Gli elementi delle terre rare (REE – Rare Earth Elements) sono un gruppo di quindici elementi dei lantanidi (più scandio e ittrio), che hanno proprietà catalitiche, metallurgiche, nucleari, elettriche, magnetiche e luminescenti uniche, e la loro importanza strategica si manifesta nel loro utilizzo in tecnologie emergenti e diversificate.
Le applicazioni spaziano dagli alternatori per auto all’alta tecnologia (laser, magneti, batterie, cavi di telecomunicazione in fibra ottica), passando per la green economy, tecnologia per la difesa (radar e magneti) e per scopi futuristici (superconduttività ad alta temperatura, stoccaggio e trasporto di idrogeno e problemi di efficienza energetica).
Gli elementi delle terre rare sono informalmente suddivisi in terre rare leggere (LREE, da lantanio a a neodimio) e e terre rare pesanti (HREE dal samario sino al lutezio). Le HREE sono particolarmente importanti per le tecnologie emergenti, ma questi stessi elementi sono scarsi nelle rocce naturali. Le abbondanze nella crosta superiore delle terre rare variano dalle 63 ppm (parti per milione) del cerio sino alle 0,31 ppm del lutezio, e la stragrande maggioranza dei minerali delle terre rare (96%) è dominato da cerio, itterbio, lantanio e neodimio.
Negli ultimi due decenni la domanda globale di REE è aumentata in modo significativo e quasi l’intera fornitura mondiale (circa il 97%, o 120-130 kt di ossidi di REE nel 2006-2010) proviene dalla Cina, con il 40-50% di questa produzione fornita dal gigantesco giacimento di carbonatite di Bayan Obo che fornisce l’80% dei LREE del mondo, ma è povero di HREE. I giacimenti di argilla della Cina meridionale, sebbene siano piccoli e di bassa qualità, dominano il mercato delle HREE in quanto molto arricchiti in questi elementi e sono economici da estrarre e lavorare.
I prezzi delle REE sono aumentati di un fattore dieci dopo la crisi di fornitura del 2010, e il picco dei prezzi del 2011 ha innescato una corsa mondiale per scoprire nuove fonti di REE tra cui materie prime non convenzionali, come la ferrite ooidale.
I campioni di minerale provenienti dal gigantesco giacimento di ferrite ooidale di Bakchar nella Siberia occidentale contengono in media circa 300 ppm di REE e più di 750 ppm in alcuni casi. Come altre fonti di terre rare non convenzionali scoperte di recente, questi minerali ferrosi rappresentano una sfida per quanto riguarda l’estrazione, perché sono contenuti in una vasta gamma di minerali a grana fine difficili da concentrare fisicamente.
In Ucraina, sebbene non ci siano giacimenti di REE sfruttati o in via di sfruttamento, negli anni passati sono state svolte prospezioni geologiche a grande scala per valutarne le presenza, sebbene non a scopo estrattivo. In particolare si riscontra la presenza di REE nella zona a Nord e a Ovest di Nikopol, nel più grande deposito sedimentario di manganese al mondo (oblast di Dnipropetrovsk), nella regione del Mare di Azov (penisola di Kerch), nei depositi ferrosi di Kamysh-Burun e, poco più a Est sempre in prossimità di quello specchio d’acqua, nei depositi di Dibrova. Si tratta di depositi in cui la prevalenza di REE è data da cerio, lantanio, neodimio, ittrio ed europio, con qualche traccia di praseodimio e samario.
Queste terre rare, molto probabilmente, non sono state al centro della diatriba tra Washington e Kiev: il presidente Trump si riferiva ai più generali minerali critici, di cui l’Ucraina è ricca e soprattutto attivamente produttrice, come il litio. Proprio il litio è talmente abbondante in Ucraina da renderla il Paese europeo con più quantità di questo elemento chimico vitale per la green economy. Secondo Roman Opimakh, direttore generale del Servizio geologico ucraino, il litio presente nel Paese “sarà sufficiente per produrre batterie con una capacità totale di 1000 gigawattora (GWh) per supportare la produzione di circa 20 milioni di veicoli elettrici o essere utilizzate per produrre altri dispositivi”. Da non dimenticare nemmeno gli importanti depositi di nickel e manganese, essenziali per la metallurgia.
La strada verso la normalizzazione dei rapporti tra Russia e Stati Uniti però potrebbe portare a una svolta insperata per quanto riguarda l’approvvigionamento di terre rare da parte statunitense. Il quotidiano russo Kommersant riferisce che Mosca ha proposto a Washington di sviluppare congiuntamente i depositi di terre rare nel Donbass e nella regione di Zaporizhzhia. L’accordo garantirebbe alla Russia il mantenimento dei nuovi territori conquistati col conflitto. Tale proposta sarebbe stata avanzata durante i negoziati a Riad e la delegazione USA non si è impegnata a rispettare l’accordo, anche se non ha escluso apertamente la possibilità di un’intesa del genere. La questione, riferisce ancora il Kommersant, è attualmente in discussione. In precedenza, il presidente Trump aveva affermato che un simile accordo con la Russia “potrebbe verificarsi” mentre il presidente Putin ha dichiarato di essere pronto a proporre a partner stranieri progetti in questo settore.
Le terre rare, quindi, sebbene non siano state un casus belli per la guerra in Ucraina, stanno diventando un “casus pacis“: Kiev, Mosca e Washington stanno trattando, su tavoli diversi, la possibilità di estrazione e sfruttamento in un percorso che potrebbe portare al cessate il fuoco.
In questa partita triangolare la Repubblica Popolare Cinese (RPC) rappresenta il convitato di pietra che potrebbe facilmente restare a bocca asciutta, ma soprattutto potrebbe vedere l’accordo russo-americano sulle Terre Rare come fumo negli occhi, proprio perché detiene il quasi monopolio mondiale della loro raffinazione e una buona fetta della loro estrazione. L’amicizia illimitata tra Pechino e Mosca è destinata a rompersi per colpa dei giacimenti di questi importanti elementi? Pensarlo sarebbe forse troppo ottimista: RPC e Russia condividono una visione del mondo che è in contrapposizione a quella occidentale/statunitense, ma il cambiamento di rotta trumpiano e la longeva rivalità geopolitica sino-russa potrebbero incrinare il loro rapporto che come detto più volte da queste colonne, ha ben poco di idilliaco nonostante i roboanti comunicati stampa del Politburo o del Cremlino.
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