Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Il programma nucleare iraniano è stato “rallentato” per diversi di mesi ma non “annullato”. Sarebbe questa la prima stima fatta da analisti e funzionari della Defense Intelligence Agency, l’agenzia di intelligence militare statunitense che ha studiato l’esito del raid condotto sui siti iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan, tutti colpiti nella notte tra il 21 e il 22 giugno nell’Operazione Midnight Hammer.

Secondo il primo rapporto classificato che è stato redatto dall’intelligence statunitense, gli attacchi ordinati dal presidente Donald Trump contro gli impianti nucleari iraniani – un’operazione che, secondo il giornalista d’inchiesta Seymour Hersh, era già sulla scrivania del suo predecessore Joe Biden – avrebbero solo “rallentato il programma di Teheran“, forse di mesi, ma non lo hanno annullato, contraddicendo, secondo quanto scritto dal Washington Post, le roboanti affermazioni dell’inquilino della Casa Bianca che già nelle prime ore successive allo sgancio delle potenti bombe bunker buster, le 14 Massive Ordnance Penetrator sganciate dai bombardieri strategici, aveva definito la missione un “grande successo militare“. Mentre Trump parlava, i B-2 erano ancora sull’Atlantico, di ritorno alla loro base nel Missouri dopo un totale di 37 ore di viaggio: andata, sgancio e ritorno.

La prima valutazione del Defense Intelligence Agency sostiene la tesi che i danni provocati dalle 14 bombe Gbu-57 Mop sganciate sui siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan insieme a 30 missili da crociera Tomahawk lanciati da un sottomarino emerso nel Mar Arabico hanno colpito con successo tutti gli obiettivi, ma non “hanno distrutto i componenti principali del programma nucleare iraniano e probabilmente lo hanno rallentato di diversi mesi, non di anni“.

Rapporti d’intelligence, dubbi, ipotesi e fughe di notizie

I rapporti diffusi dalla stampa statunitense, che si avvale di fonti anonime vicine agli apparati della difesa e dell’intelligence, affermano inoltro che “l’Iran ha spostato diverse partite del suo uranio altamente arricchito dai siti nucleari prima che gli attacchi si verificassero e che le scorte di uranio non sono state toccate“. Le centinaia di chili di uranio arricchito dall’Iran per quello che si ritiene essere un programma nucleari con scopi prettamente militari, e non civili, sarebbero dunque intatti e ben nascosti in altri siti segreti. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica si parla di “400 kg di uranio arricchito al 60% di purezza“. Una scorta comunque adeguata alla realizzazione di un’arma atomica. Aggiungendo che le componenti essenziali del programma nucleare di Teheran sarebbero distribuite in 30 siti alcuni riconosciuti e soggetti a ispezione da parte dell’AIEA, altri no“.

Ora il dubbio è se le fonti stiano rivelando informazioni top-secret affidabili o viziate da interessi legati alla diffusione di dati fuorvianti per l’opinione pubblica statunitense e mondiale. Questo dal momento che è estremamente “difficile” constatare i danni di un sito sotterraneo con un altissimo livello di segretezza interna ed esterna. Anche per l’intelligence.

Immagine satellitare reperibile in Open Source del sito di Fordow

La portavoce della Casa Bianca ha dichiarato: “La fuga di notizie di questa presunta valutazione è un chiaro tentativo di sminuire il Presidente Trump e screditare i coraggiosi piloti da caccia che hanno condotto una missione perfettamente eseguita per annientare il programma nucleare iraniano“. Aggiungendo: “Tutti sanno cosa succede quando si sganciano quattordici bombe da 30.000 libbre perfettamente sui loro obiettivi: l’annientamento totale“.

Fordow sito impenetrabile o tomba?

Per molti esperti e analisti, tuttavia, è da ritenersi “quasi impossibile eliminare” un’infrastruttura nucleare come Fordowsolo bombardandola“. Per questo, già la scorsa settimana si era parlato dell’ipotesi inauspicabile, e per certi versi impraticabile: un’operazione “Boots on the ground“.

Ciò che sembra essere confermato, è che i raid hanno comunque causato “danni immensi” al sito di Fordow, e che l’Iran non dovrebbe avere la capacità di rimettere in piedi il suo programma nucleare in tempi brevi. Secondo alcuni osservatori, primo il senatore democratico Mark Kelly, “l‘attacco potrebbe essere stato un successo tattico nel ritardare lo sviluppo nucleare dell’Iran” ma potrebbe avere anche risvolti negativi. L’impiego delle bombe Mop potrebbe aver rivelato a Teheran “cosa si può ottenere con le bombe “bunker-buster” statunitensi e, soprattutto, dove potrebbero rivelarsi inefficaci“. Consentendo ai funzionari “come fortificare al meglio le future installazioni“.

Un’ipotesi anche questa, certo, ma non una certezza. Un’ipotesi da considerare come quella presentata da Seymour Hersh, che sostiene (e spesso non sbaglia) che il piano del Pentagono è sempre stato un altro, e che il programma nucleare iraniano potrebbe essere stato “sigillato” sotto un cumulo di macerie senza via di fuga. Né annullato, né rallentato dunque. Ma seppellito, come la tomba impenetrabile di un antico faraone e con la sua maledizione.

Lo spionaggio e il ruolo svolto dall’intelligence sono sempre stati elementi affascinanti quanto decisivi per gli equilibri regionali e globali. Conoscere, analizzare, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei processi della diplomazia e nei conflitti è parte del nostro sforzo quotidiano. Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa e dello Spionaggio, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro, abbonati oggi!

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto