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Cina e Usa non sono mai state così simili nell’approccio alla politica commerciale e proprio per questo hanno ripreso a scontrarsi.

L’escalation attuale porta, come successo ad aprile, la firma del presidente Usa Donald Trump che ha di recente annullato un incontro previsto con Xi Jinping a margine del Forum Apec sull’Asia-Pacifico che si terrà a fine mese in Corea del Sud, annunciato nuovi possibili round di dazi al 100% e proposto di stringere l’accesso di Pechino ai beni strategici in campo tecnologico.

Un irrigidimento non secondario, che segue settimane calde dopo la distensione andata in scena tra fine agosto e inizio settembre con i colloqui di Madrid concernenti le relazioni economiche bilaterali e il futuro di un asset critico conteso tra le due sponde del Pacifico, TikTok.

La nuova guerra commerciale

Nel contesto della nuova guerra commerciale, dicevamo, Cina e Usa stanno convergendo sugli approcci. Trump, infatti, non ha digerito una serie di mosse che Pechino ha messo in campo e che ricalcano diverse manovre sulla sicurezza economica nazionale proprie storicamente degli States, come i controlli all’export delle compagnie operanti nella Repubblica Popolare e l’uso delle sanzioni come leva per condizionare il mercato. Questa mossa avviene mentre Washington sta iniziando a “copiare” il modello cinese sul versante dell’intervento pubblico nel capitale delle aziende strategiche, cosa che gli Usa hanno evidenziato su Mp Materials, unico produttore di terre rare statunitense, sull’azienda canadese attiva nel settore del litio Lithium Americas e, soprattutto, sul produttore di chip Intel.

La partita ha al centro filiere vitali per la sicurezza economica nazionale delle due grandi potenze e non a caso, riporta il Financial Times, l’affondo di Trump non giunge a ciel sereno dato che “questa settimana la Cina ha presentato un pacchetto di controlli sulle esportazioni che interromperebbe le forniture globali di terre rare e minerali essenziali” creando un contesto in cui “in base alle nuove norme, le aziende straniere dovrebbero ottenere l’autorizzazione di Pechino per esportare magneti essenziali e altri prodotti contenenti anche piccole quantità di terre rare provenienti dalla Cina”. La mossa segue di poco la stretta sulle schede grafiche Nvidia che ha manifestato la baldanza dell’approccio di Pechino, sempre più sicura di sé e delle sue filiere.

Trump ha dunque ripreso il filo dell’attacco daziario dopo il precedente di aprile, in cui Washington e Pechino portarono i dazi reciproci rispettivamente al 145% (Usa) e al 125% (Cina) prima di negoziare una tregua commerciale che li ridimensionò di fatto rispettivamente al 58 e al 37%.

La mossa della Cina e le inquietudini della Difesa Usa

La manovra sulle terre rare ha spaventato i decisori di Washington, dato che la Cina controlla la filiera della raffinazione delle terre rare fondamentali per produzioni critiche, a partire dalla Difesa. Gracelin Baskaran, direttrice del Critical Minerals Security Program del Center for Strategic and International Studies (Csis), ha fatto eloquentemente notare che:

Le terre rare sono fondamentali per diverse  tecnologie di difesa , tra cui i caccia F-35, i sottomarini di classe Virginia e Columbia, i missili Tomahawk, i sistemi radar, i droni Predator e la serie di bombe intelligenti Joint Direct Attack Munition.

Gli Stati Uniti stanno già faticando a tenere il passo con la produzione di questi sistemi. Nel frattempo, la Cina sta rapidamente aumentando la sua capacità produttiva di munizioni e acquisendo piattaforme e attrezzature per armi avanzate a un ritmo stimato da  cinque a sei volte superiore a quello degli Stati Uniti.

Riservandosi di subordinare all’approvazione governativa ogni licenza per l’export, la Cina può potenzialmente far pendere la Spada di Damocle del rifiuto su qualsiasi operatore legato alla catena di fornitura del Pentagono. Una mossa del cavallo che ricalca le manovre compiute dagli Usa, in passato, per negare le tecnologie critiche al Dragone e frenarne l’ascesa in tutta una serie di campi, dal 5G all’intelligenza artificiale, dove si gioca la leadership globale dell’innovazione. La mossa di Trump mira a usare la leva daziaria per spingere Pechino a trattare e a fare concessioni.

Una scommessa complessa e rischiosa che può rinfocolare la competizione tra le due massime economie del pianeta e rendere turbolente le acque del sistema commerciale globale. Così simili nei metodi, così distanti negli obiettivi, Cina e Usa possono terremotare, azione dopo azione, l’economia globale.

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