligenza artificiale possano essere regolamentate e controllate in un contesto globale sempre più teso.</p>



<p>Dal punto di vista strategico, l&#8217;uso di IA come Llama per creare strumenti avanzati come “ChatBIT” per l’intelligence e il processo decisionale militare segna un’evoluzione nelle capacità operative dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA). <strong>L’IA permette di sintetizzare e analizzare rapidamente enormi quantità di dati, </strong>migliorando la rapidità e l’efficacia delle decisioni sul campo di battaglia. Tuttavia, ciò presenta anche dei rischi: l&#8217;utilizzo dell’IA per prendere decisioni operative potrebbe portare a escalation indesiderate, basate su calcoli e simulazioni che non includono la ponderazione umana di aspetti politici e morali. <strong>Le esperienze passate hanno mostrato che l’IA può avere tendenze all’escalation</strong> e alla creazione di scenari strategici ipotetici che, se seguiti ciecamente, possono portare a gravi conseguenze.</p>



<p>Le implicazioni per la sicurezza internazionale sono profonde. Gli Stati Uniti, già consapevoli della competizione con la Cina sul fronte tecnologico e militare, vedono in questo sviluppo un segnale di allarme che potrebbe portare a una risposta politica e strategica più vigorosa, inclusa una maggiore regolamentazione della condivisione delle tecnologie open-source e un rafforzamento della cooperazione con gli alleati per contenere l&#8217;espansione delle capacità cinesi.<strong> La posizione del Dipartimento della Difesa americano</strong>, che già monitora l’uso militare dell’IA, suggerisce che l’introduzione di tali tecnologie da parte della Cina potrebbe alimentare un nuovo capitolo della corsa agli armamenti tecnologici, con conseguenti ripercussioni sulla stabilità globale e sul controllo degli armamenti.</p>



<p>Questo scenario apre anche un dibattito sulle conseguenze etiche dell&#8217;uso dell&#8217;IA in campo militare. Mentre l&#8217;IA può fornire vantaggi significativi in termini di velocità e precisione delle operazioni, il rischio di allucinazioni o errori nella creazione di scenari può portare a decisioni sbagliate con conseguenze catastrofiche. L&#8217;invito degli esperti a mantenere un controllo umano sulle operazioni supportate dall&#8217;IA è cruciale per prevenire incidenti che potrebbero degenerare in conflitti maggiori.</p>



<p>In conclusione, l’adozione della tecnologia AI di Meta da parte dell&#8217;esercito cinese rappresenta non solo una sfida tecnologica, ma anche una provocazione politica che gli Stati Uniti e i loro alleati non possono ignorare. La necessità di sviluppare una strategia globale per monitorare, regolamentare e, se necessario, <strong>limitare l&#8217;uso militare delle tecnologie open-source diventa sempre più urgente</strong> in un contesto internazionale dove l’innovazione tecnologica è strettamente legata alla sicurezza nazionale e alla stabilità geopolitica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/ops-lesercito-cinese-usa-lia-open-source-di-meta.html">Ops! L&#8217;esercito cinese usa l&#8217;IA open-source di Meta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 08:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-600x308.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1024x525.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1536x788.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-2048x1051.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sull'atollo di Diego Garcia c'è una grande base Usa che può "coprire" dall'Asia meridionale al Medio Oriente.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-600x308.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1024x525.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1536x788.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-2048x1051.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le <strong>Mauritius</strong>, arcipelago situato nel bel mezzo dell’Oceano indiano, negli ultimi giorni hanno fatto parlare di sé non per la massa di turisti occidentali pronti a partire per un posto al sole&nbsp;con l’arrivo dell’autunno, ma per altre ragioni, e c’entra <strong>l’odierna guerra fredda tra Usa e Cina</strong>.&nbsp;</p>



<p>Il 3 ottobre, il premier britannico<strong> Keir Starmer</strong> e il suo omologo mauriziano <strong>Pravind Jugnauth</strong>&nbsp; hanno annunciato un accordo, da entrambi definito storico, che consisterebbe nel riconoscimento della sovranità della Repubblica delle Mauritius sulle <strong>isole Chagos</strong> appartenenti dal 1965 al Territorio Britannico dell’Oceano Indiano e dunque soggette alla giurisdizione della Corona. Il Governo mauriziano per ben sei decenni ha reclamato l’annessione delle Chagos, ma la questione è sempre stata una matassa aggrovigliata a causa dello zampino dello zio Sam.</p>



<p>Sull’atollo di <strong>Diego Garcia</strong>, il più esteso delle Chagos, ha sede una base aeronavale americana che gode di una posizione strategica per un pronto intervento in caso di escalation militare in tutta la regione che va dal Medio Oriente all’Asia meridionale. L’impegno preso da Starmer e Jugnauth prevede che la succitata base rimanga a disposizione di Washington per i prossimi 99 anni. Non a caso il presidente statunitense <strong>Joe Biden</strong> ha benedetto l’intesa: “È una chiara dimostrazione che attraverso la diplomazia e la partnership, i Paesi possono superare sfide storiche di lunga data per raggiungere risultati pacifici e reciprocamente vantaggiosi”.</p>



