Perché il Mar cinese meridionale è importante

Il Mar Cinese Meridionale è un’estensione dell’Oceano Pacifico compresa tra le coste della Cina meridionale e Taiwan, tra il Vietnam e le Filippine e delimitata a sud da Malesia, Singapore, Indonesia e Brunei. Si tratta di un’area strategica per la sua particolare collocazione geografica, a ridosso dell’Oceano Indiano, con il quale è collegata dallo Stretto di Malacca. Le sue acque sono cariche di tensioni a causa di reciproche rivendicazioni, tanto sull’estensione dei confini territoriali quanto sulla sovranità su alcune isole.

 

La radice delle attuali dispute territoriali risale al 1947, quando i nazionalisti cinesi guidati dal Kuomintang realizzarono una cartina del Mar Cinese Meridionale. Questi disegnarono 11 linee tratteggiate, ovvero le rivendicazioni della Cina, che comprendevano anche acque situate tra Vietnam, Malesia e Filippine. Pochi anni dopo i comunisti di Mao salirono al potere, e negli anni ’70 Zhou Enlai cancellò due linee tratteggiate, riducendole a nove. Il problema principale era uno: i tratti rimanevano troppo vaghi, ma soprattutto non trovavano d’accordo gli altri Paesi limitrofi. Oggi che la Cina non è più lo Stato povero e debole del periodo maoista, il Dragone è tornato a rivendicare con forza la propria area territoriale, la stessa compresa dalle famose nove linee. Le Filippine nel 2013 arrivarono a presentare ricorso al Tribunale Permanente di Arbitrato dell’Aja che, nel 2016, dichiarò la linea a nove tratti una violazione dei diritti internazionali. La Cina ha inoltre firmato la Convenzione sul Diritto del Mare, la stessa che fissa la zona economica esclusiva di un Paese nello spazio delimitato entro le 200 miglia dalle sue coste. In base a questo, le isole rivendicate dalla Cina non spetterebbero a Pechino, ma quest’ultimo ha ribadito che il verdetto emesso dall’Aja è carta straccia.

Le nove linee tratteggiate su cui si basa la Cina si intrecciano con le zone economiche esclusive di Filippine, Vietnam, Brunei, Malesia e Taiwan. Nessuno vuole regalare agli altri un solo miglio perché queste acque sono ricche di risorse naturali, tra cui quelle ittiche e gli idrocarburi. Secondo alcune stime il Mar Cinese Meridionale ospiterebbe circa 10 miliardi di barili di petrolio, nonché 25mila miliardi di metri cubi di gas. La Cina ha bisogno di queste e altre risorse, soprattutto adesso che intende competere con gli Stati Uniti e vuole ergersi a prima potenza dell’Asia.

Per la Cina è fondamentale controllare il Mar Cinese Meridionale perché è da qui che le sue imbarcazioni cariche di merci approdano nell’Oceano Indiano attraverso il “collo” dello Stretto di Malacca. Da queste acque transitano ogni anno merci per un valore complessivo di 5 miliardi di dollari, un quarto delle quali di proprietà  americana. Ecco perché un eventuale conflitto a queste latitudini preoccuperebbe non poco gli Stati Uniti. Al fine di estendere ulteriormente il controllo nel Mar Cinese Meridionale, la Cina ha costruito isolotti artificiali depositando sabbia sopra la barriera corallina. Gli Stati Uniti hanno molte volte inviato le proprie navi a effettuare giri di ricognizione in aree rivendicate provocando l’ira della Cina. Pechino ha sempre risposto duramente, ma fin qui solo a parole. Altre scintille sono esplose fra Cina e Filippine, quando la scorsa estate il Dragone arrivò perfino ad affondare un peschereccio filippino.