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La guerra delle terre rare della Cina: la risposta asimmetrica ai dazi Usa

La Cina ha alzato l'asticella del confronto commerciale con gli Stati Uniti dopo il varo dei dazi e mira alle terre rare.

La Cina ha alzato l’asticella del confronto commerciale con gli Stati Uniti dopo il varo di dazi crescenti da parte della superpotenza a stelle e strisce. Lo stop a contratti importanti come quelli con Boeing e la chiusura di Pechino all’acquisto di gas naturale liquefatto americano sono un esempio di manovre asimmetriche con cui la Repubblica Popolare sta rispondendo alla pressione tariffaria proveniente da oltre Pacifico. Ma la sfida strategica che la Cina è pronta a lanciare è sulle terre rare e i metalli critici. Pechino ha la possibilità di condizionare molte filiere strategiche per gli Usa in quanto controlla la raffinazione e la trasformazione industriale di diversi metalli fondamentali per le tecnologie più impattanti sul piano civile e militare.

Le mosse della Cina sulle terre rare

Materiali come il neodimio, fondamentale per i magneti, l’ittrio e l’europio, oltre che prodotti basati su terre rare fondamentali per i laser, diverse produzioni della Difesa e le tecnologie di risonanza magnetica sono stati inseriti il 4 aprile nell’elenco delle risorse il cui export verso gli Usa era bloccato da parte della Cina, che delle diciassette terre rare controlla buona parte della filiera di estrazione e raffinazione.

Washington è andata in allarme più per questa mossa, temuta da tempo, che per tutte le altre, maxi-dazi cinesi compresi. La conferma, indirettamente, viene dall’Ucraina. Perché Washington ha spinto, nei giorni in cui il negoziato per mediare tra Kiev e la Russia in guerra sembrava più traballante, per accelerare sul memorandum minerario con l’Ucraina, tanto che la settimana prossima potrebbe già essere firmato? L’opzione è chiara: cercare altri fornitori e altri partner prevenendo l’inserimento di potenze ostili. Un ragionamento simile a quanto fatto con le mire dell’amministrazione Trump sulla Groenlandia.

“Limitando l’accesso a questi minerali essenziali, la Cina rischia di arrecare gravi danni all’industria della Difesa statunitense e di indebolire le più ampie ambizioni di reindustrializzazione dell’amministrazione Trump”, nota la Chatham House in un report firmato dal suo Senior Fellow per l’Asia-Pacifico, William Matthews. L’analista aggiunge che “Pechino controlla quasi il 70% dell’estrazione di terre rare e del 90% della lavorazione a livello globale”, mentre Washington ha solo la settima riserva al mondo.

La guerra commerciale senza limiti

La logica è quella del “tit-for-tat”, occhio per occhio, dente per dente: “La Cina”, ragiona Matthews, “sta sfruttando il suo ruolo chiave nelle catene di approvvigionamento da cui gli Stati Uniti hanno cercato di escluderla, in particolare nel settore dei semiconduttori”, che Washington vuole disaccoppiare da Pechino ma che dipende, strutturalmente, dai metalli critici cinesi.

La logica di Pechino è chiara: “Mentre gli Stati Uniti potrebbero tentare di escludere la Cina dai chip più avanzati e da altre tecnologie all’avanguardia, la Cina potrebbe fare un ulteriore passo avanti, tagliando fuori la catena di approvvigionamento a monte”. E la sensazione del Governo di Xi Jinping è di poter reggere meglio degli Usa questa prospettiva, vista la corsa all’autosufficienza in atto.

Dove porterà questa strada? La Cina spera nel meglio ma si prepara al peggio. Pechino prova a muoversi in difesa e contropiede contro gli Usa, pareggiando i dazi e muovendosi su altri fronti. Tutte queste strategie sono però da pensare da parte cinesi, nota Filippo Fasulo, capo dell’Osservatorio Geoeconomia di Ispi, come “misure temporanee che necessitano il raggiungimento di un equilibrio per stabilizzare l’economia”.

Questo, per Fasulo, “potrà avvenire con un accordo con gli Stati Uniti, come nel caso del 2019, con un accordo con Europa e Asia o addirittura con entrambe le misure. Ma lo scenario peggiore, ovvero una coalizione anti-cinese come si prefigurava sul finire dell’era Biden, non è un’ipotesi da escludere del tutto” e Pechino intende dimostrare di essere pronta a tutto. La risposta a Trump come monito per concretizzare il fatto che la Cina si prepara allo scontro su ogni fronte. E dalla risposta al braccio di ferro commerciale capiremo molto dell’ordine mondiale che verrà. 

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