<p>Sebbene dalla Casa Bianca sia trapelato ottimismo, gli americani avrebbero ripetutamente mostrato insofferenza e chiesto ai britannici di desistere dalla cessione delle Chagos alle Mauritius a causa delle sempre più fitte relazioni intrattenute tra l&#8217;arcipelago dell’Oceano Indiano e la Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’atollo Diego Garcia</h2>



<p>Nel 1965, l’arcipelago delle Chagos fu scorporato dalla nascente Repubblica di Mauritius che ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1968. Nel 1966, il Governo di Sua Maestà concesse l’autorizzazione agli alleati d’oltreoceano per <strong>l’installazione di una base militare</strong> che fosse un porto di riferimento nell’Oceano Indiano per parte della loro flotta marittima e una pista di lancio dei loro cacciabombardieri in una zona dove gli Usa, ai tempi della Guerra fredda, non avevano alleati. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il sito militare ha continuato a essere operativo specialmente in occasione degli interventi in Afghanistan e Iraq.</p>



<p>Per la realizzazione della base, circa <strong>2 mila nativi delle isole Chagos</strong> sono stati costretti a traslocare alla Mauritius o alle vicine Seychelles, dando così luogo a un lungo braccio di ferro legale tra gli abitanti sfrattati e Londra e che nel 2019 è culminato nell’emissione di un parere consultivo della <strong>Corte internazionale di giustizia dell’Aja</strong> &#8211; organo dell’Onu deputato alla risoluzione delle dispute tra Stati &#8211; con cui si è condannata la decisione di separare le Chagos dalle Mauritius perché “non era basata sulla libera e genuina espressione della volontà delle persone interessate”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;irritazione degli Usa &nbsp; &nbsp;</h2>



<p>Sotto la crescente pressione internazionale (ad agosto l’<strong>Unione Postale universale</strong> dell’Onu ha vietato la vendita di francobolli britannici nelle Chagos), a Downing Street si sono trovati con le spalle al muro e non hanno potuto fare altro che prendere l’impegno di stipulare un trattato mediante cui si riconoscesse la sovranità mauriziana sugli atolli delle Chagos, come ribadito dal ministro degli Esteri britannico <strong>David Lammy</strong>.</p>



<p>Secondo un articolo pubblicato da <em><a href="https://www.pressreader.com/new-zealand/the-press/20241005/281887303733640?srsltid=AfmBOoq5z6Mr0lEJOvuht7nanPSsXXfeNwG80Xo0FhhuwBXzXgWbtprr">The Times</a></em>, il sostegno degli americani all’accordo sarebbe solo di facciata, perché nel corso dell’estate alti funzionari della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato hanno tentato di fare ostruzionismo attraverso canali privati, affinché gli inglesi non non cedessero alle pressioni. Secondo le indiscrezioni messe in evidenza da<em> The Times</em>, il timore degli Usa consiste nell’ascendente esercitato dal Pechino sulle autorità di Port Louis &#8211; capitale delle Mauritius &#8211; dopo la sottoscrizione dell’<strong>accordo bilaterale di libero scambio</strong> nel 2019, che impegna il Dragone a effettuare investimenti che al momento riguardano quasi 50 iniziative nel Paese africano. </p>



<p>Tale comunione d’intenti ha indotto gli americani a ipotizzare che il governo cinese possa installare delle basi di spionaggio nelle isole circostanti Diego Garcia per carpire <strong>informazioni militari riservate</strong> grazie al benestare di Port Louis, come segnalato dalla senatore della Florida <strong>Marco Rubio</strong>: “L’accordo è preoccupante in quanto fornirebbe alla Cina comunista l&#8217;opportunità di ottenere preziose informazioni sulla nostra base di supporto navale a Mauritius”. Secondo una fonte che si aggira nei palazzi di Whitehall &#8211; via lungo la quale si stagliano tutti i palazzi del potere londinese &#8211; ha dichiarato: “[Gli americani, ndr]&nbsp; hanno fatto capire che questo accordo era meglio che non si facesse dato che complica molte le cose per loro. Comprendono che la questione conti molto per noi”. </p>



