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Il 3 ottobre scorso, a Ripon, Wisconsin, la vicepresidente Usa e candidata alla Casa Bianca, Kamala Harris, ha deciso di farsi accompagnare sul palco, durante un comizio, nientemeno che da Liz Cheney, figlia dell’ex vicepresidente neocon Dick Cheney ed ex deputata repubblicana del Wyoming. La strana alleanza tra le due donne, una democratica e l’altra repubblicana, è stata giustificata dalla volontà di scongiurare un ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump. “In queste elezioni, mettere il patriottismo al di sopra del partito non è un’aspirazione, ma un dovere”, ha sottolineato Cheney, una delle poche voci repubblicane che si oppone all’ex presidente, tanto da aver presieduto la Commissione sull’assalto a Capitol Hill.

Il comizio si è tenuto in un luogo simbolico, Ripon, dove nel 1854 furono gettate le fondamenta del Partito Repubblicano. Cheney ha ricordato il suo lungo impegno politico, il suo primo voto per Ronald Reagan nel 1984 e la sua carriera al Dipartimento di Stato, dove ha difeso le posizioni “neocon” del controverso padre, uno degli “architetti” dell’invasione dell’Iraq del 2003 e il principale “falco” dell’amministrazione di George W. Bush. Una figura estremamente controversa e discussa, magistralmente raccontata dal film Vice – L’uomo nell’ombra di Adam McKay del 2019.

Insieme al presidente Bush, Cheney trascinò l’America ferita dall’11 settembre in una guerra basata sulle bugie, in particolare affermando l’esistenza di armi di distruzione di massa (WMD) in Iraq e di un presunto collegamento tra il regime di Saddam Hussein e gli attacchi terroristici del World Trade Center. Entrambe le affermazioni furono poi categoricamente smentite negli anni successivi, ma la repubblicana continua a difendere l’operato dell’ex vicepresidente, oggi 83enne.

La coppia Harris-Cheney: cosa significa

Durante il Texas Tribune Festival, Liz Cheney ha dichiarato che il padre voterà per Kamala Harris poiché vede in Trump come la “più grave minaccia alla democrazia americana”. La figlia dell’ex vicepresidente ha inoltre deciso di sostenere il democratico Colin Allred nella sua sfida contro il senatore conservatore Ted Cruz. Come nota The Intercept, come vicepresidente, “Dick Cheney fu uno dei principali artefici della Guerra in Iraq, che causò la morte di centinaia di migliaia di iracheni, e del regime di tortura gestito dagli Stati Uniti. Le conseguenze dell’occupazione americana, durata otto anni, si fanno ancora sentire nella regione e nella politica interna statunitense. Sua figlia, Liz Cheney, ex deputata repubblicana del Wyoming, ha ereditato le posizioni interventiste del padre e ha promesso di fare tutto il possibile per sostenere Kamala Harris, inclusa la creazione di un PAC che ha raccolto milioni di dollari per la campagna democratica”.

Dal canto suo, Harris ha dimostrato di voler recepire la politica aggressiva di Cheney. Durante il suo discorso alla Convention Nazionale Democratica, la vicepresidente Usa ha dichiarato: “Come comandante in capo, farò in modo che l’America abbia sempre la forza combattente più forte e letale del mondo.” Nello stesso contesto, il partito ha impedito a qualsiasi palestinese americano di parlare sul palco della convention riguardo alla guerra di Israele a Gaza.

Un falco per Harris

La maggior parte della stampa sostiene che corteggiando Liz Cheney, Kamala Harris voglia rivolgersi a un tipo di elettorato centrista e moderato e a quei repubblicani che non amano Donald Trump. Non è esattamente così, perché le idee di Liz Cheney, proprio come quelle del padre, sono tutt’altro che “moderate”: sono posizioni da “falco”, perfettamente in linea con il neoconservatorismo interventista dell’ex vicepresidente Usa. Va inoltre ricordato che, nel 2009, l’ex deputata ha co-fondato l’organizzazione no-profit Keep America Safe insieme al neoconservatore Bill Kristol, altro repubblicano arcinemico di Donald Trump. L’organizzazione denunciava gli avvocati del Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Obama che in precedenza avevano lavorato come difensori per sospetti terroristi, etichettandoli come “i sette di Al Qaeda” e chiedendo: “Condividono i loro valori?”. La reazione e le polemiche furono così forti (anche da parte di altri conservatori) che Keep America Safe fu chiusa in fretta e furia e la sua presenza online cancellata. Inoltre, Liz Cheney ha sempre difeso l’uso della tortura nei programmi di detenzione durante la Guerra al Terrore, sostenendo che tali metodi erano necessari per proteggere la sicurezza nazionale.

Un posto per la figlia di Dick Cheney

La candidata dem ha dimostrato di tenere molto all’alleanza con l’ex deputata repubblicana del Wyoming. Durante un’intervista con Howard Stern, l’8 ottobre scorso, Kamala Harris ha confermato l’intenzione di nominare un repubblicano nel suo gabinetto, se eletta, e ha elogiato Liz Cheney. Quando Stern le ha chiesto se si riferisse all’ex deputata del Wyoming, Harris ha risposto: “Devo vincere, Howard. Devo vincere”, aggiungendo che Cheney è “straordinaria, intelligente e coraggiosa” per aver messo “il Paese davanti al partito”, pur riconoscendo che non sono sempre d’accordo su tutto. Quindi, se vincerà, Kamala Harris potrebbe riservarle un posto nella sua amministrazione.

Sulle questioni essenziali relative alla politica estera e al ruolo degli Usa nel mondo, infatti – dall’Ucraina passando per il Medio Oriente – sembrano essere pienamente d’accordo. Nulla di strano, in realtà: l’interventismo liberale dei democratici e il neoconservatorismo di una parte dei repubblicani sono perfettamente complementari: entrambi intendono l’America come “poliziotto globale” e adottano una politica estera estremamente dispendiosa e aggressiva.

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