<p>Al momento, gli impegni assunti da Londra e Port Louis devono essere tradotti in un trattato da ratificare dai rispettivi Parlamenti e chissà se con un’<strong>eventuale </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-strana-coppia-liz-cheney-kamala-harris-neocon-e-dem-alleati-contro-trump.html"><strong>presidenza Trump</strong>,</a> da sempre ostile alle mire espansionistiche di Pechino, l’accordo non subirà dei contraccolpi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html">Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Nato in Asia? Farebbe quasi solo danni. E gli americani lo sanno</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-nato-in-asia-farebbe-quasi-solo-danni-e-gli-americani-lo-sanno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jul 2024 13:51:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Cinese Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Esercitazione delle forze armate giapponesi e britanniche (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-2048x1096.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Portare la Nato in Asia per bloccare la Cina sarebbe controproducente. La strategia migliore è pacifica e coinvolge anche l'Europa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-nato-in-asia-farebbe-quasi-solo-danni-e-gli-americani-lo-sanno.html">La Nato in Asia? Farebbe quasi solo danni. E gli americani lo sanno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Esercitazione delle forze armate giapponesi e britanniche (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Esercitazione-delle-forze-armate-giapponesi-e-britanniche-e1720717138996-2048x1096.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel suo testamento alla<strong> Nato</strong>, il segretario uscente<strong> Jens Stoltenberg</strong> dalle pagine di <em><a href="https://www.foreignaffairs.com/world/why-nato-should-stay-out-asia?utm_medium=newsletters&amp;utm_source=fatoday&amp;utm_campaign=A%20Better%20Path%20for%20Ukraine%20and%20NATO&amp;utm_content=20240708&amp;utm_term=EDZZZ003ZX">Foreign Affairs</a></em> sembra invitare l&#8217;Alleanza a impegnarsi nel contrastare l&#8217;ascesa di Pechino e la sua influenza. Ma non tutti ritengono &#8220;intelligente&#8221; entrare in mezzo a conflittualità che non dovrebbero interessare direttamente l&#8217;Europa e molti membri fondamentali della Nato. Alla base delle motivazioni, una ragione semplice: l&#8217;Alleanza <strong>non influirebbe</strong> positivamente nella <strong>sicurezza</strong> della regione, anzi, forse influirebbe negativamente.</p>



<p>&#8220;Nel mondo odierno la sicurezza non è una questione regionale ma globale. La sicurezza dell&#8217;Europa riguarda l&#8217;Asia e la sicurezza dell&#8217;Asia riguarda l&#8217;Europa&#8221;. Il segretario<strong> Stoltenberg</strong> ha sempre sostenuto un ruolo crescente della Nato nel contrastare l&#8217;ascesa del <em>Dragone</em>, asserendo che &#8220;Tutto è interconnesso&#8221; e aggiungendo, in sintonia con il segretario di Stato americano <strong>Antony Blinken</strong> nel recente<em> meeting</em> sulla sicurezza europea e asiatica, che queste &#8220;sfide&#8221; andrebbero affrontate &#8220;insieme&#8221;. E insieme, oltre che alla Nato, sembra voler dire insieme agli Stati Uniti d&#8217;America che vedono della Repubblica Popolare Cinese il nuovo &#8220;<strong>avversario numero uno</strong>&#8221; dopo la Russia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un approccio controproducente?</h2>



<p>Nel 2022 la Nato ha &#8220;ufficialmente identificato la Cina come una sfida per la sicurezza&#8221; per la &#8220;prima volta nella storia dell&#8217;Alleanza&#8221;. Una posizione presa in accordo con le agende per la <strong>strategia di sicurezza</strong> nazionale degli Stati Uniti, che già nella seconda fase del mandato Trump, e dall&#8217;inizio del mandato Biden, hanno iniziato a guardare insistentemente alla Cina come una <a href="https://it.insideover.com/difesa/cosi-lesercito-di-pechino-si-schiera-nel-globo.html">minaccia progressiva</a> che andava ostacolata, sopratutto nei suoi crescenti rapporti con gli <strong>Stati europei</strong>.</p>



<p>Mentre potenze dell&#8217;Alleanza come<strong> Francia</strong>,<strong> Germania</strong>, <strong>Regno Unito</strong> e <strong>Italia </strong>prendono parte a esercitazioni militari congiunte con i partner militari asiatici, con il <strong>Giappone</strong> inviano unità navali di alto profilo ai margini del<strong> Mar Cinese Meridionale</strong>, dove si concentra il massimo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-mostra-i-muscoli-nel-mar-cinese-meridionale.html">livello di tensione</a> tra Pechino e le altre potenze regionali come le Filippine, al centro dell&#8217;annosa questione delle<strong> zone economiche esclusive</strong> su cui affacciano le coste di Vietnam, Malaysia, Indonesia, Brunei e <strong>Taiwan</strong>. E su cui aleggia il perenne timore dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/dossier/obiettivo-taiwan">invasione</a>. </p>



<p>Secondo l&#8217;analisi pubblicata da <em>Foreign Affairs</em> tuttavia, attirare l&#8217;Alleanza in Asia sulla base dell&#8217;imperativo di garantire una &#8220;sicurezza transatlantica e indo-pacifica&#8221; interconnessa alla &#8220;più stretta <strong>collaborazione tra Pechino e Mosca</strong>&#8220;, non fa altro che &#8220;alimentare la narrazione di uno scontro guidato dagli Stati Uniti tra blocchi globali&#8221;, e rischia di &#8220;alienare i Paesi asiatici senza in ultima analisi contribuire a rafforzare la sicurezza regionale o la deterrenza&#8221;.</p>



<p>Un suggerimento che sembra <em>strizzare</em> l&#8217;occhio alle richieste degli Stati Uniti affinché i partner della Nato garantiscano un determinato livello di Difesa. Ossia il minimo richiesto ai partner europei che dovrebbero investire nel settore almeno il <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/07/10/nato-meloni-rispetteremo-2-pil-in-difesa-secondo-nostri-tempi_f7b7c372-0487-4f71-91c0-d9b8da4ae219.html#:~:text=Il%20ministro%20della%20Difesa%2C%20Guido,di%20escluderli%20dal%20patto%20di">2% del PIL</a> l&#8217;anno. Ciò vorrebbe che il &#8220;contributo europeo ripensato alla sicurezza asiatica&#8221; si muovesse in una direzione differente per ottenere un fine utile a tutti: &#8220;invece di cercare di proiettare la potenza militare in Asia&#8221;, i membri europei della Nato dovrebbero &#8220;rafforzare della <strong>deterrenza</strong> e della difesa convenzionali sul proprio territorio&#8221;. Tale impegno consentirebbe in breve agli Stati Uniti di &#8220;<strong>spostare più risorse [militari] in Asia</strong>&#8220;. Un concetto strategico abbastanza semplice, anche per dei profani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Accordi bilaterali e basso profilo</h2>



<p>Secondo gli analisti di <em>Foreign Affairs</em> e le loro fonti &#8220;non esiste una soluzione unica per la sfida alla sicurezza presentata da Pechino; gli stati nell&#8217;Indo-Pacifico stanno elaborando strategie diverse per affrontare i loro problemi con la Cina&#8221;. Per questo gli Stati europei dovrebbero &#8220;impegnarsi per integrarsi più pienamente nell&#8217;architettura di sicurezza della regione&#8221;. </p>



<p>I partner europei della Nato quindi dovrebbero appoggiare la via che porta verso un &#8220;mix di <strong>accordi bilaterali</strong> e multilaterali&#8221; nella regione dell&#8217;Indo-Pacifico. Curandosi sì di questioni come la sicurezza informatica, l&#8217;energia pulita sostenibile, la resilienza della catena di approvvigionamento, e attenzionando ogni tipo di espansione militare e potenzialmente aggressiva di Pechino, anche se il suggerimento che si coglie è proprio quello di mantenere un &#8220;profilo più basso in Asia&#8221;, e una postura meno <em>aggressiva</em> o <em>difensiva</em> per evitare di &#8220;alimentare la paranoia cinese&#8221;e procedere al contrario verso <strong>cooperazioni pratiche e discrete</strong> con partner regionali.</p>



<p>Questo mentre la comunità d&#8217;intelligence occidentale dei <strong>Five Eyes</strong> &#8211; probabilmente &#8211; continua a monitorare i progressi, le mosse e le strategie alle basa delle intenzioni di Pechino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Approcci sfumati contro posizioni rovinose</h2>



<p>Attrarre la Nato in Asia e vederla a capo di uno sforzo anti-cinese alla <em>luce del sole</em>,  sembra essere ritenuta &#8220;in ultima analisi controproducente&#8221;, asserendo che in questo modo &#8220;sia l&#8217;Asia che l&#8217;Europa&#8221; sarebbero &#8220;meno sicure, non di più&#8221;.</p>



<p>Se l&#8217;obiettivo è &#8220;contrastare efficacemente la crescente imposizione della Cina in Asia&#8221;, le &#8220;piattaforme occidentali militarizzate non sono la risposta migliore&#8221;. </p>



<p>Sarebbe invece auspicabile la linea secondo la quale i Paesi asiatici, che temono l&#8217;espansionismo cinese, di concerto con quelli europei, che temono l&#8217;<strong>influenza cinese</strong> nella regione del Pacifico e la futura ingerenza di questa potenza in ascesa, elaborino insieme &#8220;approcci più sfumati e calibrati che non alimentino ulteriori conflitti&#8221;. Impedendo in questo modo che i ricostruiti <em>blocchi </em>possano raggiungere quelle posizioni definite<strong> &#8220;potenzialmente rovinose</strong>&#8221; che condurrebbero a conflitti dalla portata inimmaginabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-nato-in-asia-farebbe-quasi-solo-danni-e-gli-americani-lo-sanno.html">La Nato in Asia? Farebbe quasi solo danni. E gli americani lo sanno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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